Proprio
in questi giorni nelle due più grandi città italiane Roma e Milano, le
periferie hanno preso ad ardere in maniera molto pericolosa.
I motivi e gli obiettivi superficiali dell’esplosione violenta della protesta è la presenza di forti concentrazioni di immigrati ai quali viene addossata, dai residenti di origine italiana, la responsabilità del degrado a cui quelle periferie sono soggette. Pur prendendo atto del difficile processo integrativo, peraltro mai seriamente avviato tra le diverse culture ed etnie presenti in quei luoghi, non possiamo ignorare che, nella contestazione violenta si sono inseriti elementi razzisti provenienti dalle organizzazioni della destra e dall’estrema destra politica italiana, avvalendosi di tutti quei metodi di guerriglia di consolidato utilizzo. Contemporaneamente non possiamo ignorare che i promotori di queste proteste sono in molti casi cittadini che per anni sono stati i portavoce delle richieste rivolte alle amministrazioni locali con le quali sollecitavano la ristrutturazione dei luoghi, la resa degli stessi vivibile nel decoro e nella sicurezza, senza ricevere serie e adeguate risposte da chi preposto era ed è a risolvere i problemi che i cittadini denunciano.
I motivi e gli obiettivi superficiali dell’esplosione violenta della protesta è la presenza di forti concentrazioni di immigrati ai quali viene addossata, dai residenti di origine italiana, la responsabilità del degrado a cui quelle periferie sono soggette. Pur prendendo atto del difficile processo integrativo, peraltro mai seriamente avviato tra le diverse culture ed etnie presenti in quei luoghi, non possiamo ignorare che, nella contestazione violenta si sono inseriti elementi razzisti provenienti dalle organizzazioni della destra e dall’estrema destra politica italiana, avvalendosi di tutti quei metodi di guerriglia di consolidato utilizzo. Contemporaneamente non possiamo ignorare che i promotori di queste proteste sono in molti casi cittadini che per anni sono stati i portavoce delle richieste rivolte alle amministrazioni locali con le quali sollecitavano la ristrutturazione dei luoghi, la resa degli stessi vivibile nel decoro e nella sicurezza, senza ricevere serie e adeguate risposte da chi preposto era ed è a risolvere i problemi che i cittadini denunciano.
Il
senso di quanto sta accadendo credo vada ben oltre il contingente e non può ne
deve essere oggetto della peregrina politica simile a quella di quei gruppetti
privi di visibilità che riescono a creare confusione ed intolleranza
approfittando proprio di momenti di tensione.
La
crisi colpisce e colpisce essenzialmente le fasce deboli, quei gruppi sociali,
quelle classi oggi prive di solidi riferimenti capaci di indirizzare la
nascente protesta e il conseguente conflitto nella giusta direzione di lotta
per il mantenimento dei propri diritti e della propria dignità. Quel vuoto
politico lasciato dalla sinistra italiana, è oggetto d’interesse da parte di
forze populiste o reazionarie, che individuano in esso il trampolino di lancio
verso le stesse avventure che la storia del secolo scorso rese possibile.
La
latente conflittualità, le cui avvisaglie incominciano a spuntare, può e deve
essere intercettata dalla sinistra e indirizzata nella giusta direzione per
evitare derive di novecentesca memoria. Oggi, pur con tutti i limiti e le
contraddizioni, le uniche strutture che si sono prese il compito di mantenere
nei rapporti interclassisti la necessaria conflittualità, sono quell’organizzazione
che negli anni passati hanno rifiutato le politiche della ricerca funzionale al
miglioramento dei rapporti di classe, continuando a praticare opposizione
antagonista alle politiche concertative; mi riferisco proprio ai Sindacati di
Base. Pur prendendo atto della realtà, bisogna ammettere che non è certo
compito delle strutture sindacali utilizzare lo scontro di classe per definire
i rapporti di forza politici di un paese, se così fosse il sindacato, verrebbe
meno alla propria funzione e necessariamente dovrebbe cambiar pelle per
divenire partito politico.
I
recenti fatti di Roma e Milano o di qualche altra marginale città, pur nella
loro brutalità e meschinità, sono il contraddittorio segnale del cambiamento in
atto, sono il segnale che il limite di sopportazione è stato raggiunto e
superato e che se non giustamente indirizzato nell’alveo naturale del conflitto
di classe può degenerare creando pericolose derive. Da qui la necessità di
individuare un soggetto che abbia, le capacita e le strutture necessarie a
gestire l’insieme ed elaborare una piattaforma politica che permetta l’uscita
dalla crisi economica prima e dalla deriva autoritaria che sta calando
inesorabilmente nel nostro paese. I prossimi scioperi quello di oggi indetto
dai Sindacati di Base ed il prossimo, quello del 5 dicembre proclamato e indetto
dalla CGIL, potrebbero essere il momento d’individuazione e verifica della
possibilità di cambiamento e salto di qualità di quella conflittualità latente
che in questo momento è purtroppo incanalata in altre strade. Saremo noi
Comunisti in grado di afferrare il vero senso delle novità che si stanno affacciando
alla finestra politica italiana e conseguentemente incantierare quando di
progettuale fin’ora abbiamo ipotizzato? Questa è la sfida con la quale
misurarci.
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