Lo scoppio della prima guerra mondiale e il crollo della
seconda Internazionale verificatosi nello stesso momento rappresentano due
fatti decisivi nella storia del movimento operaio internazionale: anzi c’è chi
sostiene che la “nostra” sconfitta storica si sia verificata proprio in quel
frangente.
Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
giovedì 31 luglio 2014
SENATO.GOVERNO BATTUTO, RIFORMA A RISCHIO? (dal sito di Contropiano.org)
Sul rapido delle riforme
renziane è arrivata una frenata imprevista. Un emendamento presentato
dal senatore della Lega Stefano Candiani è diventato per la maggioranza
Pf-Forza Italia quasi una mini-Caporetto: 154 voti favorevoli, 147
contrari e 2 astenuti. Il presidente del Senato Pietro Grasso aveva concesso il voto segreto, per una volta tanto, nonostante il parere contrario del Pd e degli altri gruppi della maggioranza.
L'emendamento approvato non è di quelli decisivi - la proposta di modifica dell'articolo 55 della Costituzione conferisce al Senato competenze sui temi della famiglia e del matrimonio, su quelli della salute e su quelli etici (come bio-testamento e diritti civili) previsti dagli articoli 29 e 32 della Carta - ma diventa indicativo dell'esiguità della maggioranza e dell'insofferenza crescente (persino dntro il Pd!) per la banda di Renzi e Berlusconi.
mercoledì 30 luglio 2014
L'EVERSIONE DALL'ALTO DI UN GOVERNO QUALUNQUISTA di Franco Astengo
Il Presidente della Repubblica, confermando il suo ormai "storico" orientamento autoritario, non è intervenuto sulle indegne affermazioni di Renzi circa i timori dei senatori di "perdere la poltrona". Questo di Renzi è qualunquismo puro, che si associa all'evidente antiparlamentarismo della signora ministro delle Riforme. Con quali argomenti questi personaggi si presenteranno alle elezioni, se non cercando il plebiscito sull'idea antipolitica della distruzione delle istituzioni parlamentari, dei partiti,dei corpi intermedi per affermare il potere diretto di chi parla direttamente al popolo andando al fondo del barile del qualunquismo, assecondando gli umori, sempre presenti nel ventre molle della società italiana, dell'affidarsi a un Vate o a un Duce? L'interrogativo è molto pesante, in gioco c'è la sostanza della democrazia.
ALLE FORZE DEL CONTROSEMESTRE EUROPEO: UN FRONTE POPOLARE IN ITALIA PER L’OPPOSIZIONE AL REGIME di Franco Astengo
La gravità della situazione internazionale e interna
appare così evidente da consentirci di risparmiare lunghe analisi.
Proviamo soltanto a riassumere molto schematicamente
riprendendo quanto già elaborato in questi giorni: la situazione
italiana è caratterizzata dall’impoverimento generale, dalla disoccupazione,
dalla precarietà, dal disfacimento dello stato sociale, dallo spreco della
finanza pubblica, dalla corruzione in un Paese dove intere zone geografiche e
parti dell'economia sono in mano al malaffare, delle spartizioni, dal
soggiacere ai diktat europei, dall'essenza di ruolo e di tensione anche morale
rispetto ai grandi conflitti che agitano il mondo, dall'indifferenza verso
l'emigrazione dei disperati.
Il silenzio del movimento pacifista e l'ipocrisia dei media embedded - di Luciana Castellina
Il nostro commento: "Gaza come il ghetto di Varsavia"
Non voglio parlare nel merito di quanto sta accadendo a Gaza. Non ne voglio scrivere perché provo troppo dolore a dover per l’ennesima volta emettere grida di indignazione, né ho voglia di ridurmi ad auspicare da anima buona il dialogo fra le due parti, esercizio cui si dedicano le belle penne del nostro paese. Come si trattasse di due monelli litigiosi cui noi civilizzati dobbiamo insegnare le buone maniere. Per non dire di chi addirittura invoca le ragioni di Israele, così vilmente attaccata — poveretta — dai terroristi. ( I palestinesi non sono mai «militari» come gli israeliani, loro sono sempre e comunque terroristi, gli altri mai).
Ieri ho sentito a radio Tre, che ricordavo meglio delle altre emittenti, una trasmissione cui partecipavano commentatori davvero indecenti, un giornalista (Meucci o Meotti, non ricordo) che conteggiava le vittime palestinesi: che mascalzonata le menzogne degli antistraeliani, tutti dimentichi dell’Olocausto – protestava. Perchè non è vero che i civili morti ammazzati siano due terzi, tutt’al più un terzo.
Un movimento: i sindaci disobbedienti di Gianni Marchetto
In quel di
Venaria Reale (dove abito) si voterà per le amministrative la prossima
primavera. Mi pare, quindi, sia tempo di stilare programmi (per tutte le forze
politiche). Generalmente sono ben fatti, pieni di buoni propositi.
Personalmente ho contribuito al programma di SEL di Venaria. Mi sono stati
chiesti due contributi, uno sul Welfare di Venaria e uno sul Lavoro sempre a
Venaria. Ho fatto il mio compitino e adesso è agli atti. Per fare il programma
della nuova giunta bisognerà fare tante riunioni per trovare la mediazione sul
documento finale. Epperò…
martedì 29 luglio 2014
ANCORA SULLE RAGIONI POLITICHE DI UN GIUDIZIO SULLA SVOLTA AUTORITARIA di Franco Astengo
Un intervento di Nadia Urbinati apparso sulle colonne di
Repubblica il 29 Luglio esplicita con grande chiarezza il passaggio decisivo del
mutamento avvenuto, nel corso degli anni, nei meccanismi della decisionalità e
della rappresentanza politica.
La valutazione contenuta nell’intervento può essere così
riassunta: c’è stato un passaggio della domanda politica dal “che fare?” al “chi
lo farà?”.
DA ROSS@ BOLOGNA, 2 AGOSTO 2014 ORE 9 APPUNTAMENTO IN PIAZZA MEDAGLIE D'ORO: DA BOLOGNA A GAZA. NO ALLE STRAGI DI STATO
Il 2 agosto 2014 saremo in Piazza Medaglie d'Oro a ricordare le vittime della strage e di tutte le stragi di Stato. La memoria, filo di continuità della Storia, non può lasciarci indifferenti mentre si compie l'ennesima strage a carico della popolazione di Gaza, strage deliberatamente determinata da Israele che, come sempre, agisce senza freni sicuro del silenzio e della complicità di molti Paesi, Italia compresa, e istituzioni internazionali.
LA SEGRETERIA NAZIONALE DELL'ANPI SUI TRAGICI FATTI DI GAZA
A.N.P.I.
A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A
COMITATO NAZIONALE
____
La Segreteria nazionale, confermando e facendo propria la dichiarazione formulata dal
Presidente nella news-letter 129 del 22 luglio, qui di seguito riportata, a proposito di
quanto sta accadendo in Medio Oriente, nella striscia di Gaza:
manifesta la deplorazione più viva per gli attacchi violenti e indiscriminati da parte di
Israele (l’ultimo ieri contro una struttura dell’ONU), che vanno a colpire tragicamente la
popolazione civile con un numero ormai elevato di vittime, anche fra donne e bambini;
ricorda la dichiarazione dell’ONU che denuncia anche crimini contro l’umanità;
chiede che l’U.E. e, in primo luogo, il Governo italiano, assumano una posizione precisa in
favore: a) di un immediato cessate il fuoco, duraturo da entrambe le parti; b) per il
riconoscimento dello Stato della Palestina al pari di quello di Israele; c) contro ogni forma
di violazione dei diritti umani, di chiunque, in quella delicatissima area.
Roma, 25 luglio 2014
Di seguito, la dichiarazione del Presidente Smuraglia, pubblicato ANPInews n. 129 del 22
luglio scorso:
“Che si può dire ancora di tragedie come quella della Palestina e della morte,
nel Mediterraneo, di tante persone (anche donne e bambini) che tentano di
uscire da Paesi in guerra o in crisi, cercando una qualunque prospettiva
migliore e incappando invece, assai spesso, in un destino fatale? Non si può
rimanere inerti di fronte a tanto orrore. Ma le parole non bastano più.
Ci vogliono iniziative serie, di pace e di accoglienza “vera”; ci vuole un impegno degli
Stati, dell’ONU, dell’Europa, per far finire questi massacri e tornare almeno ad un livello
accettabile di civiltà e di diritti.
E forse ci vuole meno indifferenza da parte di tutti, perché quelle morti, quelle tragedie, ci
riguardano da vicino e ci impongono non solo di esprimere commozione ed emozioni, ma
di manifestare concretamente una seria volontà di pace e di riconoscimento dei diritti
umani.
A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A
COMITATO NAZIONALE
____
La Segreteria nazionale, confermando e facendo propria la dichiarazione formulata dal
Presidente nella news-letter 129 del 22 luglio, qui di seguito riportata, a proposito di
quanto sta accadendo in Medio Oriente, nella striscia di Gaza:
manifesta la deplorazione più viva per gli attacchi violenti e indiscriminati da parte di
Israele (l’ultimo ieri contro una struttura dell’ONU), che vanno a colpire tragicamente la
popolazione civile con un numero ormai elevato di vittime, anche fra donne e bambini;
ricorda la dichiarazione dell’ONU che denuncia anche crimini contro l’umanità;
chiede che l’U.E. e, in primo luogo, il Governo italiano, assumano una posizione precisa in
favore: a) di un immediato cessate il fuoco, duraturo da entrambe le parti; b) per il
riconoscimento dello Stato della Palestina al pari di quello di Israele; c) contro ogni forma
di violazione dei diritti umani, di chiunque, in quella delicatissima area.
Roma, 25 luglio 2014
Di seguito, la dichiarazione del Presidente Smuraglia, pubblicato ANPInews n. 129 del 22
luglio scorso:
“Che si può dire ancora di tragedie come quella della Palestina e della morte,
nel Mediterraneo, di tante persone (anche donne e bambini) che tentano di
uscire da Paesi in guerra o in crisi, cercando una qualunque prospettiva
migliore e incappando invece, assai spesso, in un destino fatale? Non si può
rimanere inerti di fronte a tanto orrore. Ma le parole non bastano più.
Ci vogliono iniziative serie, di pace e di accoglienza “vera”; ci vuole un impegno degli
Stati, dell’ONU, dell’Europa, per far finire questi massacri e tornare almeno ad un livello
accettabile di civiltà e di diritti.
E forse ci vuole meno indifferenza da parte di tutti, perché quelle morti, quelle tragedie, ci
riguardano da vicino e ci impongono non solo di esprimere commozione ed emozioni, ma
di manifestare concretamente una seria volontà di pace e di riconoscimento dei diritti
umani.
lunedì 28 luglio 2014
ROSS@: PERCHE’ PROPONIAMO UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DELLA SINISTRA D’OPPOSIZIONE PER L’ALTERNATIVA di Franco Astengo
La sinistra italiana d’opposizione per l’alternativa deve
muoversi guardando avanti alla prospettiva del cambiamento, senza limitarci a
considerare l’immediato dell’hic et nunc o – peggio – continuare a voltarci all’indietro
rinnovando quella “paura della politica” che è stato il grande limite
incontrato almeno negli ultimi 15 anni.
Sono 3 i livelli da affrontare subito nell’ambito dell’intera
area della sinistra cui deve rivolgersi Ross@ senza alcuna riduzione nella
minorità:
1) Quello
della proposta politica complessiva;
2) Quello
dell’approfondimento teorico;
3) Quello
dell’elaborazione del programma.
Ross@ Savona ha già fornito un contributo in questa
direzione con
Il 2 agosto Ross@ sfilerà in silenzio. di Patrizia Buffa
”Ross@ sfilerà in silenzio”: può sembrare uno slogan
insolito per una manifestazione, ma sarà questa la contrapposizione logica,
politica, emozionale e morale, ad un rumore che ha impedito e che vuole
impedire ancora che venga fuori ciò che, con cura nel corso della storia
dell’Italia repubblicana, si è voluto tenere alla larga. Non è stata casuale, in questi anni, l’azione di desertificazione delle
parole e del loro conseguente annacquamento di senso, messa in atto dai
dispositivi di potere.
OLTRE L'ASSOCIAZIONE: "UN MOVIMENTO PER ROSS@ SOGGETTO POLITICO" . Una proposta di Ross@ Savona con di seguito il testo di sei tesi da discutere rivolte alla sinistra comunista, anticapitalista, d'opposizione e di alternativa
La compiutezza e l’autonomia d’analisi, la conseguente proposta e l'attuazione di una strutturazione politica coerente stanno sempre alla base di ogni proposta politica che abbia la pretesa di raggiungere un qualche risultato tangibile.
E’ questo il caso di Ross@ ?
UNA PROPOSTA DI ROSS@ SAVONA: ROSS@ IN PIAZZA IL 2 AGOSTO A BOLOGNA PER L'ANTIFASCISMO E LA DEMOCRAZIA
UNA PROPOSTA
DI ROSS@ SAVONA: ROSS@ IN PIAZZA IL 2 AGOSTO A BOLOGNA, PER L’ANTIFASCISMO E LA
DEMOCRAZIA
La
commemorazione della strage fascista del 2 agosto 1980 assumerà quest’anno un
particolare significato oltre a quello del costante ricordo indignato della
vigliaccheria stragista di chiara marca fascista.
E’
necessario, infatti, in questo momento rispondere alla svolta autoritaria che
si sta cercando di realizzare attraverso proposte di riforma costituzionale e
di legge elettorale che intendono negare la rappresentatività politica puntando
a insabbiare definitivamente qualsiasi tipo d’insorgenza sociale, in una situazione
italiana caratterizzata dall’impoverimento generale, dalla disoccupazione,
dalla precarietà, dal disfacimento dello stato sociale, dallo spreco della
finanza pubblica, dalla corruzione in un Paese dove intere zone geografiche e
parti dell'economia sono in mano al malaffare, delle spartizioni, dal
soggiacimento ai diktat europei, dall'essenza di ruolo e di tensione anche
morale rispetto ai grandi conflitti che agitano il mondo, dall'indifferenza
verso l'emigrazione dei disperati.
Per queste
ragioni Ross@, soggetto politico anticapitalista di opposizione, dovrà essere
in piazza a Bologna per esprimere tutta intera la protesta e la proposta, per una
scelta di sistema e per respingere tutti i tentativi di vecchio e nuovo
fascismo.
Trovarsi in
piazza a Bologna sarà importante per questi motivi e per riconoscere la nostra
capacità d’iniziativa, presenza, aggregazione politica.
Appuntamento allora a Bologna nella
mattina di sabato 2 Agosto per l’antifascismo e la democrazia.
domenica 27 luglio 2014
LE IMMAGINI DA GAZA SUGGERIREBBERO UNA SOLA SOLUZIONE: PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI! PURTROPPO NON BASTA. Un tentativo di analisi della situazione internazionale di FRANCO ASTENGO
L'immagine è fin troppo eloquente: siamo di fronte ad una situazione di vera e propria tragedia ....
Le notizie che arrivano dalla Palestina e quelle provenienti dall'Ucraina, in questo fine settimana di guerra, suggeriscono l'analisi di un acuirsi della crisi e il porsi in evidenza quello che si può definire come vero e proprio mutamento strategico nel quadro delle relazioni internazionali.Pare essersi conclusa la fase, contraddistinta nel post-caduta del muro di Berlino, dalla presenza di una sola superpotenza egemone compresa nell'autoassegnatosi ruolo di "gendarme del mondo" portato avanti attraverso l'esportazione della guerra nel nome della democrazia.
Questa fase è stata contraddistinta dall'esplosione del terrorismo islamico, da una lunga serie di guerre locali di notevole dimensione, dalla formazione di improbabili coalizioni di "volenterosi", da una ripresa del neo-colonialismo rivolto ai paesi africani (sulla base del quale alcuni sono scomparsi come entità statuale e adesso si ritrovano divisi in feudi proprietà di "Signori della Guerra": Somalia, Eritrea, i vari Sudan, Libia).
Nel contempo, nell'ambito dell'emergere di nuove potenze economiche e di una accelerazione nei meccanismi della globalizzazione realizzata attraverso l'adozione di politiche iperliberiste, di un trasferimento secco verso la finanziarizzazione, della formazione di classi di nuovi "rentier" particolarmente rapaci, si è formato un debole, e sopravvalutato, accenno di multipolarismo sul piano economico,.
Dopo l'11 Settembre 2001 si è anche tentato, sul piano ideologico, di reperire un "nemico globale" e gli stessi teorici di destra che, all'indomani dell'89, avevano parlato di "fine della storia" si sono gettati sull'osso dello "scontro di civiltà".
Nel frattempo non decolevva il progetto politico dell'Unione Europea e la Russia, smembrata l'URSS, recuperava gradualmente un ruolo politico ristabilendo due riferimenti politici storicamente essenziali: un sistema politico fondato sull'autocrazia e la vocazione imperiale.
Questa fase, contrassegneta appunto da una crescita economica tumultuosa attuata sul modello iperliberista della allargarsi delle diseguaglianze e tutti i livelli si è arrestata fin dal 2008 con l'emergere della crisi finanziaria partita dagli USA con la vicenda dei subprime, poi allargatasi via, via in tutto il mondo fino a diventare crisi economica e dello stesso modello di sviluppo.
Oggi appare aprirsi una fase successiva contraddistinta da almeno cinque elementi:
1) L'assoluta decisività della questione energetica e del consumo del suolo e delle risorse naturali. Questioni di livello planetario dalle quali pare dipendere, dopo secoli di crescita e di sfruttamento illimitati, la stessa prospettiva di prosecuzione di esistenza dell'umanità;
2) l'assenza di leadership a livello mondiale (ne ha scritto molto opportunamente, qualche giorno fa Ian Bremner sulle colonne del "Corriere della Sera");
3) il vero e proprio decadimento di ruolo da parte delle organizzazioni internazionali, in primis l'ONU e delle antiche figure di riferimento di una possibile "moral suasion" a livello golobale. L'innovazione tecnologica ha stroncato l'etica;
4) Il fallimnento dell'Unione Europea ha portato con sè una sorta di riallineamento sistemico globale, nel senso di un recupero dell'antico schema euroatlantico;
5) il modificarsi di ruolo dei cosiddetti BRICS quale possibile entità politica, al di là quindi delle questioni di carattere economico e di intreccio di affari in particolare nel delicatissimo settore energetico. I BRICS appaiono, infatti, ridimensionati ad un compito di "potenze regionali": Cina compresa, impegnata tra l'altro in un durissimo confronto con il Giappone, e costretta a rivolgersi ad una delle due superpotenze per ottenere appoggio.
La previsione più credibile, sul piano dell'assetto strategico globale, diventa allora quella, da un lato, dell'assunzione di un nuovo ruolo dominante dello schema di confronto bipolare tra le due sole superpotenze possibili, quella americana e quella russa.
USA e Russia si trovano, infatti, a diretto confronto sul terreno diplomatico e della crescita d'intensità dei conflitti locali: già citato quello potenziale tra Cina e Giappone, c'è da prestare attenzione a ciò che potrebbe accadere tra Vietnam e Cina e tra Iran e Arabia Saudita; ci sono anche il disfacimento dell'entità statuale dell'Iraq e le tante guerre africane , oltre ai terreni dell'emergenza immediata dell'Ucraina e di Gaza.
In altre occasioni si è analizzato il ruolo imperiale rispettivamente esercitato dalle due superpotenze: la ragione di questa valutazione risiede nel fatto che si è spostata la centralità del terreno del confronto passato infatti da quello dell'economia, come è stato nella fase della "globalizzazione rampante" ad una nuova contesa riguardante lo "spazio vitale", come sempre è stato nel caso della Palestina ed è oggi anche in quello dell'Ucraina.
La vicenda ucraiana, aperta dalla questione della Crimea, sorge infatti dalle esigenze vitali di ricostituzione di una dimensione imperiale da parte della Russia.
Salgono così di intensità i pericoli di guerra.
E' questo, del pericolo di guerra, il dato di fondo che può essere espresso al termine di questo ragionamento.
Intanto rimane rampante, del tutto rampante, la capacità di esprimersi del turbo-capitalismo: una capacità espressa con ferocia e con grande forza a partire proprio dall'Occidente avanzato.
E la sinistra?
Non sembrano proprio esistere a livello internazionale soggetti adeguati in grado di presentarsi sulla scena dello scontro in maniera adeguata, sia nel campo riformista, sia in quello anticapitalista.
E' venuta a mancare , in maniera pressochè completa, la dimensione internazionalista.
Sarebbe questo il punto di riflessione più importante da riprendere: ma non sembra esserci tempo, le idee di pace, eguaglianza,m solidarietà tra i popoli appaiono smarrite e il linguaggio dei padroni del mondo parla- ancora una volta - di guerra.
SENATO: GLI ITALIANI NON MERITANO DI ESSERE IMBROGLIATI. di Gim Cassano
Penso
che sia una cosa utile, dopo quanto sta avvenendo in questi giorni al Senato,
riportare l’attenzione ai principii ed alle questioni di fondo che riguardano
sia il merito della questione, che il metodo. Anzi, i metodi ai quali stiamo
assistendo costituiscono essi stessi, in quanto derivati da una ben precisa
concezione della politica, una premessa delle questioni di merito.
Intanto,
siamo di fronte all’anomalia della presenza di due maggioranze che parzialmente
si sovrappongono: una è uellaquellaquella
che formalmente governa, ed esprime ministri, viceministri, e sottosegretari;
l’altra è quella che decide e governa in realtà e senza bisogno di ministri:
quella costituitasi col patto del Nazzareno, e dalla quale la prima delle due
maggioranze ha avuto una sorta di procura speciale ad adempiere. Si fa quindi
passare l’abnorme concezione che non sia legittimo mettere in discussione gli
effetti del Nazzareno senza di fatto collocarsi fuori dalla maggioranza di
governo e, per chi faccia parte del PD, senza collocarsene al di fuori. Su
modifiche costituzionali di tal portata, dovrebbero essere invece tenuti
distinti i ruoli di governo, che riguardano la sola maggioranza che lo sostiene
ed il programma specifico su cui questo si è formato, dalle posizioni
riguardanti la modifica dell’assetto istituzionale del paese, che riguardano
questioni di principio e di fondo sulle quali è legittima, anzi doverosa, l’assunzione
di posizioni dettate dalle proprie convinzioni, e che non possono esser
coartate in patti di maggioranza che rispondono ad altre esigenze. Il tutto si
rafforza poi col ricorrente ricatto del ricorso alle urne.
Ora,
non si può assolutamente sostenere che il complesso delle riforme che, una dopo
l’altra, ci sono state snocciolate come effetto del patto del Nazzareno pecchi
di incoerenza. Queste (legge elettorale per la Camera, della quale in questa
sede dico molto poco, riduzione a meno di un terzo del numero dei senatori,
limitazione delle competenze del Senato, sua non elettività, limitazioni alla
possibilità di esercizio diretto della volontà popolare attraverso referendum
abrogativi e progetti di legge di iniziativa popolare) disegnano un insieme coerente
che di fatto, anche se per pudore ciò non viene dichiarato, affida
all’Esecutivo il controllo delle funzioni parlamentari, ivi compresa la nomina
di Organi di Garanzia quali la Presidenza della Repubblica e la Corte
Costituzionale.
Senza
la riforma del Senato come originata dal patto del Nazzareno, questo sistema
sarebbe zoppo.
E,
cosa non adeguatamente valutata da molti, dei tre cardini della riforma del
Senato: 1-riduzione del numero dei membri; 2-non elettività; 3-riduzione delle
competenze, il primo non è affatto di secondaria importanza.
Propagandata
ad uso degli allocchi come uno strumento di moralizzazione e di
ridimensionamento della casta, la riduzione a meno di un terzo del numero dei
senatori (da 315 a 100) restando inalterato il numero dei deputati, fa sì che
senatori passino da 1/3 a meno di 1/6 del numero dei deputati, con la
conseguenza di divenire irrilevanti in qualsiasi riunione comune delle due
Camere, come quelle per eleggere Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale.
In
altre parole, alla maggioranza che, in virtù del premio di maggioranza previsto
dall’Italicum, si troverà a disporre di
340 deputati, occorreranno solo 26 senatori per ottenere la maggioranza
assoluta del plenum Camera +Senato, e poter nominare quindi il Presidente della
Repubblica. Tradotto in italiano, ciò significa che chi disponga del 37% dei
voti utili alle elezioni della Camera dei Deputati (e cioè rappresenti meno del
25% degli aventi diritto al voto), e che riesca ad ottenere il consenso di
almeno 26 pseudosenatori su 100, non solo governa, ma anche nomina persone di
propria fiducia a giudicare sulla legittimità delle leggi e sull’ammissibilità
dei referendum, a sciogliere il Parlamento, ad affidare l’incarico di formare
il Governo, a concedere le grazie, a presiedere il CSM, e via dicendo.
Il
quadro si perfeziona, comunque, con la sottrazione alla volontà popolare della
nomina dei Senatori, riducendo il Senato della Repubblica ad essere espressione
di caciccati locali e di un ceto politico che, non solo al Sud, ha dato pessima
prova (Galan, Formigoni, Cota, docunt).
Anche questo è un tassello importante del progetto. Essendo infatti non
proponibile anche per il Senato un sistema elettorale modellato su quello dei
deputati, occorreva mettersi al sicuro contro l’emergere da un eventuale voto
popolare per il Senato di possibili maggioranze difformi da quelle della
Camera. L’antidoto a questo rischio è stato individuato nella trasformazione
dell’elezione dei pseudosenatori in un sistema in base al quale,
verosimilmente, si cercherà preventivamente un accordo nazionale a tavolino
mirante ad accontentare un po’ tutti, mantenendo però una maggioranza omogenea
a quella di governo, al quale farà seguito una pluralità di souks regionali nei
quali si scambieranno favori e voti. E, anche in questo caso, si agita, e
sempre ad uso di chi finge di non vedere, la favoletta che questo sistema
consente, non retribuendo almeno una parte dei cosiddetti senatori, di ridurre
i costi della politica.
Da
ultimo, a completare e blindare la stabilità della controriforma, arriva la
limitazione dei poteri del Senato, anch’essa oggetto di mistificazione, venendo
contrabbandata per quel superamento del bicameralismo perfetto che molti, in
una logica di razionalizzazione ed aggiornamento della Costituzione,
considerano utile.
A
questo proposito, occorre considerare come, se è vero che in nessuno dei
sistemi bicamerali oggi esistenti vige un bicameralismo perfetto, (tranne in
Francia, dove le due Camere hanno sostanzialmente gli stessi poteri, anche se
il vivo del dibattito politico si svolge alla Camera), è anche vero che in
tutti i sistemi bicamerali sussiste una differenza di attribuzioni di
competenze tra le due Camere fondata sul mantenimento, per ognuna di esse, di
alcune competenze specifiche: valga il caso degli USA, dove il Senato ha, in
via esclusiva, competenza sulla politica estera ed alcune funzioni di garanzia;
o il caso tedesco, dove il Bundesrat ha competenza sulle politiche europee, e
si differenzia dal Bundestag per il fatto che i suoi membri ricevono un mandato
imperativo dai Lander dei quali sono espressione.
Da
noi, non avverrebbe nulla del genere: sotto la incerta e fumosa affermazione
che il Senato dovrebbe occuparsi dei rapporti tra Stato e Regioni (ma non
esiste per ciò l’apposita Conferenza?), in sostanza si disegna un pseudo
Senato: una sorta di camera di serie B, che non avrebbe alcuna competenza
esclusiva, ma solo alcune, e limitate, delle competenze della Camera dei
Deputati. Un Senato del genere è assolutamente inutile; non avendo alcuna
pratica ed esclusiva funzione, ed essendo ininfluente, come visto, anche per
quanto riguarda la nomina del Presidente della Repubblica e dei Giudici
Costituzionali, non potrà svolgere alcun ruolo in un sistema di “checks and
balances”. E allora, se davvero si voleva sostenere, del tutto
inappropriatamente, il fatto che la riduzione del numero dei parlamentari fosse
la strada maestra per la riduzione dei costi della politica, allora sarebbe
stato meglio o abolire del tutto una sorta di inutile Camera di serie B, o
altrimenti ridurre proporzionalmente in egual misura deputati e senatori. Ma
questo, per le ragioni dette sopra, non si poteva fare.
Il
pacchetto delle cosiddette “riforme”, si presenta quindi con una sua interna
coerenza; ma questa non è quella della riduzione dei costi della politica, né
quella del miglioramento dell’efficienza; è invece finalizzata ad incrementare
il potere dell’Esecutivo e delle oligarchie che lo esprimono ed a sottrarre
quanto più è possibile questo potere ad ogni forma di controlli: sia che questi
risiedano nell’applicazione del principio del bilanciamento e contrapposizione
tra Istituzioni dello Stato, tipico della tradizione del parlamentarismo
liberale; sia che questi risiedano nel controllo democratico dal basso, tipico
della tradizione democratica.
Non
si vengono quindi a contraddire solo aspetti della nostra Costituzione per
nulla marginali, e che non possono essere affatto considerati come separabili
dai principii ai quali essa è stata conformata; ma, pur prescindendo dalla Costituzione
Repubblicana, ci si incammina per una strada che, anche su questo punto, non ci
avvicina, ma ci allontana da quei percorsi sui quali si sono sviluppate le
democrazie parlamentari.
Su
questo percorso, con l’attivo sostegno di un’informazione poco libera e per
nulla indipendente e con la benevola attesa di settori dell’economia e della
finanza che vedono più rassicuranti prospettive nell’affermarsi di
un’oligarchia tecnocratica e nella definitiva uscita di scena della sinistra
che nell’uscita del Paese dalla crisi, si sta consumando una mistificazione
colossale. Questa porta a propinare agli italiani, anche a quelli che,
vedendovi il “rottamatore” della casta, avevano dato il loro sostegno prima a Renzi,
e poi al PD, una sorta di polpetta avvelenata.che, lungi dal rottamare la
casta, la rafforza; e che, in quanto a rottamazioni, si limita a rottamare la
democrazia.
Cardini
di un imbroglio culturale e concettuale degno di Vanna Marchi sono la pretesa
inaccettabile di definire come riformismo uno svilimento della democrazia, nel
merito e nei metodi, che fa seguito ad un ventennio di continui e reiterati
attacchi alla Costituzione, facenti perno sul concetto -tipico di tutti gli
autoritarismi- che regole e garanzie democratiche siano inutilmente costosi e
di ostacolo, anzichè di supporto, ad efficaci processi decisionali.
Naturalmente,
tacendo sul fatto, chiaro ad ogni osservatore disinteressato, come lo sono
molti osservatori stranieri delle nostre cose che, sia l’inefficacia e la
lentezza dei nostri processi decisionali, che l’abnorme occupazione di potere e
gli indecorosi costi della politica, non trovano la loro origine nelle forme
istituzionali, quanto nella
coartazione che a queste è stata apportata da partiti trasformatisi da
strumenti di lotta politica in mezzi per l’occupazione del potere.
Populisticamente,
per andar incontro allo spirito dei tempi ed a ragionamenti che si ascoltano in
ogni bar d’Italia, si agitano, come specchietti per le allodole, ragionamenti
inconsistenti di razionalizzazione, semplificazione e riduzione dei costi,
mascherando i reali contenuti del pseudo-riformismo di Renzi: la trasformazione
della Repubblica in senso oligarchico, l’affidare all’Esecutivo il controllo del
Parlamento e degli Organi di Garanzia, il sottrarre ai cittadini il diritto di
stabilire chi debba rappresentarli.
* *
*
Sarebbe
stato ragionevole supporre che una trasformazione di tal portata fosse stata
l’oggetto di un ampio dibattito pubblico, nelle e tra le forze politiche (non
chiamiamole partiti, perché tali non sono), e nel Parlamento. Nulla di tutto
ciò. Gli accordi del Nazzareno, non noti nella loro interezza se non ai
contraenti di una sorta di Patto di Sindacato sulle sorti della Repubblica,
sono stati via via snocciolati secondo criteri di opportunità politica; come
tali, ed in quanto accordi già definiti e non suscettibili di discussione, sono
stati imposti dal neosegretario al suo partito, e poi, per quanto riguarda la
modifica della legge elettorale, nelle Commissioni e nell’aula di Montecitorio.
Ora, per la legge di modifica costituzionale, si vuol procedere nello stesso
modo al Senato.
Se l’aver
presentato oltre 7000 emendamenti ha certamente rappresentato una forzatura, anche
inutile, che di fatto preclude la possibilità di una discussione approfondita,
occorre dire che, checchè ne dica il Presidente Napilitano, né discussione, né
confronti, sono mai stati cercati, per bocca dello stesso Presidente del
Consiglio, che ha dichiarato “piaccia o non piaccia, le riforme le faremo”.
Ma
quel che è gravemente sintomatico di un metodo che, come detto sopra, precorre
la sostanza del merito, è che di fronte a questi si sia gridato allo scandalo
e, pena il contingentamento dei tempi della discussione (che poi è avvenuto,
limitando a 20 ore il tempo a disposizione dei gruppi per la discussione: circa
4 ore a disposizione delle opposizioni), si è invitata l’opposizione non solo a
ridurne il numero, ma anche a ridurre il proprio ruolo alla proposta di
modifiche costruttive e, a giudizio della maggioranza, tali da non stravolgere
l’impianto complessivo della riforma.
A
questo proposito, non è inopportuno ricordare come tutta la storia del moderno
parlamentarismo ha sempre riconosciuto l’ostruzionismo parlamentare come
un’arma legittima in mano alle minoranze per potere essere almeno ascoltate;
arma alla quale una maggioranza solida e coesa può benissimo far fronte col
ricorso a regolamenti, ma senza impedire la discussione. Discussione che peraltro,
trattandosi di norme di grande rilevanza costituzionale e che riguarda la vita
democratica del Paese per i prossimi (speriamo pochi, a questo punto) anni, non può essere costretta entro i termini di
una data fissa ed in poche ore di dibattito, come se si trattasse della
conversione in legge di un decreto di urgenza.
Si
può fare un confronto con l’esercizio del diritto di sciopero: anch’esso è
riconosciuto come facente parte dei diritti fondamentali che una qualsiasi
democrazia riconosce, in quanto strumento legittimo a disposizione della parte
debole per ridurre la propria condizione di debolezza nei confronti della parte
forte. Al quale, la parte più forte non può, negli ordinamenti democratici,
rispondere con la serrata. Ebbene, il contingentamento dei tempi equivale
all’aver risposto con la serrata ad uno sciopero, forse troppo “pesante”, ma
che trovava fondate motivazioni nella non volontà di discutere alcunchè di
significativo.
Preoccupazione
costante di tutto lo sviluppo del pensiero democratico, dalla fine del ‘700 in
avanti, è stata infatti quella di evitare la cosiddetta “dittatura della
maggioranza”, e quella di tutelare i diritti di minoranze e parti deboli; e
tale preoccupazione fu ben presente alla nostra Assemblea Costituente che, per
diretta esperienza, di dittature ne sapeva qualcosa. E che, vedendo chiaramente
i rischi di una Costituzione “debole”, volle assicurarsi che un 1922 ed i
conseguenti successivi passaggi del 1923 (Legge Acerbo), 1925 (esautorazione
del Parlamento), 1935-40 (aggressione all’Etiopia, alla Spagna, all’Albania,
leggi razziali, entrata in guerra al fianco di Hitler), mai più avessero a
ripetersi. Ed oggi, in poche ore di discussione, si vuol liquidare un impianto
lungamente meditato, e da figure di ben altra statura morale, culturale e
politica. Da Croce e Calamandrei, siamo passati alla Boschi ed a Verdini.
Allegria.
In
realtà, la fretta e la superficialità con la quale si vuole a tutti i costi
approvare entro pochi giorni, in prima lettura, il provvedimento, nascondono
una convinzione ed una preoccupazione. La convinzione che, come avviene per ogni azione della quale si teme di doversi
vergognare di fronte alla propria coscienza ed alla propria storia, meno se ne
parla e prima si chiude la faccenda, e meglio è; la preoccupazione è quella che,
quanto più e più a lungo se ne discuta, tanti più possano essere i ripensamenti
ed i distinguo da parte di Senatori che, da parti diverse, comincino a
domandarsi a quale razza di scempio essi stiano per consentire.
Di
conseguenza, scomparsa ogni ragionevolezza, si è fatta strada una cieca, più
che miope, fretta.
Chi
pensava di poter sfuggire alla drammaticità ed alla radicalità di una scelta, è
servito. Quanto è avvenuto oggi in Senato, prima, durante e dopo la conferenza
dei capigruppo che ha stabilito il contingentamento dei tempi per la
discussione lo dimostra ampiamente. Lo dimostrano le insulse parole di un
ministro che si permette di apostrofare come “allucinati” coloro che parlano di
tendenze autoritarie. Lo dimostra un Presidente del Consiglio che, come detto
all’inizio, lega le sorti del suo governo a quelle del patto del Nazzareno, e
scimmiotta ripetutamente i “noi tireremo diritto” che campeggiavano sui muri
d’Italia un’ottantina di anni fa.
E lo
dimostra il fatto che i parlamentari dell’opposizione non abbiano avuto altra
scelta che quella di recarsi al Quirinale per far presente al Segretario
Generale Marra (il Presidente della Repubblica, in partenza per la Val
Pusteria, a quanto pare, era leggermente indisposto) un’intollerabile
situazione di prevaricazione e di compressione della propria funzione di
opposizione. Concettualmente simile, appunto, ad una serrata.
Tale
è lo stato delle cose. Sarebbe opportuno che tutti quei parlamentari che, pur
prescindendo dal modo col quale sono stati eletti, ritengano loro compito
primario quello di rappresentare gli italiani e non le segreterie dei
rispettivi partiti, facciano una serena valutazione dei costi e dei benefici di
una tale riforma: non dal punto di vista delle opportunità personali o del
gruppo di appartenenza, ma da quello dell’interesse generale del Paese. E
sarebbe quantomeno opportuno se, in base ad un criterio di ragionevolezza, si
presentasse agli italiani un dibattito approfondito, serio, e privo di falsità.
In
fin dei conti, non ritengo si possa, né si debba, portare rispetto e stima a
chi impone, in virtù di un patto stipulato segretamente ed al di fuori del
Parlamento, e senza sostanziale discussione, una profonda trasformazione
dell’ordinamento in senso oligarchico presentandola agli italiani come
riformismo e razionalizzazione del sistema istituzionale, e senza prendersi
neanche la responsabilità di rappresentarla per quel che è. Una stima ancor
minore va riservata a chi per opportunismo, e non per convinzione, vi si piega
Quali
che possano essere i loro difetti, gli italiani non meritano di essere
imbrogliati in questo modo.
sabato 26 luglio 2014
UN AVVIO DI RICERCA SULL'IDENTITA' DEI COMUNISTI TRA L'IDEA DELLO SVILUPPO E IL CONCETTO DI LIMITE DI Franco Astengo
Nel numero di “Sbilanciamoci” uscito il 25 Luglio come
inserto del “Manifesto” Elmar Altvater pone una questione che risulta essere,
senza tema di smentite, quella decisiva per il futuro.
1984 - 2014 di Vincenzo Facciolo
Riforma, in “Neolingua” è il vocabolo che nel
“Bipensiero” sottende anche la parola controriforma. Perché sprecare fiato quando
con un unico concetto, posizionato opportunamente nell’articolazione semantica,
si può sottendere tutto ed il contrario di tutto. Questa è la sfida che oggi ci
si appresta a combattere, armati della potenza della “Neolingua” e dell’arma
infallibile del “Bipensiero” solidalmente uniti ad una consistente dose di
strafottenza, sfacciataggine e cinismo che non guastano mai.
La caduta dei principi etici che erano state
le linee guida all’indomani del secondo conflitto mondiale, la rinuncia ad una
progettualità complessiva di crescita e sviluppo, l’abdicazione di quote
consistenti di sovranità, voluti dai “Padroni del Vapore” ed attuati da chi
alla progettualità ha scelto l’opportunismo e l’indebito arricchimento, hanno
generato quello che chiamerei, parafrasando altri, il “Socita – Socialismo
italiano”.
Non è che all’Italia politica mancasse la fantasia,
non dimentichiamo il fascismo, originale invenzione delle nostre amate lande,
ma arrivare al “Socita” le meningi sono state robustamente spremute; di questo
bisogna darne e prenderne doverosamente atto.
In Italia oggi, la semplificazione semantica è
il traguardo del “Bipensiero”. Democrazia deve sottendere totalitarismo, libertà
deve diventare sinonimo di repressione, diritto deve essere il sostantivo che
individua la prevaricazione, e così via lungo la china fino ad arrivare alla
parola giustizia che maschera persecuzione. Se poi democrazia, libertà diritto,
giustizia diventano di fatto termini privi di rappresentatività non ha
importanza, l’importante è che il “Bipensiero” abbia raggiunto il suo
obbiettivo permettendo al “Partito” di dominare complessivamente la vita del
popolo oggetto delle sue fraterne attenzioni e del suo profondo amore e
permettendo ai “Padroni del Vapore” un sempre maggiore arricchimento sulle
spalle dei “Prolet”.
Dove iniziare questa monumentale opera di sfruttamento
e costruzione del potere se non dallo smantellamento di quanto di più fastidioso
esiste? Si proprio dalla Carta Costituzionale e dagli organi rappresentativi la
democrazia. Primo fra tutti il Senato della Repubblica, la cui trasformazione
in una stalla protetta, all’interno della quale poter stoccare impunemente la
feccia politica italiana mettendola al riparo da ogni attacco, principalmente
da quelli operati della Magistratura, diventa la pietra “Cantonale” del
progetto. Solo garantendo assoluta impunità si ottiene il consenso necessario
al proseguimento dell’opera.
La brutalità tecnocratica, fugacemente
chiamata sulla scena con l’incarico di decespugliamento del “tracciolino”,
doveva essere sostituita da quella legale supportata dal consenso “democratico”
da una minoranza imbelle, casa esattamente avvenuta con la farsa elettorale
celebrata utilizzando una legge incostituzionale.
Il fallimento, successivo alle elezioni, della
prima fase concretamente progettuale dovuta all’incapacità e sciatteria di
colui che avrebbe dovuto essere il coordinatore e direttore del progetto, ha convinto
i “Padroni del Vapore” ad ordinarne la sostituzione imponendo alla guida del
grande progetto innovatore, la nomina di un giovane, di bella presenza e di
gentile aspetto, esterno all’arco parlamentare. Costui completamente asservito
ai voleri ed alle richieste Imperiali, spinto da giovanile ed energico cipiglio
ha iniziato l’opera, partendo proprio dall’eliminazione e trasformazione del
Senato della Repubblica, in luogo di ritrovo e ristoro.
Con la proposta e successiva approvazione di
una nuova Legge Elettorale cerca di rendere l’altra Camera pura espressione
politica priva di rappresentatività e “libero arbitrio”, utilizzando all’uopo la
concessione di premi di maggioranza, alte soglie limiti di esclusione e, udite
udite, assicurando la non elettività dei singoli componenti ma la loro nomina;
unico modo per legare la fedeltà dei soggetti alle proprie segreterie politiche,
il tutto in barba alla recente sentenza dell’Alta Corte che ha posto dei
paletti di rappresentatività democratica e di libertà di espressione.
Il “Socita” con il varo e l’approvazione di
queste due elementari “Riforme” potrà garantirsi il completo controllo
dell’intero processo politico attraverso il quale poter soddisfare le pressanti
e continue richieste dei “Padroni del Vapore” i quali nella baldoria
dell’allegra “finanza creativa” gestiscono una bolla finanziaria di ben 630.000
volte il PIL mondiale, il cui mantenimento ha bisogno di continuo sostentamento
monetario. Proprio lo stesso sostentamento necessario al mantenimento
dell’illegale “Piramide Ponzi”.
Ecco la necessità della “Neolingua” come
strumento determinante del “Bipensiero” costruttore di quelle garanzie
“democratiche, libertarie, di diritto e giustizia” indispensabili al mantenimento
del potere da parte del “Partito”.
Noi “Prolet”, dopo i meravigliosi
stravolgimenti in corso, dovremo essere sereni e felici della concreta certezza
che da tutto questo potrà, anzi dovrà nascere una carismatica figura che avrà
l’ingrato compito di farsi carico delle nostre umane richieste, necessariamente
modiche, poco sociali e principalmente plausibili con le residue possibilità di
spesa, rimaste dopo il primario soddisfacimento delle improrogabili esigenze e
richieste dei “Padroni del Vapore”. Figura carismatica che attraverso un duro
ed ininterrotto lavoro dovrà garantire il soddisfacimento dei desideri dei
“Prolet”.
Oggi questa figura, questo “Grande Fratello”
la cui serena e pacifica immagine dovrà essere esposta in ogni angolo della
nostra bella Italia per dare concretezza al “Partito” e tranquillità ai
“Prolet”, potrebbe avere l’aspetto di un augusto vecchietto ultraottantenne con
evidenti segni di Alzaimer mascherati da il bonario sorriso da ebete di chi si
chiede cosa ci sta a fare nel posto che occupa visto che non afferra il senso
della propria presenza.
Mentre domani la stessa figura di “Grande
Fratello” potrebbe essere diversa, potrebbe essere quella di un giovane di
bella presenza e di gentile aspetto pure esso con sorriso da ebete e due occhietti
dai quali traspare da uno ingordigia ed avidità e dall’altro semichiuso ironia
e stupidità.
Similmente a quanto, per altri versi avvenne,
con quella immagine stampigliata sui muri di un tragico e buffonesco personaggio
da operetta che ha regalato all’Italia oltre quattrocentomila morti.
Oggi come allora noi “Prolet” seduti su una
panchina un po’ per stanchezza un po’ per pigrizia ammirando con compiacimento
le immagini avremo il diritto nella contentezza di esclamare: “Quanto siamo
fortunati, noi riposiamo e ci godiamo la vita sapendo che c’è sempre il nostro
Grande Fratello che lavora per noi.”
Un abbraccio Compagni e non
dimentichiamo la Palestina.
Vincenzo
