L'intervento del presidente Mattarella svolto a Trieste il 3 luglio e
il deposito dei quesiti sull'autonomia differenziata in Cassazione
hanno aperto di fatto una stagione di confronto anche elettorale sui
temi cruciali della difesa e dell'affermazione della Costituzione
Repubblicana.
Di seguito mi permetto di unire un intervento di merito sui risvolti
anche teorici circa i temi opportunamente sollevati dal Capo dello
Stato: il mio scopo è quello di sollecitare, nella realtà savonese,
l'avvio di un dibattito finalizzato a riunire le forze anche nella
nostra realtà locale in vista di questi fondamentali appuntamenti.
Franco Astengo
POTERE COSTITUZIONALE di Franco Astengo
L'intervento svolto dal presidente Mattarella lo scorso 3 luglio in
occasione della settimana sociale dei cattolici merita un
approfondimento perché il suo contenuto è apparso misurato sulla
necessità di mantenere proprio il concetto di potere all'interno dei
limiti costituzionali .
Quei limiti costituzionali che definiscono con grande chiarezza i
termini di rapporto tra ruolo e finalità delle diverse istituzioni
proprio sul terreno che si potrebbe definire dell'armonia di governo.
L’obiettivo
in quest'occasione dovrebbe essere quello di attrezzarci al meglio
sul piano teorico: sicuramente, sotto quest’aspetto il concetto e
la conseguente percezione esterna del potere sono mutati nella
valutazione di larga parte dell’opinione pubblica, almeno in
Occidente, proprio laddove appare in difficoltà l'antica democrazia
liberale.
Un
elemento sul quale, con ogni probabilità, il fattore globalizzazione
ha inciso in maniera inferiore rispetto ad altre tematiche come,
invece, quelle riguardanti la finanziarizzazione dell’economia, la
standardizzazione dei meccanismi comunicativi, l’apertura ai flussi
di migrazione: tutti fenomeni che nell’ultimo ventennio hanno
registrato un forte incremento nel loro peso specifico sulla realtà
politica, economica, sociale.
Nello
sviluppo del pensiero umano il concetto di potere è sempre stato
suddiviso in “comparti” (per così dire).
Aristotele
distingueva nella “Politica” tre tipi di potere in base
all’ambito nel quale esso era esercitato: il potere dei padri sui
figli, il potere dei padroni sugli schiavi, il potere dei governanti
sui governati (vale a dire il potere politico in senso stretto).
In
età moderna Locke riprese la classificazione aristotelica
allorquando, aprendo il secondo dei suoi “Trattati sul governo”,
ribadisce la distinzione tra il potere del padre sui figli, del
capitano di una galera sui galeotti e del governante sui sudditi.
Ancora
Max Weber in “Economia e Società” distingue tra potere
“costituito in virtù di una costellazione di interessi” (dunque
il potere specificatamente economico) e il potere costituito in virtù
dell’Autorità, includendo in questo il potere del padre di
famiglia, dell’ufficio o del potere del principe.
Nella
modernità attorno al concetto di potere abbiamo trovato espressi
fattori come potenza, forza, influenza tutti utilizzati al fine di
realizzare il condizionamento sociale per trovare obbedienza a un
comando che contenga un determinato contenuto.
Su
queste basi era maturato il concetto fondamentale di separazione dei
poteri (Locke, Montesquieu, Sieyès) destinata a diventare il cardine
dello Stato di diritto.
In
particolare l’abate Sieyès, con la sua teorizzazione dei rapporti
tra potere costituente e poteri costituiti, pone le basi per la
teoria moderna della Costituzione.
Il
testo della Costituzione deve essere così inteso come atto normativo
mirante a definire e disciplinare la titolarità e l’esercizio del
potere sovrano.
Da
questa concezione del potere e del suo esercizio che, a questo punto,
potrebbe essere definita come “classica” è derivata
concretamente l’attuazione del principio della separazione dei
poteri: tra potere legislativo e potere esecutivo da un lato, e tra
potere giudiziario e potere legislativo dall’altro.
Su
questi basi prendeva corpo l’idea della Centralità del Parlamento,
che sovraintende – tra l’altro – all’intero impianto
istituzionale previsto dalla Costituzione Italiana del 1948.
Oggi,
non soltanto in Italia, questo schema si sta rapidamente modificando.
Lo
Stato legislativo ha ormai lasciato il posto allo Stato governativo
che produce una sorta di “inflazione normativa” nella forma di
decreti e decisioni particolaristiche (è sufficiente esaminare il
lavoro del Parlamento Italiano nel corso degli ultimi trent’anni).
Nello
stesso tempo la Magistratura ha svolto sempre di più funzioni di
supplenza al riguardo della determinazione degli equilibri politici e
degli stessi orientamenti legislativi, intervenendo oltre ai temi già
citati addirittura su temi di diretta pertinenza al riguardo delle
fonti stesse di legittimazione delle sedi legislative: si pensi al
tema della legge elettorale dove abbiamo registrato nel recente
passato interventi di grande spessore da parte della Corte
Costituzionale.
Inoltre
i confini del potere politico appaiono confusi rispetto a quelli del
potere economico: su questo punto è avvenuto, sempre per restare
nell’ambito dell’Occidente e ancor più in specifico del “caso
italiano”, una surrettizia (e non completata) “cessione
di sovranità” .
Uno
spunto di riflessione ulteriore può essere suggerito, a questo
punto, da un aggiornamento d’analisi al riguardo della teoria della
“microfisica del potere” elaborata a suo tempo da
Michel Foucault per rispondere proprio all’evidenziarsi di quella
“confusione tra i poteri” cui si è appena accennato.
La
teoria del filosofo francese considera il potere come una risorsa che
circola attraverso un’organizzazione reticolare.
Si
tratta di un punto sul quale l’analisi non si è ancora soffermata
abbastanza a fondo e che vale la pena riprendere all’interno di una
riflessione dettata dall’attualità di questi giorni.
Una
riflessione sulla folle corsa che la modernità impone alla ricerca
di un verticismo assoluto nella detenzione del potere,
nell’assolutismo dell’io come essere esaustivo della finalità
umana come punto di ricerca dell’assolutismo politico.
Emerge
un contrasto evidente, si sente uno stridore terribile proprio tra
questa ricerca della verticalità del potere assoluto e
l’orizzontalità piatta dello scorrere della vita umana.
Un’orizzontalità
perenne, che si perpetua nonostante le deviazioni
improvvise che un itinerario di vita trova strada facendo.
Questi
frangenti impongono di tornare a riflettere proprio sull’appiattirsi
delle relazioni, sull’impossibilità di riconoscere un ordine e un
comando che appaiono inutili nel loro vano dimostrarsi.
L’orizzontalità
dell’essere reclama il collettivo, il “noi”, e respinge l’io.
Il
potere non si concentra più al vertice ma si disperde nella società
attraverso gli individui: è la tesi della “inflazione del potere”
cui Luhmann risponde considerandola come fonte dell’ingovernabilità
con la teoria della riduzione del rapporto tra politica e società, e
di conseguenza con una sorta di ritorno a forme
“decisionistiche” di tipo quasi assolutiste
La
presa d’atto, in sostanza, della necessità di un potere
sovraordinato rispetto al venir meno di confini netti tra potere
economico, politico, ideologico, tra poteri costituenti e poteri
costituiti oppure ancora tra esecutivo, legislativo, giudiziario.
Sorge
però a questo proposito una domanda cruciale: come potrà
costituirsi, nel concreto, questo potere sovraordinato?
Una
possibile risposta può venire proprio dall’analisi dell’attualità
del caso italiano.
La
risposta può venire dalla finzione, dalla messa in scena di un
potere esclusivamente immaginario esercitato in via personale da un
attore capace di interpretare il flusso degli strumenti mediatici
(orientati, tra l’altro, sempre più verso il consumo individuale
di notizie e di fittizi rapporti sociali e di trasmissione di idee).
Una
nuova concezione del potere: “di finzione” sul piano del pubblico
e “privato” nella concezione, ormai apparentemente egemone che si
vorrebbe legittimare in forma plebiscitaria.
Su
questa base si sviluppa la crisi della democrazia occidentale e si
ridefinisce proprio il concetto di potere: un terreno tutto da
analizzare con grandi difficoltà che s’incontrano nella capacità
di proporre sintesi.
Per
redigere questo testo sono stati consultati: Max Weber “Economia e
Società”, Milano 1974; Michel Foucault “Microfisica del potere”
Torino 1977, Niklas Luhmann “Potere e complessità sociale”
Milano 1979, Roberto Esposito e Carlo Galli, “Enciclopedia del
pensiero politico”, Roma – Bari 2005.