Non posso assolutamente tacere di fronte al
fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla
discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale
che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto. E’ un fatto che
considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni
con la Segreteria e quindi me ne assumo la personale responsabilità), che
dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme
che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel
complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa
convivenza civile.
Se la Costituzione impone maggioranze molto
qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive
da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci
deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si
vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa
riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito,
confronto e meditazione. Non è concepibile imporre, in questo contesto, una
“tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione.
Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di
fissare quella serie di regole che ho indicato prima.
La “ghigliottina” è strumento delicato ed
eccezionale per qualsiasi legge; ma, a mio parere, è addirittura improponibile
ed inammissibile per leggi di modifica costituzionale.
Si obietta che ci sono
moltissimi emendamenti e c’è chi fa l’ostruzionismo. La risposta è facile: nella
prassi parlamentare sono notissimi anche gli strumenti più volte adottati, nel
tempo, per contrastarlo; ma sono strumenti tipicamente collegati ad una prassi
“ordinaria”, totalmente diversi dalla ghigliottina, che è – e resta – strumento
eccezionalissimo e in ogni caso mai applicabile alle modifiche
costituzionali. Perché, dunque, ricorrere proprio allo strumento peggiore e
inammissibile (nel caso specifico), in una materia così
delicata?
Davvero, gli spazi della democrazia, in questo
modo, si riducono ancora una volta, tanto più che stiamo parlando di un
provvedimento di riforma costituzionale che, inusualmente per questa materia,
proviene dal Governo e di una data che per primo ha fissato il Presidente del
Consiglio, dunque di un passivo adeguamento almeno di alcuni gruppi parlamentari
alla volontà dell’esecutivo.
Tutto questo non va bene, non è
assolutamente accettabile e delinea prospettive, per il futuro, quanto mai
preoccupanti.
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