Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
martedì 30 settembre 2025
NUMERI DALLE MARCHE
NUMERI DALLE MARCHE di Franco Astengo
Ancora una volta è necessario segnalare che tra le forze politiche, nell'occasione delle elezioni regionali delle Marche 2025, si discute di vittorie e di sconfitte trascurando un dato che - invece - testimonia il progressivo infragilirsi del sistema politico italiano.
L'unico dato che risulta davvero in movimento (stabilizzatasi abbastanza la volatilità elettorale tra candidati e liste) è quello dell'astensione al voto che nessuna forza politica riesce a frenare e intercettare.
Ostinatamente, infatti, ci permettiamo di considerare questo dato come elemento fondamentale per giudicare gradimento e produttività di un sistema politico nel suo complesso.
Dunque le Marche: prendiamo il voto per i candidati presidenti tra il 2020 e il 2025.
5 anni fa erano in lizza 8 candidati presidenti e sui loro nomi furono espressi 735.200 suffragi da 1.310. 843 elettrici ed elettori iscritti nelle liste elettorali di cui 783.173 votanti.
Oggi i candidati presidenti erano 6: elettrici ed elettori assommavano a 1.325.689 unità e i voti validi espressi in questo ambito 647.912. In conclusione 677.777 marchigiane e marchigiani non hanno espresso il loro voto o astenendosi dal recarsi al seggio oppure depositando nell'urna un voto nullo o bianco.
Di conseguenza il confermato presidente Acquaroli è stato eletto con il 25,47% del totale degli aventi diritto mentre il suo competitor Ricci ha avuto il 21,58%. Nell'occasione delle elezioni regionali 2020 Acquaroli era stato eletto con il 27,55% sul totale degli aventi diritto,mentre Mangialardi per il centrosinistra (che già comprendeva Italia Viva) ottenne il 20,91% sul totale degli iscritti nelle liste. Da ricordare che era presente anche una candidatura Mercorelli per il M5S che ottenne il 4,83% sul totale degli aventi diritto.
Soltanto a titolo di cronaca ricordiamo che nell'occasione delle elezioni politiche 2022 i voti validi per i candidati al Parlamento nei collegi uninominali (e di conseguenza per le liste, considerato il trasferimento automatico del voto) furono 761.144 su 1.165.397 elettrici ed elettori (le liste elettorali per le elezioni politiche sono depurate dall'elenco degli iscritti all'estero).
Quindi la percentuale di effettiva partecipazione al voto risulta essere così distribuita: Regionali 2020 (voto presidenti) 56,08%, Politiche 2022 65,31%, Regionali 2025 48,87%. Un calo tra regionali e regionali del 7,21%, a dimostrazione - tra l'altro - del costante calo di interesse per le elezioni regionali nonostante il potere che l'Ente detiene in particolare su di un tema così delicato come quello della sanità.
Esaminiamo allora l'andamento di coalizioni e liste, ponendo i dati in relazione alla crescita del profilo bipolare del sistema (ovviamente per quel che può valere un test in un a piccola regione come le Marche).
Nell'occasione delle elezioni politiche 2022 si registrò un profilo coalizionale appoggiato su 4 principali poli: centro-destra con 341.016 voti (pari al 29,26% sul totale degli aventi diritto) centro.sinistra con 200.465 voti ( pari al 17,20% sul totale degli aventi diritto) M5S con 104.970 voti ( pari al 9,00% sul totale degli aventi diritto) Centristi -Azione-Italia Viva con 56.492 voti (pari al 4,15% sul totale degli aventi diritto). L'insieme dei 4 schieramenti principali aveva raccolto nelle elezioni politiche 2022 il 59,61% sul totale degli aventi diritto.
Elezioni regionali 2025: i profili coalizionali si riducono a 2 essendo il M5S e i centristi confluiti nel cosiddetto "campo largo". Centro-destra 305.104 voti ( 23,01 % sul totale degli aventi diritto) Campo Largo 247.053 voti ( 18,63% sul totale degli aventi diritto). Il complesso della capacità di consenso dei due principali profili coalizionali si riduce al 41,64% sul totale degli aventi diritto rispetto al 46,46% del 2022. Una riduzione di percentuale interamente acquisita dalla crescita dell'astensione. In particolare per quel che riguarda il cosiddetto "Campo Largo" l'incremento fornito dalla presenza del M5S e dei centristi è stato - rispetto al totale degli iscritti nelle liste - dell'1,40% rispetto ai consensi ottenuti dal solo centro-sinistra nel 2022. Ne consegue, almeno per quel che riguarda l'esito del voto marchigiano, una necessità di urgente ripensamento nella costruzione di uno schieramento alternativo: sicuramente non basta, come hanno già fatto notare autorevoli commentatori, sbandierare il vessillo palestinese nell'ultimo giorno di campagna elettorale.
Dal punto di vista delle singole forze politiche registriamo ovviamente un generalizzato calo di consensi (tenendo conto anche della presenze di liste dei candidati presidenti e più o meno civiche)..
Dal punto di vista del centro-destra le liste del presidente e civiche hanno assommato 49.617 voti (3,74% sul totale degli aventi diritto). Tra le politiche 2022 e le regionali 2024 i partiti del centro destra accusano queste perdite di consenso: Fratelli d'Italia meno 69.037; Forza Italia meno 932; Lega meno 18.993; Noi Moderati una crescita per 2.662 voti. In totale la somma delle liste di centro destra perde 88.962 voti, compensati parzialmente dai 49.617 voti delle liste del presidente e civiche e dall'incremento di 2.662 voti di Noi Moderati. Il saldo delle liste è quindi negativo per 36.863 voti (pari al 2,78% sull'intero corpo elettorale).
Nelle liste del "Campo Largo" troviamo questi riscontri tra le elezioni politiche del 2022 e quelle regionali 2025: Il PD flette di 24.139 voti, AVS perde 1.226 voti, il M5S cala di 76.134 suffragi (nel 2022 il M5S non faceva parte dell'Alleanza con il PD). L'insieme delle liste civiche a sostegno della candidatura Ricci hanno assommato a 60.838 voti. Da tener conto che nelle elezioni politiche 2022 la lista di Italia - Viva e Calenda aveva ottenuto 56.492 voti. Della coalizione del "Campo Largo" faceva parte anche la lista Pace, Salute, Lavoro che comprendeva il simbolo del PRC: 6.392 voti rispetto ai 10.019 ottenuti nel 2022 dalla lista Unione Popolare (anch'essa fuori in quel momento dal perimetro del Campo Largo), quindi una flessione di 3.627 voti.
Sarebbe sbagliato da parte nostra sommare questi dati in un'unica analisi essendo il "Campo Largo" frutto di una costruzione non coerentemente articolata sul piano politico generale ma raccolta - in questo caso - esclusivamente attorno al programma del candidato Presidente. Il dato complessivo però non può che far registrare un processo di arretramento generale tenuto conto che la somma delle liste a sostegno di Ricci hanno ottenuto 247.053 voti pari al 18,63% sul totale degli aventi diritto come abbiamo già segnalato poco sopra.
In conclusione:
1) Acquaroli è stato eletto con il 25,47% sul totale degli avanti diritto, le liste a suo sostegno hanno avuto il 23,01% sempre rispetto al totale degli aventi diritto;
2) Ricci è stato sconfitto con il 21,58% sul totale degli iscritti, le sue liste a confronto sul medesimo dato hanno avuto il 18,63%
3) L'astensionismo è cresciuto rispetto a qualsiasi altro dato precedente si voglia considerare. Nessuna forza politica appare in grado di drenare il fenomeno alimentato in particolare dalla caduta del M5S
4) Il bipolarismo (forzato su entrambi gli schieramenti e in particolare su quello del centro-sinistra meno legato alle logiche semplificatorie della destra) lascia sempre più spazio in un sistema politico nel quale il 50% di astensione appare ormai quasi normale. Come invece non dovrebbe essere in un quadro storicamente articolato come quello italiano.
5) Anche le elezioni regionali delle Marche confermano la complessiva fragilità del sistema: sicuramente il centro-destra ( e segnatamente FdI) non può considerarsi egemone e neppure costruttore di una coalizione dominante. I successi elettorali ormai si verificano in "discesa" e il centro-sinistra o campo largo non appare in grado di offrire una alternativa consistente. Verificheremo se questa analisi offerta dal quadro emerso dalle elezioni marchigiane sarà confermata dalle prossime tornate.
lunedì 29 settembre 2025
SOCIALISMO: RITORNO ALL'UMANESIMO
SOCIALISMO: RITORNO ALL'UMANESIMO di Franco Astengo
L'immane tragedia di Gaza ci ha fatto un regalo restituendoci il concetto di umanità come valore morale: quel concetto di valore morale che muove le persone sulle piazze del mondo, d'Europa e d'Italia in una forte richiesta - prima di tutto - proprio di "ritorno all'umanità"
Dal valore morale discende però direttamente la necessità di recuperare i fattori decisivi di una concezione diversa della politica da quella oggi dominante intrisa di senso di dominio e di sopraffazione.
L'umanità quale fattore politico: questo può essere il punto di svolta di questa asfittico sistema politico italiano ormai stretto nello pseudo-valore di una governabilità fondata sui principi estremistici dell'egoismo, dell'individualismo competitivo, di una destra definibile semplicisticamente "di potere".
La traduzione del concetto di umanità in fatto politico è la grande sfida di questa modernità: ci sarebbe bisogno di un universalismo radicale fondato su di una comune umanità come origine delle nostre norme e quindi in grado di opporsi ai nazionalismi reazionari e ai riduzionismi identitari.
Sovrasta la domanda: cosa rimane dell'universalismo, al di là delle petizioni di principio di chi ancora crede che l'Occidente abbia identità e valori sottintesi come buoni da essere esportati al resto del mondo? Dell'universalismo ci è rimasto il volto predatorio: l'Antropecene, che coincide piuttosto con il volto violento ed aggressivo di un nuovo capitalismo alla ricerca forsennata di nuove risorse da sfruttare.
Continua a rilevarsi un vuoto: quello della rappresentanza politica di quei valori di solidarietà e di uguaglianza che un tempo avremmo definito "socialismo". Socialismo che dovrebbe coincidere con "pace": Sarebbe necessario che pace e politica si trasformassero in un binomia inscindibile partendo proprio da un recupero da una visione del futuro attraverso l'elaborazione di una necessaria Utopia da considerare veicolo per rendere possibile un progetto. La coscienza della propria appartenenza e la volontà politica di determinare il cambiamento rimangono fattori insuperabili e necessari come motore di qualsivoglia iniziativa della trasformazione dello stato presente delle cose. Attenzione però lo stato presente delle cose va cambiato sia nel senso della condizione oggettiva della nostra esistenza sia in quello dell'assunzione di una consapevolezza soggettiva del vivere con gli altri. Da questa consapevolezza tra individuale e collettivo "si realizza la vita d'insieme che è solo la forza sociale, si crea il "blocco storico"" (Gramsci Quaderno 11). Come auspicava Luckas "la coscienza di classe trova il suo superamento nell'universale riconoscimento della propria appartenenza al genere umano". La coscienza della propria appartenenza deve così sfociare nella coscienza di un'umanità che richiede uguali diritti per tutte e per tutti. La volontà politica del"soggetto" va allora impegnata nella ricerca di un socialismo possibile nella forma di un nuovo umanesimo rimanendo fedeli ad un'etica della trasformazione in quanto opposizione allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo , dell'uomo sulla donna.
La politica non riesce a fare quella che dovrebbe essere la propria parte: elaborare strategie adatte ad evitare l'imbarbarimento generale. Ed è su questo punto che la politica dovrebbe essere richiamata da un'idea di ritorno all'umanità e rimane il bisogno di umanesimo socialista
mercoledì 24 settembre 2025
SANITA' LIGURIA: L'IRRAGGIUNGBILE RISTRUTTURAZIONE
SANITA' LIGURIA :L'IRRAGGIUNGIBILE RISTRUTTURAZIONE di Franco Astengo
L'impressione del profano è quella che cittadine/cittadini dovrebbero riflettere meglio sul proprio voto in particolare quando i candidati promettono "razionalizzazione" dei servizi e degli evehtuali connessi sprechi.
E' stata questa la prima impressione ricevuta dalla proposta (in fase avanzata di realizzazione) portata avanti dal Presidente della Regione (non Governatore) Bucci circa l'unificazione in un solo soggetto del livello dirigenziale e organizzativo della disastrata sanità ligure, già abbondantemente e da tempo in mano a privati.
Privati che adesso significano anche qualcosa di diverso dal mero interesse alla materia (si tratta di holding di vasta dimensione, fondi di investimento, soggetti che rispondono esclusivamente al profitto di azionisti e sottoscrittori).
Quella di Bucci è un'idea di ristrutturazione super-centralizzata e super - dirigistica (non a caso si parla di un fuori-classe da ricercare alla guida: probabilmente un fuori - classe con le mani fi forbice) di stampo americano (gli USA sono lo stato dove la sanità è gestita nel modo più crudele verso i cittadini).
A questo modo sarebbe saltata a piè pari l'articolazione territoriale :per quel che riguarda Savona già pochi giorni fa un esperto come Giampiero Storti paventava l'assorbimento dell'ASL savonese in quella imperiese in un quadro di complessivo disegno politico di superamento della provincia di Savona da trasportare a ponente per meri motivi elettorali.
Sarebbero ignorate le specificità, il ruolo dei diversi presidi, le diverse esigenze della popolazione.
Il tutto sarebbe ricondotto al giudizio di un "manager" irraggiungibile rispoendente soltanto al presidente della Regione e dal suo "cerchio magico", al di fuori da qualsiasi livello di confronto democratico e/o professionale e che obbedirebbe soltanto alla logica della semplificazione del pubblico per lasciare definitivamente il passo all'articolazione degli interessi privati.
Sarebbe proprio il caso di rifletterci meglio e di preparare bene l'opposizione a questo progetto, in Regione e nella mobilitazione sociale.
lunedì 22 settembre 2025
E' MANCATO GIUNIO LUZZATTO
E' MANCATO GIUNIO LUZZATTO di Franco Astengo
E' mancato a Genovaall'età di 90 anni Giunio Luzzatto, professore universitariospecchiata figura di socialista d'antico stampo.I giornali loricordano specificatamente come assessore regionale alla culturanella giunta Mori, primi anni'90.Giunio Luzzatto varicordato però prima di tutto come un socialista capace dicontrapporsi con grande fermezza alla deriva clientelare che il PSIaveva subito in Liguria con l'avvento di Alberto Teardo: conclusasicon l'arresto di Teardo in quel momento ex-presidente della Regione ecandidato al Parlamento (giugno 1983) e poi condannato per corruzioneassieme ad altri sodali con i quali aveva conquistato l'egemonia nelPSI ligure.Giunio avevacombattuto una dura battaglia nel partito fin dalla metà deglianni'70 fino a convincerlo ad aderire alla rottura verso Craxirealizzata nel 1981 dal gruppo che faceva capo a Tristano Codignola(scomparso proprio nei giorni in cui fu consumata l'uscita dal PSI)che comprendeva Franco Bassanini, Elio Veltri e altri e che sfociònell'adesione alla Sinistra Indipendente.In Liguria laSinistra Indipendente rappresentò, assieme al Pdup, il punto diriferimento politico di una "questione morale" condotta inanticipo rispetto a "Tangentopoli" : Giunio fu l'animatoredi questa iniziativa assieme a Giovanni Burzio e a Carlo Trivelloniintesi come protagonisti di un'area politica diffusa e culturalmentedi grande spessore.Giunio fu poi elettoin Regione Liguria nelle liste del PCI con le elezioni del 1985 econfermato nel 1990, quando - appunto - svolse l'incarico diassessore.Personalità dialtissimo livello culturale e di grande moralità si era dedicatomolto ai problemi dell'Università e più in generale della scuola e-ancora - ai temi istituzionali di cui era cultore nel senso delladifesa della centralità delle assemblee elettive contrastandoqualsiasi segnale di deriva personalistica e autoritaria.Davvero è il casodi dedicare a Giunio un pensiero quale protagonista per un lungoperiodo della parte migliore della nostra vita pubblica e di esempiodi grande rigore nell'esercizio delle funzioni istituzionali.
ECONOMIA E INDUSTRIA di FRANCO ASTENGO
Riportiamo dall'inserto economia del "Corriere della Sera" (22 settembre 2025), la parte iniziale di un articolo che illustra la classifica delle prime 500 aziende a livelo globale secondo l'analisi di Kpmg sui fatturati:
"Prendiamo l'Italia. Le uniche cinque imprese nella classifica dei 500 big mondiali esprimono due settori, energia e servizi finanziari e vengono dopo centinaia di altre aziende d'altra geografia".
Constatato che le due aziende energetiche rappresentano derivati delle antiche nazionalizzazioni facciamo un salto all'indietro di 25 anni: all'epoca le presenze italiane nelle prime 500 posizioni erano 10 e fra queste 4 rappresentanti di settori industriali strategici (Fiat, Olivetti, Iri, Montedison: auto, elettronica, siderurgia, chimica) e due nel campo energetico (sempre Enel ed Eni) mentre le aziende di servizi finanziari si trovavano in ben altra posizione di classifica (nel corso di questi 25 anni Generali è scesa dal 35° posto al 104°).
Nel frattempo il fenomeno si è ripercosso a livello mondiale: il primato infatti è passato dalla General Motor a Walmart (distribuzione) seguita da Amazon, State Grid Corporation China (la più grande distributrice di elettricità nel mondo) e Saudi Aramco (petrolio).
Le ragioni di questo mutamento sono dovute sia al fattore finanziarizzazione dell'economia (protagonista della grande crisi 2007-2008) sia al fattore "energivoro" reso sempre più strategico nella transizione digitale (non sviluppiamo qui, per ragioni di economia del discorso, la riflessione sulle esigenze idriche che saranno moltiplicate dall'avanzata dell'IA).
L'Italia con l'UE si trova ormai ai margini dell'economia globale: altro che "pranzo della domenica" e "made in Italy", anche il "militare" dalle tecnologie più sofisticate ormai è compreso all'interno di intese con Stati a democrazia limitata come la Turchia (succede con evidenza nell'industria militare ligure e a livello strategico nelle principali reti di relazione stabilite da Leonardo).
In questi 25 anni abbiamo vissuto la vera e propria tragedia della privatizzazione della siderurgia, la completa sparizione degli altri settori dell’industria di base ad alta concentrazione di mano d’opera dalla chimica all’elettromeccanica all’elettronica.Appare ormai completo il depauperamento di una realtà che era fatta di produzione, know-how, ricerca. Pensiamo soltanto alla proprietà della rete digitale, con il passaggio alla KKR della maggioranza nella rete TIM (KKR è un fondo di investimento USA),
E' interamente vincolato dall'esportazione (e quindi oggetto la cui stabilità è derivamente dalle impennate daziarie) il “secondo modello” della nostra produzione industriale: quello geograficamente concentrato sulla dorsale adriatica e nel Nord – Est, fatto di medie aziende, di prodotti manifatturieri finiti, di marchi di grandissimo prestigio.
E’ la fine di un modello sul quale da più parti ,nella politica come nel sindacato, si era molto forzato fin dagli anni’80: quello dei “distretti”, della specializzazione, dell’intensificazione esasperata dello sfruttamento operaio, tragicamente beffato con “chiusure” meramente speculative e “delocalizzazioni” (anche fatte alla chetichella, di notte, trasferendo i macchinari in condizioni analoghe alla fuga della Casa Reale a Brindisi dopo l’8 Settembre).
Da Natuzzi a Berloni a Ideal – Standard, a tantissimi altri, le nuove condizioni di competitività internazionale e la complessità della crisi colpiscono il lavoro operaio risparmiando soltanto la voglia di profitto dei soliti “padroni del vapore”. L’attenzione su questi fatti è intenzionalmente resa minima, del tutto insufficiente rispetto alla loro gravità: l'establishment al comando della politica e dell'economia sembra proprio non avere la capacità di vedere le grandi questioni nella loro interezza, nella loro prospettiva nazionale e internazionale nel frattempo resa ancora più complessa dalla crescita dei pericoli di guerra in un quadro complessivo di vera e propria tragedia ancora sul piano umanitario
Premessa la necessità di una quadro di riferimento a livello europeo potrebbe apparire velleitario proporre una "Vertenza Industria" fondata su di un ruolo diverso dello Stato attraverso una ripresa "forte" di capacità di coerente programmazione prioritariamente rivolta alle infrastrutture, all'utilizzo delle aree industriali, all'innovazione tecnologica, alla competitività di settori strategici nei quali la mano pubblica svolga davvero una funzione di regia e di propulsione produttiva?
sabato 20 settembre 2025
SCIOPERO, CONFLITTO E NON PROTESTA
SCIOPERO: CONFLITTO E NON PROTESTA di Franco Astengo
Il punto è quello della prospettiva dello sciopero generale
Dobbiamo sentirci orgogliosi dell'iniziativa di sciopero e manifestazione indetta dalla CGIL ieri, venerdì 19 settembre, sul tema della tragedia di Gaza.
Egualmente sarà necessario dichiararci orgogliosi dell'analogo appuntamento che i sindacati di base hanno costruito per lunedì 22 settembre: nella diversità "storica" delle matrici sindacali, delle modalità e degli obiettivi si dimostra comunque il permanere di una grande sensibilità del mondo del lavoro intorno alle ragioni della pace, della giustizia sociale, dell'internazionalismo. Sensibilità va sottolineata con grande forze auspicando come già in oltre occasioni nella storia si realizzi anche una sovrapposizione di presenza e partecipazione nelle diverse manifestazioni.
Il quadro complessivo della situazione internazionale ci fa presagire (con facilità) che saranno necessarie ancora più intense manifestazioni di lotta fino ad arrivare ad uno sciopero generale unitario per la pace (non sviluppiamo in questa sede analogie con il 1914 che pure sono state richiamate).
Il punto è quello della prospettiva dello sciopero generale
Il tema della pace e del rifiuto della sopraffazione dei popoli deve essere l'elemento agente di uno sciopero generale (senza cedere ad alcuna tentazione soreliana) deve essere richiamato come forte espressione di lotta che si collochi al centro di una situazione dalla quale stanno già generando elementi non secondari di conflittualità.
Nella sostanza ci troviamo in una situazione nella quale oltre al crescere di una tensione militarista, alla sostanziale indifferenza al genocidio del popolo palestinese. al trattamento dei migranti si registrano aumenti delle diseguaglianze e delle difficoltà economico – sociali per larghi strati della popolazione e di consolidamento di un regime che punta a distruggere la rappresentanza politica d’opposizione riducendo drasticamente gli spazi di esercizio democratico.
Lo sciopero generale assumerebbe anche un valore rispetto alla pressante tendenza di ulteriore limitazione della possibilità di esercizio di questo strumento democratico di dimostrazione di dissenso e protesta.
L'attuale governo non si è posto semplicemente sulla scia di provvedimenti limitativi del diritto di sciopero che possiamo far risalire all'ormai lontano 1990 (legge 146/90) e successivamente a diversi altri provvedimenti dal chiaro impianto repressivo: l'attuale governo ha esercitato una compressione tecnologica del diritto di sciopero e del conflitto sociale e politico in generale: il baricentro si è spostato su delibere, ordinanze, carte bollate più che su tavoli e mediazioni traducendo la controversia sociale in un tema d'ordine pubblico (avendo quale esempio il modello democristiano degli anni'50: quello di Modena, Melissa, Montescaglioso, Reggio Emilia) e di comunicazione.
Uno sciopero generale unitario sul tema della pace e del rifiuto della sopraffazione dei popoli servirebbe prima di tutto a far emergere una potenziale qualità di nuove fratture sociali sulle quali può innestarsi una dinamica virtuosa di conflitto che se collegata a un’adeguata iniziativa politica potrebbe produrre una crescita significativa dei livelli di conflittualità sociale e non di semplice protesta.
mercoledì 17 settembre 2025
GAZA INSEGNA IL CINISMO DEL MALE QUOTIDIANO
GAZA INSEGNA IL CINISMO DEL MALE QUOTIDIANO di Franco Astengo
Si esprime orrore e ci si affretta ad esorcizzarlo fingendo di voler interpretare il futuro.
Il XXI secolo è rientrato precipitosamente nei ranghi della banalità della paura e il male quotidiano viene risolto attraverso l'inestinguibile categoria del cinismo.
L’idea della filosofia quale scienza dell'interpretazione dell'oggi ha subito un colpo secco con il riemergere del male:improvviso e oscuro.
Allora è necessario mantenere l’idea del “senso del limite”: quel “senso del limite” che richiede l’esercizio dello spirito critico e della continua ricerca sulla realtà della natura e sull’imponderabilità dell’essere.
Il governo delle cose non può essere demandato alla volontà di potenza di chi pensa di detenere il dominio sugli altri.
Siamo ancora lontani dal capire la sostanza della natura umana e sembra essere ancora utile l’antico esercizio di un pensiero che tenta di immaginare il domani e di essere capace di interrogarsi sulla sostanza dell’essere.
All’improvviso ci si sente sgomenti rispetto alla fragilità del ridurre il “terreno” alla pura esibizione del potere.
Ricordando sempre, in questi tempi che ci appaiono così complicati, il grande Bardo: “Ci sono più cose tra cielo e terra Orazio, di quante tu ne possa sognare con la tua filosofia”.
Debolezza dell’umano : è forse questa la definizione più adatta per il nuovo millennio?
Senza arrendersi però al fatalismo del sottostare al dominio dell’ignoto.
martedì 16 settembre 2025
FUTURISMO/SAVONA
Il futurismo è stato un movimento culturale controverso apparso all'inizio del '900 attraverso un Manifesto firmato da intellettuali di diversa ispirazione e pubblicato dal quotidiano conservatore parigino "Le Figaro" e di cui era il principale esponente Filippo Tomaso Marinetti personaggio eclettico che in effetti ebbe stretti contatti con il fascismo fino ad aderire, poco prima della sua morte, alla Repubblica di Salò. La "cifra portante" del futurismo era rappresentata dall'impatto diretto della cultura con la modernità identificata con la velocità e la guerra segnalata come "sola igiene del mondo" fornendo di conseguenza un contributo all'interventismo nella prima guerra mondiale e a imprese come quella fiumana: un quadro sostanziale di adesione all'arditismo e al sindacalismo rivoluzionario di Michele Bianchi e Alceste De Ambris (altri protagonisti della scena politica e culturale a Savona negli anno'10), tanto per semplificare. La riflessione più importante che il futurismo ha portato avanti rimane quella del rapporto con la scienza e la tecnologia: uno spunto che rimane certamente di grandissima attualità. L'adesione al futurismo coinvolse molte delle giovani leve di artisti, tra cui numerosi pittori; il maggior protagonista fu Umberto Boccioni al quale si affiancarono, insieme ad altri, Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo, Carlo Carrà, Fortunato Depero. Fin qui però ci siamo limitati ad una esposizione poco meno che scolastica: in realtà il punto sul quale soffermarci è quello riferito proprio al tema, oggi molto di moda, dell'egemonia culturale. A destra infatti si è considerato il futurismo proprio patrimonio esclusivo soggetto ad una sorta di "damnatio memoriae" da parte della sinistra dominante nel dopoguerra nel campo delle arti, della letteratura, dell'editoria, del teatro e del cinema in virtù dell'esercizio dell'organicità dell'intellettuale di derivazione gramsciana : ma Antonio Gramsci coltivava un pensiero d'avanguardia libero, laico e antidogmatico. Dai suoi scritti traluce un'idea di cultura, intesa come l'espressione più profonda della realtà umana, di pari passo con il suo interesse per l'arte come linguaggio universale e per la ricerca di forme innovative capaci di esprimere progetti rivoluzionari. Un quadro del tutto diverso da una adesione acritica al "realismo socialista" imposto all'arte nel periodo staliniano. E stato proprio partendo da una interpretazione profonda del pensiero gramsciano che proprio a Savona tra gli anni '70 -'80 partì un progetto di rivalutazione dell'arte futurista sfidando anche con coraggio pregiudizi culturali che apparivano ormai come incistiti nelle abitudini culturali dell'èlite. Una Savona che non poteva dimenticare la presenza, tra gli altri, di Lucio Fontana e Arturo Martini. Vale la pena ricordare la figura protagonista di questa importante operazione: Stelio Rescio, gallerista animatore del "Il Brandale" centro culturale d'avanguardia e protagonista anche della vita politica non soltanto a livello locale, la figura più importante espressa dal gruppo del "Manifesto" in Città, già responsabile culturale della federazione del PCI. Stelio Rescio ebbe la capacità di proporre anche a livello istituzionale la prospettiva futurista considerandola parte di una prospettiva di modernità di cui il suo centro culturale era portatore (pensiamo alle mostre sulla poesia visiva e sui "dattilografismi"). Il suo messaggio fu raccolto e l'assessorato alla Cultura del Comune di Savona, retto in precedenza da Dante Luciano e in seguito da Sergio Tortarolo, realizzò importanti mostre sul tema da Acquaviva a Ferrero Gussago. Si dovettero superare momenti di tensione e di intenso dibattito, poi alla fine il dato di acquisizione del futurismo all'interno della storia culturale della nostra terra fu accettato e valorizzato: come del resto accadde alla ricostruzione del fumetto nel periodo fascista portata avanti da Giovanni Burzio in compagnia - ancora - di Stelio Rescio. Una impostazione antidogmatica ha accompagnato per un lungo tratto la vita culturale di parte della sinistra savonese :una impostazione portata avanti in un Città fortemente operaia, ma capace di valorizzare "Il libro di latta" di Farfa, altro capolavoro di visione futurista.
Rescio seppe compiere una operazione culturale di grande portata influendo anche sulle correnti più importanti della critica artistica del tempo (non a caso ebbe al suo fianco Crispolti e soprattutto Mirella Bentivoglio): pur avendo i piedi ben piantati in una visione critica del marxismo e nell'antifascismo (era stato protagonista della Resistenza nell'Appennino Parmense) il gallerista di vico Forni riuscì a oltrepassare le ideologie del Novecento concretizzando la "decostruzione" dei principali movimenti artistici tra le due guerra e il fascismo, cui pure molti degli epigoni più importanti erano stati legati anche grazie alla medizione di Margherita Sarfatti.
Un futurismo quello di Rescio inserito nei linguaggi insiti nella storia del '900 italiana ed europea: fin dall'inizio, dal tormento dell'interventismo che attanagliò tutti gli intellettuali in guerra, alla produzione del dopoguerra e alla produzione successiva di un futurismo disfatto in varie correnti (pensiamo al cubo-futurismo e all'aeropittura) di cui seppe tirare la fila con una operazione di ideologia propositiva che non vorremmo esagere definendola di impronta pasoliniana nella scia gramsciana già ricordata.
lunedì 15 settembre 2025
APPELLO
L'appello è stato lanciato dalla nostra Associazione "Il Rosso non è il nero" e pur nella modestia delle interlocuzioni ha raggiunto una dimensione nazionale di cui non si puà trascurare l'ampiezza politico - culturale rappresentando tradizioni diverse in una dimensione unitaria che sempre sta alla base della nostra iniziativa. Si prega di fornire il massimo della diffusione possibile: il centro del nostro discorso rimane quello della necessità che ogni atto di politica estera passi attraverso il vaglio e la discussione parlamentare: lo esige la situazione che stiamo vivendo e che si presta - come storicamente avvenuto - a forzature di stampo autoritario (ed è questa l'altra grande questione che va posta all'ordine del giorno).
Appello rivolto ai gruppi parlamentari dell'opposizione di Camera e Senato
inviato ai gruppi parlamentari il 15/9/2025
-Alleanza Verdi Sinistra
- Italia Viva
-Azione
-Movimento 5 stelle
-Partito Democratico
- + Europa
PERCHE' LA POLITICA ESTERA NON SI TRASFORMI IN POLITICA DI GUERRA
Le associazioni di cultura politica e i soggetti d'informazione che hanno sottoscritto questo documento intendono rivolgersi ai gruppi parlamentari dell'opposizione con il preciso scopo di sollecitare tutte le iniziative possibili sul piano istituzionale perchè, nel drammatico frangente che stiamo attraversando, non sia violato (come già accaduto in passato) l'articolo 11 della Costituzione Repubblicana.
Riassumiamo in questo modo tutta l'analisi riferita al momento più difficile che le relazioni internazionali e l'umanità intera stanno attraversando dalla fine della seconda guerra mondiale: momento difficile accompagnato da una evidente delegittimazione delle organizzazioni sovranazionali, a cominciare dell'ONU.
Vi chiediamo di sviluppare una indispensabile iniziativa unitaria:
1) attraverso una proposta di svolgimento di una sessione parlamentare dedicata alla politica estera, la grande malata del nostro Paese, nel corso della quale presentare unitariamente una risoluzione rivolta alla costruzione di un progetto di pace basato sull'autonomia europea;
2) Avendo ben presente autorevoli richiami ad una situazione simile a quella del 1914, dovrà essere ricordato in sede parlamentare come di fronte a possibili decisioni di carattere vitale per la nazione non risulti sufficiente al Governo la semplice delega elettorale, ma serva un rinnovo di mandato votato dal Parlamento. Nel citato frangente storico del 1914 i Parlamenti Europei votarono i crediti di guerra causando il crollo dell'Internazionale Socialista. Quando un anno dopo toccò all'Italia entrare nel conflitto il Parlamento fu tranquillamente ignorato e l'ingresso in guerra avvenne attraverso un colpo di stato orchestrato dalla monarchia e dai circoli militari. Inutile ricordare che nel momento dell'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto (1940) il Parlamento rappresentava organismo appendice di servizio di un regime totalitario.
Il nostro appello si riferisce quindi essenzialmente al recupero di una necessaria centralità del Parlamento nel pieno rispetto della Costituzione Repubblicana.
Grazie per la vostra attenzione:
- Associazione per il rinnovamento della Sinistra - Roma
- Associazione "Laudato Sì" Milano
- Associazione Articolo 21 per la libertà d'informazione - Roma
- "Infiniti Mondi" circolo culturale - Nola (Napoli)
- Associazione "Mediterraneo" La Spezia
- Circolo Pertini - Sarzana
- Associazione "Scuola e Costituzione" Genova
- Circolo "Calogero- Capitini" Genova
- Rivista "Critica Sociale" Milano
- "Il Lavoro" Giornale Socialista Salerno
- Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona
- Casa dei Diritti - Ceriale
- "La Bottega del Barbieri" Imola
- "Ancora fischia il vento" Rimini
- "La nuova Savona" organo di informazione
- Sezione ANPI Sassello
- Circolo Culturale "Officine Lavagnesi" Lavagna
- Associazione Socialismo XXI secolo - Lecce
- Blog di cultura "Odissea" Milano
Per riferimento: Franco Astengo astengo.franco@gmail.com
mercoledì 10 settembre 2025
11 SETTEMBRE
11 SETTEMBRE: Finché i popoli continueranno a lottare, là ci sarà un’idea di riscatto sociale e di rivoluzione politica. di Franco Astengo
Oggi, cinquantadue anni fa l'11 settembre 1973 in Cile il golpe fascista sostenuto dall'amministrazione USA, dal presidente Nixon e dal segretario di stato Henry Kissinger, pose fine al Governo di sinistra, democraticamente eletto, di Unidad Popular guidato dal socialista Salvador Allende.
Migliaia di cileni furono uccisi, fatti sparire, torturati.
Un'esperienza politica avanzata di democrazia e socialismo, quella di Unidad Popular, che avrebbe potuto cambiare il corso della storia del Cile, avere ripercussioni internazionali, essere d'esempio per diversi altri Paesi del mondo.
La vicenda cilena, che pure diede origine a un ampio dibattito nel movimento comunista internazionale, deve rimanere nella memoria collettiva come un esempio e un monito incancellabili, in particolare in questi tempi dove davvero si sta cancellando tutto quanto è stato fatto, tra luci e ombre, vittorie e sconfitte, per il riscatto del proletariato di tutto il mondo.
Mai come in questo momento appare necessario il ricordo della volontà di coltivare tenacemente la possibilità della trasformazione radicale dello “stato di cose presenti” mentre il mondo pare avviluppato da una sindrome di guerra e di dispregio totale della condizione umana.
L’11 settembre 1973, il giorno della “macelleria americana” resta intatto nella nostra mente e nel nostro cuore accanto ai grandi passaggi della storia del movimento operaio internazionale: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre, alla guerra di Spagna alla vittoriosa resistenza al nazi-fascismo, alla rivoluzione cinese, cubana, vietnamita, alla liberazione dei popoli dell’Africa e dell’Asia dal giogo coloniale, alla fine dell’apartheid in Sud Africa.
L’11 settembre 1973, il giorno della caduta avvenuta a mano armata con l’assassinio del “Compagno Presidente” ricorda il giorno di una sconfitta.
Per noi che continuiamo a credere nell’ideale, è uno dei giorni di quell’“Assalto al Cielo” verso il quale dobbiamo continuare a tendere con la nostra volontà, il nostro impegno, il nostro coraggio.
Finché i popoli continueranno a lottare, là ci sarà un’idea di riscatto sociale e di rivoluzione politica.
lunedì 8 settembre 2025
LAVORO E SFRUTTAMENTO
LAVORO E SFRUTTAMENTO di Franco Astengo
Torino, Monza, Roma e Catania: quattro morti sul lavoro in 24 ore
Questa è di gran lunga la notizia più importante di oggi
Lavoro, sfruttamento, morte : una triade che sembra inscindibile nel tempo nonostante il ritmo vorticoso dell'innovazione tecnologica.
Una triade lavoro - sfruttamento - morte sempre incombente nel ciclo capitalistico, indipendentemente dalle condizioni materiali nelle quali via via lavoratrici e lavoratori si trovano costretti ad agire.
Nel grande dolore del momento è necessario ancora un volta ribadire alcuni elementi di fondo che vanno presi in considerazione proprio attorno al tema della concezione del lavoro. Nel tempo trascorso senso e concezione del lavoro sono stati sottoposti a troppi fraintendimenti e sovrapposizioni al punto da far smarrire, per gran parte dell'opinione pubblica, la nozione di sfruttamento. Si tratta di prendere in considerazione un dato di fondo : l’uomo non è più il prodotto del suo lavoro, come si pensava cinquant'anni fa, e neppure la dimensione umana si trova ancora al centro della subalternità al comando del profitto. Oggi l’uomo (nel senso di genere umano, senza distinzioni) non è null'altro che l’espressione del suo consumo, della sua capacità di corrispondere in ogni momento della sua vita e non soltanto in fabbrica all’egemonia del comando del profitto. Dentro lo stridore sociale dominante è il comando del profitto che ormai si è esteso sull’insieme di contraddizioni che la modernità presenta, assumendo l'egemonia di tutte le innovazioni che via via si stanno presentando sulla scena sia sul piano tecnologico, sia economico, sia politico. Ogni nostro atto, ogni nostra possibilità di visione, è compiuto in funzione dell’apparire quasi sempre pubblicitario del combinato disposto tra reale e virtuale sul quale la logica del profitto si espande e si afferma. Così si è arrivati più ancora che alla negazione al considerare superfluo il conflitto, sia nel sociale sia nel politico. Il conflitto è considerato ormai marginale, momento di turbamento dell’ordine costituito. E' giusto lottare per una possibilità di migliore remunerazione del lavoro ma la condizione per ottenere ciò non può essere quella di continuare ad esercitare una funzione di mera riproduzione del consumo come fattore egemonico, pagando il prezzo dello smisurato allargamento delle disuguaglianze su tutte le basi: individuali, collettive, planetarie con la guerra tornata sovrana a regolare la storia. Ricordarsi le condizioni di allargamento del concetto di sfruttamento alienante a categorie diverse da quelle del lavoro subordinato (ambiente, genere, tecnologia) potrebbe rappresentare la possibilità di compiere dopo tanto tempo un nuovo passo in avanti almeno dal punto di vista della nostra capacità di riflessione
sabato 6 settembre 2025
LA SCELTA DELL' 8 SETTEMBRE
LA SCELTA DELL'8 SETTEMBRE di Franco Astengo
Eventi grandi, eccezionali, pongono i popoli e le donne e gli uomini che ne fanno parte davanti alla necessità di scelte drastiche e decisive per l’avvenire della loro nazione, della loro entità collettiva e per loro stessi.
Si verificano passaggi storici che quasi “costringono” a prendere coscienza di verità che, in precedenza, apparivano come latenti o la cui piena consapevolezza sembrava riservata a pochi.
Uno di questi avvenimenti, forse quello davvero decisivo nella storia d’Italia (almeno per la sua parte più recente) fu rappresentato dal vuoto istituzionale creatosi con l’armistizio dell’8 settembre 1943.
In quel contesto emerse la necessità, per i singoli, di compiere scelte cui la gran parte non aveva mai pensato di dover essere chiamata.
In quel drammatico frangente emerse la necessità di esplicitamente consentire o dissentire: il sistema stava crollando e gli obblighi verso lo Stato non costituivano più un sicuro punto di riferimento per i comportamenti individuali.
Lo Stato non era più in grado di pretendere quei “sacrifici per amore” di cui parla Jean Paul Sartre nell’intervista rilasciata nel 1969 a Rossana Rossanda, a proposito della guerra in Vietnam.
A questo proposito Claudio Pavone, nel suo fondamentale “Una guerra civile, saggio storico sulla moralità della Resistenza” cita opportunamente Hobbes, riferendolo direttamente all’Italia del 1943: “ L’obbligo dei sudditi verso il sovrano s’intende che dura fino a che dura il potere, per il quale esso è in grado di proteggerli, e non più a lungo, poiché il diritto che gli uomini hanno per natura di proteggere se stessi, quando nessun altro può proteggerli, non può essere abbandonato a nessun patto.” “Il Leviatano pag.216".
La scomparsa della presenza statale, come si verificò d’improvviso l’8 settembre 1943, poteva essere avvertita con un senso di smarrimento o come un’occasione di libertà.
Però quando le truppe tedesche di occupazione cominciarono a dare un minimo di formalizzazione alla loro violenza e quando, subito dopo, i fascisti crearono la Repubblica Sociale, quando cioè nell’Italia occupata il vuoto istituzionale fu in un qualche modo riempito da un diverso sistema di autorità, la scelta da compiere divenne più dura e drammatica, perché la spontanea, umana solidarietà “tra scampati” dei primi giorni non poteva essere più sufficiente.
La scelta doveva, infatti, esercitarsi fra una disobbedienza per la quale apparivano altissimi i prezzi da pagare e le lusinghe della, pur tetra, “normalizzazione” nazifascista.
Il primo significato di libertà che assunse la scelta resistenziale fu implicita nel suo rappresentare un atto di disobbedienza.
Non si trattò tanto di ribellione a un governo legale, perché su chi detenesse la legalità non c’erano dubbi, ma di ribellione verso chi disponeva, in quel momento, della forza per farsi obbedire.
Era, cioè (come precisò poi, nel 1986, Franco Venturi nel corso di un seminario tenuto alla Scuola Normale di Pisa) “una rivolta contro il potere dell’uomo sull’uomo, una riaffermazione dell’antico principio che il potere non deve averla vinta sulla virtù”.
Per la prima volta nella storia dell’Italia Unita le italiane e gli italiani vissero, in forme diverse anche rispetto alle realtà territoriali nelle quali si trovarono a dover vivere e operare, un’esperienza di disobbedienza di massa.
Il fatto va ricordato come di particolare rilevanza proprio per quella generazione che, nella scuola, era stata educata a una sorta di “culto dell’obbedienza”.
Un secondo elemento da analizzare attentamente è rappresentato dal fatto che, davanti a scelte prima di tutto individuali, si presentò il nesso “necessità – libertà”, che proprio nella scelta resistenziale assunse, insieme, problematicità e limpidezza nello stesso tempo.
Una scelta da compiere ,citando ancora Sartre (“La repubblica del silenzio”) “nella responsabilità totale e nella solitudine totale, cercando la rivelazione stessa della nostra libertà”.
La solitudine, cioè la piena responsabilità individuale della decisione (“ho fatto di mia spontanea volontà, perciò non dovete piangere” scrive a 19 anni Vito Salmi, partigiano garibaldino, fucilato a Bardi il 4 Maggio 1944) è come esaltata e insieme riscattata dalla percezione dell’ineliminabile necessità di scegliere tra comportamenti che recavano iscritti valori che come ha scritto Massimo Mila portavano a una “rivelazione a se stessi di una nuova possibilità di vita”.
Questo senso della vita che “ricomincia da capo” (come scrisse “Risorgimento Liberale” il 23 Novembre 1943) sebbene avesse assunto sotto tanti aspetti la veste della politica, andava ben oltre quel “correre il rischio del politico” che Carl Schimtt indica quale conseguenza ineluttabile del fatto che “tutti i cittadini vengono obbligati a prendere posizione nella guerra civile”.
Si trattò piuttosto , come scrive Hirschman, “della percezione improvvisa (o dell’illusione”) che posso agire per cambiare in meglio la società e che, inoltre, posso unirmi ad altre persone della stessa opinione”.
La politica irruppe così nella vita partigiana, allorquando la “banda” nata da un’iniziale spinta di rivolta antistituzionale, o almeno di supplenza all’eclisse delle istituzioni, evolvette rapidamente e in modi originali, secondo una linea che la portò a diventare, in termini weberiani, da una semplice “comunità” o “associazione”, vero e proprio “gruppo sociale” retto da un ordinamento in cui l’agire era orientato in vista di dotarsi di regole vincolanti ed esemplari.
Il tramite di quella che, sempre Claudio Pavone, indica come “la via di una nuova istituzionalizzazione” fu rappresentato dalla presenza dei partiti che, attraverso il CLN, avevano assunto il ruolo di punto di riferimento, di vera e propria “guida politica” dell’intero movimento resistenziale.
L’organizzazione di tipo militare non sarebbe stata da sola sufficiente a tenere unito un esercito partigiano, tanto variegato e geloso della propria autonomia.
I legami con i partiti fecero da contrappeso alle spinte autonomistiche e ribellistiche che pure erano ben presenti, come del resto a quelle localistiche.
Questi legami resero più omogenee al loro interno le singole formazioni, differenziandole dalle altre di diverso colore, ma nello stesso tempo operarono come fattore di unità perché non solo trasmisero alla base la politica unitaria del CLN, ma alimentarono la convinzione che fosse l’impegno politico in quanto tale a costituire il cemento sostanziale tra i partigiani.
La scelta individuale compiuta al momento del “prendere o lasciare” del momento dell’invasione tedesca e della subalternità fascista era così maturata nella prefigurazione di un futuro diverso dove l’anelito alla libertà trovava sostanza nei principi fondativi di un’appartenenza politica.
Il radicamento dei partiti nella società italiana del dopoguerra ebbe certo uno dei suoi presupposti in questa loro presenza resistenziale e si può affermare ancora adesso, con sicurezza e con orgoglio, che su queste basi fu possibile poi, nel corso di frangenti quanto mai difficili, scrivere la Costituzione Repubblicana.
Fu , però nelle scelte difficili e solitarie compiute all’inizio della lotta di Resistenza che si realizzò la saldatura tra chi aveva combattuto il fascismo nel Ventennio e chi era salito in montagna dopo l’8 Settembre: una saldatura che avrebbe formato una nuova classe dirigente, una “generazione lunga” che avrebbe, tra fatiche, contraddizioni, conflitti ricostruito una convivenza civile e una coscienza collettiva: ciascheduno per la propria parte, con le proprie convinzioni ma nell’idea di fondo che attraversò i resistenti italiani: non ci si poteva limitare alla disfatta tedesca, bisognava ricostruire prima di tutto un senso comune. Come scrisse Silvio Trentin “Vincere la guerra per vincere la pace”.
venerdì 5 settembre 2025
RICORDO DI ALDO ZANARDO
RICORDO DI ALDO ZANARDO di Franco Astengo
La sinistra comunista nello sviluppo del suo impianto teorico tra gli anni'70 e '80 del XX secolo, è stata debitrice di Aldo Zanardo.
Zanardo, come ricorda Stefano Petrucciani sul "Manifesto" del 5 settembre, è scomparso qualche giorno fa a Sesto Fiorentino: allievo di Luporini aveva sempre legato l'attività di ricerca filosofica con quella di immediato impegno politico nelle fila del PCI (chi scrive lo ha conosciuto in diverse occasioni di convegni e seminari svolti, in particolare, alle Frattocchie), dirigendo "Critica Marxista" tra il 1985 e il 1991.
Molto legato anche ad Aldo Tortorella aveva incentrato la sua ricerca a tre tematiche particolarmente intrecciate fra di loro: l'etica, la libertà, l'individuo aprendo così un importante dialogo con il mondo cattolico.
Per Zanardo non aveva senso parlare di socialismo senza muovere da una radice etica, e da questo punto discendeva il suo interesse per il socialismo neokantiano tedesco e austriaco del primo Novecento, cui aveva dedicato intensi periodi di studio ("La libertà nel pensiero giovanile di Marx" 1965 Istituto Gramsci)
Zanardo aveva ben presente come l'etica socialista non poteva essere altro che un'etica della libertà effettiva di tutti e di ciascuno.
Assieme a Tortorella aveva indagato su questo tema ponendosi l'interrogativo di fondo: la questione della libertà si rinviene sicuramente in Marx, ma nonostante questo fatto rimaneva (e rimane) una domanda che non poteva (e non può) essere elusa: il marxismo aveva pensato la questione della libertà in modo adeguato oppure - come scrive ancora Petrucciani - certi nefasti esiti politici erano collegati anche a insufficienze teoriche di fondo?
Per una singolare combinazione proprio in questi giorni è uscito per le edizioni della Normale di Pisa e curato da Michele Ciliberto una riedizione del confronto tra Palmiro Togliatti e Norberto Bobbio sviluppato proprio sul tema della "libertà": un confronto apparso nel 1954, all'indomani della morte di Stalin e in precedenza al XX congresso, tra le colonne di "Nuovi Argomenti" e di "Rinascita"; un testo dal quale si potrebbe ripartire per avviare un dibattito che a tutt'oggi, stante lo stato di cose presenti nella crisi delle democrazie liberali, appare ancora come di urgente attualità.
In questo ambito Zanardo ci ha lasciato ancora un interrogativo fondamentale: la fuoriuscita dalla proprietà privata e dal capitalismo non sarebbero sufficienti a conciliare e superare tutti gli antagonismi essendo la società moderna fatta di individui differenti e irriducibili e dunque anche conflittuali.
Quel conflitto che nella complessità della modernità delle contraddizioni oltre a quella storicamente definita come "principale" in un mutamento evidente del rapporto tra "struttura" e "sovrastruttura" che Gramsci racchiudeva nel concetto di egemonia esercitata dalla parte politica e culturale capace di sviluppare una funzione pedagogica di massa nel nome dell'uguaglianza e della fine dello sfruttamento.
giovedì 4 settembre 2025
PER GAZA: UNA DUNKERQUE ALLA ROVESCIA
PER GAZA: UNA DUNKERQUE ALLA ROVESCIA di Franco Astengo
Nella Comunità Internazionale sembra crescere la consapevolezza che l'esito della missione della Flottila in navigazione verso Gaza risulterà decisivo non soltanto per la possibilità di portare aiuti alla popolazione ma anche per riaffermare il principio di un diritto internazionale non fondato esclusivamente sul principio della forza della sopraffazione, come vorrebbe il governo israeliano.
Se il punto del ripristino del diritto e della possibilità di intervento umanitario viene considerato fondamentale allora gli sforzi per la riuscita dell'iniziativa vanno moltiplicati: serve un appello a far sì che si realizzi una "Dunkerque alla rovescia", in allora infatti la Gran Bretagna salvò l'Europa riuscendo a riportare i resti del proprio esercito in patria organizzando una mobilitazione senza precedenti anche da parte dei civili con migliaia di imbarcazioni che occuparono il canale della Manica.
Oggi occorre un appello rivolto a tutte le imbarcazioni non militari che si trovano nella zona o in rotte possibili di avvicinamento: navi mercantili, passeggeri, yacht privati perchè si muovano per scortare la flotilla entrando pacificamente anche nello spazio acqueo di Israele (il riconoscimento dello stato di Palestina serve anche a questo, a definire uno spazio di acque territoriali).
Esistono evidenti controidicazioni sia dal punto di vista dell'operatività in mare, sia dal punto di vista del tracciamento delle rotte ma queste difficoltà debbono essere superate dalla dimostrazione di una volontà di pace e di solidarietà superiore ad ogni possibile contrasto.
La "Flotilla" non va lasciata sola:l'appoggio deve avvenire non soltanto attraverso il lavoro diplomatico oppure con la presenza di parlamentari a bordo delle imbarcazioni ma le imbarcazioni della "Flotilla" debbono essere scortate e accompagnate concretamente da natanti civili che reclamino nell'immediato la garanzia della possibilità di sbarco offrendosi, con una massiccia presenza in mare, quali garanti del diritto internazionale alla solidarietà umana.
Le manifestazioni previste in Italia per sabato 6 settembre dovrebbero comprendere nelle loro piattaforme anche questa richiesta e questo appello.
mercoledì 3 settembre 2025
ALTERNATIVA
ALTERNATIVA
Il neo-presidente dell'ARS Mattia Gambilonghi ha inoltrato questo articolo di Alfiero Grandi sul tema dell'alternativa, cui mi sono permesso di rispondere riproponendo un mio testo del 2023 (per non ritornare troppo indietro). Invio il tutto ad alcune mailing-list di cui dispongo per invitare ad una riflessione dichiarando anche disponibilità a contribuire nella realizzazione di incontri sul tema che potrebbero svolgersi in diverse sedi con il coinvolgimento dei partiti politici e di associazioni e soggetti di cultura politica.
Grazie per la vostra attenzione
Franco Astengo
IL TEMPO DELL'ALTERNATIVA E' ORA di Alfiero Grandi
La vittoria di Elly Schlein
La vittoria inattesa di Schlein nelle primarie ha reso evidenti due cose. La prima è che a volte agisce l’eterogenesi dei fini, infatti non credo che i sostenitori delle primarie avessero previsto un esito tale da capovolgere le decisioni interne del partito. La seconda è che la figura della segretaria è diversa da quella del suo antagonista Bonaccini, se avesse vinto lui avrei tratto conseguenze fosche sul futuro del Pd e dell’opposizione, prima è stato per l’autonomia differenziata in combutta con i presidenti leghisti, poi contrario di fronte alla frana che ha colpito la disastrosa legge Calderoli e al rischio referendum.
La rottura c’è stata e questo è importante, tanto più che è arrivata dopo il disastro delle elezioni del 2022 che Letta, all’epoca segretario del Pd ha scelto di combattere senza il Movimento 5 stelle sbagliando giudizio sulla fase e sulla destra italiana, da cui non sarà facile liberarsi visto che c’è un Ministro che ha applaudito lo sgombero del Leoncavallo mentre ha difeso l’occupazione di Casa Pound.
Non credo che Schlein abbia dimenticato come è diventata segretaria e che ricordi che a lei guarda un campo più largo del Pd ed è questo che deve riconoscersi nelle sue scelte.
Importanti le battaglie popolari
La scelta unitaria della segretaria è stata condivisibile, il recupero del rapporto con il M5Stelle importante. Avere condotto battaglie popolari su questioni concrete pure. Ci sono stati anche limiti, prima dell’accordo campano, di cui non sempre sono state chiare le ragioni. Ad esempio tardive e troppo caute posizioni su Ucraina e Palestina, lo dico consapevole che non è facile avere posizioni chiare e condivise, tanto che Conte si è ritagliato uno spazio politico di iniziativa.
Di fronte a posizioni della Nato ispirate (?) da Biden chiaramente a sostegno della guerra (fatta dagli ucraini) l’Europa poteva e doveva avere una posizione diversa, autonoma, mettendo in campo una propria iniziativa per la pace, non averlo fatto ha portato a l’UE a subire l’attuale iniziativa unilaterale di Trump, che finora non ha concesso neppure uno strapuntino all’UE e imposto un aumento insopportabile delle spese militari che verranno aggravate da decisioni come l’ultimo sostegno a Zelensky, il cui conto è tutto a carico dell’Europa.
Trump vende armi, prende le distanza da Biden, e spera di passare alla storia come l’uomo della pace, nel frattempo l’Ucraina vive un inferno perché l’Europa è un nano politico incapace e fa risaltare Sanchez un gigante. Se la guerra con la Russia non si deve fare occorre trovare con intelligenza e duttilità un’intesa di pace e prima si capirà che continuare a dire che debbono decidere gli ucraini (a cui mandiamo armi) è una formula stupida ed ipocrita.
Ma su Ucraina e Palestina posizioni caute e tardive
Palestina, è una situazione che grida vendetta, insopportabile, un genocidio (uso questo termine dopo molte titubanze) perché oltre ai discorsi non l’Europa non ha cercato di costruire uno schieramento con i paesi arabi per fermare Israele in un’azione che lo lorderà di sangue per decenni ? Perché rimettersi solo alle sedi internazionali purtroppo malmesse e incapaci di farsi ascoltare?
Forse sarebbe utile una nuova risoluzione dell’ONU che ribadisca oggi che lo stato di Palestina deve esistere e magari riutilizza i 10.000 militari di Unifil per gestire Gaza, con Trump o senza, visto che sta preparando un’orrida speculazione edilizia con l’aiuto di Blair. Poi l’Europa interrompa i rapporti militari con Israele sotto ogni forma.
Le osservazioni quindi non riguardano solo il compromesso campano che forse alla fine sarà accettabile a Ruotolo, o forse no, perchè è complicato e si fa presto a affossarlo. Il problema che colpisce è Piero De Luca – su Vincenzo ha ragione Ruotolo, si chiude un’epoca – cosa dirà al congresso campano per farsi votare? Francamente non lo invidio. Se abbozza tradisce il padre, se insiste sulla difesa del passato è ancora peggio, si vedrà.
Va riformato il meccanismo delle Regioni
Il problema enorme che nasce dalla vicenda campana del Pd, e non solo, è il meccanismo istituzionale costruito per presidenti di regione che godono a sentirsi chiamare governatori ma non lo sono, per questo siamo arrivati al nodo. Si dovrà rimettere mano alla riforma regionale, non è accettabile che l’Italia abbia 21 sanità diverse e Calderoli a breve proverà a renderle ancora più diverse, bisogna ricostruire una sanità pubblica nazionale, non è accettabile che il presidente sia inamovibile a meno di sciogliere il consiglio regionale che dovrebbe controllare e modificare i provvedimenti ma in realtà è sotto ricatto.
Non a caso la destra vuole qualcosa di simile per la futura legge elettorale nazionale.
Dalla sofferenza campana emerge un altro serio problema per Schlein, c’è un ritardo nel costruire un progetto di coalizione, di programma condiviso, non solo dai vertici ma dagli elettori, da centinaia di migliaia di persone che debbono essere protagoniste e decidere sulle scelte.
Occorre una svolta, il momento è adesso. Urbinati e Trigilia hanno posto il problema dal lato degli intellettuali, hanno ragione, le migliori energie debbono essere mobilitate, coinvolte per contribuire alla costruzione del programma.
Il tempo dell’alternativa è ora
Tuttavia gli intellettuali è meglio che vengano cercati da tutta la coalizione che deve esplicitamente decidere che sulle scelte si vota, punto. Il problema è che il tempo dell’alternativa è ora, non solo perché ci vuole tempo ma perché il governo regge solo per il potere e la capacità di raccontare un’Italia che non c’è. Se l’asso dell’alternativa venisse calato presto con un’iniziativa forte anche il sacrificio campano avrebbe un altro senso.
Chi pensa di tornare a Prodi non ha studiato le diversità che prescindono dal valore delle persone.
Nel 1997 ci fu il primo accenno di crisi del primo governo Prodi ma il coinvolgimento dei metalmeccanici, a partire da Brescia, convinse chi era tentato che non era il caso di arrivare alla crisi. Nel 1998 i metalmeccanici non si mossero e si arrivò alla crisi, qualcosa si era rotto nel rapporto di fiducia.
L’insegnamento è che l’elettorato dell’alternativa va coinvolto, è diverso da quello della destra che punta a occupare il potere. Con l’elettorato di centro sinistra va concluso un patto di fiducia, che sia chiaro con alcune scelte chiare e caratterizzanti e nessuno pensi di lasciare a margine Ucraina, Gaza, Nato, rapporti di autonomia con gli Usa, riforma delle sedi internazionali come l’ONU e pratiche per prevenire o almeno risolvere le guerre, riportando in auge il modello Helsinky 1975.
Ad esempio nel 2026 rischia di venire meno l’ultimo accordo sulle bombe nucleari, gli autocrati debbono essere ridimensionati, costretti ad accettare regole internazionali, come era nelle intenzioni di Roosevelt, nel mondo sembrano esserci energie disponibili.
APPUNTI PER L'ALTERNATIVA di Franco Astengo
Sommariamente con l'intento di aprire una discussione:testo pubblicato il 9 dicembre 2023
1) Il tema di fondo che va posto all'ordine del giorno è quello (urgente) della costruzione di un'alternativa al governo della destra: è necessario non limitarci all'opposizione ma partendo da una posizione di minoranza va da subito messo in atto un agire politico che presupponga, prefiguri, realizzi una prospettiva di cambiamento dello scenario di governo.
Allo scopo di incamminarci per questa via deve essere inteso che il punto propedeutico risiede in un progetto di diverso modello di società: progetto sulla base del quale si riesca a riprendere il tema dell'egemonia culturale riuscendo a svolgere una funzione pedagogica al confronto dello sfrangiamento sociale in atto, del modello individualistico basato sul consumo immediato delle idee, del suolo , della vita nel suo complesso.
In questo senso la sinistra è chiamata a fronteggiare la crisi delle democrazie liberali mutando di segno elementi della propria identità ormai superati nel tempo: questioni come quelle del governo della scienza e della tecnica in tempi di intelligenza artificiale, della globalizzazione in un quadro di forte tensione verso una ricostituzione di "blocchi" sul piano delle relazioni geopolitiche, del superamento di un modello di sviluppo onnivoro di risorse non possono essere affrontate per "single issue".
Serve - appunto - un progetto globale sul piano della "società sobria" e del "socialismo delle finitudine" senza concedere nulla all'illusione della "decrescita felice" e comprendendo la necessità di affrontare l'inedito intreccio che si sta concretizzando tra struttura e sovrastruttura svoltando dall'antico concetto dell'infinità dello sviluppo.
Con questa premessa i temi di fondo della situazione politica italiana possono essere cosi' rapidamente riassunti:
2) tornare alla politica estera riflettendo sulla realtà degli organismi sovranazionali nei quali è impegnata l'Italia: ruolo dell'ONU, sviluppo dell'Unione Europea e - in tempi di guerra - coincidenza tra Europa e Nato e schieramento all'interno di questa rinnovata "logica dei blocchi" che sembra aprirsi nella contraddizione tra BRICS e G7. Si sta prefigurando uno scontro dai tratti inediti tra Oriente e Occidente con il Sud America e parti dell'Africa assegnati ad un Oriente a guida a mezzadria tra Cina, India e Brasile e le non sopite ambizioni imperiali russe, mentre a Occidente declina il ruolo USA di unico gendarme del mondo. Inoltre c'è da riflettere su ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Palestina che sta determinando uno spostamento "storico" nella percezione che ha sempre sostenuto Israele dalla sua fondazione ad oggi in esito alla tragedia della seconda guerra mondiale e i riflessi che si determineranno rispetto a una zona strategica come quella del Medio Oriente;
3) la questione costituzionale che significa: la tenuta del principio fondamentale della Repubblica parlamentare (e dovrà essere questo il significato profondo del contrasto alle ipotesi di elezione diretta) perché è stata la scelta della Repubblica parlamentare fatta alla Costituente (assieme a quella della legge elettorale proporzionale) ad assumere dentro di sé il tema della Repubblica antifascista,. Difesa e affermazione della centralità del parlamento e della rappresentanza politica costituiscono una della principali ragioni di fondo su cui basare l'alternativa.
4) Questa stringatissima sintesi tiene dentro moltissime questioni (prime fra tutte quelle di carattere economico, dello stato sociale e della cultura) che avranno bisogno di essere esplicitate attraverso una riflessione attenta e puntuale. Questo tentativo di sintesi ci può però portare ad una considerazione conclusiva: di fronte alle scadenze molto pressanti che ci attendono almeno nei primi mesi del prossimo anno è necessario sicuramente un fronte largo delle opposizioni. Si riparla di Nuovo Ulivo e di "federatori" all'opera: è però necessario porci un interrogativo al riguardo dell'articolazione dello schieramento sulla presenza della sinistra all'interno di una dimensione e articolazione ideale e sociale che possa concretamente (e ragionevolmente) aspirare a svolgere una forte aggregazione sul piano culturale e sociale rifuggendo da fuorvianti vocazione tardo - movimentiste o neo - populiste.
Un contributo in questa direzione potrebbe venir fornito da quelle aree politico - culturali ancora legate alla tradizione della sinistra storica che non intendono rassegnarsi alla residualità e sono in grado di proporre una visione di presenza e di partecipazione da esprimersi come componente di una proposta politica non minoritaria e testimoniale.
martedì 2 settembre 2025
PER LA MANIFESTAZIONE PER LA PACE IN PALESTINA
PER LA MANIFESTAZIONE PER LA PACE IN PALESTINA
Ritengo necessario dimostrare immediatamente l'adesione dell'Associazione "Il Rosso non è il Nero" alla manifestazione in programma sabato prossimo 6 settembre convocata dalla Tavola della Pace e rivolta a sostenere un concreto processo di pace in Palestina appoggiando anche l'esito positivo della missione in corso da parte della Global Sumud Flottila i cui componenti sono tacciati dal governo israeliano di "terrorismo" e sottoposti alla minaccia di carcere duro se dovessero osare di sbarcare a Gaza la grande quantità di aiuti raccolta in tutta Europa per la stremata popolazione della striscia.
Siamo di fronte a uno dei passaggi più drammatici nella storia recente: un intero popolo sottoposto a quella che evidentemente è una pratica di sterminio e di tentativo di vera e propria deportazione.
La comunità internazionale degli Stati e degli organismi sovra-nazionali sta reagendo in maniera del tutto insufficiente rispetto alla gravità della situazione in atto: l'auspicio riguarda la forza della mobilitazione popolare, la grandezza delle espressioni di solidarietà a tutti i livelli perchè si riesca a far sì che Governi, Parlamenti, Consessi Internazionali possano riuscire a fermare quella che giudicare una tragedia potrebbe sembrare un eufemismo.
Franco Astengo
(associazione "Il Rosso non è il Nero")
lunedì 1 settembre 2025
POST-GLOBALIZZAZIONE E LOGICA DEI BLOCCHI
POST-GLOBALIZZAZIONE E LOGICA DEI BLOCCHI di Franco Astengo
Mi permetto di sottolineare alcuni punti che considero emergenti dall'andamento del summit dello Sco (Shangai Cooperation Organisation) in corso di svolgimento:
1) Dovrebbe essere attentamente considerato l'aspetto della conformazione geografica dei paesi aderenti allo SCO così come questa conformazione si disegna sulla carta dell'Europa e dell'Asia: un blocco pressochè compatto con confini ben delimitati con al centro la ricostituzione della parte centrale dell'ex-URSS e un rapporto con l'India che ricorda quello realizzato con Nehru al tempo dei non allineati. Naturalmente non si tratta di un blocco direttamente politico così come non era direttamente politico quello alla Conferenza di Bandung del 1955: ma emerge un certo tipo di impronta e almeno un comune punto di contrasto a livello globale;
2) Appare evidente la diversità tra lo SCO e i BRICS : diversità che si rileva soprattutto sul piano politico. Salvo l'India formalmente una democrazia molto complicata tutti gli altri Paesi sfuggono alla (definiamola così) crisi delle democrazie occidentali;
3) Nonostante quanto affermato nel punto 2 sarebbe un errore favorire una contrapposizione con un sedicente "mondo libero" formato da UE e USA (la NATO appare già altro soggetto ricordando che il secondo esercito dell'organizzazione atlantica è quello turco). Difatti da una contrapposizione secca tra il "blocco" dello SCO e quello Europa/USA rimarrebbero comunque fuori il Medio Oriente e l'Africa che ai tempi della guerra fredda rappresentavano situazioni marginali in via di de-colonizzazione (nella seconda parte della guerra fredda si registrò, per quel che riguarda l'Africa una contesa per definire zone d'influenza e diversi Paesi emergenti si allinearono all'influenza sovietica. In quel periodo si ravvisarono anche speranze "socialiste" in paesi di grande importanza: l'Egitto senza dimenticare il tentativo della RAU, Iraq, Algeria)
4) Potrebbe così profilarsi una post-globalizzazione strutturata su di una "logica dei blocchi" sia pure affatto diversa da quella "storica". Si consideri che diversi paesi dello SCO dispongono dell'arma atomica;
5) Nell'attuale frangente il prezzo più alto sarà pagato dal popolo palestinese stretto tra sparizione ed esilio (biblico). Nonostante la forte corrente di simpatia verso la causa palestinese che percorre - prima di tutto - l'Europa questo esito appare inevitabile nella spinta da parte USA e nell'assenza di iniziativa da altre parti;
6) All'interno di questo quadro un compito importante spetterebbe alla sinistra europea e ad altre forze democratiche. Posto il tema della pace come centrale si tratta di opporsi all'allineamento dell'Europa agli USA elaborando un progetto che costribuisca ad evitare la formazione di una situazione di rigida contrapposizione e neppure di illusione "pontiera" (cosa poi potrebbe accadere sul terreno economico dopo decenni di spinta alla finanziarizzazione globale dell'economia rimane tutto da stabilire). In ogni caso rimanendo sul piano più strettamente geo-politico la sinistra europea dovrebbe essere chiamata a un compito non facile, stabilendo prima di tutti un quadro di nuovo internazionalismo e di prospettiva di rafforzamento degli organismi sovranazionali (primo fra tutti l'ONU). L'Europa andrebbe considerata " autonomo spazio politico comune" e avviate iniziative almeno su 2 punti: quello definibile sbrigativamente come del "deficit democratico" tornando ad un progetto di costituzionalizzazione e di conseguente assunzione di ruolo del Parlamento; quello di una proposta di politica estera e militare che oltrepassi la NATO e ponga il terreno europeo disponibile a iniziative di smilitarizzazione e di zone neutre al centro del continente (antichi modelli: il già citato movimento dei non allineati e il "Piano Rapacki"). Fondamentale che la sinistra europea agisce nel segno dell'internazionalizzazione e lavori a un programma comune che naturalmente deve comprendere i temi economico - sociali non disgiunti da quelli geo-politici: in sostanza un progetto unitario sistemico che tenga conto della complessità delle contraddizioni in atto.
Esposto il tutto molto schematicamente con tante scuse per l'indaguatezza.