venerdì 30 giugno 2023

IL RICORDO DEL 30 GIUGNO 1960 E L'ANTIFASCISMO MILITANTE

 

IL RICORDO DEL 30 GIUGNO 1960 E L'ANTIFASCISMO MILITANTE di Franco Astengo


Il 30 Giugno 1960 dopo un grande comizio tenuto da Sandro Pertini in piazza della Vittoria (u brichettu, fu appellato in quell'occasione il futuro Presidente della Repubblica) i Genova scendeva nelle strade per respingere il tentativo fascista di svolgere il proprio congresso nella città medaglia d’oro della Resistenza.

Seguirono giorni di grande tensione e mobilitazione popolare in tutto il Paese, con una forte repressione poliziesca: vi furono 5 morti a Reggio Emilia, a Roma i carabinieri a cavallo caricarono i partecipanti a una manifestazione antifascista a Porta San Paolo ferendo deputati comunisti e socialisti, vi furono altri morti a Licata, Palermo e Catania.  

Alla fine di quei giorni convulsi la democrazia vinse e il governo Tambroni fondato sull’alleanza tra democristiani e fascisti fu costretto alle dimissioni e si aprì, per il nostro Paese, una pagina nuova.

Non dobbiamo mai dimenticare quei fatti in particolare adesso, nella più stretta attualità: in Italia è in atto, ormai da molto tempo ma ora in maniera molto più esplicita e diretta una vera e propria svolta autoritaria attaccando i capisaldi della Costituzione Repubblicana.

Serve subito la messa in campo di una forte opposizione sociale e politica.

Sotto questo aspetto non si può perdere altro tempo: siamo chiamati ritrovare subito una nostra identità e una nostra autonoma capacità d’iniziativa.

L’esempio del Luglio ’60 non dovrà rappresentare un semplice riferimento al passato ma un modello cui richiamarsi.

Occorre creare le condizioni per una forte tensione sociale sui grandi temi del lavoro, della sanità, del welfare, della qualità della democrazia, della pace cui collegare una altrettanto decisa prospettiva politica.

Senza indulgere nella retorica serve un’opposizione consapevole del fatto che prima di tutto è in gioco l'idea di Repubblica nata dalla Resistenza ed espressa nella Costituzione.

Mai come adesso il ricordo di quelle giornate dell'estate 1960 si deve collegare ad un'azione di indispensabile antifascismo militante.

giovedì 29 giugno 2023

UNA COMUNITA' POLITICA

 

UNA COMUNITÀ' POLITICA di Franco Astengo


Almeno a giudicare dalla lettura delle firme apposte alle missive pubblicate nell'apposita rubrica la notizia dell'avvicendamento nella direzione del "Manifesto" ha suscitato un preciso interesse da parte di quella che può ben essere ancora definita come "comunità politica": una base di intellettuali e militanti (una parte dei quali collaboratori "storici" del giornale) che pur evidenziando idee diverse sono accomunati da un'unica passione e comune aspirazione riguardante la sinistra italiana (culturale e politica) della quale leggono tutti i limiti, le difficoltà, i ritardi.

Un altro elemento che collega questi interventi riguarda la valutazione (e l'aspirazione) nei riguardi del Manifesto, inteso per tutti come sede di riferimento sul piano dell'analisi ma pure soggetto sede di dibattito e (perché no?) di aggregazione.

Fin ora appare assente da questa discussione la parte più propriamente partitica/politica della sinistra italiana: al momento in cui scrivo questa nota, nessun dirigente del PD, dell'alleanza AVS, di Unione Popolare e del M5S si è misurato con il tema del ruolo del giornale all'apertura di una nuova fase, resa molto complicata dal prepotere di una destra che appare sempre più incombente e dalla drammaticità della situazione internazionale.

Da questa osservazione che ritengo non propriamente marginale nasce un interrogativo: è necessario pensare a una connessione tra la sinistra politico/partitica e - non tanto e non solo per la redazione del giornale (che pure rappresenterebbe fatto già importante) - ma per questo "insieme" di comunità culturale e politica (sicuramente plurale, se non addirittura frastagliata nelle sue opzioni) ? Una "comunità politica"che si sta esprimendo nella ricerca di una sede di discussione e di conseguente nuova capacità d'aggregazione tenendo conto dei dati di novità che, anche da questo punto di vista, ci propone l'innovazione tecnologica ormai spinta fino alla digitalizzazione del pensiero.

Nel suo editoriale di insediamento il neo-direttore Andrea Fabozzi ha tracciato la strada di una elaborazione che dovrebbe sfociare in una grande assemblea per il mese di settembre.

La mia proposta è molto semplice: l'iter di questa elaborazione dovrebbe intrecciarsi con un fitto dialogo con collaboratori/lettori magari attraverso un'apposita rubrica del giornale a scadenza fissa ( 2 volte alla settimana, per esempio) e dove possibile anche attraverso incontri pubblici nelle principali città.

Da tener conto dei soggetti collettivi che agiscono in questo campo (uso con grande cautela il termine): dalle associazioni rappresentative di specifiche contraddizioni da quelle ambientali a quelle di genere al mondo pacifista, alle "classiche" associazioni culturali del mondo della sinistra (Rete dei Numeri Pari, Società della Cura, ARS, CRS, Socialismo del XXI secolo ecc) a livello centrale come periferico fino ai soggetti "istituzionali" dell'aggregazione della sinistra, sindacati, ARCI, ANPI e alle riviste (Critica Marxista, Alternative per il Socialismo, la nuova serie di Critica Sociale solo come esempi)

Obiettivo: non solo e non tanto il mantenimento dell'eresia (chi detiene l'ortodossia?) o lo "stare dalla parte del torto"(anche qui sembra difficile trovare la "ragione") ma la definizione di un contributo di progettualità posto su due piani: la ricerca sull'intreccio ancora da stabilire tra le fratture moderne e post-moderne in una sintesi che ci consenta di uscire da questa condizione di "rivoluzione passiva"; un intervento sull'attualità della "struttura" politica a sinistra in previsione di momenti di scontro sociale ed anche elettorale che si stanno presentando come molto duri e difficili da affrontare.

martedì 27 giugno 2023

NUMERI DAL MOLISE

 

NUMERI DAL MOLISE di Franco Astengo


Eseguita la lettura dei dati relativi alle elezioni regionali del Molise comparando l'esito delle regionali 2018 a quello del turno di domenica scorsa 25 giugno 2023 se ne trae la conclusione di uno suddivisione dell'elettorato che aveva premiato la candidatura presentata dal Movimento 5 stelle.

Prendiamo le mosse dalla partecipazione al voto: nel 2018 risultavano aventi diritto al voto 331.253 elettrici ed elettori, cifra diminuita a 327.805 nel 2023 (si tenga conto che il Molise è una delle regioni con la più alta percentuale di iscritti all'estero: nel caso 85.311 per il 26%).

Il totale dei voti validi è sceso da 167.629 (2018) a 151.399 (2023) con una sottrazione di 16. 230 unità. Nel 2018 i voti validi avevano rappresentato il 50,49%, nel 2023 il 46,18% (-4,31%).

La candidatura Roberti (2023) per il centro - destra ha realizzato un forte incremento rispetto alla (pur vincente) candidatura Toma presentata nel 2018: Toma ottenne 73.229 voti (22,10% sul totale del corpo elettorale) Roberti ha avuto 94.339 suffragi ( 28,77% sul totale del corpo elettorale, quindi con un incremento reale 6,76%).

La chiave dello spostamento di consenso risiede nella posizione del M5S: nel 2018 la candidatura Greco presentata dal MoVimento ottenne 64.875 voti al secondo posto ( 19,58% sul totale del corpo elettorale), formulando una comparazione impropria si può ricordare che nelle elezioni politiche 2022 il M5S ha presentato nel collegio la candidatura Di Palma con 31.265 voti mentre nelle Regionali 2023 il M5S si è presentato nella coalizione con il PD e altri di centro sinistra a sostegno della candidatura Gravina ottenendo 9.966 voti (3,04% rispetto all'intero corpo elettorale).

La stessa candidatura Gravina ha ottenuto complessivamente 54.884 voti, 26.066 in più della candidatura Veneziale presentata nel 2018 dal centro-sinistra (nelle elezioni politiche del 2022 la candidatura di Alessandra Salvatore per PD,AVS e più Europa aveva avuto 30.190 voti).

Si potrebbe quindi affermare di una vera e propria spaccatura dell'ex-elettorato 5 stelle sia in direzione centro-destra, sia in direzione candidatura Pd e altri.

Tra le singole forze politiche c'è da registrare l'incremento di FdI che dai 6.461 voti avuti nel 2018 è passato a 26.516 nel 2023 (flettendo leggermente rispetto alle politiche 2022 dove ottenne 27.818 voti). Incremento anche per Forza Italia (da 14.777 a 16.876) e decremento per la Lega (da 10.792 a 8.425). Nell'ambito del centro destra si è presentata anche una lista centrista che ha avuto 13.921 voti; la lista IV-Azione alle politiche 2022 aveva ottenuto 6.247 voti.

Il PD scende da 23.447 voti nel 2018 ( 7,07% sull'intero corpo elettorale) a 16.910 (5,15% sull'intero corpo elettorale) incrementando però rispetto alle politiche 2022 (13.122 voti). Risultato compensato, nell'occasione delle regionali 2023, dai 5.887 voti ottenuti dalla lista del candidato - presidente e dagli 8.072 voti della lista civica "Costruire Democrazia". Incremento per l'alleanza Verdi - Sinistra con 6.685 voti mentre Leu nel 2018 ne aveva ottenuti 3.777 (l'alleanza AVS nelle politiche 2022: 4.784).

In conclusione:

1) Tutte le consultazioni intercorse fra le elezioni politiche 2022 ed oggi, sia regionali sia amministrative hanno mostrato il tratto comune della crescita dell'astensione che ormai sembra riguardare strutturalmente quasi il 40% dell'elettorato e quindi superare, di volta in volta, a seconda dei casi e delle circostanze il 50%;

2) Il "trend" di forte volatilità elettorale che aveva caratterizzato il secondo decennio del XXI secolo sembra aver rallentato la propria corsa identificando in FdI il partito di maggioranza relativa, senza assegnargli però la funzione di "partito pivotale" del sistema;

3) la prospettiva delle elezioni europee (proporzionale con preferenze, sbarramento - per ora - al 4%) risulterà determinante per il M5S capace di conservare una sua forza alle elezioni politiche ma debolissimo sul terreno delle elezioni locali, in particolare quando si è presentato in alleanza con il PD;

4) il nuovo corso della segreteria PD non ha finora dimostrato una capacità d'attrazione in grado di rendere il partito competitivo a livello di maggioranza relativa (altro discorso ovviamente per il sistema di alleanze che per il centro-destra appare ormai collaudato anche nella presentazione dei simboli e sul versante PD ancora da costruire anche e soprattutto rispetto all'identità e alla visibilità di uno schieramento definito).E' vero che le elezioni europee non prevedono la necessità di apparentamenti, ma nel 2025 ci sarà un importante turno di elezioni regionali che richiedono il sistema di alleanze. Turno delle regionali 2025 dal quale non dipenderà soltanto il governo delle singole regioni chiamate in causa (Toscana, Marche, Campania, Puglia, Veneto, Liguria e Valle d'Aosta. ) ma l'andamento del finale di legislatura (salvo colpi di scena, ovviamente).

lunedì 26 giugno 2023

26-27 GIUGNO 1983: LE ELEZIONI POLITICHE DI QUARANT'ANNI FA

 

26-27 GIUGNO 1983: LE ELEZIONI POLITICHE DI QUARANT'ANNI FA di Franco Astengo


il 26-27 giugno 1983 si svolse un turno di elezioni politiche anticipate, gestite da un governo Fanfani molto provvisorio dopo che nel corso della legislatura la presidenza Pertini che dopo i passaggi dei governi Cossiga e Forlani (durante il cui mandato erano stati scoperti gli elenchi della P2) aveva concretizzato, per la prima volta dalla fase-post resistenziale del gabinetto Parri, una presidenza del consiglio non democristiana affidata al segretario del PRI Giovanni Spadolini.

Sono passati esattamente quarant'anni e vale la pena ricordare quel passaggio della storia politica del nostro Paese non tanto e non solo per la ritualità della scadenza.

Andò alla prova, in quell'occasione, il PCI portato sulla linea dell'alternativa con la "seconda" svolta di Salerno annunciata da Berlinguer nel pieno del dramma del terremoto dell'Irpinia del 1980 e la nuova veste del PSI condotto sulla linea dell'autonomia anche ideologica (il saggio di Pellicani su Proudhon) dalla segreteria Craxi.

Nel dopo XVI congresso del PCI vi furono contatti e un famoso incontro alla Frattocchie che sembrò in una qualche misura come un passaggio di avvicinamento, mentre De Mita aveva lanciato la DC sulla strada di un rinnovamento di stampo tecnocratico, in linea con le tendenze dell'epoca dominate dall'avvento della reaganomics negli USA e della presidenza Thatcher in Gran Bretagna.

L'esito elettorale fece registrare un punto di novità che poteva essere giudicato in quel momento sostanziale, da vera e propria "elezione critica": quello del calo della DC nella misura più consistente dalla nascita della Repubblica.

In un quadro complessivo che vedeva per la prima volta la percentuale dei partecipanti al voto scendere sotto il 90% fermandosi all'88,3% (il timore della crescita delle astensioni aveva pervaso tutta la campagna elettorale) la DC perse quasi due milioni di voti (da 14.046.290 a 12.153.081) oltre 5 punti percentuali (da 38,30% a 32,93%). Il PCI (che nelle sue liste aveva incluso oltre alla Sinistra Indipendente anche il PdUP e la Lega dei Socialisti, frutto di una scissione del PSI avvenuta nel 1981) tenne a fatica le posizioni scendendo da 11.139,231 voti (30,38%) nel 1979, a 11.032.218 (29,89%) nel 1983. Il divario tra le due forze protagoniste del "bipartitismo imperfetto" si ridusse considerevolmente ("in discesa" per via del calo democristiano) da 2.907.059 voti a 1.121.763 (nella notte tra il 27 e il 28 giugno un affluire di dati parziali aveva perfino fatto pensare qualcuno al "sorpasso"). La nuova linea del PSI portata avanti fin dallo schierarsi sulla "linea della trattativa" durante il rapimento Moro pagò con circa 650.000 voti in più(1,63% in percentuale) passando da 3.596.802 a 4.223.362 ma l'incremento maggiore, nell'ambito del quadro governativo uscente fu ottenuto dal PRI qualificatosi come campione della "questione morale" e passato da 1.110.209 voti (3,03%) a 1.874. 512 voti (5,08% con il passaggio della soglia psicologica del 5%). "Questione morale" che nel corso della campagna elettorale si era imposta all'attenzione dell'opinione pubblica con i fatti di Torino (caso Zampini- Biffi Gentili) e della Liguria (Caso Teardo, con l'arresto dell'ex-presidente della Regione e candidato alla Camera dei Deputati, anche lui iscritto alla P2).

L'esito politico della tornata elettorale fu però quello di rendere ancora più netto il divario a sinistra: il PCI dimostrò l'insufficienza della sua proposta di alternativa; il PSI considerò la posizione di governo come punto d'appoggio per la ricerca di un "riequilibrio" a sinistra.

Il 21 luglio il presidente Pertini conferì a Craxi l'incarico di formare il governo: il 4 agosto il governo giurò e il 12 dello stesso mese ricevette la fiducia della Camera. Un governo di penta-partito guidato per la prima volta nella storia da un socialista. Si avvicinava la bufera degli anni'80, del decreto di San Valentino, dell'installazione degli euromissili (ma anche di Sigonella), della "Milano da bere" e della "grande riforma".

Questa improvvisata ricostruzione intendeva soltanto affrontare un passaggio elettorale che non può essere dimenticato quando si intende misurarsi sul complesso e tormentato cammino percorso dalla sinistra nel sistema politico italiano.

Si stava avviando la fase del disincanto che presto si sarebbe trasformata in "antipolitica" nel corso della cui fase di espansione si svilupparono, favoriti dalla concezione maggioritaria della "governabilità" via via i fenomeni della personalizzazione, della crescita esponenziale della volatilità elettorale, della perdita di peso del voto di appartenenza, della crisi dei partiti a integrazione di massa trasformati dapprima in "partiti pigliatutto" poi in partiti "azienda" o "personali" fino all'approdo alla democrazia recitativa all'interno delle cui coordinate ci stiamo trovando in una fase di superamento del concetto di rappresentanza politica e di costante slittamento del potere istituzionale dal Parlamento (inopinatamente ridotto anche nel numero dei suoi componenti) all'esecutivo e al condizionamento del peso delle lobbies.

Al frantumarsi della società in isole corporative e nell'egemonia assunta dal fenomeno dell'individualismo competitivo i nuovi partiti usciti dallo scioglimento delle vecchie soggettività politiche hanno risposto con un adeguamento di tipo populista esaltando operazioni pericolose per la democrazia come quelle rappresentate dalla costruzione di una "Costituzione materiale" di stampo presidenzialista che si sta cercando di torcere in una modifica effettiva della Costituzione del '48.



domenica 25 giugno 2023

"IL MANIFESTO": ANCORA RIFERIMENTO POLITICO

 

"IL MANIFESTO": ANCORA RIFERIMENTO POLITICO di Franco Astengo

Le dimissioni di Norma Rangeri dalla direzione del Manifesto reclamano una riflessione sull'importanza del giornale per la sinistra italiana nella delicatezza della situazione che non è certo il caso di riassumere in questa sede.

La storia del Manifesto come esempio unico di presenza politica nella sinistra e di cambiamento profondo in quelle regole dell’informazione che sembravano scolpite per sempre: o dalla parte dei padroni o giornale di partito.

Attorno a”Il Manifesto”, nato su di un progetto politico compiuto arrivato ad assumere la dimensione del partito, si sviluppò alla metà degli anni’70 un originale confronto sul tema dell’autonomia del giornale al riguardo della soggettività costituita.

Un’autonomia quella reclamata e praticata dal giornale che coltivava l’ambizione di mantenere intatta la propria valenza culturale e morale sull’insieme della sinistra italiana ma che nacque anche, in quel frangente storico, da una non metabolizzata "sindrome della sconfitta" resa anche emblematica da una certa deriva movimentista.

Dopo travagli e rotture anche dolorose il Manifesto assunse una veste di " giornale/partito" (dal titolo del libro di Massimiliano Di Giorgio) con l'obiettivo di svolgere una sorta di "moral suasion" sull'insieme della sinistra.

Un "giornale partito" allo scopo della cui definizione di identità può valere ancora l’esempio del 25 aprile 1994, quello della manifestazione convocata dal giornale per segnalare l’arrivo di un pericolo vero sul terreno della distruzione della democrazia.

Per tutto il periodo a partire dalla chiusura della "repubblica dei partiti" il Manifesto ha svolto una funzione fondamentale di raccordo politico/culturale senza però sciogliere il nodo di fondo.

Oggi, però, alla conclusione dell'esperienza di Norma Rangeri (senza dimenticare il condirettore Tommaso Di Francesco) è il caso di aggiungere che la necessità del progetto politico appare, pur nella diversità dei tempi, ancora quanto mai urgente e indifferibile: nel vuoto in cui ci troviamo “Il Manifesto” potrebbe rappresentare un riferimento ben oltre una semplice funzione informativa/esortativa o di “ospitalità” del dibattito.


sabato 24 giugno 2023

 


RIFLETTENDO SULLA SITUAZIONE RUSSA. LOGICA DEI BLOCCHI, IMPEGNO PER LA PACE di Franco Astengo


Mi permetto di avanzare uno spunto di riflessione con il solo scopo di aprire una discussione di merito circa la confusione situazione in corso in Russia.

Se è possibile che il tentativo in atto da parte dei mercenari della Wagner faccia parte di un piano di sovvertimento del potere in Russia (come hanno segnalato già da qualche tempo fonti autorevoli come Financial Times o "Economist") il rischio è - come sempre segnalato da diversi autorevoli commentatori - di un inasprirsi delle condizioni di ricostruzione di una logica dei blocchi.

Logica dei blocchi fondata sull' accerchiamento diretto della Cina.

Una valutazione sensata tanto più che le tensioni in Russia arrivano, “quasi simbolicamente poche ore dopo che Stati Uniti e India”, in occasione della visita del premier Narendra Modi alla Casa Bianca, “hanno sancito una nuova alleanza in funzione anti-cinese” e “l’indebolimento della Russia rafforza il nuovo asse Usa-India”.

Non solo. C’è la questione nordcoreana con Pyongyang che “si appoggiava sia alla Cina che alla Russia e che ora resta senza quest’ultima”, osserva ancora mentre crescono i timori della comunità internazionale per i test missilistici e il programma nucleare della Corea del Nord. Le conseguenze di quanto accade in Russia arrivano al Medio Oriente, dove “tutti gli equilibri potrebbero essere scossi”, all’Iran e molti ricordano come la Repubblica Islamica si sia “esposta molto con l’invio di droni, armamenti, aiuti” da quando è iniziato il conflitto in Ucraina e come oggi “sia molto più sola”. Si riflette anche sulla Siria,e a “tutte le forze filo-iraniane” nel Paese arabo, e non solo, dove Russia, Turchia e Iran sono state protagonisti di questi dieci anni di caos e guerra dopo l’inizio, nel 2011, di proteste antigovernative presto nella repressione e in un lungo e sanguinoso conflitto.

Di fronte al rischio di un rinnovarsi dello scontro "Mondo libero" vs "Impero del Male" risalta così la necessità di un impegno pacifista che si rifletta immediatamente a livello europeo con l'obiettivo di non far coincidere l'UE con il sostegno alla logica bellicista imperante (in pratica il tema della coincidenza NATO/UE) e l'avanzamento di proposte concrete di smilitarizzazione, richiamo all'ONU, visione internazionalista rispetto ad un complesso di logiche "nazionaliste" rischiosissime per la pace e soprattutto per l'equilibrio atomico, ricordando anche diversi focolai di guerra aperti nel mondo.





giovedì 22 giugno 2023

QUESTIONI DI METODO; SCAVARE DENTRO MARX

 

QUESTIONI DI METODO: SCAVARE DENTRO MARX di Franco Astengo

Il testo curato da Rosario Croce (Edizioni della Normale) e dedicato agli scritti su Marx di Cesare Luporini ("Libertà e strutture: scritti su Marx 1964-1984") può fornire un utile contributo a chi intendesse sviluppare un tentativo di approfondimento al riguardo delle ragioni del prevalere a sinistra di un agire politico fondato sull'improvvisazione e la "caducità del momento".

Nell'introduzione ai testi raccolti nel volume , nel capitolo dedicato a "Forme, dialettica e storia. Il lavoro "dentro Marx negli anni'70" si rileva, a pagina LXVII, un passaggio che si può ritenere fondamentale allorquando Luporini insiste molto sul fatto che una teoria marxista non dipende soltanto dall'applicazione di un modelle teorico ai vari campi d'indagine, ma da una incessante discussione sul modello stesso, da un "ripensamento e riapprofondimento continuo delle basi teoriche". Ogni elaborazione teorica marxista, infatti, nel suo "procedere in avanti",cioè "a contatto col movimento della realtà, coi suoi mutamenti", "ha sempre bisogno di ritornare anche indietro, per scavare nei principi, nei fondamenti".

E Marx stesso. secondo Luporini, era pervenuto ai suoi più importanti risultati scientifici sull'economia politica proprio in virtù di un simile sforzo costante di riflessione meta-teorica "in rapporto dialettico con l'indagine empirica e teorica".

Con quale obiettivo di fondo perseguire questo continuo lavoro di ricerca?

A mio giudizio la risposta si trova nel prosieguo del testo già citato, a pagina LXXXIII, che mi permetto di citare .

Si tratta, infatti, di contrastare "..la tendenza a dare all'uso della dialettica da parte di Marx una funzione meramente espositiva dettata dalle necessità pratiche, di "perspicuità ed economia della trattazione" e dall'altro, quello di appiattire la dialettica a una logica dello sviluppo storico".

Sono questioni sulle quali, com'è noto, si sono consumate tante discussioni filosofiche e alle quali - secondo il curatore - le indicazioni di Luporini forniscono un apporto estremamente chiarificante e teoricamente fecondo.

E' in questo quadro che si apre in Marx uno spazio teorico vuoto, non del tutto riempito: questo è uno dei casi in cui Luporini, nel ripensamento dei problemi marxiani, si muove con una dose di scetticismo ( Croce cita "l'aporeticismo controllato" secondo la formula di Andrè Tosel) senza lasciarsi tentare da soluzioni di armonizzazione tanto rassicuranti quanto artificiose, ma senza neanche delineare programmi di ricerca e soluzioni sistematiche possibili , riproponendo in sostanza un "lavoro di scavo".

L'abbandono di quella "logica di scavo" di "ricerca permanente" ha fatto sì che ci si proponesse di considerare la ricerca teorica inutile ai fini della proposizione politica che dovrebbe essere elaborata "praticamente"misurandosi sul massimo di omologazione all'esistente.

Nella sostanza ci si è ridotti, nel migliore e più nobile dei casi, in una ricerca storica.

Quella di una ripresa dello "scavare in Marx"potrebbe allora rappresentare una possibile chiave per andare avanti in tempi in cui la velocità delle trasformazioni sociali in virtù del procedere spavaldo dell'egemonia della tecnica potrebbero anche indurci a ulteriori passi indietro sposando una sorta di "teoria delle catastrofi" e incoraggiandoci a sprofondare definitivamente nella "rivoluzione passiva".

mercoledì 21 giugno 2023

2IL ROSSO NON E' IL NERO": APPELLO PER LA SANITA' PUBBLICA

 

"IL ROSSO NON E' IL NERO": APPELLO PER LA SANITA' PUBBLICA

L'Associazione "Il Rosso non è il Nero" lancia un forte appello per la difesa e il rilancio della sanità pubblica sia sul piano nazionale, sia in Regione Liguria dove l'attacco sferrato dai fautori della privatizzazione della salute appare particolarmente forte in linea con gli intendimenti dell'amministrazione regionale di destra.

Questo è il messaggio conclusivo di un seminario di studio organizzato il 20 giugno dalla nostra Associazione e introdotta da un'ampia relazione tenuta dal prof. Giampiero Storti, presidente dell'Associazione "Amici del San Paolo" che anche in questa sede si coglie l'occasione per ringraziare.

Difesa e rilancio della sanità pubblica sono intesi dalla nostra Associazione in linea con il concetto di riferimento costituzionale che deve costituire punto essenziale per tutti i soggetti, politici, associativi, culturali che intendono muoversi in un ambito democratico - progressista legato al mondo dei diritti collettivi e individuali e di lotta alle disuguaglianze economiche e sociali.

Il tema della sanità pubblica è strettamente connaturato a quello dell'universalità del "welfare state" che aveva ispirato la stesura della legge 833 sul servizio sanitario nazionale: legge che, fin dal lontano 1981, è stata oggetto di ridimensionamento politico e finanziario da parte dello Stato.

Egualmente gli operatori sanitari hanno subito forti contrazioni nei propositi di applicare gli altri provvedimenti legislativi legati al concetto di sanità pubblica: dai consultori familiari, alla legge Basaglia, alla legge 194 che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all'aborto.

Il quadro di applicazione della legge 833 ha poi subito una decisiva modificazione con la modifica del titolo V della Costituzione che ha aperto la strada ad un ruolo in materia da parte delle Regioni.

Modello privatistico già introdotto dalla Regione Lombardia nel 1997 che aveva funzionato da grimaldello per una sterzata decisiva verso l'ingresso dei privati.


Ingresso dei privati poi esteso alle altre Regioni e di cui la Liguria è protagonista da molto tempo, con effetti ben visibili nella realtà

.

Già in precedenza alla modifica del titolo V e alla completa regionalizzazione della sanità , con il governo Berlusconi I, il cambio di denominazione del Ministero" da "Sanità" a "Salute"(è stato detto "un classico caso di corruzione delle parole per corrompere il significato") aveva fornito una indicazione precisa verso una concezione di tipo individualistico: egualmente va ricordato il passaggio della contrattazione riguardante il personale sanitario al comparto del pubblico impiego.


E’ ovvio che, con le regionalizzazione e privatizzazioni , rinunciando ad erogare servizi, lo Stato italiano ha smantellato lo Stato Sociale.

Nel quadro dell'aumento complessivo della povertà la risposta dello Stato,tolto di mezzo appunto lo stato sociale, è stata quella dell'assistenzialismo.

La quasi totalità delle risposte di tutti i governi sono state finora esclusivamente monetarie attraverso i cosiddetti "bonus" o basate su una riduzione del carico fiscale. Soluzioni standardizzate per tutti, al posto di interventi di sostegno mirati in termini di servizi, educazione o prevenzione.

In conclusione si ribadisce la necessità di elaborazione di una linea politica capace di contrastare questa deriva rivolgendosi prima di tutto alle cittadine e ai cittadini colpiti da questi processi di progressiva iniquità e agli operatori del settore(con un particolare critica all'introduzione del numero chiuso nelle facoltà di medicina) , la cui condizione lavorativa è stata progressivamente modificata e peggiorata al punto da far presentare ormai gravissime carenze strutturali nel rapporto con le esigenze della società e con il territorio ormai sguarnito anche dalla - indispensabile - presenza attiva dei medici di base.




martedì 20 giugno 2023

AMMINISTRAZION E POLITICA

 

AMMINISTRAZIONE E POLITICA di Franco Astengo


L'approccio populistico/corporativo attraverso cui si sta affrontando il dibattito sul reato di abuso d'ufficio finisce con il far trascurare - almeno per quel che riguarda il rapporto politica- amministrazione e il ruolo dei Sindaci e dei dirigenti - tre punti fondamentali:

1) Il cambiamento di ruolo, funzioni, posizione politica determinato dall'elezione diretta dei Sindaci (1993) al riguardo degli stessi "primi cittadini", della giunta e del consiglio comunale. Per inciso è carente anche la riflessione sul mutamento di natura dell'Ente Regione nel post-elezione diretta del Presidente dalla Giunta Regionale (2000) impropriamente denominato Governatore (termine che non esiste). Le Regioni infatti si sono trasformate da Ente legiferante e programmatorio in Ente di nomina e di spesa (vedi sanità) con spiccate funzioni rivolte alla rielezione della parte politica in carica;

2) La caduta del sistema dei controlli (prima GPA, poi CORECO, ecc) dalla Prefetture e poi dalla Regioni sui Comuni. Un altro punto di discussione e di bilancio che rimane tutto da svolgere. Sotto questo aspetto da ricordare anche la trasformazione di ruolo, compiti, natura del servizio per i Segretari Comunali. Ricordiamo ancora il recentissimo scontro Governo/Corte dei Conti che più o meno proponeva lo stesso tema;

3) Il modificarsi nel rapporto tra politica e amministrazione nel sistema degli Enti Locali avvenuto attraverso le cosiddette "Leggi Bassanini" con il passaggio (personalmente giudicato eccessivo) di funzioni e deleghe ai dirigenti degli Enti (da qui anche il passaggio "di carico" nelle purtroppo proseguite vicende di corruttela).

4) Tutto ciò si situa dentro il quadro della modifica del titolo V della Costituzione inteso quale vero e proprio punto di "apripista" per il discorso sull'autonomia differenziata che purtroppo starà al centro del dibattito parlamentare in questa legislatura.

domenica 18 giugno 2023

POLARIZZAZIONE

 

Il modello incentrato sul consumo individualistico di territorio, di cultura, di vita; modello governato dal sovversivismo delle classi dominanti e accettato dalla "rivoluzione passiva" .

Modello che sta producendo una polarizzazione sociale dalla quale sorgono disuguaglianze insostenibili nella Città e nella Periferia: una divisione radicale ancora non interpretata appieno dalla riflessione politica.

Nel cuore dell'Impero agiscono vecchie e nuove contraddizioni simili a quella antica tra città e campagna. Il popolo affamato della città potrebbe cercare la rivoluzione in tempi che non sono rivoluzionari e di conseguenza provocare la feroce reazione della destra come, del resto, si intravede già in un orizzonte non lontano.

Dobbiamo investire sulla ricerca di un nuovo compromesso socialdemocratico basato sul "senso del limite" e sulla riunificazione sociale dei ceti svantaggiati resistendo al grande attacco che ci sta arrivando addosso dall'innovazione tecnologica governata dalla furia padronale. Una furia padronale che intende ridurre la politica alla tecnologia dell'eterno presente provocando la rottura di qualsiasi costruzione ideale del cambiamento.

Come l'eterna contraddizione di classe potrà vivere dentro il compromesso sarà compito dell'organizzazione politica da costruirsi sulla ricerca di una rinnovata identità di massa.

Franco Astengo

giovedì 15 giugno 2023

QUARANT'ANNI FA L'ARRESTO DI TEARDO E IL MANCATO ANTICIPO DI TANGENTOPOLI

 

QUARANT'ANNI FA L'ARRESTO DI TEARDO E IL MANCATO ANTICIPO DI TANGENTOPOLI di Franco Astengo


Il 14 giugno 1983, quarant'anni or sono, i carabinieri, su mandato dei giudici Francantonio Granero e Michele Del Gaudio, arrestarono nella sua casa di Albisola Superiore Alberto Teardo, esponente della P2 e del PSI assieme ad altri suoi compagni di partito, tra i quali il sindaco di Albissola Marina, Borghi. Nei giorni seguenti si verificarono altri arresti di esponenti dello stesso PSI e della DC: alla fine del processo quasi tutti gli imputati furono condannati per corruzione e associazione a delinquere semplice (non fu riconosciuto lo “stampo mafioso”): risultarono assolti l’ex-deputato socialista Paolo Caviglia e il sindaco di Borghetto Santo Spirito, l’architetto Bovio, iscritto al PCI.


Al momento dell’arresto Teardo si trovava al centro di una campagna elettorale che, con ogni probabilità, lo avrebbe portato in Parlamento, dopo l’esperienza di assessore e di presidente della Regione Liguria: un fatto che cadde come una vera e propria “bomba” sull’intero sistema politico savonese, squassandolo violentemente; eppure quasi nessuno volle riconoscere la dimensione nazionale di quell’episodio che risultava, invece, essere assolutamente anticipatore di “Tangentopoli”.


Teardo era già al centro da qualche tempo, anche grazie alle denunce avanzate proprio dall’avv. Trivelloni, di un forte polemica politica legata alla “questione morale”: polemica politica rafforzata, nel 1981, allorquando il magistrato Gherardo Colombo sequestrò, a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo, le liste degli appartenenti alla loggia massonica segreta P2 guidata da Licio Gelli. In quegli elenchi assieme a quelli di Silvio Berlusconi, Fabrizio Cicchitto, di generali, uomini politici, uomini d’affari, giornalisti, personaggi dello spettacolo figurava anche il nome di Alberto Teardo.


Pochi, sul piano politico, risposero appieno a quelle denunce e a quegli appelli: sul piano savonese e regionale, lo scrivo senza alcuna velleità di attribuire patenti di esclusività nel merito, soltanto il PdUP e la Sinistra Indipendente, oltre a qualche esponente del PCI e della CGIL, ma in una misura numericamente del tutto ridotta.


In quest’occasione ci si è limitati a riassumere i dati politici più importanti di quella vicenda, proprio per offrire a chi visse in prima persona quella vicenda e a chi, magari, ne sente parlare per la prima volta, alcuni elementi di ricordo, valutazione, riflessione.


La configurazione di quei fatti e il tipo di problemi che, in allora, si posero alle forze politiche, avrebbero dovuto promuovere un ragionamento in profondità, da svilupparsi proprio mentre si stavano scoprendo i diversi tasselli istituzionali.


Com’era configurabile il fenomeno concreto con il quale ci trovammo a dover fare i conti?


La “questione morale savonese” presentava, rispetto ad altri fenomeni evidenziatisi proprio in quel periodo, come il caso “Biffi Gentili” a Torino (laddove fu il sindaco Novelli ad attivare il meccanismo di riferimento alla magistratura), elementi di assoluta originalità.


Si trattava infatti dell’esistenza, non tanto e non solo di una “centrale” collettrice di tangenti, ma di un fenomeno di contropotere organizzato in cui erano poteri extra-legali (appunto le logge massoniche “coperte”) a determinare gli assetti politici e gli atti concreti della Pubblica Amministrazione al di fuori da qualsiasi possibilità di controllo democratico.


Lo stesso rapporto con la società che era stato instaurato da questo potere extra-legale non risultava essere di natura classicamente clientelare (per cui si sarebbe potuto parlare semplicemente di reciproco favoritismo tra società civile e ceto politico) ma si trattava, invece, di un fenomeno di vera e propria “progettualità criminale” che puntava a contaminare (realizzando l’obiettivo) i diversi settori della politica, delle professioni, dello stesso mondo del lavoro.


Era quello il punto, che riconosciuto adeguatamente, avrebbe dovuto portare da subito a considerare Savona un “caso nazionale”.


Quali erano, allora, i terreni di coltura del progetto criminale?


La prima condizione era stata costituita dal progressivo decadimento dell’economia e della struttura produttiva del savonese.


Su questo punto ancor oggi e sulla base di esperienze successive che con Luciano Angelini abbiamo analizzato nella "Miccia Ritrovata" (testo pubblicato nel 2020) dovrebbero essere analizzate le responsabilità di quanti promossero un vero e proprio feroce processo di deindustrializzazione del nostro territorio.


Va affermato ancora oggi con chiarezza: la sinistra di governo non seppe riconoscere, qui in Liguria, il fenomeno nella sua vastità e nella sua dirompenza, non riuscendo a legare un progetto preciso di difesa e rinnovamento della vocazione industriale della Città a un progetto precisa relazione con un terreno di nuova qualità dello sviluppo che pure, all’epoca, poteva essere possibile se pensiamo alle esigenze di modernizzazione (mai realizzate) delle infrastrutture e di un coerente uso del territorio.


E’ stato, all’epoca, il processo di deindustrializzazione il punto vero di copertura dell’intreccio politica – affari.


Un processo di deindustrializzazione la cui finalità ultima, come puntualmente fu verificato negli anni successivi, era quello di un tragico scambio: liberazione delle aree/ speculazione edilizia.


A questa prima condizione se ne collegò un’altra che riguardava il tema delle basi strutturali sulle quali si erano realizzate, negli Enti Locali, le alleanze politiche.


La strategia delle cosiddette “giunte bilanciate”, attuata in Liguria ma anche in altre parti del territorio nazionale, da DC e PSI assunse un aspetto del tutto particolare: non soltanto di copertura dell’intreccio fra politica e affari ma come sanzione (direi quasi come terminale) dell’aspetto più pericoloso di tutta questa storia e che va ribadito, dopo essere stato già indicato poco sopra: quello delle assunzioni delle decisioni politiche in sedi extra-legali come le logge massoniche segrete e al di fuori da ogni possibilità di controllo democratico.


Il PCI anche a livello nazionale reagì in maniera che ancor oggi può essere considerata inadeguata alla vastità e alla profondità del fenomeno: “Rinascita” si limitò a scrivere di una “macchia nera su di un vestito bianco” e nulla di più.


Quel che è certo, e che deve essere ribadito , fu l’aprirsi di un vero e proprio “varco”, di una codifica della separatezza tra la gestione della cosa pubblica a livello locale e gli interessi e i bisogni della popolazione.


In quel modo le forze politiche, adagiate sul terreno della governabilità, favorirono un processo di spostamento dal collettivo all’individuale nel soddisfacimento dei bisogni, la creazione di un’illusoria “società affluente” con il “privato” al centro di tutto e la “questione morale” resa quasi funzionale a una falsa idea dello sviluppo.


Nel caso savonese d’inizio anni’80 questi elementi c’erano già tutti, a volerli vedere e analizzare: non fu fatto per negligenza e colpa.


Oggi, a distanza di tanti anni, quel ragionamento si ripropone non certo per fare semplicemente storia o per mettere retrospettivamente ciascun tassello al proprio posto : l’emergenza morale e democratica appare davvero drammatica e forse questo ricordo può aiutare a non perdere tempo ulteriore nel progettare un’alternativa.


martedì 13 giugno 2023

RIVOLUZIONE PASSOVA E SOVVERSIVISMO DELLE CLASSI DIRIGENTI

 

RIVOLUZIONE PASSIVA E SOVVERSIVISMO DELLE CLASSI DIRIGENTI di Franco Astengo


Gramsci raccolse il concetto di rivoluzione passiva, con la mediazione di un libro di Guido De Ruggiero, dall’uso che ne aveva fatto Vincenzo Cuoco. L’espressione arrivò a indicare il carattere delle rivoluzioni borghesi: processi di modernizzazione operati “dall’alto”, con una posizione “passiva” dei gruppi subalterni.

Un concetto quello di "rivoluzione passiva" che si accompagna a quello di "sovversivismo delle classi dirigenti": ai crescenti sommovimenti fra i subalterni, la classe dominante si vede costretta, per mantenere i propri sempre più impopolari privilegi, a far valere più i rapporti di forza che la decrescente capacità di egemonia.

Nella trasformazione del sistema politico italiano avvenuto all'inizio degli anni '90 (tema di cui si parla molto in queste ore) i rapporti di forza furono fatti valere attraverso la costruzione di una "Costituzione materiale" (a Costituzione invariata) i cui tentativi di codifica sono sempre stati respinti dal voto popolare.

I due termini gramsciani appena citati si sono così intrecciati all'interno di un quadro concettuale che ha considerato la "governabilità" quale fine esaustivo dell'agire politico.
Principiando dalla frettolosa uscita di scena dei grandi partiti di massa è' sorto da lì il processo di destrutturazione del sistema.

Destrutturazione fondata su due punti ben precisi: la trasformazione progressiva dell'identità dei partiti politici dall'interclassismo del "catch all party" (anni'80) all'originale formula del "partito azienda" rapidamente tramutato in "partito personale": partito "personale" che ovviamente ha richiesto un radicale mutamento nella comunicazione politica da orientare nel senso del supporto alla personalizzazione e di conseguenza a un presidenzialismo " de facto" che ha portato con sé l'eterno presente della continua campagna elettorale e di conseguenza ha alimentato il populismo revanscista che ha dominato la scena negli ultimi 30 anni di storia italiana.

Populismo revanscista trasferitosi anche sul piano internazionale quasi come "origine" del ritorno all'isolamento nazionalistico, così facile da far capire ai ceti subalterni costretti nella "democrazia del pubblico" presto evoluta nella "democrazia recitativa".


venerdì 9 giugno 2023

GUERRE E ARMI

 

    GUERRE E ARMI di Franco Astengo

    La guerra scatenata dall'invasione russa dell'Ucraina occupa ormai da mesi stabilmente le prime pagine (cartacee, televisive, social) di tutte le testate: ogni tanto fa capolino anche la situazione del Sud con qualche sporadico accenno alla Libia. Eppure sono tanti i fronti bellici aperti nel mondo. Vale sempre la pena ricordarli pur nell'indifferenza generale ed è il caso anche di ricordare l'aumento esponenziale per le spese di armamento proprio nel momento in cui l'Unione Europea sta decidendo di spostare in quella direzione i fondi già destinati a quel Piano (Next Generation Eu) che avrebbe dovuto sviluppare un tentativo di aiuto alle economie colpite dalla crisi del COVID e provvedere anche alle tante magagne ambientali e infrastrutturali che affliggono il vecchio continente.

    Le guerre

    Andando per ordine qui vediamo una lista più dettagliata dei conflitti che - seppur con tregue provvisorie e momenti di pace - continuano ad infiammare tantissime regioni del pianeta.

  • Guerra in Ucraina (Donbass dal 2022; Crimea dal 2014)

  • Crisi in Yemen (dal 2011)

  • Guerra civile in Somalia (dal 1991

  • Scontri etnici in Sudan (dal 2011 )

  • Guerra del Darfur (dal 2003 )

  • Conflitto dell'Ituri; Congo (dal 1999)

  • Narco-guerra in Colombia (dal 1964); dal 2021 vi sono anche scontri e atti di guerriglia al confine con il Venezuela

  • Guerra nel Mali (dal 2012)

  • Guerra del Kashmir tra India e Pakistan (dal 1947)

  • Guerre separatiste in India (dal 1954)

  • Guerra civile nella Repubblica Centro Africana (2012)

  • Guerra jihadista di Cabo Delgado; Mozambico (dal 2017)

  • Guerra curdo-turca (dal 1984)

  • Ribellione comunista nelle Filippine (dal 1964)

  • Conflitto Israele-Palestina (dal 1948)

  • Crisi in Camerun (dal 2017)

  • Crisi libica (dal 2011)

  • Crisi Nigeriana

  • La guerra interna del Myanmar

  • La narco-guerra del Messico

  • Guerra in Afghanistan (resistenza Panishj)

  • La guerra civile siriana

  • Guerra civile del Tigray e Fronte di Oromo (Etiopia)

    Riarmo

    Come ha riportato l'Economist nel 2022 la crescita della spesa per armamenti a livello mondiale è cresciuta del 4%. In termini reali di più di 2 miliardi di dollari.

    Il numero di paesi NATO che hanno già raggiunto l'obiettivo del 2% di spesa militare sul PIL e passato da 3 nel 2014 a 7 nel 2022 e ormai si può considerare questo obiettivo un "a floor,not a celling": un punto di partenza e non di arrivo.

    La Polonia punta a raggiungere il 4% entro quest'anno e a raddoppiare le dimensioni del suo esercito.

    La Francia aumenta gli investimenti nei sistemi di difesa cibernetici, spaziali e sottomarini mentre Macron parla di "economia di guerra".

    La Germania punta a superare il tetto del 2%.

    Il Giappone prevede di aumentare a 51,4 miliardi di dollari le spese militari facendo registrare una crescita del 26,3% rispetto al 2022.

    Nel frattempo le spese militari dell'India sono cresciute del 50%: eguale percentuale per l'eterno nemico indiano, il Pakistan (che dispone dell'armamento atomico).

    Il budget della difesa cinese è aumentato del 75% nell'ultimo decennio.

    L'Algeria (quella degli accordi con l'Italia per il gas) ha siglato un accordo con la Russia per una fornitura di armi per 12 miliardi di dollari, aumentando le spese del 130 per cento.

    Si rileva infine smentendo i luoghi comuni e come spiega "The job opportunity Cost War di Heidi Garret Peltier" un milione di dollari di spesa militare crea meno posti di lavoro rispetto alla stessa spesa in altri nove settori.

    La spesa che crea più posti di lavoro è quella per l'istruzione elementare e secondaria con 19,2 posti per un milione di dollari.

    In compenso la spesa militare è quella che crea maggiori profitti per alcuni settori industriali e relativi "pezzi" di politica che li sostengono.