mercoledì 31 luglio 2024

PORTO DI GENOVA: LA COMPLESSITA' DEGLI INTERESSI

 

PORTO DI GENOVA: LA COMPLESSITÀ' DEGLI INTERESSI di Franco Astengo


L'insieme di interessi che solleva l'attività del Porto di Genova rappresenta un tale elemento di complessità sul piano economico, amministrativo, politico da far risultare difficile l'affidamento a una matrice precisa del tema esplosivo della "questione morale" così come questa è sorta negli ultimi mesi.

Le forze politiche dovrebbero essere capaci di riconoscere come ci si trovi di fronte a una ridefinizione complessiva dei confini tra finanziamento della politica e ruolo dell'amministrazione.

In sostanza si è ritenuta giusta da parte dei protagonisti politici l'assunzione di provvedimenti ad hoc in cambio di finanziamenti a campagne elettorali e all'ordinario funzionamento di gruppi politici. Una codificazione collocata come evoluzione (per semplificare )del concetto di esercizio e risultato di un lavoro di lobbing posto in stretto rapporto con le necessità di funzionamento dell'amministrazione.

Toccherà alla magistratura sciogliere questo nodo esercitando la consueta funzione di supplenza nella riforma dell'agire politico che appare come una costante nel sistema italiano.

In sostanza ci troviamo di fronte ad una questione molto precisa riguardante il finanziamento privato dell'agire amministrativo a fronte di un esercizio di progettualità concordata: finanziamento poi traslabile ai soggetti che concorrono alla formazione della decisionalità e della rappresentanza politica e che rappresentano ormai un tutt'uno con i soggetti che esercitano l'attività amministrativa.

Ci troviamo di fronte ad una faglia molto più sottile di quella classicamente rappresentata dalla dazione di tangenti che un tempo confluivano genericamente nello "scambio politico": un filone del tutto interno al mutamento di indirizzo nella concezione di divisione del potere e di annullamento del confine "storico" tra il pubblico e privato.

L'annullamento della distinzione tra pubblico e privato sembra proprio rappresentare la cifra distintiva di una nuova destra tecnocratica affiancata alla destra populista in modo da formare un blocco storico di una nuova "egemonia degli interessi" come è del resto ben dimostrato dalla vicenda delle ultime ore con la scelta a favore di un incarico (pare ben retribuito) dalla parte dei principali indagati nella vicenda in luogo dell'incarico di componente della direzione di un partito: storia che un tempo non avrebbe avuto alcuna ragion d'essere.

Se c'è un punto sul quale è possibile in questo caso una distinzione netta fra destra e sinistra riguarda l'annullamento della distinzione tra pubblico e privato che sembra proprio rappresentare la cifra distintiva di una nuova destra tecnocratica affiancata alla destra populista in modo da formare un blocco storico di una nuova "egemonia degli interessi privati e corporativi".

Alla sinistra spetterebbe trovare la capacità di ritrovare lo spazio del pubblico e riferire ad esso una diversa "egemonia dell'interesse collettivo"

lunedì 29 luglio 2024

IL GOVERNO DI DESTRA E LA LOTTA DI CLASSE

 

IL GOVERNO DI DESTRA E LA LOTTA DI CLASSE di Franco Astengo


Con il nuovo accertamento l’Agenzia delle Entrate si muoverà solo in presenza di uno scostamento considerevole tra le spese sostenute e quanto dichiarato. Maxi-sconto per gli autonomi infedeli che si mettono d’accordo con il Fisco.

l tanto discusso concordato preventivo biennale cambia faccia grazie all’approvazione definitiva del primo decreto legislativo correttivo della riforma fiscale da parte del Consiglio dei Ministri. Questo provvedimento introduce modifiche sostanziali alla disciplina del concordato preventivo biennale, originariamente delineata dal D.Lgs. 13/2024, rendendolo uno strumento più attraente per i contribuenti. La novità più rilevante consiste nell’introduzione di un regime di tassazione opzionale applicabile al reddito incrementale concordato, con aliquote che variano dal 10% al 15% in base all’affidabilità fiscale del contribuente.

In realtà chi paga le tasse in Italia ?

L’81,5% dell’Irpef (pari a 166,5 miliardi) viene versato dai lavoratori dipendenti (85,5 miliardi dai dipendenti del settore privato e 81 miliardi da quelli pubblici).

Solo il 6,1% arriva dai lavoratori autonomi, che versano 12,6 miliardi di euro di imposte. Il resto della somma, per arrivare a 205,8 miliardi, è catalogato nel bilancio dello Stato sotto le voci “ritenute a titolo di acconto sui bonifici per beneficiare di oneri deducibili o detraibili”, “Irpef saldo” e “Irpef acconto”.

Ma c’è un altro dato che fa ulteriore chiarezza. Ed è quello relativo alla propensione all’evasione, che identifica il rapporto percentuale tra l’ammontare del tax gap e il gettito teorico ovvero la percentuale di imposte che non vengono pagate rispetto a quanto sarebbe dovuto. I lavoratori dipendenti irregolari (ricordate, i regolari non possono evadere) non pagano al fisco il 2,3% di quando dovrebbero. I lavoratori autonomi, invece, evadono il 67,2% di quanto dovrebbero versare.

Avete letto bene: il 67,2%. Significa che quasi il 70% delle imposte dovute dai lavoratori autonomi non viene versato.

Nel frattempo, l’estensione della platea dei lavoratori autonomi che versa la flat tax del 15% crea un’ulteriore distorsione dei dettami dell’articolo 53 della Costituzione italiana, che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Ma la progressività sembra essere sempre più una chimera in Italia. Come ha dimostrato un recente studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università di Milano-Bicocca (firmato da Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro), il sistema fiscale italiano è blandamente progressivo solo per il 95% dei contribuenti ma diventa regressivo per il 5% più ricco. Chi guadagna oltre 500mila euro all’anno paga la imposte con un’aliquota del 36% contro il 50% di chi guadagna meno. Questo perché i guadagni dei più ricchi non derivano dal reddito da lavoro (tassato fino al 43%) ma da redditi da capitale, tassati al 26% e addirittura al 12,5% per i titoli di Stato..

Distorsioni che arrivano da lontano e coinvolgono diverse parti politiche ma con concordato e redditometro il govern0 di destra fa comprendere bene da che parte sta e come conduce -attraverso il fisco - la lotta di classe. (che come ha scritto a suo tempo Marco Revelli esiste sempre e fin qui l'ha vinta il capitalismo).








domenica 28 luglio 2024

LIGURIA: L'ASTENSIONE CONVITATO DI PIETRA

 Liguria: l'astensione convitato di pietra.

Elettrici ed elettori liguri saranno chiamati alle urne entro il prossimo mese di ottobre in seguito alle dimissioni del Presidente coinvolto in una vicenda giudiziaria salita agli onori di tutte le cronache con il conseguente scioglimento del consiglio regionale.

Si tratterà di una prova molto significativa da un particolare punto di vista: quello della partecipazione al voto.

Non ci saranno rendite di posizione, considerata la situazione in atto.

L'elettorato ligure esce sfiancato da questa vicenda e l'Ente Regione rimane un oggetto misterioso per la gran parte di elettrici ed elettori anche perchè il principale (e quasi esaustivo) fattore di "ricasco pubblico" rimane quello della crisi della sanità pubblica attribuita (giustamente) al favore che la Regione riserva alla Sanità Privata.

La situazione particolare di Liguria elezioni 2024 porta però alla necessità di impostare una campagna elettorale imperniata su :

a) dagli atti fin qui portati avanti dall'autorità giudiziaria appare rilevarsi il profilo di un vero e proprio "sistema di potere" collocato ben al di fuori da un contesto di esercizio della responsabilità democratica. Le scelte fin qui compiute dal Presidente della Regione Liguria nel corso del suo mandato hanno avuto l'evidente destinazione proprio del consolidamento di questo sistema di potere attraverso scelte di carattere corporativo sia sul piano economico sia sul piano delle destinazioni territoriali (ultima in ordine di tempo ma non ultima per importanza quella della destinazione della nave -rigassificatore a Vado Ligure);

b) Abbiamo di fronte un caso "nazionale": Per quanto descritto fin qui dalla Magistratura ci troviamo di fronte ad una faglia molto più sottile di quella classicamente rappresentata dalla dazione di tangenti che un tempo confluivano genericamente nello "scambio politico": un filone del tutto interno al mutamento di indirizzo nella concezione di divisione del potere e di annullamento del confine tra il pubblico e privato.

La maggioranza uscente in Regione Liguria ha tentato di giocare la carta di affiancamento della tecnocrazia con il populismo senza colore politico, cercando anche di portare questo schema secondo la magistratura comune anche ad altre amministrazioni locali a dimensione nazionale, ma il tentativo è fallito piuttosto miseramente e non soltanto a causa del consueto intervento "supplente" da parte dell'autorità giudiziaria.

Le elezioni saranno probabilmente decise dalla dimensione che assumerà la crescita del tasso di astensione che dovrebbe essere rivolto prevalentemente a destra: le forze del centro - sinistra chiamate a presentare un'alternativa dovranno cercare prima di tutto di chiamare a raccolta i propri sostenitori "storici" attraverso una definizione molto netta dell'impianto progettuale tra pubblico e privato (sanità/portualità) e nei riferimenti della dimensione territoriale tra Genova e il resto della Regione : è possibile nella situazione attuale della Liguria che la vittoria di una candidatura si determini "in discesa", tra che perderà meno voti rispetto alla diserzione dalle urne che tenterà molti.

In ogni si tratterà di un passaggio di grande interesse per l'insieme del sistema politico italiano.

Franco Astengo

sabato 27 luglio 2024

LIGURIA: SARA' DECISIVA L'ASTENSIONE

 

LIGURIA: SARA' DECISIVA L'ASTENSIONE di Franco Astengo


LIGURIA

Regionali 2020: Elettori 1.304.604

Voti validi presidenti candidati 682.490 52,31%

Voti validi liste 626.425 48,01%


Politiche 2022: Elettori 1.195.266

Voti Validi 733.781 61,39%


Europee 2024 Elettori 1.305.235

Voti Validi 625.521 47,92%


Regionali 2015 : Elettori 1.357.540

Voti validi presidenti candidati 658.171 48,48%

Voti validi liste 539.250 39,72%


Politiche 2018 Elettori 1.229.500

Voti validi 860.592 69,99


Europee 2019 Elettori 1.312.115

Voti Validi 742.915 56,61%


Distacco ( voti in cifra assoluta tra il candidato presidente eletto e il secondo candidato)


2015

Candidato eletto 226.710 primo candidato sconfitto 183.272 (8 candidati)


2020

Candidato eletto 383.053 primo candidato sconfitto 265.506 (10 candidati).

Quindi un rafforzamento del profilo bipolare (nonostante l'aumento delle candidature) e un allargamento della forbice tra il candidato eletto e il primo candidato sconfitto-


Dal punto di vista dell'analisi della partecipazione al voto comparata tra elezioni regionali, politiche e europee nell'arco degli ultimi 5 anni si può notare come la quota più bassa di partecipazione attiva con voto valido alle urne spetta alle liste circoscrizionali delle elezioni regionali, a dimostrazione di una maggior presa della candidatura singola alla Presidenza rispetto alle liste preparate dai partiti in un quadro di complessiva maggiore disaffezione al voto regionale.

Esiste quindi un tema di fondo per gli schieramenti: quello della scelta della candidatura a Presidente e, insieme, del tipo di schieramento con il quale "accompagnare" la candidatura stessa.

Le elezioni regionali liguri che si svolgeranno nel prossimo autunno a seguito degli eventi giudiziari che hanno indotto il presidente uscente a rassegnare le dimissioni saranno probabilmente decise dal livello di astensione in costante crescita.

Non ci saranno rendite di posizione, considerata la situazione in atto.

L'Ente Regione rimane un oggetto misterioso per la gran parte di elettrici ed elettori anche perchè il principale (e quasi esaustivo) fattore di "ricasco pubblico" rimane quello della crisi della sanità pubblica attribuita (giustamente) al favore che la Regione riserva alla Sanità Privata.

La situazione particolare di Liguria elezioni 2024 porta però alla necessità di impostare una campagna elettorale imperniata su :

a) dagli atti fin qui portati avanti dall'autorità giudiziaria appare rilevarsi il profilo di un vero e proprio "sistema di potere" collocato ben al di fuori da un contesto di esercizio della responsabilità democratica. Le scelte fin qui compiute dal Presidente della Regione Liguria nel corso del suo mandato hanno avuto l'evidente destinazione proprio del consolidamento di questo sistema di potere attraverso scelte di carattere corporativo sia sul piano economico sia sul piano delle destinazioni territoriali (ultima in ordine di tempo ma non ultima per importanza quella della destinazione della nave -rigassificatore a Vado Ligure);

b) Questo sistema di potere (da confermare giudizialmente ma ben presente sul piano politico) può sfruttare ( e fin qui ha sfruttato) il mutamento di natura dell'Ente Regione che proprio in Liguria ha assunto caratteristiche particolarmente spiccate. Attraverso l'elezione diretta del Presidente della Giunta (che poi mezzi di comunicazione di massa e giornali hanno facilonescamente definito "Governatore") si è definita la fisionomia dell'Ente in soggetto di nomina e di spesa (anziché di coordinamento legislativo come stava nelle intenzioni di chi aveva proceduto a normare l'indicazione costituzionale);

c) In questo intreccio tra potere di nomina e potere di "elargizione di spesa" può diventare facile l'introduzione di un sistema di potere capace di connettere politica e affari in vari campi ( per quel che riguarda la Liguria oltre al sistema infrastrutturale realizzato in particolare attorno al porto di Genova non può essere dimenticato il tema del rapporto pubblico/privato in sanità: tanto per fare soltanto degli esempi).

In sostanza ci troviamo di fronte ad una questione molto precisa riguardante il finanziamento privato dell'agire amministrativo a fronte di un esercizio di progettualità concordata: finanziamento poi traslabile ai soggetti che concorrono alla formazione della decisionalità e della rappresentanza politica e che rappresentano ormai un tutt'uno con i soggetti che esercitano l'attività amministrativa (sul piano istituzionale l'elemento appena descritto origina da due fattori: l'elezione diretta e la nomina della Giunta in campo al Presidente eletto direttamente. Annotazione questa che promuove una riflessione "in alto" rispetto al premierato e in "basso" rispetto all'evoluzione del meccanismo di elezione diretta dei Sindaci).

Per quanto descritto fin qui dalla Magistratura ci troviamo di fronte ad una faglia molto più sottile di quella classicamente rappresentata dalla dazione di tangenti che un tempo confluivano genericamente nello "scambio politico": un filone del tutto interno al mutamento di indirizzo nella concezione di divisione del potere e di annullamento del confine "storico" tra il pubblico e privato.

La maggioranza uscente in Regione Liguria ha tentato di giocare questa carta di affiancamento della tecnocrazia con il populismo (cercando anche di portare questo schema, secondo la magistratura comune anche ad altre amministrazioni locali, a dimensione nazionale, ma il tentativo è fallito piuttosto miseramente (la lista Noi moderati promossa dal presidente della Regione Liguria e dal Sindaco di Venezia, anche lui in questo momento alle prese con iniziative della magistratura si è fermata nelle politiche del 2022 a 254.127 voti 0,90%.) Questo risultato è stato comunque -almeno in parte - alla base dell'isolamento che si è formato abbastanza rapidamente attorno al Presidente della Liguria, isolamento da collegare anche all'ostinazione nel difendere la vicenda del rigassificatore di Vado Ligure , vicenda che ha rivestito (e riveste) una funzione nodale anche sul piano politico.

Nel silenzio delle forze politiche la magistratura ha portato avanti l'ennesima azione sostitutiva della politica e questo fatto rappresenterà un fattore molto importante per determinare la crescita dell'astensione.

Le forze del centro - sinistra chiamate a presentare un'alternativa dovranno cercare prima di tutto di chiamare a raccolta i propri sostenitori "storici" attraverso una definizione molto netta dell'impianto progettuale tra pubblico e privato e nei riferimenti della dimensione territoriale tra Genova e il resto della Regione : è possibile che la vittoria di una candidatura o l'altra nella situazione attuale della Liguria si determini "in discesa", tra che perderà meno voti rispetto alla diserzione dalle urne che tenterà molti.



venerdì 26 luglio 2024

SAVONA E DECRETO CASA

 

SAVONA E DECRETO CASA di Franco Astengo


Riassumiamo la "Conversione in legge del decreto-legge 29 giugno 2024, n. 89, recante disposizioni urgenti per le infrastrutture" : l'edilizia pubblica può aspettare . La quota di alloggi disponibili a canone sociale in Italia è meno del 5% a fronte del 20% di Francia e Gran Bretagna. Nonostante la grave emergenza abitativa (secondo i dati del Viminale entro 4 anni ci saranno 240 mila nuove sentenze di sfratto e almeno 180 mila famiglie ne subiranno uno esecutivo con la forza pubblica) il governo non ha previsto risorse per recuperare le decine di migliaia di edifici popolari degradati.

Il fabbisogno di edilizia pubblica che già oggi gli enti gestori stimano in circa 600 mila unità, crescerà ancora di fronte a una precarietà abitativa in continua espansione, anche a causa della turistizzazione delle città che espelle i lavoratori a reddito basso.

Sotto l'aspetto del rapporto proprietà/utilizzo abitativo Savona presenta aspetti specifici ed è bene tentare di approfondire la materia.

Savona è una città dalle particolari caratteristiche rispetto al fenomeno della rendita fondiaria e della proprietà edilizia.

Gli appartamenti del centro ottocentesco, in particolare quelli di maggior pregio (sappiamo come vi siano palazzi davvero importanti dal punto di vista architettonico, in ispecie nel "liberty") presentano una forte concentrazione proprietaria, frutto in gran parte di eredità "storiche" di famiglie ricche e benestanti di cui usufruiscono eredi che in parte lasciano sfitti gli appartamenti per evitare spese usufruendo della rendita residua.

Nello stesso tempo abbiamo molti grandi appartamenti abitati ormai da una sola persone: anziani rimasti soli.

La nostra è sempre stata una città dalla forte rendita parassitaria, dove l'industria è stata storicamente introdotta in gran parte da soggetti stranieri e il tempo del commercio al minuto (quello in cui si sviluppò contestualmente fortemente il fenomeno della proprietà edilizia cui è già fatto cenno) fu gestito in forme fortemente corporative (il primo piano regolatore del commercio arrivò soltanto negli anni'70 del XXI secolo).

Ricordiamo soltanto di passaggio altre facce del corporativismo segno distintivo nella nostra città di voracità accumulativa a fronte di basso tasso di investimento come quello riguardante i bagni marini: oggi oggetto di una disputa irrisolta al livello dell'Unione Europea come esempio classico dell'impronta di questo governo.

Una situazione ideale quella fin qui descritta per poter usufruire da parte delle concentrazioni proprietarie delle agevolazioni previste dal nuovo decreto casa approvato dal Parlamento (con il voto di fiducia: a rappresentare come quel testo contenga un preciso significato corporativo di favore ai grandi proprietari).

Tolleranza per le difformità edilizie, facilità di rendere abitabili spazi che in precedenza non lo erano, riduzione delle superfici e delle altezze minime per gli appartamenti: questi i punti sui quali potrebbe fondarsi un'operazione di crescita della rendita fondiaria da parte degli eredi di quei patrimoni abitativi cui si faceva cenno.

In coincidenza con il fenomeno del turismo ad "affitti brevi" (tanto per usare un eufemismo. al posto di "turismo di transito" mordi e fuggi) l'operazione "ristrutturazioni" potrebbe accrescere proprio il fenomeno di una rendita fondiaria produttiva per i privati, improduttiva per l'economia in generale (salvo alcuni settori di edilizia al riguardo dei quali andrebbero monitorati con maggiore attenzione fenomeni come quelli del lavoro nero, della sicurezza e dell'evasione fiscale).

Con il prevedibile risultato di un aumento complessivo del costo degli affitti con conseguenza naturale della crescita dei prezzi , di una resa più difficile della vivibilità del centro e di un respingimento in periferia e oltre rendendo così più complicata una prospettiva di crescita legata alla scelta di una città come Savona da parte di lavoratrici e lavoratori che lascerebbero volentieri città climaticamente difficili magari per poter usufruire di condizioni migliori da molti punti di vista nell'organizzazione del lavoro "smart" (su questo punto nasce anche la necessità di destinazione di sedi per co-working e di "start-up: discorso che necessariamente dovrà essere aperto in altra sede).


giovedì 25 luglio 2024

25 LUGLIO: RICORDARE IL FASCISMO

 

25 LUGLIO: RICORDARE IL FASCISMO di Franco Astengo

Nel ricordo del 25 luglio, giorno del colpo di stato monarchico che abbattè Mussolini e aprì la strada al momento più drammatico della storia d'Italia, è’ il caso di rammentare non semplicemente cosa è stato il fascismo ma di sottolineare quanto persiste: veri e propri rigurgiti fascisti si avvertono anche a livello di schemi culturali, di comportamenti a livello di massa, di opzioni politiche concrete portate avanti da soggetti che appaiono incontrare fortune elettorali e di consenso da parte dell’opinione pubblica, senza ricevere quel contrasto che meriterebbero.

Ricordando che il fascismo salì al potere pur rappresentando un’esigua minoranza parlamentare sulla base proprio di una mancata opposizione e di un accompagnamento “furbesco” attuato da chi pensava di addomesticarlo anestetizzandolo nella gabbia del potere.

L’attuale situazione, nella quale si stanno riproducendo soprattutto i temi più deteriori del razzismo deve essere affrontata attraverso l’espressione costante della negatività dei principi che il fascismo ha rappresentato realizzandone la costante comparazione con ciò che sta concretamente accadendo.

Il fascismo tese a presentarsi come squisitamente “italiano” e “romano”: torna qui il tema ricorrente del nazionalismo – bellicista.

L’alleanza con la Germania hitleriana e l’intervento nella seconda guerra mondiale, accentuarono i caratteri ideologici propri del fascismo degli esordi, come il bellicismo e, di converso, fecero emergere tratti ideologici propri di quella successiva fase rimasti in ombra quali il razzismo e l’antisemitismo.

Alcuni di questi caratteri, ma soprattutto il rifiuto della democrazia consentì di identificare un ruolo internazionale del fascismo, attivo in Europa, e felicemente definito da Palmiro Togliatti come “regime reazionario di massa”.

Una definizione che ha consentito, anche dopo la caduta del regime, di leggere il fenomeno del fascismo in senso transpolitico, come una sorta di cesarismo tipico del XX secolo basato su di un capo carismatico.

Un capo carismatico che portava avanti la ricerca del consenso delle masse attraverso una strumentazione di tipo propagandistico attraverso l’adozione di slogan rivoluzionari (intesi per lo più in una direzione aggressivamente nazionalistica) con la democrazia come nemico esclusivo, nella logica schmttiana.

Il fascismo impose un modello autoritario sulla base di un rapporto gerarchico di sfruttamento tendendo a tradursi in un atteggiamento orientato verso il potere e di dipendenza portandolo a un attaccamento disperato a tutto ciò che appare “forte” (il gruppo, il partito, la legge, lo stato, la razza ecc.).

Quali contro-misure posso essere adottate per uscire dell’atteggiamento del pregiudizio? Un tema di grande attualità se osserviamo attentamente ciò che accade.

Il nazionalismo che rimane la matrice diretta del fascismo di allora e di oggi, rimane prodotto dell’organizzazione totale della società, che può essere mutato soltanto trasformando la società.

Il maieutico della democrazia e delle riforme sociali rimane quello dell’aumento nella capacità culturale complessiva.

Una capacità di espressione culturale fondata soprattutto sulla memoria e rivolta alla complessiva articolazione sociale.

E’ necessario contrastare prima di tutto sul piano della conoscenza, attraverso la ripresa di una funzione pedagogica dell’organizzazione politica prima ancora della semplice concorrenza elettorale l’idea oggi, purtroppo ricorrente, che il fascismo ritorni come “autobiografia della nazione”, ineludibile destino di appagamento degli egoismi più retrivi.

Un'operazione culturale da condurre nel segno di un ritorno al concetto gramsciano di egemonia.


mercoledì 24 luglio 2024

SAVONA CAPITALE DELLA CULTURA: COESIONE E PROSPETTIVA

 

SAVONA CAPITALE DELLA CULTURA: COESIONE E PROSPETTIVA di Franco Astengo (Associazione "Il Rosso non è il Nero")


L'iniziativa di restituzione alla Città del lavoro fin qui portato avanti per presentare la candidatura di Savona Città Capitale della Cultura 2027, svoltasi ieri sera (23 luglio) in Piazza Pertini, ha dimostrato l'emergere di almeno due elementi di grande importanza nella costruzione di questa possibilità:

1) Una raggiunta coesione davanti all'obiettivo di -almeno- una parte rilevante della Città e dei suoi settori sociali e culturali maggiormente impegnati sul territorio. Questo risultato, assieme a quello di una concreta realtà di espressione comprensoriale, non era scontato in partenza e ne va sottolineata l'evidenza. E' stato detto che si tratta di un punto di partenza, ed è vero: ma in una situazione a lungo pervasa da istanze speculative e corporative, in un quadro regionale tendente da sempre all'emarginazione delle zone più scomode dell'area post-industriale, il raggiungimento di questo punto d'approdo dimostra per intero la validità della proposta e delle sue chances di riuscita;

2) Sono stati presentati una molteplicità di progetti i più significativi dei quali legati al tema dei contenitori storici, del loro recupero e della loro prospettiva di utilizzo futuro. Su questo punto è necessario riflettere proprio nel momento in cui sarà necessario stringere il tema dell'identità che dovrà essere raggiunto dalla Città nell'occasione dell'esercizio del suo ruolo di Capitale. Siamo di fronte ad una duplice e opposta necessità, in uscita e in entrata.

La necessità in uscita è quella di rompere davvero con quel passato che, almeno dalla fine del XX secolo e dall'inizio del successivo, ha caratterizzato (nella fase della deindustrializzazione) lo smarrimento identitario. Savona ridotta ad attracco di transito, diminuita, invecchiata, attorcigliata al connubio chiusura dell'industria e speculazione edilizia, in un quadro di immobilismo sostanziale.

Serviva una proposta per uscire dallo stallo e indubbiamente quella di partecipare all'idea di Capitale è servita allo scopo (come già si accennava all'inizio).

Nel futuro più o meno immediato la progettualità messa in mostra davanti a una cittadinanza partecipe (fenomeno non frequente dalle nostre parti) deve essere concretizzata ponendola al servizio di una revisione profonda del modo d'essere e di esprimersi dell'intera Città superando virtuali confini tra Centro e Periferie.

Si tratta di porsi in una dimensione di complessità nella quale i temi della cultura (prioritario il tema del rapporto Università/Città da determinare in forma ancora più stabile e strutturale) e dell'innovazione produttiva (delle nuove forme di finalità e di organizzazione del lavoro) si trovino collocate al centro del disegno.

Sarà fondamentale la ridefinizione urbanistica posta nel segno di un innalzamento di qualità del vivere cittadino e un insieme di valorizzazioni dei tanti aspetti che possono essere presi in considerazione.

Non si possono ancora dimenticare alcuni punti: quello dell'isolamento territoriale che richiede un grande sforzo sul piano delle infrastrutture (non a caso si è parlato di stazione ferroviaria come gioiello ma non ne va dimenticata l'estraneità al tessuto vitale della Città) e quello della non facile ulteriore crescita nella capacità di inclusione delle nuove cittadinanze.

Così come il tema della comprensorialità dovrà vivere nel procedere quotidiano riferendoci ad alcuni punti decisivi come quelli del recupero di aree dismesse da mettere al servizio di una nuova visione di produttività territoriale.

Abbiamo riassunto alcuni temi che sono già all'ordine del giorno per aggiungere una sollecitazione: il quadro complessivo di prospettiva sul piano infrastrutturale, urbanistico, di coesione sociale non può risultare estraneo al percorso di Capitale della Cultura e il raccogliersi della Città attorno a questo punto di riferimento dovrà continuare ad essere massimamente valorizzato come impegno collettivo.

domenica 21 luglio 2024

GOVERNO

 

GOVERNO

Questo governo merita il massimo disprezzo, ben oltre le modalità politiche che potrà portare avanti l'opposizione nella necessità di fronteggiare pericoli come quelli rappresentati dal premierato e dall'autonomia differenziata.

Questo governo merita disprezzo perché è intimamente fascista:

1) proclama il nazionalismo perseguendo l'economia di guerra e progettando inutili grandi opere di regime ;

2) protegge tutti i corporativismi e gli egoismi proprietari.

3) considera l'acquisizione di un potere senza alternative il proprio scopo di fondo e allontana (per ora soltanto allontana) chi considera un potenziale oppositore nel mondo dell'informazione, della cultura, della formazione.

L'esaltazione della rendita fondiaria contenuta nell'ultimo decreto casa quale frutto della logica ereditaria (si spezzettano gli appartamenti acquistati dai nonni con grande sacrificio per farne rendita in città resi ormai invivibili per i residenti) rappresenta soltanto un esempio tra i tanti di questa logica.

E' necessario prenderne atto: non siamo dentro a una situazione che potrà risolversi con l'antica illusione dell'alternanza e del bipolarismo temperato in un quadro "normale" di democrazia liberale.

Franco Astengo


mercoledì 17 luglio 2024

L'ABROGAZIONE TOTALE DELL'AUTONOMIA DIFFERENZIATA

 

L'ABROGAZIONE TOTALE DELL'AUTONOMIA DIFFERENZIATA di Franco Astengo


In un momento di grandissima delicatezza per i già fragili equilibri costituzionali muovere una macchina organizzativa di grandi dimensioni come quella referendaria per obiettivi parziali tattici significherebbe mostrare sfiducia rispetto alla nostra capacità di mobilitazione e di conseguimento di un risultato - quello di respingere il ddl sull'autonomia differenziata - fondamentale per la prospettiva democratica del Paese.

Al di là delle giuste ragioni di carattere giuridico (ed anche tattico) che pure fanno prevalere per questo tipo di scelta si tratta del nodo politico che va affrontato fino in fondo sul terreno della qualità della democrazia costituzionale che è necessario difendere e affermare.

Si ricorda ancora l'importanza nel frangente delle categorie definite "No Lep" che collocano la vicenda ben oltre a quella fondamentale dell'equità e dell'uguaglianza formale ma nel pieno della prospettiva di collocazione strategica dell'Italia anche rispetto all'Europa (intervento in economia, finanza, fisco, ecc).

La richiesta di abrogazione totale risulterebbe inoltre in linea con la necessità di invertire la rotta da quella sciagurata rincorsa alle ragioni di altri che fu all'origine della modifica del titolo V della Costituzione nel 2001; analogo atteggiamento subalterno del resto fu tenuto anche in occasione del referendum del 2020 sul taglio nel numero dei parlamentari, scelta di cui stiamo pagando conseguenze molto amare.

Naturalmente la scelta dell'abrogazione totale presenta rischi evidenti e necessità di un impegno straordinario, ricordando sempre le grandi difficoltà di mobilitazione dell'elettorato: ma non è possibile deflettere dal cercare un risultato che alla fine rappresenterebbe una vera alternativa.

lunedì 15 luglio 2024

LA MORALITA' DELL'ANTIFASCISMO

 

LA MORALITÀ' DELL'ANTIFASCISMO di Franco Astengo


In Liguria, come altrove beninteso, è urgente tornare a riprendere il tema della "moralità dell'antifascismo" per farne oggetto di pedagogia e piattaforma comune di iniziativa politica e anche di presenza istituzionale.

E' accaduto ieri: un consigliere regionale nell'occasione investito di funzioni istituzionali ha presenziato a una delle più tragiche espressioni di "uso politico della storia" organizzata da nostalgici repubblichini (non si può evitare di definirli a questo modo anche per distinguere tra il fascismo del ventennio e quello della repubblica) fautori della guerra civile, stragisti razziatori alleati direttamente dei nazisti e non (come in precedenza all' 8 settembre) per via di un patto di alleanza militare.

La Regione Liguria sta attraversando una profonda crisi come istituzione: le vicende giudiziarie legate al suo presidente di giunta potranno risolversi in diversi modi ma rimane una nuova forte ferita rivolta alla credibilità di una democrazia ridotta - comunque - ad una visione di logica di scambio destinata semplicisticamente alla detenzione di un potere erroneamente per "politica".

Così, in questa crisi verticale della democrazia in una Regione storicamente all'avanguardia come la Liguria prima di tutto nel voto alla Repubblica e di conseguenza nella costruzione della Costituzione Repubblicana (il 2 giugno 1946 alla Repubblica andarono il 69.06% dei voti) stiamo assistendo alla confluenza di due fattori: la questione morale e il revisionismo storico (questo secondo della lega più bassa).

Occorre tornare a far riflettere su quelle che furono in allora le scelte individuali compiute al momento del “prendere o lasciare” dell’invasione tedesca e della subalternità fascista .

E' necessario far capire che in quella decisione era già maturata la prefigurazione di un futuro diverso dove l’anelito alla libertà trovava sostanza nei principi fondativi di un’appartenenza politica.

Il radicamento dei partiti nella società italiana del dopoguerra ebbe certo uno dei suoi presupposti in quella presenza resistenziale e si può affermare ancora adesso, con sicurezza e con orgoglio, che su queste basi fu possibile poi, nel corso di frangenti quanto mai difficili, scrivere la Costituzione Repubblicana.

Fu , però nelle scelte difficili e solitarie compiute all’inizio della lotta di Resistenza che si realizzò la saldatura tra chi aveva combattuto il fascismo nel Ventennio e chi era salito in montagna dopo l’8 Settembre: una saldatura che avrebbe formato una nuova classe dirigente, una “generazione lunga” che avrebbe, tra fatiche, contraddizioni, conflitti ricostruito una convivenza civile e una coscienza collettiva: ciascheduno per la propria parte, con le proprie convinzioni ma nell’idea di fondo che attraversò i resistenti italiani: non ci si poteva limitare alla disfatta tedesca, bisognava ricostruire prima di tutto un senso comune. Come scrisse Silvio Trentin “Vincere la guerra per vincere la pace”.

Ci troviamo di fronte al dover di tornare a far comprendere questo intreccio di "moralità" tra le scelte individuali e quelle collettive proprio perché, e in Liguria abbiamo soltanto un esempio, ci troviamo di fronte a una connessione tra il disprezzo della morale e della verità storica e politica che dobbiamo contrastare per dare ancora una volta una possibilità alla democrazia.



domenica 14 luglio 2024

CON LA FASCIA DELLA REGIONE ALLA COMMEMORAZIONE DELLA R.S.I.

 

Con la fascia della Regione alla commemorazione dell’Rsi, nuovo caso Vaccarezza : il consigliere sul monte dell’eccidio che non c’è mai stato

Così ci risiamo per l'ennesima volta: una commemorazione per i repubblichini uccisi, a detta della vulgata post fascista, sul Monte Manfrei.

Come hanno confermato testimoni, storici e ricercatori, la presunta strage di 200 repubblichini da parte di non meglio identificate formazioni partigiane, subito dopo la Liberazione, è una falsità. Ha fatto testo in tal senso la testimonianza della compianta maestra di Sassello Fausta Siri che ha raccontato con precisione: “Io c’ero e ho visto con questi occhi e ora le cose ve le sto raccontando con questa bocca. Non c’è stato nessun eccidio sul Monte Manfrei”, esattamente come fa testo la documentazione del campo di prigionia di Coltano (Pisa) dove i marò saranno reclusi ai primi di maggio provenienti da Rossiglione”.

"In quei giorni convulsi, nei quali molte vicende drammatiche si dipanarono, come concordano tutte le fonti, non più di dieci collaborazionisti particolarmente attivi nelle persecuzioni verso partigiani e popolazione locali, vennero fucilati ma la narrazione della cieca violenza partigiana, anche se smentita dai fatti, fa comodo ai post fascisti di oggi, che cercano in ogni modo di dipingere chi ha combattuto ( e magari è morto ) per la libertà, come dei fanatici e violenti.

Non dovrebbe essere possibile in occasioni come questa assumere arbitrariamente vesti istituzionali e tocca agli antifascisti vigilare, denunciare, far vivere la verità storica.

Franco Astengo



venerdì 12 luglio 2024

AUTONOMIA DIFFERENZIATA OLTRE I LEP

 

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: OLTRE I LEP di Franco Astengo


Nell'organizzare l'opposizione ( anche tramite richiesta di referendum) verso la legge sull'autonomia differenziata si sta evidenziando con grande forza il tema dei LEP (Livelli Essenziali Prestazioni) che dovranno essere stabiliti per rendere una base uniforme alle residue erogazioni di stato sociale: sanità, scuola.

Al riguardo della legge approvata in questi giorni si rileva però un tema che non appare al centro del dibattito ma che rappresenta probabilmente il "cuore" della vicenda: il riferimento è alle materie di cui le Regioni possono richiedere l'acquisizione di competenze nelle materie "No Lep".

La regione Veneto ha così immediatamente avanzato richieste di maggiore autonomia nelle 9 materie "non Lep", cioè quelle per le quali non è necessario che lo Stato stabilisca prima i Livelli essenziali di prestazione. 

Fra queste oltre alla previdenza complementare, il coordinamento della finanza pubblica, le banche (Casse di Risparmio, Banche di credito rurale, ecc,) spicca la richiesta della piena competenza sul commercio estero e i rapporti con l'UE.

Il tema dei rapporti con l'estero è particolarmente delicato e specificatamente lo è ancora di più al riguardo del Veneto.

Il tessuto industriale veneto (come in parte quello lombardo) composto da aziende di media/piccola dimensione nella generalità avanzate tecnologicamente e quasi completamente complementari e sussidiarie all'industria tedesca.

Per fare un esempio i 20,9 miliardi di merci che vengono esportate dal Veneto verso la Germania sono superiori ai 16 miliardi dell’export canadese. 

Questo dato indica alcune questioni:

1) l'orientamento produttivo delle industrie venete è strettamente legato a quello delle industrie tedesche e in particolare alla Baviera e al Baden Wurttenberg. Se come pare la Germania deciderà di innalzare la propria quota di PIL riservata all'armamento è evidente che avremo aspetti di riconversione industriale che toccheranno l'insieme delle filiera di là e al di qua delle Alpi. Il Veneto (e la Lombardia) potrebbe così legarsi ad una economia di guerra indipendentemente dalle scelte generali del Paese;

2) Il primo punto pone oggettivamente in discussione l'idea della programmazione economica a livello nazionale (e il rapporto con l'Europa) e di intervento pubblico in economia (mentre il governo procede a tentoni nel pieno della confusione come nel caso della cessione di ITA, delle acquisizioni in siderurgia e a cessioni improprie come nel caso della Rete Tim passata ai pensionati canadesi in uno scenario inedito in Europa).

Questo tipo di analisi rafforza ulteriormente la necessità di combattere a fondo questo pericoloso stato di cose in atto cercando anche di far comprendere come si tratti di un tassello del cambiamento che la destra ha in programma sul tema del rapporto tra governo e democrazia.

Privatizzazione e autoritarismo nell'esercizio di un potere fondato sulla frammentazione dello Stato anche sul piano delle relazioni internazionali (negli aspetti che di più contano) così la destra intende saldare il quadro di modificazioni costituzionali: una direzione di marcia di variazione profonda del concetto di governabilità che dovrà essere fermato anche se a sinistra, nel passato più recente, ci si è mossi aprendo la strada con riforme portate avanti con il solo scopo di inseguire l'agenda dell'avversario (come fu nel caso della riforma del titolo V).

Il recupero dell'autonomia progettuale della sinistra in particolare rispetto al quadro europeo proprio sul punto governabilità/democrazia appare il primo passaggio decisivo per affrontare una situazione che si presenta molto difficile.



lunedì 8 luglio 2024

FRANCIA DOPPIO TURNO

 

FRANCIA DOPPIO TURNO di Franco Astengo


Ho provato a tirar giù un'analisi del peso del doppio turno nelle elezioni francesi: si tratta di dati ancora incompleti ma che possono fornire comunque una credibile indicazione complessiva al riguardo del punto, principale che è stato segnato in questa occasione.

Ricordo in premessa che quello francese è appunto un "secondo turno" e non un ballottaggio come invece avviene in Italia in occasione dell'elezione del sindaco: in Francia, acclarato che il candidato che passa il 50% dei voti validi nel primo turno è eletto, al secondo turno accedono quanti hanno superato il 12,5% degli aventi diritto.

Nasce così quel tema dei "triangolari" e soprattutto della "desistenza" di cui si è molto discusso in questi giorni e che è stata applicata in maniera sufficientemente rigorosa dalle formazioni del cosiddetto "spirito repubblicano" e in particolare dalla sinistra.

Riferendoci al solo territorio metropolitano si sono svolti diversi triangolari in particolare dovuti al mancato ritiro del candidato di Ensemble ( la lista di riferimento di Macron) quando il candidato meglio piazzato apparteneva a France Insoumise (19 triangolari Ens-FP-RN) o ai Verdi.

Al secondo turno abbiamo assistito anche a due quadrangolari (sempre con riferimento al territorio metropolitano) il primo vinto dal RN davanti alla Lista Repubblicana (gollisti), al Fronte Popolare e a Ens. Il secondo vinto da un candidato definito di "diversa destra" davanti al RN, FP ed ENS.

In due circoscrizioni della banlieue parigina si sono anche affrontati candidati di France Insoumise rappresentanti evidentemente di diverse correnti e in un'altra occasione un candidato del PCF vittorioso su di un esponente di France Insoumise.

Il tema che maggiormente interessava questo secondo turno era quello riguardante il rapporto tra il RN e la "desistenza" del Fronte Repubblicano.

Prendendo ad esempio 254 collegi del territorio metropolitano nel quali il RN partiva dal primo turno con il maggior numero di voti la formazione di estrema destra ha mantenuto il primato (e ottenuto il seggio) in 102 perdendo 152 collegi (59,84%) dove si è trovata i propri candidati scavalcati dagli avversari.

152 seggi suddivisi: 84 a ENS, 43 al Fronte Popolare e 25 ai Repubblicani (Gollisti) una parte dei quali si era alleata con il RN fin dal primo turno.

E' capitato che ci sia stata autonomamente desistenza da parte della sinistra anche verso i candidati della LR. quando questi si sono trovati proiettati al secondo turno in migliore posizione.

Un esempio di generosità politica questo offerto dalla sinistra francese che ha fornito un esito positivo spingendo anche la crescita alla partecipazione al voto che probabilmente è risultato essere il fattore decisivo per il successo finale.


venerdì 5 luglio 2024

POTERE COSTITUZIONALE

 

L'intervento del presidente Mattarella svolto a Trieste il 3 luglio e il deposito dei quesiti sull'autonomia differenziata in Cassazione hanno aperto di fatto una stagione di confronto anche elettorale sui temi cruciali della difesa e dell'affermazione della Costituzione Repubblicana.

Di seguito mi permetto di unire un intervento di merito sui risvolti anche teorici circa i temi opportunamente sollevati dal Capo dello Stato: il mio scopo è quello di sollecitare, nella realtà savonese, l'avvio di un dibattito finalizzato a riunire le forze anche nella nostra realtà locale in vista di questi fondamentali appuntamenti. Franco Astengo

POTERE COSTITUZIONALE di Franco Astengo

L'intervento svolto dal presidente Mattarella lo scorso 3 luglio in occasione della settimana sociale dei cattolici merita un approfondimento perché il suo contenuto è apparso misurato sulla necessità di mantenere proprio il concetto di potere all'interno dei limiti costituzionali .

Quei limiti costituzionali che definiscono con grande chiarezza i termini di rapporto tra ruolo e finalità delle diverse istituzioni proprio sul terreno che si potrebbe definire dell'armonia di governo.

 L’obiettivo in quest'occasione dovrebbe essere quello di attrezzarci al meglio sul piano teorico: sicuramente, sotto quest’aspetto il concetto e la conseguente percezione esterna del potere sono mutati nella valutazione di larga parte dell’opinione pubblica, almeno in Occidente, proprio laddove appare in difficoltà l'antica democrazia liberale.

Un elemento sul quale, con ogni probabilità, il fattore globalizzazione ha inciso in maniera inferiore rispetto ad altre tematiche come, invece, quelle riguardanti la finanziarizzazione dell’economia, la standardizzazione dei meccanismi comunicativi, l’apertura ai flussi di migrazione: tutti fenomeni che nell’ultimo ventennio hanno registrato un forte incremento nel loro peso specifico sulla realtà politica, economica, sociale.

Nello sviluppo del pensiero umano il concetto di potere è sempre stato suddiviso in “comparti” (per così dire).

Aristotele distingueva nella “Politica” tre tipi di potere in base all’ambito nel quale esso era esercitato: il potere dei padri sui figli, il potere dei padroni sugli schiavi, il potere dei governanti sui governati (vale a dire il potere politico in senso stretto).

In età moderna Locke riprese la classificazione aristotelica allorquando, aprendo il secondo dei suoi “Trattati sul governo”, ribadisce la distinzione tra il potere del padre sui figli, del capitano di una galera sui galeotti e del governante sui sudditi.

Ancora Max Weber in “Economia e Società” distingue tra potere “costituito in virtù di una costellazione di interessi” (dunque il potere specificatamente economico) e il potere costituito in virtù dell’Autorità, includendo in questo il potere del padre di famiglia, dell’ufficio o del potere del principe.

Nella modernità attorno al concetto di potere abbiamo trovato espressi fattori come potenza, forza, influenza tutti utilizzati al fine di realizzare il condizionamento sociale per trovare obbedienza a un comando che contenga un determinato contenuto.

Su queste basi era maturato il concetto fondamentale di separazione dei poteri (Locke, Montesquieu, Sieyès) destinata a diventare il cardine dello Stato di diritto.

In particolare l’abate Sieyès, con la sua teorizzazione dei rapporti tra potere costituente e poteri costituiti, pone le basi per la teoria moderna della Costituzione.

Il testo della Costituzione deve essere così inteso come atto normativo mirante a definire e disciplinare la titolarità e l’esercizio del potere sovrano.

Da questa concezione del potere e del suo esercizio che, a questo punto, potrebbe essere definita come “classica” è derivata concretamente l’attuazione del principio della separazione dei poteri: tra potere legislativo e potere esecutivo da un lato, e tra potere giudiziario e potere legislativo dall’altro.

Su questi basi prendeva corpo l’idea della Centralità del Parlamento, che sovraintende – tra l’altro – all’intero impianto istituzionale previsto dalla Costituzione Italiana del 1948.

Oggi, non soltanto in Italia, questo schema si sta rapidamente modificando.

Lo Stato legislativo ha ormai lasciato il posto allo Stato governativo che produce una sorta di “inflazione normativa” nella forma di decreti e decisioni particolaristiche (è sufficiente esaminare il lavoro del Parlamento Italiano nel corso degli ultimi trent’anni).

Nello stesso tempo la Magistratura ha svolto sempre di più funzioni di supplenza al riguardo della determinazione degli equilibri politici e degli stessi orientamenti legislativi, intervenendo oltre ai temi già citati addirittura su temi di diretta pertinenza al riguardo delle fonti stesse di legittimazione delle sedi legislative: si pensi al tema della legge elettorale dove abbiamo registrato nel recente passato interventi di grande spessore da parte della Corte Costituzionale.

Inoltre i confini del potere politico appaiono confusi rispetto a quelli del potere economico: su questo punto è avvenuto, sempre per restare nell’ambito dell’Occidente e ancor più in specifico del “caso italiano”, una surrettizia (e non  completata) “cessione di sovranità” .

Uno spunto di riflessione ulteriore può essere suggerito, a questo punto, da un aggiornamento d’analisi al riguardo della teoria della “microfisica del potere” elaborata  a suo tempo da Michel Foucault per rispondere proprio all’evidenziarsi di quella “confusione tra i poteri” cui si è appena accennato.

La teoria del filosofo francese considera il potere come una risorsa che circola attraverso un’organizzazione reticolare.

Si tratta di un punto sul quale l’analisi non si è ancora soffermata abbastanza a fondo e che vale la pena riprendere all’interno di una riflessione dettata dall’attualità di questi giorni.

Una riflessione sulla folle corsa che la modernità impone alla ricerca di un verticismo  assoluto nella detenzione del potere, nell’assolutismo dell’io come essere esaustivo della finalità umana come punto di ricerca dell’assolutismo politico.

Emerge un contrasto evidente, si sente uno stridore terribile proprio tra questa ricerca della verticalità del potere assoluto e l’orizzontalità piatta dello scorrere della vita umana.

Un’orizzontalità perenne, che si perpetua nonostante le  deviazioni improvvise che un itinerario di vita trova strada facendo.

Questi frangenti impongono di tornare a riflettere proprio sull’appiattirsi delle relazioni, sull’impossibilità di riconoscere un ordine e un comando che appaiono inutili nel loro vano dimostrarsi.

L’orizzontalità dell’essere reclama il collettivo, il “noi”, e respinge l’io.

Il potere non si concentra più al vertice ma si disperde nella società attraverso gli individui: è la tesi della “inflazione del potere” cui Luhmann risponde considerandola come fonte dell’ingovernabilità con la teoria della riduzione del rapporto tra politica e società, e di conseguenza con una  sorta di ritorno a forme “decisionistiche” di tipo quasi assolutiste

La presa d’atto, in sostanza, della necessità di un potere sovraordinato rispetto al venir meno di confini netti tra potere economico, politico, ideologico, tra poteri costituenti e poteri costituiti oppure ancora tra esecutivo, legislativo, giudiziario.

Sorge però a questo proposito una domanda cruciale: come potrà costituirsi, nel concreto, questo potere sovraordinato?

Una possibile risposta può venire proprio dall’analisi dell’attualità del caso italiano.

La risposta può venire dalla finzione, dalla messa in scena di un potere esclusivamente immaginario esercitato in via personale da un attore capace di interpretare il flusso degli strumenti mediatici (orientati, tra l’altro, sempre più verso il consumo individuale di notizie e di fittizi rapporti sociali e di trasmissione di idee).

Una nuova concezione del potere: “di finzione” sul piano del pubblico e “privato” nella concezione, ormai apparentemente egemone che si vorrebbe legittimare in forma plebiscitaria.

Su questa base si sviluppa la crisi della democrazia occidentale e si ridefinisce proprio il concetto di potere: un terreno tutto da analizzare con grandi difficoltà che s’incontrano nella capacità di proporre sintesi.

Per redigere questo testo sono stati consultati: Max Weber “Economia e Società”, Milano 1974; Michel Foucault “Microfisica del potere” Torino 1977, Niklas Luhmann “Potere e complessità sociale” Milano 1979, Roberto Esposito e Carlo Galli, “Enciclopedia del pensiero politico”, Roma – Bari 2005.