Massimiliano Guareschi sulle colonne del Manifesto
recensisce l’ultimo lavoro di Alessandro Colombo “Tempi difficili” e lo fa
entrando nel merito degli aspetti più problematici affrontati dallo stesso Colombo:
in particolare sul come sono mutati, con la crisi, il diritto internazionale e
i rapporti tra le classi.
Nell’articolo in questione appare però di grande rilievo la
conclusione, che si riporta interamente di seguito:
“..Gli scenari del presente possono essere letti
come una fase all’interno di un gioco oscillatorio. Ma si può anche ritenere
che il principio ordinatore incentrato sulla sovranità risulti definitivamente
spiazzato dall’emergere di spazialità multiscalari correlata a una
proliferazione eterogena di dispositivi confinari, dalla perdita di peso delle
opposizioni fondanti delle modernità politica (interno/esterno,
militare/civile, pace/guerra, privato/pubblico) dalla sempre maggiore autonomia
funzionale e cognitiva manifestati da regimi settoriali operanti su scala
globale. Se si propende per tale ipotesi, ci troveremmo di fronte non a una
provvisoria di un ordine costituzionale, sociale, economico, destinato a
tornare una volta passata la bufera, ma a un possente processo costituente a
scala globale cui, con ogni evidenza, le politiche adottate nel sublime della
crisi stanno imprimendo una forte accelerazione.)
Affermazioni che pongono una questione di fondo, quella
della “sovranità” al riguardo delle settorialità corporative potenzialmente
possibili da portare avanti da regimi operanti su scala globale.
Una sovranità da
affermare proprio in tempi di disgregazione sociale e di adozioni da parte di
tutti gli attori politici presenti sulla scena di un’idea attraverso l’idea di una capacità operativa a
livello globale.
Sullo sfondo resta il
funzionamento concreto delle nostre democrazie occidentali.
In questa occasione sarà bene indicare due compiti: il primo
quello di far valere l’elemento della sovranità nell’abito di un’ipotesi
rivoluzionaria del tutto da reinventare; il secondo l’analisi dello spostamento
avvenuto in questi anni tra “struttura” e “sovrastruttura”. Uno spostamento avvenuto senza opposizione alcuna, nel trionfo
del “pensiero unico” esasperato fino a
provocare i fenomeni dilaganti di individualismo, favoriti peraltro, dall’emergere
di una tendenza molto forte al consumismo e relativa indisponibilità all’impegno
politico e sociale.
Si tratta di recuperare, stando all’opposizione (il
riferimento non è limitato naturalmente al piano interno) un’affermazione molto
importante che le analisi correnti in materia tendono a occultare.
Preso atto della proliferazione dei poteri sociali e dell’istituzionalizzazione
di contropoteri all’interno della società (sul modello dei centri sociali) è
necessario ripartire dall’analisi della critica del parlamentarismo e dello
Stato borghese di diritto.
Sulla base di quest’analisi si tratta di verificare l’assenza
di riconoscimento del potere costituito: fenomeno che avviene a livello
individuale provocando esiti diversi (ad esempio il 48% di astensionismo) e che
lascia del tutto indifferente il “leader” preoccupato soltanto dell’apparire
accusando l’insieme dei soggetti intermedi presenti nella società italiana di
disfattismo.
Dall’opposizione è necessario riconquistare il diritto alla
sovranità impedendone una sorta di “mutamenti” portati avanti dalla nuova
classe dirigente e volti ad affermare da un lato la propria figura di comando e
in secondo luogo costruendo un regime che neutralizzi, in qualche modo, i
contrasti sociali e politici emergenti comunque all’interno di una società
immiserita e fortemente incattivita.
Si tratta di affermare l’esistenza di una sfera di diritti e
di azioni non disponibili verso chiunque nell’esercizio di uno spirito critico
a livello di massa e, ancora, la presentazione di un modello di società
alternativa, del tutto alternativa a quella in cui stiamo vivendo adesso.
L’idea è quella dell’esercizio di una sovranità collettiva
da contrapporre giorno per giorno, minuto per minuto a quella portata avanti
dai ceti dominanti e che oggi, come abbiamo avuto occasione di verificare, risulta fortemente indebolita, proprio lo
svilupparsi di una critica feroce, condotta in nome della velocità decisionale,
al parlamentarismo.
L’unica soluzione per i ceti dominanti (fra i quali spicca l’esistenza
di ceto politico, davvero completamente
slegato dalla realtà sociale) sarà quella della repressione, a tutti i livelli, in funzione di un inasprimento di
quell’autoritarismo che il governo Renzi ha già dimostrato ampiamente di
esercitare attraverso le proposte di modifica costituzionale e il progetto di
legge elettorale.
L’insieme di questo fenomeno naturalmente deve essere
verificato a livello internazionale: per quel
che riguarda l’Unione Europea si pensi alla presenza del fascismo in
Ungheria e all’emergere di fenomeni di grande portata sul terreno del razzismo
e della “diversità della razza superiore”.
Mentre s’indebolisce l’idea politica di fondo del ceto dominante
si tratta, da nostro punto di vista, di replicare con l’opposizione condotta sia sul terreno sociale si su quello
politico.
Un movimento di opposizione cosciente della propria capacità
di esercizio di autonoma sovranità; sarà quello il punto sulla base del quale
andrà condotta un’ulteriore fase di scontro politico avendo come traguardo il
raggiungimento dell’egemonia allo scopo di provocare una vera e propria
rivoluzione intellettuale e morale.
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