sabato 31 dicembre 2022

COMUNITA' ENERGETICHE/STRUMENTI DELLA COMPRENSORIALITA'

 COMUNITÀ' ENERGETICHE/STRUMENTI DELLA COMPRENSORIALITA' di Franco Astengo ("Il Rosso non è il Nero").


Nel tentativo di fornire un contributo alla crescita della qualità di governo del territorio la nostra associazione "Il Rosso non è il Nero" puntato su due pilastri, fin dalla preparazione del documento "Savona, visione e progetto" elaborato per le elezioni comunali del 2021: quello del decentramento all'interno della dimensione cittadina, e quello della comprensorialità quale primo punto di un'idea di fondo della "Savona fuori di Savona":

Naturalmente il tema della comprensorialità (indicata, nella fattispecie, in una visione allargata a quella che fu l'antica area del PRIS arrivando a comprendere adesso anche la Valle Bormida) abbisogna ancora di una implementazione progettuale da porsi sul piano di indicazioni di concretezza sia rispetto agli obiettivi, sia rispetto alla strumentazione.


In tempi di grande difficoltà dal punto di vista delle risorse energetiche (difficoltà che deve essere affrontata soprattutto in funzione di un rilancio industriale dell'area) si scrive e si parla di "comunità energetiche".


Negli ultimi anni il mondo dell'energia è stato oggetto di una profonda trasformazione, che sta cambiando il modo di consumare e di produrre.

C’è una crescente spinta a potenziare la produzione di "rinnovabile" sia con la realizzazione di grandi impianti eolici e fotovoltaici, sia da parte di privati, imprese e pubbliche amministrazioni con impianti di piccola e media taglia. In questo contesto si stanno affermando le Comunità energetiche, che permettono a più soggetti di associarsi in un’unica entità per produrre, auto-consumare, vendere e condividere energia elettrica, con la garanzia di ricevere un ritorno economico proporzionale alla virtuosità del loro comportamento di consumo.

In Italia però questa soluzione è vista con ostilità e le proposte avanzate in questa direzione sono caricate da ostacoli, aspettando decreti che non arrivano.

Un esempio ci viene dalla Spagna e riguarda entrambi i lati della vicenda: sia dal punto di vista dell'approvvigionamento energetico, sia dal punto di vista della strutturazione di strumenti che realizzano intrecci positivi tra diverse - contigue - realtà territoriali: in sostanza strumenti di comprensorialità.

La notizia riguarda il territorio della Navarra nel quale 28 comuni si sono costituiti come "comunità energetica".

Vediamo schematicamente il progetto.

Ogni Municipio dei 28 aderenti alla comunità energetica ha messo a disposizione tutte le coperture pubbliche valide per generare elettricità pulita e rinnovabile: tetti su cui si installeranno 7967 pannelli fotovoltaici che copriranno una superficie di 23.900 metri quadri.

Questi pannelli una volta collocati svilupperanno una potenza di 3584 KW che sarà ripartita tra 5377,abitazioni e imprese, che hanno aderito a questo progetto abbattendo 22405 tonnellate di CO2 all'anno: un po' come se piantassero più di 89 mila alberi.

Un progetto innovativo e ambizioso del quale debbono essere sottolineate alcune particolarità:

1) il carattere democratico del progetto rinnovabile perché non centralizzato ma diffuso sul territorio

2) le persone si trasformano da utenti a controllori dell'energia che usano;

3) nell'ambito della comunità energetica ogni comune aderente potrà gestire autonomamente l'elettricità prodotta dai pannelli fotovoltaici adattandosi alle necessità dei suoi soci, liberando così risorse da destinare a migliorare la tecnologia.

Nel caso specifico della Navarra la comunità energetica è finanziata con i fondi del PNRR spagnolo, che ha fatto dell'uscita della Spagna dal fossile una delle priorità strategiche.

Non è il caso di spandere facili entusiasmi: c'è ancora molta strada da fare per consolidare e far diventare prevalenti queste esperienze, ma l'avvio anche dalle nostre parti di un ragionamento rivolto nella direzione indicata è forse il caso di cominciare a proporlo.








mercoledì 28 dicembre 2022

SAVONA: SINTESI DELL'INCONTRO TRA L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE E IL "ROSSO NON E' IL NERO"

 SAVONA: SINTESI DELL'INCONTRO TRA L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE E IL "ROSSO NON E' IL NERO"

Nel corso dell'incontro svoltosi il 28 dicembre tra il Sindaco di Savona Marco Russo, l'assessore Gabriella Branca e una delegazione dell'Associazione "Il Rosso non è il Nero" (Donatella Ramello, Sergio Tortarolo, Jacopo Marchisio, Franco Astengo), è emersa la necessità di una costante prosecuzione del lavoro d'aggiornamento nel confronto politico- amministrativo.

Premesso un giudizio positivo sulla fatica quotidiana portata avanti dal Sindaco e della Giunta per condurre l'amministrazione della Città seguendo quando impostato nell'agenda elettorale, la discussione si è incentrata su alcuni punti:

1) La delegazione del "Rosso non è il Nero" ha presentato la propria proposta di organizzare una "Vertenza Savona" attorno ai temi più stringenti riguardanti l'economia, l'industria, la portualità, le infrastrutture, la sanità, la cultura. Una "vertenza Savona" sostenuta al livello di una "comprensorialità allargata" (dall'area centrale savonese alla Valle Bormida). Una iniziativa di riflessione e di confronto nel corso della quale si possano costruire adeguate istanze progettuali espresse in modo di coinvolgere un ampio spettro d'opinione e di costruzione del consenso tra soggetti di diverso orientamento. La visione da mantenere deve essere quella di una crescita del consenso per la coalizione che governa Savona in vista delle prossime scadenze politiche a partire dalle elezioni regionali 2024;

2) Intorno ai temi della "Vertenza Savona" l'associazione "Il rosso non è il nero" intende sviluppare nei prossimi mesi iniziative di riflessione e di dibattito pubblico in dialogo con l'amministrazione, le forze politiche e quelle sociali svolgendo così una funzione di accrescimento nella qualità della proposta e di stimolo per l'avanzamento di soluzioni concrete dei diversi problemi emergenti;

3) Sono stati individuati e sottolineati questi temi:

a) la strutturazione del decentramento cittadino: obiettivo verso il quale l'amministrazione ha assunto un impegno di definizione del progetto entro il primo semestre 2023;

b) l'acquisizione di strumento di intervento a livello comprensoriale, compreso un dato di interlocuzione diretta (che è già stata sviluppata) con l'area industriale di crisi complessa della quale si è lamentato il mancato inserimento - a suo tempo (2016) - del territorio del Comune di Savona;

c) La questione della rappresentanza del comune di Savona nelle realtà economiche e di servizio nelle quali spetta al Comune indicare la titolarità. Sotto questo punto di vista il Sindaco ha sottolineato i criteri del merito e della competenza che il Comune di Savona intende seguire nella determinazione delle proposte, pur nella consapevolezza delle difficoltà esistenti a causa della variegata molteplicità dei soggetti concorrenti.

Infine è stata sottolineata la necessità di operare in funzione di un riequilibrio nel peso politico a livello provinciale in ispecie tra l'area centrale e quella di Ponente: un intervento di carattere politico da attuarsi preparando le prossime scadenze.

A questo proposito secondo il giudizio della nostra Associazione si dovrà cercare di tenere assieme il "cuore" della coalizione che ha consentito al centro-sinistra di affermarsi nell'elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale di Savona svoltasi nell'ottobre 2021.




domenica 25 dicembre 2022

NATALE 1914: NEL TEMPO DI GUERRA IL RICORDO DI UN CALCIO COME VALORE DI PACE (dal blog "Storia del Calcio Savonese" a cura di Luciano Angelini e Franco Astengo)

 NATALE 1914: NEL TEMPO DI GUERRA IL RICORDO DI UN CALCIO COME VALORE DI PACE (dal blog "Storia del Calcio Savonese" a cura di Luciano Angelini e Franco Astengo)


Non c'è mai stato un dopoguerra: dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi gli eventi bellici si sono succeduti con una cadenza impressionante, all'epoca della logica dei blocchi e - dopo - quando caduto il muro di Berlino qualcuno aveva scritto di "fine della storia".

Salgono alla mente ricordi di immani tragedie: Corea, Indocina poi Vietnam, Congo e l'Africa Nera Angola e Mozambico, Kippur, Medio Oriente, i Balcani e in tempi più recenti Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, tanto per citare qualche passaggio dimenticandone la maggior parte, dalle Falkland a Timor Est alle "pulizie etniche" per lo sterminio di interi popoli.

Sta per terminare questo 2022 che ha segnato però un passaggio d'epoca: quello che gli analisti hanno definito il "ritorno della guerra nel cuore dell'Europa", là nell'Ucraina dove, nel corso della seconda guerra mondiale, fu forse il luogo nel quale si realizzò la maggiore efferatezza nazista.

Di fronte al proditorio attacco russo non si è fin qui sviluppata alcuna iniziativa di pace, anzi si è messa in moto da tutte le parti una gigantesca macchina bellica mentre ci si sta avviando verso un'altra fase di profonda divisione nel mondo.

L'unica voce inascoltata che cerca di levarsi contro "l'inutile strage" è quella del Papa Francesco: ma come si diceva un tempo: "quante divisioni ha il papa?".

Lo svolgimento dei campionati mondiali di calcio in Qatar ha rappresentato, anche da questo punto di vista, l'illustrazione del decadimento di un valore storico: quello dello sport come espressione di un'idea di pace universale: anzi nel bailamme affaristico e nella violazione dei diritti umani che ha contrassegnato l'avventura della FIFA in Qatar il tema della pace è stato completamente abbandonato e nessuna voce si è levata tradendo anche lo stesso ideale olimpico.

Così abbiamo pensato di riprendere la storia più bella di quando lo sport, il calcio in particolare, era considerato valore, veicolo, segno di pace.

Una storia che ci riporta al Natale 1914, nel primo anno di quella che poi sarebbe stata definita la "Grande Guerra".

Torniamo al 1914: la guerra era iniziata da pochi mesi e molti speravano ancora che sarebbe stata di breve durata, senza sapere che erano lì in attesa lunghi 4 anni di durissimo conflitto.

All’avvicinarsi delle festività natalizie di quel 1914 furono molti gli appelli alle nazioni in guerra per sospendere, almeno momentaneamente, quel logorante conflitto armato. Un gruppo di 101 suffragette britanniche sottoscrisse la “Open Maschista Letter” indirizzata alle donne di Germania e Austria, in cui si manifestava la loro volontà di sospendere la guerra, ci fu anche il celebre appello di Papa Benedetto XV, poi respinto dalle nazioni combattenti, in cui supplicava di sospendere il conflitto evidenziando come “i cannoni possono tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano”.

La mattina del 25 dicembre, vicino ad Ypres al centro del fronte francese, accade quanto di più impronosticabile possibile. La temperatura era molto bassa e il terreno fangoso “di mezzo” era interamente gelato.

Non si sa chi, nemmeno di quale schieramento, ebbe una pazza e folle idea: prendere diversi stracci, unirli con una corda affinché sembrasse un pallone e semplicemente lanciarlo in quella terra desolata e ghiacciata.  Fischio d’inizio. Un centinaio di soldati scende in campo, le squadre si distinguono semplicemente dal colore della divisa, nessuna regola, nessun tempo, nessun arbitro. 

Nacque così il più spontaneo, il più vero e il più umano Inghilterra-Germania della storia. La partita durò ad oltranza, i soldati calciavano quell’ammasso di stracci sfogandosi e respirando quell’aria che sapeva di una libertà nuova e che molti, ancora giovanissimi, avevano dimenticato. 

Diverse fonti, tra cui il 133esimo reggimento tedesco e Robert Graves (poeta britannico), sostengono che il risultato della partita fu 3-2 per i tedeschi.  Le “dichiarazioni dal campo” quel giorno non vennero registrate ma è lecito credere come nessun francese fu triste per la sconfitta, di fronte a tale magia il risultato non aveva alcun valore. 

La stampa riportò solo dopo alcuni giorni gli strani avvenimenti di quel magico Natale. Il primo a scrivere qualcosa riguardo fu il New York Times, all’epoca gli Stati Uniti non erano ancora in guerra e il giornale descrisse ciò che avvenne durante la tregua non prima del 31 dicembre. 

È oggi commovente apprendere come sotto le uniformi quei soldati non erano nient’altro che ragazzini mossi dagli stessi istinti di chiunque altro: l’amore per il calcio, la voglia di libertà e il calore del Natale. 




mercoledì 21 dicembre 2022

IL ROSSO NON E' IL NERO: SERVE APRIRE UNA "VERTENZA SAVONA"

 Questo documento rappresenta semplicemente un punto di avvio per una iniziativa che si intende sviluppare nel corso dei prossimi mesi fornendo spunto per un'ampia discussione che coinvolga soggetti associati e cittadini in Città e in Provincia. Ci permettiamo di chiedere a quanti hanno seguito la nostra attività e hanno aderito al documento "Savona: visione e progetto" presentato in occasione delle elezioni comunali del 2021 di aiutarci a diffondere questo testo nel modo più ampio possibile, compreso l'utilizzo dei social. Grazie



"IL ROSSO NON E' IL NERO" : SERVE APRIRE UNA "VERTENZA SAVONA"


L'Associazione "Il Rosso non è il Nero" propone alle istituzioni, alle forze politiche, a quelle sindacali, ambientaliste, di solidarietà sociale l'apertura di una "vertenza Savona" attraverso la quale porsi l'obiettivo di recuperare una capacità di sviluppo e un ruolo direzionale alla Città e alla Priovincia.

Il tema di fondo rimane quello del ruolo della nostra Città e del suo comprensorio nel contesto economico, sociale, dei servizi, nell'ambito regionale.

Senza l'intenzione di svolgere alcuna funzione campanilistica appare evidente l'affermarsi, da diverso tempo, di un processo di isolamento e marginalizzazione del territorio savonese: sarebbero tanti i temi da toccare a partire da quello delle infrastrutture, dell'assenza di centri direzionali (dall'Autorità Portuale alla Camera di Commercio), di riferimenti per lo sviluppo economico ( assorbimento della CARISA in CARIGE a sua volta assorbita da BPER), della perdita "di peso" dei corpi intermedi, dal disastroso completamento del processo di deindustrializzazione che ha colpito duramente Savona, il Vadese e la Val Bormida in quadro residuale di sostanziale insufficienza tecnologica per aziende di grande importanza per il nostro territorio : un grave ritardo accumulato anche attraverso i risultati mancati dall'operazione "area di crisi complessa".

Nei giorni scorsi indicatori statistici pubblicati dal "Sole 24 ore" hanno collocato la nostra provincia al 53° posto come condizione di vita complessivamente intesa: una provincia a cavallo tra le ultime del Nord e le prime del Sud a segnalare una situazione di declino che deve essere affrontata con radicalità di progetto e velocità temporale.

In questo senso:

1) E' necessaria una ridefinizione delle aree in cui è suddivisa la provincia e sulle diverse necessità d'intervento. Soprattutto sarebbe indispensabile analizzare forme economiche che mantengono strutture di tipo corporativo ormai anacronistiche rispetto alla dinamicità richiesta da nuovi processi di possibile crescita e riflettere sulle caratteristiche strutturali di un calo demografico da intendersi come grave sintomo della crisi savonese per essere così accentuato e di lunga durata.

2) Questione vitale è quella del recupero a un flusso di interventi produttivi per l'area del savonese e della Valle Bormida che, vista gli esiti concreti della dichiarazione di area industriale di crisi complessa, necessitano di una specifica pianificazione che affronti tre nodi fondamentali:

a) quello infrastrutturale sia in sede ferroviaria, sia in sede stradale: l'uscita dall'isolamento e la "conditio sine qua non" per una ripresa della crescita;

b) la bonifica delle aree colpite dalla de-industrializzazione sia nel Vadese, sia nella Valle Bormida, come nel Ponente (pensiamo alle aree ex-Piaggio di Finale);

c) un ruolo attivo delle forze politiche , delle istituzioni, del sindacato nel costruire incisivi rapporti nei riguardi della Regione e dello Stato .

d) l'apertura di una riflessione che porti ad avanzare una progettualità "strategica" sui grandi temi delle nuove forme di lavoro, della sostenibilità ambientale, di una moderna offerta di vivibilità.

3) è necessario inoltre un forte riferimento al ruolo della cultura , della scuola e dell'Università.

Non basta un "tavolo" di compensazione e il ruolo della Provincia, amministrazione ormai ridotta a luogo di scambio pre-ordinato tra le forze politiche. Si richiama allora la necessità di una nuova strutturazione stabile da realizzarsi, proprio nell'ambito di un coordinamento provinciale, a livello comprensoriale.

Ancora: andranno analizzati al fine di intervenire con particolare capacità e tempestività gli elementi di modifica che il governo sta proponendo per l'attuazione del PNRR (l'applicazione del quale risulterà comunque alla fine molto al di sotto delle alte aspettative suscitate propagandisticamente in partenza).

La battaglia per la difesa dell'Ospedale San Paolo deve essere parte di una complessiva "vertenza Savona" a dimensione comprensoriale che raccolga tutti i soggetti istituzionali, associativi, politici, impegnati nel sociale e rappresentativi del comprensorio allargato - com'è necessario - alla Valbormida aprendo un confronto diretto con la Regione Liguria e il Governo.

Mobilitazione e attivizzazione delle forze sociali e politiche debbono essere destinate non soltanto alla questione specifica ma - ancor più in generale - alla delicata questione della presenza sanitaria sul territorio.

Va aperto un confronto anche sul terreno istituzionale al riguardo delle modalità di voto per l'Amministrazione Provinciale da restituire all'elezione a suffragio universale.

Nel prossimo mese di gennaio la nostra Associazione intende sviluppare queste fondamentali tematiche attraverso un confronto pubblico cui saranno invitati a portare il loro fattivo contributo tutti i soggetti cui questo documento è rivolto come appello alla mobilitazione delle nostre migliori energie.


Il Coordinamento dell' Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona

IDENTITA' DEL PD E SPAZI POLITICI

 IDENTITÀ' DEL PD E SPAZI POLITICI di Franco Astengo


Difficile scrivere di "congresso del PD": ormai è evidente che il confronto avverrà tra le correnti e che si tratterà semplicemente di una corsa al gazebo numericamente di ridotte dimensioni rispetto al passato.

Gli ultimi posizionamenti dell'establishment attorno alle candidature in campo offrono proprio una visuale su questo panorama.

Allora si tratta di ragionare prima di tutto sull' identità che si sta cercando di modificare attraverso la formazione di un comitato di "saggi".

Un' operazione di revisione del sistema dei valori fondativi che ha dato luogo ad aspre polemiche .

Polemiche arrivate al punto da far presagire l'abbandono del partito da parte del gruppo dei cattolici democratici provenienti dall'esperienza del Partito Popolare (poi confluiti nella Margherita: soggetto più complesso rispetto alla stessa storia dei popolari e dei cristiano - sociali).

L'analisi di questo quadro appena delineato ci indica, prima di tutto, che l'eventuale evoluzione del soggetto PD non potrà che lasciare aperti ampi spazi politici.

Servirà riprendere in mano la storia dei momenti "formativi" del partito pensando anche che nel comitato che scrisse la carta dei valori, pur con il coordinamento di intellettuali finissimi come Reichlin e Scoppola, erano presenti anche soggetti rappresentativi di pensieri "estremi" proprio su punti di valore fondativo come quello della laicità in politica di cattolici e non cattolici.

In quel momento da un lato la provenienza DS scontava l'indeterminatezza teorica e progettuale con cui era stato liquidato il PCI: fatto avvenuto semplicemente all'insegna dello "sblocco del sistema politico" avendo come obiettivo il superamento purchessia della "conventio ad excludendum" al fine di esorcizzare in quel modo i traumi derivanti dalla "caduta del Muro".

Erano caduti i pilastri dell'identità del comunismo italiano nelle sue versioni più sofisticate della "doppiezza" togliattiana e dell' "egemonia" gramsciana e - soprattutto - era venuta meno la capacità di leggere le mutazioni del capitalismo italiano dentro la fine della logica dei blocchi.

La capacità di lettura delle mutazioni capitalistiche e l'anticipazione delle nuove contraddizioni aveva rappresentato la "cifra" portante della sinistra comunista che pure aveva concluso la sua corsa in quel di Arco. Anche quel patrimonio risultò perduto e non ripreso, tra l'altro, da una Rifondazione Comunista sorta all'insegna di un mix tra conservatorismo e movimentismo. Rifondazione Comunista alla fine diede vita a un soggetto stretto tra contestazione al G8 e partecipazione al governo smarrendo a quel punto gran parte della propria presa di aggregazione e di consenso in settori non secondari della sinistra italiana.

Il PDS era nato in un limbo avendo mancato la scelta di una gradualità di accostamento del portato dell'originale riflessione del PCI verso un'innervamento di sinistra socialista a livello europeo (come pure si era cercato di fare in precedenza alla fase convulsa della fine del partito) .

Rispetto alle dinamiche in atto all'epoca nel sistema politico italiano la prospettiva di un raffronto tra il portato complessivo dell'identità del comunismo italiano con le istanze di sinistra socialista che pure ancora resistevano nel PSI non fu esercitata mentre fu avanzato soltanto un piano di assorbimento "politicista" che pure nei due partiti ebbe epigoni.

Sul versante del PSI si arrivò così nella fase dell'esplosione di Tangentopoli ad uno scioglimento senza anticorpi ( o almeno espressi in grande ritardo) consegnando alla destra quadri, aggregazione e consenso non solo elettorale

Il PDS si trovò così in una situazione di omologazione teorico - politica accentuatasi dallo schierarsi con la linea "new liberal" di Clinton e Blair. Il PDS o DS muore con il bombardamento di Belgrado e ciò che da quel momento arrivò al PD appariva ormai residuale sul piano teorico, nonostante la proclamazione della "vocazione maggioritaria" come espediente tattico.

La parte dei cattolici democratici dopo essere passata attraverso il PPI e altre varie aggregazioni mediate dal cartello elettorale dell'Ulivo si è trovata all'interno di una situazione che non rappresentava più da tempo l'antica vocazione dell'unità politica dei cattolici.

Per i cattolici confluiti nel PD si determinò così un assemblaggio contraddittorio di correnti che ha di fatto impedito lo sviluppo di un'azione in grado di star dentro allo stesso nuovo corso del magistero papale, perdendo sostanzialmente contatto con i settori più avanzati del proprio mondo di riferimento.

I cattolici nel PD si sono trovati in retroguardia specialmente dal momento dell'esplosione bellica in atto ma anche su altri temi dirimenti come quello riguardante i migranti.

Nella sostanza le due anime del PD ("fusione fredda" e/o "maionese impazzita") sono entrambe rifluite nell'accomodamento governativista: architrave per governi tecnici o da larghe intese quale esaustivo orizzonte dell'iniziativa del partito che nel frattempo ha vistosamente diminuito la propria presenza sul territorio, non funzionando più da filtro per la costruzione dei gruppi dirigenti e appiattendo anche la propria capacità di gestione di Regioni e sistema delle autonomie locali.

Nel frattempo abbiamo assistito all'evoluzione del M5S che dopo svariate traversie e la partecipazione a 3 governi di diverso segno ha lasciato sul campo circa 6 milioni di voti passati in gran parte all'astensione quale segno di un ulteriore indebolimento sistemico e adesso sta esercitando una insidiosa prelazione sulla sinistra a colpi di alzate d'ingegno di stampo populista.

Attenzione però lo spazio per il M5S è ridotto dalla natura stessa che il movimento ha assunto nella fase della sua trasformazione.

Il M5S è un partito dell'enclave meridionale costruito in buona parte attorno a una specifica "issue", quella del reddito di cittadinanza. Specificità che sarà bombardata dai provvedimenti dell'attuale governo che punterà a costringere quella base sociale a cercare altrove forme di protezione. magari in una dimensione più spiccatamente clientelare.

A questo punto l'evoluzione del PD potrebbe essere individuata in un approdo verso una abbastanza indistinta pulsione liberaldemocratica dichiaratamente centrista.

Il PD si porrebbe così in attesa di possibili soluzioni di governo tali da richiedere il ritorno al "mix" tecnici/larghe intese (non si esamina qui la situazione della destra vincente alle politiche, condizione della destra che già potrebbe risultare modificata dalla scissione della Lega e dall'esito delle elezioni regionali, in particolare in Lombardia).

Si potrebbe così riassumere:

1) considerata la confusione e l'iniquità dei provvedimenti di governo e la delicatezza della situazione generale (specialmente sul fronte della guerra e delle sue conseguenze economico - sociali) è prevedibile un ulteriore inasprimento delle insorgenze sociali. Rispetto alla capacità di espressione dei movimenti e alla ripresa di ruolo del sindacato manca, come è già stato fatto notare da molti, "l'abito politico";

2) Permane l'incombenza di modifiche costituzionali sul piano della forma di governo e delle autonomie locali mentre resta in vigore una legge elettorale che presenta profili di forte incostituzionalità verso cui non si è aperto alcun fronte di concreta battaglia politica;

3) Il M5S soffrirà presto di una ristrettezza di manovra "strutturale" essendo, tra l'altro, assente nel Movimento una qualche minima capacità di presenza territoriale specialmente al Centro - Nord;

4) Il PD assumerà ancora di più una veste genericamente liberal-democratica appoggiata a UE e NATO (su questo punto ci sarebbe da aprire una grossa discussione) in chiave governativista orientandosi non certo nel senso di costruire un'alternativa.

5) Rimane da stabilire l'orientamento di quella parte di PD che sta cercando, nel bailamme delle primarie, di coprire uno spazio che sbrigativamente potrebbe essere definito come "rosso - verde". La corrosione insita nelle correnti pre-esistenti e che si stanno accostando a quell'area rende problematica una affermazione di identità e di autonomia;

6) I due piccoli partiti di sinistra provvisti di rappresentanza parlamentare sono stati proditoriamente colpiti, nel giro di pochi giorni, da due differenti ma egualmente tragiche versioni della "questione morale" e appaiono ormai irresistibilmente attratti da due poli differenti: quello del PD versione area "rosso verde" e quello del M5S. Appare impossibile a questo punto prevedere uno sviluppo di autonomia politica sia per Sinistra Italiana sia per Articolo 1.

7) Rimane così completamente scoperto uno spazio di identità socialista da strutturarsi nell' affrontamento della crisi attraverso l'analisi della complessità delle contraddizioni e il richiamo alla storia dei punti più alti del movimento dei lavoratori in Italia: lavorare in tempi rapidi su questa opzione pare l'indicazione più valida che può derivare da un'attenta valutazione dei fatti politici in corso e da un'esame delle prospettive possibili al fine di offrire alle insorgenze sociali una possibile dimensione riportando in campo indispensabili valori e principi appartenenti alla nostra storia.

venerdì 16 dicembre 2022

SINISTRA, QUESTIONE MORALE, ETICA, STILE DI VITA

 


Sinistra , Questione Morale, Etica, Stile di Vita

Nella sinistra italiana non si era mai raccolto un senso così forte di sconcerto e di abbandono: neppure nei momenti delle sconfitte più difficili da affrontare, nella fasi della repressione democristiana sulla classe operaia negli anni'50 in quel periodo che Pugno e Garavini definirono "gli anni duri della Fiat", nelle vicende del terrorismo , della "questione morale" anni '90, del crollo di quello che è stato definito "il passato di un'illusione".

Lunga la fila degli errori commessi da gruppi dirigenti convinti di avere davanti il solo orizzonte del governo quale fine esaustivo dell'agire politico senza pensare alla necessità delle lotte sociali e alla crescita del cultura politica; molto è stato introiettato dall'avversario e per ridurre tutto all'osso abbiamo subito una "rivoluzione passiva" senza essere neppure capaci di impostare una "guerra di posizione".

Vanamente, nel corso degli anni, si è cercato da posizioni minoritarie di lanciare appelli per una inversione di tendenza: il PCI è stato sciolto in nome di un non meglio precisato "sblocco del sistema politico"; il PSI è stato liquidato al di fuori da ogni ragionamento sulle cause del suo fallimento; gli esperimenti successivi si sono via via allontanati dalla "ragione sociale" della causa prima della lotta allo sfruttamento e della ricerca dell'uguaglianza che rimangono da intendersi come temi insuperabili anche dopo il fallimento storico degli inveramenti statuali del '900.

A causare lo stato di sconcerto e abbandono sono diverse cause: il riaffacciarsi della guerra, la frammentazione sociale, la crisi delle idee; soprattutto però, nelle ultime ore, prevale il peso di una "questione morale" per certi versi inedita anche rispetto alle diverse forme che, come "questione politica" aveva assunto nel corso degli anni.

I due casi che si presentano oggi agli occhi dell'opinione pubblica (Parlamento Europeo e Sumahoro e dintorni) e che i media stanno trattando senza pietà nel pieno della loro capacità di gestione della modernità comunicativa stanno rappresentando, per forma e contenuto dei fatti, il superamento di un "limes" proprio dal punto di vista morale: per le origini dei protagonisti, in un caso anche per l'opacità delle risposte fornite dalla parte politica coinvolta e - nell'altro caso - per il silenzio assordante cui ci troviamo di fronte proprio nel campo di una sinistra che vorrebbe essere di governo e invece risulta soltanto stare alla coda del sistema.

Opportunamente ne scrive oggi Paolo Favilli sul "Manifesto": è necessaria ristabilire una connessione tra etica e stile di vita, un tema che era già stato affrontato da Filippo Turati e Anna Kuliscioff e adesso tradotto in disquisizioni inaccettabili su "diritto al lusso" e alle "vacanze di lusso".

Tutto ciò sta avvenendo quando la destra al potere si sta comportando da destra corporativa e autoritaria in evidente disegno di continuità con le proprie origini storiche, le logiche escludenti e repressive, l'esibizione di una ritrovata potenza.

Tocca a noi, a quante/i hanno percorso un lungo cammino nella sinistra italiana, sia nell'area socialista sia in quella comunista ritrovare la forza di reazione.

Senza alcun timore di accuse di "passatismo" è nostro dovere di scrollarci di dosso questo sconcerto e questo abbandono: si tratta di riallacciarci alla nostre identità più "alte" per aprire una riflessione operativa sulla prospettiva anche immediata. C'è bisogno di ritornare alla tensione verso l'uguaglianza non soltanto promuovendo le lotte sociali ma impostando una presenza politica pur nella piena consapevolezza di quanto abbiamo perduto.

Franco Astengo


SAVONA: "IL ROSSO NON E' IL NERO" APPOGGIA LO SCIOPERO DI CGIL E UIL

 

  • SAVONA: "IL ROSSO NON E' IL NERO" APPOGGIA LO SCIOPERO DI CGIL E UIL di Franco Astengo

    L'Associazione "Il Rosso non è il Nero" appoggia convintamente lo sciopero proclamato da CGIL e UIL come punto fermo di mobilitazione contro la legge di bilancio del governo anche per ragioni direttamente legate alla situazione dell'economia ligure e savonese.

    La manovra di bilancio appare chiaramente segnata da logiche pericolose e classiste. Infatti, il testo in discussione in Parlamento è intriso di un approccio lontano dalla progressività fiscale prevista dalla Costituzione ed è zeppo di occhieggiamenti all’evasione fiscale. Per non dire, poi, del forte ridimensionamento del reddito di cittadinanza e della ostinata reintroduzione dei voucher, a suggellare l’attacco ad ogni certezza del e nel lavoro. Vanno aggiunti, poi, i propositi rimangiati prontamente sulle pensioni, nonché i pasticci sui bonus per i consumi culturali.

    L'occasione dello sciopero appare anche necessaria e utile per porre al centro i temi dell'economia savonese e ligure: sul piano regionale è di queste ore l'ennesimo tentativo di smantellare l'industria genovese proprio nel suo cuore pulsante :la siderurgia .

  • A Savona come abbiamo già avuto tante volte occasione di denunciare il processo di deindustrializzazione avviato ormai da decenni ha allargato grandemente problemi storici come quello delle infrastrutture stradali e ferroviarie, di recupero e rilancio di aree dismesse in particolare nel Vadese e nella Valbormida, di ritorno ad una presenza industriale di qualità e innovazione tecnologica (come non si è riusciti a realizzare con il decreto di "area industriale di crisi complessa" e l'intervento di Invitalia), di difesa della presenza industriale esistente da Piaggio (nella vana ricerca di un acquirente), Bombardier (con la necessità di un adeguamento tecnologico), Sanac ( con la necessità di rivedere interamente la filiera della siderurgia facente capo allo stabilimento di Taranto, noto alle cronache per drammatiche vicende di conflitto tra ambiente e lavoro).

  • Lo sciopero deve anche servire per porre in evidenza problemi sociali di vasta portata: "in primis" quello della Sanità, settore condotto dall'Amministrazione Regionale nel segno della privatizzazione e di una divisione territoriale corporativa e clientelare che mette in discussione punti nevralgici nella risposta alla domanda di salute dei cittadini, primo fra tutti l'Ospedale San Paolo di Savona.


giovedì 15 dicembre 2022

SINISTRA E PARTITO

 SINISTRA E PARTITO di Franco Astengo


Dopo aver a suo tempo votato il jobs act oggi Mario Tronti scrive: "Ho chiesto al PD di mettere al centro del suo congresso una semplice domanda: perché la povera gente vota la destra? ( da considerare non solo la povera gente, n.d.r.). Dalla risposta a questa domanda deriva tutto il resto: identità, classe dirigente, leadership, forma di organizzazione. Se su questo si continua a tacere allora vuol dire che c'è bisogno alla sinistra del PD di una presenza politica, di un'offerta elettorale consistente, non minoritaria, autorevole, affidabile che rappresenti soprattutto nelle frammentate figure di lavoro la sua forma di vita".

Poche righe sopra Tronti aveva già precisato "non è roba da grillismo più o meno riverniciato in salsa stancamente progressista. E' roba seria".

Egualmente, su altra testata, Gianfranco Pasquino scrive : "Curiosamente i candidati alla segreteria del Partito Democratico sembrano più interessati a dire come governeranno un paese che non è nelle loro mani piuttosto che a ristrutturare il partito, strumento indispensabile per vincere.."

Più avanti il politologo bolognese ex-senatore della Sinistra Indipendente, aggiunge "..la predicazione chiara e alta di una politica diversa non soltanto da quella della destra - centro ma anche da quella praticata dalle tre opposizioni".

Insomma: in questi autorevoli interventi appare ben delineato il tema del partito a sinistra ma rimane un interrogativo che da molto tempo non si riesce a sciogliere.

In quale sede potrà essere possibile discutere seriamente di tutto ciò?

Chi è chiamato a promuovere la discussione, incentrandola sulla concretezza dello spazio politico ?

Perchè, a proposito del punto sullo spazio politico, per tantissime ragioni che non elenco la priorità è quella del modificare l'offerta politica, organizzativa, elettorale.

L'insieme di queste analisi sembra sempre di più reclamare una strutturazione di soggettività politica per un'area socialista / socialdemocratica di impronta laburista organizzata autonomamente e in grado di dialogare con l'insieme dell'area progressista del quadro politico promuovendo una vera e propria "opposizione per l'alternativa".

Mi auguro si possa riuscire molto presto a discuterne in sede opportuna.

mercoledì 14 dicembre 2022

SINISTRA: LA PACE TRA NATO ED EUROPA

 SINISTRA : LA PACE TRA NATO ED EUROPA di Franco Astengo


Organizzato dall'Associazione "Il rosso non è il Nero" e dal gruppo dei "Partigiani per la Pace" si è svolto a Savona il 13 dicembre un incontro sul tema "La Sinistra e la pace" nel corso del quale si è sviluppato un ampio dibattito dove, tra i diversi elementi oggetto d'analisi, è stata affrontata anche la questione del tentativo in atto di far coincidere NATO e UE all'interno del quadro determinato dal conflitto in corso a causa dell'aggressione russa all'Ucraina: una coincidenza quella tra NATO e UE che si propone anche in un quadro più vasto afferente il rideterminarsi della logica dei blocchi, sia pure in forma e dimensione diversa da una sorta di ritorno al bipolarismo d'antan ( "Limes" nel numero di Dicembre scrive di "Triangolo della Guerra Grande").

Il governo italiano sta usando il sillogismo NATO = UE per giustificare il proprio riferimento atlantico e nello stesso tempo la propria vicinanza ai regimi dell'Europa dell'Est con l'allineamento al gruppo di Visegrad in funzione della propria vocazione verso le cosiddette "democrature" o "democrazie illiberali" e nel frattempo il proprio allineamento agli USA (elemento quest'ultimo molto discusso all'interno della destra italiana, in settori della quale collegamenti con le democrazie illiberali vanno oltre il confine dell'Oder-Neisse").
A quale NATO allora si sta allineando il governo italiano?

Per rispondere è necessario partire dal vertice dell'Organizzazione Atlantica svoltosi a Madrid nel giugno di quest'anno, nel corso del quale è stato stabilito un nuovo concetto strategico.

Concetto strategico che tiene conto della complessità delle dinamiche in atto: si riscopre la Russia come nemico principale, si considera ancora in gioco la sfida del terrorismo internazionale, sono ritenuti fragili gli equilibri in Africa e nel Medio Oriente e valutate le minacce che derivano dal dominio cibernetico e - ancora le ambizioni cinesi di maggiore influenza a livello globale.

La strada tracciata sembra quella di mettere da parte l'Europa e di tornare alla guerra fredda.

In questo quadro si inserisce l'obiettivo di realizzare un legame imprescindibile tra NATO e Unione Europea facendo in modo che entrambi gli attori riconoscano l'importanza di una coincidenza di obiettivi nel rafforzamento reciproco considerando ormai come il presente la guerra multi - dominio (non solo terra-mare-cielo ma spazio e fibre ottiche).

Questa ultima considerazione è quella che affida a una piena battaglia politica per la pace la necessità di non considerare Nato e UE come la stessa coincidente struttura politico - militare (ne accennava qualche giorno fa Sergio Romano scrivendo di esercito europeo sul "Corriere della Sera").

La distinzione NATO/UE e la necessità da parte della Sinistra di considerare l'Europa come spazio politico di riferimento appaiono come le priorità del momento nella nostra riflessione politica. Va impedito che si consideri la situazione come inevitabilmente destinata a una fase di guerra fredda nella corso della quale si prepari il conflitto globale.

Debbono essere avanzate da subito alcune proposte di politica estera sulla base delle quali portare avanti la mobilitazione pacifista dopo il buon successo dell'iniziativa del 5 novembre scorso.

Per rompere il quadro disegnato a Madrid servono proposte di smilitarizzazione e denuclearizzazione poste in zone neutre al centro del Vecchio Continente, serve soprattutto la

internazionalizzazione dei movimenti pacifisti: un obiettivo da porre ai socialisti europei (viene sempre in mente l'esempio delle conferenze di Zimmerwald e Kienthal svolte dai socialisti pacifisti durante la prima guerra mondiale).

lunedì 12 dicembre 2022

SAVONA 53° POSTO

 SAVONA 53° POSTO di Franco Astengo ("Il rosso non è il nero")


La pubblicazione da parte del Sole 24 ore della classifica su economia, ambiente, servizi, vivibilità nella diverse province Italiane consente una prima schematica analisi riguardante la provincia di Savona:

1) il dato generale è negativo: Savona si classifica al 53° posto perdendo 9 posizioni e confermandosi con Imperia (al 72° posto con un recupero di 5 posizioni; La Spezia si situa al 48° posto in perdita di 6 posti; Genova 27a scalando all'indietro di una sola posizione) nell'area di "anello di congiunzione" tra Nord e Centro - Sud;

2) il dato più importante riguarda il lavoro: Savona si colloca all'85° posto perdendo in 12 mesi 19 posizioni. Ancor peggio ambiente e servizi: classifica al 65° posto, deficit di ben 52 posizioni (nonostante l'ottimo piazzamento per quel che riguarda il clima: ma quello non è opera della politica e degli amministratori)

3) Negativo anche il rapporto tra persone attive (15-64 anni) e persone non attive ( 0-15; più 65: indice comunque di problematica interpretazione): media 67 contro una media nazionale di 59. Causa prima: l'invecchiamento medio della popolazione in connessione con la scarsa natalità (natalità che pure è salita dello 0,2%)

4) Pur conseguendo un risultato di grande rilievo per "Cultura e tempo libero" (naturalmente qui incide la posizione geografica) con il 6° posto si registra anche in questo caso un arretramento di 4 posizioni. In calo le librerie e anche l'offerta sportiva.

5) E' assente, nella classifica stilata dal quotidiano economico, il tema della sanità (solo parzialmente inserito nel capitolo "demografia e società")che in questo momento in Liguria rappresenta un argomento di grandissima attualità e che andrebbe analizzato al meglio.


La lettura di questo quadro d'insieme, assai succintamente riassunto, non può che indurci sul piano progettuale a ribadire alcuni punti che da tempo si sta cercando di portare avanti:


1) E' necessaria una ridefinizione delle aree in cui è suddivisa la provincia e sulle diverse necessità d'intervento. Soprattutto sarebbe indispensabile analizzare forme economiche che mantengono strutture di tipo corporativo ormai anacronistiche rispetto alla dinamicità richiesta da nuovi processi di possibile crescita;

2) Questione vitale è quella del recupero a un flusso di interventi produttivi per l'area del savonese e della Valle Bormida che, vista gli esiti concreti della dichiarazione di area industriale di crisi complessa, necessitano di una specifica pianificazione che affronti tre nodi fondamentali:

a) quello infrastrutturale sia in sede ferroviaria, sia in sede stradale: l'uscita dall'isolamento e la "conditio sine qua non" per una ripresa della crescita;

b) la bonifica delle aree colpite dalla de-industrializzazione sia nel Vadese, sia nella Valle Bormida, come nel Ponente (pensiamo alle aree ex-Piaggio di Finale);

c) un ruolo attivo delle forze politiche , delle istituzioni, del sindacato nel costruire incisivi rapporti nei riguardi della Regione e dello Stato (si veda la mancata convocazione del Ministero per quel che riguarda la crisi SANAC). Non basta il "tavolo" di compensazione e il ruolo della Provincia, eliminato il voto diretto e ridotta a luogo di scambio pre-ordinato tra le forze politiche. Si richiama allora la necessità di una nuova strutturazione stabile da realizzarsi, proprio nell'ambito di un coordinamento provinciale, a livello comprensoriale. Ancora: andranno analizzati al fine di intervenire con particolare capacità e tempestività gli elementi di modifica che il governo sta proponendo per l'attuazione del PNRR (l'applicazione del quale risulterà comunque alla fine molto al di sotto delle alte aspettative suscitate propagandisticamente in partenza).



ANALISI A SINISTRA

 Cari compagni,

al netto del riproporsi da varie parti della "questione morale" in forme a sinistra assieme ripetitive ed inedite stanno verificandosi fatti che meritano di essere analizzati cercando anche di disegnare possibili scenari nel divenire per quel ci riguarda attorno al sistema politico italiano e alla sinistra.

Tralascio elementi di merito che dovranno essere approfonditi per andare a considerazioni "di schema":


1) Si è aperto l'itinerario afferente le "primarie" del PD. Appare evidente l'importanza di un esito piuttosto che un altro. L'eventuale - probabile - successo di Bonaccini dovrebbe vedere un'impostazione del partito verso l'area centrista nel tentativo di dialogo con il governo, nella proposta (in caso di fibrillazioni) di un ritorno alle larghe intese. Una vittoria di Elly Schlein (meno probabile) porterebbe ad una incertezza nel profilo complessivo del partito e a un'incognita sulla sua tenuta. Non a caso l'impostazione di partenza, sul piano mediatico, appare essere quella della "ragione" (Bonaccini) contro "cuore" (Schlein).

2) Prosegue l'offensiva populista da parte del M5S. Offensiva che sta trovando spazio a sinistra con la scissione ormai evidente anche se non istituzionalizzata di Sinistra Italiana e dei Verdi attraverso la formazione di "2050" che punta a rappresentare una sorta di "gamba" per una articolazione di legittimazione a sinistra del MoVimento.

3) Inoltre la candidatura Schlein copre quasi completamente lo spazio di Sinistra Italiana ancor di più rispetto a quello occupato da Articolo 1 che - paradossalmente - potrebbe interpretare una parte di "copertura a sinistra" all'interno della contesa nel PD ( anche la cosiddetta sinistra già interna si prepara all'appoggio a Schlein). Obiettivo delle correnti: contrattare, in caso di un risultato comunque consistente, spazi, incarichi, agibilità politica, obiettivi comunque molto complicati da raggiungere. Inutile sottolineare la vacuità degli appelli al fronteggiamento, se non allo scioglimento delle correnti.

4) Il quadro generale è segnato da un'operazione fortemente squilibrata verso destra da parte del Governo: una vera e propria offensiva sui terreni dell'economia, della giustizia, dei diritti civili. Offensiva al termine della quale potrebbe arrivare il momento dell'attacco agli equilibri costituzionali nel senso di un'affermazione presidenzialista connotata davvero in senso autoritario. Tralascio anche il discorso sulla politica estera per ragioni di brevità segnalando soltanto, in clima di guerra, il tentativo di far coincidere NATO e UE (con l'appoggio del gruppo di Visegrad).

5) Torno sulla candidatura Schlein soltanto per sviluppare uno schematico tentativo di definizione di spazi politici: l'evocazione delle contraddizioni così come sviluppata dalla candidata alla segreteria del PD appare carente sotto il profilo della critica dell'economia politica e, in questo senso, della conseguente impostazione progettuale. Vincenzo Vita ha scritto "manca Marx" ed è questo il punto. Comunque vada la vicenda interna al PD anche l'eventuale tentativo di formazione di un'area laburista risulterà sempre parziale senza la connessione appena indicata sopra, unica tra l'altro sulla base della quale ci si potrà collegare, in un efficace quadro progettuale, sia al tema ambientalista, sia a quello pacifista, sia alla contraddizione di genere cercando di riaprire la ricerca sullo scioglimento dei tre punti dello sfruttamento: sul lavoro, di genere, ambientale.

6) Tutto questo reclama sempre di più una strutturazione di soggettività politica per un'area socialista / socialdemocratica organizzata autonomamente e in grado di dialogare con tutti i pezzi citati al fine di essere parte di un'ampia coalizione progressista capace di tornare competitiva promuovendo una vera e propria "opposizione per l'alternativa".

Mi auguro si possa riuscire molto presto a discuterne in sede opportuna.

Grazie per l'attenzione

Franco Astengo

domenica 11 dicembre 2022

12 DICEMBRE 1969: CROCEVIA DELLA STORIA D'ITALIA

 12 DICEMBRE 1969: CROCEVIA DELLA STORIA D'ITALIA di Franco Astengo


12 Dicembre 1969, strage di Piazza della Fontana (senza dimenticare un altro attentato a Roma, al Vittoriano, questo fortunatamente senza spargimento di sangue): si inaugura in Italia la “strategia della tensione”.

Seguirono poi anni difficili, nel corso dei quali imparammo quanto fosse difficile scoprire la verità, in mezzo a tentativi di colpi di stato, servizi segreti al “servizio” dell'eversione, coperture politiche ad altissimo livello.


Non abbiamo smesso però di cercarla quella verità ed ancor oggi, levando alto il nostro richiamo alla memoria, ci rivolgiamo a tutti i democratici: quel giorno fu spezzato un filo, svoltò un punto importante della storia d'Italia.


Nel frattempo, nel correre degli anni sono cambiate profondamente le cose attorno a noi ed oggi costatiamo, dolorosamente, che sul piano sociale, economico, soprattutto politico stiamo tornando indietro: a condizioni materiali di vita, nella possibilità di esercizio dei diritti, nella capacità di rappresentanza politica che avremmo creduto superate per sempre.


Ricordare oggi Piazza della Fontana deve significare, quindi,  mettere assieme, la testimonianza della nostra ricerca della verità e la nostra volontà di impegnarci, e lottare ancora per invertire la rotta non rinunciando all’idea di una società da ricostruire pezzo per pezzo, pietra su pietra, secondo gli ideali dell’eguaglianza , della solidarietà sociale, dell’internazionalismo.



In quel momento nessuno, o pochissimi, riconoscono la matrice fascista: si segue la pista anarchica, Pino Pinelli viene “suicidato” da un balcone della questura di Milano, Pietro Valpreda arrestato.


Il Presidente Saragat plaude alla “cattura del mostro” ed il suo telegramma di felicitazione al Capo della Polizia è letto, al Telegiornale (senza uno e senza due, in quel momento) dal solito, ineffabile Bruno Vespa.


Si tratta del primo atto di una lunga striscia di sangue, di una serie di attentati fascisti che costelleranno la storia d'Italia degli anni'70-'80.


Ricordiamo la cupezza di quei giorni, la folla milanese che si stringe attorno alle bare delle vittime, i pochi giornalisti coraggioso, Camilla Cederna, Bruno Ambrosi, che cercano ostinatamente la verità, l'impegno del Comitato Antifascista milanese e del Sindaco di allora, il Comandante "Iso".


Soprattutto pensiamo alla grande mobilitazione studentesca e operaia in atto in quegli anni: un lungo '68 che arrivò fino all'autunno caldo dell'anno successivo, appunto il 1969, grazie alla saldatura delle lotte tra operai e studenti.


Lotte che reclamavano non soltanto un diverso tenore di vita, il diritto allo studio e al lavoro, ma un'idea diversa di società democratica, di prospettiva per il futuro.


I fascisti (senza il neo) che lavorarono per attuare quelle stragi intendevano fermare quel movimento, spezzare quella spinta, ricacciarci tutti indietro.


Se pensiamo all'oggi c'è da meditare davvero, ma soprattutto da organizzare per recuperare la sinistra, la vita democratica, la politica.



giovedì 8 dicembre 2022

OPPOSIZIONE E QUESTIONI EMERGENTI

 OPPOSIZIONE E QUESTIONI EMERGENTI di Franco Astengo


Al di fuori della retorica del "ricostruiamo tutto per ripartire" l'opposizione si trova urgentemente di fronte alla natura vera di questo governo, che tutto concede salvo margini per trattare spazi di compromesso: è la radicalità delle contraddizioni che richiede una radicalità nell'agire sociale, politico, istituzionale (e non semplicemente nell'idea dell"occuparsi degli ultimi" ma in una forma molto più complessa).

Non c'è neppure spazio per chi pensa a ipotesi "sostitutive" e tiene nascosta nel suo programma l'idea di un ritorno a "larghe intese".

Alla ribalta, in questo momento, due temi che riguardano direttamente la natura della democrazia repubblicana e che richiedono una risposta immediata:

1) lo scontro istituzionale che ha come esemplificazione l'attacco (con velate minacce) alla Banca d'Italia;

2) L'assalto (un vero e proprio assalto) all'indipendenza della magistratura.

L'insieme della traccia dei provvedimenti economici ci indica come il corporativismo rappresenti una sorta di segno distintivo (contro il quale, per fortuna, CGIL e UIL hanno già indetto uno sciopero generale), mentre sulla politica estera il segnale è quello di far coincidere NATO e UE, rimangono sullo sfondo il mutamento della forma di governo e la ridefinizione delle dimensioni dell'unità nazionale.

Serve altro?

lunedì 5 dicembre 2022

TRASVERSALITA' SENZA POPOLO

 



TRASVERSALITÀ' SENZA POPOLO di Franco Astengo

La definizione "sinistra senza popolo" ( sinistra identificata con il solo PD) appare ormai quasi un luogo comune. che potrebbe però essere ribaltata in "popolo privo di rappresentanza politica".

Il tema fu analizzato tempo addietro da padre Sorge e da Mario Tronti e oggi ripreso da due saggi di Luca Ricolfi e Carlo Trigilia (cfr. "La Lettura del Corriere della Sera" del 4 dicembre con gli autori in dialogo con Stefano Ceccanti. ex-teorico della "vocazione maggioritaria"), nella vulgata del PD in difficoltà nel raccogliere consensi tra i lavoratori salariati inteso questo dato come indice - appunto - della "sinistra senza popolo"

E' proprio il caso di approfondire il tema.

Prima di tutto va valutata l'articolazione degli argomenti da trattare.

1) Se il riferimento che si intende assumere è quello elettorale e il metro di misura quello della crescita dell'astensione allora siamo di fronte ad un fenomeno di "trasversalità senza popolo".

E' l'intero sistema politico in sofferenza (in realtà come è ben noto l'esito elettorale è stato determinato dalla capacità d'utilizzo della formula elettorale e non certo dall'effettiva raccolta di consenso).

Se intendiamo essere prosaici: il sistema sta perdendo dalla spina e dal tappo. Tra il 2018 e il 2022 oltre quattro milioni in più di elettrici ed elettori hanno deciso di disertare le urne mentre nello stesso tempo è vistosamente calato il consenso per il (mutevole) partito di maggioranza relativa e ,come abbiamo visto, la governabilità resta appesa a una formula elettorale che, ancora una volta, presenta profili di incostituzionalità.

A partire dalle elezioni del 2013 il partito uscito con la maggioranza relativa non è mai riuscito a mantenere la posizione fino alla tornata successiva, fosse questa destinata alle elezioni legislative generali o europee.

Contemporaneamente è costantemente calata la forza di rappresentanza del partito di maggioranza relativa “pro tempore” sia sul piano dei numeri assoluti sia rispetto alla percentuale ottenuta in riferimento al totale degli iscritti nelle liste.

Queste le cifre (riferimento elezioni Camera dei Deputati, Parlamento Europeo, territorio nazionale esclusa la Valle d’Aosta)


Politiche 2013: Movimento 5 stelle 8.691.406 totale iscritti nelle liste 46.905.154 : 18,52%

Europee 2014: Partito Democratico 11.172.861 totale iscritti nelle liste 49.256.159 : 22,68%

Politiche 2018: Movimento 5 Stelle 10.732.066 totale iscritti nelle liste 46.505.350 : 23,07% Europee 2019: Lega 9.153.638 totale iscritti nelle liste 49.301.157: 18,56% Politiche 2022: Fratelli d’Italia 7.300.628 totale iscritti nelle liste 46.127.514 : 15,82%.


In realtà siamo di fronte al fallimento dell’operazione “antipolitica” tentata dal M5S con le elezioni 2013 e 2018. M5S a cui va attribuito per intero il fenomeno dell’ulteriore caduta nella partecipazione al voto.

Sempre al riguardo del voto al M5S si registra anche un fenomeno particolare: laddove il M5S “tiene” maggiormente si verifica il più alto tasso di astensione (dati relativi alla Camera dei Deputati, territorio nazionale esclusa la Val d’Aosta, Sito Eligendo del Ministero dell’Interno). Insomma c’è di più tra cielo e terra che non nel M5S.


2) Dal punto di vista delle dinamiche sociali il tema delle disuguaglianze che, viene valutato come non colto “ a sinistra”, va considerato in una necessità di maggior approfondimento dell’analisi.

In realtà anche in questo caso siamo di fronte a un fenomeno di “trasversalità”(sempre riferendoci al voto, quando manca all’appello il 40% del corpo elettorale appare evidente una trasversalità di riferimenti sociali e di ragioni politiche): la concentrazione del reddito è crescente. Cioè tutti, con le medesime distanze interpersonali, ci stiamo spostando in termini reali verso redditi medi minori e una quota sempre maggiore della popolazione cade sotto la soglia della povertà assoluta (che possiamo considerare fissa in termini reali).

Questo governo ha deciso di affrontare questa gravissima questione attraverso la reiterazione dei bonus, il restringimento dell’area interessata al reddito di cittadinanza, il favore verso le categorie degli autonomi favorendo evasione fiscale e precarietà del lavoro, nonostante che dalle aziende arrivino segnali di necessità contrarie (dal punto di vista del contributo fiscale deve essere ricordato come il 55% del gettito arrivi dal lavoro dipendente, il 30% dai pensionati – la cui media di introito sta scendendo sotto i 1.000 euro mensili – e soltanto il 15% - appunto – dal lavoro autonomo). Il punto da affrontare, se si vuol fare l’opposizione, diventa allora quello dell’impoverimento generale e non semplicemente quello delle disuguaglianze cercando di capire che il nodo rimane quello dell’insufficienza di una politica industriale (per la quale permane da molto tempo un assoluto disinteresse) e della frammentazione del mercato del lavoro (cui ha dato una spinta decisiva l’adozione dell’ormai tristemente famoso jobs act)


3)In un quadro generale di vera e propria povertà dell’offerta politica spinti da sollecitazioni di diversa natura stanno scendendo in piazza una molteplicità di soggetti in un quadro di attivismo che non deve essere sottovalutato o semplicisticamente marginalizzato. Si possono citare, in questo senso alcuni esempi: la manifestazione della CGIL dell’8 ottobre, quella dei Movimenti per la Pace del 5 novembre, la manifestazione femminista “non una di meno” del 23 novembre, lo stesso sciopero dei sindacati di base del 2 dicembre. In questo senso si può affermare, come è già stato scritto, che ai movimenti manca un “abito politico”.


4) Di fronte alla crescente “tensione presidenzialista” la questione della forma della democrazia costituzionale appare come una vera possibile discriminante del dibattito.

La connessione tra emergenza sanitaria ed emergenza politica impostata dal governo Conte attuando vere e proprie forzature sul piano costituzionale (anche dal punto di vista dell’adozione di una determinata scenografia mediatica da repubblica presidenziale) non è stata sufficientemente sufficientemente contrastata. Di conseguenza in particolare con l'avvento del governo Draghi, si è ulteriormente spostato l’asse della governabilità, ridotto il già contratto ruolo del Parlamento, reso marginale l’apporto delle forze politiche aprendo così la strada a un recupero di "funzione ideologica", fortemente divisiva dell'azione di governo.

In realtà sta arrivando al pettine il nodo di uno straordinario processo di manipolazione collettiva che poggia le sue fondamenta sulla misera condizione materiale di vita di gran parte della società italiana che, sfinita, non riesce più a concepire una coerenza dell’agire politico.

Il sistema politico italiano presenta da tempo un vero e proprio "vuoto".

Le ragioni di questo "vuoto" nel sistema politico possono essere così sommariamente riassunte: mutamento di ruolo e funzione dei partiti, da soggetti ad integrazione di massa a "all catch party" fino a partiti azienda, partiti personali e effimeri soggetti della "democrazia del pubblico", fallimento della sciagurata idea di risolvere la crisi del sistema attraverso il mutamento del sistema elettorale e dell'assetto istituzionale del rapporto centro/periferia, cedimento culturale al culto dell'immagine e alla idea "modernista" di una destrutturata transitorietà nei riferimenti ideali e di pensiero.

E’ ormai assente una capacità di analisi riguardante il ruolo delle istituzioni, la loro autonomia, il rapporto tra queste e l’organizzazione della politica, la capacità di contaminazione tra aree culturali diverse e la definizione di un conseguente sistema di valori nel momento in cui il pericolo, da diverse parti (opposte ma a volte convergenti) è quello di abbandonare il legame costituzionale .

Un quadro preoccupante nel quale emerge il rischio di veder prevalere una sorta di neo - corporativismo di ritorno con il quale finirebbero con l'affermarsi, approfittando della frantumazione sociale e del conseguente vuoto politico quelle rappresentanze di scienza, tecnica, economia sulle quali il capitalismo fonda il proprio progetto di egemonia sulle grandi transizioni in atto.

Un progetto di nuova egemonia capitalistica che mira a porsi, nell'esercizio del potere politico, al di fuori dei concetti - chiave della rappresentatività , della mediazione, della divisione dei poteri: come del resto accaduto altre volte nella storia.

Le leggi della politica sono impietose: il vuoto viene sempre riempito magari, come in questo caso appare assai probabile dal peggio dell' arretramento storico.

Un quadro di grande difficoltà con il congresso del PD che pare trascurare tutto questo orientandosi verso uno scontro personalistico a colpi di slogan.


sabato 3 dicembre 2022

CURSUS HONORUM

 CURSUS HONORUM di Franco Astengo


L'ex- sindaco di Parma Federico Pizzarotti si è iscritto a più Europa e punta alla segreteria: Elly Schlein forse non si è nemmeno ancora iscritta e corre già per la segreteria del PD appoggiata da diverse di quelle correnti facenti capo a "notabili" di antico corso che si muovono per conservare il loro potere di interdizione al centro come in periferia.

Una vera e propria disgrazia nata con l'insana idea delle primarie, nate come semplice plebiscito per suffragare leadership nate altrove e adesso trasformate in competizione senza programmi e senza principi.

Giancarlo Pajetta diceva di Enrico Berlinguer che "si era iscritto giovanissimo alla Direzione del Partito": era una boutade, perché Berlinguer aveva già portato avanti le sue lotte in Sardegna, ma con il suo sarcasmo "Nullo" rimarcava la facilità della carriera compiuta dal futuro segretario saltando le tappe.

In un partito di massa il "cursus honorum" non era costellato soltanto da passaggi burocratici: significava fatica di studio, di presenza politica, di lotte sociali, sindacali affrontate, sperimentazione sul campo delle capacità di un dirigente politico.

Primarie e candidature "improvvise" alla direzione di partiti intesi meramente come soggetti elettoralistici rappresentano in evidenza plastica non solo la fine di un'era ma una vera e propria distruzione di senso della militanza politica, del rapporto di base, della costruzione di consenso.

L'americanizzazione della politica come fondamento nella costruzione del PD il "partito personale di plastica" di berlusconiana memoria hanno prodotto danni enorme erodendo alla radice il sistema politica, mettendone a nudo le fragilità che la destra sta sfruttando ponendo a rischio le fondamenta della democrazia repubblicana.

DECENTRAMENTO

 


COMUNE DI SAVONA: QUARTIERI E DECENTRAMENTO

In allegato si trova il progetto sul decentramento presentato dall'amministrazione comunale di Savona nel corso di una assemblea pubblica svolta il 2 dicembre.

Come associazione non possiamo segnalare altro che con viva soddisfazione il varo di questo progetto.

Progetto che corrisponde, almeno nel suo intento complessivo,a quanto elaborato dalla nostra Associazione all'interno del documento "Savona, visione e progetto" che era presentato nell'occasione delle elezioni amministrative 2021 quale punto di riferimento progettuale per la lista "Sinistra per Savona".

Dall'elaborato presentato nella già citata assemblea del 2 dicembre 2022 emergono tre punti sui quali va aperto un confronto:

1) La definizione di compiti e ruolo dei futuri consigli (o gruppi di lavoro) di quartiere rispetto alle due esigenze:

a) di raccolta delle sensibilità espresse dal territorio;

b) nella relazione con Consiglio Comunale e Giunta per la definizione dei provvedimenti più idonei a soddisfare i bisogni della cittadinanza.

Va evitata una definizione di compiti circoscritti di volta in volta a "single issue". Nella storia delle circoscrizioni per un lungo periodo emerse la capacità di esercitare una sorta di fruttifera "doppiezza" tra amministrazione e partecipazione che consentì un effettivamente efficace contributo al governo del territorio;

2) La suddivisione territoriale dei quartieri così come è stata presentata richiede una ampia discussione a tutti i livelli esaminando con attenzione esigenze urbanistiche, sociali e storiche che si presentano nelle diverse realtà cittadine;

3) Fermo restando il principio dell'assoluta gratuità degli incarichi a livello di quartiere va aperto il confronto sul metodo di elezione . Appare necessario superare un'eventuale impostazione di tipo volontaristico privilegiando invece l'elemento della rappresentatività: in questo senso la soluzione appare da ricercarsi in due possibilità: quella dell'elezione diretta su lista da parte dell'interezza del corpo elettorale; quella di una elezione di secondo grado con liste indicate dai gruppi consiliari e voto da parte del Consiglio, nel rispetto del principio di maggioranza e di minoranza al riguardo dei rapporti di forza esistenti.


Si prega di prestare la massima attenzione possibile al documento: un punto di vera propria svolta nella crescita della qualità di governo della nostra Città.

Franco Astengo

(Associazione "IL rosso non è il nero")