lunedì 30 settembre 2024

APPELLO ASSOCIAZIONI LIGURI DI CULTURA POLITICA

 

LE ASSOCIAZIONI LIGURI DI CULTURA POLITICA LANCIANO UN APPELLO PER LA PARTECIPAZIONE AL VOTO PER ANDREA ORLANDO ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE



In vista delle elezioni del 27/28 ottobre le associazioni di cultura politica: "Le Radici e le Ali di Genova", "Il Rosso non è il Nero" di Savona, "Circolo Pertini di Sarzana e La Spezia", "Sanremo Insieme", "Scuola e Costituzione Ligure", esprimendo le proprie specificità e forte autonomia hanno ritenuto di incontrarsi e di sottoscrivere un appello ad altre associazioni e ai cittadini per una forte partecipazione al voto data l’eccezionalità della situazione che si è creata in Liguria. Si va a elezioni anticipate per l’esplosione di una rilevante “questione morale” che ha portato all’arresto e alle dimissioni dei vertici del Porto e della Regione e al patteggiamento della pena con il Tribunale.

Questa situazione si aggiunge a una situazione difficile per la nostra Regione, per il calo demografico in atto da tempo, la marginalizzazione economica, sociale, infrastrutturale del nostro territorio, lo scadimento dei servizi essenziali (la sanità, la formazione, i servizi sociali, i trasporti).

Non si può, in queste condizioni, rimanere indifferenti o assenti, perché si decide di tutti noi e del futuro della Liguria.

  • la prima questione che si pone è ristabilire la legalità e la trasparenza che è stata offuscata da un sistema di potere arrogante.

  • Assieme va costruita una visione del futuro della Liguria, superando il suo isolamento, rilanciando uno sviluppo sostenibile, frenando la fuga dei giovani dalla regione, garantendo la sicurezza sul lavoro, l’aiuto agli strati della popolazione più fragili, l’inclusione sociale e territoriale; il sostegno alle attività culturali, alla Scuola e all’Università.

  • I Porti, anche in Liguria, devono avere presidenti autonomi e autorevoli. Spetta alle Autorità di sistema definire i Piani Regolatori Portuali e assegnare le concessioni senza subire pressioni e interferenze.

  • Sappiamo che non si può fare tutto in poco tempo ma bisogna dimostrare di voler andare in quella direzione. Sappiamo che le risorse e le capacità dei Comuni e della Regione non sono sufficienti. Per questo nel voto esprimiamo anche la richiesta di una svolta a livello nazionale che metta al centro l’ambiente e la riconversione ecologica, una nuova e sostenibile politica industriale, la scelta per una società più giusta, gli investimenti necessari per questi obiettivi.

  • Per tutti noi la questione fondamentale è il rilancio della partecipazione democratica e popolare perché i cittadini non siano considerati sudditi e perché si assumano la responsabilità delle scelte. Le reazioni di molti cittadini nei casi del rigassificatore di Savona Vado e di varie questioni aperte a Genova (depositi chimici, skymetro ecc.) testimoniano sia il tentativo di imporre scelte dall’alto sia l’importanza della mobilitazione “dal basso”.

Per questo Indichiamo il voto per una Regione alternativa che il centro-sinistra e il suo candidato Presidente, Andrea Orlando, dichiarano di volere e perseguire.

  • Le nostre associazioni si sentono impegnate in queste settimane a portare il loro contributo di idee e di iniziative ma lo saranno anche dopo affinché questi obiettivi siano rispettati.



sabato 28 settembre 2024

NELLA TRAGICA ESTATE DI OTTANT'ANNI FA A MARZABOTTO NACQUE LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA

 

NELLA TRAGICA ESTATE DI OTTANT'ANNI FA A MARZABOTTO NACQUE LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA di Franco Astengo

La Costituzione italiana e il modello di democrazia repubblicana non sono nati per caso o dalla testa di qualche professore di diritto costituzionale o di filosofia politica.

La sua origine deve essere ricercata, in maniera netta e precisa, all’interno dei contenuti che si espressero durante la lotta di Liberazione dal nazi-fascismo: non è retorica, ricordare questo fatto, è semplicemente ricordare la verità storica, per difenderla e - ancora una volta – affermarla pienamente.

La svolta verso l’ipotesi di una democrazia di massa, di tipo sociale, molto diversa da quella di tipo meramente liberale che aveva caratterizzato la fase di costruzione dell’Unità d’Italia fino all’avvento del fascismo (che, a differenza di quanto sosteneva Benedetto Croce, non poteva essere considerato una “parentesi”) avvenne proprio settant’anni, nel corso di quel 1944 durante il quale si delinearono con grande precisione le sorti della guerra mondiale e, in particolare in Italia, avvennero episodi di grandissima importanza.

Sullo scacchiere bellico il fatto di maggiore importanza fu sicuramente rappresentato dallo sbarco in Normandia e dalla liberazione delle due grandi capitali, Roma e Parigi, avvenuto all’inizio dell’estate: con lo spostamento del fronte da oriente verso occidente realizzato dall’Armata Rossa in esito alla battaglia di Stalingrado, si stabilì con chiarezza l’andamento bellico favorevole agli Alleati, al punto che nelle due conferenze successive di Bretton Woods (1-2 luglio) e Dumbarton-Oaka si posero già le basi, in precedenza alla stessa conferenza di Yalta,per definire le caratteristiche e il ruolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che poi sarebbe stato precisato attraverso la carta di San Francisco.

Nello stesso tempo, in Italia, dopo i grandi scioperi della primavera dello stesso anno la Resistenza all’invasione nazi-fascista assunse decisamente il carattere di una lotta di massa, attraverso lo svilupparsi di alcuni fatti che possono essere considerati assolutamente decisivi, vere e proprie pietre miliari nella costruzione della nostra democrazia, :

Le Fosse Ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema non sono state solo alcuni dei luoghi martiri in cui gli italiani, spesso anche donne e bambini morirono per mano dei carnefici di Hitler: ma furono anche i luoghi di una estate decisiva quella del 1944 che non non fu segnata da un ripiegamento ma della formazione di una serie di repubbliche libere: dall’Ossola, al Friuli, da Montefiorino a Torriglia, ad Alba. Quelle repubbliche libere durarono, è vero, il tempo dell’estate e poi ci fu la controffensiva nazista, ma il seme di una diversa concezione della democrazia fu gettato e praticato proprio in quelle occasioni storiche che non possono essere assolutamente dimenticate. L’esperienza delle repubbliche libere risultò poi determinante anche nella risposta che il CLN riuscì a fornire , in novembre, al “proclama Alexander”, allorquando il generale inglese invitò le forze partigiane a ripiegare e a cessare sostanzialmente l’attività di guerriglia per attendere la liberazione da parte degli eserciti alleati. Quell’invito fu rifiutato e fu evitato lo smantellamento delle formazioni partigiane. L’esito di quella scelta coraggiosa risultò determinante il 25 Aprile 1945 quando le grandi città del Nord furono liberate dai partigiani e a Genova, caso unico in tutta Europa, i tedeschi si arresero davanti agli esponenti del CLN, deponendo le armi e consegnandosi prigionieri. Fu quello il momento più alto, nel quale, anche in Italia le masse entrarono davvero nella storia.

In quell'estate segnata dalle Repubbliche Libere e dalle grandi stragi di rappresaglia come quella di Marzabotto che si ricorda domani, aveva trovato una espressione concreta della prospettiva di una democrazia repubblicana che poi sarebbe stata suffragata dal voto popolare, un’idea di radicamento sociale del concetto di eguaglianza, superando l’idea del processo politico quale semplice “formalismo delle regole".

Adesso si presenta un un ulteriore tentativo di stravolgimento della democrazia repubblicana uscita – proprio – dalla Resistenza: un tentativo che va respinto come già accaduto in altre occasioni per riaffermare, fino in fondo, la realtà, l’identità, il portato politico di una Costituzione che rimane ancora da applicare in alcuni suoi principi fondamentali e che sarebbe esiziale e deleterio abbandonare per un tragico ritorno all'indietro segnato drammaticamente dalla guerra di annientamento quale vero e proprio "confine della storia".



giovedì 26 settembre 2024

PER L'ARS 26 SETTEMBRE 2024

 L'accertata divisione tra PD, M5S e AVS circa la votazione parlamentare sul nuovo CdA RAI dimostra la sostanziale incapacità di questi soggetti di trovare un fondo comune di analisi al riguardo della situazione italiana ( e internazionale, se pensiamo alla diversità di posizioni nel Parlamento Europeo sui temi cruciali della pace e della guerra).

Intanto per vie diverse si dimostra una forte sensibilità sociale posta in luce dal successo delle diverse raccolte di firme referendarie (autonomia differenziata, job act, cittadinanza) che le forze politiche hanno appoggiato con schieramenti variegati e ondeggianti.

Si potrebbe sviluppare un'analisi sul tema: il paese reale più avanti delle forze politiche.

Intanto il quadro generale peggiora di giorno in giorno, aumentano i rischi di allargamento dei teatri di guerra, riaffiora il pericolo nucleare: in Italia, anche senza modifiche costituzionali, si restringono per via amministrativa i margini di esercizio democratico evidenziando, fin dalla scuola, elementi di pura e semplice repressione del dissenso.

Appare assolutamente necessaria la costruzione di un fronte unitario davanti alle possibili scadenze referendarie e appare altrettanto necessario costruire una sede di confronto perché un discorso di centro-sinistra (eviterei la dizione "campo largo") possa procedere proprio su quel terreno di fondo comune di analisi propedeutico alla costruzione di un programma dell'alleanza.

Mi rivolgo alle compagne e ai compagni dell'ARS non semplicemente perché si rifletta su questo stato di cose ma si individuino gli strumenti più idonei per agire nella direzione che, certo in maniera confusa, ho cercato di indicare.




martedì 24 settembre 2024

SPIRAGLI ?

 

SPIRAGLI ? di Franco Astengo


Nonostante il 29% all'Afd il risultato elettorale del Brandeburgo conferma una tendenza già espressa nel secondo turno delle elezioni legislative francesi: di fronte al pericolo diretto dell'estrema destra si verifica una mobilitazione "contro" dell'elettorato progressista: nel caso del Land orientale la partecipazione al voto è salita dal 67% al 74% ed è stato questo il dato che probabilmente ha consentito all'SPD di mantenere la maggioranza relativa. La debolezza di identità della sinistra tedesca ha poi permesso il convogliamento di una quota importante di voti sulla lista di "sinistra conservatrice" (copyright della fondatrice) della BSW ma questo è un punto che meriterebbe un'analisi approfondita in luogo di questa annotazione semplicisticamente scheletrica.

In Italia stiamo verificando in positivo una forte mobilitazione su temi delicati: la raccolta di firme per il referendum sull'autonomia differenziata e sulla cittadinanza, la protesta diffusa verso il davvero orrendo DDL sicurezza, la ripresa di autonomia e di iniziativa dei sindacati sui temi economici, la nutrita presenza alla Perugia - Assisi pur in un quadro di forte difficoltà di espressione per una posizione chiaramente a favore della pace (non certo per responsabilità dei soggetti presenti a Perugia). Tema della pace assolutamente fondamentale in questo momento di altissima tensione.

Una situazione che si potrebbe definire con vista su qualche spiraglio dopo anni di buio e di cedimento all'antipolitica (in Italia) e al populismo - sovranismo (in Italia e in Europa: anche se permangono insistenti i due fenomeni intrecciati).

Lo stridore delle contraddizioni operanti sul corpo vivo della società portano ad un confronto diretto destra/sinistra nella crisi profonda di quella che è stata definita "democrazia liberale".

Così si fa soprattutto notare l'assenza di una soggettività politica coerentemente alternativa provvista di un progetto a livello sistemico, sia sul piano interno sia sul terreno europeo (come hanno anche dimostrato le più recenti votazioni al Parlamento di Strasburgo sulla presidenza della Commissione e sulle finalità di utilizzo delle armi fornite a paesi in guerra).

Una soggettività politica capace di elaborare il tema dell'uguaglianza sociale e di un nuovo equilibrio internazionale declinato in una identità socialista capace di richiamarsi alla complessità delle nuove faglie tecnologiche, politiche, sociali.

Spiragli? Si intravvedono ma serve subito una discussione posta al di fuori da un quadro provinciale di mera sopravvivenza e di tamponamento via via nella logica di "riduzione del danno".

giovedì 19 settembre 2024

EUROPA: SPAZIO POLITICO PER LA PACE

 

EUROPA: SPAZIO POLITICO PER LA PACE di Franco Astengo

La formazione della nuova Commissione Europea è condizionata da un fattore centrale, quello della guerra : ed è sul tema della guerra che si sta sviluppando quella sorta di "supercommissariamento" attraverso la cosiddetta "ricerca Draghi" che appare nella proposta di investimento per le spese belliche il vero riferimento della nuova maggioranza europea sostenuta a destra da chi ritiene necessaria la coincidenza UE/NATO. Ci troviamo, infatti, di fronte a un chiaro spostamento politico tra la maggioranza che ha eletto la presidente della Commissione e la composizione della commissione stessa.

A fianco della proposta di crescita esponenziale delle spese militari che rappresenta il fulcro della "ricerca Draghi" si ripresenta anche lo spettro del nucleare, che si vorrebbe "civile" facendo finta di non capire che si tratta comunque di un ulteriore passo nell'avventura bellica (non apriamo per economia di discorso il capitolo dell'innovazione tecnologica, del cyberspazio, dell'uso dell'AI, dell'utilizzo degli strumenti di informazione e conoscenza).

Così, in questo quadro drammatico, apparentemente sulla questione di un voto "istituzionale" il gruppo socialista è andato in fibrillazione e il PD italiano che ne fa parte rischia una rottura (mutatis mutandis è l'antica storia dei crediti di guerra, quella che affondò nel 1914 l'Internazionale Socialista).

In questo contesto che sicuramente è qui analizzato in maniera a dir poco lacunosa e che,invece, avrebbe bisogno di un ampio approfondimento la sinistra italiana è chiamata a riconsiderare lo spazio politico europeo.

Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquescenza ai meccanismi capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.

Nella situazione attuale potrebbero invece servire proposte politiche che individuino l’Europa come “spazio politico”, affidando alla questione della pace la necessaria centralità.

Tornano così alla mente concetti che apparivano desueti quali quelli di “neutralità” o di “smilitarizzazione"

Non è questa la sede per avanzare proposte immediate al riguardo di una situazione in così repentino sviluppo, ma appare proprio il caso di definire un ritorno alla riflessione su alcune concezioni di teoria politica.

E’ il caso del concetto di “neutralità” sul quale, tra l’altro, al tempo della prima guerra fredda insistettero molto i partiti socialisti occidentali, nello specifico il PSI, che pure aveva una grande tradizione nel merito, se pensiamo al “né aderire, né sabotare” adottato in occasione della prima guerra mondiale. Posizione originale e coraggiosa rispetto agli altri grandi partiti socialisti occidentali, quello francese e l’SPD tedesca che, come ricordavamo all'inizio, appoggiarono, invece, nella sostanza le azioni di guerra imperialistiche dei rispettivi Paesi votando sia all’Assemblea Nazionale sia al Reichstag i necessari crediti di guerra.

Limitiamoci però all’analisi del concetto teorico di “neutralità” che potrebbe essere collegato alla definizione di uno spazio politico europeo e alla presenza di una sinistra sovranazionale.

In senso stretto neutralità è la situazione giuridica regolata dal diritto internazionale di estraneità e di equidistanza di uno Stato in presenza di un conflitto armato, tra gli stati.

L’istituto ha una lunga storia di convenzioni e norme.

Il concetto, invece, pone una serie di problemi, provocati dalla pluralità dei significati di neutralità e dei termini giuridici e politici da esso derivanti (neutralizzazione, neutralismo) ma soprattutto dalla relazione di neutralità con concetti come guerra, terzo, amicizia.

Oggi l’idea di “neutralità” potrebbe essere collegata a una ripresa del discorso su di una “terza via” riferita non semplicemente alla ricerca di un equilibrio tra sistemi politici ma all’elaborazione di una strategia globale posta sul piano delle relazioni internazionali riportando al centro l’idea fondamentale del rapporto Nord/Sud in un quadro di recupero degli organismi sovranazionali nel senso di un re-orientamento nell'utilizzo delle risorse e di complessiva smilitarizzazione.

Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune concezioni di carattere costituzionale e di ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo.

La sinistra potrebbe tentare di muoversi per costituzionalizzare la neutralità in parallelo con la nascita di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale.

Una sovranazionalità che ritorni ad individuare un nesso con il concetto di neutralità codificato in passato, tra gli altri, da Grozio, Wolff, Vattel e poi ripreso da più parti nel cuore della “guerra fredda”.

Una sinistra sovranazionale che recupera la centralità del diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche di contrapposizione delle grandi potenze cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale distruttiva.






lunedì 16 settembre 2024

LIGURIA: REGIONALI 2024, UNA INIZIATIVA PERSONALE

 Grazie per l'attenzione all'iniziativa Franco Astengo

 LIGURIA: REGIONALI 2024, UNA INIZIATIVA PERSONALE di Franco Astengo ("IL Rosso non è il Nero" Savona)


Con una (forse inusuale) iniziativa personale mi permetto di rivolgermi ad alcuni soggetti, singoli o espressione di collettivi, esponenti della sinistra ligure non direttamente partitica al fine di proporre la realizzazione di un momento di riflessione collettiva attorno alle prossime elezioni regionali.

Mi scuso per il disturbo e la limitatezza dell'indirizzario pregando chi si ritenesse interessato di allargarne lo spettro di riferimento tenendo anche conto della pluralità di opinioni che si esprime nel nucleo originario da me modestamente individuato.

Il punto risiede nella necessità di fornire un contributo alla campagna elettorale che si rivolga prima di tutto nel senso dell'unità ma non secondariamente nell'esigenza di far vivere un dibattito rivolto n alla qualità dei contenuti programmatici con il riferimento di un quadro generale che vede la contesa ligure collocarsi al centro di una delicatissima situazione di carattere generale.

Una situazione generale segnata da una evidente difficoltà del governo di destra e che non deve consentire flessioni soprattutto nella ricerca della partecipazione al voto: la partecipazione al voto rappresenta la grande incognita in vista del 27/28 ottobre risiede.

A questo proposito propongo la realizzazione di un incontro (che dovrebbe svolgersi a Genova e quindi sollecito chi potrebbe portare in dote possibilità organizzative in questo senso) nel corso del quale realizzare una sorta di "manifesto" i cui contenuti potrebbero affiancare quelli espressi dalla candidatura alla presidenza e dalle forze di sostegno ad essa nel senso di espressione di una ampia visione ispirata da un'idea di indispensabile raccordo tra la politica e la cultura.

E' necessario ricordare la specificità della situazione ligure,misurata oltre l'esigenza di stipulare accordi di livello nazionale: si ricorda che ci si avvia alle elezioni anticipate per l'esplodere di una rilevantissima "questione morale" che ha portato alle dimissioni del presidente della giunta regionale uscente aprendo così un vuoto di gestione amministrativa che dovrà essere colmato proponendo una vera e radicale alternativa. Appare così prioritario lavorare per fornire un contributo a spezzare questo vero e proprio "sistema di potere" collocato ben al di fuori da un contesto di esercizio della responsabilità democratica. Si è approfittato della ridefinizione della fisionomia dell'Ente in soggetto di nomina e di spesa (anziché di coordinamento legislativo come stava nelle intenzioni di chi aveva proceduto a normare l'indicazione costituzionale). In questo intreccio tra potere di nomina e potere di "elargizione di spesa" è diventata facile l'introduzione di un metodo capace di connettere politica e affari in vari campi,dalle grandi opere nel porto di Genova, al rapporto pubblico/privato in sanità e non ultimo il tema del rigassificatore da installare nella rada di Savona - Vado.

Grazie per la vostra attenzione


domenica 15 settembre 2024

VANTAGGI ELETTORALI E SUPPLENZA DELLA MAGISTRATURA

 

VANTAGGI ELETTORALI E SUPPLENZA DELLA MAGISTRATURA di Franco Astengo

L'intreccio tra il "caso Toti" e quello "Salvini" (pur ben diversi tra loro) rappresenta ancora una volta il ruolo di supplenza che la magistratura esercita ormai da molto tempo sul fragile sistema politico italiano.

Al riguardo del tema degli equilibri e dei rapporti di forza il punto rimanel quello degli effetti sulla partecipazione al voto in costante discesa ed è prevedibile che il fenomeno si ripeterà, nonostante l'attenzione dei media, anche nelle prossime elezioni regionali in Liguria.

Il fenomeno della “supplenza” che la magistratura ha esercitato, in Italia, nei confronti della politica risale ormai a quarant'anni fa ben in anticipo di rispetto a "Tangentopoli": se pensiamo, ad esempio, al “caso Teardo” scoppiato in Liguria nel 1983 (diverso fu il caso, contemporaneo, di Torino, perché in quel frangente fu il sindaco Diego Novelli ad attivare il percorso giudiziario, e quindi fu la politica a “investire” la magistratura).

Guai a chi pensa di trarne vantaggi elettorali!

Un ruolo di “supplenza” che non è stato esercitato soltanto nei confronti del classico rapporto tra “questione morale” e “questione politica”, quella delle tangenti tanto per intenderci (nel frattempo mutata di segno, come hanno dimostrato i casi più recenti) ma sull’insieme delle contraddizioni sociali più rilevanti, pensiamo, tanto per fare un esempio al conflitto (un orrore chiamarlo così e mi scuso di usare un termine meramente giornalistico) tra ambiente e lavoro,come nel caso dell’Ilva di Taranto e dei migranti.

Nel frattempo che la magistratura svolgeva questo compito, deperivano, via, via, i soggetti politici ridotti a espressione di mera “geografia elettorale” (tanto per sintetizzare con una sola battuta) del tutto subalterni, anche a sinistra, ai meccanismi della personalizzazione e alle sirene del movimentismo.

A Sinistra la questione non è stata affrontata dal punto di vista riguardante le “fratture” sulle quali agire politicamente prospettando un’alternativa che non sia di “governo”, ma di società e di sistema, ma soltanto sotto l'aspetto della ricerca di artifizi che consentissero la "governabilità" in un quadro di successivo aggravarsi del fenomeno della "fragilità del sistema".



venerdì 13 settembre 2024

PATTEGGIAMENTO

 

Merita un veloce commento la situazione creatasi con la richiesta di patteggiamento inviata al GIP di Genova da Toti e Signorini attraverso la quale si intende chiudere la vicenda di presunta corruzione impropria e finanziamento illecito ai partiti (per Toti): una vicenda che ha squassato le istituzioni regionali della Liguria e condotto così alle elezioni regionali anticipate al prossimo 27-28 ottobre.

Ancora una volta si è dimostrata la permeabilità verso comportamenti illeciti attuati attraverso il meccanismo dell'elezione diretta a cariche monocratiche o attraverso nomine che sfuggono a controllo di legittimità.

Il caso della Liguria mette in discussione quattro punti fondamentali:

a) la governabilità realizzata attraverso la personalizzazione;

b) l'eccesso di potere accentrato in una figura monocratica praticamente annullando il ruolo dei consessi elettivi (laddove il ruolo dei consiglieri di maggioranza è quello di fidelizzarsi per la rielezione, senza alcuna espressione di merito):

c) nel caso dell'Ente Regione (caso emblematizzato dalla denominazione di Governatore attribuita giornalisticamente al presidente della Giunta Regionale) la progressiva trasformazione dell'Ente da soggetto di coordinamento legislativo a soggetto di nomina e di spesa.

d) si apre il tema dei controlli di legittimità e di spesa, incautamente messi da parte o tentati di ridimensionamento per aprire la strada alla velocità del "fare".

Inoltre ci sarebbe da discutere anche sull'abolizione del reato d'abuso d'ufficio per i pubblici amministratori.

Ci sarà tempo comunque per riflettere sui risvolti istituzionali di questa vicenda: certo che, a campagna elettorale in corso, il "modello Genova" ne esce abbastanza malconcio.

Franco Astengo

"Il Rosso non è il Nero" Savona

LA "NECESSITA' SOCIALISTA"

 

LA "NECESSITA' SOCIALISTA" di Franco Astengo

L'alleanza rosso-verde può rappresentare un efficace punto d'appoggio per contrastare l'emergere di una sinistra conservatrice di cui abbiamo un esempio molto evidente nella BSW tedesca e anche in determinati aspetti presenti in France Insoumise.

Emergono però nella stessa possibile alleanza rosso verde elementi di contraddizione anche stridenti che possono essere affrontati non semplicemente in via politicista (come accade per certi versi nell'esperienza italiana) ma essenzialmente ricostruendo un'adeguata visione di fondo del cambiamento. Ne accennano Pierre Humbert e Peter Wahl su "Le monde diplomatique" di settembre 2024.

In questo senso un tema di analisi proponibile potrebbe essere quello del rilancio dell'idea del "socialismo della finitudine" inteso quale retroterra teorico di questa possibile alleanza considerata dal punto di vista della"necessità socialista".

Scriveva Olga Tokarczuck, premio Nobel per la letteratura nel momento culminante del COVID “ La paura di fronte al virus ha richiamato le condizioni ataviche più banali, che i colpevoli sono altri e loro, sempre da un altrove, portano il pericolo” e ancora “Davanti ai nostri occhi si dissolve come nebbia al sole il paradigma della civiltà: che siamo i signori del Creato, possiamo tutto e il mondo ci appartiene” (Il Corriere della Sera 3 aprile 2020).

Così si pone un interrogativo: è davvero finita l’era delle “magnifiche sorti e progressive” e ci troviamo nella condizione dell’essere finito, limitato, imperfetto ?

Chi intende continuare a pensare alla giustizia sociale dell’uguaglianza pare proprio trovarsi davanti a un bivio.
Preso atto della necessità di comprendere la condizione di “limite” come definire, allora, un nuovo obiettivo di sviluppo.
Oppure non resta da fare altro che ripiegare su di un pensiero di mera conservazione lasciando campo libero agli appetiti dell’egoismo ?
Si era discusso sulla possibilità di elaborazione di un progetto di “società sobria” come “terza via”: forse quell’eventualità potrebbe essere già superata e un nuovo modello di vita ci sarà imposto dai fatti e dal governo assoluto della tecnica.
Si pone così davvero il tema di un mutamento di paradigma come indicava la Tokarczuck

Da una parte sembra prevalere uno schema di affidamento neo-capitalistico dei grandi temi dell'ecologia e della digitalizzazione, considerando così una semplice estensione di "programma minimo" di limitazione del danni, evitando di affrontare nel profondo il punto della connessione tra la "contraddizione principale" (secondo l'antico schema di Rokkan) e la complessità delle già definite contraddizioni post-materialiste da cui discende una modifica dello schema classico di rapporto tra struttura e sovrastruttura.

Emerge una sorte di "difficoltà teorica" di elaborazione di un'alternativa sistemica nel cui quadro le forze progressiste sembrano limitarsi a definire un "neo-capitalismo" che si rivolge prioritariamente ai settori sociali capaci (in una qualche misura) di sostenere la battaglia per i diritti civili e quella per le grandi transizioni senza proporre una modificazione di fondo dei rapporti di classe e dei propri stili di vita. Una connessione che permette di definire il nesso tra "liberal" e "radical": denominazioni diverse che discendono entrambe da una concezione liberale di tipo utilitarista.

Sarà il "digital divide"(che comprende i temi della cultura, della scuola e dell'università) la nuova frontiera della determinazione di classe ?: "digital divide" elemento di chiaro stampo individualistico utilizzato forse pensando che la "propria felicità" racchiusa nella capacità di regolazione nelle modalità di utilizzo dell'AI possa concorrere a fare la felicità di tutti. Una capacità che richiede però una non facile estensione dei livelli di conoscenza. Beninteso entrambi gli schieramenti: quello del "nazionalismo difensivo" e quello del "neo-capitalismo radicale" stanno evitando accuratamente di affrontare il tema della guerra nel senso del rapporto Europa/Nato, e sembrano entrambi (pur da differenti punti di vista) considerare il tema europeo soltanto come semplice fattore di opportunità redistributiva;

3) Questo quadro tiene ai margini dai propri blocchi sociali di riferimento le prime vittime dalla crescita delle disuguaglianze e di conseguenza restringe i margini della possibilità di incidere sulle dinamiche politiche (ripristinando anche, almeno in apparenza, la logica dell'amico/nemico). Da un punto di vista che vorremmo ostinarci di definire "di sinistra" rimane quindi tutto intero sul tappeto il tema di una possibilità di incidenza sul blocco "radical" in modo da proporre una riarticolazione inclusiva degli esclusi (a tutti i livelli).

In termini più chiari si tratta della questione della presenza socialista a livello di teoria e di rappresentanza. Con un avvertimento: una teoria socialista del XXI secolo non può sfuggire alla necessità di rovesciare il concetto lineare di progresso che ci ha accompagnato nel corso del secolo precedente (in particolare nei "30 gloriosi" seguiti alla fine della seconda guerra mondiale). Attorno al tema della pace come valore universale va costruita un'idea concreta di "senso del limite" che ci è già capitato di battezzare "socialismo della finitudine".

4) A questo punto, se si accetta come principio una "necessità socialista" rimane da aprire una discussione sulla forma che potrebbe assumere nel piccolo del sistema politico italiano questa presenza di socialismo dell'uguaglianza e del limite .

Ritorna l'antico dilemma : una propria presenza identitaria raccolta organizzativamente in soggettività politica oppure parte di una grande schieramento evidentemente a egemonia "radical", all'interno del quale dotarsi di una precisa rappresentazione di identità? Questo interrogativo porta alla necessità di un dibattito molto ampio nel quale toccare anche i temi istituzionali sui quali un'alleanza rosso -verde attuata nel nome di un "socialismo della finitudine" dovrebbe essere capace di misurarsi.

Una discussione difficile ma che è urgente e necessario affrontare con concretezza d'intenti.




mercoledì 11 settembre 2024

REGIONALI 2024: A DESTRA IL MODELLO DELLA MANAGERIALITA' CHE NON DISTINGUE TRA IL PUBBLICO E IL PRIVATO

 

REGIONALI LIGURIA 2024: A DESTRA IL MODELLO DELLA MANAGERIALITA' CHE NON DISTINGUE TRA IL PUBBLICO E IL PRIVATO


La scelta del centro-destra di candidare il Sindaco di Genova Marco Bucci per sostituire l'indagato Toti nell'incarico di Presidente della Giunta Regionale della Liguria presenta alcuni aspetti specifici ben precisi che dovranno essere tenuti in considerazione da parte dello schieramento democratico - progressista che sta preparando un'alternativa:


1) La candidatura in questione evidenzia ancora di più l'incapacità di affrontare il nodo specifico del ruolo di Genova "Città Regione" nella prospettiva dell'equilibrio di una complessa prospettiva di sviluppo, da parte di una coalizione che ha sempre impostato il tema dell'economia in termini chiaramente corporativi:

2) Diventa determinante la questione delle infrastrutture e delle grandi opere. Per quel che concerne il comprensorio savonese l'elemento di equilibrio sul piano regionale non potrà che essere rappresentato dal potenziamento stradale e soprattutto ferroviario con riferimento principale dei rapporti con il Nord - Ovest sia rispetto a Torino, sia rispetto ad Alessandria - Milano;

3) Nella fattispecie siamo di fronte a una candidatura organica al modello imposto dal Presidente uscente di mescolanza senza principi nel rapporto tra pubblico e privato: un dato assolutamente rilevato nel concreto ben oltre le possibili risultanze future da parte della magistratura. Esempi lampanti quelli che arrivano dalla sanità mentre rispetto al tema del rigassificatore a Savona - Vado si sono presentati aspetti riguardanti l'esercizio del potere, lo scambio politico, la manipolazione del consenso;

4) La qualità del confronto che sta per aprirsi appare sempre di più da orientare nel senso di una assoluta autonomia di elaborazione e di netta alternativa rispetto al quadro esistente (ed anche rispetto a passate esperienze di diverso segno) nel quale emerge l'esigenza di presentare una contraddizione assolutamente radicale rispetto agli elementi di vero e proprio provincialismo che hanno segnato questi ultimi 9 anni di conduzione della Regione sempre più trasformata in un Ente di nomina e di spesa clientelare in luogo di soggetto di coordinamento legislativo in un quadro di promozione di crescita e di rinnovamento.

Franco Astengo

"Il rosso non è il Nero" Savona

RIGASSIFICATORE: AGGIORNAMENTO PER LE RADICI E LE ALI

 

RIGASSIFICATORE A SAVONA-VADO: PRINCIPIO DI AUTORITÀ', SCAMBIO POLITICO, MANIPOLAZIONE DEL CONSENSO di Franco Astengo


Lo spostamento della nave-rigassificatore "Golar Tundra" dal porto di Piombino alla rada di Savona - Vado è stata al centro di una forte mobilitazione popolare animata dalle forze contrarie all'operazione e di un intenso dibattito politico che presumibilmente sarà ripreso nel corso della prossima campagna elettorale regionale.

Al di là dei giudizi di carattere tecnico proviamo ad analizzare un aspetto a nostro avviso fondamentale .

La vicenda, infatti, è di tipo squisitamente politico e merita di essere riflettuta in questo senso.

L'operazione ha fin qui suscitato grande contrasto tra la cittadinanza e le istituzioni savonesi verso la decisione del Presidente della Giunta Regionale; contrasto culminato nel 2023 nell'ormai famosa ferragostana "catena umana" di 16.000 persona schierate sulla costa da Albisola a Spotorno per dimostrare la contrarietà all'eventuale presenza dell'impianto in rada: iniziativa poi ripetuta anche nell'estate 2024.

Nel frattempo le vicende di commistione pubblico/privato ravvisate da indagini della magistratura hanno portato alle dimissioni del presidente della giunta regionale e alle elezioni regionali anticipate.

Così come questa vicenda si è fin qui svolta è il caso di entrare nel merito di alcuni punti di seguito riassunti molto schematicamente:

Sono apparsi in gioco tre fattori fondamentali sul piano dell' analisi politica: : principio di autorità, scambio politico, manipolazione del consenso.

Andando per ordine:

1) Principio di autorità. La decisione di spostamento da Piombino alla rada Savona - Vado nasce nel luglio 2023 da una dichiarazione dell'ex- presidente della giunta regionale ligure Toti in accordo con la società SNAM proprietaria dell'impianto che si occupa - a livello nazionale - della distribuzione del gas, tema quanto mai delicato in presenza del conflitto russo -ucraino. SNAM è società partecipata con la maggioranza delle azioni in mano a Cassa Depositi e Prestiti. L'ex- presidente della giunta regionale della Liguria aveva annunciato a suo tempo il trasferimento senza aprire preventivamente un confronto istituzionale, né in seno al Consiglio Regionale, né nelle occasioni di confronto con le istituzioni locali limitandosi ad informative senza contraddittorio attraverso i tecnici. Così è andato in causa il principio di autorità derivante dal meccanismo dell'elezione diretta che evidentemente sollecita comportamenti di questo tipo. Questo elemento sollecita una riflessione di fondo proprio sul tema dell'elezione diretta a cariche monocratiche (tanto è vero che la -sbagliata - vulgata corrente ha trasformato la carica da presidente della giunta regionale a quella di Governatore che non esiste nella legislazione vigente: si tratta di una pericolosa deformazione giornalistica). Nello stesso tempo la discussione andrebbe aperta sul vero e proprio fallimento dell'istituto regionale a proposito della vera missione legiferante e di coordinamento legislativo affidate, a suo tempo, rispettivamente al Consiglio Regionale e alla Giunta e ormai del tutto disattese essendosi l'Ente trasformato quasi esclusivamente in soggetto di spesa e di nomine con al centro della sua attività la trasformazione della sanità pubblica in privata;

2) Scambio politico. L'occasione della vicenda della nave-rigassificatrice appare emblematica sotto questo punto di vista. Lo scambio politico è avvenuto in due direzioni: verso l'alto a causa della sollecitazione del Governo Centrale verso quello periferico Regionale per "aggiustare" una situazione specifica, quella di Piombino, che presentava problemi a causa dell'opposizione del Comune Toscano guidato da un Sindaco appartenente allo stesso partito della Presidente del Consiglio; verso il basso nel rapporto stabilito tra l'ex- Presidente della Giunta Regionale della Liguria e l'allora Signora Sindaco di Vado Ligure (tagliando fuori tra l'altro Savona e Quiliano comuni più direttamente interessati rispetto alla stessa Vado Ligure). Tralasciando il dato della comune appartenenza politica fra il Presidente della Giunta Regionale e l'allora Signora Sindaco di Vado Ligure ( all'epoca da poco transitata in quella direzione) lo scambio ha assunto dimensioni evidenti allorquando, annunciata l'operazione senza contraddittorio, la Signora Sindaco di Vado Ligure ha rassegnato le dimissioni per assumere un importante incarico di nomina proprio da parte dell'amministrazione regionale;

3) Manipolazione del consenso. Di fronte a una crescente opposizione al progetto, opposizione che, fra l'altro, ha avuto come riferimento le istituzioni locali di tutti i Comuni interessati in contrapposizione con l'amministrazione provinciale (guidata da un presidente legato politicamente allo stesso ex- Presidente della Giunta Regionale) l'ex-presidente della giunta regionale ha sviluppato un tentativo di frapporre alla posizione assunta dalle istituzioni locali (verso le quali lo stesso ex- Presidente della giunta regionale aveva assunto, in passato, atteggiamenti giudicabili non particolarmente corretti) una presunta "volontà popolare" legata a una idea astratta di "interesse generale" riferita genericamente al campo energetico.

In questo caso la considerazione riguarda l'idea di un elettorato come massa indistinta dalla quale non può essere rilevata la complessità del manifestarsi delle opinioni politiche ma soltanto l'oggetto di una manipolazione attuata al di fuori dalla mediazione dei corpi intermedi in un quadro di sostanziale vocazione plebiscitaria.

Una situazione nella quale si sono intravvisti elementi di chiara difficoltà democratica cui sarebbe necessario rimediare con il voto del prossimo 27/28 ottobre aprendo anche una approfondita riflessione in termini di relazioni istituzionali e di rappresentatività politica.



martedì 10 settembre 2024

CILE 1973

 

CILE 1973: Finché i popoli continueranno a lottare, là ci sarà un’idea di riscatto sociale e di rivoluzione politica di Franco Astengo



L'11 settembre 1973 cinquantuno anni fa in Cile il golpe fascista sostenuto dall'amministrazione USA, di cui segretario di stato Henry Kissinger, col massacro di migliaia di cileni pose fine al Governo di sinistra, democraticamente eletto di Unidad Popular guidato dal socialista Salvador Allende. Un'esperienza politica avanzata di democrazia e socialismo, quella di Unidad Popular, che avrebbe potuto cambiare il corso della storia del Cile, avere ripercussioni internazionali, essere d'esempio per diversi altri Paesi del mondo.


La vicenda cilena, che pure diede origine a un ampio dibattito nel movimento comunista internazionale, deve rimanere nella memoria collettiva come un esempio e un monito incancellabili, in particolare in questi tempi dove davvero si sta cancellando tutto quanto è stato fatto, tra luci e ombre, vittorie e sconfitte, per il riscatto del proletariato di tutto il mondo.


L’11 settembre 1973, il giorno della “macelleria americana” resta intatto nella nostra mente e nel nostro cuore accanto ai grandi passaggi della storia del movimento operaio internazionale: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre, alla guerra di Spagna alla vittoriosa resistenza al nazi-fascismo, alla rivoluzione cinese, cubana, vietnamita, alla liberazione dei popoli dell’Africa e dell’Asia dal giogo coloniale, alla fine dell’apartheid in Sud Africa.


L’11 settembre 1973, il giorno della caduta avvenuta a mano armata con l’assassinio del “Compagno Presidente” ricorda il giorno di una sconfitta.


 Per noi che continuiamo a credere nell’ideale, è uno dei giorni di quell’“Assalto al Cielo” verso il quale dobbiamo continuare a tendere con la nostra volontà, il nostro impegno, il nostro coraggio.


domenica 8 settembre 2024

DESTRA/ SINISTRA CON UN RICHIAMO ALL' 8 SETTEMBRE

 

DESTRA/SINISTRA CON UN RICHIAMO ALL'8 SETTEMBRE di Franco Astengo


Al di là delle vicende contingenti l'assunzione dell'estrema destra al governo del Paese ha riaperto il "caso italiano" ponendo in evidenza una crisi particolare della liberaldemocrazia rispetto a quella in atto in Francia che è crisi essenzialmente istituzionale e in Germania che è crisi del forzato (e sbagliato) esodo della socialdemocrazia dal suo ambito naturale.

Da anni la società italiana soffre di disgregazione strutturale, di eccesso di fluidità e vive di individualismi reattivi e rabbiosi perché percorsi da grandi disuguaglianze: la risposta è stata - assieme - quella del populismo, dell'antipolitica, del vuoto di potere colmato dalla magistratura o dall'asservimento alla tecnica di bilancio nel nome del "ce lo chiede l'Europa".

Una società percorsa da paure universali e da una disordinata accettazione delle difficoltà dell'universalismo avviata nel post-globalizzazione dalle grandi crisi prima del 2001 con le Torri Gemelle, poi nel 2007-2008 con la crisi dei subprime a dimostrazione che era illusoria l'idea della "fine della storia" avanzata al momento della caduta del muro di Berlino: tanto è vero che è tornata la guerra ad occupare per intero proprio quella scena della storia.

La destra ha offerto un progetto che si basa su alcune indicazioni di facile comprensione: una politica "forte" con una tendenza alla soluzione penale delle questioni sociali intesa come scudo a difesa delle condizioni di vita e di produzione di una società che si articola economicamente sulla centralità degli egoismi individuali inseriti nel contesto ritenuto naturale (la famiglia).

La destra implementa sia l'avversità verso l'economicismo e il giurisdizionalismo esterno, quanto l'uniforme acconciamento alla fluidità interna affrontati attraverso concetti di identità religiosa civile, culturale (la Patria/Nazione): la lotta della destra diventa allora quella per la tradizione offesa per l'affermazione di valori ritenuti minacciati rifiutando così l'accoglienza di stili di vita nuovi in un quadro generale di profonda modificazione nel rapporto tra struttura e sovrastruttura che ignora il trasformarsi culturale dei modi della produzione capitalistica (anche se ne sfrutta in termini mediatici la ricaduta nell'innovazione tecnologica in ispecie sul piano della comunicazione).

La sinistra è chiamata a rispondere a questa radicalità ponendo mano a un progetto di sistema che tenga conto della particolarità del caso ma riuscendo al tempo stesso di tenere fermo il concetto di "spazio politico europeo" e di impronta costituzionale.

Non esiste lo spazio intermedio di "ponte" e neppure di adagiamento nell'errore di considerare la governabilità quale punto esaustivo della democrazia liberale.

E' necessario pensare al rafforzamento dei corpi intermedi (opponendosi alla visione corporativa di "elargizione del potere") rappresentati sia dai partiti che da sindacati in grado di lottare per un riequilibrio economico tra profitti e salari e di uno Stato forte al punto di saper riproporre servizi sociali intesi come forma concreta e democratica di sicurezza e di uguaglianza : oltre a una politica estera autonoma e al contempo capace di mediazione partendo da un punto che si era sollevato nel corso della campagna elettorale europea e poi abbandonato circa la non coincidenza tra UE e Nato.

La costituzione italiana che rimane punto avanzato rispetto allo schema liberaldemocratico classico per ragioni storiche e politiche garantisce la cornice adatta per questa necessità di contrapposizione, a patto di difendere la forma di governo fondata sulla ridotta e da recuperare centralità del Parlamento (gioca qui il tema della legge elettorale) e la forma di stato unitaria ripensando anche al ruolo delle Regioni che ha subito nel corso degli anni una profonda trasformazione.

Nel sistema politico italiano si ravvedono ancora tracce di questa identità costituzionale ma siamo privi di una soggettività che le traduca in impatto politico immediato.

Respingere l'idea della Costituzione come anticaglia novecentesca; considerarla ancora come fattore di transizione; ricordare sempre che si tratta del frutto di chi l'8 settembre tra sacrifici immensi seppe stare dalla parte giusta della storia.