Giorgio Cremaschi nel suo intervento di ieri, 4 Novembre, ha
analizzato lo stato del conflitto sociale in Italia di fronte alla nuova fase
di durissimo attacco alle condizioni materiali di vita della gran parte della
popolazione sferrato dal governo Renzi attraverso il job act e la legge di
stabilità.
Un durissimo attacco accompagnato anche da un’offensiva
mediatica di grande portata e dalla riproposizione del tema di una legge
elettorale liberticida.
L’obiettivo di Renzi, che ha aperto un fronte di conflitto a
livello europeo con l’intento di coprirsi dal ravvivarsi dei populismi di
destra è quello che ci è già capitato di
indicare più volte: solidificare la svolta autoritaria già presente nel sistema
politico italiano da diverso tempo attraverso i meccanismi di un latente
presidenzialismo e una crescita del fenomeno della personalizzazione politica.
Nella sua analisi Giorgio Cremaschi individua un punto di
partenza che non può corrispondere alla realtà, riguardante il fatto che “si è
mossa la CGIL e gli effetti si sono visti nel mutamento del quadro politico del
Paese”.
L’indubbia crescita del livello di tensione sociale nel
Paese è frutto dell’aggravamento nelle condizioni materiali di vita per milioni
di persone: la CGIL ha cercato di corrispondere organizzando la passeggiata
romana del 25 Ottobre ma questa non è stata sufficiente, anche perché ci sono
categorie tragicamente costrette ai margini dalla situazione come i
metalmeccanici.
A questo fallimento nell’opera di costrizione del dissenso
si è aggiunta la “vis provocatoria” di Renzi che ha aperto una vera e propria
campagna di proclami e di mistificazioni allo scopo di occultare la
subalternità del suo governo alle logiche padronali, cercando anche l’incidente
per poter avere l’occasione di limitare ancora di più il già deficitario quadro
democratico soprattutto sul piano del rapporto con il sindacato che il
Presidente del Consiglio intende assolutamente spezzare in via definitiva.
A questo punto il ruolo di “contenimento” di CGIL e FIOM è
stato posto in difficoltà, costringendo i due soggetti a muoversi su di un
terreno di conflitto ormai per loro innaturale.
Intanto crescono situazioni di forte conflittualità all’interno
delle quali assume forza e presenza un sindacalismo di base, ancora tutto da
verificare sotto certi aspetti ma presente e capace, come ha dimostrato lo
sciopero del 24 Ottobre, di muoversi in autonomia e di ottenere risultati sul
piano della presenza sociale e militante.
Questo per quel che riguarda l’analisi della situazione
sindacale che vivrà nei prossimi giorni importanti momenti di verifica, a
partire dallo sciopero del 14 Novembre e dalle manifestazioni che in quella
giornata si svolgeranno a Milano, che rimane comunque il cuore della presenza
della classe operaia nel Paese.
Dove invece l’analisi di Cremaschi compie un vero e proprio
peccato di omissione è al riguardo del piano politico.
Ancora una volta si pone in grandissima evidenza, proprio in
una fase di aspro anche se limitato conflitto sociale, il problema della
soggettività politica dell’opposizione di classe: una soggettività politica che
oggi manca.
Un’assenza che si protrae per responsabilità di
conservatorismi, incertezze, carico di una “sindrome della sconfitta” che non
si riesce a togliere di mezzo.
Non è il caso di dilungarci più di tanto su questo argomento
perché le occasioni per farlo sono già state molte e gli esiti davvero non
brillanti.
L’auspicio è che una ripresa delle lotte sociali porti a una
riflessione adeguata su questo terreno che è sì delicato ma anche urgente e
decisivo: senza la capacità di sintesi, proposta, aggregazione, organizzazione
di un soggetto politico compiuto, di un partito comunista, anticapitalista, d’opposizione
il rischio è quello dello sfilacciamento, di una ripresa del
neo-corporativismo, di una debolezza intrinseca di tutta l’azione sociale che
pure è necessario portare avanti con grande determinazione.
2 commenti:
non sono d'accordo con questo assunto. Leggi il mio articolo (che hai pubblicato): "Rappresentare o Organizzare"...
Caro Marchetto quando è arrivato il tuo commento, davvero a proposito, stavo proprio riflettendo sulla differenza di impostazione così ben rappresentata dal titolo che hai dato al tuo pezzo. Non sono d'accordo: il punto centrale è in questa fase è quello della rappresentanza politica. E' stato lo smarrimento di questo dato la causa centrale dell'arretramento storico che stiamo facendo segnare. Buo lavoro comunque e un caro saluto Franco Astengo
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