Tra
le proposte che tendono a restringere gli spazi di democrazia del Bel Paese, nel
silenzio quasi generale, è stato approvato nella Commissione Affari
Costituzionali del Senato un emendamento che:
1-
Aumenta
da 500.000 a 800.000 il numero delle firme necessarie perché un Referendum
abrogativo possa essere sottoposto agli elettori.
2-
Sottopone
i quesiti referendari ad un vaglio di ammissibilità da parte della Corte
Costituzionale.
3-
Riduce
di fatto il quorum necessario a determinare l’esito del Referendum, legandolo
alla percentuale dei votanti nelle ultime elezioni
politiche.
E’
evidente la volontà di comprimere i diritti e gli spazi a disposizione dei
cittadini e dei corpi intermedi della società perché questi possano far sentire
la loro voce.
L’insieme
delle controriforme previste e pattuite tra Berlusconi e Renzi (Italicum, Senato
non elettivo, cui ora si aggiunge la modifica delle norme sui Referendum
abrogativi), disegna un quadro d’insieme che ben difficilmente può esser visto
come compatibile con un sistema democratico. In definitiva, la legge elettorale
per la Camera dei Deputati assicurerà ai vertici della forza politica di
maggioranza relativa (quale che essa sia) il diritto a governare pur senza
essere maggioranza ed il diritto a condizionare, attraverso il meccanismo delle
soglie variabili, l’esi0stenza o meno di formazioni
minori.
E,
attraverso il meccanismo della preferenza bloccata, ad assicurarsi che i singoli
deputati siano pronti ad obbedire agli ordini di scuderia.
Si
configura così la sostanziale dipendenza del Parlamento dall’Esecutivo, antitesi
delle moderne (ed antiche) democrazie.
Il
tutto viene rafforzato dal Senato non elettivo: espressione di caste politiche,
quelle regionali, sovente di infima qualità (basti vedere le indagini della
Magistratura sui gruppi consiliari di molte Regioni), che voteranno un centinaio
di signori, amici e sodali, a comporre un Senato privato di poteri e, a questo
punto, inutile ed inefficace.
Se
si pensa che poi Camere così composte nomineranno direttamente o indirettamente
gli Organi di Garanzia della Repubblica (in primis, Presidente e Corte
Costituzionale), risulta evidente come il vero intendimento di queste cosiddette
riforme sia quello di assicurare, in spregio ai principii della Carta
Costituzionale oggi vigente, ed in spregio ai principii di qualsiasi democrazia,
il superamento dell’equilibrio tra i poteri, e l’assoluto primato
dell’Esecutivo.
L’incremento
da 500 a 800.000 del numero delle firme necessarie ad indirre un referendum
abrogativo rappresenta un tassello, forse piccolo, ma certo non marginale, di
questo disegno. Difatto, si cerca di restringere la possibilità di ricorso a
quest’arma di democrazia diretta a quei gruppi che dispongano di sufficienti
mezzi economici ed organizzativi, contribuendo anche per questa via ad
allontanare i cittadini dalla politica
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie