Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
giovedì 30 ottobre 2025
REFERENDUM E INVASIONE DI CAMPO
REFERENDUM E INVASIONI DI CAMPO di Franco Astengo
La migliore spinta per la campagna elettorale del "NO" alla "deforma" (copyright del compianto Felice Besostri) è arrivata dalla replica della signora presidente del Consiglio verso la sentenza della Corte dei Conti riguardante il ponte sullo stretto di Messina.
Replica che è stata impostata sul concetto di "invasione di campo" da parte della magistratura (contabile in questo caso) rispetto l'attività del governo considerato il solo soggetto depositario del potere del popolo e di conseguenza sovraordinato legittimamente in una visione, ci sia permesso di scriverlo, di chiara propensione autocratica.
Al momento della scelta referendaria, verso la quale va indicato subito un secco "NO", ci troveremo di fronte non tanto e non solo il tema della separazione delle carriere dei magistrati e quello della composizione del CSM (con il grande pericolo del sorteggio, indice di vero e proprio disprezzo per il dibattito politico e la sua più alta forma di esplicitazione rappresentata dal voto libero e personale).
In gioco ci sarà la forma concreto dello stato di diritto: un tema per certi versi ancora superiore di importanza rispetto alla difesa della Costituzione repubblicana.
Il principio della divisione del potere legislativo, esecutivo e giudiziario, oltreché il bilanciamento tra essi, costituiscono elementi cruciali dello stato di diritto. Tali principi sono sanciti dalla maggior parte delle costituzioni moderne. Mentre i dettati costituzionali si limitano ad enunciare tali principi, sono le norme di attuazione che forniscono la disciplina che regola sostanzialmente i rapporti tra i diversi poteri.
Recenti sviluppi indicano un avvicinamento tra i poteri legislativo ed esecutivo, ed una sorta di “isolamento” del giudiziario rispetto ai due precedenti. Il ruolo dei parlamenti è sempre più ridotto, mentre i governi finiscono sempre di più per identificarsi col legislatore diventando così i soggetti sui quali si accentra la crisi delle democrazie liberali.
I parlamenti da legislatori divengono così meri luoghi di dibattito e scambio di idee tra i vari gruppi. Detto ciò, il governo, già detentore dell’esecutivo, diviene attore principale nel processo legislativo. Le iniziative legislative dei parlamenti sono sempre meno ricorrenti, e comunque senza l’appoggio del governo, un progetto di legge solo raramente riuscirà ad entrare in vigore. Questa tendenza è preoccupante e potrà condurre ad una “onnipotenza” dell’esecutivo, ed ad una marginalizzazione del legislativo. Trattasi di una tendenza difficilmente arrestabile, e che a tratti appare addirittura irreversibile.
Il processo di incorporazione del potere legislativo all’interno dell’esecutivo potrebbe trovare il giusto contrappeso in un giudiziario forte ed indipendente. Solo così il singolo cittadino potrebbe vedere tutelati efficacemente i suoi diritti di fronte ad un potere esecutivo sempre più massiccio. Tale tutela è apportata dai tribunali civili e penali, competenti a giudicare sui singoli casi, dai tribunali amministrativi, competenti ad effettuare un controllo di legalità sugli atti della pubblica amministrazione, ed infine dalle corti costituzionali, che valutano la costituzionalità delle leggi adottate dai parlamenti.
La difesa di questa suddivisione dei poteri e di terzietà nell'amministrazione della giustizia rispetto all'esecutivo vanno considerati i temi di fondo sui quali impostare la vicenda referendaria che pure conterrà dentro di sè un complesso di problematiche da non trascurare compresa quella più squisitamente legata alla dinamica politico-elettorale per la quale è prevista una lunga rincorsa che approderà alle elezioni legislative generali previste per l'autunno del 2027, se non interverranno nel frattempo elementi di possibile accelerazione.
mercoledì 29 ottobre 2025
PROPOSTA PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
Care compagne e cari compagni
domani dovrebbe essere approvata in quarta lettura la legge costituzionale di "deforma" (così l'avrebbe appellata il compianto Felice Besostri) dell'ordinamento della giustizia, compresiva della tanto discussa separazione delle carriere dei magistrati.
Per la prossima primavera (2026) è prevedibile lo svolgimento di un referendum confermativo come nei casi di riforme costituzionalim non approvate dai 2/3 del voto parlamentare.
Inutile sottolineare l'importanza di questa prova elettorale che cadrà a un dipresso (politicamente parlando) delle cruciali elezioni politiche 2027: di conseguenza una dimensione referendaria collocata ben oltre il già delicatissimo tema in questione e di piena significanza politica.
Appare urgente la costituzione di comitati per il "NO" (trattandosi di referendum confermativo è necessario esprimere appunto il "NO") ed è importante anche il livello di direzione politica dei comitati.
Vi propongo pertanto:
1) Interpellare immediatamente i soggetti coinvolgibili in particolare CDC e CRS;
2) Chiedere incontri alle forze politiche e alla CGIL per avviare concretamente la costituzione dei comitati anche a livello territoriale.
Allego un documento di merito che potrebbe risultare utile per un principio di discussione.
Scusatemi il disturbo, grazie per l'attenzione
Franco Astengo
lunedì 27 ottobre 2025
MANIFESTAZIONI E POLITICA
MANIFESTAZIONI E POLITICA di Franco Astengo
L'inizio d'autunno 2025 appare caratterizzato da una evidente costante : la riuscita delle manifestazioni di piazza pur indette da soggetti diversi, convocate su argomenti diversi e con coincidenze parziali dal punto di vista dell'espressione partecipativa sia sociale sia generazionale.
La condanna del genocidio che sta subendo il popolo palestinese si è affiancata alla battaglia sindacale avverso la legge di bilancio.
Una legge di bilancio preparata è bene non dimenticarlo dal governo di destra mentre incombe la necessità di attrezzarci per respingere l'ennesimo tentativo di violazione costituzionale questa volta sul tema della giustizia.
L'insieme di queste problematiche vede contemporaneamente l'impegno di una pluralità di attori prevalentemente di origine sindacale e una sostanziale lateralità delle forze politiche parlamentari.
Le forze politiche parlamentari sembrano sì capaci di sostenere le posizioni sulla base delle quali si svolgono le manifestazioni ma senza riuscire a presentare un progetto organico di opposizione e mantenendo al loro interno distinzioni e financo ambiguità sia nei rapporti politici sia nell'orientamento complessivo.
Questa "lateralità" (se non "estraneità") tra movimenti e soggetti politici è stata anche testimoniata dalla continua discesa nella partecipazione al voto nell'occasione delle diverse tornate regionali e comunali succedutesi nei mesi di settembre ed ottobre: caduta culminata nelle recenti elezioni regionali toscane con una percentuale di astensione davvero molto elevata, tale da confermare l'analisi di una sostanziale "fragilità del sistema" tale da porre il tema di una possibile torsione in senso autoritario.
Si pone così per intero il vecchio tema nenniano "piazze piene e urne vuote" con un di più da aggiornare riflettendo sul quadro offerto dalla trasformazione del sistema dei partiti sul quale ci siamo già soffermati a lungo e che potremmo riassumere nella triade personalizzazione/comunicazione/esaurimento dell'agire politico nella governabilità considerata "meta unica".
Poco si analizza la difficoltà crescente della democrazia gradualmente messa in discussione con l'avanzare del superamento del parlamentarismo, della messa in discussione della separazione dei poteri, del bavaglio alla magistratura e ai giornalisti, della demolizione del welfare, della mercificazione della scuola e dell'università, delle leggi elettorali che nonostante le decisioni della Corte Costituzionale continuano a sancire il primato del "Capo".
Soprattutto tutti questi punti (elenco imparziale e sommariamente compilato) non riescono a diventare progetto organico di opposizione per l'alternativa: il PD non appare in grado di sciogliere il nodo dell'incertezza tra la tendenza a voler rappresentare un " Nuovo Ulivo" oppure a voler costruire un Fronte Popolare.
Accenno al PD perchè sicuramente esso rappresenta il soggetto potenzialmente pivotale attorno al quale raccogliere un'alleanza che al momento attuale appare carente anche dal punto di vista di espressione delle diverse "issue" culturali e politiche che risulterebbe necessario rappresentare per incontrare le diverse esigenze sociali e le molteplici sensibilità presenti nel Paese.
Appaiono, infatti, assenti o perlomeno deficitari due elementi: quello di una visione complessiva strategica di società rivolta prima di tutto al quadro internazionale (pace, collocazione dell'Europa, qualità della democrazia) e quello di una progettualità riferita a un preciso modello sociale come - quello - per intenderci provvisto di una base economica che affronti le evidenti distorsioni del modello liberista - corporativo che questo governo sta alimentando.
Quel modello "liberista - corporativo" succeduto a quello neo-liberista dei primi anni del XXI secolo e che può essere contrastato da una idea socialista (come sta avvenendo anche negli USA) che comprenda il mutamento di paradigma imposto dalle grandi transizioni in atto da quella ambientale a quella digitale.
Nei giorni scorsi come Associazione "Il Rosso non è il Nero" avevamo avanzato l'idea di una azione unitaria delle opposizioni parlamentari perché si adottasse un'unica proposta riguardante la legge di bilancio (il modello dovrebbe essere quello che sulla materia presenterà " Sbilanciamoci" il prossimo 4 dicembre). Nel contempo si dovrebbe rifuggire dalla logica emendataria presentando così la compattezza di una elaborazione complessiva posta a un punto tale di definire finalmente un primo abbozzo di riconoscibile alternativa, prendendo atto che l'acutezza delle contraddizioni post-moderne impedisce la via della semplice alternanza e del cosiddetto "bipolarismo temperato".
A questa nostra proposta hanno aderito 27 associazioni e organi informativi da tutte le parti d'Italia: tra gli altri abbiamo avuto l'adesione dei soggetti più prestigiosi operanti sul versante della sinistra e sul piano nazionale da molto tempo.
In questa occasione ribadiamo la necessità di portare avanti un progetto di questo tipo con 2 obiettivi:
a) contribuire ad un avvio di saldatura nel rapporto definibile sbrigativamente " tra manifestazioni e politica" svolgendo anche una funzione pedagogica tesa al riconoscimento del superamento di una società fondata sull'individualismo competitivo e il consumismo di massa come l'attuale;
b) portare la riflessione tra le forze politiche ad un livello tendente ad analizzare il complesso della situazione in atto non attraverso la singolarità dei casi ma puntando ad una visione comune di società alternativa pur nei necessari distinguo di declinazioni intorno a specifici aspetti: declinazioni diverse derivanti anche da derivati storici la cui identità e memoria debbono comunque essere conservati e innovati gradualmente.
venerdì 24 ottobre 2025
PORTUALITA'_ ACCENTRAMENTO E PRIVATIZZAZIONE, IL RUOLO DI SAVONA
PORTUALITA': ACCENTRAMENTO E PRIVATIZZAZIONE. IL RUOLO DI SAVONA di Franco Astengo
Accentramento, privatizzazione, ridimensionamento delle Autorità Portuali (già toccate sia dalla legge 196/2016 che le ridusse da 24 a 15 sul territorio nazionale): questo il senso della riforma presentata dal viceministro Rixi che centralizza la gestione portuale e la affida a una società in house.
L'obiettivo della riforma è quello di costituire la "Porti d'Italia s.p.a" affidandole "sviluppo e promozione" degli scali di rilevanza nazionale e internazionale.
La nuova legge (i cui prevedibili tempi di approvazione dovrebbero traguardare la prossima primavera) vuole creare una maxi-authority di diritto privato (ma a capitale pubblico) a cui demandare le decisioni riguardanti gli investimenti verso le principali infrastrutture marittime.
Porti d'Italia dovrà occuparsi anche dei rapporti tra lo Stato e le attuali Autorità Portuali.
La nuova società avrà un capitale iniziale di 500 milioni versati dal Ministero dell'Economia a cui spetterà il controllo finanziario di intesa.
La natura giuridica della società non vieta l'ingresso di capitali privati, aprendo così - come si accennava all'inizio - a una futura privatizzazione nella gestione dei porti.
Oltre alla manutenzione ordinaria e straordinaria l'authority avrà potere decisionale sulla costruzione di canali marittimi, dighe foranee di difesa, darsene, bacini, banchine e sui dragaggi.
Questi interventi pagati dallo Stato saranno realizzati in regime di concessione per la durata di 99 anni: la società però potrà anche svolgere in regime di mercato sia in Italia sia all'estero attività di progettazione e realizzazione di opere infrastrutturali attinenti alle attività marittime e portuali, nonchè la realizzazione di consulenze, studi, ricerche, servizi anche di ingegneria nel settore delle infrastrutture portuali.
Così di fatto la norma sposta l'asse verso un modello privatistico e di profitto: alle Autorità portuali resteranno le competenze sui porti di rilevanza regionale e il compito di redigere i piani regolatori: appare evidente però il rischio di conflitto tra i diversi Enti.
Due punti appaiono di grande rilevanza e sui quali varrebbe la pena aprire un serrato confronto:
1) "Porti d'Italia" sarebbe esclusa dall'applicazione del decreto 175/2016 sulla razionalizzazione delle spese per le società a partecipazione pubblica;
2) Le infrastrutture portuali a interesse generale da realizzzare in via prioritaria non sarebbero assoggettate alla procedura di valutazione ambientale strategica (VAS): fondamentale per accertare l'erosione costiera provocata dalla costruzione di moli e banchine.
Ci troviamo di fronte a un progetto di svuotamento delle Autorità Portuali che rimarrebber private di competenze e risorse in nome di un presunto efficientamento.
In sostanza si tratta di un tentativo di modifica dell'attuale governance multilivello in nome dei binomio accentramento/privatizzazione.
Per il porto di Savona, già penalizzato dal meccanismo Genovacentrico imposto dalla legge del 2016, si tratterebbe di una ulteriore riduzione di autonomia che avverrebbe in un momento di estrema delicatezza nel rapporto con il territorio che necessita con grande urgenza di una profonda revisione infrastrutturale di uscita dall'isolamento e dalla esigenza di diversificazione nelle vie di traffico: soprattutto se si pensa a un quadro di progettualità industriale.
Ad esempio va rifiutata l'idea della Regione Liguria di ridurre la Valbormida a retroporto in una idea davvero ristretta del quadro logistico necessario verso il Nord-Ovest e dal punto di vista della trazione ferroviaria non è sufficiente il semplice raddoppio della linea Finale - Andora se non accompagnato da un rafforzamento della Savona - Torino e della Savona - Alessandria, quest'ultima linea rappresenta, infatti, il vero sbocco verso il cuore della logistica del Nord.
giovedì 23 ottobre 2025
UNA PROPOSTA PER LA LEGGE DI BILANCIO
Troverete di seguito il testo di un documento promosso dall'Associazione "Il rosso non è il Nero" di Savona collegato a una proposta sulla legge di bilancio e inviato a tutti i gruppi parlamentari dell'opposizione.
L'iniziativa ha ricevuto l'adesione di associazione, gruppi d'opinione, riviste e blog online elencate di seguito e che costituiscono, a nostro giudizio, uno spaccato importante di impegno e capacità di aggregazione sociale e culturale.
Ci auguriamo che questa iniziativa, che segue altra analoga assunta sui temi della politica estera e della pace, non solo sia recepita dei destinatari ma rappresenti un contributo all'unità delle forze di opposizione rispetto al pericolo rappresentato dal governo di destra e anche un altro passo sulla strada di una corresponsione di intenti e di capacità di collaborazione tra soggetti di diversa impostazione culturale che ci pare indispensabile promuovere e portare avanti nella particolare delicatezza della fase politica.
- Al Gruppo Partito Democratico Camera dei Deputati
- Al Gruppo Partito Democratico Senato della Repubblica
- Al Gruppo Alleanza Verdi Sinistra Camera dei Deputati
- Al Gruppo Alleanza Verdi Sinistra Senato della Repubblica
- Al Gruppo Movimento 5 Stelle Camera dei Deputati
- Al Gruppo Movimento 5 Stelle Senato della Repubblica
- Al Gruppo + Europa Camera dei Deputati
- Al Gruppo Italia Viva Camera dei Deputati
- Al Gruppo Italia Viva Senato della Repubblica
- Al Gruppo Azione Camera dei Deputati
LORO SEDI
Le scriventi associazioni di cultura politica rivolgono ai gruppi dell'opposizione parlamentare una proposta politica orientata a realizzare una iniziativa che accresca la tensione unitaria sul delicato nodo della legge di bilancio.
Lo strumento di comunicazione "Sbilanciamoci" composto da economisti e ricercatori che si occupano dei temi dell'economia sta per varare (come ogni anno) una "contro legge di bilancio" che sarà presentata al Senato della Repubblica il prossimo 4 dicembre.
Questa la valutazione svolta da "Sbilanciamoci" sul documento presentato dal Governo in questi giorni:
"Il disegno di legge approvato dal governo destina risorse minime a sanità, istruzione e politiche sociali. Una manovra che aumenta il debito e ignora i bisogni del Paese.
Il disegno di legge di bilancio 2026, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 17 ottobre, è plasticamente il simbolo della latitanza del governo di fronte alle emergenze del Paese. Il giudizio della campagna Sbilanciamoci! è negativo.
La legge stanzia risorse modestissime per i salari (15 euro al mese), a fronte dell’enorme perdita del potere d’acquisto di questi anni. Solo due miliardi per la sanità, che non permetteranno di assumere nuovi infermieri e dottori né di adeguare i servizi esistenti. Non ci sono fondi aggiuntivi per la non autosufficienza e per le politiche sociali, solo bonus. Non vi sono finanziamenti aggiuntivi per l’istruzione pubblica.
Non ci sono investimenti pubblici, se non gli stanziamenti del PNRR, che sta per finire. E il governo si appresta a fare 15 miliardi di debito con il fondo SAFE per acquistare nuove armi. È una corsa al riarmo inaccettabile.
I tagli fiscali previsti dalla legge di bilancio non riguardano i ceti medio-bassi (solo sopra i 28 mila euro) e ci sono nuovi condoni per chi è stato sleale con il fisco, omettendo dichiarazioni e pagamento di tasse.
La manovra rischia di avere un effetto depressivo sulla crescita e sul PIL.
Aspettiamo di vedere il testo completo e le tabelle dei ministeri, ma, sulla base delle prime notizie e dei comunicati, il nostro giudizio non può che essere negativo. Lavoriamo subito a una legge di bilancio alternativa che presenteremo il prossimo 4 dicembre in Senato."
Su queste basi ci permettiamo allora di chiedere alle forze politiche dell'opposizione parlamentare di adottare unitariamente il documento che "Sbilanciamoci" renderà pubblico fornendo così un grande contributo alla battaglia politica che è necessario condurre contro la destra.
Una adozione unitaria da presentare in entrambi i rami del Parlamento appunto come "controdocumento" evitando di confondersi con una prassi emendataria spesso stimolata da interesse corporativi e particolaristici.
Si realizzerebbe così una dimostrazione di tensione chiaramente alternativa .
L'idea di un'alternativa che risulta assolutamente necessaria in questi tempi come risposta alla radicalizzazione delle contraddizioni sociali e politiche prodotta prima di tutto dalla guerra in un quadro che non esitiamo a definire di restrizione del livello di democrazia acquisito e dichiarato nella Costituzione Repubblicana.
Grazie per la vostra attenzione
- Associazione per il rinnovamento della sinistra - Roma
- Comitato per la Democrazia Costituzionale - Roma
- Centro Riforma dello Stato - Roma
- Associazione "Laudato Sì" - Milano
- Associazione Culturale "Infiniti Mondi"- Nola (Napoli)
- Associazione "Socialisti in Movimento" - Milano
- Rivista di Cultura Politica "Critica Sociale" - Milano
- Giornale socialista "Il Lavoro"- Salerno
- Associazione "Il Rosso non è il Nero" - Savona
- Circolo Pertini - Sarzana
- Socialismo Italiano 1892- Lecce
- Quotidiano online "La nuova Savona"
- Blog culturale "Odissea"- Milano
- Associazione "Noi per Savona"
- Rivista online "Ancora Fischia il Vento" - Rimini
- Associazione "Officine Lavagnesi" - Lavagna (GE)
- Associazione "Scuola e Costituzione" Genova
- Associazione Culturale "Mediterraneo" La Spezia
- Biblioteca Popolare - Bubbio (Asti)
- Sezione ANPI Sassello (Savona)
- Circolo "Calogero - Capitini" Genova
- Casa dei Circoli "Culture e Popoli" Ceriale
- ATTAC Savona
- No rearm europe Savona
- Comitato Acqua bene comune provincia di Savona
- A.R.C.I provinciale Savona
- "La bottega del Barbieri" Imola
Iniziativa promossa dall'Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona
riferimento: astengo.franco@gmail.com
lunedì 20 ottobre 2025
LEGGE DI BILANCIO: IL GIUDIZIO DI SBILANCIAMOCI E UNA PROPOSTA POLITICA
LEGGE DI BILANCIO: IL GIUDIZIO DI SBILANCIAMOCI E UNA PROPOSTA POLITICA di FRANCO ASTENGO (associazione "IL ROSSO NON E' IL NERO" Savona)
Di seguito troverete il giudizio di "Sbilanciamoci" sulla manovra di bilancio presentata dal Governo.
Ci permettiamo di avanzare una precisa proposta politica rivolta a tutte le Associazioni di Cultura Politica che il 15 settembre scorso avevano sottoscritto il documento "Perchè la politica estera non si trasformi in politica di guerra".
La proposta è questa: "Come ogni anno "Sbilanciamoci" promuoverà una propria proposta alternativa di legge di bilancio.
Invitiamo tutte le associazioni a sottoscriverla attraverso l'adesione a questo documento. Lo scopo è quello di sviluppare una iniziativa perchè le forze politiche parlamentari la adottino e unitariamente la presentino ai due rami del Parlamento in luogo della solita, confusa, prassi emendataria stimolata magari da interessi corporativi e particolaristici.
Una dimostrazione di tensione alternativa che risulta necessaria in questi tempi come risposta alla radicalizzazione delle contraddizioni sociali e politiche prodotta prima di tutto dalla guerra.
In attesa di riscontro un fraterno saluto
Franco Astengo
Ecco di seguito il giudizio di "Sbilanciamoci".
Il disegno di legge approvato dal governo destina risorse minime a sanità, istruzione e politiche sociali. Una manovra che aumenta il debito e ignora i bisogni del Paese.
Il disegno di legge di bilancio 2026, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 17 ottobre, è plasticamente il simbolo della latitanza del governo di fronte alle emergenze del Paese. Il giudizio della campagna Sbilanciamoci! è negativo.
La legge stanzia risorse modestissime per i salari (15 euro al mese), a fronte dell’enorme perdita del potere d’acquisto di questi anni. Solo due miliardi per la sanità, che non permetteranno di assumere nuovi infermieri e dottori né di adeguare i servizi esistenti. Non ci sono fondi aggiuntivi per la non autosufficienza e per le politiche sociali, solo bonus. Non vi sono finanziamenti aggiuntivi per l’istruzione pubblica.
Non ci sono investimenti pubblici, se non gli stanziamenti del PNRR, che sta per finire. E il governo si appresta a fare 15 miliardi di debito con il fondo SAFE per acquistare nuove armi. È una corsa al riarmo inaccettabile.
I tagli fiscali previsti dalla legge di bilancio non riguardano i ceti medio-bassi (solo sopra i 28 mila euro) e ci sono nuovi condoni per chi è stato sleale con il fisco, omettendo dichiarazioni e pagamento di tasse.
La manovra rischia di avere un effetto depressivo sulla crescita e sul PIL.
Aspettiamo di vedere il testo completo e le tabelle dei ministeri, ma, sulla base delle prime notizie e dei comunicati, il nostro giudizio non può che essere negativo. Lavoriamo subito a una legge di bilancio alternativa che presenteremo il prossimo 4 dicembre in Senato.
sabato 18 ottobre 2025
SINDACATO E SCALA MOBILE
SINDACATO E SCALA MOBILE di Franco Astengo
Nella previsione del documento di bilancio 2026 il governo pensa di detassare al 5% gli incrementi salariali che deriveranno dalla stipula dei nuovi contratti e nelle bozza lascia intravedere l'ipotesi di un piccolo aumento forzoso in caso di mancati rinnovi.
Come fa notare Emiliano Brancaccio in un suo articolo apparso oggi, 18 ottobre, sul "Manifesto" questo accenno è bastato "Corriere della Sera" per interpretare questo passaggio come una "nuova scala mobile" mentre da Confindustria sono arrivate grida di "spirale inflazionistica".
Il tema dell'adeguamento dei salari al tasso di inflazione (considerata anche la perdita del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni durante la fase inflazionistica 2021-2022) dovrebbe invece stimolare proprio nei sindacati una riflessione sul tema non più rinviabile.
Nella storia della sinistra italiana l’argomento del rapporto tra tasso d’inflazione e crescita del salario è stato elemento fondamentalmente divisivo : il quadro generale del mondo del lavoro è quello di un frastagliamento, di un intreccio perverso che tiene chi vi appartiene, in particolare i giovani , gli immigrati, le donne, nella tragica connessione tra precarietà e povertà.
Abbiamo registrato nel corso degli anni una frammentazione degli stessi strumenti di ammortizzazione sociale: ai margini del mercato del lavoro si situa un esercito ancora diverso da quello marxianamente definito come “di riserva” posto a disposizione di un allargamento delle forme di sfruttamento in gran parte “sotterranee”. Si calcola di tre milioni di lavoratrici e lavoratori in nero.
Non vanno dimenticate le differenziazioni territoriali causate da una politica di disgregazione che si vorrebbe portare avanti con l’autonomia differenziata .
Attuate le privatizzazioni la disgregazione territoriale ha contribuito all’abbattimento del welfare state sostituito per la gran parte dall’elargizione di incentivi destinati all’individualismo competitivo e consumistico.
Si tralascia in questa sede l’analisi ( che pur sarebbe necessario sviluppare) dell’impatto su questo stato di cose dell’innovazione tecnologica e della conseguente diversificazione del quadro delle contraddizioni sociali “classiche” e del rapporto dato tra struttura e sovrastruttura.
Così torna per intero il tema dell’adeguamento dei salari alla crescita dei prezzi in un mondo del lavoro dove il numero dei cosiddetti “garantiti” è diminuito di numero e la gran parte dei pensionati (molti dei quali partiti nella nuova condizione dalla situazione di “pre” espulsi prematuramente dal processo produttivo) in buona parte sulla soglia della povertà.
In questa occasione si chiede uno sforzo di ripensamento a sinistra su quanto avvenne all’inizio degli anni’80. Sicuramente vivevamo in tempi diversi dagli attuali, quando la presenza dell’industria e quindi delle grandi concentrazioni operaie era ancora forte. All’inizio degli anni ’80, a fronte del mutare delle condizioni economiche con l’elevarsi dell’inflazione, la crescita del debito pubblico in maniera esponenziale (siamo agli inizi del pentapartito), la crisi delle partecipazioni statali, l’avviarsi del progetto di divisione del sindacato del resto contenuto nello stesso documento di “Rinascita Nazionale” elaborato dalla P2 nel 1975, si avviò un’intensa campagna ideologica contro l’istituto dell’adeguamento salariale al tasso d’inflazione, accusato – ingiustamente – di essere parte della crescita esponenziale del fenomeno inflattivo stesso, di “schiacciare” in una dimensione eccessivamente egualitaria i salari, di togliere spazio alla contrattazione.
Sono due le categorie sulle quali andrebbe riaperto il discorso:
1) Il valore del Contratto Collettivo nazionale di categoria; 2) La scala mobile intesa come strumento di adeguamento dei salari all'inflazione (a questo dovrebbero essere destinate parte delle ulteriori tassazioni dei superprofitti di banche e assicurazioni non certo per il riarmo).
Oggi, a distanza di tanti anni, credo si debba cercare di comprendere meglio il valore di quelle battaglie perdute nel tempo dell'ondata neo-liberista che travolse sul piano ideologico anche la sinistra storica.
venerdì 17 ottobre 2025
"IL ROSSO NON E' IL NERO" SOLIDARIETA' A SIGFRIDO RANUCCI
L'ASSOCIAZIONE DI CULTURA POLITICA "IL ROSSO NON E' IL NERO" di Savona considera come l'atto intimidatorio subito dal giornalista Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia in queste ore debba essere necessariamente stigmatizzato in una dimensione che oltrepassi la pur doverosa espressione di solidarietà e vicinanza.
Ci troviamo di fronte a un attacco diretto alla possibilità di libera espressione e di inchiesta che fanno del giornalismo il punto d'appoggio più prezioso per le libertà democratiche.
Un paese come l'Italia vive da troppo tempo una situazione di limitazione in questo senso che ne fanno un paese a "democrazia limitata": questo fatto è ancora più grave nel momento in cui in Europa e fuori d'Europa si stanno affermando modelli autoritari ai quali si accosta il termine democratico ("democrature", "democrazie illiberali") per le quali dovremmo trovare altri termini più efficaci.
In Italia inoltre permane una situazione di diffusa illegalità con vere e proprie zone del Paese dominate dalla presenza della criminalità organizzata.
In questo quadro si situazione i tentativi di bloccare le residue voci libere e l'attentato a Sigfrido Ranucci rappresenta un punto di attacco, di vera e propria "escalition" che deve essere respinto grazie ad una iniziativa di mobilitazione e vigilanza democratica .
mercoledì 15 ottobre 2025
UN RIASSUNTO SCHEMATICO DI QUESTA PRIMA TORNATA DI ELEZIONI REGIONALI (tra Marche, Calabria, Toscana)
UN RIASSUNTO SCHEMATICO DI QUESTA PRIMA TORNATA DI ELEZIONI REGIONALI (Tra Marche, Calabria, Toscana) di Franco Astengo
Per questo abbozzo di analisi saranno già pronte tutte le obiezioni: non potrà essere possibile considerarle dal punto di vista scientifico, si tratta di dati disomogenei da troppi punti di vista (tipo di elezione, diverso peso delle candidature rispetto alle liste, difformità territoriali accostate casualmente: tanto per citare le prime che mi sorgono alla mente).
Pur tuttavia questo turno elettorale distillato con il contagocce ( modalità verso la quale il centrosinistra non ha praticamente opposto resistenza) ha comunque assunto un significato politico sicuramente più valido dei settimanali sondaggi restando in attesa del prossimo appuntamento novembrino con 3 regioni "pesi massimi" come Veneto, Puglia, Campania anche se la contendibilità, caso per caso tra i due schieramenti di questo provvisorio bipolarismo, appare ben delineata.
Soprattutto un dato può essere esaminato con attenzione rispetto alle 3 regioni andate al voto successivamente nelle ultime settimane: infatti Marche, Calabria e Toscana hanno fatto rimarcare, sia pure in dimensione diversa, la costanza nel calo della partecipazione al voto che continua ormai di elezione in elezione senza che nessuna forza politica e/o candidato che ne sia espressione abbia avuto la capacità di invertire la tendenza (del resto rispetto alla necessità di rinnovare profondamente i meccanismi della partecipazione politica si segnala l'articolo di Fabrizio Barca apparso oggi, 15 ottobre, sulle colonne di "Domani").
Andando per ordine:
Nelle elezioni regionali svoltesi nelle 3 regioni in questione tra il 2020 e il 2021 erano complessivamente iscritti nelle liste 6.189.456 elettrici ed elettori, nelle successive elezioni politiche 2022 il numero era sceso a 5.474.184 per via delle iscrizioni nelle anagrafi dei residenti all'estero (iscritti nelle rispettive circoscrizioni intercontinentali) e risalito per le regionali 2025 a 6.221.118.
Il totale dei voti validi è stato del 53,40% nelle elezioni regionali 2020 e 2021 (Calabria), risalito al 61,32% per le politiche 2022 e poi sceso nettamente al 44,90% sotto la soglia psicologica del 50% in quest'ultima tornata.
Si è così ridotta la capacità di rappresentanza dei presidenti eletti: nel 2020-21 sul totale degli aventi diritto i presidenti eletti si collocavano al 26,77%, adesso ci troviamo al 24,81% (anche in questo caso al di sotto di un'altra soglia psicologica: quella del 25% con la quale storicamente una democrazia "matura" come quella USA eleggeva il Presidente). I presidenti sconfitti avevano rappresentato nelle 3 regioni in questione il 19,50% dell'elettorato nel 2020-2021 sceso al 19,09% nel 2025.
Verifichiamo allora le performance delle più importanti forze politiche misurate - appunto - di elezione in elezione sul totale degli aventi diritto (in tempi di scarsa partecipazione è questo l'unico metodo - almeno a mio giudizio - per cercare di comprendere l'effettivo "trend" elettorale).
Fratelli d'Italia: collocato al 6,48% della rappresentatività generale con le elezioni regionali 2020-2021 Fratelli d'Italia si innalza alla maggioranza relativa con le elezioni politiche 2022 quando la sua rappresentatività si impenna al 15,46%. Questa tornata di elezioni regionali lo ridimensiona al 9,38% (con un calo in tutte e 3 le regioni impegnate) dimostrando una difficoltà di espansione del consenso per il partito di maggioranza relativa che ormai, di caso in caso, perdura da molto tempo. In ogni caso è possibile che FdI mantenga la maggioranza relativa pur in una decrescita del proprio grado di consenso generale (come del resto avvenuto tra politiche 2022 ed europee 2024).
Forza Italia: si scrive erroneamente di successo conseguito da Forza Italia in questa occasione: valutazione dovuta soltanto a un fattore di tipo "agonistico" cioè dal superamento della Lega al secondo posto nella coalizione di centro-destra. In realtà Forza Italia cala dal 5,00% delle elezioni politiche 2022 al 3,80% delle regionali 2025 in diminuzione (lieve) anche rispetto alle regionali 2020-2021 dove si situava al 3,84%.
Lega: in questo caso il calo di rappresentatività complessiva è costante e riguarda ogni tipo di elezione. Fenomeno che accomuna la Lega al M5S come vedremo. Entrambi questi soggetti sembrano essere i principali alimentatori della crescita ulteriore dell'astensione. Appare evidente, infatti, che passato la stagione della volatilità elettorale estrema tra diversi soggetti politici (il PD renziano, i 5 stelle, la Lega) il mutamento d'opinione si rivolga essenzialmente all'esterno del recinto politico e cioè verso l'astensione. Altro fattore che provoca il fenomeno e che qui si accenna soltanto è quello del mancato ricambio al voto da parte delle giovani generazioni. In ogni caso la Lega è scesa dall'8,99% sul totale degli aventi diritto nelle regionali 20-21 al 4.04% delle politiche 2022 fino al 2,71% delle elezioni regionali che qui si stanno prendendo in esame.
I raffronti dell'area di Noi Moderati sono resi complessi dalla variante di alleanze che riguarda quest'area che comunque in occasione delle elezioni regionali 2025 risale all'1,06% dopo essere scesa allo 0,38% nelle politiche 2022.
Partito Democratico: se guardiamo al trend riferito alle 3 regioni in questione il PD sembra aver esaurito la spinta propulsiva che lo aveva fatto leggermente crescere (dal 13,25% al 13,47% ) tra le regionali 2020-21 e le politiche 2022. Tra Marche, Calabria e Toscana la rappresentatività generale del PD è scesa al 10,73%, due punti e mezzo in meno.
Italia Viva: anche in questo caso esiste una difficoltà di assimilazione tra i diversi livelli di presentazione dell'area di centro prima di tutto tra autonomia (come nel 2022 con l'alleanza tra IV e Azione fuori dal centro-sinistra) e internità al progetto di Campo Largo. Inoltre nel particolare dell'ultima consultazione falsa il risultato l'abbinamento Casa Riformista e Lista del Presidente in Toscana. In ogni caso a puro titolo indicativo si può far presente che nelle tre regioni indicate l'alleanza Italia Viva - Azione ebbe il 4,74% sull'intero corpo elettorale mentre Casa Riformista (e alleati) è salita al 4,82% nel 2025.
Alleanza Verdi - Sinistra: anche in questo caso la sola comparazione possibile è rappresentata da una forzatura esaminando il risultato delle politiche 2022 e quello delle 3 regioni di cui stiamo analizzando i risultati. In questo modo la situazione di AVS non può che essere giudicata stabile: 2,27% nel 2022, 2,28% nel 2025.
Movimento 5 Stelle: In questo caso valgono le considerazioni già sviluppate attorno al risultato della Lega. Scontata la difformità di esito tra elezioni locali ed elezioni legislative generali il calo del M5S in questa occasione pone per intero la questione della collocazione all'interno del perimetro del centro-sinistra e la necessità di una riflessione sull'assetto del cosiddetto "Campo Largo". In ogni caso si è passati dal 3.35% delle elezioni regionali 20-21 al 9,65% delle politiche 2022 fino al 2.13% delle recenti consultazioni regionali. Con un dato tra politiche e regionali fortemente negativo anche in Calabria dove il Movimento è passato da 211.759 voti a 48.775 (più o meno quanto aveva conseguito nelle Regionali 2021). Probabilmente sarà il voto della Campania quello più indicativo e utile a comprendere quale è effettivamente il trend del M5S.
Difficile se non impossibile infine delineare un quadro d'insieme delle liste di sinistra legate a Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Potere al Popolo data la geografia variabile delle alleanze e delle formule: una traccia può essere valutata riferendo dell'1,39% sul totale degli aventi diritto raccolto alle elezioni politiche 2022 dalla lista De Magistris e dell' 1,54% ottenuto tra Marche e Toscana in questa ultima occasione (senza dimenticare l'1,03% ottenuto a livello nazionale dalla Lista Santoro nelle europee 2024. Percentuale come sempre riferita all'intero corpo elettorale).
In conclusione, mentre si conferma la minore attrattività delle elezioni regionali rispetto a quelle politiche ( nella prima occasione di prova del sistema maggioritario -1994 - le elezioni politiche portarono al voto l'86,31% dell'elettorato mentre le regionali nell'anno seguente alla prima prova con l'indicazione del candidato presidente sulla scheda soltanto il 79,30%) insiste un dato di decrescita costante nella partecipazione elettorale di elezione e in elezione trasformando la soglia del 50% quasi come una meta da raggiungere.
Ci pare un indice di fragilità del sistema che in tempo di crisi della democrazia rappresentativa (e di forti scrolloni all'impianto costituzionale, come vedremo nel prossimo referendum sulla magistratura) ci pare segnale da non trascurare, come invece appare in dichiarazioni trionfalistiche sui risultati che ci appaiono del tutto inopportune.
In ogni caso arrivederci per Veneto, Campania e Puglia: forse allora avremo un quadro ancor più chiaro dello stato di cose in atto.
martedì 14 ottobre 2025
NUMERI DALLA TOSCANA: FRANA LA PARTECIPAZIONE AL VOTO
NUMERI DALLA TOSCANA: FRANA LA PARTECIPAZIONE AL VOTO di Franco Astengo
20 giugno 1976, elezioni politiche: Circoscrizione Firenze - Pistoia, aventi diritto 1.110.575 voti validi espressi 1.051.172.( 94,65%) Circoscrizione Pisa - Livorno - Lucca - Massa Carrara aventi diritto 974.112 voti validi espressi 949.602 (97,48%). Circoscrizione Siena - Arezzo - Grosseto aventi diritto 614.443 voti validi 587.072 (95,54%). Totale Toscana per la Camera dei Deputati: aventi diritto 2.699.130 Voti validi espressi: 2.587.846 (95,87%).
16 aprile 2000, elezioni regionali con l'elezione diretta del Presidente: aventi diritto 3.033.668 eletto Martini (centro-sinistra) 1.029.142 (33,92% sul totale degli aventi diritto) , candidato del centrodestra Matteoli 836.001(27,55% sul totale degli aventi diritto. La somma delle percentuali di centrodestra e centrosinistra sul totale degli aventi diritto fu del 61,47%.
20 settembre 2020 elezioni regionali: aventi diritto 2.987.881 eletto presidente Giani centro sinistra 864.310 voti(28,92% sul totale degli aventi diritto) , Ceccardi centrodestra 719.266 voti (24,07% sul totale degli aventi diritto), Galletti M5S 113.796 voti(4,26% sul totale degli avanti diritto) In totale i primi 3 candidati raccolgono il 57,25% del totale degli aventi diritto.
Elezioni politiche 2022. In Toscana sono iscritti nelle liste 2.811.953 elettrici ed elettori : i voti validi alle fine furono 1.877.492 pari al 66,76%.
Elezioni regionali 2025: totale dei voti validi 1.359.159 per i 3 candidati presidenti, e 1.269.967 per le liste (rispettivamente 45,19% sul totale degli aventi diritto per i presidenti; 42,23% sul totale degli aventi diritto per le liste.
Elezioni regionali 2025 (manca il dato di una sezione di Sovicille in provincia di Siena):
Il candidato del centro-sinistra Giani è stato riconfermato con 752.241 voti su 3.007.061 elettrici ed elettori aventi diritto quindi con una percentuale effettiva del 25,01%: un calo di 112.069 suffragi pari al 3,91% sul totale degli aventi diritto. Rispetto alla candidatura del centro - sinistra è necessario ricordare che nel 2025 ha ricevuto anche l'appoggio del M5S che nel 2020 aveva presentato una propria candidatura con 113.796 (4,26% sul totale degli aventi diritto) e di Sinistra Italiana .- confluita in AVS - che nel 2020 aveva presentato la candidatura Fattori con 39.684 voti (1,33% sul totale degli aventi diritto).
La candidatura del centro-destra Tommasi ha avuto 570.612 voti, 148. 654 voti in meno rispetto alla candidatura Ceccardi nel 2020(719.266 voti). Dal punto di vista della percentuale sul totale degli avanti diritto la candidatura del centro-destra passa dal 24,07% del 2020 al 18,97 del 2025 con un calo del 5,10%.
Da considerare ancora la differenza tra i voti avuti dalla candidatura alla presidenza e i voti ottenuti complessivamente dalle liste di sostegno: Giani ha avuto 752.241 voti, le liste 693.879 ( una differenza di 58.363 unità) Tommasi ha avuto 570.612 voti le liste 518.856 ( 51.756 voti di differenza). Dati che confermano il peso della personalizzazione in particolare quando si tratta di eleggere direttamente una carica monocratica.
Dal punto di vista dell'andamento bipolare le due candidature principali hanno assommato 1.322.853 voti pari al 43,99% dell'intero corpo elettorale, con una perdita del 13,26% rispetto al 2020 (dove andava considerato anche il candidato del M5S presentatosi in forma autonoma, mentre nel 2025 il Movimento è confluito nel centro sinistra).
Andamento delle forze politiche tra 2020, 2022, 2025
Partito Democratico: Regionali 2020 563.116 voti politiche 2022 479.932 Regionali 2025 437.160 ( tra il 2020 e il 2025 persi 125.956 suffragi)
Italia Viva (Casa Riformista 2025): Regionali 2020 (con +Europa) 72.649 voti; Politiche 2022 (con Azione) 174.942 voti; Regionali 2025 (in abbinamento con la lista del Presidente) 112.533. In vantaggio di 39.884 voti sulle regionali 2020, in calo di 62,409 voti rispetto alle politiche 2022.
Movimento 5 stelle : Regionali 2020 113.836 Politiche 2022 212.068 (in entrambi i casi presentazione autonoma) Regionali 2025 55.140. Una perdita di 58.696 voti rispetto alle Regionali 2020 e di 156.928 voti rispetto alle Politiche 2022. Appare evidente come l'elettorato 5 stelle attratto dall'antipolitica e dal "nè di destra, nè di sinistra" rifugge dall'idea di un Fronte Popolare con il PD e una posizione di "populismo più o meno di sinistra".
Quanto ad AVS il paragone corretto può essere compiuto soltanto con il risultato delle politiche 2022 con 89.267 voti praticamente eguagliato nelle regionali 2025 con 89.046 , 221 voti in meno.
Fratelli d'Italia: Regionali 2020 219.165 voti, Politiche 2022 486.055 voti Regionali 2025 340.136: tra le regionali 2020 e le politiche 2022 una crescita di 266.890 voti. Tra le politiche 2022 e le Regionali 2025 un calo di 145.919 voti.
Forza Italia: Regionali 2020 (con UDC) 69.456 voti Politiche 2022 107.795 voti Regionali 2025 78.386 voti. In aumento tra le Regionali 2020 e le Politiche 2022 di 38.339 unità e in calo tra le Politiche 2022 e le Regionali 2025 di 29.409 suffragi
Lega:Regionali 2020 353.514 voti Politiche 2022 120.356 voti Regionali 2025 55.666 voti con un calo tra il 2020 e il 2025 di 297.848 voti
Noi Moderati comparazione possibile soltanto con le politiche 2022: in allora 9,201 voti Regionali 2025 14.564 incremento di 5.363 voti
Lista del Presidente: Regionali 2020 una lista civica in appoggio alla candidatura Ceccardi ottenne 16.923 voti Regionali 2025 la lista a sostegno della candidatura Tommasi ne ha avuti 30.104 con un incremento di 13.181 suffragi
In queste condizioni è difficile poter considerare in calo di partecipazione così ampio come frutto di un meccanismo di "indifferenza-assenso" così come si giustificava un tempo la scarsa presenza nelle urne all'occasione delle elezioni USA, quando sembrava naturale che il presidente americano fosse eletto all'incirca dal 25% della popolazione e dalle nostre parti si giudicava il calo nelle urne come un "fisiologico allineamento alle democrazie mature".
La complessità e l'insoddisfazione sociale si sono tradotte, in Italia, per un certo periodo (2013-2022) in una fortissima volatilità elettorale contrassegnata anche da una massiccia presenza di "antipolitica": adesso questa "indifferenza - ostilità" si dirige costantemente al di fuori dall'arena politica rendendo il sistema permeabile a scossoni che potrebbero far traballare l'impianto democratico costituzionale: situazione della quale si colgono già i segni pur sottovalutati in un quadro dove le forze politiche si limitano a giudicare l'esito elettorale soltanto in chiave di "vittoria" e "sconfitta", nella logica dell'esaurimento dell'agire politico all'interno del concetto di governabilità.
Oggi tra l'altro scriviamo della Toscana antica "isola rossa" forse ancora più salda di quella rappresentata dall'Emilia - Romagna, una testimonianza di socialità e di idealità tramandata nel tempo con grandi sedi di aggregazione come le Case del Popolo.
Un piccolo ma significativo segnale in controtendenza che potrebbe anche indicare un legame tra il voto e la mobilitazione in atto sul tema della Palestina viene dall'estrema sinistra con il risultato ottenuto dalla candidata di "Toscana Rossa" Antonella Bundu. Nell'occasione delle elezioni regionali 2020 si presentarono due candidature separate espressione del Partito Comunista e di Rifondazione Comunista raccogliendo complessivamente 33.085 voti (1,76% sul totale degli aventi diritto). Nelle successive elezioni politiche Unione Popolare aveva ottenuto 37.641 voti (1,33% sul totale degli aventi diritto). Nelle regionali 2025 la candidatura Bundu ha ottenuto 72.208 voti ( 2,40% sul totale degli aventi diritto). La differenza con i voti ottenuti dalla lista che sono stati 57.146 è stata di ben 15.062 voti tanto da far pensare ad un possibile movimento sul terreno del voto disgiunto a favore della candidata.
sabato 11 ottobre 2025
Da Meloni attacco alla sinistra: “Più estremisti di Hamas“: UNA RISPOSTA DAL “DIALOGO GRAMSCI - MATTEOTTI” di Franco Astengo
Da Meloni attacco alla sinistra: “Più estremisti di Hamas“: UNA RISPOSTA
DAL “DIALOGO GRAMSCI - MATTEOTTI” di Franco Astengo
La frase riportata in epigrafe pronunciata dalla signora Presidente del Consiglio merita una replica immediata: una replica che dovrebbe arrivare prima di tutto da quella parte dell'intellettualità italiana che conserva la memoria di quella che fu la sinistra nel nostro Paese, l'intellettualità erede della funzione pedagogica che i grandi partiti di massa seppero esercitare in particolare proprio nel momento in cui, vinta la Resistenza ed elaborata la Costituzione antifascista, fu necessario far crescere e consolidare la democrazia.
Allo scopo di fornire un contributo a questa necessità urgente di replica ponendoci all'altezza della gravità dell'attacco sferrato ho pensato di recuperare una parte di elaborazione che avevamo svolto con il compianto compagno socialista Felice Besostri attraverso il tentativo di dialogo "Gramsci - Matteotti".
Si tratta di rendersi conto adesso della gravità dell'ora e di almeno due necessità impellenti: quella - appunto - di replicare e quella di riflettere sull'assenza, nel sistema politico italiano, di una soggettività chiaramente richiamata alla storia del movimento operaio e della sinistra.
E' ora di riavviare, senza anacronistici riferimenti a modelli passati (Bad Godesberg, Epinay, Primavera di Praga: tra l’altro tra loro del tutto diversi) l’elaborazione di un progetto originale che riparta delle contraddizioni e “fratture” fondamentali, incrociandole però con le nuove contraddizioni imposte dal presente.
Occorre invece tornare a pensare insieme i due piani: materiale e immateriale, struttura e sovrastruttura, economia e diritto. Le faglie oggi definite “post- materialiste” devono stare dentro una strategia complessiva di trasformazione dell’esistente. Per dirla con Carlo Marx: “Non basta interpretare il mondo, occorre cambiarlo”.
Dalle grandi speranze sorte dalla fine della guerra fredda, alla fase - terribile - dell'esportazione della democrazia da parte di un solo gendarme del mondo, al ripresentarsi del razzismo come forma di repressione bellica dalla Jugoslavia alla Palestina si è aperta un’epoca di tensioni planetarie potenzialmente antidemocratiche.
In sostanza della crisi di sistema appena richiamata sono indizio anche alcune pulsioni che pensavamo ormai accantonate, da quelle nazionalistiche, a quelle imperialiste, al ritorno di fantasmi quali il razzismo e il fascismo.
Il tema all'ordine del giorno rimane quello della guerra attorno al quale riflettere soprattutto da parte di chi sa benissimo che non è proprio il caso di cadere nella trappola dello “scontro di civiltà” e che la logica dominante rimane quella dello sfruttamento dell’uomo e del pianeta e che in gioco c’è proprio la libertà di poter disporre a proprio piacimento della facoltà di sfruttare al massimo dell’intensità senza tener conto della necessità di un equilibrio riguardante la presenza (ormai a rischio) del genere umano sul pianeta.
In questo quadro il “dialogo Gramsci - Matteotti”.
Sicuramente qualcuno potrà trovare fra i due autori testi o passaggi contraddittori tra loro: condanne reciproche, interventi svolti sull’onda del contingente di quell'epoca, che in apparenza parrebbero smentire la praticabilità di una ricerca su comuni “linee di successione”, ma si tratterebbe di letture superficiali e strumentali. Non ci si rapporta così ai classici. E Gramsci e Matteotti sono certamente dei classici della nostra modernità politica.
Di certo a noi non interessa indulgere in polemiche di corto respiro nel momento in cui cerchiamo di fornire un contributo a una necessaria risposta verso una provocazione di infima qualità morale come quella lanciata dalla signora presidente del consiglio.
venerdì 10 ottobre 2025
NON BASTA LA "POLITICA DEI DUE TEMPI"
NON BASTA LA "POLITICA DEI DUE TEMPI" di Franco Astengo
Oggi 10 ottobre 2025 il "Manifesto" ospita un importante articolo di Gustavo Piga che compare sotto il titolo (assolutamente indicativo) di "L'attimo fuggente dell'economia, lontano da Keynes e dall'Utopia".
Un articolo dove si affronta il tema della staticità dei modelli nell'insegnamento dell'economia utilizzando l'argomento per tracciare una linea di prospettiva per il futuro.
Una linea di prospettiva che in questa sede ci permettiamo di riassumere utilizzando i titoletti di presentazione usati redazionalmente: "Nulla è mutato nella struttura dominante della formazione economica nonostante la crisi della democrazia, l'arrivo della IA, la crescita prorompente cinese (e indiana n.d.r) e la ripresa dei conflitti. Non è più rimandabile per le future generazioni insegnare come rimettere la mano pubblica al centro della politica economica e poi agire per cambiare il modello di riferimento".
Interloquire direttamente con questo testo appare subito come la migliore occasione per rilanciare la necessità immediata di una proposta di mutamento paradigmatico nell'indicazione del modello di sviluppo evitando la "politica dei due tempi".
Per dirla parafrasando il testo di Piga: si tratta di riunificare in un progetto politico compiuto (teorico, programmatico e anche organizzativo financo elettorale) i due termini del come rimettere al centro la mano pubblica e il cambiamento del modello di riferimento.
Mi scuso per la ripetitività e la riproposizione di una ipotesi personale ma è proprio questo il terreno individuato dall'ipotesi del "socialismo della finitudine" che qui si tenta nuovamente di riproporre partendo anche da un'idea di senso del limite ben diversa da quella della "decrescita felice".
Come sostiene anche Gustavo Piga sembrano tutti ( o quasi) convinti che il tempo scorra in un eterno presente dove si cerca di festeggiare per allontanare l'angoscia: quella che stiamo vivendo però è una crisi diversa dove la connessione tecnocrazia/guerra appare davvero come l'iceberg su cui l'umanità balla la sua fine.
E' svanito il rimando escatologico, la previsione del futuro e il richiamo al passato che potrebbe ancora formare un ponte.
La politica sembra ridotta al "problem solving" e l'improvvisazione si camuffa da pragmatismo.
La sinistra ha bisogno di acquisire coscienza di questo stato di cose e di imporsi fuori dalla pigrizia per cambiare paradigma.
E' richiesto un tale sforzo di rielaborazione cui nessuna generazione è mai stata chiamata, a partire dalla prima rivoluzione industriale e dal sorgere del capitalismo e dall’organizzarsi della classe operaia nei sindacati e nei partiti di massa.
E’ questo , della presa d’atto dell’avvenuto mutamento di paradigma, il senso di una proposta d’analisi che mi sono permesso di definire come del “socialismo della finitudine”.
“Socialismo della finitudine” per ripartire dall’idea dell’impossibilità, rispetto a quello che abbiamo pensato per un lungo periodo di tempo,di procedere sulla linea dello sviluppo infinito inteso quale motore della storia inesorabilmente lanciato verso “le magnifiche sorti e progressive”.
Il primo punto di programma così teoricamente impostato dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare profondamente il meccanismo di accumulazione dominante.
Oggi il ritorno della guerra come prospettiva globale, il riferimento a innovazioni tecnologiche in grado di mutare il quadro di riferimento sociale, l'emergere di tensioni "dittatoriali" sconvolgono l’assetto consolidato in un momento in cui si stava attraversando una forte difficoltà per quell’accelerazione nei meccanismi di scambio che abbiamo definito come “globalizzazione”.
Si è verificato l’ingresso nel novero delle grandi potenze di nuovi attori politici portatori di diversi sistemi di governo della politica e dell’economia, a partire dalla Cina e guardando anche alla spuria aggregazione dei BRICS in tempi in cui nel post-globalizzazione paiono emergere prospettive di consolidamento in blocchi dell'equilibrio mondiale.
La coscienza della propria appartenenza e la volontà politica di determinare il cambiamento rimangono fattori insuperabili e necessari come motore di qualsivoglia iniziativa della trasformazione dello stato presente delle cose.
Va disegnato l' orizzonte di un “Socialismo della finitudine” inteso come valore universale esprimendo l’intenzione di ripartire dall’idea del dover ripensare la teoria della linea dello sviluppo infinito inteso quale motore di una storia inesorabilmente lanciata verso “le magnifiche sorti e progressive”.
Socialismo della finitudine” come idea che, nella sua dimensione teorica, riesca a comprendere quanto di “senso del limite” sia necessario acquisire proprio al fine di realizzare quel mutamento sociale posto nel senso del passaggio dall’individualismo competitivo fin qui egemone nella post - modernità verso nuove forme di soggettività collettiva ponendosi l'obiettivo di riuscire a proporre un mutamento di quell'offerta politica che oggi appare così debole e confusa.
martedì 7 ottobre 2025
NUMERI DALLA CALABRIA
NUMERI DALLA CALABRIA di Franco Astengo
I risultati delle elezioni regionali calabresi del 5/6 ottobre 2025 (seconda tappa dell'assurdo tour delle urne imposto da decisioni ministeriali semplicisticamente opportunistiche) hanno confermato la disgiunzione tra l'esito delle urne e le imponenti manifestazione di piazza occorse in queste settimane aventi come movente la tragedia del popolo palestinese.
Difatti la partecipazione al voto è ancora diminuita anche in Calabria (dove pure in passato le percentuali delle cittadine e dei cittadini che si recavano alle urne erano tra le più basse) e il centro-destra si è largamente affermato con la conferma del presidente uscente Occhiuto.
Le elezioni calabresi del 5/6 ottobre si sono svolte tra l'altro in una condizione molto particolare: Occhiuto, infatti, aveva concluso anticipatamente il suo mandato con dimissioni causate dall'essere stato chiamato in causa da provvedimenti della magistratura: aveva così interrotto il suo lavoro chiedendo un'immediata conferma di fiducia che gli è stata accordata da un voto di maggioranza di larghe dimensioni.
Dal punto di vista della partecipazione al voto però in Calabria è accaduto un fatto particolare: se la presenza alle urne è diminuita in percentuale invece il totale dei voti validi è diminuito di pochissimi numeri
In precentuale, infatti, la presenza alle urne per le elezioni regionali 2025 si è fermata al 43,15% contro il 44,36% delle corrispondenti elezioni del 2021 e al 50,80% delle elezioni politiche 2022 (rispettivamente -1,21% e - 7,65).
Nelle elezioni regionali 2025 a fronte di 1.888.368 aventi diritto si sono avuti 792.371 voti validi per i 3 candidati presidenti e 759.004 voti validi per le liste di appoggio: nel 2021 i voti validi per i candidati presidenti (4) erano stati 792.708 e i voti validi per le liste d'appoggio 762.098 di fronte a 1.890.732 aventi diritto: in totale un calo di 337 suffragi; per le liste invece si registra un deficit di 3.094 unità. Da notare la flessione delle schede bianche: 2021 20.559 2025 5.960.
Analizziamo allora i suffragi riversati sui candidati presidenti.
Riassumiamo la differenza nell'espressione di voti validi tra il presidente e le liste: nel 2021 era stata di 30.610 voti: nel 2025 di 33.727.
Il successo di Roberto Occhiuto è stato realizzato aumentando in maniera considerevole i voti rispetto al 2021: in allora la candidatura Occhiuto aveva ottenuto 431.675 voti, adesso 453.926 con un incremento di 22.251 unità. La percentuale rispetto al totale degli aventi diritto era stata nel 2021 del 22,83% salita nel 2025 al 24,03% ( crescita dell'1,20%). Questa volta davvero non si può scrivere di "vittoria in discesa".
Analisi complessa invece per la candidatura rappresentativa del "campo largo" identificata nella persona di Pasquale Tridico.
Analisi complessa perchè nel 2021 si verificò una sorta di "triangolazione" con due candidature rappresentative dell'opposizione al centrodestra: la candidatura Bruni appoggiata da PD, M5S, Europa Verde e altri che raccolse 219.389 voti pari all'11,60% dell'intero corpo elettorale e quella dell'ex-sindaco di Napoli De Magistris che ottenne 128.204 voti pari al 6,78% del complesso di iscritte e iscritti nelle liste.
Nel frangente delle regionali 2025 la candidatura Tridico ha raccolto 330.813 voti pari al 17,51% sul totale degli aventi diritto. Impossibile proporre comparazioni tra questi diversi dati: sommessamente si può far notare come la somma delle percentuali delle candidature Bruni e De Magistris avesse raggiunto, nel 2021, il 18,38% (sempre sul totale degli aventi diritto) e quella Tridico si sia fermata nel 2025 al 17,51% inferiore dello 0,87%. Si tratta di un dato assolutamente non valutabile scientificamente ma che forse ci indica che almeno in Calabria come già nelle Marche un'alleanza a trazione PD-M5S non presenti una capacità di mobilitazione sufficiente dell'elettorato potenziale.
Nell'esaminare l'andamento delle singole liste compiremo anche uno strappo alla regola facendo passare, per alcuni dati, anche l'esame dell'andamento delle elezioni politiche 2022: prima di tutto però è necessario ricordare come nell'occasione delle elezioni politiche il numero degli aventi diritto diminuisca poiché mancano le elettrici e gli elettori iscritti all'estero. Per quel che riguarda la Calabria un numero molto elevato: alle elezioni politiche 2022 erano iscritti nelle liste per elezioni del Senato nel collegio calabrese 1.496.834 aventi diritto ( 391.534 in meno rispetto agli iscritti nelle liste delle elezioni regionali 2025).
Verifichiamo allora l'andamento delle liste principali.
Forza Italia riprende la maggioranza relativa con 136.501 voti dopo averla perduta nelle politiche 2022 cedendola a Fratelli d'Italia.
Questo l'andamento dei principali partiti del centrodestra:
Forza Italia nelle regionali 2021 ottenne 131.882 voti scesi a 116.700 nelle politiche 2022 e risaliti a 136.501 alle regionali 2025 ricordando anche la presenza di una "Lista del Presidente" che ha avuto 94.030 voti mentre una Lista Forza Azzurri nel 2021 aveva ottenuto 61.828 voti.
Fratelli D'Italia è passata dai 66.277 voti del 2021 ai 136.060 del 2022 per scendere a 88.335 nel 2025 (il calo di Fratelli d'Italia di elezione in elezione rispetto al'exploit del 2022 appare costante anche se nel caso delle elezioni regionali bisogna considerare la presenza di Liste Civiche e del Presidente).
Dal punto di vista della percentuale sul totale degli aventi diritto: Forza Italia 2021 6,97%, 2022 5,20%, 2025 7,22%; Fratelli d'Italia 2021 3,50%, 2022 6,07%, 2025 4,67% dati indicativi del calo accusato da Fratelli d'Italia tra le politiche del 2022 e le regionali 2025.
In percentuale sul totale degli aventi diritto la Lega ha ottenuto questi risultati: 2021 3,35%, 2022 2,70%, 2025 3,78% dimostando ancora una possibile potenzialità di presenza.
Sempre misurando le percentuali sul totale degli avanti diritto questo l'andamento del PD: 2021 5,31%, 2022 7,32%, 2025 5,46%, a dimostrazione di una difficoltà del PD sul terreno locale (da tener conto comunque la presenza di una lista del presidente Tridico con 57.813 voti pari al 3,06% sul totale degli avanti diritto).
L'analisi del voto relativa al M5S merita un momento di particolare attenzione per almeno due motivi: il candidato presidente era espressione del Movimento, in Calabria il M5S ha sempre avuto una delle sue principali roccaforti.
Soltanto per rinfrescare la memoria: nell'occasione delle elezioni politiche 2018 i pentastellati ebbero nel collegio calabrese 406.684 voti (maggioranza relativa nel collegio) eleggendo 6 deputati con una percentuale sul totale degli aventi diritto del 26,38%.
Osserviamone l'andamento nel corso delle ultime consultazioni: Regionali 2021 (in alleanza con il centrosinistra candidatura Bruni) 49.414 voti ( 2,61% sul totale degli aventi diritto); Politiche 2022 (candidatura autonoma) 211.759 voti (14,14% sul totale degli aventi diritto); Regionali 2025 (in alleanza con il centrosinistra) 48.775 voti ( 2,58% sul totale degli aventi diritto). Una volatilità che presenta un segno caratteristico che appare molto preciso: la presenza o meno del Movimento in uno schema di alleanza determina l'andamento del voto (ricordando anche che tra le politiche 2018 e quelle 2022 in Calabria il M5S ha perso comunque all'incirca 300.000 voti).
Per le liste centriste e l'alleanza AVS è possibile tentare una comparazione significativa soltanto tra le politiche 2022 e le regionali 2025.
Nelle politiche 2022 l'Alleanza Azione - Italia Viva nel collegio calabrese ottenne 28.535 voti ( 1,90% sul totale degli avanti diritto); Nelle Regionali 2025 la lista "Casa Riformista" ha avuto 33.529 voti ( 1,77% sul totale degli aventi diritto).
Nelle politiche 2022 l'Alleanza Verdi Sinistra nel collegio calabrese aveva avuto 10.733 voti ( 0,71% sul totale degli aventi diritto) ; Regionali 2025 29.251 voti ( 1,54% sul totale degli aventi diritto).
Alcune provvisorie indicazioni conclusive:
1) L'andamento della partecipazione al voto può essere considerata stabile in una Regione come la Calabria dove questo dato è sempre stato storicamente più basso della media nazionale;
2) Il successo della candidatura Occhiuto si è realizzato "in salita" aumentando voti e percentuale sul totale degli aventi diritto tra le elezioni 2021 e quelle 2025;
3) La candidatura Tridico non si è dimostrata in grado trainare alcuna crescita soprattutto rispetto alla forza politica di provenienza del candidato;
4) Dal punto di vista delle forze politiche:
a) La Calabria conferma che l'espansione elettorale di Fratelli d'Italia si è sostanzialmente fermata e che l'apporto di Forza Italia e Lega all'alleanza di centrodestra rimane decisivo;
b) il PD mantiene le posizioni sul piano locale ma conferma l'esistenza, almeno al Sud, di uno scarto tra immagine complessiva e risultati in situazioni specifiche;
c) il M5S evidenzia una netta differenza tra le occasioni nelle quali si presenta in autonomia e quelle in cui fa parte di una alleanza di centro-sinistra che lo schiccia su posizioni per così dire "laterali" dimenticando oggettivamente il vecchio motto "nè di destra, nè di sinistra" che ne fece la fortuna. Questo avviene in una situazione dove "il campo largo" non appare in grado di definirsi: né l'Ulivo, nè il Fronte Popolare;
d) per quel che riguarda la Calabria le forze centriste appaiono sostanzialmente stazionarie mentre l'alleanza AVS fornisce ancora segnali di crescita.
Il tutto riassunto molto schematicamente in attesa dell'appuntamento della Toscana: in un calendario elettorale che sembra sia stato preparato da DAZN.
sabato 4 ottobre 2025
MOVIMENTI: INTERVISTA A DONATELLA DELLA PORTA
Mi permetto trasmettervi un'intervista rilasciata da Donatella della Porta, sociologa conosciuta fin dai tempi dell'Istituto Universitario Europeo di Pizzorno a Firenze, ottima analista dei movimenti di massa.
Le sue argomentazioni paiono meritevoli di grande attenzione e potrebbero costituire base per una riflessione comune sui temi di una attualità stringente dai cui esiti potrebbero scaturire elementi di profonda modificazione nel rapporto tra società e politica in Italia, con l'ingresso di nuovi soggetti portatori di inediti meccanismi di integrazione sia -appunto - sul piano sociale sia su quello politico.
Grazie per la vostra attenzione Franco Astengo
Intervista a Donatella Della Porta rilasciata a Mario Portanova per il "Fatto quotidiano"
Che impressione le fa questa massiccia mobilitazione per Gaza, dopo anni di discussioni sulle “piazze vuote”, almeno in Italia?
È dall’ottobre 2023 che osserviamo una crescita della mobilitazione. Nelle
grandi città e in provincia, persino nei centri turistici. Nelle università, negli
ospedali, nel mondo del lavoro, nei porti.
Fin dall’inizio, per esempio, i sindacati di base sono riusciti a portare inpiazza i lavoratori di origine araba, che trovavano un nesso tra lo
sfruttamento lavorativo e il rifiuto della loro identità.
Nella primavera dell’anno scorso la protesta degli studenti accampati nelle
università si è intrecciata a quella dei docenti sui rapporti con istituzioni
israeliane, finendo per coinvolgere persino il personale tecnico e
amministrativo. C’è stato via via un allargamento oltre i gruppi che
storicamente si mobilitavano per la Palestina.
Come siamo arrivati ai numeri visti in questi giorni?
Quello che abbiamo descritto finora ha permesso al movimento di espandersi
verso organizzazioni più strutturate, che all’inizio magari temevano le accuse di
antisemitismo. Penso all’Anpi, al mondo pacifista cattolico. Da un lato le grandi
organizzazioni, compresa la Cgil inizialmente tiepida, o l’Arci e i sindacati di base, presenti fin da subito. Dall’altro le mobilitazioni spontanee attraverso i
social. La notte degli abbordaggi alla Global Sumud Flotilla, su Facebook
vedevo scorrere a decine gli annunci di manifestazioni. Questa capacità di
sfruttare l’algoritmo dei social media per diffondere rapidamente un messaggio
di mobilitazione immediata è stata fondamentale. Ma bastava guardare le home
page dei giornali on line, a partire dal vostro, per chiedersi: “Cosa posso fare io
per bloccare tutto?”. I blocchi c’erano alla stazione di Napoli, sulla
circonvallazione a Firenze… e in tante azioni molto dal basso.
Secondo lei perché l’iniziativa della Flotilla ha così tanta presa
sull’opinione pubblica?
La catalizzazione è stata forte fin dalla partenza da Genova, con un numero
enorme di persone al porto, la sindaca Salis, la benedizione dell’arcivescovo, i
media anche mainstream con la diretta online per due ore. La Flotilla è
diventata un simbolo globale e ha mostrato a tutti che si può fare qualcosa. “Se
bloccano la Flotilla blocchiamo tutto” è uno slogan capace di parlare a
chiunque. Le barchette di carta sono già diventate un simbolo, con fiorellini e
cuoricini, un messaggio positivo che ha parlato ai giovani, non solo di sinistra
Non la sorprende che questa mobilitazione arrivi su un tema
apparentemente lontano dagli interessi degli italiani, mentre non vediamo nulla del genere su lavoro, sanità, casa, pensioni?
Siamo portati a pensare che gli interessi economici vengano prima di quelli
morali, ma a volte lo choc morale è talmente forte da prendere il sopravvento:
“Non vogliamo più essere responsabili di un genocidio”. In questo movimento i
due aspetti si mescolano. La solidarietà con la Palestina si intreccia con
rivendicazioni che riguardano la lotta contro il precariato e lo sfruttamento, o la
gestione dell’università.
È molto interessante il caso di Genova, dove il Calp-Usb, il collettivo
autonomo dei portuali, da cinque anni si mobilita contro il commercio di armi, in un luogo in cui l’economia neoliberista ha peggiorato le condizioni di lavoro.
E come lo spiega?
Non c’è una gerarchia unica, la rivolta morale può intrecciarsi con la
preoccupazione del “dove stiamo andando a finire?”. Così uno studente
universitario si chiede se il suo futuro sarà fare ricerca bellica per Leonardo,
visto che il sistema spinge a cercare sempre più il finanziamento privato.
Oppure pensiamo al movimento “Non una di meno” contro la violenza sulle
donne, che in questi anni invece le piazze le ha riempite con manifestazioni
molto partecipate, a partire dagli scioperi generali dell’8 marzo. Anche qui è
difficile distinguere fra interesse personale e slancio etico.
Quello per Gaza è un movimento tutto di sinistra?
È un movimento dove si trovano valori centrali della sinistra considerati un po’
superati.
Pensiamo allo sciopero generale del 22 settembre indetto dai sindacati di base: la Cgil ha manifestato il 19, in sordina, tirata per la giacchetta.
Ma la partecipazione inaspettata del 22 ha mostrato come in questo momento
siano i valori ribelli a mobilitare, non solo fra le sigle di sinistra, ma in una base
più ampia. Anche il Pd era stato a lungo inesistente sul tema Gaza, poi ha
dovuto riflettere, forse spinto dalle posizioni più nette dei 5 Stelle. Ma in
Germania o Danimarca i partiti paragonabili al Pd non sono solidali con la
Palestina e non riconoscono il genocidio.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni liquida questo movimento, e la Flotilla, con parole sprezzanti. Che effetto le fa?
Certo, abbiamo un governo di destra, con partiti che si identificano nella destra
radicale di Netayahu e la presidente che gioca a afre il trait d’union fra l’Europa
e Donald Trump. Ed è normale che a destra si trovino posizioni pro-Israele,
nonostante il passato antisemita, in parte perché gli permette di individuare
negli arabi, associati ai migranti, il nemico principale. Però potevamo aspettarci
prese di posizione ancora più dure, accuse di antisemitismo, una repressione più violenta.
Invece Giorgia Meloni mi pare in difficoltà.
I sondaggi dicono che circa l’80% degli italiani pensa sia in corso un genocidio, è contrario all’invio di armi… Meloni sa che questi sentimenti sono diffusi anche fra gli elettori di
centrodestra.
Quindi si arrampica sugli specchi con frasi un po’ illogiche tipo “la Flotilla
danneggia i palestinesi”, “gli scioperi danneggiano gli italiani”… L’opinione
pubblica è poco simpatetica rispetto alle posizioni pro Israele.
Secondo lei questo movimento può durare nel tempo o la fiammata di indignazione è destinata a spegnersi?
Fare previsioni è saggio per i sociologi, e certo movimenti di questo tipo
hanno il problema di come mantenere a lungo la mobilitazione: è ovvio che non
puoi occupare le stazioni a tempo indeterminato. Credo però che questo
movimento sopravviverà per la capacità che ha avuto di creare le coalizioni che
abbiamo descritto. E sarà importante per la sinistra partitica e per il sindacato,
perché ha mostrato la possibilità di utilizzare strategie diverse da quelle
tradizionali e di farlo con successo. Di partire da tematiche alte invece che dalla
micro rivendicazione. Avrà comunque conseguenze di lungo periodo, come
avviene sempre quando i giovani sono socializzati alla politica in un momento
di alta tensione etica, per esempio il ’68 e la guerra del Vietnam.
Dunque potrebbe allargarsi ad altri temi?
Lo choc morale porta a riflessioni di testa, non solo di pancia. Non si tratta solo
di fermare il genocidio, ma di costruire una società più giusta e più equa. C’è il
tema di Trump, delle degenerazioni della democrazia che vediamo anche qui da
noi.
venerdì 3 ottobre 2025
SCIOPERO GENERALE
SCIOPERO GENERALE di Franco Astengo
Mi sia consentito, scusandomi del disturbo, un telegrafico commento per punti a questa giornata di sciopero generale e nell'insieme dell'attualità politica:
1) 100 piazze per un milione di persone. Sono queste le cifre fornite da CGIL, USB, CUB e altri organizzatori di una giornata di lotta cui non si partecipava da molto tempo in Italia;
2) Alzi la mano chi fino a qualche giorno fa (diciamo allo sciopero del 22 settembre) avrebbe scommesso sulla CGIL che aderisce a uno sciopero indetto dall'USB e da altre sigle dell'area sindacale anti-capitalista. Sicuramente rimane da valutare la stabilità possibile di questa intesa rispetto alla geografia storica del sindacato italiano: il fatto però rimane e l'esito è stato sicuramente positivo, l'ostilità alla guerra rimane - nella storia - un potente fattore di mobilitazione popolare;
3) Mi permetto una valutazione del tutto personale: l'attrito esistente in questo momento tra il sindacato e la partecipazione popolare verso il governo non si verificava da Luglio '60. Una contrapposizione di questa durezza e radicalità con un governo così negativo non si ebbe neppure con la lotta per il contratto dei meccanici del '69, il decreto di San Valentino dell'84, il decreto sulle pensioni di Berlusconi dieci anni dopo, la manifestazione dei tre milioni al Circo Massimo. E' necessario andare indietro nel tempo, agli scioperi politici degli anni'50 e tener conto che in allora disponevamo della forza della classe operaia, quella forte, stabile, concentrata. Da ricordare di elementi fondanti di analogia con Luglio'60: in allora un governo quello Tambroni appoggiato dall'MSI e coltivante ambizioni gaulliste; oggi governo guidato da una formazione ex-missina che mira a trasformare il Paese in una "democratura" modificando la Costituzione antifascista;
4) Nello stesso tempo c'è stato il gioco delle mozioni a Montecitorio, con la divisione del cosiddetto campo largo, e l'astensione dei soggetti potenzialmente embrionali di uno schieramento di centro-sinistra sul documento della maggioranza. Anche in questo non si può non registrare una distanza rilevante tra le piazze e i cortei e l'atteggiamento parlamentare di PD, AVS e M5S. L'astensione sulla mozione della maggioranza assume, in queste condizioni, una sorta di avallo al Piano Trump e soprattutto di avallo alla subalternità verso gli USA fin qui dimostrata dal governo italiano, non tanto e non solo rispetto alla tragedia palestinese ma nell'insieme delle dinamiche in atto sullo scacchiere internazionale in un allineamento pericoloso sul terreno del taglio del rapporto tra politica e società portato avanti dall'attuale amministrazione della Casa Bianca;
5) Il limite vero dimostrato dalle forze parlamentari italiane del potenziale centro-sinistra è quello strategico e di agire sempre e soltanto in conformità con l'esigenza tattica del momento legato ai sondaggi e all'esito delle varie elezioni regionali. A prescindere dalla generosità degli atti compiuti e delle buone intenzioni come nel caso della presenza dei deputati nazionali ed europei nella flottila;
6) Urge definire - appunto - un quadro strategico, predisponendosi anche a inevitabili "tagli" nella dimensione dell'alleanza (ricordiamo che l'Ulivo riuscì anche grazie alla desistenza del PRC; mentre l'Unione sostanzialmente fallì e l'Unione assomigliava molto al "Campo Largo" dai centristi-destra del'UDEUR fino ai trotzkisti di Sinistra Critica).
7)Si tratta di decidere se puntare sull'Ulivo (quindi una forza di governo, con leadership riconosciuta e declinazione del progetto in un programma elettorale che punti proprio al governo) o se puntare sul Fronte Popolare attraverso una radicalità adeguata allo stridore delle contraddizioni sociali passando attraverso una lunga marcia all'opposizione e predisponendo una capacità di aggregazione prima di tutto sociale che porti - alla fine - a costruire lo schieramento dell'alternativa. Nel primo caso si potrebbe anche accettare il dato costante nella riduzione della partecipazione elettorale che rimane comunque segnale di fragilità del sistema ricordando che questo in carica non è un governo da "bipolarismo temperato".
giovedì 2 ottobre 2025
IL TIRANNO PER OPPRESSIONE: RIBELLARSI E' GIUSTO
IL TIRANNO PER OPPRESSIONE: RIBELLARSI E' GIUSTO di Franco Astengo
"La tirannia deve esistere
ma non per questo il tiranno merita scuse”
(John Milton “The lost paradise” XII vv 95 – 96)
La tragedia di Gaza e la risposta che sta avanzando anche in Occidente e in Italia potrebbe essere così riassunta:"Tirannia per oppressione".
Una forma di tirannia che reclama il pieno ritorno al “ribellarsi è giusto” : ed è questo anche il senso dello sciopero generale proclamato in Italia per domani 3 ottobre : uno sciopero, un momento di lotta rivolto al recupero di un senso d'umanità ancora precedente a quello di una richiesta di ritorno alla democrazia dei popoli.
"Tirannia per oppressione" è quella che sta esercitando il regime israeliano.
La migliore definizione di tirannide,da ritenersi facilmente valida anche per l’attualità si trova nella “Repubblica” di Platone:
“La tirannide nasce da una trasformazione della democrazia . La transizione della democrazia in tirannide è dovuta, come nel caso dell'oligarchia, proprio al bene dominante che è perseguito in quel regime".
Il bene dominante del regime israeliano, tuttora considerato una democrazia, è la sopraffazione dell'altro attraverso la violazione del diritto: il diritto dei popoli e il diritto delle nazioni.
Il regime israeliano, infatti, ha sempre esercitato la tirannia verso il popolo palestinese.
Una sopraffazione tirannica quella esercitata dal governo israeliano in una forma sovraumana: e non vale in questo discorso il semplice richiamo al "casus belli" dell'atto terroristico del 7 ottobre 2023.
Oggi in un quadro generale di difficoltà complessiva delle forme di democrazia liberale (come ben dimostra la situazione statunintense) la guida delle grandi potenze è sempre più facilmente affidata a una spiccata dimensione del potere che si nutre dell'idea del dominio e di conseguenza si esercita in forme tiranniche come sta capitando in molti paesi usciti dal regime di "socialismo reale" oppure vittime del tentativo di "esportazione della democrazia" portata avanti all'inizio di questo secolo dal "solo gendarme del mondo" sulla punta delle baionette.
La dottrina cattolica distingue tra il “tiranno per usurpazione” (tyrannus in titula, cioè che ha preso il potere illegalmente) e il “tiranno per oppressione” (tyrannus in regimine, cioè che abusa del potere che ha ricevuto legalmente).
Israele sta negando la complessità del potere collocandosi così stabilmente nella categoria del "tiranno per oppressione".
La tirannide è l’esito di un processo di privatizzazione radicale nella concezione dell'esercizio del potere. Un "egoismo della forza" che s’innesca quando regimi nati democratici non sanno o non vogliono mantenere una regola pubblica e comune.
E' proprio questo principio di fondo della regola pubblica che si sta negando in queste tragiche giornate che stiamo purtroppo vivendo ( beninteso questo appunto vale anche per i molti, troppi, protagonisti dei conflitti che stanno agitando la scena del mondo compreso il cuore dell'Europa).
mercoledì 1 ottobre 2025
ARS 1 OTTOBRE 2025
Care compagne e cari compagni,
mi rivolgo al gruppo dirigente dell'ARS allo scopo di rivolgere un invito perché si provveda a impostare una discussione coinvolgente anche le forze politiche di quello che potrebbe essere definito centro-sinistra.
Una discussione che mi pare urgente riguardante identità e dimensione dello schieramento di opposizione al governo.
1) Giudizio sulla situazione in atto e in divenire. Si tratta di un tema già enunciato da tempo ma - almeno a mio giudizio - non ancora affrontato in pieno. Il tutto (scusatemi la rozzezza) si riduce ad una domanda: " Il quadro complessivo che abbiamo di fronte presentato dall'attuale governo, sia in relazione alla situazione internazionale sia rispetto alla situazione interna appare -per così dire - "normale" e quindi da affrontare in termini di possibile alternanza in un disegno di "bipolarismo temperato" oppure ci si trova in una situazione di eccezionalità dove il combinato disposto tra natura e essenza del partito di maggioranza relativa e lo stridore delle contraddizioni in atto (in particolare il tema della guerra) rende necessario un livello straordinario di mobilitazione, prima sociale e indi politica, definendo con chiarezza i termini concreti di una alternativa e non di una semplice alternanza? (inutile nascondervi che la mia analisi personale propende per la seconda ipotesi ma le mie analisi personali non contano nulla);
2) L'attuale "Campo Largo" presenta un deficit strutturale di identità: non riesce ad essere l'Ulivo (cioè un soggetto che mostra una chiara dimensione di governo nel progetto, nella leadership, nella proposizione sociale) e neppure un Fronte Popolare (che parte da un'opposizione di forte antagonismo per costruire l'alternativa attraverso la mobilitazione sociale, come forse intenderebbe la CGIL: nessun richiamo beninteso al NFP francese che contiene in sè una dose notevole di quella che mi permetto di definire - anche qui tirando giù con l'accetta - "antipolitica")
3) Il tema dell'antipolitica è forse quello da affrontare prioritariamente anche perché comprende la vocazione a un certo movimentismo populista di sinistra con il quale è necessario fare i conti. Questo "Campo Largo" se lo trascina in una forma che impedisce da un lato ingressi di un certo tipo di elettorato (non necessariamente centrista, ma anche di una sinistra che ambirebbe a una certa qualità dell'iniziativa sul piano del progetto di governo e una certa "organicità" nella strutturazione politica) e dall'altra continua a cedere verso l'astensionismo proprio perché settori cresciuti all'ombra del "vaffa" non trovano più corresponsione (ci sono anche passaggi verso la destra, diversi da quelli "storici" di operai rivolti verso pulsioni identitarie principalmente anti-migranti).Ovviamente non vanno trascurati i residui di una fortemente negativi derivanti da stagione di governo retaggio dell'assunzione acritica del neo-liberismo del primo decennio del secolo. Per dirla ancora una volta in soldoni non serve riprendere eventuali eredità del governo Renzi: la presenza di forze diciamo così moderate (in realtà in Italia ci troviamo alle prese con forme di estremismo di centro) deve essere ben conglobate in un progetto ben diverso da quello neo-liberista;
4) Scusandomi ancora per la sbrigatezza dei giudizi mi permetto di suggerire un appuntamento dedicato proprio a qualità progettuale, forma politica ed anche prospettiva elettorale di uno schieramento di opposizione che dovrebbe crescere fino a diventare soggetto dell'alternativa.
Grazie per l'attenzione
Franco Astengo
ESSO: SAVONA /ECONOMIA
ESSO: SAVONA/ECONOMIA di Franco Astengo (Associazione "Il Rosso non è il Nero")
"Bene l’agricoltura e l’industria, +21,3% dell’export rispetto all’anno precedente, lieve flessione per il turismo. Preoccupa, invece, il calo demografico e il mercato immobiliare. Questa mattina nella sede di Savona della Camera di Commercio Riviere di Liguria, sono stati presentati il “Rapporto economia provinciale 2024” e il “Lavoro Bianco sulle priorità infrastrutturali della Liguria”, pubblicazioni che l’ente ha curato con la collaborazione scientifica del Centro Studi Tagliacarne e di Uniontrasporti al fine di mettere a disposizione del territorio analisi approfondite sulle dinamiche provinciali collocate nel contesto regionale e nazionale."
Questa la fredda sintesi del report sull'economia provinciale presentato ieri alla Camera di Commercio (ormai delle Riviere Liguri, avendo Savona perduto da tempo la sua titolarità come accaduto del resto all'Autorità Portuale sottomessa a Genova nell'ambito di una dizione del "Mar Ligure Occidentale"). Sorprende tra l'altro l'accenno al mercato immobiliare, atavica sede della peggior speculazione anche grazie a una selvaggia cementificazione del territorio, in ispecie a Ponente mai ostacolata dai potentati economici.
Nella sede del convegno camerale non si è così ascoltata nessuna articolazione del discorso e non è stata presentata alcuna proposta,ma soltanto una mera elencazione di numeri con alcune scoperte anche esilaranti ("il turismo di costa") e nessuna spiegazione circa i nodi più importanti: quello infrastrutturale e quello industriale. Un solo accenno (anche qui non analitico) sul calo demografico.
Eppure ci troviamo in una provincia fortemente divisa per assetto sociale e economico, come del resto ha denunciato il CNEL da oltre trent'anni (quando la Valbormida fu definita "terra di mezzo"): ed è questo della divisione per aree economiche della provincia uno dei temi decisivi al fine di sviluppare un discorso di prospettiva.
Nella stessa giornata di ieri, 30 settembre, si è verificato un fatto di grande importanza per la nostra economia: il gruppo Esso ha comunicato l’avvio delle procedure di licenziamento per il sito produttivo di Vado Ligure e per la sede di Milano: una quarantina sarebbero i lavoratori coinvolti, di cui almeno 30 addetti per l’ambito vadese.
Un duro colpo soprattutto perchè così può diventare prevedibile lo smatellamento degli storici impianti vadesi: perdita di posti di lavoro e sottrazione di know-how.
Un ulteriore tassello per la definitiva de-industrializzazione dell'area centrale e per spingere la provincia di Savona verso il modello "Ponente" fondato sulla precarietà e il lavoro povero del turismo che tanto piace alla destra promettendo profitti al proprio elettorato.
Per questi motivi come Associazione "Il Rosso non è il Nero" a suo tempo avevamo proposto l'avvio di una "Vertenza Savona": una ipotesi di progetto e di lotta su cui sta lavorando la CGIL savonese.
Il tema di fondo rimane quello del ruolo della nostra Città e del suo comprensorio nel contesto economico, sociale, dei servizi, nell'ambito regionale.
Senza l'intenzione di svolgere alcuna funzione campanilistica appare evidente l'affermarsi, da diverso tempo, di un processo di isolamento e marginalizzazione del territorio savonese: sarebbero tanti i temi da toccare a partire da quello delle infrastrutture, dell'assenza di centri direzionali (dall'Autorità Portuale alla Camera di Commercio), di riferimenti per lo sviluppo economico ( assorbimento della CARISA in CARIGE a sua volta assorbita da BPER), della perdita "di peso" dei corpi intermedi, dal disastroso completamento del processo di deindustrializzazione come già si accennava che ha colpito duramente Savona, il Vadese e la Val Bormida in quadro residuale di sostanziale insufficienza tecnologica per aziende di grande importanza per il nostro territorio : un grave ritardo accumulato anche attraverso i risultati mancati dall'operazione "area di crisi complessa".
In questo senso:
1) E' necessaria una ridefinizione delle aree in cui è suddivisa la provincia e sulle diverse necessità d'intervento. Soprattutto sarebbe indispensabile analizzare forme economiche che mantengono strutture di tipo corporativo ormai anacronistiche rispetto alla dinamicità richiesta da nuovi processi di possibile crescita e riflettere sulle caratteristiche strutturali di un calo demografico da intendersi come grave sintomo della crisi savonese per essere così accentuato e di lunga durata.
2) Questione vitale è quella del recupero a un flusso di interventi produttivi per l'area del savonese e della Valle Bormida che, vista gli esiti concreti della dichiarazione di area industriale di crisi complessa, necessitano di una specifica pianificazione che affronti tre nodi fondamentali:
a) quello infrastrutturale sia in sede ferroviaria, sia in sede stradale: l'uscita dall'isolamento e la "conditio sine qua non" per una ripresa della crescita;
b) la bonifica delle aree colpite dalla de-industrializzazione sia nel Vadese, sia nella Valle Bormida, come nel Ponente (pensiamo alle aree ex-Piaggio di Finale);
c) un ruolo attivo delle forze politiche , delle istituzioni, del sindacato nel costruire incisivi rapporti nei riguardi della Regione e dello Stato .
d) l'apertura di una riflessione che porti ad avanzare una progettualità "strategica" sui grandi temi delle nuove forme di lavoro, della sostenibilità ambientale, di una moderna offerta di vivibilità.
3) è necessario inoltre un forte riferimento al ruolo della cultura , della scuola e dell'Università.
Non basta un "tavolo" di compensazione e il ruolo della Provincia, amministrazione ormai ridotta a luogo di scambio pre-ordinato tra le forze politiche. Si richiama allora la necessità di una nuova strutturazione stabile da realizzarsi, proprio nell'ambito di un coordinamento provinciale, a livello comprensoriale.
La battaglia per la difesa dell'Ospedale San Paolo deve essere parte di questa complessiva "vertenza Savona" a dimensione comprensoriale che raccolga tutti i soggetti istituzionali, associativi, politici, impegnati nel sociale e rappresentativi del comprensorio allargato - com'è necessario - alla Valbormida aprendo un confronto diretto con la Regione Liguria e il Governo.
Mobilitazione e attivizzazione delle forze sociali e politiche debbono essere destinate non soltanto alla questione specifica ma - ancor più in generale - alla delicata questione della presenza sanitaria sul territorio anche di fronte al progetto di centralizzazione (una sola ASL regionale).