E
così, ora qualcuno sosterrà che in Via Olgettina avesse sede un ostello per
educande, che ad Arcore si discutesse di filosofia, e che non vi sia stata
alcuna indebita pressione sui funzionari della Questura di Milano per sottrarre
una delle educande ad un affidamento degradante, e per consegnarla invece alla
badessa del convento.
Al
di là dell’ironia, l’assoluzione in appello sembra fondarsi per un aspetto sul
fatto che l’ “utilizzatore finale” non conoscesse la reale età dell’educanda, e
per l’altro sul fatto che nelle pressioni esercitate sui funzionari della
Questura di Milano non possa configurarsi il reato di
concussione.
L’imputato
Berlusconi è quindi assolto dai reati dei quali è stato accusato. Ma,
attenzione. Una sentenza di condanna, o di assoluzione, può fondarsi su due
elementi: che i fatti addebitati all’imputato siano o meno stati da questo posti
in essere; che tali fatti, ancorchè effettivamente compiuti, configurino o meno
un reato. E, a quanto pare, la sentenza di assoluzione non disconosce i fatti,
ma non ritiene di doverli censurare penalmente. D’altra parte, la stessa abile
difesa dell’Avv. Coppi, a differenza della difesa nel processo di primo grado,
ha mirato proprio a questo: non essere l’imputato a conoscenza del fatto che la
signorina in questione fosse minorenne; e non esser state le pressioni
esercitate sulla Questura di Milano tali da configurare il reato di concussione,
anche alla luce di nuove norme, votate da PD e PdL, che nel frattempo hanno
ridefinito il reato di concussione.
I
fatti, però, restano. E, se giudicare se i comportamenti dell’ex-cavaliere
configurino o meno un reato, è cosa che spetta esclusivamente alla Magistratura,
e non ai cittadini, a questi però spetta di valutare l’affidabilità di un
Presidente del Consiglio che ponga in atto tali comportamenti. E, in un
qualsiasi paese civile, ad una figura del genere (ad iniziare da quando solo
l’intervento dell’allora Presidente della Repubblica evitò che venisse affidato
all’Avv.Previti il dicastero della Giustizia), sarebbe precluso il governo del
Paese: ma non dalle sentenze della Magistratura, quanto da un’opinione pubblica
cosciente ed informata.
Per
questa ragione, così come ho ritenuto che una condanna (quella di primo grado,
anche eccessivamente severa), potesse aggiungere qualcosa alle valutazioni
pesantemente negative di gran parte dell’opinione pubblica, così non ritengo che
l’attuale assoluzione possa e debba attutire quelle valutazioni, che, peraltro,
si fondano anche su molti altri fatti.
In
un Paese democratico, i cittadini hanno il diritto (ed anche il dovere) di
formarsi un’opinione sui comportamenti di chi li governa, a prescindere dal
fatto che tali comportamenti configurino o meno dei reati. E se tali
comportamenti, sottoposti a giudizio, vengono valutati in modo difforme tra un
grado di giudizio e l’altro, non credo si debba, da una parte o dall’altra,
immediatamente gridare allo scandalo ed al complotto, ma semplicemente osservare
che, in un ordinamento che preveda più gradi di giudizio, ciò sia fisiologico.
Ciò
detto, convengo con il commento di Lanfranco Turci, su Facebook, ai ragionamenti
di “Mal Volio” (e che, per completezza riporto qui di seguito), e convengo con
la sua osservazione che buona parte di coloro che si opponevano a Berlusconi
hanno condotto tale opposizione più sull’osservarne l’indegnità, che sul
combatterne le impostazioni politiche di fondo. Ritengo però che vi vada
aggiunta un’osservazione fondamentale per capire cosa stia avvenendo oggi: il
non averne contrastato adeguatamente l’idea di politica e di società non ha
riguardato solo “i paradigmi neoliberisti e recessivi” della sua politica, ma
anche e soprattutto a concezione stessa della democrazia, che adesso, attraverso
il “Patto del Nazzareno”, si è affermata come dottrina del Governo e del PD di
Matteo Renzi. In questo, come ho scritto qualche tempo fa, Berlusconi ha
stravinto la sua battaglia.
E,
se è vero che l’azione politica non può, anzi non deve assolutamente, legarsi
all’esito delle azioni giudiziarie, non è affatto condivisibile il giudizio
espresso da “Mal Volio”: che la buona politica non debba dipendere da categorie
morali. Tale giudizio, equivale a sostenere che il fine giustifichi i mezzi.
Secondo tale interpretazione, qualsiasi politica intervenga “sul conflitto tra
capitale e lavoro”, ovviamente nella direzione auspicata dal commentatore,
sarebbe una “buona politica”, a prescindere dal come, da chi, e con quali
strumenti, questa venga portata avanti. Nello spregio dei contenuti umanitari
del socialismo, atteggiamenti del genere sono quelli che hanno contribuito a
rendere la Sinistra italiana quello che è. Un governo di malfattori, o che
agisca in spregio alla democrazia, resta tale, quali che siano i contenuti della
sua azione.
La
valutazione negativa che buona parte dell’opinione pubblica si è fatta circa i
comportamenti ed il modo d’essere dell’ex-cavaliere, quindi, deve prescindere
tanto dalle sentenze, favorevoli o contrarie, della Magistratura, quanto dai
contenuti specifici delle politiche economiche e sociali che egli ha portato
avanti.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie