giovedì 31 luglio 2014

A CENT'ANNI DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE: IL CROLLO DELLA SECONDA INTERNAZIONALE di Franco Astengo


Lo scoppio della prima guerra mondiale e il crollo della seconda Internazionale verificatosi nello stesso momento rappresentano due fatti decisivi nella storia del movimento operaio internazionale: anzi c’è chi sostiene che la “nostra” sconfitta storica si sia verificata proprio in quel frangente.

SENATO.GOVERNO BATTUTO, RIFORMA A RISCHIO? (dal sito di Contropiano.org)

L'arroganza non sempre paga, un semplice incidente, un'avvisaglia o l'inizio della fine?
Senato. Governo battuto, riforma a rischio? Sul rapido delle riforme renziane è arrivata una frenata imprevista. Un emendamento presentato dal senatore della Lega Stefano Candiani è diventato per la maggioranza Pf-Forza Italia quasi una mini-Caporetto: 154 voti favorevoli, 147 contrari e 2 astenuti.
Il presidente del Senato Pietro Grasso aveva concesso il voto segreto, per una volta tanto, nonostante il parere contrario del Pd e degli altri gruppi della maggioranza.

L'emendamento approvato non è di quelli decisivi - la proposta di modifica dell'articolo 55 della Costituzione conferisce al Senato competenze sui temi della famiglia e del matrimonio, su quelli della salute e su quelli etici (come bio-testamento e diritti civili) previsti dagli articoli 29 e 32 della Carta - ma diventa indicativo dell'esiguità della maggioranza e dell'insofferenza crescente (persino dntro il Pd!) per la banda di Renzi e Berlusconi.

mercoledì 30 luglio 2014

L'EVERSIONE DALL'ALTO DI UN GOVERNO QUALUNQUISTA di Franco Astengo


Il Presidente della Repubblica, confermando il suo ormai "storico" orientamento autoritario, non è intervenuto sulle indegne affermazioni di Renzi circa i timori dei senatori di "perdere la poltrona". Questo di Renzi è qualunquismo puro, che si associa all'evidente antiparlamentarismo della signora ministro delle Riforme. Con quali argomenti questi personaggi si presenteranno alle elezioni, se non cercando il plebiscito sull'idea antipolitica della distruzione delle istituzioni parlamentari, dei partiti,dei corpi intermedi per affermare il potere diretto di chi parla direttamente al popolo andando al fondo del barile del qualunquismo, assecondando gli umori, sempre presenti nel ventre molle della società italiana, dell'affidarsi a un Vate o a un Duce? L'interrogativo è molto pesante, in gioco c'è la sostanza della democrazia.

ALLE FORZE DEL CONTROSEMESTRE EUROPEO: UN FRONTE POPOLARE IN ITALIA PER L’OPPOSIZIONE AL REGIME di Franco Astengo

La gravità della situazione internazionale e interna appare così evidente da consentirci di risparmiare lunghe analisi.
Proviamo soltanto a riassumere molto schematicamente riprendendo quanto già elaborato in questi giorni: la situazione italiana è caratterizzata dall’impoverimento generale, dalla disoccupazione, dalla precarietà, dal disfacimento dello stato sociale, dallo spreco della finanza pubblica, dalla corruzione in un Paese dove intere zone geografiche e parti dell'economia sono in mano al malaffare, delle spartizioni, dal soggiacere ai diktat europei, dall'essenza di ruolo e di tensione anche morale rispetto ai grandi conflitti che agitano il mondo, dall'indifferenza verso l'emigrazione dei disperati. 

Il silenzio del movimento pacifista e l'ipocrisia dei media embedded - di Luciana Castellina

Il nostro commento: "Gaza come il ghetto di Varsavia"


Non voglio par­lare nel merito di quanto sta acca­dendo a Gaza. Non ne voglio scri­vere per­ché provo troppo dolore a dover per l’ennesima volta emet­tere grida di indi­gna­zione, né ho voglia di ridurmi ad auspi­care da anima buona il dia­logo fra le due parti, eser­ci­zio cui si dedi­cano le belle penne del nostro paese. Come si trat­tasse di due monelli liti­giosi cui noi civi­liz­zati dob­biamo inse­gnare le buone maniere. Per non dire di chi addi­rit­tura invoca le ragioni di Israele, così vil­mente attac­cata — pove­retta — dai ter­ro­ri­sti. ( I pale­sti­nesi non sono mai «mili­tari» come gli israe­liani, loro sono sem­pre e comun­que ter­ro­ri­sti, gli altri mai).
Ieri ho sen­tito a radio Tre, che ricor­davo meglio delle altre emit­tenti, una tra­smis­sione cui par­te­ci­pa­vano com­men­ta­tori dav­vero inde­centi, un gior­na­li­sta (Meucci o Meotti, non ricordo) che con­teg­giava le vit­time pale­sti­nesi: che mascal­zo­nata le men­zo­gne degli anti­strae­liani, tutti dimen­ti­chi dell’Olocausto – pro­te­stava. Per­chè non è vero che i civili morti ammaz­zati siano due terzi, tutt’al più un terzo.

Un movimento: i sindaci disobbedienti di Gianni Marchetto



In quel di Venaria Reale (dove abito) si voterà per le amministrative la prossima primavera. Mi pare, quindi, sia tempo di stilare programmi (per tutte le forze politiche). Generalmente sono ben fatti, pieni di buoni propositi. Personalmente ho contribuito al programma di SEL di Venaria. Mi sono stati chiesti due contributi, uno sul Welfare di Venaria e uno sul Lavoro sempre a Venaria. Ho fatto il mio compitino e adesso è agli atti. Per fare il programma della nuova giunta bisognerà fare tante riunioni per trovare la mediazione sul documento finale. Epperò… 

martedì 29 luglio 2014

ANCORA SULLE RAGIONI POLITICHE DI UN GIUDIZIO SULLA SVOLTA AUTORITARIA di Franco Astengo


Un intervento di Nadia Urbinati apparso sulle colonne di Repubblica il 29 Luglio esplicita con grande chiarezza il passaggio decisivo del mutamento avvenuto, nel corso degli anni, nei meccanismi della decisionalità e della rappresentanza politica.
La valutazione contenuta nell’intervento può essere così riassunta: c’è stato un passaggio della domanda politica dal “che fare?” al “chi lo farà?”.

DA ROSS@ BOLOGNA, 2 AGOSTO 2014 ORE 9 APPUNTAMENTO IN PIAZZA MEDAGLIE D'ORO: DA BOLOGNA A GAZA. NO ALLE STRAGI DI STATO



Il 2 agosto 2014 saremo in Piazza Medaglie d'Oro a ricordare le vittime della strage e di tutte le stragi di Stato. La memoria, filo di continuità della Storia, non può lasciarci indifferenti mentre si compie l'ennesima strage a carico della popolazione di Gaza, strage deliberatamente determinata da Israele che, come sempre, agisce senza freni sicuro del silenzio e della complicità di molti Paesi, Italia compresa, e istituzioni internazionali.

Gaza, Libia, Ucraina: se tre guerre vi sembran poche (dal sito FIRSTonline) . IL NOSTRO COMMENTO E' ASSOLUTAMENTE SINTETICO. L'ALTERNATIVA E' UNA SOLA: SOCIALISMO O BARBARIE dalla redazione di Perchè la Sinistra


Dall'Occidente pacificato seguiamo l'evolversi di un numero sempre crescente di guerre e conflitti - Da Gaza, dove l'offensiva israeliana non accenna a placarsi, fino alla Libia, ancora squassata dagli scontri tra esercito e miliziani, passando per l'escalation di violenza in Ucraina.

LA SEGRETERIA NAZIONALE DELL'ANPI SUI TRAGICI FATTI DI GAZA

A.N.P.I.
A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A
COMITATO NAZIONALE
____
La Segreteria nazionale, confermando e facendo propria la dichiarazione formulata dal
Presidente nella news-letter 129 del 22 luglio, qui di seguito riportata, a proposito di
quanto sta accadendo in Medio Oriente, nella striscia di Gaza:
manifesta la deplorazione più viva per gli attacchi violenti e indiscriminati da parte di
Israele (l’ultimo ieri contro una struttura dell’ONU), che vanno a colpire tragicamente la
popolazione civile con un numero ormai elevato di vittime, anche fra donne e bambini;
ricorda la dichiarazione dell’ONU che denuncia anche crimini contro l’umanità;
chiede che l’U.E. e, in primo luogo, il Governo italiano, assumano una posizione precisa in
favore: a) di un immediato cessate il fuoco, duraturo da entrambe le parti; b) per il
riconoscimento dello Stato della Palestina al pari di quello di Israele; c) contro ogni forma
di violazione dei diritti umani, di chiunque, in quella delicatissima area.
Roma, 25 luglio 2014
Di seguito, la dichiarazione del Presidente Smuraglia, pubblicato ANPInews n. 129 del 22
luglio scorso:
“Che si può dire ancora di tragedie come quella della Palestina e della morte,
nel Mediterraneo, di tante persone (anche donne e bambini) che tentano di
uscire da Paesi in guerra o in crisi, cercando una qualunque prospettiva
migliore e incappando invece, assai spesso, in un destino fatale? Non si può
rimanere inerti di fronte a tanto orrore. Ma le parole non bastano più.
Ci vogliono iniziative serie, di pace e di accoglienza “vera”; ci vuole un impegno degli
Stati, dell’ONU, dell’Europa, per far finire questi massacri e tornare almeno ad un livello
accettabile di civiltà e di diritti.
E forse ci vuole meno indifferenza da parte di tutti, perché quelle morti, quelle tragedie, ci
riguardano da vicino e ci impongono non solo di esprimere commozione ed emozioni, ma
di manifestare concretamente una seria volontà di pace e di riconoscimento dei diritti
umani.

lunedì 28 luglio 2014

ROSS@: PERCHE’ PROPONIAMO UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DELLA SINISTRA D’OPPOSIZIONE PER L’ALTERNATIVA di Franco Astengo

La sinistra italiana d’opposizione per l’alternativa deve muoversi guardando avanti alla prospettiva del cambiamento, senza limitarci a considerare l’immediato dell’hic et nunc o – peggio – continuare a voltarci all’indietro rinnovando quella “paura della politica” che è stato il grande limite incontrato almeno negli ultimi 15 anni.


Sono 3 i livelli da affrontare subito nell’ambito dell’intera area della sinistra cui deve rivolgersi Ross@ senza alcuna riduzione nella minorità:
1)      Quello della proposta politica complessiva;
2)      Quello dell’approfondimento teorico;
3)      Quello dell’elaborazione del programma.

Ross@ Savona ha già fornito un contributo in questa direzione con

Il 2 agosto Ross@ sfilerà in silenzio. di Patrizia Buffa




”Ross@ sfilerà  in silenzio”: può sembrare uno slogan insolito per una manifestazione, ma sarà questa la contrapposizione logica, politica, emozionale e morale, ad un rumore che ha impedito e che vuole impedire ancora che venga fuori ciò che, con cura nel corso della storia dell’Italia repubblicana, si è voluto tenere alla larga. Non è stata casuale, in questi anni, l’azione di desertificazione delle parole e del loro conseguente annacquamento di senso, messa in atto dai dispositivi di potere.

OLTRE L'ASSOCIAZIONE: "UN MOVIMENTO PER ROSS@ SOGGETTO POLITICO" . Una proposta di Ross@ Savona con di seguito il testo di sei tesi da discutere rivolte alla sinistra comunista, anticapitalista, d'opposizione e di alternativa



La compiutezza e l’autonomia d’analisi, la conseguente proposta e l'attuazione di una strutturazione politica coerente stanno sempre alla base di ogni proposta politica che abbia la pretesa di raggiungere un qualche risultato tangibile.
E’ questo il caso di Ross@ ?

UNA PROPOSTA DI ROSS@ SAVONA: ROSS@ IN PIAZZA IL 2 AGOSTO A BOLOGNA PER L'ANTIFASCISMO E LA DEMOCRAZIA



UNA PROPOSTA DI ROSS@ SAVONA: ROSS@ IN PIAZZA IL 2 AGOSTO A BOLOGNA, PER L’ANTIFASCISMO E LA DEMOCRAZIA
La commemorazione della strage fascista del 2 agosto 1980 assumerà quest’anno un particolare significato oltre a quello del costante ricordo indignato della vigliaccheria stragista di chiara marca fascista.
E’ necessario, infatti, in questo momento rispondere alla svolta autoritaria che si sta cercando di realizzare attraverso proposte di riforma costituzionale e di legge elettorale che intendono negare la rappresentatività politica puntando a insabbiare definitivamente qualsiasi tipo d’insorgenza sociale, in una situazione italiana caratterizzata dall’impoverimento generale, dalla disoccupazione, dalla precarietà, dal disfacimento dello stato sociale, dallo spreco della finanza pubblica, dalla corruzione in un Paese dove intere zone geografiche e parti dell'economia sono in mano al malaffare, delle spartizioni, dal soggiacimento ai diktat europei, dall'essenza di ruolo e di tensione anche morale rispetto ai grandi conflitti che agitano il mondo, dall'indifferenza verso l'emigrazione dei disperati.
Per queste ragioni Ross@, soggetto politico anticapitalista di opposizione, dovrà essere in piazza a Bologna per esprimere tutta intera la protesta e la proposta, per una scelta di sistema e per respingere tutti i tentativi di vecchio e nuovo fascismo.
Trovarsi in piazza a Bologna sarà importante per questi motivi e per riconoscere la nostra capacità d’iniziativa, presenza, aggregazione politica.
Appuntamento allora a Bologna nella mattina di sabato 2 Agosto per l’antifascismo e la democrazia.


domenica 27 luglio 2014

LE IMMAGINI DA GAZA SUGGERIREBBERO UNA SOLA SOLUZIONE: PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI! PURTROPPO NON BASTA. Un tentativo di analisi della situazione internazionale di FRANCO ASTENGO


L'immagine è fin troppo eloquente: siamo di fronte ad una situazione di vera e propria tragedia ....
PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-UNRESTLe notizie che arrivano dalla Palestina e quelle provenienti dall'Ucraina, in questo fine settimana di guerra, suggeriscono l'analisi di un acuirsi della crisi  e il porsi in evidenza quello che si può definire come vero e proprio mutamento strategico nel quadro delle relazioni internazionali.
Pare essersi conclusa la fase, contraddistinta nel post-caduta del muro di Berlino, dalla presenza di una sola superpotenza egemone compresa nell'autoassegnatosi ruolo di "gendarme del mondo" portato avanti attraverso l'esportazione della guerra nel nome della democrazia.
Questa fase è stata contraddistinta dall'esplosione del terrorismo islamico, da una lunga serie di guerre locali di notevole dimensione, dalla formazione di improbabili coalizioni di "volenterosi", da una ripresa del neo-colonialismo rivolto ai paesi africani (sulla base del quale alcuni sono scomparsi come entità statuale e adesso si ritrovano divisi in feudi proprietà di "Signori della Guerra": Somalia, Eritrea, i vari Sudan, Libia).
Nel contempo, nell'ambito dell'emergere di nuove potenze economiche e di una accelerazione nei meccanismi della globalizzazione realizzata attraverso l'adozione di politiche iperliberiste, di un trasferimento secco verso la finanziarizzazione, della formazione di classi di nuovi "rentier" particolarmente rapaci, si è formato un debole, e sopravvalutato, accenno di multipolarismo sul piano economico,.
Dopo l'11 Settembre 2001 si è anche tentato,  sul piano ideologico, di reperire un "nemico globale" e gli stessi teorici di destra che, all'indomani dell'89, avevano parlato di "fine della storia" si sono gettati sull'osso dello "scontro di civiltà".
Nel frattempo non decolevva il progetto politico dell'Unione Europea e la Russia, smembrata l'URSS, recuperava gradualmente un ruolo politico ristabilendo due riferimenti politici storicamente essenziali: un sistema politico fondato sull'autocrazia e la vocazione imperiale.
Questa fase, contrassegneta appunto da una crescita economica tumultuosa attuata sul modello iperliberista della allargarsi delle diseguaglianze e tutti i livelli si è arrestata fin dal 2008 con l'emergere della crisi finanziaria partita dagli USA con la vicenda dei subprime, poi allargatasi via, via in tutto il mondo fino a diventare crisi economica e dello stesso modello di sviluppo.
Oggi appare aprirsi una fase successiva contraddistinta da almeno cinque elementi:
1) L'assoluta decisività della questione energetica e del consumo del suolo e delle risorse naturali. Questioni di livello planetario dalle quali pare dipendere, dopo secoli di crescita e di sfruttamento illimitati, la stessa prospettiva di prosecuzione di esistenza dell'umanità;
2) l'assenza di leadership a livello mondiale (ne ha scritto molto opportunamente, qualche giorno fa Ian Bremner sulle colonne del "Corriere della Sera");
3) il vero e proprio decadimento di ruolo da parte delle organizzazioni internazionali, in primis l'ONU e delle antiche figure di riferimento di una possibile "moral suasion" a livello golobale. L'innovazione tecnologica ha stroncato l'etica;
4) Il fallimnento dell'Unione Europea ha portato con sè una sorta di riallineamento sistemico globale, nel senso di un recupero dell'antico schema euroatlantico;
5) il modificarsi di ruolo dei cosiddetti BRICS quale possibile entità politica, al di là quindi delle questioni di carattere economico e di intreccio di affari in particolare nel delicatissimo settore energetico. I BRICS appaiono, infatti, ridimensionati ad un compito di "potenze regionali": Cina compresa, impegnata tra l'altro in un durissimo confronto con il Giappone, e costretta a rivolgersi ad una delle due superpotenze per ottenere appoggio.
La previsione più credibile, sul piano dell'assetto strategico globale, diventa allora quella, da un lato, dell'assunzione di un nuovo ruolo dominante dello schema di confronto bipolare tra le due sole superpotenze possibili, quella americana e quella russa.
USA e Russia si trovano, infatti, a diretto confronto sul terreno diplomatico e della crescita d'intensità dei conflitti locali: già citato quello potenziale tra Cina e Giappone, c'è da prestare attenzione a ciò che potrebbe accadere tra Vietnam e Cina e tra Iran e Arabia Saudita; ci sono anche il disfacimento dell'entità statuale dell'Iraq e le tante guerre africane , oltre ai terreni dell'emergenza immediata dell'Ucraina e di Gaza.
In altre occasioni si è analizzato il ruolo imperiale rispettivamente esercitato dalle due superpotenze: la ragione di questa valutazione risiede nel fatto che si è spostata la centralità del terreno del confronto passato infatti da quello dell'economia, come è stato nella fase della "globalizzazione rampante" ad una nuova contesa riguardante lo "spazio vitale", come sempre è stato nel caso della Palestina ed è oggi anche in quello dell'Ucraina.
La vicenda ucraiana, aperta dalla questione della Crimea, sorge infatti dalle esigenze vitali di ricostituzione di una dimensione imperiale da parte della Russia.
Salgono così di intensità i pericoli di guerra.
E' questo, del pericolo di guerra, il dato di fondo che può essere espresso al termine di questo ragionamento.
Intanto rimane rampante, del tutto rampante, la capacità di esprimersi del turbo-capitalismo: una capacità espressa con ferocia e con grande  forza a partire proprio dall'Occidente avanzato.
E la sinistra?
Non sembrano proprio esistere a livello internazionale soggetti adeguati in grado di presentarsi sulla scena dello scontro in maniera adeguata, sia nel campo riformista, sia in quello anticapitalista.
E' venuta a mancare , in maniera pressochè completa, la dimensione internazionalista.
Sarebbe questo il punto di riflessione più importante da riprendere: ma non sembra esserci tempo, le idee di pace, eguaglianza,m solidarietà tra i popoli appaiono smarrite e il linguaggio dei padroni del mondo parla- ancora una volta - di guerra.

SENATO: GLI ITALIANI NON MERITANO DI ESSERE IMBROGLIATI. di Gim Cassano



Penso che sia una cosa utile, dopo quanto sta avvenendo in questi giorni al Senato, riportare l’attenzione ai principii ed alle questioni di fondo che riguardano sia il merito della questione, che il metodo. Anzi, i metodi ai quali stiamo assistendo costituiscono essi stessi, in quanto derivati da una ben precisa concezione della politica, una premessa delle questioni di merito.
Intanto, siamo di fronte all’anomalia della presenza di due maggioranze che parzialmente si sovrappongono: una è uellaquellaquella che formalmente governa, ed esprime ministri, viceministri, e sottosegretari; l’altra è quella che decide e governa in realtà e senza bisogno di ministri: quella costituitasi col patto del Nazzareno, e dalla quale la prima delle due maggioranze ha avuto una sorta di procura speciale ad adempiere. Si fa quindi passare l’abnorme concezione che non sia legittimo mettere in discussione gli effetti del Nazzareno senza di fatto collocarsi fuori dalla maggioranza di governo e, per chi faccia parte del PD, senza collocarsene al di fuori. Su modifiche costituzionali di tal portata, dovrebbero essere invece tenuti distinti i ruoli di governo, che riguardano la sola maggioranza che lo sostiene ed il programma specifico su cui questo si è formato, dalle posizioni riguardanti la modifica dell’assetto istituzionale del paese, che riguardano questioni di principio e di fondo sulle quali è legittima, anzi doverosa, l’assunzione di posizioni dettate dalle proprie convinzioni, e che non possono esser coartate in patti di maggioranza che rispondono ad altre esigenze. Il tutto si rafforza poi col ricorrente ricatto del ricorso alle urne.

Ora, non si può assolutamente sostenere che il complesso delle riforme che, una dopo l’altra, ci sono state snocciolate come effetto del patto del Nazzareno pecchi di incoerenza. Queste (legge elettorale per la Camera, della quale in questa sede dico molto poco, riduzione a meno di un terzo del numero dei senatori, limitazione delle competenze del Senato, sua non elettività, limitazioni alla possibilità di esercizio diretto della volontà popolare attraverso referendum abrogativi e progetti di legge di iniziativa popolare) disegnano un insieme coerente che di fatto, anche se per pudore ciò non viene dichiarato, affida all’Esecutivo il controllo delle funzioni parlamentari, ivi compresa la nomina di Organi di Garanzia quali la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale.

Senza la riforma del Senato come originata dal patto del Nazzareno, questo sistema sarebbe zoppo.
E, cosa non adeguatamente valutata da molti, dei tre cardini della riforma del Senato: 1-riduzione del numero dei membri; 2-non elettività; 3-riduzione delle competenze, il primo non è affatto di secondaria importanza.
Propagandata ad uso degli allocchi come uno strumento di moralizzazione e di ridimensionamento della casta, la riduzione a meno di un terzo del numero dei senatori (da 315 a 100) restando inalterato il numero dei deputati, fa sì che senatori passino da 1/3 a meno di 1/6 del numero dei deputati, con la conseguenza di divenire irrilevanti in qualsiasi riunione comune delle due Camere, come quelle per eleggere Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale.
In altre parole, alla maggioranza che, in virtù del premio di maggioranza previsto dall’Italicum, si troverà a disporre  di 340 deputati, occorreranno solo 26 senatori per ottenere la maggioranza assoluta del plenum Camera +Senato, e poter nominare quindi il Presidente della Repubblica. Tradotto in italiano, ciò significa che chi disponga del 37% dei voti utili alle elezioni della Camera dei Deputati (e cioè rappresenti meno del 25% degli aventi diritto al voto), e che riesca ad ottenere il consenso di almeno 26 pseudosenatori su 100, non solo governa, ma anche nomina persone di propria fiducia a giudicare sulla legittimità delle leggi e sull’ammissibilità dei referendum, a sciogliere il Parlamento, ad affidare l’incarico di formare il Governo, a concedere le grazie, a presiedere il CSM, e via dicendo.

Il quadro si perfeziona, comunque, con la sottrazione alla volontà popolare della nomina dei Senatori, riducendo il Senato della Repubblica ad essere espressione di caciccati locali e di un ceto politico che, non solo al Sud, ha dato pessima prova (Galan, Formigoni, Cota, docunt).  Anche questo è un tassello importante del progetto. Essendo infatti non proponibile anche per il Senato un sistema elettorale modellato su quello dei deputati, occorreva mettersi al sicuro contro l’emergere da un eventuale voto popolare per il Senato di possibili maggioranze difformi da quelle della Camera. L’antidoto a questo rischio è stato individuato nella trasformazione dell’elezione dei pseudosenatori in un sistema in base al quale, verosimilmente, si cercherà preventivamente un accordo nazionale a tavolino mirante ad accontentare un po’ tutti, mantenendo però una maggioranza omogenea a quella di governo, al quale farà seguito una pluralità di souks regionali nei quali si scambieranno favori e voti. E, anche in questo caso, si agita, e sempre ad uso di chi finge di non vedere, la favoletta che questo sistema consente, non retribuendo almeno una parte dei cosiddetti senatori, di ridurre i costi della politica.

Da ultimo, a completare e blindare la stabilità della controriforma, arriva la limitazione dei poteri del Senato, anch’essa oggetto di mistificazione, venendo contrabbandata per quel superamento del bicameralismo perfetto che molti, in una logica di razionalizzazione ed aggiornamento della Costituzione, considerano utile.
A questo proposito, occorre considerare come, se è vero che in nessuno dei sistemi bicamerali oggi esistenti vige un bicameralismo perfetto, (tranne in Francia, dove le due Camere hanno sostanzialmente gli stessi poteri, anche se il vivo del dibattito politico si svolge alla Camera), è anche vero che in tutti i sistemi bicamerali sussiste una differenza di attribuzioni di competenze tra le due Camere fondata sul mantenimento, per ognuna di esse, di alcune competenze specifiche: valga il caso degli USA, dove il Senato ha, in via esclusiva, competenza sulla politica estera ed alcune funzioni di garanzia; o il caso tedesco, dove il Bundesrat ha competenza sulle politiche europee, e si differenzia dal Bundestag per il fatto che i suoi membri ricevono un mandato imperativo dai Lander dei quali sono espressione.

Da noi, non avverrebbe nulla del genere: sotto la incerta e fumosa affermazione che il Senato dovrebbe occuparsi dei rapporti tra Stato e Regioni (ma non esiste per ciò l’apposita Conferenza?), in sostanza si disegna un pseudo Senato: una sorta di camera di serie B, che non avrebbe alcuna competenza esclusiva, ma solo alcune, e limitate, delle competenze della Camera dei Deputati. Un Senato del genere è assolutamente inutile; non avendo alcuna pratica ed esclusiva funzione, ed essendo ininfluente, come visto, anche per quanto riguarda la nomina del Presidente della Repubblica e dei Giudici Costituzionali, non potrà svolgere alcun ruolo in un sistema di “checks and balances”. E allora, se davvero si voleva sostenere, del tutto inappropriatamente, il fatto che la riduzione del numero dei parlamentari fosse la strada maestra per la riduzione dei costi della politica, allora sarebbe stato meglio o abolire del tutto una sorta di inutile Camera di serie B, o altrimenti ridurre proporzionalmente in egual misura deputati e senatori. Ma questo, per le ragioni dette sopra, non si poteva fare.

Il pacchetto delle cosiddette “riforme”, si presenta quindi con una sua interna coerenza; ma questa non è quella della riduzione dei costi della politica, né quella del miglioramento dell’efficienza; è invece finalizzata ad incrementare il potere dell’Esecutivo e delle oligarchie che lo esprimono ed a sottrarre quanto più è possibile questo potere ad ogni forma di controlli: sia che questi risiedano nell’applicazione del principio del bilanciamento e contrapposizione tra Istituzioni dello Stato, tipico della tradizione del parlamentarismo liberale; sia che questi risiedano nel controllo democratico dal basso, tipico della tradizione democratica.
Non si vengono quindi a contraddire solo aspetti della nostra Costituzione per nulla marginali, e che non possono essere affatto considerati come separabili dai principii ai quali essa è stata conformata; ma, pur prescindendo dalla Costituzione Repubblicana, ci si incammina per una strada che, anche su questo punto, non ci avvicina, ma ci allontana da quei percorsi sui quali si sono sviluppate le democrazie parlamentari.

Su questo percorso, con l’attivo sostegno di un’informazione poco libera e per nulla indipendente e con la benevola attesa di settori dell’economia e della finanza che vedono più rassicuranti prospettive nell’affermarsi di un’oligarchia tecnocratica e nella definitiva uscita di scena della sinistra che nell’uscita del Paese dalla crisi, si sta consumando una mistificazione colossale. Questa porta a propinare agli italiani, anche a quelli che, vedendovi il “rottamatore” della casta, avevano dato il loro sostegno prima a Renzi, e poi al PD, una sorta di polpetta avvelenata.che, lungi dal rottamare la casta, la rafforza; e che, in quanto a rottamazioni, si limita a rottamare la democrazia.
Cardini di un imbroglio culturale e concettuale degno di Vanna Marchi sono la pretesa inaccettabile di definire come riformismo uno svilimento della democrazia, nel merito e nei metodi, che fa seguito ad un ventennio di continui e reiterati attacchi alla Costituzione, facenti perno sul concetto -tipico di tutti gli autoritarismi- che regole e garanzie democratiche siano inutilmente costosi e di ostacolo, anzichè di supporto, ad efficaci processi decisionali.
Naturalmente, tacendo sul fatto, chiaro ad ogni osservatore disinteressato, come lo sono molti osservatori stranieri delle nostre cose che, sia l’inefficacia e la lentezza dei nostri processi decisionali, che l’abnorme occupazione di potere e gli indecorosi costi della politica, non trovano la loro origine nelle forme istituzionali, quanto nella    coartazione che a queste è stata apportata da partiti trasformatisi da strumenti di lotta politica in mezzi per l’occupazione del potere.
Populisticamente, per andar incontro allo spirito dei tempi ed a ragionamenti che si ascoltano in ogni bar d’Italia, si agitano, come specchietti per le allodole, ragionamenti inconsistenti di razionalizzazione, semplificazione e riduzione dei costi, mascherando i reali contenuti del pseudo-riformismo di Renzi: la trasformazione della Repubblica in senso oligarchico, l’affidare all’Esecutivo il controllo del Parlamento e degli Organi di Garanzia, il sottrarre ai cittadini il diritto di stabilire chi debba rappresentarli.

*        *       *
Sarebbe stato ragionevole supporre che una trasformazione di tal portata fosse stata l’oggetto di un ampio dibattito pubblico, nelle e tra le forze politiche (non chiamiamole partiti, perché tali non sono), e nel Parlamento. Nulla di tutto ciò. Gli accordi del Nazzareno, non noti nella loro interezza se non ai contraenti di una sorta di Patto di Sindacato sulle sorti della Repubblica, sono stati via via snocciolati secondo criteri di opportunità politica; come tali, ed in quanto accordi già definiti e non suscettibili di discussione, sono stati imposti dal neosegretario al suo partito, e poi, per quanto riguarda la modifica della legge elettorale, nelle Commissioni e nell’aula di Montecitorio. Ora, per la legge di modifica costituzionale, si vuol procedere nello stesso modo al Senato.
Se l’aver presentato oltre 7000 emendamenti ha certamente rappresentato una forzatura, anche inutile, che di fatto preclude la possibilità di una discussione approfondita, occorre dire che, checchè ne dica il Presidente Napilitano, né discussione, né confronti, sono mai stati cercati, per bocca dello stesso Presidente del Consiglio, che ha dichiarato “piaccia o non piaccia, le riforme le faremo”.
Ma quel che è gravemente sintomatico di un metodo che, come detto sopra, precorre la sostanza del merito, è che di fronte a questi si sia gridato allo scandalo e, pena il contingentamento dei tempi della discussione (che poi è avvenuto, limitando a 20 ore il tempo a disposizione dei gruppi per la discussione: circa 4 ore a disposizione delle opposizioni), si è invitata l’opposizione non solo a ridurne il numero, ma anche a ridurre il proprio ruolo alla proposta di modifiche costruttive e, a giudizio della maggioranza, tali da non stravolgere l’impianto complessivo della riforma.

A questo proposito, non è inopportuno ricordare come tutta la storia del moderno parlamentarismo ha sempre riconosciuto l’ostruzionismo parlamentare come un’arma legittima in mano alle minoranze per potere essere almeno ascoltate; arma alla quale una maggioranza solida e coesa può benissimo far fronte col ricorso a regolamenti, ma senza impedire la discussione. Discussione che peraltro, trattandosi di norme di grande rilevanza costituzionale e che riguarda la vita democratica del Paese per i prossimi (speriamo pochi, a questo punto) anni,  non può essere costretta entro i termini di una data fissa ed in poche ore di dibattito, come se si trattasse della conversione in legge di un decreto di urgenza.
Si può fare un confronto con l’esercizio del diritto di sciopero: anch’esso è riconosciuto come facente parte dei diritti fondamentali che una qualsiasi democrazia riconosce, in quanto strumento legittimo a disposizione della parte debole per ridurre la propria condizione di debolezza nei confronti della parte forte. Al quale, la parte più forte non può, negli ordinamenti democratici, rispondere con la serrata. Ebbene, il contingentamento dei tempi equivale all’aver risposto con la serrata ad uno sciopero, forse troppo “pesante”, ma che trovava fondate motivazioni nella non volontà di discutere alcunchè di significativo.
Preoccupazione costante di tutto lo sviluppo del pensiero democratico, dalla fine del ‘700 in avanti, è stata infatti quella di evitare la cosiddetta “dittatura della maggioranza”, e quella di tutelare i diritti di minoranze e parti deboli; e tale preoccupazione fu ben presente alla nostra Assemblea Costituente che, per diretta esperienza, di dittature ne sapeva qualcosa. E che, vedendo chiaramente i rischi di una Costituzione “debole”, volle assicurarsi che un 1922 ed i conseguenti successivi passaggi del 1923 (Legge Acerbo), 1925 (esautorazione del Parlamento), 1935-40 (aggressione all’Etiopia, alla Spagna, all’Albania, leggi razziali, entrata in guerra al fianco di Hitler), mai più avessero a ripetersi. Ed oggi, in poche ore di discussione, si vuol liquidare un impianto lungamente meditato, e da figure di ben altra statura morale, culturale e politica. Da Croce e Calamandrei, siamo passati alla Boschi ed a Verdini. Allegria.

In realtà, la fretta e la superficialità con la quale si vuole a tutti i costi approvare entro pochi giorni, in prima lettura, il provvedimento, nascondono una convinzione ed una preoccupazione. La convinzione che, come avviene per  ogni azione della quale si teme di doversi vergognare di fronte alla propria coscienza ed alla propria storia, meno se ne parla e prima si chiude la faccenda, e meglio è; la preoccupazione è quella che, quanto più e più a lungo se ne discuta, tanti più possano essere i ripensamenti ed i distinguo da parte di Senatori che, da parti diverse, comincino a domandarsi a quale razza di scempio essi stiano per consentire.
Di conseguenza, scomparsa ogni ragionevolezza, si è fatta strada una cieca, più che miope, fretta.
Chi pensava di poter sfuggire alla drammaticità ed alla radicalità di una scelta, è servito. Quanto è avvenuto oggi in Senato, prima, durante e dopo la conferenza dei capigruppo che ha stabilito il contingentamento dei tempi per la discussione lo dimostra ampiamente. Lo dimostrano le insulse parole di un ministro che si permette di apostrofare come “allucinati” coloro che parlano di tendenze autoritarie. Lo dimostra un Presidente del Consiglio che, come detto all’inizio, lega le sorti del suo governo a quelle del patto del Nazzareno, e scimmiotta ripetutamente i “noi tireremo diritto” che campeggiavano sui muri d’Italia un’ottantina di anni fa.

E lo dimostra il fatto che i parlamentari dell’opposizione non abbiano avuto altra scelta che quella di recarsi al Quirinale per far presente al Segretario Generale Marra (il Presidente della Repubblica, in partenza per la Val Pusteria, a quanto pare, era leggermente indisposto) un’intollerabile situazione di prevaricazione e di compressione della propria funzione di opposizione. Concettualmente simile, appunto, ad una serrata.

Tale è lo stato delle cose. Sarebbe opportuno che tutti quei parlamentari che, pur prescindendo dal modo col quale sono stati eletti, ritengano loro compito primario quello di rappresentare gli italiani e non le segreterie dei rispettivi partiti, facciano una serena valutazione dei costi e dei benefici di una tale riforma: non dal punto di vista delle opportunità personali o del gruppo di appartenenza, ma da quello dell’interesse generale del Paese. E sarebbe quantomeno opportuno se, in base ad un criterio di ragionevolezza, si presentasse agli italiani un dibattito approfondito, serio, e privo di falsità.
In fin dei conti, non ritengo si possa, né si debba, portare rispetto e stima a chi impone, in virtù di un patto stipulato segretamente ed al di fuori del Parlamento, e senza sostanziale discussione, una profonda trasformazione dell’ordinamento in senso oligarchico presentandola agli italiani come riformismo e razionalizzazione del sistema istituzionale, e senza prendersi neanche la responsabilità di rappresentarla per quel che è. Una stima ancor minore va riservata a chi per opportunismo, e non per convinzione, vi si piega
Quali che possano essere i loro difetti, gli italiani non meritano di essere imbrogliati in questo modo.





sabato 26 luglio 2014

UN AVVIO DI RICERCA SULL'IDENTITA' DEI COMUNISTI TRA L'IDEA DELLO SVILUPPO E IL CONCETTO DI LIMITE DI Franco Astengo



Nel numero di “Sbilanciamoci” uscito il 25 Luglio come inserto del “Manifesto” Elmar Altvater pone una questione che risulta essere, senza tema di smentite, quella decisiva per il futuro.

1984 - 2014 di Vincenzo Facciolo




Riforma, in “Neolingua” è il vocabolo che nel “Bipensiero” sottende anche la parola controriforma. Perché sprecare fiato quando con un unico concetto, posizionato opportunamente nell’articolazione semantica, si può sottendere tutto ed il contrario di tutto. Questa è la sfida che oggi ci si appresta a combattere, armati della potenza della “Neolingua” e dell’arma infallibile del “Bipensiero” solidalmente uniti ad una consistente dose di strafottenza, sfacciataggine e cinismo che non guastano mai.

La caduta dei principi etici che erano state le linee guida all’indomani del secondo conflitto mondiale, la rinuncia ad una progettualità complessiva di crescita e sviluppo, l’abdicazione di quote consistenti di sovranità, voluti dai “Padroni del Vapore” ed attuati da chi alla progettualità ha scelto l’opportunismo e l’indebito arricchimento, hanno generato quello che chiamerei, parafrasando altri, il “Socita – Socialismo italiano”.
Non è che all’Italia politica mancasse la fantasia, non dimentichiamo il fascismo, originale invenzione delle nostre amate lande, ma arrivare al “Socita” le meningi sono state robustamente spremute; di questo bisogna darne e prenderne doverosamente atto.

In Italia oggi, la semplificazione semantica è il traguardo del “Bipensiero”. Democrazia deve sottendere totalitarismo, libertà deve diventare sinonimo di repressione, diritto deve essere il sostantivo che individua la prevaricazione, e così via lungo la china fino ad arrivare alla parola giustizia che maschera persecuzione. Se poi democrazia, libertà diritto, giustizia diventano di fatto termini privi di rappresentatività non ha importanza, l’importante è che il “Bipensiero” abbia raggiunto il suo obbiettivo permettendo al “Partito” di dominare complessivamente la vita del popolo oggetto delle sue fraterne attenzioni e del suo profondo amore e permettendo ai “Padroni del Vapore” un sempre maggiore arricchimento sulle spalle dei “Prolet”.

Dove iniziare questa monumentale opera di sfruttamento e costruzione del potere se non dallo smantellamento di quanto di più fastidioso esiste? Si proprio dalla Carta Costituzionale e dagli organi rappresentativi la democrazia. Primo fra tutti il Senato della Repubblica, la cui trasformazione in una stalla protetta, all’interno della quale poter stoccare impunemente la feccia politica italiana mettendola al riparo da ogni attacco, principalmente da quelli operati della Magistratura, diventa la pietra “Cantonale” del progetto. Solo garantendo assoluta impunità si ottiene il consenso necessario al proseguimento dell’opera.

La brutalità tecnocratica, fugacemente chiamata sulla scena con l’incarico di decespugliamento del “tracciolino”, doveva essere sostituita da quella legale supportata dal consenso “democratico” da una minoranza imbelle, casa esattamente avvenuta con la farsa elettorale celebrata utilizzando una legge incostituzionale.
Il fallimento, successivo alle elezioni, della prima fase concretamente progettuale dovuta all’incapacità e sciatteria di colui che avrebbe dovuto essere il coordinatore e direttore del progetto, ha convinto i “Padroni del Vapore” ad ordinarne la sostituzione imponendo alla guida del grande progetto innovatore, la nomina di un giovane, di bella presenza e di gentile aspetto, esterno all’arco parlamentare. Costui completamente asservito ai voleri ed alle richieste Imperiali, spinto da giovanile ed energico cipiglio ha iniziato l’opera, partendo proprio dall’eliminazione e trasformazione del Senato della Repubblica, in luogo di ritrovo e ristoro.
Con la proposta e successiva approvazione di una nuova Legge Elettorale cerca di rendere l’altra Camera pura espressione politica priva di rappresentatività e “libero arbitrio”, utilizzando all’uopo la concessione di premi di maggioranza, alte soglie limiti di esclusione e, udite udite, assicurando la non elettività dei singoli componenti ma la loro nomina; unico modo per legare la fedeltà dei soggetti alle proprie segreterie politiche, il tutto in barba alla recente sentenza dell’Alta Corte che ha posto dei paletti di rappresentatività democratica e di libertà di espressione.
Il “Socita” con il varo e l’approvazione di queste due elementari “Riforme” potrà garantirsi il completo controllo dell’intero processo politico attraverso il quale poter soddisfare le pressanti e continue richieste dei “Padroni del Vapore” i quali nella baldoria dell’allegra “finanza creativa” gestiscono una bolla finanziaria di ben 630.000 volte il PIL mondiale, il cui mantenimento ha bisogno di continuo sostentamento monetario. Proprio lo stesso sostentamento necessario al mantenimento dell’illegale “Piramide Ponzi”.
Ecco la necessità della “Neolingua” come strumento determinante del “Bipensiero” costruttore di quelle garanzie “democratiche, libertarie, di diritto e giustizia” indispensabili al mantenimento del potere da parte del “Partito”.
Noi “Prolet”, dopo i meravigliosi stravolgimenti in corso, dovremo essere sereni e felici della concreta certezza che da tutto questo potrà, anzi dovrà nascere una carismatica figura che avrà l’ingrato compito di farsi carico delle nostre umane richieste, necessariamente modiche, poco sociali e principalmente plausibili con le residue possibilità di spesa, rimaste dopo il primario soddisfacimento delle improrogabili esigenze e richieste dei “Padroni del Vapore”. Figura carismatica che attraverso un duro ed ininterrotto lavoro dovrà garantire il soddisfacimento dei desideri dei “Prolet”.
Oggi questa figura, questo “Grande Fratello” la cui serena e pacifica immagine dovrà essere esposta in ogni angolo della nostra bella Italia per dare concretezza al “Partito” e tranquillità ai “Prolet”, potrebbe avere l’aspetto di un augusto vecchietto ultraottantenne con evidenti segni di Alzaimer mascherati da il bonario sorriso da ebete di chi si chiede cosa ci sta a fare nel posto che occupa visto che non afferra il senso della propria presenza.
Mentre domani la stessa figura di “Grande Fratello” potrebbe essere diversa, potrebbe essere quella di un giovane di bella presenza e di gentile aspetto pure esso con sorriso da ebete e due occhietti dai quali traspare da uno ingordigia ed avidità e dall’altro semichiuso ironia e stupidità.
Similmente a quanto, per altri versi avvenne, con quella immagine stampigliata sui muri di un tragico e buffonesco personaggio da operetta che ha regalato all’Italia oltre quattrocentomila morti.
Oggi come allora noi “Prolet” seduti su una panchina un po’ per stanchezza un po’ per pigrizia ammirando con compiacimento le immagini avremo il diritto nella contentezza di esclamare: “Quanto siamo fortunati, noi riposiamo e ci godiamo la vita sapendo che c’è sempre il nostro Grande Fratello che lavora per noi.”

Un abbraccio Compagni e non dimentichiamo la Palestina.
Vincenzo