Sotto
una pioggia scrosciante, a Cenesi, il paese natale di Nazzareno
Siccardi, alle ore 15,30, una folla innumerevole ha porto l’ultimo
omaggio al compagno, all’amico, al collega.
Un
Marco Ferrando visibilmente provato, nella piazzetta del paese, al
cospetto del feretro, ha tenuto l’orazione funebre ripercorrendo la vita
politica di Nazzareno, dai suoi trascorsi in DP fino all’approdo al
PCL. I presenti hanno così, attraverso le parole di Ferrando, ritrovato
il compagno, l’uomo dai saldi principi comunisti che hanno conosciuto.
L’avvocato
degli ultimi, com’è stato definito dai media in un afflato di
“generosità” postuma, in realtà era molto più di questo. Chi come lui,
padroneggiando da maestro la tecnica forense, anziché usarla soprattutto
per il tornaconto personale, la mette al servizio della parte più
economicamente povera, non perdendo mai l’opportunità di rilevare quanto
c’è di profondamente ingiusto nel sistema giudiziario capitalistico,
trova riscontro solo nella nobiltà dei rivoluzionari che, come lui,
hanno dedicato la vita per gli ideali comunisti.
La
sua militanza, condotta sempre senza alcuna indulgenza verso forme di
leaderismo, anzi, contrastandole con la severità tutta d’un pezzo che
gli era propria, ci restituisce l’immagine di un uomo che ha legato la
sua vita a mille battaglie contro ogni forma di degenerazione presente
nella sinistra.
Il
suo essere senza compromessi lo rendeva uomo stimabile anche per chi,
per ragioni politiche o professionali non condivideva le sue scelte.
Nazzareno
Siccardi sarebbe stato contento oggi, vedendo, sotto un cielo
inclemente, quel corteo funebre costellato di bandiere, avrebbe capito
che in massima parte era una manifestazione. Voleva dire non temere, non
ci fermeremo.
Ciao Nazzareno, i tuoi ideali sono i nostri ideali e tu sopravvivi con essi.
Riposa compagno, se l’umanità si libererà dei propri parassiti lo dovrà anche a te.
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