Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
giovedì 30 aprile 2026
PRIMO MAGGIO AL TEMPO DELL'AI
PRIMO MAGGIO AL TEMPO DELL'AI di Franco Astengo
Si muore per il lavoro, si vive per il lavoro ma alla vigilia di questo primo maggio 2026 molti si interrogano: qual'è il significato del lavoro nel tempo dell'Intelligenza Artificiale?
Muterà il senso dell'oppressione e dello sfruttamento che ha storicamente alimentato la marxiana "contraddizione principale", oppure ci si sta avviando verso un processo di "liberazione"?
La risposta è difficile da formulare, ma si può cercare di mantenere vivo un pensiero.
Lavoro, sfruttamento, morte : una triade che sembra inscindibile nel tempo nonostante il ritmo vorticoso dell'innovazione tecnologica.
Quella triade lavoro - sfruttamento - morte appare sempre incombente nel ciclo capitalistico, indipendentemente dalle condizioni materiali, tecnologiche, ambientali nelle quali via via lavoratrici e lavoratori si trovano costretti ad agire.
E' necessario ancora un volta ribadire alcuni elementi di fondo che vanno presi in considerazione proprio attorno al tema della concezione del lavoro e della sua liberazione.
Nel tempo trascorso senso e concezione del lavoro sono stati sottoposti a troppi fraintendimenti e sovrapposizioni al punto da far smarrire, per gran parte dell'opinione pubblica, la nozione di sfruttamento. Si tratta di prendere in considerazione un dato di fondo : l’uomo non è più il prodotto del suo lavoro, come si pensava cinquant'anni fa, e neppure la dimensione umana si trova ancora al centro della subalternità al comando del profitto. Oggi l’uomo (nel senso di genere umano, senza distinzioni) non è null'altro che l’espressione del suo consumo, della sua capacità di corrispondere in ogni momento della sua vita e non soltanto in fabbrica all’egemonia del comando del profitto. Questo punto ormai vale a dimensione globale, dai luoghi del capitalismo super-maturo (che pensa di fare a meno della democrazia) a quelli del sottosviluppo dove le grandi potenze predano le risorse e tengono in ostaggio interi popoli.
Dentro lo stridore sociale dominante è il comando del profitto che ormai si è esteso sull’insieme di contraddizioni che la modernità presenta, assumendo l'egemonia di tutte le innovazioni che via via si stanno presentando sulla scena sia sul piano tecnologico, sia economico, sia politico. Ogni nostro atto, ogni nostra possibilità di visione, è compiuto in funzione dell’apparire quasi sempre pubblicitario del combinato disposto tra reale e virtuale sul quale la logica del profitto si espande e si afferma. Così si è arrivati più ancora che alla negazione al considerare superfluo il conflitto, sia nel sociale sia nel politico. Il conflitto è considerato ormai marginale, momento di turbamento dell’ordine costituito. Vogliamo però insistere cogliendo anche qualche segnale in controtendenza.
E' giusto lottare per una possibilità di migliore remunerazione del lavoro ma la condizione per ottenere ciò non può essere quella di continuare ad esercitare una funzione di mera riproduzione del consumo come fattore egemonico, pagando il prezzo dello smisurato allargamento delle disuguaglianze su tutte le basi: individuali, collettive, planetarie con la guerra tornata sovrana a regolare la storia. Ricordarsi le condizioni di allargamento del concetto di sfruttamento alienante a categorie diverse da quelle del lavoro subordinato (ambiente, genere, tecnologia) potrebbe rappresentare la possibilità di compiere dopo tanto tempo un nuovo passo in avanti almeno dal punto di vista della nostra capacità di riflessione .
Una capacità di riflessione, un recupero del "pensiero lungo"da adeguare per contrapporci efficacemente agli inganni di una presunta modernità che l'uso dell'AI vorrebbe segnare quale leva dell'intensificazione del dominio. I temi di fondo portati avanti nella storia del movimento operaio: uguaglianza, solidarietà, internazionalismo rappresentano ancora il punto di riferimento per l'attuale e la prossima stagione di lotta.
martedì 28 aprile 2026
"IL ROSSO NON E' IL NERO" E LA FASE POLITICA: COSTRUIRE DALLE FONDAMENTA
"IL ROSSO NON E' IL NERO" E LA FASE POLITICA: COSTRUIRE DALLE FONDAMENTA di Franco Astengo
"Costruire dalla fondamenta" e non limitarsi alla concorrenza per la leadership: questo il chiaro messaggio emerso dalla assemblea (svoltasi online) convocata dall'associazione savonese "Il Rosso non è il Nero" cui hanno partecipato diversi esponenti politici e di associazioni culturali della Liguria.
Introdotti da Gabriella Branca (assessore al Comune di Savona) i due relatori: Corrado Fumagalli (docente di filosofia politica all'Università di Genova) e Vincenzo Vita (presidente dell'AAMOD e già presidente dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra) hanno fornito un chiaro indirizzo sui temi in discussione riguardanti la fase politica che dal post-esito del referendum del 22/23 marzo scorso ci condurrà alle elezioni politiche del 2027.
Nel corso del dibattito sono intervenuti: Jan Casella (consigliere regionale di AVS) Antonio Ferro (psichiatra) Daniela Pongiglione ("Noi per Savona"), Maria Pia Bozzo (Circolo Aldo Moro di Genova) Luigi Fasce (Circolo Calogero-Capitini Genova) Andrea Pasa (segretario della Camera del Lavoro di Savona) Walter Surano (segretario provinciale del PRC), Marco Ravera (consigliere comunale "Sinistra Per Savona") Carla Nattero (segretaria regionale di Sinistra Italiana) Alberto Delfino (segreteria provinciale di Sinistra Italiana) Luigi Lanza (consigliere comunale Sinistra per Savona) Angelica Lubrano (presidentessa UDI Savona) Franco Astengo ("Il rosso non è il nero" in precedenza alle repliche dei relatori.
Evidenti ragioni di economia del discorso ci impediscono di entrare nel dettaglio delle relazioni e nella ricchezza di pensiero espressa nel corso dei diversi interventi sia rispetto al quadro generale, sia rispetto a punti specifici affrontati con grande cura e capacità propositiva da parte degli intervenuti.
In questa sede ci limitiamo dunque all'indicazione dei punti di fondo sui quali il dibattito ha mostrato particolare sensibilità e tensione unitaria:
1) La centralità del tema costituzionale come punto di riferimento di qualsiasi possibile progettualità alternativa posta sul piano della prospettiva di governo;
2) La necessità di sviluppare il concetto di una visione progressista che intenda la democrazia come "fattore sociale";
3) Il sorgere di una evidente visione di costruire il progetto partendo dal coinvolgimento sociale più vasto possibile, comprendendo che non potremo avere un programma perfetto nei dettagli ma lavorando perché si arrivi ad un riconoscimento largo di alcuni valori e principi fondativi sui quali costruire una visione alternativa di società . Visione alternativa di società da connettere ai contenuti concreti legati alla vita di tutti i giorni dei settori sociali maggiormente penalizzati dalle guerre, dalla crisi economica, delle difficoltà del welfare, dalla ferocia capitalistica.
4) L'acutezza delle contraddizioni economiche, politiche, sociali in atto (pensiamo al tema della guerra, delle migrazioni, della crescita delle diseguaglianze) anche a livello internazionale ci impongono il massimo della nettezza sulle opzioni da perseguire sia sul piano dello schieramento sia su quello dell'espressione di progettualità.
Su queste basi va aperta una grande campagna di ascolto e di coinvolgimento evitando divisioni personalistiche di vertice e arrivando fin dai prossimi mesi a una intesa tra le forze politiche e quelle sociali e culturali perché si giunga a formare una salda coalizione alternativa a questa destra sempre più orrenda.
Questo sarà dunque l'impegno per l'immediato futuro.
sabato 25 aprile 2026
25 APRILE 2026
25 APRILE 2026
Nel giorno più importante nella storia d'Italia tutto il nostro sforzo per ricordare e insegnare va rivolto alla pace: la pace ancora una volta come punto di riferimento per tutte le lotte di libertà, giustizia, eguaglianza.
Franco Astengo
martedì 21 aprile 2026
LA SINISTRA E L'ALTERNATIVA NEL DOPO REFERENDUM
LA SINISTRA E L'ALTERNATIVA NEL DOPO REFERENDUM di Franco Astengo
La fase post-referendaria pare aver aperto la prospettiva di una nuova stagione a sinistra nonostante le grandi difficoltà derivanti dalle tragiche vicende internazionali: l'analisi del voto infatti riferendo di una partecipazione diversa dal recente passato specificatamente in campo giovanile ha aperto a prospettive di nuove aperture e di diverse convergenze politiche e sociali.
Quale rimane l'indicazione più importante uscita dall'esito delle urne il 22/23 marzo scorsi ?: in tempi che rimangono comunque di forte disaffezione il tema costituzionale rimane comunque il "magnete" più importante per attirare all'impegno la parte democratica e progressista del nostro Paese. Accadde nel 2006, si ripeté nel 2016 e ancora 10 anni dopo, oggi: un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico respinti dal voto popolare e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. Questo è il primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato.
Sulla base di questa indicazione emersa con grande forza segnaliamo che, con tutte le cautele del caso e ben consci di difficili esperienze attraversate nel passato, si stanno muovendo settori importanti della sinistra italiana:
1) Il CPN di Rifondazione Comunista, pur tra difficoltà e contrasti, ha approvato un documento che impegna il partito alla costruzione di un " fronte costituzionale, democratico e antifascista" che pur non aderendo all'idea di una coalizione di governo intende misurarsi proprio con due temi fondamentali come quello costituzionale e antifascista. Rifondazione Comunista pare intendersi di verificare un'ottica unitaria con altre forze politiche anche di impianto riformista e anche di storica collocazione centrista. Rifondazione mantiene giustamente una forte impostazione alternativa rispetto a un impianto programmatico economico-sociale di stampo liberista e in questo appare in grado di avanzare una proposta politica alternativa;
2) Nel corso della campagna referendaria era stato costruito e reso molto attivo un "Comitato Socialista per il NO" formato da diverse associazioni che, nel dopo - voto, hanno preso la decisione di muoversi per formare una "Federazione Socialista" nell'ottica del superamento di divisioni e tensioni del passato, ponendosi così in una nuova prospettiva di presenza politica nel Paese.
Possiamo considerare queste due iniziative come frutto di una analisi che ha legato assieme i due temi fondamentali del momento: quello della pace e della democrazia connessi attorno ad altrettante esigenze politiche, quella del ruolo dell'Europa in questo frangente storico ben diverso da quello costruito nel corso degli anni attorno a Maastricht prima e alla "fine della storia" poi e quello della necessità di abbattere il pericoloso governo di destra al potere in Italia.
La matrice fascista e razzista delle più importanti forze politiche che compongono il governo (FdI e Lega) e la spinta estremistica di un soggetto come Futuro Nazionale: tutte soggettività politiche poste al di fuori dal perimetro costituzionale deve rappresentare il punto di analisi più pregnante da cui trarre indicazione per una collocazione politica della sinistra.
Sotto questo aspetto intendiamo essere particolarmente chiari: indipendentemente dalla formula elettorale che sarà adottata è vitale che la destra sia sconfitta nelle elezioni del 2027.
Per riuscirci va evidenziata la necessità di costruzione di un progetto che, dal punto di vista della sinistra, presenti caratteristiche derivanti dalla storia, dall'identità, dalla capacità di aggregazione che le forze direttamente derivanti dalla "sinistra storica" possono apportare a uno schieramento alternativo: in questo senso una presenza rinnovata nel sistema politico italiano di Rifondazione Comunista e di una possibile "Federazione Socialista" può rivestire un'importanza per la cui realizzazione sarà necessario un impegno forte fondato sul raccogliere trasmettendone la gravità e chiamando alla lotta le grandi contraddizioni sociali che agitano il nostro tempo.
I punti di riflessione comune dovrebbero esaminare l'idea di un "socialismo della finitudine" come cornice di alcuni passaggi: abbiamo citato quello europeo ma sommariamente non possiamo dimenticare quello del lavoro, della programmazione economica, del welfare, dell'assetto istituzionale fondato sulla centralità del Parlamento e della formula elettorale proporzionale.
Dovrà essere oggetto di profonda riflessione il punto di distinzione in questa fase e nella già ricordata prospettiva elettorale tra "alternativa" e "coalizione di governo" (per la quale sicuramente si propone AVS cui va lanciata una idea di "connessione" diretta verso sinistra, tanto per usare non corretti schemi topografici) .
Osiamo avanzare in questa sede una proposta : l'elaborazione di un programma comune della sinistra, ritrovando anche elementi di confronto tra l'ispirazione socialista , quella comunista, quella ambientalista e le diverse culture portatrici delle grandi contraddizioni della modernità da quella di genere a quella di diversità etnica e culturale (con il compianto Felice Besostri aveva ipotizzato il "dialogo Gramsci - Matteotti" quale simbolo per un discorso di questo tipo).
Le modalità di eventuale presentazione elettorale dei singoli soggetti potrà si realizzerà ovviamente in forma autonoma tenendo il "progetto" come base comune ed eventuali singoli punti distintivi quale specifico elemento identitario
L'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (con le altre associazioni e soggetti di cultura politica cui spesso ci rivolgiamo per iniziative comuni sui grandi temi dell'attualità) potrebbe anche candidarsi a svolgere anche soltanto un semplice tentativo in questa direzione elaborando una traccia orientativa e magari promuovendo incontri aventi come tema l'orizzonte generale in senso strategico della fase politica . Incontri magari da svolgersi non soltanto al centro e tra i gruppi dirigenti ma anche nelle periferie tra militanti e soprattutto tra i giovani che sembrano aver ripreso la strada della lotta non soltanto sul piano sociale ma anche su quello più direttamente politico.
domenica 19 aprile 2026
IL 25 APRILE DI GUERRA
IL 25 APRILE DI GUERRA di Franco Astengo
Il 25 aprile, la nostra ricorrenza, il giorno più importante nella storia d'Italia, attraversa il tempo.
L'esito recente del referendum ci ha dimostrato come quella data non rappresenti soltanto la memoria della fine dell'occupazione nazifascista ,ma il punto da cui nacquero la Repubblica e la Costituzione.
Nel 2026 questo passaggio assume un significato ancora più forte: a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il legame tra Liberazione, antifascismo e Costituzione continua a chiedere di essere riaffermato.
La Costituzione sortì infatti da una rottura politica precisa: quella con il fascismo, con la guerra, con un’idea autoritaria dello Stato e della società. Per questo l’antifascismo non appartiene solo alla memoria, ma resta un principio costitutivo della democrazia.
Fin qui però abbiamo ricostruito una premessa e siamo rimasti in quello che possiamo considerare un ambito "scontato" di riflessione..
Oggi questo principio si misura con un contesto in cui tornano a pesare restrizioni dello spazio democratico, compressione del dissenso, uso estensivo delle categorie di sicurezza e delegittimazione delle soggettività critiche.
Non possiamo però limitarci ad approfondire questi aspetti.
Non possiamo limitarci a ricordare fatti del passato.
E' necessario guardare all'oggi e di conseguenza al futuro. Questa è l'occasione per descrivere la realtà e chiamare tutti ad affrontarla.
L'anniversario del 25 aprile arriva in un momento oscuro dove la realtà della guerra minaccia di deflagrare nella dimensione di un conflitto globale (se non ci troviamo già nel "pieno") la democrazia appare a rischio in molte parti del mondo mentre si allargano le disuguaglianze e si accentuano vessazioni e ingiustizie,. Lo stesso rapporto tra scienza, tecnica e politica non sembra più muoversi nel senso della liberazione dell'umanità ma piuttosto evocando pericoli oscuri di espropriazione delle coscienze.
Va ricordato che per l'Europa la liberazione dal nazifascismo (che avvenne in tempi diversi e con esiti diversi senza dimenticare che gli eserciti di tutto il mondo marciavano sul suolo del continente) rappresentò comunque un momento fondamentale di svolta della storia della quale non vanno assunti i retaggi in maniera unilaterale: occorre continuare a studiarne le sfaccettature e le contraddizioni se si intende cercare di capire cosa accadde allora e interrogarsi su quanto ciò che si verificò più di ottant'anni fa pesi ancora sulla complessa realtà dell'oggi. Per l'Italia la valutazione di ciò che accadde deve mantenersi chiara: dalla Liberazione, dalla lotta al nazifascismo, dalla capacità dei partigiani di liberare in autonomie le grandi città industriali del Nord, nasce la Costituzione e -di conseguenza - la democrazia con tutte le sue difficoltà passate e presenti . Fin qui tutto appare chiaro.
Meno evidente nella narrazione mediatica "mainstream" la necessità che una democrazia repubblicana debba intendersi sempre come bene prezioso non semplicemente da conservare ma da arricchire giorno per giorno con il pensiero e l'azione della parte migliore del nostro popolo. Alla qualità della democrazia repubblicana va agganciato il momento politico: un momento politico così difficile contrassegnato da una evidenza che è insieme emergenza: la guerra.
Una guerra "cattiva" combattuta su più fronti le cui vittime immediate sono le popolazioni inermi: dall'Ucraina alla Russia, da Gaza al Libano, dall'Iran ai paesi del Golfo.
Una guerra che alimenta l'idea della politica intesa come dominio, della ripresa imperialista (su diversi fronti), da pesantissimi riflessi sull'economia internazionale ormai dominata dalla geopolitica: le condizioni dell'economia internazionale, nell'ormai avviata post-globalizzazione, appare contrassegnata dalla crescita dell'enormità delle disuguaglianze, dalla volontà di distruzione verso interi popoli come sta accadendo in Palestina, nel Libano e (senza bombardare direttamente) a Cuba.
Oggi 25 aprile non possiamo fermarci a raccontare i pur gloriosi episodi della nostra Resistenza.
«Le massime dei filosofi sulle condizioni di possibilità della pace pubblica devono essere consultate dagli stati armati per la guerra.» : questo il testo dell' "articolo segreto" che Immanuel Kant comprende nel suo "Per la Pace Perpetua".
Invece pare proprio che anche oggi gli stati armati non consultino i filosofi: non li consultano perché non vogliono sentirsi dire che l'unico presupposto per la civiltà è la pace.
Battersi per la pace deve significare oggi come oggi cercare soluzioni mettendo a confronto una teoria della pace come soluzione politica all'ipotesi della guerra considerata inevitabile nella concezione di Von Clausewitz.
La pressione dei popoli per la pace, la richiesta pressante di pace oggi rappresenta il solo modo concreto per celebrare l'alba radiosa del 25 aprile.
giovedì 16 aprile 2026
SAVONA: TRA CRISI E PROGRAMMAZIONE
SAVONA: TRA CRISI E PROGRAMMAZIONE di Franco Astengo
Ha trasudato ottimismo l'andamento del secondo tavolo territoriale di "Liguria 20230" svoltosi a Palazzo Sisto a cura di THEA (The European House Ambrosetti: quelli dell'annuale convegno di Cernobbio punto di riferimento del capitalismo finanziario in Italia).
Un ottimismo riassumibile in due frasi pronunciate da assessori regionali (la Giunta Regionale è stata presente in forza all'evento):
1) il 64% degli indicatori analizzati migliora o resta stabile;
2) Non è più del tutto attuale parlare di crisi ma di un territorio che sta programmando il proprio futuro industriale.
L'impressione che si ricava dai resoconti dell'evento (prescindendo dalla foto di gruppo con 6 uomini e una sola donna) lascia però parecchi interrogativi, partendo da quel 36% degli indicatori che non sono stati analizzati (e anche tra quelli considerati ci sarebbe da discutere).
Prima di tutto emergono due assenze fondamentali, almeno a giudizio di chi scrive:
a) la profonda difformità esistente nelle condizioni economiche, di presenza produttiva, infrastrutturale, sociale tra le diverse parti della nostra provincia. Non soltanto, beninteso, semplicemente tra un'area savonese (comprensiva della Val Bormida) post-industriale e il Ponente fondato su di un modello di sfruttamento intensivo del territorio e del lavoro. Esiste ancora il divario costa - entroterra, così come esiste una necessità di valorizzazione dell'agricoltura che risente però di alcuni fattori strategici non positivi: il primo fra tutti la difficoltà di mobilitazione delle merci per via delle difficoltà sia stradali, sia ferroviarie per l'indirizzo verso le aree più importanti del Paese. Ad esempio i dati di consumo energetico andrebbero scorporati per aree geografiche e settori produttivi o terziari: ma questo soltanto per ricordare un punto. Al riguardo del turismo c'è chi gongola per la crisi medio orientale pensando di sottrarre clienti a Dubai o a Sharm El Sheik senza considerare i due dati; del prevedibile aumento esponenziale dei prezzi e dell'impoverimento generale che questo stato di cose sta provocando. Sotto questo aspetto ci troviamo su di un terreno che può essere giudicato molto fragile;
b) in una provincia dove crescono i NEET sarebbe bene capire dove si trovano questi giovani nè studenti, nè lavoratori e a quale livello sociale si collocano e inoltre come questo fenomeno si connetta con due fattori, frequentemente sollevati dalle analisi sviluppate dalla CGIL provinciale: il "lavoro povero e precario" e la "fuga dei cervelli". Sorprende che, almeno a giudicare dai resoconti, non sia stato affrontato il tema della funzione e destinazione degli studi nelle scuole superiori (su quali quadri si può pensare di avviare un discorso di futuro industriale) e nell'Università (quale destino per il campus di Legino?);
c) esistono inoltre due questioni fondamentali. La prima: ancora una volta si accenna a porto e retroporto; va ribadito con grande forza che il retroporto di Savona - Vado non può essere considerato il territorio della Val Bormida che deve essere sede (oltre alla possibile presenza di nuove strutture produttive ad alta intensità tecnologica all'interno di un quadro serio di progettazione nel recupero delle aree industriali dismesse). Il retroporto di Savona - Vado deve essere individuato nella filiera logistica che dall'alessandrino sale su verso la Lombardia. Ritorna su questo il tema delle infrastrutture stradali e soprattutto ferroviarie (rimane la necessità di un privilegio per l'uso del ferro rispetto alla gomma). Per fortuna di questo nel tavolo territoriale si è parlato ma la situazione è ferma da troppo tempo; la seconda questione è di tipo istituzionale. La Regione Liguria punta sull'allargamento della ZES verso aree demaniali. E' evidente come sia possibile rilevare una volontà di governo del territorio che avrebbe invece bisogno di un centro direzionale in sede locale: l'idea da rilanciare è quella di un "distretto" per il recupero industriale e infrastrutturale composto dal Comune di Savona quale capofila, i comuni dell'area circostante il capoluogo (quelli dell'ex-PRIS per intenderci) e la Val Bormida con la partecipazione effettiva delle Associazioni datoriali e dei sindacati. Un soggetto nuovo di governo del territorio in area vasta se si può considerare tale la zona indicata con la presenza naturalmente dell'Amministrazione Provinciale e l'apertura costante di un canale di confronto con la Regione che avrebbe il dovere di "accompagnare" e non "imporre" il modello di sviluppo. Si può notare infine come sia assente un importante soggetto di coordinamento come quello che era rappresentato dalla Camera di Commercio: la stortura generata dalla legge "Del Rio" non è ancora stata sanata e le istituzioni dovrebbero muoversi in quel senso.
mercoledì 15 aprile 2026
LO SCONCERTO DELLA POLITICA ESTERA
LO SCONCERTO DELLA POLITICA ESTERA di Franco Astengo
Non siamo in grado di fornire un'adeguata valutazione su di un punto che appare cruciale nella complessa attualità che stiamo vivendo: su quanto, cioè, nella coalizione di governo fosse radicata la convinzione di poter fare dell'Italia il "ponte" di collegamento tra la destra USA al potere (con le sue caratteristiche peculiari ben distinguibili al di là degli umori di Trump) e un'Unione Europea vieppiù militarizzata e "orbanizzata".
Se questa linea fosse stata espressa quale orientamento di fondo dell'amministrazione italiana e non come semplice approccio propagandistico allora la definizione di "Italia priva di politica estera" sarebbe stata ben giustificata.
Quel che è certo è che è necessaria una valutazione quanto gli ultimi avvenimenti (guerra all'Iran, posizione di Trump e di Israele, sconfitta di Orban: il tutto in un quadro interno post-referendum di forte difficoltà) potrebbero aver mandato all'aria tutto il castello di carte costruito dalla destra in nome di un recupero sovranista e sul come potrebbe essere orientato il quadro europeo in tutto questo trambusto.
Lo sconcerto che sale dall'interno del sistema politico italiano sul tema della politica estera (oggi composta dall'intreccio tra guerra e crisi energetica con prospettive di vero e proprio "arretramento storico" nel sistema delle relazioni internazionali) non riguarda soltanto la destra di governo pro-tempore.
In questo contesto che sicuramente è qui analizzato in maniera a dir poco lacunosa e che,invece, avrebbe bisogno di un ampio approfondimento la sinistra italiana è chiamata a riconsiderare lo spazio politico europeo.
Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquescenza ai meccanismi capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.
Nella situazione attuale potrebbero invece servire proposte politiche che individuino l’Europa come “spazio politico”, affidando alla questione della pace la necessaria centralità.
Tornano così alla mente concetti che apparivano desueti quali quelli di “neutralità” o di “smilitarizzazione"
Non è questa la sede per avanzare proposte immediate al riguardo di una situazione in così repentino sviluppo, ma appare proprio il caso di definire un ritorno alla riflessione su alcune concezioni di teoria politica.
Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune prospettive di carattere costituzionale e al riguardo de ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo.
La sinistra potrebbe tentare di muoversi per costituzionalizzare l'autonomia dell'Unione in parallelo con la nascita di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale.
Una sovranazionalità che ritorni ad individuare un nesso con concetti come quello di campo smilitarizzato codificato in passato, tra gli altri, da Grozio, Wolff, Vattel e poi ripreso da più parti nel cuore della “guerra fredda”.
Una sinistra sovranazionale che recupera la centralità del diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale distruttiva nella ricerca necessaria di una "identità europea".
A sinistra dovrebbe essere aperta una prospettiva della trasformazione sociale a livello sistemico corrispondente però ad una adeguata soggettività politica. Il punto di ripartenza potrebbe essere costituito da un’opposizione alla logica della guerra il cui senso potrebbe essere riassunto nell’indicazione, come già sostenuto in passato, di una “Zimmerwald del XXI secolo”. Un incontro tra forze diverse nel corso del quale porre le questioni fondamentali affrontando anche il tema del deficit di democrazia che affligge la vita politica del Continente.
martedì 14 aprile 2026
APPELLO " CONTRO I TAGLI POLITICAMENTE ORIENTATI" APPLICATI DAL MIC ALLA CULTURA ITALIANA
Promosso dall'Associazione "Il Rosso non è il Nero" di Savona il documento che segue è stato trasmesso agli organi di informazione (agenzie, giornali, siti e blog online) ai gruppi parlamentari, ai partiti di opposizione, alle organizzazioni di massa ARCI e ANPI.
CONTRO I TAGLI "POLITICAMENTE ORIENTATI" APPLICATI DAL MIC ALLA CULTURA ITALIANA
Non è isolata la poco edificante vicenda del mancato finanziamento da parte del MIC del docu-film dedicato alla tragica storia di Giulio Regeni: questa mattina , 10 aprile, nella sede dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico si è svolta una conferenza stampa per denunciare un pesante taglio attuato dal già citato Ministero ai fondi indispensabili per il proseguimento dell'attività dell'archivio.
L'attività dell'AAMOD è fondamentale e insostiuibile per la conservazione della testimonianza della memoria dei passaggi più importanti e significativi della storia d'Italia dal dopoguerra in avanti.
E' facile individuare nella logica ministeriale un intento di colpire i settori più avanzati, progressisti e democratici della nostra cultura.
Si tratta forse della rivincita di quella ricerca di "egemonia" da parte di questa destra che affonda le sue radici nel conservatorismo e nella proclamazione di antistorici pseudo-valori che hanno accompagnato i momenti più tragici delle vicende italiane del '900 ?
Per questo occorre far sentire sempre più forte la nostra voce che contrasti questa arroganza, questa ennesima tendenza all'affermazione di un potere che viene scambiato come dominio.
Chiediamo quindi una sottoscrizione in forma collettiva di queste poche righe come solidarietà a chi si trova colpito nelle sue possibilità di espressione culturale ma anche come proposta per una ampia mobilitazione democratica che mai come in questo momento appare urgente e necessaria.
Hanno sottoscritto il documento:
ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA Roma
CENTRO DI RIFORMA DELLO STATO Roma
ASSOCIAZIONE "LAUDATO SI'" Milano
ATTAC Italia - Roma
FONDAZIONE MATTEOTTI - Roma
"CRITICA SOCIALE" rivista storica del socialismo italiano - Milano
SOCIALISTI IN MOVIMENTO - Milano
CIRCOLO "ALDO MORO" - Genova
ANCORA FISCHIA IL VENTO - blog politico RIMINI
LA BOTTEGA DEL BARBIERI - blog politico IMOLA
SOCIALISMO ITALIANO 1892 - TARANTO
A.R.C.I Provinciale SAVONA
ODISSEA blog di cultura e dibattito MILANO
ASSOCIAZIONE MEDITERRANEA - LA SPEZIA
CIRCOLO PERTINI- SARZANA
LA NUOVA SAVONA quotidiano online
LA SINISTRA QUOTIDIANA blog di cultura politicamente
COMITATO "SCUOLA E COSTITUZIONE" Genova
SEZIONE ANPI SASSELLO (Savona)
IL LAVORO - Giornale Socialista - SALERNO
CASA DEL "CIRCOLO CULTURE E POPOLI" CERIALE
ATTAC Savona
Roberto Speciale coordinatore "LE RADICI E LE ALI" GENOVA
ASSOCIAZIONE UMANESIMO SOCIALISTA GENOVA
CIRCOLO "CALOGERO - CAPITINI" GENOVA
NUOVO FILMSTUDIO - SAVONA
OFFICINE LAVAGNESI - LAVAGNA
ASSOCIAZIONE "IL ROSSO NON E' IL NERO SAVONA
giovedì 9 aprile 2026
IL CORRIERE DELLA SERA E LE COPIE ANASTATICHE
IL CORRIERE DELLA SERA E LE COPIE ANASTATICHE di Franco Astengo
Allo scopo di celebrare degnamente i propri 150 anni di esistenza "Il Corriere della Sera" sta proponendo da qualche settimane le copie anastatiche del quotidiano nei giorni degli avvenimenti più importanti della storia di questo secolo e mezzo.
Proprio oggi 9 aprile 2026 i lettori si sono trovati sotto gli occhi la copia integrale del numero uscito nell'edizione pomeridiana di venerdì 1 settembre 1939: proprio il giorno dello scoppio della seconda guerra mondiale.
Vale la pena ripercorrere titolo di prima pagina su nove colonne : "Scocca l'ora decisiva" e il relativo catenaccio "Le proposte di Hitler per Danzica e il Corridoio leali e ragionevoli ed eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da Varsavia e Londra".
Ancora il sottotitolo: "Inghilterra e compagni inchiodati alle loro tremende responsabilità".
Mentre il titolo dell'articolo di fondo firmato da Pietro Soleri recitava "Inaudito egoismo".
Da notare che non vi sono prese di posizione del governo italiano che pochi giorni dopo proclamerà la "non belligeranza" (salvo poi entrare nel conflitto a giugno 1940 con la "coltellata alla schiena" inferta alla Francia).
Perchè è di qualche interesse riprendere questi testi e sviluppare un qualche tentativo di riflessione intorno a ciò che può suscitare questa lettura sul piano dell'interesse intellettuale?
Il tema è quello dell'uso politico della storia (considerato che la pubblicazione di copie anastatiche di antichi giornali consente ormai di leggere senza mediazioni e valutando la capacità di manipolare la verità nei diversi tempi).
Nel leggere queste passate interpretazioni dovrebbe servire legarsi a un filo conduttore, coscienti del fatto che ciò non significa che il pensiero storico si sia rivolto sempre ai medesimi problemi attraverso le medesime categorie. E' necessario mettere in rilievo che la concretezza del pensiero storico consiste proprio nel fatto che esso aderisce alle drammatiche discontinuità dell’esperienza , e anzi le riconosce, le interpreta, le mette in forma. . Ed è importante anche sottolineare la coesistenza della storia del pensiero con la geografia del pensiero, rivolgendosi quindi all’illustrazione dell’evolversi delle tradizioni intellettuali che innervavano la riflessione di allora aprendo un confronto con le necessità attuali.
Occorre mostrare, come, di volta, in volta nel corso della storia sia strutturato quello spazio in cui si sono attuate le relazioni tra i sistemi politici; il rapporto tra la politica e la guerra (o la pace), fra l’ordine interno e l’ordine (o disordine) esterno.
Si deve avere fiducia, ed è questa l’unica nota di ottimismo permessa, nell’importanza e nell’efficacia formativa della storia nel suo senso più vasto, fornendo strumenti per interpretare lo spessore storico e concettuale, per decifrare i momenti di crescita e di crisi, di dramma e di trionfo, di chiusura localistica e di apertura universale della nostra civiltà intellettuale e politica.
Oggi si sta tentando di imporre una verticalizzazione del potere incontrollato da una sorta di autonomia della “società orizzontale”: un nuovo feudalesimo tecnologico basato su di un impianto esclusivamente individualistico fondato sulla riduzione drastica della rappresentanza politica e dall’imposizione della centralità assoluta del “potere”.
La semplice lettura di copie anastatiche del passato va considerata proprio dal punto di vista dei diversi passaggi nell'espressione del potere richiamando anche la nostra capacità di confronto con quanto viene usato nell'attualità dal punto di vista della strumentalità comunicativa e politica.
L'espressione di questa capacità di confronto può rappresentare un punto di partenza per una diversa lettura del presente partendo dal passato ed esprimendo anche un "senso della critica" che non deve riguarda semplicisticamente soltanto ciò che accadde nel tempo remoto ma che si può proiettare nell'oggi non soltanto rispetto alla lettura dei fatti.
mercoledì 8 aprile 2026
PRE-INVITO 27 APRILE 2026
ASSOCIAZIONE "IL ROSSO NON E' IL NERO"
"SINISTRA PER SAVONA" gruppo consiliare
Ci rivolgiamo a un gruppo di nostri interlocutori a livello locale e regionale per rivolgere loro un invito a partecipare ad un confronto sulla difficile situazione politica al riguardo del quadro internazionale e del sistema politico italiano (a questo proposito in particolare nella fase post - referendaria).
Sentiamo acutamente la necessità di una discussione di merito che si sviluppi nel complesso dei settori democratici e progressisti senza vincoli o confini di appartenenza specifica: sentiamo questa esigenza perché avvertiamo difficoltà a comprendere appieno il messaggio che è arrivato dall'esito del voto del 22 marzo scorso e che comprendeva un appello a fare della Costituzione il punto di riferimento di un recupero di identità e di iniziativa unitaria sui grandi temi della pace, dello sviluppo, della democrazia.
Abbiamo pensato così di organizzare un primo incontro con la modalità online ritenendola la poù adatta in questo momento a raccogliere sufficienti adesioni al fine di ampliare il discorso.
La data scelta è quella di lunedì 27 aprile alle ore 21: in effetti questo testo è una sorta di pre-avviso in attesa nel giorno precedente l'incontro di inviare il link utile per effettuare il collegamento.
I lavori della serata saranno introdotti da:
CORRADO FUMAGALLI, docente di filosofia politica all'Università di Genova
VINCENZO VITA, già presidente dell'Associazione per il rinnovamento della sinistra.
Ringraziamo in anticipo per la vostra attenzione e appuntamento alla data stabilita
MARIA GABRIELLA BRANCA
FRANCO ASTENGO
venerdì 3 aprile 2026
LA CAMERA DEL LAVORO DI SAVONA COMPIE 125 ANNI: IL SENSO DEL LAVORO IN UNA CITTÀ' POST-INDUSTRIALE di Franco Astengo
LA CAMERA DEL LAVORO DI SAVONA COMPIE 125 ANNI: IL SENSO DEL LAVORO IN UNA CITTÀ' POST-INDUSTRIALE di Franco Astengo
La Camera del Lavoro di Savona sta per compiere 125 anni. Una nascita che risale all'alba del XX secolo, all'indomani delle cannonate di Bava Beccaris e dei primi grandi scioperi mentre sorgeva la grande industria italiana in una contesa tra pubblico e privato eternamente in bilico attraversando due guerre mondiali.
Savona è stata segnata dalla presenza industriale nella sua identità più profonda e il declino di questo fattore, sul quale non ci inoltreremo nella narrazione per evidenti motivi di economia del discorso ma che ci ha molto impegnati nel tempo sul piano della ricerca e dell'analisi (possiamo permetterci di citare il testo scritto con Luciano Angelini "La miccia ritrovata" del 2020 dove si cerca di entrare nel merito dell'ultima parte di questa epopea, quella verificatasi nel secondo dopoguerra).
Dagli anni'70 (ma forse anche prima) del '900 lungo e breve, Savona ha avviato un vero e proprio "smarrimento d'identità" , dopo essere stata oggetto di una fase di vero e proprio "scambio" che l'ha impoverita e resa molto più fragile e isolata come soggetto urbano e riferimento di progresso e di sviluppo.
Adesso partendo da un principio di riequilibrio e di recupero urbanistico rivolto agli interessi collettivi e non privati può aprirsi una stagione diversa portando la Città ad esprimere una complessità di prospettiva come non era mai accaduto negli ultimi 30 anni trascorsi tra speculazione e immobilismo.
Non era questo però il tema che intendevamo toccare piuttosto quello del senso che può assumere l'idea del lavoro in un contesto come quello non solo della nostra Città ma del suo hinterland che ha vissuto sostanzialmente una parabola analoga al capoluogo.
E' proprio un'idea del senso del lavoro nella sua accezione più profonda che intendiamo portare all'attenzione non tanto, quindi, una proposta di progettualità sulla quale del resto ci siamo già esercitati con risultati che riteniamo di sufficiente propositività.
Dobbiamo cercare di essere chiari:
Troppi fraintendimenti e sovrapposizioni si sono succeduti nel tempo e si sono smarrite completamente le nozioni al riguardo delle istanze decisive dello sfruttamento e dell’oppressione.
Così, non certo per pedanteria o per la ricerca di un’astratta prospettiva di carattere teorico, si rende necessario recuperare il significato di fondo del concetto di lavoro in Marx, proprio per definire al meglio il punto di partenza su cui basarsi per ragionare di merito, oggi,
Andando per ordine:
Marx coglie da una parte il lavoro come “essenza dell’uomo”, come ricambio organico “uomo – natura”, e dall'altra vede la sussunzione formale del lavoro, la sottomissione completa della forza lavoro al capitale come obiettivo storico dei ceti dominanti.
Sottrarsi a questo dominio, organizzare l’appartenenza di classe ha significato per decenni definire la collocazione del rapporto sociale di produzione come determinante per lo spazio della politica.
Oggi però è andato definitivamente in crisi il tentativo che ha segnato i decenni centrali del XX secolo di attenuare la contraddizione di classe attraverso uno sviluppo delle politiche sociali rivolte all’estensione dei diritti (welfare state) e dello sviluppo del “pieno impiego” attraverso politiche attive del lavoro sostenute dall’intervento statale.
La crisi acuta di queste politiche ha aperto una fase di pesante ristrutturazione rivolta prima di tutto al ristabilimento dei rapporti di forza dalla parte del capitale e così è stata piegata verso il ripristino del dominio la natura dell'innovazione tecnologica quale indirizzo del progresso , verso il ristabilimento del dominio è stato utilizzato il superamento della grande concentrazione industriale, sono stati spezzati cicli, si è imposto - nelle novità del terziario, della logistica, dell'economia di sussistenza- una nuova dimensione dello sfruttamento. funzionale all'adattarsi quasi camaleontico del capitale, a partire dalle over the top delle piattaforme e della stessa prospettiva di utilizzo dell'IA che da mezzo non possiamo permetterci il lusso di considerare un "fine".
Savona è dentro a questo processo e questo ci porta a ricercare le ragioni per stare per intero dentro la grande lotta del cambiamento,ci porta a considerare l'obiettivo di riunificare le categorie dello sfruttamento in una identità collettiva di quella che si può ancor oggi chiamare "classe".
La visione dell'identità della "classe" considerata quale punto di forza per chi affronta tutti i giorni il lavoro vivo e sta alla base della catena del valore deve apparire come l'orizzonte possibile di una nuova modernità, di una riunificazione , di un senso del lavoro quale vero e proprio concetto fondativo.
Su queste basi non semplicisticamente teoriche ma del tutto storiche che si dovranno ricordare i 125 anni della Camera del Lavoro di Savona quale occasione di lotta per oggi e per il futuro.