giovedì 30 gennaio 2014

NON TEMIAMO DI PASSARE PER CASSANDRE, MA LA DEMOCRAZIA IN ITALIA E’ DAVVERO A RISCHIO della Redazione di "Perchè la Sinistra"




Due giorni di risse verbali e fisiche alla Camera dei Deputati: da una parte i parlamentari del Movimento 5 Stelle impegnati nell’ostruzionismo contro l’incredibile decreto che teneva assieme la ricapitalizzazione della Banca d’Italia e la seconda rata dell’IMU (una vera e propria provocazione, nemmeno tanto sottile!) e nella contestazione al progetto di legge elettorale, dall’altra – in particolare – quelli del PD impegnati, invece, nel far approvare il decreto e a portare avanti il tema della riforma della legge elettorale.

mercoledì 29 gennaio 2014

TRA “MANIPOLO” E “PARLAMENTO COME INTRALCIO”: IL MODERNO FASCISMO DI MATTEO RENZI? di Franco Astengo




 Matteo Renzi fascista moderno, magari senza fez e gagliardetto ma nella sostanza proteso verso un potere di tipo personale (su questo punto non ci sono dubbi) e totalitario?

COMPLIMENTI A RENZI :CHAPEAU di Felice Besostri del Gruppo di Volpedo

 A pensarci bene, basta  eleggere un capo con pieni poteri, sia chiaro un Hindenburg non un Hitler! Mussolini, che non era un ipocrita, non si fece legittimare dalle urne che una sola volta con listone bloccato e premio di maggioranza con soglia minima del 25%: è di un 10% la differenza tra la proposta Renzi Berlusconi e quella Acerbo? una ben misera differenza tra fascismo e democrazia!

EUROPEE 2014: L’AUTONOMIA DELL’INTERNAZIONALISMO Per non ridurci a scegliere tra gli “europeisti insubordinati” e i “protestatari anti-europei” Per l’autonomia di pensiero e di azione dei comunisti e delle forze anticapitaliste di FRANCO ASTENGO



Per non ridurci a scegliere tra gli “europeisti insubordinati” e i “protestatari anti-europei”
Per l’autonomia di pensiero e di azione dei comunisti e delle forze anticapitaliste

martedì 28 gennaio 2014

ELECTROLUX, UN TENTATIVO DI RAPINA: RISPONDERE CON LO SCIOPERO GENERALE E L’INTERVENTO DELLO STATO della RED

E’ necessario, in questo caso, essere estremamente chiari: l’ intendimento della multinazionale Electrolux di dimezzare i salari dei dipendenti al fine di “concedere” il permanere dei suoi stabilimenti in Italia rappresenta, assieme, un ricatto e una rapina.
Un’intenzione non diversamente qualificabile e come tale da respingere con grande forza.

LA BUONA POLITICA E LA FORMA PARTITO di Gianni Marchetto





Nel 1989 andavo dicendo…
All’indomani del “suicidio” del PCI andavo facendo le seguenti argomentazioni:

SENZA DEMAGOGIA IL RAPPORTO DELLA BANCA D’ITALIA: UN PAUROSO IMPOVERIMENTO GENERALE della redazione di Perchè la Sinistra




Sarà difficile accusare di demagogia gli estensori del rapporto della Banca d’Italia sulla situazione della ricchezza nel paese.

lunedì 27 gennaio 2014

NEL GIORNO DELLA MEMORIA: IL NAZISMO FORMA ESTREMA DEL DOMINIO CAPITALISTICO della redazione di Perchè la Sinistra



 Nella sostanza, per non dimenticare: il nazismo forma estrema del dominio capitalistico.

ROSS@ GENOVA: MARTEDI' 28 GENNAIO INCONTRO PUBBLICO SUI TRATTATI EUROPEI

INVITO ALLA PARTECIPAZIONE
ROSS@ GENOVA
Martedì 28 Gennaio ore 17
presso il circolo CAP - via Albertazzi 9 (di fronte alla Lanterna)

INCONTRO PUBBLICO
sui Trattati Europei e sul referendum popolare di indirizzo
per chiederne l'abolizione

interviene il compagno FRANCO RUSSO

sabato 25 gennaio 2014

COSTITUITA ROSS@ A SAVONA: LE RELAZIONI DELL’ASSEMBLEA DEL 25 GENNAIO. IL 6 FEBBRAIO ASSEMBLEA PER LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA E IL PROGRAMMA DI LAVORO a cura della Redazione di "Perchè la Sinistra"




Una assemblea partecipata e fitta di interventi quella di Ross@ Savona, nel corso della quale si è decisa la costituzione di una presenza del movimento nella nostra realtà provinciale.

Il prossimo appuntamento è per il 6 Febbraio nella sede della SMS Libertà e Lavoro di Lavagnola, allo scopo di definire la struttura organizzativa e il programma di lavoro.

EUROPA 2014: SULLA LETTERA DI TISPRAS, ROSS@ SI PRONUNCI IN AUTONOMIA E CON CHIAREZZA della redazione di "Perchè la Sinistra"




Europa c’è bisogno di chiarezza.
Ross@ deve respingere l’idea dell’Europa dei popoli contenuta nella lettera di Tsipras rivolta agli intellettuali che, in Italia, hanno proposto l’appoggio alla sua candidatura, dicendo no anche alle ricorrenti propensioni elettoralistiche di quegli stessi intellettuali anti-partito e al solito accodamento dei negativi residui di quella che fu definita impropriamente “sinistra radicale”
Di seguito pubblichiamo la posizione di “Perché la Sinistra” sulle prossime elezioni europee e il testo della lettera di Alexis Tsipras.

venerdì 24 gennaio 2014

L’ASSENZA DI AUTONOMIA E DI SOGGETTIVITA’ POLITICA CAUSA DEL VUOTO DELLA SINISTRA ITALIANA di Franco Astengo

In principio due notizie tratte dalla lettura dei giornali di oggi: il Congresso di SeL che il Manifesto definisce “in salita” e la richiesta del segretario della FIOM di sospendere (addirittura) il congresso CGIL per consentire lo svolgimento di un referendum nel merito dell’accordo sulla rappresentanza.
Due notizie d’attualità dalle quali partire per sviluppare, però, un discorso di fondo relativo al vuoto nel quale si trova la sinistra italiana, ormai collocata completamente al di fuori dell’arena dello scontro politico e marginalizzata nello scontro sociale.

SCELTE ELETTORALI “SINISTRE” di G.Angelo BIllia

 La riforma elettorale di Renzusconi elimina di fatto ogni possibilità tecnica di accesso delle forze d’alternativa al Parlamento. 

IL GIOCO DELLE TRE CARTE di Felice Besostri (del Gruppo di Volpedo, senatore DS nella XIII legislatura è uno degli avvocati che ha sostenuto l’incostituzionalità della legge 270/2005 in Corte di Cassazione e Corte Costituzionale)



Forza Italicum è ormai la parola d’ordine dei media italiani, che per 5 anni hanno nascosto che ci fossero problemi di costituzionalità del Porcellum, come nascondono che davanti ai Tribunali di Napoli, Milano, Roma, Cagliari e Venezia penda l’impugnazione della legge elettorale italiana per le europee per contrasto con la Costituzione e i Trattati Europei


TRA MARCHIONELLUM E PORCELLUM di Giorgio Cremaschi



Il Corriere della Sera vanta che che la maggioranza degli italiani appoggi la riforma elettorale Renzi Berlusconi. Se poi si vanno a vedere i dati del sondaggio si scopre che quasi la metà non è d'accordo. Considerata la grancassa mediatica a senso unico  bisogna ammettere che il regime informativo non funziona tanto bene.
E tuttavia proprio un regime si sta blindando con le nuove regole che stanno ridefinendo  per la rappresentanza  politica e sociale.  

L’attuale Parlamento italiano è delegittimato politicamente e moralmente! da Giovanni Lamagna "Comitato napoletano difesa e attuazione della Costituzione"

Se i leader di tutte forze politiche oggi  presenti in Parlamento avessero un minimo di decenza, dovrebbero - dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale agli inizi di dicembre dello scorso anno ha bocciato il cosiddetto “Porcellum” - immediatamente chiedere al Capo dello Stato lo scioglimento di entrambe le Camere, elette con una legge incostituzionale, e portare il Paese  a nuove elezioni.

CGIL-FIOM: LA POLVERE RISPUNTA DA SOTTO IL TAPPETO di Marcello Pesarini




L'attuazione dell'accordo di primavera firmato da CGIL, CISL, UIL porta alla luce quanto si era cercato di nascondere sotto il tappeto, la spazzatura che non si poteva affrontare per riconquistare l'unità nella CGIL.

MOBILITIAMOCI CONTRO LA LEGGE ELETTORALE RENZI/BERLUSCONI di Giovanni Caggiati



Oggi la cosa più importante e urgente di tutte è muoversi con forza contro questa legge elettorale che stanno preparando Renzi e Berlusconi.

giovedì 23 gennaio 2014

Sabato 25 Gennaio, alle ore 16, presso la sala chiamata del Porto di Savona, piazza Rebagliati 3 (g.c) si svolgerà l’assemblea costitutiva di Ross@ a Savona, alla presenza della compagna Emidia Papi del coordinamento politico nazionale. Un’occasione che ci permettiamo di giudicare importante e alla quale vi invitiamo a partecipare attivamente.

ATTUALITA’: L’IMPORTANZA DEI SISTEMI ELETTORALI di Franco Astengo



Infuria, in Italia, il dibattito sula riforma del sistema elettorale:.
Un dibattito che, francamente, pare proprio si stia sviluppando “a vela” (come si diceva una volta) rivelando la consueta incapacità dei protagonisti del sistema politico a ragionare – appunto – in termini sistemici e non, come sta di nuovo accadendo, nella dimensione di un opportunismo di cortissimo respiro.

LE EUROPEE E LA SINISTRA CHE VERRA’ di Marco Montelisciani



Oltre le due sinistre, per costruire il soggetto del lavoro. 

TRA PROPORZIONALE E MAGGIORITARIO: NON VOGLIONO PIU' FATICARE di Gianni Marchetto



Chi…? Renzi, Berlusconi e tutti coloro che sono per il “maggioritario”.

Perché? Perché il maggioritario è una SEMPLIFICAZIONE (in Italia forzata) della vita politica e sociale. Non discuto se questo va bene nei paesi anglosassoni, da noi è diverso. Alcune considerazioni a sostegno di quanto vado dicendo:

martedì 21 gennaio 2014

LA QUESTIONE DEMOCRATICA, PRIORITA’ ITALIANA di Franco Astengo




Attraverso queste poche righe s’intende lanciare un avvertimento rivolto, prima di tutto, a quanti sentono di appartenere ancora alla storia e alla realtà di ciò che rimane della sinistra italiana e a quei sinceri democratici che forse non stanno valutando appieno ciò che sta accadendo attorno a noi.
La questione democratica è la priorità italiana assoluta, almeno in questa fase.

ELEZIONI E CARATTERE DELL’ALTERNATIVA di G. Angelo Billia

C’è un vezzo tutto nostro, italiano, che può essere catalogato come sindrome dell’orfanello. Ha una qualche somiglianza con quello che per alcuni animali addirittura scatta alla nascita, il primo essere vivente che si vede viene eletto a genitore.
Se a destra il tutto è perfettamente normale, a sinistra questa sindrome non ha mancato e non manca di dare il meglio di sé. Registi cinematografici, “costituzionalisti”, magistrati, politici deceduti di cui rimane solo il ricordo, peraltro distorto dal tempo e dall’attitudine al sogno, giornalisti, controfigure di Lenin, sindacalisti, politici compromessi in cerca di nuova collocazione, attori “impegnati” che hanno fatto del perfetto capitalista “onesto” il loro credo, tutte persone indaffarate (salvo i defunti) a sfogliare il loro Bignami di riferimento per spiegare al popolo di “sinistra”, per qualcuno di bocca buona anche di destra, com’è che si risolvono i peccati del mondo.

LA POSIZIONE DI ROSS@: L'ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA SINDACALE VIOLA LA COSTITUZIONE

L'intesa sottoscritta il 10 gennaio da Confindustria e CGIL CISL UIL in applicazione dell'accordo del 31 maggio viola la Costituzione e colpisce i diritti e le libertà dei lavoratori.

Nonostante la sentenza di luglio della Corte Costituzionale avesse chiaramente affermato che non si può legare il diritto alla rappresentanza alla firma degli accordi, l'accordo interconfederale vincola tutto alla sottoscrizione delle sue clausole. Clausole che autorizzano le deroghe ai contratti nazionali e le sanzioni ai sindacati ed ai delegati che intendessero opporsi ad esse.

Una commissione arbitrale dove la Confindustria ha il ruolo principale deciderà dei comportamenti sindacali difformi all'accordo e tutto il sistema contrattuale sarà, centralizzato, burocratizzato, autoritario. Il modello Fiat di Pomigliano esteso a tutto il mondo del lavoro.

Questo accordo fa parte di un quadro complessivo di limitazione degli spazi e delle libertà democratiche, assieme ai progetti di riforma elettorale ultra maggioritaria e ai vincoli e che vengono dal potere finanziario che comanda l'Europa e l'Italia.

Questo accordo risponde alle richieste della famigerata lettera della BCE, che chiedeva anche di colpire il contratto nazionale e di legare tutta la contrattazione al profitto aziendale. Per questo va combattuto assieme a tutta la controriforma sociale e politica di cui è parte.

Ross@ impegna tutti i suoi aderenti a contrastare questo accordo e a partecipare a tutte le iniziative e alla mobilitazione contro di esso.

La posizione rispetto a questo accordo diventa una discriminate nei rapporti tra le forze sociali e politiche, come lo sono il fiscal compact, le politiche di austerità, e tutte le controriforme in atto o progetto. La sinistra antagonista e anticapitalista si definisce anche con il no a questa intesa, così come il sistema di potere del partito democratico la sostiene.

Ross@ ritiene indispensabile che di fronte a questo negazione del diritto dei lavoratori a scegliere liberamente la propria rappresentanza nei luoghi di lavoro, tutto il sindacalismo conflittuale e di classe costruisca un fronte ed una battaglia comune: la libertà del mondo del lavoro dipende anche dal rovesciamento dell'accordo interconfederale sulla rappresentanza.

I DIRITTI HANNO UN COSTO, ED UN VANTAGGIO PER TUTTI

Riceviamo da Felice Besostri, uno degli avvocati ricorrenti contro la legge elettorale Calderoli, nota come Porcellum, ed attualmente contro la soglia di sbarramento per le elezioni europee, una sollecitazione, che vogliamo condividere, perchè i diritti di tutti vanno sostenuti, anche economicamente:
"In relazione ai sempre maggiori impegni e costi per l'europorcellum in ben 5 Tribunali chiedo la pubblicazione del conto per i contributi volontari per far fronte alla spese vive  sperando  di recuperare almeno le spese di viaggio in seconda classe
DATI IBAN SOTTOSCRIZIONE
BANCO POSTA   IT67T0760110400001012022586

GRUPPO DI VOLPEDO
nella causale a scelta: porcellum, per contributo alle spese per sentenza Consulta, o europorcellum per i ricorsi contro legge elettorale.
Scusate ma l'entusiasmo politico  non ha dato grandi frutti e parliamo solo di spese vive perché non c'è stato e non  ci sarà nessun compenso per onorari e diritti

Felice C. Besostri

lunedì 20 gennaio 2014

ACCORDO BERLUSCONI/RENZI: LA COERCIZIONE DELLA DEMOCRAZIA di Franco Astengo

I particolari dell’accordo Berlusconi/Renzi sulla legge elettorale sono stati svelati dal segretario del PD nel corso della riunione della Direzione Nazionale del suo partito, confermando tutti i timori e le preoccupazioni che erano già state espresse subito alla conclusione dell’accordo tra i due contraenti.
Intendiamoci bene: la questione principale non è quella della persistenza di profili di evidente incostituzionalità pur presenti nella bozza presentata alla direzione democratica, sia al riguardo di uno smodato premio di maggioranza (il 20% a fronte del 35% dei voti), sia al riguardo delle liste bloccate.

domenica 19 gennaio 2014

LETTERA APERTA AL COMPAGNO MARCO RIZZO: PERCHE’ FARE UN PARTITO COMUNISTA SALTANDO DEL TUTTO L’ESPERIENZA DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO? UNA PROPOSTA di Franco Astengo

 Mi rivolgo al compagno Marco Rizzo utilizzando una sua frase contenuta nell’intervista rilasciata oggi a “Repubblica”, laddove pone le basi teoriche della nuova formazione all’interno dell’esperienza sovietica in precedenza a quello che definisce “revisionismo – kruscioviano”, proclamando il suo partito “marxista – leninista”.

VORREI di G. Angelo Bilia

Vorrei scrivere di Renzusconi e della sintonia, della Legge diseguale, dei miliardi regalati ai soliti noti con la Tav, di quelli elargiti all’industria di guerra con gli aerei e non solo, di quelli carpiti ai lavoratori e trasformati in prebende più o meno occulte della mafia politico economica.

sabato 18 gennaio 2014

RENZI/BERLUSCONI: PIENA SINTONIA PER ATTACCARE LA COSTITUZIONE, RIDURRE LA DEMOCRAZIA, CANCELLARE LA RAPPRESENTANZA POLITICA di Franco Astengo

Il ventennio berlusconiano si chiude con l’affermazione piena del vecchio condannato a pena definitiva che si afferma, ancora una volta, come il “dominus” della vicenda politica italiana.


Matteo Renzi, a commento dell’incontro appena terminato con Silvio Berlusconi, scandisce quattro volte “Piena Sintonia”.
“Piena Sintonia” tra il nuovo e il vecchio, almeno così si poteva presentare l’incontro seguendo la moda corrente, per fare che?
Rafforzare i grandi partiti e garantire la governabilità.

LA PROPOSTA INTERNAZIONALISTA E L'APPOGGIO DEGLI INTELLETTUALI MOVIMENTISTI ALLA CANDIDATURA DI TSIPRAS di Franco Astengo


 .....In Italia la proposta di candidatura di Tsipras, raccoglie il favore ad esempio di entità politiche in rovina (si pensi al PRC), informi/informali (come ALBA) o sostanzialmente inesistenti oltre ad un gruppo di intellettuali (variamente collocati nel panorama politico) che si appellano ad un concetto di anti-liberismo.

IL DIRETTIVO CGIL di Giorgio Cremaschi



Noi che nel congresso CGIl  sosteniamo il documento alternativo "Il sindacato è un'altra cosa non abbiamo partecipato al voto nel direttivo convocato per approvare l'accordo sulla rappresentanza. 

Che si indica un Referendum contro i Trattati europei, causa delle devastanti misure di austerità

venerdì 17 gennaio 2014

A CENTO ANNI DI DISTANZA: I SOCIALISTI E LA PRIMA GUERRA MONDIALE di Franco Astengo





 Il 1 Agosto la Germania dichiara guerra alla Russia e il governo francese decreta la mobilitazione generale: il socialismo europeo non è certo responsabile della guerra ma fallisce senza essersi veramente battuto.

Primo atto decisivo: i deputati socialisti votano i crediti di guerra.

giovedì 16 gennaio 2014

PERCHE’ LA MEMORIA NON SI SMARRISCA: IL PROGRAMMA DI LIVORNO DEL PARTITO COMUNISTA D’ITALIA a cura della Redazione

Il prossimo 21 Gennaio ricorrerà il 93° anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia, avvenuta come tutti ricorderanno a Livorno.
Abbiamo pensato di ripubblicare il programma che fu elaborato nell’assise costitutiva del Partito, allo scopo da un lato di far sì che non si smarrisca la memoria e dall’altro di riattualizzare, sia pure in un’occasione come questa, i temi portanti dell’identità dei comunisti di allora, in piena fase rivoluzionaria.

mercoledì 15 gennaio 2014

LOTTA DI CLASSE E INTERNAZIONALISMO: UN CONGRESSO DI EPINAY PER LA SINISTRA ITALIANA COMUNISTA E ANTICAPITALISTA di Franco Astengo

 Un congresso da svolgersi, nel merito, attorno a due antichi caposaldi della teoria che ha ispirato le forze storiche del movimento operaio: Lotta di classe e Internazionalismo, cercando la via di una ricerca di necessaria attualizzazione.

Sentenza No Porcellum: qualche complicazione di troppo ad uso e consumo della politica? di Franco Ragusa

Pur nella relativa semplicità delle questioni sottoposte al suo esame, la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale, che ha finalmente cassato alcune parti del Porcellum, verrà sicuramente ricordata non tanto per la chiarezza, quanto per alcune complicazioni interpretative di troppo.

IL MARCHIONNUM DELLE CORPORAZIONI DELLE PARTI SOCIALI di Giorgio Cremaschi



Il regolamento applicativo dell'accordo sulla rappresentanza sindacale ha provocato in pieno congresso il big bang nel gruppo dirigente della CGIL.

UN PENTALOGO PER LA RIFORMA ELETTORALE di Luciano Belli Paci

Alcune semplici indiffettibili regole per scrivere una legge elettorale:

martedì 14 gennaio 2014

PERCHÈ NON C'È PIÙ IL PORCELLUM: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA STORICA

La Corte Costituzionale boccia il premio di maggioranza previsto dal Porcellum perchè la norma "non è proporzionata" rispetto all'obiettivo perseguito, quale è quello della stabilità del governo del Paese e dell'efficienza dei processi decisionali".
"Per quanto riguarda la possibilità per l'elettore di esprimere un voto di preferenza, eventuali apparenti inconvenienti, che comunque non incidono sull'operatività del sistema elettorale", "possono essere risolti mediante l'impiego degli ordinari criteri d'interpretazione" e "mediante interventi normativi secondari"
Le liste bloccate lunghe previste dal Porcellum "rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per parte dei seggi, né con altri" che prevedono un "numero dei candidati talmente esiguo da garantire l'effettiva conoscibilità degli stessi". Così la Corte Costituzionale.
"La normativa che resta in vigore per effetto della dichiarata illegittimità costituzionale" del Porcellum "è 'complessivamente idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell'organo costituzionale elettivo'

Qui le motivazioni della sentenza:

http://www.cortecostituzionale.it/schedaUltimoDeposito.do

lunedì 13 gennaio 2014

PER LA LEGALITA’ REPUBBLICANA: VOTARE SUBITO CON IL SISTEMA PROPORZIONALE della Redazione di "Perchè la Sinistra"

La sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime  le parti fondamentali della legge elettorale sancisce di fatto un deficit democratico che ha caratterizzato il sistema politico italiano per molti anni.

LEGGE ELETTORALE: AUDIZIONE DI FELICE BESOSTRI ALLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI


Il più grande politologo di tutti i tempi, anche se misconosciuto sotto questo aspetto, è Monsieur de la Palisse, che avrebbe affermato, se mai si fosse occupato della questione: "Chi non è candidato, non può essere eletto quale che sia il sistema elettorale!". Finora si è prestata troppo poca attenzione sulle operazioni elettorali preparatorie, ma ci si è concentrati sulla traduzioni di voti in seggi. Ma le operazioni elettorali preparatorie, la prima delle quali è la procedura di scelta dei candidati, sono altrettanto importanti. 

Sulla politica contrattuale territoriale di Gianni Marchetto



Premessa: 3 considerazioni

1.     Il ruolo dello SPI

2.     Un bilancio

3.     Delle proposte

GENNAIO 1994: LA FINE DELLA DC di Franco Astengo


Senza nostalgia sia chiaro per la “Balena Bianca” ma anche nella consapevolezza delle grandi difficoltà dell’oggi.

Rilanciare SEL, per costruire la Sinistra del lavoro. Contributo in vista del secondo Congresso Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà di Marco Montelisciani


Il Congresso e la fase politica.
Il secondo Congresso Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà arriva al termine di un anno complicato per la vita politica del Paese e nel mezzo di una fase politica e istituzionale estremamente delicata, soprattutto in ragione di una crisi economica e sociale che nel frattempo si è fatta e si fa sempre più drammatica

domenica 12 gennaio 2014

sabato 11 gennaio 2014

QUADRO POLITICO ITALIANO E FASE COSTITUENTE DI ROSS@ di Franco Astengo

In avvio occorre essere estremamente chiari: la possibile positiva conclusione della fase costituente di Ross@, annunciata nell’assemblea nazionale dello scorso 14 Dicembre per i prossimi sei mesi, rappresentaila sola possibilità di costruzione  di un punto di riferimento per la formazione di una soggettività politica a sinistra, potenzialmente in grado di coprire – almeno in parte – il vuoto che  esiste ormai da anni nel sistema politico italiano.

Beninteso: una sinistra comunista, anticapitalista, di opposizione per l’alternativa.

venerdì 10 gennaio 2014

DISOBBEDIRE ALLA RESA di Giorgio Cremaschi


Il regolamento applicativo dell'accordo del 31 maggio  sottoscritto venerdì sera da Confindustria e da CGIL CISL UIL viola lo Statuto della CGIL e soprattutto la Costituzione.

Naturalmente non è che la cosa ci stupisca, il testo sottoscritto da poco semplicemente trasforma in regole scrupolose i principi e lo spirito antidemocratici  già contenuti nell'accordo del 31 maggio 2013. Tuttavia vedere ora quelle regole è sconvolgente.

Tralascio il dettaglio degli orrori e vado ai punti di fondo.

giovedì 9 gennaio 2014

COSA MANCA NEL "JOB ACT" DI RENZI della Red

In una giornata politica caratterizzata da continue fibrillazioni attorno al Governo, con la Lega Nord pronta a scavalcare i Forconi proclamando lo sciopero del pedaggio autostradale e Fratelli d’Italia che svolge, sul tema delle superpensioni, il suo ruolo “storico” di destra sociale mentre la sinistra non riesce più a fare nemmeno la pallida imitazione di quella che fu per davvero la sinistra, è uscito, dopo annunci strombazzati da molto tempo il “job act” di Matteo Renzi.

Il Job Act di Renzi? La solita ideologia liberista di Giorgio Cremaschi

“Non siamo d’accordo con la cautela di Susanna Camusso o con le aperture di Maurizio Landini sulle proposte di Renzi. Dalle anticipazioni si può e si deve dare un giudizio negativo per almeno tre ragioni.
Perché tutta l’ideologia del progetto è quella liberista di sempre secondo cui per creare lavoro bisogna togliere vincoli alle imprese ed esaltare la globalizzazione. La crisi economica attuale e la disoccupazione di massa sono figlie di questa ideologia.”

"Jobs Act" di A. Robecchi

Robecchi sulla "Jobs Act":
La Jobs Act è arrivata yesterday, verso evening, e non sembra una semplice battle sull’articolo eighteen, but un piano in many points che ci sarà spiegato dal mayor di Firenze (Florence) nel corso di una toccante cerimony. 

È una cosa piuttosto urgent, come sa everyone. 

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA SULLA SITUAZIONE ECONOMICA, SOCIALE E POLITICA DELL'ITALIA


► PD e Governo: c’è un contrasto – grande come una casa – tra due opposte concezioni, sul tema del come risolvere il problema del lavoro, considerato da tutti (spesso a parole) come prioritario.
Ritengo necessaria, prima di ogni altra cosa, la ricerca e la creazione di nuovi posti di lavoro, di nuove opportunità, il più possibile sicure e dignitose.

RIFORME ELETTORALI: Il Link di un saggio di Franco Ragusa

l 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale ha annunciato
l'incostituzionalità della legge elettorale nelle parti che prevedono
l'assegnazione del premio di maggioranza.
la Corte ha altresì dichiarato l'incostituzionalità della presentazione
di liste elettorali bloccate che non consentono all'elettore di
esprimere una preferenza.
Neanche il tempo per fare le prime considerazioni, ed ecco che subito
dopo è arrivata la fatwa del Presidente Napolitano: "imperativo ribadire
il superamento, già sancito nel '93, del sistema proporzionale".

"Imperativo" da Imperatore, o siamo ancora sufficientemente liberi per
poter riflettere su quanto prodotto da 20 anni di maggioritario?

La Legge Elettorale
e i tanti modi per non farci contare

http://www.riforme.net/legge_elettorale/LeggeElettorale-saggio.htm

mercoledì 8 gennaio 2014

2014: L’ANNO DELLA RIPRESA COMINCIA CON LA DISOCCUPAZIONE AI LIVELLI DELL’IMMEDIATO DOPOGUERRA della redazione di "Perchè la Sinistra"



 Per il movimento operaio, i ceti subalterni ed esclusi è davvero il momento della lotta.

Il silenzio della politica a L'Aquila di Antonio Peduzzi


Gli arresti e gli avvisi di garanzia che hanno raggiunto
amministratori o ex tali per il sistema di tangenti su cui gli
inquirenti sono impegnati a indagare a L'Aquila pongono un problema
assai semplice che è opportuno dire a chiare lettere.

DELLA LEGGE ELETTORALE: UNA NOTA DI Felice Carlo Besostri

  Nel collegio uninominale cosa cambia rispetto alle liste bloccate? Vi ricordate Di Pietro e il Mugello? O il mio caso di essere eletto nel 1996 perché il mio collegio non  lo voleva nessuno perché "perdente": qualche imprevisto succede ogni tanto

La ricetta di Keynes ed i Piani del lavoro Nota a cura di Nicola Cacace per il tramite di Gianni Marchetto


In Italia tutti parlano di lavoro con poche idee nuove ed alcune vecchie, come l´Art.18 sì o no. Soprattutto pochi studiano i casi esteri di successo. Piano del lavoro e Job Act sono tra i titoli più gettonati, anche dal nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, invero con pochi contenuti e alcune significative differenze con quanto si fa in altri paesi.

UN RICORDO DEL COMPAGNO FRANCO FAVILLA di Marcello Pesarini

Da ieri Franco Favilla, il compagno Franco, 56 anni, non è più con noi. Lascia la moglie e compagna Sara, i figli Aleida di 6 anni , e 5 maschietti quasi maggiorenni, fra Fano e Chiaravalle, nelle Marche. 

martedì 7 gennaio 2014

STATO E MERCATO: L’OGGETTO DEL CONTENDERE TRA POLITICA E IDEOLOGIA di Franco Astengo



Le pagine culturali di “Repubblica” ospitano oggi, martedì 7 gennaio 2013, una lunga e importante recensione, firmata da Roberto Esposito, del testo di Pierre Dardot e Christian Laval “La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista” appena tradotto per DeriveApprodi.
Il tema è ancora una volta il rapporto tra Stato e Mercato: anzi, come recita il titolo della recensione Mercato vs Stato.
Un tema che pure è necessario affrontare di nuovo, cecando elementi per una riflessione di fondo che pure s’impone, dopo tanti anni di ascolto di “slogan” senza senso e di  imposizione di un’egemonia acriticamente subita.

lunedì 6 gennaio 2014

OBIEZIONI ALLA FACILE STRATEGIA IN MATERIA ELETTORALE DI MATTEO RENZI, CONSIDERATA UN CLASSICO ESEMPIO DI “INCULTURA POLITICA” di Franco Astengo






Il neo-segretario del PD e Sindaco di Firenze va proclamando in giro la possibilità di elaborare una nuova legge elettorale che sostituisca nel giro di una settimana quella famigerata del 2005 , le cui parti più importanti sono state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale.
Una trovata propagandistica che non dovrebbe sortire effetto alcuna ma che denota, prima di tutto, il persistere di un dato di assoluta incultura politica che, del resto, ha contrassegnato anche gli elaboratori della legge vigente già citata.

domenica 5 gennaio 2014

Il ritorno della monarchia di Antonio Peduzzi


 Ecco, vogliamo dire: le primarie che hanno issato Matteo Renzi
alla guida del Pd hanno in sé un elemento di orléanismo - il che
spiega quel che con maggior precisione potremmo definire il suo stile
monarchico.


Gli effetti choc della crisi Sopravvivere in Grecia di Elisabetta Casalotti dal sito di Rai News 24






Case vendute a prezzi stracciati. Appartamenti riscaldati con la legna perchè non si hanno i soldi per il gasolio. Trecentomila famiglie senza energia elettrica che cenano a lume di candela. Ecco come si vive in Grecia nel 2014 proprio quando il paese sta per prendere il timone dell'Unione

TRA MEMORIA E OBLIO : COSA MANCA DEL NOSTRO’900 NEL RICORDO COSTRUITO DALL’IMMAGINARIO DOMINANTE di Franco Astengo



 L’irriducibilità, insomma, della classica “contraddizione principale”. Ed è stato questo punto che si è voluto nascondere come se si trattasse di polvere sotto il tappeto della storia.

sabato 4 gennaio 2014

TRA INDIVIDUALE E COLLETTIVO: SOLO LA SINTESI POLITICA PUO’ RISOLVERE IL PARTICOLARE NELL’UNIVERSALE di Franco Astengo




 La crisi di oggi propone, proprio sul terreno del passaggio dal particolare all’universale, una difficoltà di indicazione che potrebbe essere superata tornando a riflettere sul partito come “intellettuale collettivo”, promotore di una “rivoluzione morale”.

L'INTELLETTUALE COLLETTIVO , una interpretazione di Antonio Peduzzi




     Socialità essenziale significa che la produzione pratica di una connessione tra l’intellettuale e un gruppo sociale non è il prodotto di una spinta morale ma il realizzarsi pratico di una irruzione del pensiero nella massa, di una irruzione della politica nella crisi della vita quotidiana di quelle che gli sciocchi si dilettano a chiamare moltitudini.

Il socialismo: oltre la destra, oltre la sinistra, oltre la modernità una lettura di Alain De Benoist da parte di Felice Carlo Besostri

sono partito da questa citazione, segnalata con imprecisione da Critica Sociale: 
 Le complexe d’Orphée, il suo ultimo libro pubblicato, Jean-Claude Michéa dà una risposta più originale e anche più profonda: la sinistra si  è separata dal popolo perché ha aderito molto presto all’ideologia del progresso, che contraddice nettamente tutti i valori popolari 

Ne ho cercato la fonte e mi sono imbattuto in questo scritto di Alain de Benoist, un francese intellectuel, philosophe[1] et politologue français, principal représentant du mouvement dit de la « Nouvelle Droite » à la fin des années 1970, che nei suoi scritti ha difeso il generale Salan, l'Algeria francese, l'OAS e il regime di Apartheid nel SUD AFRICA, che però si definiva « de gauche, de droite, du fond des choses et du milieu du monde » e che ha praticato un'apertira a pensatori estranei alla neo-destra come  Jean Baudrillard, Régis Debray, Jean-François Kahn o Michel Jobert —, ovvero impegnati nella sinistra  antiliberale quali Bernard Langlois e Ignacio Ramonet, già direttore di Le Monde Diplomatique, cui diede un'improntA TERZOMONDISTA, ANTIMPERIALISTA USA e ANTICAPITALISTA.
La prima reazione era quella di non proseguire nella lettura. Ci ho ripensato pensando ai danni fatti alla SINISTRA DA CHI SI RITIENE DI SINISTRA, ANZI DELLA VERA SINISTRA, quella pura non compromessa, tanto per fare un nome Flores d'Arcaisd, anche se devo confessare un pregiudizio nei suoi confronti perché l'ho conosciuto quando prosperava grazie ai fondi illegali del PSI, che mi son detto che forse chi guarda da fuori e da lontano coglie aspetti, che sfuggono a chi nella sinistra, nei suoi  problei e nelle sue contraddizioni ci vive da quando aveva 16 anni e ora ne ha 69, 53 anni, ma fa più impressione dire da poco più di mezzo secolo. E poi mi aveva attirato la citazione di Jean Claude Michéa di tutt'altra psta, figlio di un resistente comunista e iscritto al PCF fino al 1976, che lascia diventando un fan di Orwell,c di cui tre libri hanno segnato anche le mie scelte Fiorirà l'aspidistra, Omaggio alla Catalogna e 1984 e come poteva essere altrimenti rtspetto ad uno che nel 1946 scrisse:
« Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io. 
eppure il suo vero cognome era Blair. Leggendo penso di aver capito perché mi irritavo a sentire definire i partiti come "progressisti" o genericamente  di "sinistra" invece che socialisti, socialdemocratici o comunisti o del lavoro(laburisti)
Il primo statuto del PSOE diceva che  l'obiettivo del partito era la "creazione di una società senza classi di uomini liberi,uguali, onorati e intelligenti" Mi piace ma con qualche cambiamento del genere "una società senza classi e privilegi di pochi di donne e uomini liberi, uguali, rispettati, intelligenti, sensibili e moderatamente[resto un riformista] felici" . L'errore della sinistra non è tanto quella di aver fatto propri i valori liberali, ma non conseguentemente quelli democratici: i limiti della deocrazia sono i limiti alla democrazia, che si deve espamdere continuamente pena il suo deperimento. Il porincipio una testa unn voto rasta rivoluzionario se il voto è libreo e cosciente. Riflettiamo insieme nel prossimo anno 2014
Il socialismo: oltre la destra, oltre la sinistra, oltre la modernità
di Alain de Benoist - 09/07/2012. 
Nel gennaio 1905, il «regolamento» della Sezione francese dell’Internazionale operaia (SFIO) – il partito socialista dell’epoca – indicava ancora quest’ultima come un «partito della classe operaia che si prefigge di socializzare i mezzi di produzione e scambio, ossia di trasformare la società capitalistica in società collettivista o comunista, attraverso l’organizzazione economica e politica del proletariato». Beninteso, nessun partito «socialista» oserebbe oggi dire una cosa del genere, essendo i socialisti diventati socialdemocratici o social-liberali.
Che oggi la «sinistra», nella sua quasi totalità, sia divenuta riformista, che abbia aderito all’economia di mercato, che si sia progressivamente separata dai lavoratori e dalle classi popolari, non è certo una rivelazione. Lo spettacolo della vita politica ne è una ininterrotta dimostrazione. Per questo, ad esempio, le grida della sinistra sono così deboli nella grande tormenta finanziaria mondiale attuale: semplicemente, essa non è disposta più della destra a prendere le misure che permetterebbero di intraprendere una vera guerra contro l’influenza planetaria della Forma-Capitale. Come osserva Serge Salimi, «la sinistra riformista si distingue dai conservatori per il tempo di una campagna elettorale grazie a un effetto ottico. Poi, quando le è data l’occasione, si adopera a governare come i suoi avversari, a non disturbare l’ordine economico, a proteggere l’argenteria della gente del castello» .
La domanda che si pone è: perché? Quali sono le cause di questa deriva? La si può spiegare unicamente con l’opportunismo dei singoli, ex rivoluzionari divenuti notabili? Bisogna vedervi una lontana conseguenza dell’avvento del sistema fordista? Un effetto della congiuntura storica, cioè del crollo del blocco sovietico che ha annientato l’idea di una credibile alternativa al sistema di mercato?
Ne Le complexe d’Orphée, il suo ultimo libro pubblicato, Jean-Claude Michéa dà una risposta più originale e anche più profonda: la sinistra si è separata dal popolo perché ha aderito molto presto all’ideologia del progresso, che contraddice nettamente tutti i valori popolari .
Fondamentalmente orientata verso l’avvenire, la filosofia dei Lumi, come si sa, demonizza le nozioni di «tradizione», «consuetudine», «radicamento», vedendovi solo superstizioni superate e ostacoli alla trionfale marcia in avanti del progresso. Tendendo all’unificazione del genere umano e contemporaneamente all’avvento di un universo «liquido» (Zygmunt Bauman), la teoria del progresso implica il ripudio di ogni forma di appartenenza «arcaica», ossia anteriore, e la distruzione sistematica della base organica e simbolica delle solidarietà tradizionali (come fece in Inghilterra il celebre movimento delle enclosures, che costrinse all’esodo migliaia di contadini privati dei loro diritti consuetudinari, per convertirli in manodopera proletaria sradicata e dunque sfruttabile a volontà nelle manifatture e nelle fabbriche ). In un’ottica «progressista», ogni giudizio positivo sul mondo così com’era una volta rientra dunque necessariamente nell’ambito di un passatismo «nostalgico»: «Tutti coloro i quali – ontologicamente incapaci di ammettere che i tempi cambiano – manifesteranno, in qualunque campo, un qualsiasi attaccamento (o una qualsiasi nostalgia) per ciò che esisteva ancora ieri tradiranno così un inquietante “conservatorismo” o addirittura, per i più empi tra loro, una natura irrimediabilmente “reazionaria”» . Il mondo nuovo deve essere necessariamente edificato sulle rovine del mondo di prima. Poiché la liquidazione delle radici forma la base del programma, se ne deduce che «solo gli sradicati possono accedere alla libertà intellettuale e politica» (Christopher Lasch).
Questa è la rappresentazione del mondo che, nel XVIII secolo, ha accompagnato l’ascesa sociale della borghesia e, con essa, la diffusione dei valori mercantili. Atteggiamento moderno corrispondente a un universalismo astratto nel quale Friedrich Engels vedeva, a giusta ragione, il «regno idealizzato della borghesia». (Anche Sorel, a suo tempo, aveva sottolineato il carattere profondamente borghese dell’ideologia del progresso). Ma anche antico comportamento monoteista che scaglia l’anatema contro le realtà particolari in nome dell’iconoclastia del concetto, vecchio atteggiamento platonico che discredita il mondo sensibile in nome delle idee pure .
La teoria del progresso è direttamente associata all’ideologia liberale. Il progetto liberale nasce, nel XVII secolo, dal desiderio di farla finita con le guerre civili e di religione, rifiutando al contempo l’assolutismo, ritenuto incompatibile con la libertà individuale. Dopo le guerre di religione, i liberali hanno creduto che si potesse evitare la guerra civile solo smettendo di appellarsi a valori morali condivisi. Erano favorevoli a uno Stato che, per quanto riguardava la «vita buona», fosse neutro.
Poiché la società non poteva più essere fondata sulla virtù, il buon senso o il bene comune, la morale doveva restare un affare privato (principio di neutralità assiologia). L’idea generale era che si poteva fondare la società civile solo sull’esclusione di principio di ogni riferimento a valori comuni – il che equivaleva, in compenso, a legittimare qualunque desiderio o capriccio che fosse oggetto di una scelta «privata».
Il progetto liberale, spiega Jean-Claude Michéa, ha prodotto due cose: «Da un lato, lo Stato di diritto, ufficialmente neutro sul piano dei valori morali e “ideologici”, e la cui unica funzione è di badare che la libertà degli uni non nuoccia a quella degli altri (una Costituzione liberale ha la stessa struttura metafisica del codice della strada). Dall’altro, il mercato auto-regolatore, che si presume permetta a ciascuno di accordarsi pacificamente con i suoi simili sull’unica base dell’interesse ben compreso delle parti interessate» .
Lo Stato di diritto «assiologicamente neutro» è in effetti una doppia illusione. In primo luogo, la sua neutralità è completamente relativa: nella vita reale, i liberali affermano i loro principi e i loro valori con altrettanta forza degli antiliberali. Inoltre, la neutralità in materia di valori (la teoria secondo la quale lo Stato non deve pronunciarsi sulla questione della «vita buona», perché ciò lo indurrebbe a discriminare tra i cittadini) sfocia in pratica in contraddizioni insolubili, come dimostra la teoria dei diritti dell’uomo, che proclama diritti contraddittori, dato che alcuni di essi possono essere applicati solo a condizione di ignorarne o violarne altri. Queste contraddizioni sono costantemente sottoposte a procedure giudiziarie, ma non possono essere risolte in maniera puramente tecnica o procedurale.
La dicotomia destra-sinistra viene spesso fatta risalire alla Rivoluzione francese, dimenticando in tal modo che essa è davvero pienamente entrata nel discorso pubblico solo alla fine del XIX secolo. Alla vigilia della Rivoluzione, lo spartiacque principale non oppone la «destra» e la «sinistra», ma un’aristocrazia fondiaria dotata di potere politico e una borghesia mercantile acquisita alle idee liberali. Nessuno, in quell’epoca, difende veramente il popolo. Retrospettivamente, il libro di Michéa spiega d’altronde anche l’ambiguità della Rivoluzione francese: rivoluzione borghese, ma fatta in nome del «terzo stato» (e soprattutto della «nazione»), ispirata al contempo alle idee di Rousseau e del liberalismo dei Lumi, «progressista» con Condorcet, m affascinata dal’Antichità con Robespierre o Saint-Just.
Durante tutta la prima parte del XIX secolo, sono appunto i liberali a formare il cuore della «sinistra» parlamentare dell’epoca (il che spiega il senso che ha conservato oggi negli Stati Uniti la parola liberal). I liberali riprendono quell’idea fondamentalmente moderna consistente nel vedere nello «sradicamento dalla natura e dalla tradizione il gesto emancipatore per eccellenza e l’unica via d’accesso a una società “universale” e “cosmopolita» . Benjamin Constant, per citare solo lui, è il primo a celebrare quella disposizione della «natura umana» che induce a «immolare il presente all’avvenire».
Mentre la III Repubblica vede la borghesia assumere a poco a poco l’eredità della rivoluzione del 1789, il movimento socialista si struttura in associazioni e partiti. Ricordiamo che la parola «socialismo» appare solo verso il 1830, in particolare in Pierre Leroux e Robert Owen, nel momento in cui il capitalismo si afferma come forza dominante. Il diritto di sciopero è riconosciuto nel 1864, lo stesso anno della fondazione della I Internazionale. Orbene, i primi socialisti, la cui base sociale si torva soprattutto tra gli operai di mestiere, non si presentano affatto come uomini «di sinistra». Michéa ricorda, d’altronde, che «il socialismo non era, in origine, né di sinistra né di destra»  e che non sarebbe mai venuto in mente a Sorel o a Proudhon, a Marx o a Bakunin di definirsi come uomini «di sinistra». A parte i «radicali», la «sinistra», all’epoca, non designa niente.
In origine, il movimento socialista si pone, in effetti, come forza indipendente, sia nei confronti della borghesia conservatrice e dei «reazionari» che dei «repubblicani» e di altre forze di «sinistra». Ovviamente, si oppone ai privilegi di caste legate alle gerarchie dell’Ancien Régime – privilegi conservati in altra forma dalla borghesia liberale – ma si oppone ugualmente all’individualismo dei Lumi, ereditato dall’economia politica inglese, con la sua apologia dei valori mercantili, già così ben criticati da Rousseau. Esso, dunque, non abbraccia le idee della sinistra «progressista» e comprende bene che i valori di «progresso» esaltati dalla sinistra sono anche quelli cui si richiama la borghesia liberale che sfrutta i lavoratori. In realtà, lotta, al contempo, contro la destra monarchica e clericale, contro il capitalismo borghese, sfruttatore del lavoro vivo, e contro la «sinistra» progressista erede dei Lumi. Si è così in un gioco a tre, molto differente dallo spartiacque destra-sinistra che si imporrà all’indomani della Prima Guerra mondiale.
È, d’altronde, contro il riformismo e il parlamentarismo della «sinistra» che il socialismo proudhoniano o il sindacalismo rivoluzionario soreliano oppongono allora l’ideale del mutualismo o dell’autonomia dei sindacati e la volontà rivoluzionaria all’opera nell’«azione diretta» - ideale che si cristallizzerà nel 1906 nella celebre Carta di Amiens della CGT.
I primi socialisti non erano nemmeno avversari del passato. Più esattamente, distinguevano molto bene ciò che, nell’Ancien Régime, rientrava nell’ambito del principio di dominazione gerarchica, da essi rifiutato, e ciò che dipendeva dal principio «comunitario» (la Gemeinwesen di Marx) e dai valori tradizionali, morali e culturali che lo sottendevano. «Per i primi socialisti, era chiaro che una società nella quale gli individui non avessero avuto più niente altro in comune che la loro attitudine razionale a concludere accordi interessati non poteva costituire una comunità degna di questo nome» . Proprio per questo, Pierre Leroux, uno dei primissimi teorici socialisti, affermava non soltanto che «la società non è il risultato di un contratto», ma che, «lungi dall’essere indipendente da ogni società e da ogni tradizione, l’uomo trae la sua vita dalla tradizione e dalla società».
Per il popolo, il passato non era soltanto ciò che gli permetteva di inscriversi in una filiazione e in una continuità storiche particolari, ma ciò che gli permetteva di giudicare il valore delle innovazioni che gli venivano proposte. Da questo punto di vista, la «tradizione» era più una protezione che una costrizione. In passato, molte rivolte popolari avevano già trovato la loro origine in una volontà chiaramente manifestata di difendere le consuetudini e le tradizioni popolari contro la Chiesa, la borghesia o i principi. Il motivo di ciò è che sono le consuetudini, le tradizioni, le forme particolari della vita locale, ossia le comunità radicate, a permettere da sempre l’emersione di un mondo comune e a costituire, ugualmente da sempre, il quadro nel quale «possono dispiegarsi le strutture elementari della reciprocità e dunque, ugualmente, le condizioni antropologiche dei differenti processi etici e politici che permetteranno eventualmente di estenderne il principio fondamentale ad altri gruppi umani, se non addirittura all’intera umanità» .
Questo sguardo sul passato non contraddiceva affatto l’internazionalismo o il senso dell’universale. I primi socialisti erano perfettamente coscienti che è «sempre a partire da una tradizione culturale particolare che appare possibile accedere a valori veramente universali»  e che «in pratica, l’universale non può mai essere costruito sulla rovina dei radicamenti particolari» . Per dirla con lo scrittore portoghese Miguel Torga, essi pensavano che «l’universale è il locale, meno le mura». «Dal momento che solo chi è effettivamente legato alla sua comunità d’origine – alla sua geografia, alla sua storia, alla sua cultura, ai suoi modi di vivere – è realmente in grado di comprendere coloro che provano un sentimento paragonabile nei confronti della propria comunità», scrive ancora Michéa, «possiamo concluderne che il vero sentimento nazionale (di cui l’amore della lingua è una componente essenziale) non soltanto non contraddice ma, al contrario, tende generalmente a favorire quello sviluppo dello spirito internazionalista che è sempre stato uno dei motori principali del progetto socialista» .
Come il patriottismo non deve essere confuso con il nazionalismo (di destra»), così l’internazionalismo non deve essere confuso con il cosmopolitismo (di «sinistra»). Poiché l’abbandono o l’oblio della propria cultura rendono incapaci di comprendere l’attaccamento degli altri alla loro, il risultato dell’universalismo astratto non è il regno del Bene universale, ma la realizzazione di un «universo ipnotico, glaciale e uniformato» il cui soggetto è quell’essere narcisistico pre-edipico, immaturo e capriccioso che è il consumatore contemporaneo.
In Francia, l’alleanza storica tra il socialismo (influenzato prima dalla socialdemocrazia tedesca e poi dal marxismo) e la «sinistra» progressista si instaura all’epoca dell’affare Dreyfus (1894). Svolta profondamente negativa. Nato dalla preoccupazione di una «difesa repubblicana» contro la destra monarchica, clericale o nazionalista, si delinea un compromesso che partorirà in primo luogo i cosiddetti «repubblicani progressisti». Si crea allora una confusione tra ciò che è emancipatore e ciò che è moderno, i due termini essendo a torto ritenuti sinonimi.
È in questo momento, scrive Michéa, che il movimento socialista è stato «progressivamente indotto a sostituire alla lotta iniziale dei lavoratori contro il dominio borghese e capitalista quella che avrebbe presto opposto – in nome del “progresso” e della “modernità – un “popolo di sinistra” e un “popolo di destra” (e, in questa nuova ottica, era evidentemente scontato che un operaio di “sinistra” sarebbe stato sempre infinitamente più vicino a un banchiere di sinistra o a un dirigente di sinistra del FMI che a un operaio, a un contadino o a un impiegato che dava i suoi voti alla destra)» . Questo compromesso ha assunto due aspetti: «Da un lato, ha portato ad ancorare il liberalismo – motore principale della filosofia del Lumi – nel campo delle “forze di progresso” […] Dall’altro, ha contribuito a rendere in anticipo illeggibile l’originaria critica socialista, poiché quest’ultima sarebbe nata appunto da una rivolta contro la disumanità dell’industrializzazione liberale e l’ingiustizia del suo diritto astratto» .
Allora – e soltanto allora – la causa del popolo ha cominciato a divenire sinonimo di quella di progresso, all’insegna di una «sinistra» che voleva essere anzitutto il «partito dell’avvenire» (contro il passato) e l’annunciatrice dei «domani che cantano», ossia della modernità in marcia. Soltanto allora si è reso necessario, quando ci si voleva situare «a sinistra», ostentare un «disprezzo di principio per tutto ciò che aveva ancora il marchio infamante di “ieri” (il mondo tenebroso del paese d’origine, delle tradizioni, dei “pregiudizi”, del “ripiegamento su se stessi” o degli attaccamenti “irrazionali” a esseri e luoghi)» . Il movimento socialista, e poi comunista, riprenderà dunque per proprio conto l’ideale «progressista» del produttivismo ad oltranza, di quel progetto industriale e iperurbano che ha completato lo sradicamento delle classi popolari, rendendole ancora più vulnerabili all’influenza della Forma-Capitale. (Il che spiega anche che quell’ideale abbia ricevuto una migliore accoglienza tra gli operai già sradicati che tra i contadini).
D’ora innanzi, per difendere il socialismo, bisognava credere alla promessa di una marcia in avanti dell’umanità verso un universo radicalmente nuovo, governato soltanto dalle leggi universali della ragione. Per essere «di sinistra», bisognava classificarsi tra coloro che, per principio, rifiutano di guardare indietro, così come fu intimato a Orfeo. (Di qui il titolo del libro di Jean-Claude Michéa: disceso nel regno dei morti con la speranza di ritrovare Euridice e di riportarla nel mondo dei vivi, Orfeo si vede proibire da Ade di voltarsi indietro, altrimenti perderà per sempre la sua bella. Beninteso, egli violerà all’ultimo momento questa proibizione). A questa deriva, in cui vede a giusta ragione un’impostura, si oppone Michéa con una fermezza pari al suo talento.
Separato dalle sue radici, il movimento operaio è stato nello stesso tempo privato delle condizioni e dei mezzi della sua autonomia. Come aveva ben visto George Orwell, la religione del progresso priva infatti l’uomo della sua autonomia nel momento stesso in cui pretende di garantirla emancipandolo dal passato. Orbene, sottolinea Michéa, «dal momento in cui un individuo (o una collettività) è stato spossessato dei mezzi della sua autonomia, non può più perseverare nel suo essere se non ricorrendo a protesi artificiali. Ed è appunto questa vita artificiale (o “alienata”) che il consumo, la moda e lo spettacolo hanno il compito di offrire a titolo di compensazione illusoria a tutti coloro la cui esistenza è stata così mutilata» .
Poiché la sinistra si considera innovatrice, il capitalismo sarà nello stesso tempo denunciato come «conservatore». Altra deriva fatale, perché la Forma-Capitale è tutto tranne che conservatrice! Marx aveva già mostrato bene il carattere intrinsecamente «progressista» del capitalismo, cui riconosceva il merito di aver soppresso il feudalesimo e annegato tutti gli antichi valori nelle «gelide acque del calcolo egoistico». A questo tratto fondante se ne aggiunge un altro, tipico delle forme moderne di questo stesso capitalismo. «Una economia di mercato integrale», spiega Michéa, «può funzionare durevolmente solo se la maggior parte degli individui ha interiorizzato una cultura della moda, del consumo e della crescita illimitata, cultura necessariamente fondata sulla perpetua celebrazione della giovinezza, del capriccio individuale e del godimento immediato […] Dunque, è proprio il liberalismo culturale (e non il rigorismo morale o l’austerità religiosa) a costituire il complemento psicologico e morale più efficace di un capitalismo di consumo» . Ora, diventando «di sinistra», il socialismo ha fatto suoi anche i principi del liberalismo culturale. La sinistra «permissiva» è così divenuta il naturale humus di espansione della Forma-Capitale. È il capitalismo che permette meglio di «godere senza ostacoli»!
Per decenni, sotto l’etichetta di «sinistra», si troveranno dunque associate, in una permanente ambiguità, due cose totalmente differenti: da una parte, la giusta protesta morale della classe operaia contro la borghesia capitalista, e, dall’altra, la credenza liberale borghese in una teoria del progresso la quale afferma, in linea di massima, che «prima» non ha potuto che essere peggiore e che «domani» sarà necessariamente migliore. In effetti, il movimento socialista è veramente degenerato dal momento in cui è divenuto «progressista», ossia a partire dal momento in cui ha aderito alla teoria (o alla religione) del progresso – cioè alla metafisica dell’illimitato – che costituisce il cuore della filosofia dei Lumi, e dunque della filosofia liberale. Essendo la teoria del progresso intrinsecamente legata al liberalismo, la «sinistra», diventando «progressista», si condannava a confluire un giorno o l’altro nel campo liberale. Il verme era nel frutto. Il liberalismo culturale annunciava già il capovolgimento nel liberalismo economico. L’ultimo bastione a cedere è stato il partito comunista, che ha progressivamente smesso di svolgere il ruolo che in passato ne aveva decretato il successo: fornire «alla classe operaia e alle altre categorie popolari un linguaggio politico che permettesse loro di vivere la loro condizione con una certa fierezza e di dare un senso al mondo che avevano sotto gli occhi» .
Ciò che Michéa dice della sinistra potrebbe, beninteso, essere detto della destra, con una dimostrazione inversa: la sinistra ha aderito al liberalismo economico perché era già acquisita all’idea di progresso e al liberalismo «societale», mentre la destra ha aderito al liberalismo dei costumi perché ha prima adottato il liberalismo economico. È, infatti, completamente illusorio credere che si possa essere durevolmente liberali sul piano politico o «societale» senza finire col diventarlo anche sul piano economico (come crede la maggioranza delle persone di sinistra) o che si possa essere durevolmente liberali sul piano economico senza finire col diventarlo anche sul piano politico o «societale» (come crede la maggioranza delle persone di destra). In altri termini, c’è un’unità profonda del liberalismo. Il liberalismo forma un tutto. Alla stupidità delle persone di sinistra che ritengono possibile combattere il capitalismo in nome del «progresso», corrisponde l’imbecillità delle persone di destra che ritengono possibile difendere al contempo i «valori tradizionali» e un’economia di mercato che non smette di distruggerli: «Il liberalismo economico integrale (ufficialmente difeso dalla destra) reca in sé la rivoluzione permanente dei costumi (ufficialmente difesa dalla sinistra), proprio come quest’ultima esige, a sua volta, la liberazione totale del mercato» . Ciò spiega che destra e sinistra confluiscano oggi nell’ideologia dei diritti dell’uomo, il culto della crescita infinita, la venerazione dello scambio mercantile e il desiderio sfrenato di profitti. Il che ha almeno il merito di chiarire le cose.
La sinistra si è molto presto convinta che la globalizzazione del capitale rappresentava una evoluzione ineluttabile e un avvenire insuperabile, con la politica che, nello stesso tempo, si adattava alla globalizzazione economica e finanziaria. Il grande divorzio tra il popolo e la sinistra ne è stata la conseguenza più clamorosa.
Il Club Jean Moulin aveva aperto la strada negli anni sessanta. La «seconda sinistra» rocardiana negli anni settanta, la Fondazione Saint-Simon negli anni ottanta hanno approfondito la breccia attraverso la quale la sinistra ha cominciato a puntare sulla «società civile» contro lo Stato e a confluire nel modello del mercato. Nella stessa epoca, il liberalismo culturale trionfa, il che si traduce in uno spostamento dei dibattiti politici verso le poste in gioco della società e verso nuovi gruppi sociali in via di autonomizzazione (donne, immigrati, omosessuali, ecc.). Infine, il denaro si impone come equivalente universale nell’ambito dei valori. «Il vincitore», ha osservato Jacques Julliard, «fu Alain Minc […] il quale aveva compreso che, assumendo le idee della seconda sinistra, si poteva fare un buonissimo deal con il neocapitalismo che si stava imponendo» .
È emersa così una sinistra «i cui dogmi sono l’antirazzismo, l’odio dei limiti, il disprezzo del popolo e l’elogio obbligatorio dello sradicamento» . È così che l’immaginario della «sinistra moderna» - simboleggiata in Francia da Le Monde, Libération, Les Inrockuptibles e altri insigni rappresentanti del «circolo della ragione» ideologicamente dominante – è arrivato a confondersi con quelli dei padroni della BCE e del Fondo monetario internazionale. Ed è altresì per questo che «dietro la convinzione un tempo emancipatrice che non si arresta il progresso, [è diventato] sempre più difficile ascoltare qualcosa di diverso dall’idea, attualmente dominante, secondo la quale non si arrestano il capitalismo e la globalizzazione» . Ormai, la sinistra celebra la crescita, ossia la produzione di merci all’infinito, negli stessi termini dei liberali. Là dove gli uni parlano di «deterritorializzazione» (alla maniera di Deleuze-Guattari o di Antonio Negri), gli altri parlano di «delocalizzazioni». Per quanto concerne l’immigrazione, esercito di riserva del capitale, la sinistra «moderna» usa lo stesso linguaggio di Laurence Parisot («meticciato» e «nomadismo» trasformati in norme). Influenzata da coloro che hanno «distrutto il socialismo convertendolo nell’individualismo dei diritti universali e del liberalismo integrale» (Hervé Juvin), il nemico non è più il capitalismo che sfrutta il lavoro vivo degli uomini, ma il «reazionario» che ha il torto di rimpiangere il passato.
«È dunque normale», prosegue Michéa, «che la sinistra “civica” (quella che ha rotto con ogni sensibilità popolare e socialista) appaia oggi come il luogo politico privilegiato dove sono elaborate tutte le trasformazioni giuridiche e di civiltà richieste dal mercato mondiale. Insomma, essa non è altro che il pesce-pilota del capitalismo senza frontiere o, se si preferisce, l’avanguardia culturale militante della destra liberale» .
I «valori» della sinistra non sono più valori socialisti, ma valori «progressisti»: immigrazionismo, apertura o soppressione delle frontiere, difesa del matrimonio omosessuale, depenalizzazione di certe droghe, ecc., tutte opzioni con le quali la classe operaia è in completo disaccordo o di cui si disinteressa totalmente. Per la sinistra «moderna», che realizza l’alleanza dei funzionari, delle classi borghesi superiori, degli immigrati e dei radical chic, «rifiutare l’oscura eredità del passato (che, a priori, non può non richiamare atteggiamenti di “pentimento”), combattere tutti i sintomi della febbre “identitaria” (ossia, in altri termini, tutti i segni di una vita collettiva radicata in una cultura particolare) e celebrare all’infinito la trasgressione di tutti i limiti morali e culturali tramandati dalle precedenti generazioni (il regno compiuto dell’universale liberale-paolino dovendo coincidere, per definizione, con quello dell’indifferenziazione e dell’illimitatezza assolute) è tutt’uno» . Non si parla più del capitalismo o della lotta di classe, e ovviamente di quella anticaglia della rivoluzione. Persino il partito comunista ha quasi soppresso la parola «socialismo» dal suo vocabolario. Avendo perduto la sua identità ideologica, non è più in grado di influenzare la corrente socialdemocratica da cui dipende elettoralmente .
Poiché l’obiettivo non è più lottare contro il capitalismo, ma combattere tutte le forme di preoccupazione identitaria, regolarmente descritte come il risorgere di una mentalità reazionaria e arretrata, «ciò spiega», constata Jean_Claude Michéa, «che il “migrante” sia progressivamente divenuto la figura redentrice centrale di tutte le costruzioni ideologiche della nuova sinistra liberale, sostituendo l’arcaico proletario, sempre sospetto di non essere abbastanza indifferente alla sua comunità originaria o, a più forte ragione, il contadino, che il suo legame costitutivo con la terra destinava a diventare la figura più disprezzata – e più derisa – della cultura capitalistica» . La sinistra cerca dunque un «popolo di ricambio». La fondazione Terra Nova, fondata nel 2008 da persone vicine a Dominique Strauss-Kahn e presieduta dal socialista Olivier Ferrand, si è resa celebre pubblicando, nel maggio 2011, un rapporto che suggerisce al partito socialista di rifondare la sua base elettorale su un’alleanza tra le classi agiate e le «minoranze» delle periferie, abbandonando operai e impiegati ai loro «valori di destra» (critica dell’immigrazione, protezionismo economico e sociale, promozione di norme forti e di valori morali, lotta contro l’assistenzialismo, ecc.). Il testo del rapporto è molto chiaro: «Contrariamente all’elettorato storico della sinistra, coalizzato dalle poste in gioco socio-economiche, questa Francia di domani è unificata anzitutto dai suoi valori culturali progressisti». «Tra i due perdenti della globalizzazione – gli immigrati ghettizzati e i modesti salariati minacciati – la sinistra in stile Terra Nova sostiene ormai i primi a scapito dei secondi» .
Non è quindi sorprendente che il popolo si distolga da una sinistra affascinata più dal people e dalla «plebaglia» che dai lavoratori, che si dichiara per la globalizzazione, sebbene quest’ultima sia anzitutto quella del capitale, si interessa più alle iniziative «civiche» che alle trasformazioni strutturali, alla società protettiva del care più che alla giustizia sociale, alla vita associativa più che alla politica, allo spettacolo mediatico più che alla sovranità del popolo, al consenso sociale più che alla lotta di classe – e, come i liberali, concepisce l’interesse generale solo come semplice somma degli interessi particolari. Il popolo non si riconosce più in una sinistra che ha sostituito l’anticapitalismo con un simulacro di «antifascismo», il socialismo con l’individualismo radical chic e l’internazionalismo con il cosmopolitismo o l’«immigrazionismo», prova solo disprezzo per i valori autenticamente popolari, cade nel ridicolo celebrando al contempo il «meticciato» e la «diversità» , si sfinisce in pratiche «civiche» e in lotte «contro tutte le discriminazioni» (con la notevole eccezione, beninteso, delle discriminazioni di classe) a solo vantaggio delle banche, del Lumpenproletariat e di tutta una serie di marginali.
Non è sorprendente nemmeno che il popolo, così deluso, si volga frequentemente verso movimenti descritti con disprezzo come «populisti» (uso peggiorativo che manifesta un evidente odio di classe). Citiamo ancora Michéa: «Tra la rappresentazione colpevolizzante della società ormai imposta dalla sociologia ufficiale (una minoranza di esclusi, relegati nei “ghetti etnici”, sottomessi a tutte le persecuzioni possibili e accerchiati da una Francia “di villette” che si presume appartenere alle classi medie) e l’oscura realtà vissuta da queste categorie popolari, al contempo maggioritarie e dimenticate, la distanza è divenuta assolutamente surreale. Il risultato è che le principali vittime degli aspetti nocivi della globalizzazione non trovano più nel linguaggio politicamente corretto della sinistra moderna la minima possibilità di tradurre la loro esperienza vissuta» . «Minando alla base ogni possibilità di legittimare un qualunque giudizio morale (e, di conseguenza, rifiutando simultaneamente di comprendere l’uso popolare delle nozioni di merito e responsabilità individuale), la sinistra progressista si condanna inesorabilmente a consegnare ai suoi nemici di destra interi pezzi di quelle classi popolari che, a modo loro, non domandano altro che di vivere onestamente in una società decente […] In realtà, è proprio la stessa sinistra ad aver scelto, verso la fine degli anni settanta, di abbandonare al loro destino le categorie sociali più modeste e sfruttate, volendo ormai essere “realista” e “moderna”, ossia rinunciando in anticipo a ogni critica radicale del movimento storico che, da oltre trent’anni, seppellisce l’umanità sotto un “immenso accumulo di merci” (Marx) e trasforma la natura in deserto di cemento e acciaio» .
Georges Sorel diceva che «il sublime è morto nella borghesia, che è dunque condannata a non avere più una morale». Anche Michéa parla di morale. Ma qui non si tratta del «sublime», bensì della decenza comune (common decency) tanto spesso celebrata da Orwell.
«È morale», diceva Emile Durkheim, «tutto ciò che è fonte di solidarietà, tutto ciò che costringe l’uomo a tenere conto dell’altro, a regolare i propri movimenti su qualcosa di diverso dagli impulsi del proprio egoismo». «Ciò spiega», aggiunge Michéa, «che la rivolta dei primi socialisti contro un mondo fondato sul solo calcolo egoistico sia stata così spesso sostenuta da una esperienza morale» . Si pensi alla «virtù» celebrata da Jaurès, alla «morale sociale» di cui parlava Benoît Malon. La «decenza comune», che è mille miglia lontana da ogni forma di ordine morale o di puritanesimo moralizzatore, è infatti uno dei tratti principali della «gente normale» ed è nel popolo che la si trova più comunemente diffusa. Essa implica la generosità, il senso dell’onore, la solidarietà ed è all’opera nella triplice obbligazione di «dare, ricevere e restituire» che per Marcel Mauss era il fondamento del dono e del controdono. A partire da essa, si è espressa in passato la protesta contro l’ingiustizia sociale, perché permetteva di percepire l’immoralità di un mondo fondato esclusivamente sul calcolo interessato e la trasgressione permanente di tutti i limiti. Ma è altresì essa che, oggi, protesta con tutta la sua forza contro quella sinistra «moderna» di cui un Dominique Strass-Kahn è il simbolo e nella quale non si riconosce più. «Da questo punto di vista», scrive Michéa, «il progetto socialista (o, se si preferisce l’altro termine utilizzato da Orwell, quello di una società decente) appare proprio come una continuazione della morale con altri mezzi» .
Come si è capito, Michéa non critica la sinistra da un punto di vista di destra – e ce ne rallegriamo – bensì in nome dei valori fondanti del socialismo delle origini e del movimento operaio. Tutta la sua opera si presenta, d’altronde, come uno sforzo per ritrovare lo spirito di questo socialismo delle origini e porre le basi del suo rinnovamento nel mondo di oggi. Assumendo la difesa della «gente normale», egli rifiuta anzitutto che si screditino valori di radicamento e strutture organiche che, in passato, sono stati spesso l’unica protezione di cui disponevano i più poveri e i più sfruttati.
Non è un punto di vista isolato. Il percorso di Jean-Claude Michéa si inscrive piuttosto in una vasta galassia, dove troviamo, in primo luogo, ovviamente, il grande George Orwell, al quale Michéa ha dedicato un libro notevole (Orwell, anarchiste tory), come pure Christopher Lasch, teorico di un «populismo» socialista e comunitario, grande avversario dell’ideologia del progresso , di cui ha contribuito più di chiunque altro a far conoscere il pensiero in Francia. Vi troviamo anche, per citare solo pochi nomi, il giovane Marx critico dei «diritti dell’uomo», i primi socialisti francesi, William Morris, Charles Péguy e Chesterton, l’Antonio Gramsci che sottolinea l’importanza delle culture popolari, il Pasolini degli Scritti corsari (colui che diceva: «Ciò che ci spinge a tornare indietro è umano e necessario tanto quanto ciò che ci spinge ad andare avanti»), Clouscard e la sua critica dei liberali-libertari, Jean Baudrillard e la sua denuncia della «sinistra divina», i films di Ken Loach e di Guédiguian, la canzoni di Brassens, senza dimenticare Walter Benjamin, Cornelius Castoriadis, Jaime Semprun, Anselm Jappe, Serge Latouche , ecc.
Michéa paragona il liberalismo a un nastro di Möbius, che presenta una «faccia destra» e una «faccia sinistra», ma senza alcuna soluzione di continuità. Ciò significa che tra borghesia di destra e borghesia di sinistra, entrambe eredi della filosofia liberale dei Lumi, ci saranno sempre più affinità oggettive che tra ciascuna di queste borghesie e gli antiborghesi del loro campo. E viceversa, che esiste una complementarità altrettanto naturale tra coloro che difendono il popolo contro la borghesia sfruttatrice, si situino essi ancora a sinistra o provengano da destra. È ciò che constata Michéa quando scrive: «Poco importa, in verità, sapere da quale tradizione storica ciascuno ha tratto le particolari ragioni che lo inducono a rispettare i principi della decenza comune e a indignarsi per la loro permanente violazione ad opera del sistema capitalistico» . In un’epoca in cui la sinistra intende più che mai raccogliere le «forze di progresso», egli non esita a ad aggiungere che è «la patetica incapacità di assumere [la] dimensione conservatrice della critica anticapitalistica a spiegare, in larga parte, il profondo smarrimento ideologico (per non dire il coma intellettuale irreversibile) nel quale l’insieme della sinistra moderna è oggi immersa» .
Non avete ancora letto Michéa? Soprattutto, non dite che un giorno lo leggerete. Leggetelo subito. Immediatamente!

(traduzione di Giuseppe Giaccio)