venerdì 31 maggio 2019

A SINISTRA: COMPLICATA ANALISI DEL VOTO


A SINISTRA: COMPLICATA ANALISI DEL VOTO di Franco Astengo
La netta sconfitta subita dalla lista della Sinistra in occasione delle elezioni europee 2019 richiede senz’altro un’analisi di merito riferita soprattutto ai flussi di voto che stabilitisi fra le elezioni europee 2014, quelle politiche 2018 e infine – appunto – quelle europee 2019.
Un’analisi complicata soprattutto dal fatto che stiamo verificando diverse modalità di presentazione elettorale che comunque debbono essere accomunate nella comparazione.
Inoltre è indispensabile verificare l’andamento degli scambi tra quest’area e il Partito Democratico, in entrata e in uscita oltre al determinare quali altre forze politiche hanno potuto e possono essere considerate “a sinistra del PD”.
Andando per ordine e cercando di intenderci:
nelle elezioni europee del 2014 erano presenti la Lista Tsipras (che comprendeva Sinistra Italiana, il PRC, I Comunisti Italiani e altri gruppi) oltre ai Verdi e l’IDV che potevamo considerare in allora parte della stessa area politica, essendo stati presenti nella lista dell’Arcobaleno, il cui esito disastroso alle elezioni del 2008 sicuramente si colloca all’origine del tracollo di cui stiamo scrivendo (naturalmente le ragioni sono diverse e molto più lontane nel tempo, ma in questa sede si sviluppa semplicemente un’analisi elettorale).
Nell’occasione delle elezioni politiche 2018 il quadro a sinistra del PD cambia: non ci sono più Verdi e IDV e sostanzialmente sono presenti 4 liste: Liberi e Uguali (con Articolo 1 composto da dirigenti di grande prestigio appena usciti dal PD e capeggiati dal presidente uscente del Senato con Sinistra Italiana) Potere al Popolo (in quel momento una coalizione formata dal PRC, sindacalisti di base o usciti dalla FIOM , dai Comunisti Italiani ,e da alcuni centri sociali fra i più importanti d’Italia fra i quali il napoletano ex-OPG che aveva svolto una funzione promotrice della lista), il Partito Comunista con segretario Marco Rizzo che cerca di ricostruire le liturgie dell’antico modello terzinternazionalista addirittura pre -svolta kruscioviana e la lista “Per una sinistra rivoluzionaria” che ricompattava in pratica la vecchia corrente di “Progetto Comunista” che aveva operato ,all’interno del PRC, un tentativo di ricomposizione trotzkista.
Alle elezioni europee 2019 si ripresentano i Verdi (richiamando anche nel simbolo proprio la dimensione europea), si forma la lista “La Sinistra” composta da Sinistra Italiana e PRC oltre ad altri gruppi con l’estraneità degli altri soggetti che avevano composto Potere al Popolo nel frattempo organizzatosi come movimento autonomamente organizzato. Inoltre si è verificata nuovamente la presenza della lista Comunista.
Per una valutazione seria dell’andamento elettorale di questo periodo naturalmente è necessario considerare anche il trend del “non voto”.
Come al solito nei nostri dati sono considerati i voti riferiti al territorio nazionale e nel “non voto”, esprimendo i numeri dei voti validi risulta sommata la non presenza alle urne, il voto nullo e quello bianco.
Nell’occasione delle elezioni europee del 2014 risultavano iscritti nelle liste 50.662.460 elettrici ed elettori.
I voti validi sono stati 27.448.906, quindi il “non voto” è assommato a 23.213.554 unità.
Teniamo allora conto del voto del PD per cercare di verificarne in seguito gli scostamenti nei riguardi delle liste alla sua sinistra. Alle Europee 2014 il PD ha ottenuto 11.203.231 voti.
La Lista Tsipras ne aveva conseguiti 1.108.457.I Verdi 250.102. L’IDV 181.373.
Forzando l’analisi per ragioni di migliore comprensibilità si può affermare che l’area a sinistra del PD già facente parte della lista Arcobaleno del 2008 aveva assommato alle elezioni europee 2014 un totale di: 1.539.932 voti.
L’esito delle elezioni politiche 2018 hanno fatto registrare queste variazioni.
Su di un totale di iscritte/i nelle liste sul territorio nazionale di 46.505.350 (la differenza con le Europee deriva dalle diverse modalità di voto all’estero) si sono avuti 32.841.705 voti validi con un incremento tra il 2014 e il 2018 di 5.392.799 unità.
Il PD, in questa occasione, ha avuto 6.161.896 voti, con una flessione di ben 5.041.339 voti.
I voti in uscita dal PD, come è stato del resto dimostrato da molte analisi successive, si sono rivolti per la gran parte al M5S (M5S del quale non abbiamo analizzato i dati in questa sede considerata la sua natura “antipolitica” e assolutamente svincolata dagli schemi “destra/sinistra”).
A sinistra, infatti, come abbiamo già avuto modo di segnalare erano presenti due liste: LEU, riformista e incline a considerare la possibilità di ricostruire il centrosinistra (non abbiamo usato il trattino) che ha ottenuto 1.114.799 (risultato giudicato in realtà molto deludente) e Potere al Popolo , di identità da sinistra radicale movimentista, che ha avuto 372.179 voti (risultato questo giudicato dai dirigenti del movimento come incoraggiante per una prospettiva futura). La Lista Comunista aveva avuto 106.816 voti, quella “Per una sinistra rivoluzionaria” 29.364 peraltro in forte contrazione rispetto alle precedenti partecipazioni elettorali del Partito Comunista dei Lavoratori.
La somma di queste liste (a questo punto si sviluppa un’altra forzatura analitica ma necessaria ai fini della completezza del discorso) arriva a 1.623.158 voti distribuiti però ben diversamente da quelli conseguiti attraverso la somma di Lista Tsipras, Verdi e IDV alle europee del 2014.
In questa occasione delle elezioni 2018 si era potuto però constatare la difficoltà di un passaggio di voti tra il PD e le forze alla sua sinistra (ancorché il LEU fossero presenti personalità istituzionali e politiche provenienti direttamente dal PD e/o dalla sua area di riferimento) e l’assoluta assenza di una capacità a sinistra di intercettare quello che nell’occasione era avvenuto sul piano dell’evidente recupero dell’astensionismo.
Elezioni 2019: iscritte/i nelle liste 49.192.602 unità, voti validi 26.662.968, “non voto” 22.466.634 (45,72% massimo storico in un’elezione di dimensione nazionale).
Il PD scende ancora a 6.050.351 voti perdendone ulteriormente 111.545 voti rispetto al 2018.
A Sinistra succede questo: la lista della Sinistra si ferma a 465.092 voti, i Verdi risalgono a 609.678 voti, la Lista comunista aumenta fino a 234.232 voti.
Impossibili raffronti tra il 2018 e il 2019 tra LEU (articolo 1 presenta suoi candidati nelle liste del PD e il PRC non era presente in LEU) e la Sinistra, sono da segnalare gli incrementi fatti registrare (tra il 2014 e il 2019) dai Verdi (più 359.576 voti: effetto Greta?) dalla Lista Comunista (tra il 2018 e il 2019) con un più 127.416, un dato quest’ultimo da guardare con attenzione sotto il duplice aspetto dell’utilizzo del simbolo della falce e martello e del fascino che sui giovani può esercitare la partecipazione a determinati rituali collettivi.
In ogni caso sono proprio Verdi e Lista Comunista che realizzano un incremento mentre la caduta della Sinistra e la contemporanea perdita di voti del PD segnalano un’assoluta inconsistenza di un meccanismo di ritorno di elettrici ed elettori già usciti dal’area di consenso al Partito Democratico (con buona pace delle argomentazioni di Piero Fassino sul colpevole non riconoscimento del “buon governo”).
Sul risultato della Sinistra avrà sicuramente influito il disimpegno di Potere al Popolo ma in ogni caso un giudizio di massima che può essere speso a questo punto (considerata anche la fortemente diminuita attrattività del M5S il quale a sua volta ha sicuramente ceduto voti alla Lega nell’ambito del complessivo spostamento a destra) riguarda il rifugio nel “non voto” da parte di quote rilevanti di elettrici ed elettori che avevano abbandonato il PD e non vi sono ritornate/i.
Un’idea migliore della situazione elettorale a sinistra può venire da questi dati: complessivamente le tre liste (La Sinistra, Verdi e Lista Comunista ) hanno ottenuto 1.309.002 voti con la redistribuzione interna che vede i Verdi valere il 46,57% di quest’area, la Sinistra il 35,53%, La Lista Comunista il 17,89%.
Ci troviamo quindi, all’interno di quest’area a un fenomeno di frazionamento dovuto anche alla diversità di impostazione organizzativa e politica, quindi con le sue ragioni di fondo da valutare con attenzione.
Ai dirigenti di Sinistra Italiana e del PRC, i due soggetti maggiormente colpiti da questo vistoso arretramento, non saranno sfuggiti i termini della caduta di presenza elettorale (che significa anche beninteso di caduta nella presenza sociale: non s’illudano su questo punto i movimentisti) e della necessità non tanto e non solo di vaghi richiami all’unità della sinistra ma di vera e propria ricostruzione di un’area politica al riguardo della quale nessuno può vantare lasciti di supremazia o di peso per richiamati quarti di nobiltà.

martedì 28 maggio 2019

SAVONA: ENNESIMA TAPPA DELL'AREA INDUSTRIALE DI CRISI COMPLESSA


SAVONA: ENNESIMA TAPPA DELL’AREA INDUSTRIALE DI CRISI COMPLESSA DI Franco Astengo
Questa la notizia di oggi
“Si è tenuto questo pomeriggio in Regione Liguria l’incontro richiesto da Cgil, Cisl e Uil di Savona con al centro l’iter dell’area di crisi industriale complessa del Savonese. Erano presenti i funzionari della Regione, l’assessore regionale Benveduti, il presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri, l’Autorità di Sistema Portuale e Confindustria Savona.
“Buone notizie, i bandi regionali per le nuove attività produttive – 12,5 mln di euro – saranno disponibili a fine giugno per essere pronti a ricevere progetti nel periodo di luglio settembre” afferma il segretario provinciale della Cgil di Savona Andrea Pasa.”

E’ impressionante come si continui a seguire una strada che dal luglio 2016 (tre anni fa) non ha prodotto alcun risultato mentre nel frattempo il numero dei disoccupati è cresciuto, le residue principali industrie hanno conosciuto la cassa integrazione, non si è mosso nulla sul terreno delle infrastrutture necessarie a un rilancio industriale.
Tre anni fa avevamo posto in partenza alcuni quesiti nell’ambito di un discorso molto più complesso riguardante anche la natura giuridica della dichiarazione di area industriale di crisi complessa.
Riportiamo di seguito uno stralcio di quell’intervento che può ben essere giudicato ancora come di attualità:
E insisteremo a riproporlo fino a quando non ci saranno risultati tangibili.
LUGLIO 2016
Manca la comprensione dello strumento economico complessivo di riconversione del modello di sviluppo territoriale. Oltre, infatti, a un rischio commissariamento Regione -Invitalia, che va scongiurato con patti seri e certificabili, c’è la questione delle risorse strutturali disponibili. Guardiamo ad esempio il destino dei fondi ex FAS, oggi coesione e sviluppo che possono rientrare nella cornice dell’accordo sulle aree a crisi complessa. Per sbloccare questi fondi bisogna capire quando c'è "disponibilità di bilancio in conseguenza delle scelte del legislatore (Governo e Parlamento) nella determinazione delle manovre correttive di finanza pubblica e delle annuali sessioni di bilancio".
Il rischio che si corre e che è già stato segnalato da situazioni analoghe è quindi di legarsi ad accordi di governance dove, ci venga scusato il gioco di parole, non si governa. Magari si partecipa come oggetto dell’intervento di crisi, come oggetto d’intervento su fondi e politiche d’immediata emergenza. Ma dove, alla lunga, i soggetti forti sono altri, come la sinergia Regione -Invitalia, e dove i fondi reali appaiono fortemente vincolati dalle politiche di tagli del governo.
Ci sono poi altre questioni di fondo che non possono essere trascurate. Questioni che non ci risultano finora essere state discusse, in modo approfondito, in sede istituzionale. Prima tra tutte: si ha un’idea dell’impatto che ha un accordo sulle aree a industrializzazione complessa ha sull’economia complessiva del territorio?
C’è poi la questione della sinergia politica industriale -ambientale (tema particolarmente delicato nel frangente) e politica economica complessiva del territorio e strumenti finanziari (dalla macro e microcredito). 

Di conseguenza è necessario porsi alcune questioni:
  1. Se la richiesta dell’ottenimento di aree di crisi industriale complessa sia più adatta per l’emergenza, vedi questione fondi che la Regione può attivare, che non per la programmazione reale.
  2. Se non ci siano delle criticità rispetto a un ruolo subordinato degli enti locali entro questo genere di architettura istituzionale. Se l’architettura istituzionale che vede un ruolo forte della possibile sinergia Invitalia -Regione sia adatta per le esigenze della nostra città.
  3. Se ci siano effettivamente fondi adatti a programmare in tempi certi, e da parte di chi, la riconversione e la bonifica del territorio e in quali tempi.
  4. Quanto queste politiche possano produrre saldi occupazionali positivi, di lungo periodo ed economicamente significativi. Quale modello possa poi coprire il resto ovvero la parte significativa di popolazione che non verrà raggiunta dalle politiche industriali e del lavoro.
  5. Come in sede locale si possa ricavarsi un proprio incisivo spazio di governance multilivello fatto concretamente di collaborazioni, sinergie, istituzioni che cercano e indirizzano fondi bypassando lo spazio nazionale. E sterilizzando il primato dell’impresa così come è previsto dal diritto comunitario.
  6. Quale modello complessivo di territorio emerga anche su un punto non eludibile: l’uscita di Vado Ligure dalla situazione di nocività ambientali.
I risultati finora stanno a zero e nessuna risposta è venuta a questi nostri interrogativi.

ELEZIONI EUROPEE 2019: ANALISI DEL VOTO A LIVELLO REGIONALE


ELEZIONI EUROPEE 2019: ANALISI DEL VOTO A LIVELLO REGIONALE di Franco Astengo
Crescita dell’astensionismo forse oltre la fisiologicità del fenomeno in occasione delle elezioni europee, nuova espressione di fortissima volatilità elettorale, esaurimento del “centro” e della “sinistra” con un chiaro spostamento a destra come segno dei tempi; forte dispersione di voti a causa di una soglia di sbarramento molto alta.
Sono questi principali fattori che emergono dall’analisi del voto italiano al riguardo del Parlamento Europeo svoltesi il 29 maggio 2019 e che richiamano la necessità di un’analisi disomogenea comprendendo in questa i dati sia delle due tornate europee sia di quella politica del 2018.
Ne è uscita un’Italia spaccata in due: con la Lega egemone fino a Campobasso e il M5S che cerca di reggere da Caserta in giù; in mezzo a questa geografia dai termini bipolari ribaltati rispetto alle politiche 2018 qualche minuscola “enclave” segna, in Emilia e in Toscana, la precaria presenza del Partito Democratico.
Si evidenzia un passaggio diretto di voti tra Forza Italia e Fratelli d’Italia (con la seconda che si rafforza evidentemente). Quindi non appare automatico un passaggio diretto tra Forza Italia e la Lega. La Lega in diverse situazioni attinge dal serbatoio M5S che sicuramente ha approvvigionato l’astensione.
Lega e M5S risultano protagonisti della volatilità elettorale in entrata e in uscita di proporzioni molto spesso superiori al 50%.
Non sono esaminati in questa sede gli sconfortanti dati della lista della Sinistra che mi riprometto di studiare a parte.
Tutto il resto sembra di contorno.
Per capire meglio però la dislocazione del voto ho lavorato su i dati regione per regione presentando alcuni raffronti che possono aiutare un’analisi maggiormente compiuta.
Piemonte
In Piemonte si svolgevano anche le elezioni regionali che hanno registrato il successo della coalizione di centro destra.
Dal punto di vista della partecipazione al voto hanno espresso un suffragio valido 2.188.183 piemontesi.
Il dato risulta in flessione sia rispetto al 2014 ( meno 60.674) sia rispetto alle Politiche 2018 ( meno 259.705).  Di grande rilievo l’incremento della Lega passata da 171.119 voti nel 2014 a 553.336 nel 2018 fino ai 813.001 del 2019.  Vale la pena esaminare l’incremento avuto dalla Lega con la flessione accusata da Forza Italia, verificatasi soprattutto tra le politiche 2018 e le europee 2019. Questo il trend di Forza Italia: 2014: 354.401, 2018: 328.202, 2019 198.721. Tra il 2018 e il 2019 Forza Italia cala di 129.481 unità. La Lega sale di 259.667, Considerato l’incremento di Fratelli d’Italia ( da 95.342 a 98.690 fino a 198.721) è evidente che l’incremento della Lega, in Piemonte, vada ricercato anche fuori dal perimetro del centro destra. Così è necessario esaminare la flessione del M5S avvenuta tra il 2018 e il 2019. Il M5S aveva ottenuto nel 2014 486.613 voti salendo nel 2018 a 648.710 suffragi e scendendo nel 2019 a 290.141 con una caduta tra il 2018 e il 2019 di 358.565 unità. In questi voti debbono essere ricercate una parte dell’incremento della Lega, la crescita dell’astensione e anche il piccolo incremento del PD che sicuramente aveva ceduto ai 5 stelle parte del proprio patrimonio accumulato nel 2014. PD: 2014, 916.571, 2018. 501.113, 2019. 524.078 (tra il 2014  e il 2019 una caduta di 392.493 voti).
Valle d’Aosta
Dal punto di vista della partecipazione al voto la Valle d’Aosta ha fatto registrare un forte decremento tra il 2018 e il 2019 e un dato sostanzialmente in linea tra 2014 e 2019. Totale voti validi: 2014, 46.426, 2018 66.370, 2019 49.844.
Anche in questo caso il balzo in avanti della Lega appare di notevole portata: dai 3.17° voti del 2014 agli 11.588 del 2018 fino ai 18.525 voti del 2019.
Il travaso a favore della Lega in questo caso, considerata la limitata flessione di Forza Italia (4755 nel 2014, 2.684 nel 2019) può essere ricercata nel voto sia di M5S, sia di PD. Il M5S aveva avuto nel 2014 9.096 voti per salire nel 2018 fino a 15.999 e scendere nel 2019 a 4.830 (più di 11.000 voti in meno). Ancor peggio il PD tra il 2014, 21.854 e il 2019 8.084 (con un intermedio nel 2018 di 14.429 voti). Si può dire che in Valle d’Aosta la Lega potrebbe aver pescato sia dal M5S sia dal PD.
Liguria
In Liguria flessione nei voti validi sia rispetto al 2014, erano stati 776.812 e al 2018, 860.592. Nel 2019 i voti validi in Liguria sono stati 742.915.
Il successo della Lega molto vistoso se il riferimento è al 2014 appare meno eclatante se i voti si comparano tra il 2018 e il 2019. Si passa, infatti, da 43.211 a 171.352 per approdare a 251.696.
Molto netta la flessione di Forza Italia: 2014 107.908 voti, saliti nel 2018 a 108.907 e calati bruscamente nel 2019 a 57.887 (circa 50.000 voti in meno). La flessione di Forza Italia, particolarità ligure,è accompagnata da una robusta crescita di Fratelli d’Italia: 22.905 nel 2014, 32.517 nel 2018, 42.118 nel 2019.
Dopo il crollo registrato tra il 2014 e il 2018 il PD (perse Regione e i comuni capoluogo) con una discesa da 323.728 voti a 169.755, il PD ha sicuramente fatto registrare un  incremento tra il 2018 e il 2019 salendo a 185.260 voti.
Caduta verticale per il M5S (una parte di questi voti sono sicuramente confluiti nella crescita del non voto): 2014 201.617, 2018 259.264, 2019 122.536. Tra il 2018 e il 2019 ceduti circa 137.000 voti.
Lombardia
Dal punto di vista della partecipazione al voto il totale dei suffragi validi appare in linea tra il 2014 e il 2019 con una flessione rilevante tra il 2018 e il 2019. 2014: 4.890.123; 2018 5.582.469; 2019 4.857.151 (quindi oltre 500.000 voti validi ceduti tra il 2018 e il 2019).
In Lombardia la Lega compie un vero e proprio balzo in avanti affermando una sicura egemonia : si pensi che il secondo partito, il PD, risulta quasi doppiato.
La Lega, infatti, nel 2019 totalizza 2.107.080 voti (2014: 714.835, 2018 1.180.909) mentre il PD si ferma a 1.120.933 voti (2014:1.971.915; 2018 1.180.909: dunque una flessione costante).
Cede Forza Italia,dimezzando o quasi rispetto al 2014 e al 2018: 2014 826.601, 2018 776.007, 2019 430.141 mentre registra un robusto incremento Fratelli d’Italia da 134.939 (2014) a 226.159 (2018) a 268.414 (2019).
La chiave dello scombussolamento elettorale in Lombardia però sta tutto nelle oscillazioni del M5S che dai 769.862 voti del 2014 era salito a 1.195.814 voti nel 2018 (maggioranza relativa) per scendere nel 2019 a 453.863 suffragi, con una perdita del 60% circa del proprio elettorato.
Trentino Alto Adige
In questa situazione la Lega fa registrare un exploit assolutamente notevole strappando la maggioranza relativa all’SVP. La Lega infatti ottiene 129.795 voti (2014 31.1170, 2018 106.982) mentre i trentino-sudtirolesi si fermano a 129.795 voti (134.651 nel 2018 e 118.138 nel 2014).
Crollo verticale di Forza Italia: 2014 31.288, 2018 38.938, 2019 17.587 accompagnato, come pare costante a livello nazionale, dalla crescita di Fratelli d’Italia saliti dai 7.593 voti del 2014, ai 14.660 del 2018 fino ai 16.695 del 2019.
Il calo dei 5 stelle in Trentino  tra il 2018 e il 2019 appare sicuramente tra i più considerevoli sul piano percentuale in tutto il territorio nazionale: da 50.783 voti nel 2014 a 108.686 nel 2018 fino a 31.167 nel 2019. Persi in 12 mesi 77.519 voti pari al 71,32% del proprio (umbroso) elettorato.
Il PD dopo il calo tra il 2014 e il 2018: da 122.982 a 81.679 tiene le posizioni scendendo a 79.329 nel 2019.
Veneto
Come in Lombardia l’egemonia leghista appare assolutamente preponderante. La Lega infatti assomma nel 2019 1.234.610 voti (2014 384.477, 2018 920.638) mentre il secondo partito in regione è il PD con 468.789 voti, quindi meno della metà dei voti della Lega (PD 2014 899.723, 2018 478.206).
Accade in Veneto un altro fenomeno di sicuro rilievo: Il sorpasso di Fratelli d’Italia su Forza Italia. Fratelli d’Italia registrano 167.394 voti ( 2014 79.503, 2018 119.970) mentre Forza Italia scende a quota 149.636 dopo aver toccato i 352.788 nel 2014 e aver resistito fino a 301.496 nel 2018.
M5S in calo netto sia rispetto al 2014 (476.305) sia al riguardo del 2018 (695.561).Il M5S nel 2019 ha ottenuto 220.429 voti (altra perdita del 60% dell’elettorato delle politiche).
La partecipazione al voto in Veneto registra un incremento tra il 2014 e il 2019, da 2.397.744 voti validi a 2.475.148 (in calo ma contenuto rispetto al 2018 dove si erano espressi validamente 2.856.590 elettrici ed elettori).
Friuli Venezia Giulia
Aumento dei voti validi tra il 2014 e il 2019 (flessione invece come d’uso tra il 2018 e il 2019). Questo il responso dell’analisi della partecipazione al voto in Friuli Venezia Giulia. Totale dei voti valdi: 2014 573.152, 2018 689.048, 2019 577.192.
La Lega si afferma come primo partito passando dai 53.337 voti del 2014 ai 178.194 del 2018 fino ai 245.636 del2019 .
Anche in Friuli Venezia Giulia Fratelli d’Italia scavalcano Forza Italia: Nel 2014 Fratelli d’Italia raccolse 25.457 voti saliti a 36.598 nel 2018 per arrivare a 43.898 nel 2019. La discesa di Forza Italia invece si è composta di questi numeri: 81.756 voti nel 2014, 73.958 nel 2018, 38.593 nel 2019: quindi meno della metà di cinque anni prima.
Il PD mantiene la quota del dopo – crollo 2014/2018: da 241.970 a 129.261 fino a 128.302 nel 2019.
IL M5S cala seccamente anche tra il 2014 e il 2019 da 108.163 a 55.259. In mezzo il risultato del 2018 che era stato addirittura di 169.299 voti. Tra il 2018 e il 2019 il M5S cede il 68% dell’elettorato acquisito dodici mesi prima.
Emilia Romagna
Quadro di flessione nei voti validi: da 2.308.559 nel 2014 fino a 2.535.184 nel 2018 per scendere a 2.250.389 nel 2019 con una diminuzione anche tra il 2014 e il 2019.
La Lega si afferma come il primo partito anche se la distanza con il PD è ridotta.
La Lega è salita, infatti, dai 116.394 voti del 2014 ai 486.997 del 2018 fino ai 759.948 del 2019, mentre il PD è prima calato tra il 2014 e il 2018 da 1.212.392 voti a 668.837 per risalire a 703.131 nel 2019.L’Emilia _ Romagna rappresenta quindi una di quelle regioni nelle quali il PD fa registrare un incremento reale in cifra assoluta.
Mentre Forza Italia cala, da 271.951 voti nel 2014, a 251.732 nel 2018 fino a 131.992 nel 2019 crescono ancora Fratelli d’Italia da 62.217 nel 2014, a 84.785 nel 2018 a 104.861 nel 2019.
La disponibilità per la crescita dell’astensione e l’incremento per altre forze politiche arriva, come appare costante in quasi tutte le situazioni regionali, dal calo del M5S: 443.936 voti nel 2014 saliti fino a 698.204 nel 2018 (maggioranza relativa) e scesi a 290.019 nel 2019.
Toscana
Tra i voti validi espressi nel 2014 e quelli del 2019 si registra una flessione moderata: da 1.897.292 a 1.870.391. Secco invece il calo rispetto al 2018 dove i voti validi in Toscana erano stati 2.134.586.
Il PD mantiene, anche se con margini ridotti, la maggioranza relativa. Il calo dei democratici tra il 2014, il 2018 e il 2019 è particolarmente netto. 2014: 1.069.179, 2018: 632.507, 2019: 622.934.
Di converso appare costante l’ascesa della Lega che, appunto, incalza il PD nel primato regionale: da 48.639 nel 2014 a 371.396 nel 2018 fino a 588.277 nel 2019.
Anche in Toscana si accorciano le distanze tra Forza Italia e Fratelli d’Italia che dimostrano in sostanza di disporre di elettorati assolutamente contigui. Forza Italia si trova a quota 222.988 nel 2014, scende di poco a 212.281 nel 2018 e flette decisamente nel 2019 fino a 108.793. Nel contempo Fratelli d’Italia sale da 61.229 nel 2014, a 89.093 nel 2018 e a 92.233 nel 2019.
L’altalena del M5S si è concretizzata in Toscana in questa dimensione: 316.492 voti nel 2014, 527.01e nel 2018,, 237.109 nel 2019. Anche in questo caso tra il 2018 e il 2019 una perdita superiore alla metà dell’elettorato acquisito 12 mesi prima.
Marche
Di particolare rilievo, nel quadro marchigiano, la flessione nell’espressione di voti validi tra il 2014 e il 2019, da 795.238 a 766.303 (nel 2018 se ne erano espressi 889.837).
La Lega assume la maggioranza relativa nelle Marche attraverso un incremento di voti molto forte, distanziando nettamente il PD.
La Lega sale dai 21.471 voti del 2014 ai 153.742 del 2018 per arrivare ai 291.061 del 2019: laddove il PD si ferma a 170.596 suffragi, in calo sia rispetto al 2018 (189.847) oltre che, ovviamente, all’irripetibile 2014 (361.463).
Anche in questo caso il M5S flette di oltre la metà dell’elettorato conquistato nel 2018 quando fece registrare un attivo di 316.417 voti (all’incirca quelli che erano stati assegnati al PD nel 2014). Il M5S nel 2014 aveva avuto 194.927 voti ridotti nel 2019 a 141.239.
Nelle Marche Forza Italia ha sicuramente ceduto direttamente suffragi alla Lega: 2014, 104.654, 2018, 88.305, 2019 42.381.
Non si registra infatti una crescita sostenuta di Fratelli d’Italia che passa da 32.630 voti nel 2014 a 43.289 nel 2018 fino a 44.644 nel 2019
Umbria
Flessione nel totale dei voti validi sia rispetto al 2014, sia al 2018: 2014 464.550, 2018 511.279, 2019 449.074
Quanto avrà pesato la vicenda della questione morale al vertice del PD regionale sarà dato valutare in futuro.
Rimane il fatto che la Lega diventa il primo partito anche in Umbria con 171.458 voti, dopo essere salita dagli 11.673 del 2014 fino ai 103.056 del 2018.
Discesa secca per il PD: 228.329 nel 2014, 126.856 nel 2018, 107.687 nel 2019: più di 120.000 voti ceduti in cinque anni in quella che era una regione tradizionalmente “rossa”.
Anche in Umbria si registra il sorpasso di Fratelli d’Italia su Forza Italia: sorpasso che si verifica per una discesa veramente rilevante nei consensi di Forza Italia: 66.017 voti nel 2014, 57.368 nel 2018, 28.828 nel 2019. Fratelli d’Italia tocca i 29.551 suffragi nel 2019 dopo averne avuti già 29.146 nel 2018 partendo dauna quota rilevante, 25.163 nel 2014.
Il M5S era passato dai 90.492 voti del 2014 a 140.731 nel 2018 per scendere a 65.718 nel 2019.
Lazio
La flessione nei voti validi tra il 2018 e il 2019 nel Lazio appare di grandi dimensioni: nel 2018 si erano espressi 3.643.287 suffragi validi, scesi a 2.431.086 nel 2019 (1.200.000 voti in calo). Nel 2014 erano stati 2.536.572 quindi una quota ancora superiore a quella del 2019.
La Lega si impone nettamente come primo partito del Lazio dopo il boom del M5S nel 2018.
La Lega ha ottenuto infatti 793.889 voti nel 2019 (410.871 nel 2018 e 40.536 nel 2014, quando era ancora Lega Nord).
Il calo del M5S (che com’è noto governa Roma) è da segnalare: nel 2014 638.554 voti saliti a 1.025.178 nel 2018 e scesi bruscamente a 436.102 nel 2019 (64% in meno).
Il PD contiene perfettamente le perdite fatte registrare tra il 2014 e il 2018 allorquando era sceso da 993.539 voti a 578.828. Nel 2019 578.253.
Nel Lazio si registra ancora il sorpasso tra Fratelli d’Italia e Forza Italia. Forza Italia scende da 446.904 voti nel 2014 a 406.814 nel 2018 per arenarsi a quota 164.749 nel 2019.
Fratelli d’Italia, salita da 141.770 nel 2014 a 251.114 nel 2018, scende leggermente nel 2019 a 218.875 ma effettua l’operazione “sorpasso” in discesa.
Abruzzo
Le elezioni europee 2019 hanno fatto registrare in Abruzzo un forte calo nell’espressione dei voti validi sia rispetto al 2014 sia al confronto del 2018. 2014, 674.768, 2018 760.188, 2019 581.643.
La Lega è primo partito anche in Abruzzo con largo margine sul secondo, il M5S.
Nel 2014 la Lega aveva avuto 10.075 voti saliti a 105.449 nel 2018 e poi fino a 205.370 nel 2019.
Il M5S ha mantenuto in Abruzzo tra il 2018 e il 2019 un trend sfavorevole più contenuto nei numeri rispetto ad altre regioni d’Italia: dal 200.699 nel 2014, a 303.006 nel 2018 fino a 130.513 nel 2019.
Calo netto per il PD anche tra il 2018 e il 2019: 2014, 218.529, 2018 108.549, 2019 sotto quota centomila a 98.665.
Forza Italia ha mantenuto, in questo caso la supremazia su Fratelli d’Italia pur calando da 126.144 nel 2014 a 110.427 nel 2018 fino a 54.631 nel 2019.
Fratelli d’Italia salita da 31.397 a 37.605 fra il 201r4 e il 2018 è ancora crescita nel 2019 fino a 40.724 suffragi.
Molise
Il totale dei voti validi si è mantenuto stabile, in Molise, tra il 2014 e il 2019 anche se in flessione rispetto alle politiche 2018 con questi numeri: 2014. 150.066, 2018 174.329, 2019 150.646.
Il M5S mantiene la maggioranza relativa nella regione pur facendo registrare un calo sensibile: 41.043 nel 2014, 78.093 nel 2018 e 43.330 nel 2019.
La Lega però si dimostra in sicura crescita anche in questa situazione: 1.535 voti nel 2014 saliti a 15.129 nel 2018 e ancora a 36.544 nel 2019.
Forza Italia mantiene il terzo posto: 2014 35.167, 2018 28.079, 2019 23.060, mentre il PD prosegue il calo già fatto registrare (in dimensioni ben più massicce) tra il 2014 e il 2018: 2014, 46.838, 2018, 26.499, 2019, 22.058.
Fratelli d’Italia in questo caso non insidia la posizione di Forza Italia pur crescendo tra il 2018 e il 2019: 5.983 voti nel 2014, 5.390 nel 2018, 9.534 nel 2019.
Campania
Forte flessione nell’espressione di voti validi tra il 2018 e il 2019 (con un calo anche rispetto al 2014): 2014 2.303.894, 2018 3.010.297, 2019 2.184.604.
Il M5S dimezza praticamente i suffragi tra le politiche del 2018 e le europee del 2019 ma mantiene largamente il primato regionale doppiando le liste competitrici, con la Lega che supera di misura il PD.
In sostanza: M5S 2014, 528.371, 2018, 1.487.505, 2019 739.541. Lega 2014, 15.235, 2018 129.432, 2019 419.623. PD 2014 832.183, 2018 396.864, 2018 417.396. PD quindi in tenuta attiva.
Forza Italia dopo aver mantenuto i suffragi tra il 2014 e il 2018 ha fatto registrare in questa occasione un considerevole calo: 2014 551.729, 2018 549.063, 2019 298.254.
Nella situazione campana Fratelli d’Italia si mantiene lontana dalla quota di Forza Italia e anzi dimostra margini ridotti di miglioramento: 2014, 104.030, 2018 104.797, 2019 127.211.
La Campania appare rappresentare un’altra di quelle situazioni nelle quali il calo delM5S alimenta sia la Lega, sia l’astensionismo.

BASILICATA
Tenuta del totale dei voti validi tra il 2014 e il 2019 con flessione verso il 2018: 2014, 241.644, 2018 313.719, 2019 237.840
IL M5S mantiene il primato regionale anche se, pure in questo caso, dimezza i voti tra le politiche 2018 e le europee 2019: 2014 51.149, 2018, 139.158, 2019 70.559.
Al secondo posto la Lega supera il PD (coinvolto nella vicenda Pittella).
La Lega parte nel 2014 con 1.718 voti per salire nel 2018 19.704 e ascendere nel 2019 a 55.453.
Il calo del PD invece si concretizza in questo modo: 2014 102.007, 2018 50.653, 2019 41.307.
Nella Basilicata Fratelli d’Italia si avvicina molto a Forza Italia. Forza Italia 2014, 33.926, 2018 38.906, 2019 22.360. Fratelli d’Italia 2014 10.427, 2018 11.587, 2019 19.964. Si conferma anche in questo caso un passaggio diretto di voti tra Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Puglia
Significativo il calo dei voti validi in Puglia non solo tra il 2018 e il 2019 fisiologicamente accertato tra politiche e europee ma anche tra 2014 e 2019. 2014, 1.637.959; 2018 2.184.160; 2019 1.595.373
Il M5S mantiene il primato regionale ma a stretto contatto con la Lega.
Anche nel caso della Puglia i penta stellati dimezzano il risultato del 2018: 2014, 403.180, 2018 981.580, 2019 419.344
La Lega sale in Puglia dai 9.095 voti del 2014 ai 135.125 del 2018 fino ai 403.424 del 2019.
Il PD nel 2019 non tampona il buco creatosi tra il 2014 e il 2018 e cala ulteriormente: 2014, 550.086, 2018 298.772, 2019 265.412.
Anche Forza Italia nell’arco di tempo preso in esame da questa analisi dimezza: 2014 385.382, 2018 409.401 per scendere a 177.304 nel 2019
Fratelli d’Italia invece tra il 2014 e il 2019 raddoppia e oltre. 2014, 60.080, 2018 82.098, 2019 141.865
Calabria
Anche in Calabria calo nell’espressione dei voti validi tra il 2014 e il 2019 da 747.917 a 729.337. Nel 2018 impennata fino a 937.710 voti.
In Calabria il M5S mantiene il primo posto con 194.695 suffragi, pur subendo un calo superiore al dimezzamento: nel 2018 infatti i voti erano 406.684 (nel 2014 160.828, quindi tra il 2014 e il 2019 permane un margine in attivo).
La Lega fa registrare anche in questo caso una crescita esponenziale: da 5.526 voti nel 2014, a 52.676 nel 2018, a 164.915 nel 2019.
Il PD mantiene le posizioni dopo aver subito anch’esso tra il 2014 e il 2018 un salasso pari alla metà dei voti in allora conseguiti: 267.736 nel 2014, 134.511 nel 2018, 133.136 voti nel 2019.
Forza Italia scende dai 146.677 voti del 2014 poi risaliti a 188.667 nel 2018 fino a 97.135 nel 2019.
Sempre in crescita Fratelli d’Italia: 2014 27.076, 2018 42.733, 2019 74.885
Sicilia
Forte calo nell’espressione di voti validi anche nel raffronto tra elezioni omogenee: 2014 1.704.959, 2019 1.537.935 (nel 2018 2.423.262).
Da segnalare per quel che riguarda la situazione siciliana il dato nel rapporto tra M5S e Lega, primo e secondo partito in regione.
Nel 2014 il M5S ottiene 448.539 voti saliti a 1.181.357 nel 2018 e bruscamente ridiscesi a 479.562 (poco più della quota originaria).
La crescita della Lega parte da 14.848 voti nel 2014 (quindi oltre 400.000 voti di distacco dal M5S) sale a 123.911 voti nel 2018 per ottenere 319.439 voti nel 2019 con il distacco dal M5S ridotto a circa 160.000 voti.
Forza Italia era risalita dai 362.415 voti del 2014 ai 500.662 del 2018 ripiombando bruscamente a 261.340 nel 2019.
Sempre in ascesa il trend di Fratelli d’Italia: 2014 55.162, 2018 88.356, 2019 117.131.
Sardegna
Anche in Sardegna calo nell’espressione dei voti validi tra il 2014 e il 2019 da 564.449 a 491.454 (2018: 869.000)
Lega primo partito con 135.496 voti (7.892 nel 2014, 93.771 nel 2018).
Il M5S cala anche rispetto al 2014 8 e si riduce ad un terzo tra il 2018 e il 2019): 2014: 172.216, 2018 369.196, 2019 126.301.
Anche in Sardegna il PD contiene, anche se a stento, la botta presa tra il201r4 e il 2019: 2014 218.703, 2018 128.884, 2019 119.260.
Vero e proprio tracollo per Forza Italia: 2014 92.670 voti, poi crescita nel 2018 fino a 128.053 per scendere nel 2019 a 38.389.
Fratelli d’Italia fa registrare invece un calo tra il 2018 e il 2019: 19.867 nel 2014, 34.963 nel 2018, 30.681 nel 2019