giovedì 30 maggio 2024

UN 2 GIUGNO DI LOTTA

 

UN 2 GIUGNO DI LOTTA di Franco Astengo


La celebrazione del 2 giugno 2024, festa della Repubblica, assumerà tratti inediti nella storia d'Italia:definitivamente dissolto l'antico "arco costituzionale" sotto il cui ombrello ci poteva comunque ritrovare mai è stato così violento l'assalto alle fondamenta del dettato della nostra Carta Fondamentale.

Ormai è svelata la posta in gioco di questa fase (che potremmo considerare più storica che politica): riscrivere la Costituzione e mandare in archivio il suo punto di vera scaturigine, la Resistenza.

E' stato giustamente scritto che il progetto del centro-destra di oggi è molto più invasivo di quello elaborato nel 2016 dal PD(R) e che fu respinto dalla maggioranza dell'elettorato, e da altri tentativi precedenti ( riforma del centro destra anch'essa respinta dal voto popolare nel 2006; progetto della commissione bicamerale del 1997), senza contare le riforme già attuate in maniera negativa (titolo V, pareggio di bilancio, riduzione del numero dei parlamentari).

Adesso però siamo a un vero e proprio salto di qualità :un progetto eversivo che poggia su 3 gambe: premierato, autonomia differenziata, riforma (punitiva) della magistratura. In realtà, nel caso della magistratura, siamo ben oltre l'attacco alla Costituzione Repubblicana perchè si sta toccando la messa in discussione della stessa divisione dei poteri sancita dalla rivoluzione del 1789.

Un attacco alla democrazia che si sviluppa in un quadro generale davvero inquietante.

Una situazione dominata dalla suprema incertezza tra la pace e la guerra: dilemma che la nostra Costituzione intende sciogliere con un articolo 11 già fin troppe volte violato nella sua sostanza.

Abbiamo visto come sia in corso un attacco diretto a categorie come quella della Magistratura (ipotizzandone, come già avvenuto in passato, una sostanziale riduzione di autonomia dall'esecutivo) e dell'informazione (con un evidente arretramento nella liberà d'espressione come testimoniato anche dalle classificazioni internazionali in materia);

Si sta esercitando direttamente una forma di repressione poliziesca verso i soggetti più facilmente attaccabili come gli studenti. Questi elementi evidenziano uno stato di cose che non può che essere contrastato se non prendendo atto fino in fondo della sua gravità e pericolosità, esprimendo così un pieno convincimento alternativo fuori da qualsivoglia tentativo di compromissione, in ispecie sul piano costituzionale e delle stesse forme istituzionali che derivano direttamente dall'applicazione della nostra Carta Fondamentale, prima fra tutte la forma di governo parlamentare.

Il tutto racchiuso dentro un cerchio ideale rappresentato dal riemergere della "questione morale" che si esprime in varie forme ben oltre la forma classica della corruzione politica come sembrerebbe indicare la vicenda ligure.

La celebrazione del 2 giugno dovrà essere allora impostata come momento di richiamo alla necessità, prima di tutto, di espressione di un sentimento: come è stato scritto "di qualcosa di cui non si può non parlare, di cui non si può tacere" partendo dalla risposta alla tragedia fascista da cui nacque la nostra identità repubblicana.

mercoledì 29 maggio 2024

APPELLO AMMINISTRATIVE 8-9 GIUGNO 2024

 

Il nostro appello, riportato di seguito, ha ricevuto significative adesioni di esponenti della politica e della cultura che sono stati protagonisti, nel recente passato, di esperienze di elaborazione e di riflessione politica che hanno fornito esiti importanti come nel caso delle elezioni comunali di Savona del 2021. Questo documento fa parte di una iniziativa che intendiamo portare avanti per mantenere e sviluppare una tensione unitaria tra i soggetti (associati e singoli) portatori di comuni istanze democratiche e progressiste in previsione delle ulteriori difficili scadenze che ci attendono

AMMINISTRATIVE 2024, COSTITUZIONE, DEMOCRAZIA: APPELLO PER UN QUADRO UNITARIO,RIVOLTO AI CANDIDATI DEL CENTRO-SINISTRA E CIVICI PER LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Al di là del procedere dei meccanismi giudiziari in corso nella dimensione regionale, la prossima tornata elettorale amministrativa si svolgerà con al centro un vero e proprio terremoto del sistema di potere che per decenni ha permeato la vita politica ed economica della regione.

A giudizio di chi scrive al centro del confronto elettorale devono esserci i temi del sistema infrastrutturale legato alla portualità, la sanità e questioni specifiche di grande rilevanza come quella riguardante l'installazione della nave-rigassificatrice nella rada di Vado Ligure.

Noi sottoscrittori di questo documento facciamo appello alle forze democratiche e costituzionali perché concordino un quadro unitario attorno ad alcuni principi di fondo sui temi di carattere generale cui, anche le liste locali, pur nella loro specifica autonomia progettuale e politica, si possano riferire per questa prossima tornata.

Come temi prioritari  per la nostra provincia proponiamo i seguenti:

1) invecchiamento della popolazione e deficit demografico;

2) infrastrutture per le quali è necessario sviluppare un progetto di equilibrio tra l'uscita dall'isolamento e l'orientamento verso le direttrici di traffico (non soltanto per le merci) ferroviario, stradale, marittimo;

3) importanza di tre settori: quello portuale, quello turistico e quello sanitario che possono rappresentare un nuovo volano di sviluppo a condizione che si superino ristrette visioni corporative e privatistiche;

4)  rilancio di una capacità programmatoria degli Enti locali da inserire in un contesto di riferimento comprensoriale in cui porre la costruzione di un adeguato livello di governo di area vasta: un livello di governo, oggi, reso praticamente inefficace dalla riduzione della Provincia a ente di secondo grado.

Per quel che riguarda le elezioni europee la nostra attenzione a questi punti strategicamente definiti per il piano locale va collegata ad una idea di prospettiva sovranazionale nella quale le istituzioni assumano una funzione di effettiva concreta rappresentanza in una visione di democrazia europea da perseguire con grande impegno sui temi della pace, dell'integrazione economica e sociale, del superamento di pericoli di ritorno ad antistoriche chiusure di tipo nazionalista.

Sergio ACQUILINO, Renato ALLEGRA, Francesca ASTENGO, Franco ASTENGO, Carlo BECCE, Giancarlo BERRUTI, Stefano BOSIO, Maria Gabriella BRANCA, Danilo BRUNO, Maria Teresa CARBONE, Giorgio CASTELLARI, Davide CAVIGLIA, Vito D'AMBROSIO, Alberto DELFINO,Franca FERRANDO, Michele FERRANDO, Elio FERRARIS, Antonio FERRO, Alessandro GAMALERI, Bruno GEIDO, Biagio GIORDANO, Lia GIRIBONE, Sergio LUGARO, Guglielmo MARCHISIO, Jacopo MARCHISIO, Bruno MARENGO, Giuseppe MILAZZO, Mario MOLINARI, Mario NOBERASCO, Daniela PONGIGLIONE, Pino RAIMONDO, Donatella RAMELLO, Adalberto RICCI, Francesco ROSSELLO, Antonio SCHIZZI,Giovanna SERVETTAZ, Claudio TAGLIAVINI,Giancarlo TORELLO, Sergio TORTAROLO, Anna TRAVERSO, Antonio VALLARINO, Maria Rita ZANELLA, Dario ZUCCHELLI


martedì 28 maggio 2024

PCI: SULL'EREDITA' DELLA MEMORIA

 

PCI: SULL'EREDITA' DELLA MEMORIA di Franco Astengo


In questi giorni pare proprio ci si stia accanendo sull'eredità della memoria del PCI, partito ormai scomparso (senza eredi) da oltre trent'anni eppure ben vivo nella dialettica politica, quasi come un convitato di pietra con cui si è ancora costretti a fare i conti.

Così si cerca di distorcerne la memoria tirando fuori episodi che dovrebbero far pensare a tutt'altro itinerario da quello che effettivamente si è svolto con l'andare del tempo: vien fuori che già nel 1974 Enrico Berlinguer aveva in mente lo scioglimento del partito e una rifondazione evidentemente posta al di fuori dell'identità politica del comunismo italiano oppure che, nella fase calda della proposta (poi attuata) di liquidazione del partito autorevoli suoi dirigenti pensavano valesse ancora - come deterrente - una scomunica emanata dall'alto dalla casa madre sovietica (del resto in quel periodo in piena fibrillazione alla ricerca di vie nuove per il socialismo).

Insomma siamo sulla strada della scoperta di un Gramsci liberale e dell'applauso rivolto in comunità a Berlinguer e Almirante dalla platea di Fratelli d'Italia. Operazioni sconsiderate e non sufficientemente respinte a livello culturale e politico dalla sinistra (per fortuna ci ha pensato Angelo D'Orsi nella sua recente biografia del pensatore sardo uscita per Feltrinelli).

In realtà questo darsi da fare per deviare/obliare denuncia, prima di tutto, l'incompiutezza dell'elaborazione del lutto anche da parte di coloro che proposero e sostennero la via della liquidazione in nome dello "sblocco del sistema politico" . s

Soprattutto però segnala l'insufficienza di una analisi sulle ragioni profonde per le quali al momento di una proditoria proposta di "svolta" la resistenza fu debole, poco coordinata e sostanzialmente non misurata sulla riflessione circa identità e prospettiva nella storia del comunismo italiano (l'unico tentativo fu fatto, forse, attraverso la relazione svolta da Lucio Magri - "il nome delle cose"- al seminario di Arco dell'ottobre 1990 e poi con il suo successivo - ancora fondamentale "Sarto di Ulm").

Provo a riassumere:

Dall'inizio degli anni'80 l'emergere di questioni e problemi sui quali sarebbe stato giusto sollecitare un più audace e coraggioso rinnovamento perchè posti sul terreno del nuovo intreccio tra le contraddizioni strutturali della società furono assunti come fattori da interpretare in senso di una maggiore omologazione, sia nei comportamenti politici, sia negli orientamenti culturali e ideali che, in quel momento, raccoglievano i più facili consensi.

In sostanza aveva cominciato a far breccia , anche nel PCI o almeno in settori rilevanti del Partito, la grande offensiva ideale e politica neoconservatrice che, proprio in quegli anni'80, favorita del precipitare della crisi del sistema comunista in tutto l'Est europeo, sia dal logoramento e dall'esaurimento anche delle migliori esperienze socialdemocratiche dell'Europa Occidentale, si sviluppò con impeto in Europa come in America (sotto l'insegna del reaganian – tachterismo), nei paesi dell'Est come in quelli dell'Ovest.

Andò così maturando, anche nella realtà italiana, una sconfitta che, prima ancora che politica, risultò essere culturale e ideale.

A questo punto debbono essere richiamate almeno tre posizioni (le più esemplificative) che hanno posto in luce come in pochi anni, anche in un paese come l'Italia considerato paradigmatico di un “caso” proprio perché vi si trovava presente il più grande partito Comunista d'Occidente, quest’offensiva “neocons” avesse modificato, in modo radicale, idee e convinzioni diffuse nell'area dell'intellettulità e dell'opinione pubblica progressista


1) In  primo luogo cominciò a raccogliere consensi la tesi che la crisi delle politiche di pianificazione e di programmazione (sia nelle forme della pianificazione centralizzata dei paesi di “socialismo reale” dell'Europa dell'Est, sia nelle forme programmatorie delle politiche keynesiane e delle esperienze di Stato Sociale, sviluppatesi a Ovest e nel Nord Europa, principale per impulso delle grandi formazioni socialdemocratiche) non solo poneva alle forze riformatrici seri problemi di ripensamento, ma costituiva una prova quasi definitiva dell'impraticabilità di serie alternative alle regole dominanti del liberismo, del privatismo, del cosiddetto “libero mercato”, dell'individualismo consumistico.

2) In secondo luogo non si può sottovalutare il peso che ebbe, nel corso degli anni'80 l'insistente campagna sulla “crisi” e sulla “morte” delle ideologie.

Una campagna che ebbe effetti rilevanti sugli orientamenti di larga parte dell'opinione pubblica.

E' quasi inutile ricordare quanto di ideologico vi fosse, e continui a esserci, alla base della tesi della “crisi” e della “morte” delle ideologie.


Rimane il fatto che proprio quella campagna propagandistica appena ricordata finì con l'essere largamente accettata anche a sinistra, non solo come critica dei “partiti ideologici” (e partiti ideologici per eccellenza erano considerati, in Italia, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista), ma anche come demistificazione dell'idea stessa di una finalizzazione ideale e morale dell'azione politica.

IL PCI fu così liquidato in fretta, senza offrire ad alcuno la possibilità di riflettere su di un lasciato  politico che andava ormai completamente perduto.

Lo scioglimento del PCI rappresentò un punto di vero squilibrio per l’intero sistema politico, cui seguirono altri momenti di sconvolgimento determinati dall’implosione dei grandi partiti di massa avvenuta poco tempo dopo.


E’ stata così soffocata  l’idea della necessità di un partito capace insieme di sviluppare pedagogia, radicamento sociale, rappresentatività politica della classe: è questo il vuoto più grande che, pur nella consapevolezza di un declino forse irreversibile attraversato nell’ultima fase della sua esistenza, il PCI ha  lasciato e che rimane come fattore inesplorato nel sistema politico italiano ben oltre la narrazione che oggi si tende a improvvisare quale elemento di smarrimento e di oblio nei riguardi della critica alla modernità.


giovedì 23 maggio 2024

FASCISMO E PIAZZA DELLA LOGGIA

 

FASCISMO E PIAZZA DELLA LOGGIA di Franco Astengo


Ricordare, a 50 anni di distanza, l’attentato di Piazza della Loggia deve rappresentare un impegno di grande importanza nell’attualità.

 Lo scopo di mantenere la memoria deve essere quello di combattere sempre e comunque il revanscismo fascista.

 Il revanscismo fascista è tornato come forza di governo con comportamenti, atteggiamenti, linguaggio davvero di altri tempi che molti si erano illusi non ritornassero più.

Invece ci troviamo di fronte davvero ad una mala pianta che dobbiamo combattere oggi come allora, come avvenne negli anni’70 quando lo stragismo rappresentò una pericolosissima presenza costante nelle vicende italiane: a partire dalla prima strage, quella fondamentale di vera e propria “svolta” rappresentata, il 12 dicembre 1969, dagli ordigni esplosi nella Banca dell’Agricoltura a Milano.

All’epoca era l’Italia che cercava una via faticosa e complessa di crescita della democrazia nell’attuazione ancora non compiuta della Costituzione Repubblicana: Costituzione poi messa in discussione varie volte nel corso degli anni e che oggi è nel mirino della destra che punta a modificare la forma di governo per assecondare le proprie pulsioni di visione personalistico - autoritario.

Il 12 maggio di quello stesso anno 1974 il voto popolare aveva sancito il diritto al divorzio: una legge di civiltà verso la quale si erano scatenati i corifei del clerico – fascismo poi pesantemente sconfitti nelle urne.

Le stragi dovevano servire a fermare quel processo di avanzamento popolare e, in verità, alcuni di quegli scopi reconditi furono raggiunti: tanto è vero che in epigrafe di questo testo abbiamo già scritto del presentarsi, oggi, di forme di vero e proprio revanscismo fascista.

Torniamo però al ricordo di quella tragica giornata:

L’orologio segnava le 10:12 del 28 maggio 1974 quando un’esplosione scuoteva Brescia.

Una bomba era esplosa in pieno centro città, precisamente a piazza della Loggia mentre era in svolgimento una manifestazione sindacale contro il terrorismo fascista.

Il terrorismo neofascista in quel momento colpiva ancora una volta in Italia.

 La bomba era stata nascosta in un cestino dei rifiuti e fu fatta esplodere al passaggio del corteo. Otto le persone che persero la vita: tra di loro due operai, cinque insegnati e un pensionato che nella sua vita era stato anche partigiano.

Il processo per quanto riguardò quella strage fu molto lungo anche a causa di alcuni depistaggi come di consueto in casi del genere.

. Al termine delle indagini, fu accertato che l’attentato era stato opera del gruppo neofascista dell’Ordine Nuovo. La condanna definitiva all'ergastolo per Tramonte e Maggi è stata emessa nel 2015.

Ricordando la tragedia di Piazza della Loggia vale la pena rammentare come proprio negli stessi giorni del maggio 1974 Savona iniziasse a sperimentare il peso degli attentati fascisti che proseguirono nel tempo fino ai primi mesi del 1975: attentati contrastati con grande efficacia da una mobilitazione di vigilanza popolare che rimane come esempio di coraggio civico e di una stagione di grande partecipazione popolare.

Per non dimenticare mai e per combattere sempre il fascismo in qualsiasi veste esso cerchi di mascherarsi.


LIGURIA: AMMINISTRATIVE 2024 (per Le Radici e le Ali)

 

LIGURIA: AMMINISTRATIVE 2024 di Franco Astengo


Turno elettorale numericamente consistente quello in programma per la Liguria il prossimo 8-9 giugno: 125 comuni al voto su 234 con Comuni superiori ai 15.000 abitanti Sanremo, Albenga e Rapallo.

Una competizione elettorale sulla quale grava l'incognita della partecipazione al voto stretta come si trova tra il ritorno della "questione morale" e l'elezione europea che si svolgerà in contemporanea e che tradizionalmente rappresenta uno degli appuntamenti elettorali meno attraenti.

A Sanremo, sicuramente il centro più importante di questa tornata, sono state presentate 7 candidature a Sindaco appoggiate da 17 liste: per il centrodestra è candidato Gianni Rolando con 6 liste, per il centro-sinistra Fulvio Fellegara con 3 liste mentre il M5S si presenta autonomamente con la candidatura di Roberto Rizzo.

Ad Albenga scontro tra il sindaco uscente Tomatis di area centro-sinistra sostenuto da tre liste civiche e il candidato del centro-destra Nicola Podio: nella città delle Torri lo scontro appare incentrato soprattutto sulla questione sanitaria e il ruolo dell'Ospedale (dopo la lunga campagna in difesa del pronto soccorso) come del resto in tutto il Ponente savonese, tradizionale terreno di caccia del centro destra dove si voterà- tra gli altri - in centri importanti come Finale (11.000 abitanti) e Pietra Ligure (8.000 abitanti ma sede dell'Ospedale Santa Corona).

Rapallo vedrà il confronto fra 5 candidati Sindaci sostenuti complessivamente da 10 liste: Marco Casella (UDC-Libertas); Andrea Carannante (Libera Rapallo, Unione Popolare); Elisabetta Ricci (Noi per Ricci Sindaco; Con Bagnasco; Forza Italia - Fratelli d'Italia) Armando Ezio Capurro ( Progetto Rapallo 2024- Circolo via della Libertà 61 - Noi Con Capurro - il Gabbiano) Francesco Angiolani (Scegliamo Rapallo, PD).

Probabilmente il punto di maggior interesse dal punto di vista dei contenuti amministrativi e politici in gioco sarà quello dell'esito di Vado Ligure e Quiliano: le zone interessate direttamente dalla vicenda dello spostamento della nave-rigassificatore dal porto di Piombino alla rada di Savona - Vado. Una storia che ha dato origine a una forte mobilitazione dell'opinione pubblica in direzione contraria al progetto voluto dalla Presidenza della Regione, che ha visto (anche se non quale diretta conseguenza) il commissariamento del comune di Vado Ligure e portato al reiterarsi di una profonda spaccatura a Quiliano (anche se tutti a parole si dicono contrari al progetto).

A Vado Ligure il centro-destra non sarà presente e si sottoporranno all'esame elettorale il vice-sindaco uscente Gilardi (dopo la fuori uscita della sindaca Monica Giuliano, passata dal PD alla Lista Toti e assurta all'incarico di presidente dell'Agenzia Regionale dei Rifiuti, appositamente inventata per lei) sostenuto - con diversi mal di pancia - dal centro sinistra e la lista ambientalista di Vivere Vado che presenta come candidato sindaco la "vecchia gloria" Franca Guelfi appoggiata anche dal presidente provinciale di Italia Nostra Roberto Cuneo (già candidato sindaco sconfitto con il centro-destra a Savona anni addietro) e - addirittura - dal calabrese 5 stelle Nando Morra, già presidente della commissione antimafia.

A Quiliano ci sarà una lista apparentemente civica ma in realtà di destra - destra, mentre nel centro-sinistra si verificherà ancora una volta una presentazione separata tra PD (che candida Fersini) avverso la lista di sinistra del sindaco uscente Nicola Isetta.

In conclusione è necessario ancora ricordare come al di là del procedere dei meccanismi giudiziari in corso nella dimensione regionale, la prossima tornata elettorale amministrativa si svolgerà con al centro un vero e proprio terremoto del sistema di potere che per decenni ha permeato la vita politica ed economica della regione.

E' necessario ricordare alle forze democratico - progressiste la necessità di definire un quadro unitario di riferimento attorno ad alcuni principi di fondo sui temi di carattere generale cui, anche le liste locali, pur nella loro specifica autonomia progettuale e politica, possano rivolgersi:

1) invecchiamento della popolazione e deficit demografico;

2) infrastrutture per le quali è necessario sviluppare un progetto di equilibrio tra l'uscita dall'isolamento e l'orientamento verso le direttrici di traffico (non soltanto per le merci) ferroviario, stradale, marittimo;

3) importanza di tre settori: quello portuale, quello turistico e quello sanitario che possono rappresentare un nuovo volano di sviluppo a condizione che si superino ristrette visioni corporative e privatistiche;

4)  rilancio di una capacità programmatoria degli Enti locali da inserire in un contesto di riferimento comprensoriale in cui porre la costruzione di un adeguato livello di governo di area vasta: un livello di governo, oggi, reso praticamente inefficace dalla riduzione della Provincia a ente di secondo grado.

5) La Liguria ha sofferto nel corso del tempo di una forte accelerazione nella cementificazione del suo fragile territorio (non a caso proprio il processo di invasione del cemento fu definito a suo tempo come "rapallizzazione"). Si tratta di un punto che assume ancora fondamentale importanza anche soprattutto sotto l'aspetto del rapporto costa/entroterra con lo spopolamento di interi borghi e relativo depauperamento economico. Si rileva la necessità di un vero e proprio piano di recupero in questa direzione. Grande attenzione da questo punto di vista andrà posta alla viabilità interna.

mercoledì 22 maggio 2024

AMMINISTRATIVE 2024, COSTITUZIONE, DEMOCRAZIA: APPELLO PER UN QUADRO UNITARIO

 

Attraverso il testo di questo documento si propone una sottoscrizione individuale sulla base della quale avanzare alle forze politiche democratiche e costituzionali un comune riferimento sui punti -a nostro giudizio - decisivi per stabilire i punti fondamentali di una unità nella prospettiva di governo degli enti locali della nostra provincia, ferme restando le necessarie autonomie e specificità locali.

Preghiamo tutte/i di confermare via mail la propria adesione e di promuovere altre adesioni.

AMMINISTRATIVE 2024, COSTITUZIONE, DEMOCRAZIA: APPELLO PER UN QUADRO UNITARIO

Al di là del procedere dei meccanismi giudiziari in corso nella dimensione regionale, la prossima tornata elettorale amministrativa si svolgerà con al centro un vero e proprio terremoto del sistema di potere che per decenni ha permeato la vita politica ed economica della regione.

A giudizio di chi scrive al centro del confronto elettorale devono esserci i temi del sistema infrastrutturale legato alla portualità, la sanità e questioni specifiche di grande rilevanza come quella riguardante l'installazione della nave-rigassificatrice nella rada di Vado Ligure.

Noi sottoscrittori di questo documento facciamo appello alle forze democratiche e costituzionali perché concordino un quadro unitario attorno ad alcuni principi di fondo sui temi di carattere generale cui, anche le liste locali, pur nella loro specifica autonomia progettuale e politica, si possano riferire per questa prossima tornata.

Come temi prioritari  per la nostra provincia proponiamo i seguenti:

1) invecchiamento della popolazione e deficit demografico;

2) infrastrutture per le quali è necessario sviluppare un progetto di equilibrio tra l'uscita dall'isolamento e l'orientamento verso le direttrici di traffico (non soltanto per le merci) ferroviario, stradale, marittimo;

3) importanza di tre settori: quello portuale, quello turistico e quello sanitario che possono rappresentare un nuovo volano di sviluppo a condizione che si superino ristrette visioni corporative e privatistiche;

4)  rilancio di una capacità programmatoria degli Enti locali da inserire in un contesto di riferimento comprensoriale in cui porre la costruzione di un adeguato livello di governo di area vasta: un livello di governo, oggi, reso praticamente inefficace dalla riduzione della Provincia a ente di secondo grado.

Per quel che riguarda le elezioni europee la nostra attenzione a questi punti strategicamente definiti per il piano locale va collegata ad una idea di prospettiva sovranazionale nella quale le istituzioni assumano una funzione di effettiva concreta rappresentanza in una visione di democrazia europea da perseguire con grande impegno sui temi della pace, dell'integrazione economica e sociale, del superamento di pericoli di ritorno ad antistoriche chiusure di tipo nazionalista.

domenica 19 maggio 2024

A TEATRO "LE BOMBE DI SAVONA"

 

A TEATRO "LE BOMBE DI SAVONA" di Franco Astengo


"Il Chilometro Quadrato - Le bombe di Savona tra tensioni e speranza degli anni'70" spettacolo teatrale andato in scena al "Chiabrera" sabato 18 maggio per la regia di Jacopo Marchisio e il coordinamento del prof. Cipollone animatore del progetto "La storia in scena" con protagonisti gli studenti del Liceo Scientifico "O.Grassi".

Un lavoro corale di grande partecipazione da parte degli studenti che si può dire si sia collocato nella scia di quello che fu l'apogeo di quel difficile momento storico per la nostra Città: appunto la partecipazione popolare alla vigilanza che risultò il fattore decisivo per stroncare il fenomeno degli attentati che per mesi misero in ansia Savona causando danni e vittime.

In allora il quadro era quello della "strategia della tensione" di matrice neofascista (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, ecc,ecc) e in quel contesto fu collocato ciò accadde nella nostra Città tra il maggio del 1974 e i primi mesi del 1975.

Mandanti ed autori degi attentati sono rimasti nell'ignoto anche per via di ostacoli e depistaggi che il lavoro degli studenti del Liceo Scientifico ha ben evidenziato.

Non è stato però questo delle indagini il punto di riferimento dello spettacolo.

E' stato importante, invece, proprio per la memoria storica che è necessario conservare con cura descrivere gli attentati nel loro svolgimento e veder crescere la risposta popolare: davvero efficacemente interpretata dai giovani attrici e attori.

In questo senso il lavoro teatrale ha interpretato al meglio quello che fu lo spirito del tempo, l'intreccio tra spontaneità e organizzazione nel promuovere la vigilanza, con una efficace interpretazione del ruolo di partiti e sindacati che all'epoca in un città ancora sostanzialmente operaia come Savona esercitavano con autorevolezza e innegabile radicamento sociale.

Uno spettacolo complesso con musica, danze, luci e suoni particolarmente curati che meriterebbe di essere replicato magari nelle periferie che in quel frangente fornirono, attraverso i Consigli di Quartiere, un grande contributo a quello che, dopo la Resistenza e la lotta per la difesa delle fabbriche, deve essere considerato il momento più importante della nostra storia.

sabato 18 maggio 2024

AMMINISTRATIVE 2024: DECADENZA

 

AMMINISTRATIVE 2024: DECADENZA di Franco Astengo


La prossima tornata elettorale prevista per l'8-9 giugno vedrà 40 comuni della provincia di Savona (su 69) impegnati nella scelta della nuova amministrazione.

Una tornata importante che, alla vigilia, presenta una particolarità significativa: in 15 di questi comuni non ci sarà competizione, nelle urne si presenterà un solo candidato sindaco e una sola lista.

L'incognita a quel punto sarà rappresentata dalla partecipazione che dovrà superare il 40% degli aventi diritto (verificheremo anche quanto "effetto - traino" riuscirà a suscitare la contemporaneità con le elezioni europee) e quanto la riduzione della percentuale del "quorum" riuscirà ad impedire l'annullamento del voto.

Nel 2019 fece scalpore la presenza di un solo candidato in un comune importante come Albissola Marina.

Adesso il fenomeno appare sicuramente in crescita e comprende: Arnasco, Bardineto, Bormida, Cosseria, Dego, Erli, Giustenice, Magliolo, Mioglia, Orco Feglino, Plodio, Urbe, Vendone, Vezzi Portio, Villanova d'Albenga (dove si ricandida l'eterno Pietro Balestra).

L'elenco comprende un insieme di comuni dell'entroterra fra i quali centri importanti come Cosseria, Dego (un ricordo per il sindaco Genta, personaggio d'altri tempi), Mioglia, Urbe, Giustenice (un tempo feudo del "ras" della Coldiretti, il cav. Bolla) che erano sedi di accanite battaglie elettorali.

Si tratta di un segnale da non sottovalutare: si intrecciano decadenza del sistema politico e spopolamento, con abbandono da parte di chi ha ha scelto di vivere altrove dal luogo natio e non sente (come avveniva un tempo) il richiamo per impegnarsi a favore del proprio paese.

Preoccupa la decadenza del sistema politico e la vacuità di senso civico che si esprimono in questa occasione: decadenza del sistema politico che coincide con l'abbandono del territorio da parte dei partiti politici, fenomeno che ha avuto origine da diverse cause e che prosegue nel tempo.

Non esiste neppure la tensione rivolta ad essere presenti nel consiglio comunale come minoranza per far valere le proprie idee e le proprie posizioni.

Soprattutto però è assente il tessuto economico sufficiente a giustificare le presenze politiche, ed è questo il dato sul quale riflettere maggiormente.

Inoltre la dismissione di ruolo da parte dell'amministrazione provinciale in deficit di ruolo dopo la trasformazione in ente di secondo grado e il venir meno della capacità di coordinamento incide fortemente quale altro fattore negativo.

Naturalmente il tema dello spopolamento e della crisi delle vocazioni politiche si accompagna alle difficoltà dei servizi, dei trasporti, delle comunicazioni.

Un segnale di decadenza complessiva verso la quale ciò che rimane delle forze politiche dovrebbe prestare maggiore attenzione: un punto di ulteriore distacco dalle istituzioni che si collega con altri pericolosi fenomeni di vera e propria difficoltà democratica.


martedì 14 maggio 2024

LILIANA SEGRE RICORDA FELICE BESOSTRI

 

LILIANA SEGRE RICORDA FELICE BESOSTRI

E' un dovere della parte democratico - costituzionale che ancora e presente in questo paese diffondere a largo raggio quale vero e proprio "Manifesto" dell'opposizione l'intervento della senatrice Liliana Segre sul tema del premierato.

L'intervento contiene anche un elemento di vera e propria commozione: il ricordo di Felice Besostri, infaticabile difensore della democrazia e dei diritti di espressione politica. Nell'intervento della senatrice Segre finalmente Besostri è collocato nella dimensione che gli spetta di vero artefice delle vittorie in Corte Costituzionale sul tema della legge elettorale giustamente definita come l'architrave di un sistema democratico.

Nell'intervento della senatrice Segre si fa anche presente il paradosso delle forze politiche che, bocciate le leggi elettorali dalla Corte, hanno affidato la stesura di un nuovo testo nuovamente alla parte politica che aveva elaborato una delle formule bocciate: errare umanum est sed perseverare..

Non si può che auspicare che da questo intervento sorga a nuova spinta e una nuova attenzione per il delicato tema dell'espressione democratica delle cittadine e dei cittadini.

Franco Astengo

lunedì 13 maggio 2024

LIGURIA NON SOLO PORTO

 

LIGURIA: NON SOLO PORTO di Franco Astengo (Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona)


Se le cose non fossero tremendamente serie per la credibilità del sistema politico e la vita quotidiana di cittadine/i ci sarebbe da pensare che il Liguria-gate in corso potrebbe anche rappresentare un'attrazione per turisti: infatti qualcuno potrebbe anche essere invogliato a venire a vedere come è fatta una Regione dove si è verificata una concentrazione inimitabile di stupidità e di ignavia politica: ben oltre il solito "refrain" della questione morale.

Pensando a Carlo Marx e ritornando con la mente al famoso "caso Teardo" ci sarebbe da riesumare l'antico motto " quando la storia si ripete da tragedia si tramuta in farsa" : almeno leggendo le intercettazioni riguardanti l'alterazione dei dati Covid.

Sta emergendo, infatti, dagli atti della magistratura l'interesse per la questione della Sanità: se si andrà a fondo forse ci si accorgerà dell'importanza (strategica) di questo boccone da ingoiare.

Importanza strategica attribuita al tema dell'improvvida assegnazione del comparto alle Regioni tramite la disgraziata modifica costituzionale del Titolo V (figuriamoci con l'autonomia differenziata).

Premesso che il tema pubblico/privato nella sanità era già stato impostato, in Liguria, dalle amministrazioni di centro-sinistra non si può che ricordare come un deciso sbilanciamento verso il privato (con corollario di procedimenti giudiziari) sia stato attuato dal centro-destra attualmente (e sotto inchiesta) governante con precisi riferimenti a ben definiti interessi privati rivolti verso una altrettanto identificata area geografica (Lombardia) in una perfetta connessione tra arricchimenti privati, connessioni tra imprenditoria amministrazione, raccolta di consenso elettorale ben mirato in determinate aree geografiche da privilegiare mortificando le eventuali "isole rosse".

Torna alla mente l'isolamento nel quale sono stati lasciati i pochi che hanno continuato a battersi per la sanità pubblica (poche settimane fa si è sciolto il Comitato Amici dell'Ospedale San Paolo di Savona: ospedale da tempo nel mirino dai fautori della "sanità a responsabilità limitata). Isolamento beninteso non solo "politico".

Ci si stanca a continuare a denunciare come la battaglia per la "questione morale" non debba essere condotta soltanto per motivi di pura moralità moraleggiante che in certi casi rischia di sconfinare nel qualunquismo politico ma portata avanti proprio analizzando la connessione tra "questione morale" e "questione politica" che sempre si riflette sulle condizioni dell'economia e della qualità delle vita quotidiana.

Non basterà, almeno dal nostro punto di vista, reclamare le elezioni regionali anticipate: se non si preparerà per tempo uno schieramento alternativo non solo sotto l'aspetto dei soggetti politici ma radicalmente "diverso" sui temi fondamentale della revisione dei progetti infrastrutturali (la Liguria soffre di isolamento per via della sua complicata struttura morfologica) a partire dal rigassificatore che si vorrebbe piazzare a Savona e del ritorno alla centralità della sanità pubblica il rischio sarà quello di una semplice alternanza "morale" del tutto insufficiente rispetto alle prospettive di questa martoriata Regione.

domenica 12 maggio 2024

CINQUANT'ANNI FA IL 18 APRILE ROVESCIATO

 

CINQUANT'ANNI FA: IL 18 APRILE ROVESCIATO di Franco Astengo


E’ la più grande vittoria contro la DC e la destra dalla fine della guerra: 59% no, 41% sì. Vuol dire che l’Italia è cambiata per la forza ideale delle lotte di questi anni. Fanfani ne esce a pezzi. Noi lo avevamo detto. Ora lo dicono le masse e chiamano la sinistra unita a proporre al paese un nuovo orizzonte. E l'editoriale di Pintor titolò "Un 18 aprile rovesciato".



13 Maggio 1974, un lunedì, si chiudono le urne aperte il giorno precedente 12 Maggio: l’Italia ha votato per il primo referendum abrogativo nella storia repubblicana. Si tratta di decidere se conservare o meno la legge sul divorzio introdotta nel 1971 grazie all’iniziativa di due parlamentari laici, il socialista Fortuna e il liberale Baslini e approvata dal parlamento con una maggioranza comprendente tutti i partiti dal gruppo del Manifesto al PLI, contrari soltanto DC e MSI.

 

La legge sul divorzio, lungamente attesa e segno evidente dell’avvio di un processo di modernizzazione nei costumi, era stata messa in discussione dall’iniziativa di gruppi cattolici oltranzisti che avevano raccolto le firme proprio per arrivare alla consultazione elettorale.

Ricostruendo così, con esattezza quella vicenda, si comincia a sfatare un mito: quello del referendum voluto dai radicali, che sicuramente rappresentarono un piccolo gruppo molto vivace a difesa della legge, ma che non ne furono i promotori, non disponendo all’epoca neppure di una rappresentanza parlamentare.

Il risultato di quella consultazione con il 69% di sì alla conservazione della legge dimostrò, peraltro, come il cosiddetto “paese reale” si collocasse ben oltre nella modernità della sua cultura e dei suoi costumi rispetto al quadro istituzionale: erano state forti, ad esempio le incertezze del gruppo dirigente del PCI ad accettare lo scontro referendario voluto dai cattolici, anzi si può dire che le elezioni anticipate svoltesi per la prima volta nel 1972 fossero state determinate anche dalla volontà dello stesso partito comunista di prendere tempo, per arrivare a una mediazione su questo argomento del divorzio che appariva come scottante per di più in un’epoca dove stava maturando, la strategia berlingueriana del “compromesso storico”.

Fu la segreteria democristiana, retta da Fanfani, a volere lo scontro diretto nella convinzione di riuscire a mobilitare la parte più oscura e conservatrice del Paese, quella che nel 1948 aveva dato alla DC la più grande vittoria della sua storia, anche grazie ai Comitati Civici di Gedda, alle Madonne Pellegrini di Pio XII, al grido dall’allarme sul “pericolo rosso”.

Fanfani, però si trovò a fianco soltanto il MSI di Almirante e non comprese per tempo le grandi trasformazioni verificatesi nella vita culturale e sociale del Paese, in seguito alla fase del “miracolo economico” e poi della ventata del’68, rivelatasi alla fine più importante su questo terreno del costume e dei diritti civili che non su quello più propriamente politico.

Si trattò di una grande vittoria, la prima, di uno schieramento progressista nato più dal basso, nella realtà sociale che non dai vertici dei partiti: ma quelli erano tempi in cui i vertici dei partiti sapevano catalizzare e aggregare il consenso, e il risultato, sul piano politico, fu sicuramente quello di uno spostamento a sinistra che determinò anche, 12 mesi dopo, il risultato delle amministrative del 15 giugno 1975.

Si stavano rompendo le barriere e si stava, finalmente, secolarizzando la società italiana: un balzo in avanti dal punto di vista della vita quotidiana, della libertà di pensiero e di comportamento cui diedero un forte contributo anche i cosiddetti “cattolici del dissenso”, la CISL dell’unità sindacale, le ACLI della scelta socialista di Vallombrosa.

Un processo di secolarizzazione della società cui non corrispose, però, la proposta di un’alternativa maggioritaria da parte della politica, dello schieramento di sinistra: la linea del compromesso storico, l’esplosione del terrorismo, la crisi economica derivante dallo “shock” petrolifero dell’inverno 73-74, le difficoltà d’aggregazione di una nuova sinistra, la retrocessione dal progetto di unità sindacale furono i fattori principali per i quali quella grande spinta venne meno e si arrivò, due anni dopo, alla triste soluzione del monocolore democristiano di Andreotti, con l’astensione di PCI e PSI: seguì, poi, il rapimento Moro e così il processo di secolarizzazione del paese prese più la strada del documento di Rinascita Nazionale di Gelli (1975) che quella dell’alternativa di governo da parte delle sinistre.

Eppure quella del 13 Maggio 1974 fu una grande vittoria della morale laica e della politica progressista, e come tale va ricordata.

Come riportato in epigrafe: Il Manifesto, nel suo “sommarione” caratteristico dell’epoca aveva titolato:

E’ la più grande vittoria contro la DC e la destra dalla fine della guerra: 59% no, 41% sì. Vuol dire che l’Italia è cambiata per la forza ideale delle lotte di questi anni. Fanfani ne esce a pezzi. Noi lo avevamo detto. Ora lo dicono le masse e chiamano la sinistra unita a proporre al paese un nuovo orizzonte. E l'editoriale di Pintor titolò "Un 18 aprile rovesciato".


sabato 11 maggio 2024

REPRESSIONE

 

Mi permetto di sollevare una richiesta di riflessione rivolta alle forze di sinistra e a quei diversi soggetti che interpretano quel "sentire costituzionale" oggi duramente messo sotto attacco dalla destra di governo.

Riassumo per punti:

1) Emerge complessivamente un tema di diritti che il "caso Salis" ha portato a livello europeo e che richiama prima di tutto la concezione della destra sul tema;

2) E' in atto un tentativo di stravolgimento costituzionale della forma di governo che richiama immediatamente l'idea di una concentrazione personalistica del potere in un funzione anti -Costituzione repubblicana;

3) E' in corso un attacco diretto a categorie come quella della Magistratura (ipotizzandone, come già avvenuto in passato, una sostanziale riduzione di autonomia dall'esecutivo) e dell'informazione (con un evidente arretramento nella liberà d'espressione come testimoniato anche dalle classificazioni internazionali in materia);

4) Si sta esercitando direttamente una forma di repressione poliziesca verso i soggetti più facilmente attaccabili come gli studenti.

Questi elementi evidenziano come si stia realizzando un vero e proprio "arretramento democratico" che non può che essere contrastato se non prendendo atto fino in fondo della sua gravità e pericolosità, esprimendo così da parte della sinistra un pieno convincimento alternativo fuori da qualsivoglia tentativo di compromissione, in ispecie sul piano costituzionale e delle stesse forme istituzionali che derivando direttamente dall'applicazione della nostra Carta Fondamentale.

Franco Astengo

venerdì 10 maggio 2024

L'ASSOCIAZIONE "IL ROSSO NON E' IL NERO" AADERISCE AI REFERENDUM DELLA CGIL

 

L'ASSOCIAZIONE "IL ROSSO NON E' IL NERO" ADERISCE AI REFERENDUM DELLA CGIL.

In una fase di grandissima difficoltà per pace e la democrazia l'Associazione "Il Rosso non è il Nero" di Savona aderisce con convinzione ai quattro quesiti referendari promossi dalla CGIL per archiviare, una volta per tutte, la stagione del Jobs Act e del precariato elevato a sistema.

Precariato la cui pratica continua fornendo l'illusione di una crescita, mentre il mondo del lavoro appare sempre più attraversato dall' intensificazione dello sfruttamento di cui il vero e proprio stillicidio di morti per incidenti appare la testimonianza più concreta.

Non abbiamo mai creduto, a partire dalla soppressione della scala mobile, che la compressione dei diritti dei lavoratori potesse condurre alla crescita economica, ed i fatti ci hanno sempre dato ragione. Inoltre si sono generate fratture e accresciute disuguaglianze.

La riuscita del percorso referendario costituisce un passo avanti nella ricostruzione di una identità progressista - costituzionale, passaggio indispensabile per contrastare con successo la destra.

Una destra che, ancor più che in precedenti proposte di diversa origine politica ( alcune respinte con voto popolare sia nel 2006, sia nel 2016) sta mettendo a rischio i principî fondativi della Costituzione nel cui testo a partire dall'articolo 1 democrazia e lavoro formano un binomio inscindibile.

ASSOCIAZIONE "IL ROSSO NON E' IL NERO" SAVONA

Primi firmatari:

Sergio ACQUILINO, Renato ALLEGRA, Franco ASTENGO, Maria Gabriella BRANCA, Danilo BRUNO, Giovanni BURZIO, Alberto DELFINO, Franca FERRANDO, Antonio Maria FERRO, Bruno GEIDO, Bruno MARENGO, Jacopo MARCHISIO,Mario NOBERASCO Francesco PISANO, Donatella RAMELLO, Pino RAIMONDO, Claudio TAGLIAVINI, Antonio VALLARINO, Maria Rita ZANELLA,


giovedì 9 maggio 2024

TRA SISTEMA DI POTERE ED ELEZIONI AMMINISTRATIVE: UNA PROPOSTA ALLA SINISTRA SAVONESE

 

TRA SISTEMA DI POTERE ED ELEZIONI AMMINISTRATIVE: UNA PROPOSTA ALLA SINISTRA SAVONESE di Franco Astengo (Associazione "Il Rosso non è il Nero")


L'analisi appare semplice da sviluppare: al di là del procedere dei meccanismi giudiziari la prossima tornata elettorale amministrativa si svolgerà in Liguria con al centro un vero e proprio terremoto del sistema di potere che per decenni ha permeato la vita politica ed economica della regione.

In questa vicenda sono coinvolti non soltanto il sistema infrastrutturale legato alla portualità ma anche settori fondamentali nell'attività della Regione come la sanità (in particolare nel Ponente, ma anche nello spezzino) e questioni specifiche di grande rilevanza come quella riguardante l'installazione della nave-rigassifcatrice nella rada di Vado Ligure

Il punto politico però diventa quello dell'andata in crisi di quel fenomeno della "trasversalità" che ha contraddistinto molti aspetti della conduzione amministrativa di tante istituzioni locali e ha fortemente condizionato anche alcune situazione di formazione delle liste elettorali in vista dell'8-9 giugno.

Le forze democratiche e costituzionali che si sono sempre opposte proprio a questo sistema di potere (cui la nostra Regione è sottoposta da diversi decenni se pensiamo al "caso Teardo" e all'insufficienza del contrasto fin da allora esercitato anche a sinistra) debbono avviare un adeguata campagna elettorale principiando, prima di tutto, dall'indicare i nodi di questa "trasversalità".

La proposta è semplice: realizzare, a sinistra, una iniziativa di confronto tra i soggetti politici in modo definire un quadro unitario (in tempi non sospetti si era scritto di "griglia interpretativa") attorno ad alcuni principi di fondo sui temi di carattere generale cui le liste locali, pur nella loro specifica autonomia progettuale e politica, dovrebbero riferirsi per questa prossima tornata (in provincia di Savona 40 comuni al voto) consentendo così di isolare quelle situazioni nelle quali si è esercitata la pesante "trasversalità" ipotecata dalla presidenza della Regione.

martedì 7 maggio 2024

LIGURIA E QUESTIONE MORALE

 

LIGURIA E QUESTIONE MORALE di Franco Astengo


Premessa la debita considerazione di garantismo e di colpevolezza da dichiarare soltanto al momento di sentenze passate in giudicato il terremoto giudiziario che sta devastando la Liguria politica e imprenditoriale non può rimanere sotto silenzio.

Ancora una volta la magistratura si è mossa in un'ottica di supplenza della politica e l'analisi dei diversi intrecci rilevabili dai provvedimenti giudiziari fin qui assunto consentono alcune precise affermazioni proprio sul piano politico:

1) dagli atti fin qui portati avanti dall'autorità giudiziaria appare rilevarsi il profilo di un vero e proprio "sistema di potere" collocato ben al di fuori da un contesto di esercizio della responsabilità democratica. Le scelte fin qui compiute dal Presidente della Regione Liguria nel corso del suo mandato hanno avuto l'evidente destinazione proprio del consolidamento di questo sistema di potere attraverso scelte di carattere corporativo sia sul piano economico sia sul piano delle destinazioni territoriali (ultima in ordine di tempo ma non ultima per importanza quella della destinazione della nave -rigassificatore a Vado Ligure);

2) Questo sistema di potere (da confermare giudizialmente ma ben presente sul piano politico) può sfruttare ( e fin qui ha sfruttato) il mutamento di natura dell'Ente Regione che proprio in Liguria ha assunto caratteristiche particolarmente spiccate. Attraverso l'elezione diretta del Presidente della Giunta (che poi mezzi di comunicazione di massa e giornali hanno facilonescamente definito "Governatore") ha definito la fisionomia dell'Ente in soggetto di nomina e di spesa (anziché di coordinamento legislativo come stava nelle intenzioni di chi aveva proceduto a normare l'indicazione costituzionale);

3) In questo intreccio tra potere di nomina e potere di "elargizione di spesa" può diventare facile l'introduzione di un sistema di potere capace di connettere politica e affari in vari campi ( per quel che riguarda la Liguria oltre al sistema infrastrutturale realizzato in particolare attorno al porto di Genova non può essere dimenticato il tema del rapporto pubblico/privato in sanità: tanto per fare soltanto degli esempi).

Questi sono alcuni dei temi politici suggeriti dall'avanzare dell'inchiesta che ha messo a soqquadro vertici istituzionali, economici e imprenditoriali in Liguria.

Il pensiero non può che correre all'affare Teardo di oltre quarant'anni fa: anche in quel caso emerse un ritardo della politica nell'individuare responsabilità e natura dei fatti (così la magistratura già svolse un ruolo di supplenza) in una fase in cui l'approccio alla modernità mutava la natura dell'antica questione morale di marca democristiana: in allora ci si fermò presto e non si riuscì a vedere oltre il fatto locale (pur molto rilevante). Eppure dietro l'angolo ci stava Tangentopoli

sabato 4 maggio 2024

LA CHIUSURA DEL "LETIMBRO"

 

LA CHIUSURA DEL "LETIMBRO" di Franco Astengo


Ci si augura che il mondo culturale della nostra Città reagisca alla notizia della chiusura della storica testata della Curia Savonese, "Il Letimbro", dopo 123 anni di pubblicazione.

Preso atto del mutare dei tempi e dell'avanzare dell'innovazione tecnologica non si può non segnalare questo fatto come un elemento di ulteriore sottrazione all'identità cittadina e al suo dibattito culturale: tanto più in un momento in cui l'amministrazione comunale progressista - costituzionale sta lavorando per far rialzare la testa a Savona candidandola a capitale della Cultura per cercare di dimenticare la "Città silente" del declino creato dal vuoto della chiusura dell'industria.

Queste poche righe però non intendono soltanto esprimere un appello nella direzione del recuperare una possibilità importante di espressione quale è stata "Il Letimbro" e neppure ricostruire una storia, quella dell'informazione savonese che meriterebbe racconti e riflessioni ben più ampie: dai tempi delle cronache cittadine di Unità, Lavoro, Cittadino fino alla redazioni di Secolo XIX e Stampa.

L'occasione è per un ricordo : quello della tipografia Sabatelli, collocata nei locali sottostanti il vescovado (dove adesso è stata allestita una bellissima sala - mostre e convegni).

Dalla tipografia Sabatelli sotto l'attenta guida dell'indimenticabile Marco (personaggio di grande spessore purtroppo dimenticato) usciva il meglio della cultura ligure sotto l'aspetto di libri e riviste:

pensiamo, soltanto per fare pochi esempi, alla raccolta degli atti del dipartimento di Montenotte curata da Giagi Assereto, il volume sui bombardamenti a Savona nel corso della guerra mondiale di Renzo Aiolfi e Nanni De Marco, la storia del Savona FBC opera sempre (assieme al volume sulla "case chiuse") del nostro De Marco, altro personaggio la cui memoria appare assolutamente trascurata.

Le riviste: da Resine nel segno di Sbarbaro e Barile fino ad Adriano Sansa, Sabazia, Liguria.

Ancora due settimanali: "Il Letimbro" e "Riviera Notte".

Un ricordo vivo quello di noi giovani ragazzi che si occupavano di sport (Riviera Notte arrivò a vendere 8.000 copie la settimana inventandosi un nuovo modo di raccontare lo sport locale, grazie all'intuito e all'abnegazione soprattutto di Luciano Angelini, destinato poi a una grande carriera giornalistica) che lavoravamo a fianco di personaggi dello spessore culturale e umano come Monsignor Vivaldo e Don Farris, fino alla stagione di notevole apertura culturale ad opera di Don Angelo Magnano.

Questo intervento però non vuol essere un semplice amarcord (molto lacunoso del resto) ma un invito, uno stimolo, una proposta per il futuro dell'informazione in stretto connubio con la cultura nella nostra piccola, amata, Savona.