martedì 25 luglio 2023

SONDAGGI E RAPPRESENTANZA

 

SONDAGGI E RAPPRESENTANZA di Franco Astengo


Nel tentativo di nascondere le vere contraddizioni stiamo vivendo un clima di esasperazione del confronto politico. La destra sta tentando di ideologizzare l'intero "oggetto del contendere" al fine di recuperare stigma identitari: così cavalcano i negazionismi più stupidi, coltivano pericolosi corporativismi sociali come quello riguardante l'evasione fiscale, esasperano appartenenze filo-belliche cercando di far coincidere una UE dal profilo "sovranista" (da Stato a Stato) con una NATO neo "defensor civitatis".

La destra cerca la costruzione di un bipolarismo "dentro/fuori" dove i custodi dell'identità dovrebbero detenere l'egemonia: la sconfitta di Vox in Spagna è semplicemente una battuta d'arresto di questo progetto ma saranno altre le scadenze decisive (senza farci ingannare da sterili tatticismi).

Non temiamo le accuse di elettoralismo indicando nelle prossime europee uno snodo fondamentale: ieri sera, 24 luglio, il TG de "La 7" ha improvvisato un sondaggio per bocciare l'idea di una "lista pacifista" (relegata nella forbice 2/3 per cento). Un segnale del clima che si sta costruendo: occorre una reazione "alta", una riflessione sulle sensibilità e le difficoltà correnti a dimensione sovranazionale fornendo una risposta politica a grande dimensione.

Va pretesa una rappresentanza per la pace, il lavoro, i diritti,l'accoglienza e l'inclusione, la Costituzione. Una rappresentanza politica per tutte le fratture della "modernità", misurata in una dimensione adeguata per contendere l'egemonia non semplicemente nel campo elettorale.

La destra sta cercando di mettere sotto il tappeto le contraddizioni più stridenti, le disuguaglianze, le ingiustizie di classe ma nega anche l'esistenza degli elementi più evidenti del cambiamento in corso, sviluppa populismo spicciolo tralasciando addirittura la riflessione sull'impatto tecnologico: una riflessione allontanata per muoversi fuori dalla razionalità su di una sorta di "terreno escatologico" nel quale sarebbe la forza del dominio a risolvere i dilemmi epocali.

Per la destra basta il potere, non serve il governo: è questo il nuovo confine sul quale misurarsi.


lunedì 24 luglio 2023

ARRIBA ESPANA

 

ARRIBA ESPANA di Franco Astengo


Nelle elezioni spagnole del 23 luglio le dichiarazioni di maternità, cristianità, nazionalità non hanno portato fortuna all'estrema destra di Vox, già indicata dai sondaggi come il futuro partner di governo di una coalizione con il PP.

Vox è scesa da 3.656.979 voti ottenuti nel 2019 ai 3.033.744 del 2023 cedendo 19 seggi e fermando la propria rappresentanza al Congreso a 33 deputati.

E' questo il dato di sicuro maggior rilievo della competizione elettorale del 23 luglio, al di là della prospettiva di governo che si presenta quanto mai complessa con l'evidente rischio di un ritorno alle urne.

Almeno dal nostro punto di vista rispetto alle previsioni della vigilia il risultato spagnolo è sicuramente migliore anche di quanto in queste ore non stiano facendo rilevare dagli analisti.

E’ il caso allora di verificare che cosa è capitato in quest’occasione analizzando specificatamente la particolarità spagnola della formula elettorale: il meccanismo di traduzione dei voti in seggi.

Sotto quest’aspetto la formula elettorale spagnola presenta caratteristiche molto particolari: il “Congreso” (erede delle antiche Cortes) viene eletto, infatti, attraverso collegi di diversa (e in gran parte ridotta) dimensione.

All’interno del collegio i seggi in palio sono attribuiti con il metodo d’Hondt, dei quozienti successivi, senza utilizzo dei resti e senza riporto a un collegio unico nazionale.

In questo modo oltre a favorire i partiti più grandi risultano privilegiate le concentrazioni locali.

Il dato più interessante da esaminare diventa allora quello del “costo” di ogni seggio per ciascun partito, comparando questo elemento con quanto accaduto nelle elezioni precedenti per comprendere meglio la “localizzazione” o l’eventuale (per i grandi partiti) estensione o riduzione nel “peso nazionale” del voto.

E’ evidente che un’analisi ancor più approfondita in questo senso dovrà essere svolta nei prossimi giorni esaminando i dati collegio per collegio: adesso, però, a poche ore di distanza dall’esito del voto ci si dovrà accontentare di una valutazione di carattere generale.

Prima di tutto dovrà essere fatto rilevare un ulteriore aumento nella partecipazione al voto: la presenza alla urne è salita da 24.041.001(2019) a 24.743.612 elettrici ed elettori con un incremento di oltre 700.000 presenze alle urne (le/gli aventi diritto erano 35.606.532 esclusi gli iscritti all'estero).

Come primo dato registriamo il cambio nel ruolo di partito di maggioranza relativa tra il PP e il PSOE.

Il PP "sorpassa" il PSOE con 8.091. 840 voti : nel 2019 5.047.040. Un incremento di oltre 3 milioni di voti che va però analizzato tenendo presente la "sparizione" di Ciudadanos: i voti già appartenenti al gruppo centrista -liberale hanno sicuramente rappresentato la maggior riserva di caccia del PP. avendo messo a disposizione 1.650.318 voti ottenuti nel 2019; se sommiamo questi voti ai 623.235 perduti da Vox otteniamo un totale di 2.273.553 voti la maggior parte dei quali presumibilmente andati al PP che ha -complessivamente - aumentato il proprio bottino di 3.044.800 voti. Il netto tra sparizione di Ciudadanos e perdite di Vox per il PP diventa di 771.247 voti : una crescita inferiore a quella ottenuta dal PSOE. In sostanza lo spostamento a destra dell'elettorato spagnolo è risultato alla fine abbastanza contenuto. Proseguendo nell'analisi della formula elettorale spagnola si segnala come il "prezzo" unitario dei seggi per il PP sia stato di 59.498 voti per deputato.

IL PSOE ha ottenuto 7.760.970 voti con un incremento di 968.122 voti ( i socialisti hanno avuto la maggioranza relativa a Girona, Barcellona con il 35,74% e 18 seggi, Tarragona, Huesca, Navarra, Araba, Burgos, Siviglia, Badajoz e Caceres). Per ogni deputato il PSOE ha dovuto ottenere 63.614 voti.

Esaminiamo il comportamento di SUMAR che ha raccolto l'eredità a sinistra dopo le difficoltà e le divisioni di Podemos. Nel 2019 Podemos alleata con Izquerda Unida ebbe 3.118.191 voti e 35 deputati: passata sotto le forche caudine del governo SUMAR esce dalle elezioni 2023 con 3.014.006 voti e 31 deputati, una flessione di 104.185 suffragi e 4 deputati. Un risultato che deve essere considerato come positivo nei numeri e nella prospettiva politica unitaria a sinistra. Per ogni deputato ci sono voluti 97.226 voti ( 1 deputato a Girona, 1 a Coruna, 1 Alicante, 1 Asturie, 5 Barcellona, 1 Cadice, 1 Cordoba, 1 Granada, 1 Baleari, 1 Las Palmas, 6 Madrid, 1 Malaga, 1 Murcia, 1 Pontevedra,1 Tarragona,2 Siviglia, 3 Valencia, 1 Vyzcaia, 1 Saragozza).

Esaminiamo allora il comportamento delle principali liste rappresentative delle nazionalità.

L’Esquerra Repubblicana di Catalogna ha perso 6 seggi scendendo da 13 a 7 con 462.883 voti (874.859 nel 2019: in pratica un dimezzamento: con circa 300.000 voti persi a Barcellona, più o meno l'incremento avuto nella regione dal PSOE). 66.126 voti per ogni deputato (se si guarda ai dati di SUMAR - 97.226 voti a deputato - risalta immediatamente la distorsione provocata dalla formula elettorale spagnola sull'attribuzione degli "scagno").

Jxcat Junts, partito catalano indipendentista, ha perso un solo deputato scendendo da 8 a 7 con 392.634 voti (2019: 530.225). Voti per deputato: 56.090: 3 eletti a Barcellona, 2 a Girona, 1 a Lleida, 1 a Tarragona.

I due partiti baschi il PNV e Bildu si scambiano un seggio: Bildu sale da 5 a 6 (333.662 voti) e il PNV scende 6 a 5 (275.582). In sostanza i due partiti baschi assommano 11 seggi per 609.244 voti, con una flessione rispetto al 2019 quando ebbero 807.846 voti ( 55.385 voti a seggio ottenuti in sole 4 province: Alava, Guizpucoa, Vizcaya e Navarra).

Hanno ottenuto seggi anche il Blocco Nazionale Gallego (1 seggio 152.327 voti) la Coalicion Canaria ( 1 seggio 114.718 voti, perdendo 10.000 voti e 1 seggio rispetto al 2019), l'unione del Popolo Navarro (1 seggio 51.674 voti).

Perde i 2 seggi la CUP catalana scendendo da 246.971 voti a 98.794 nel 2023 (determinante la flessione a Barcellona da 179.041 voti a 66.656 nel 2023). Perdono il seggio le rappresentanza di Cantabria e Turuel.

Si è così esaminato in modo molto sommario l’esito delle elezioni spagnole per quel che riguarda i principali partiti sottolineando, com’era nello scopo di questo lavoro, il tipo di distorsione che la formula elettorale realizza oggettivamente nella sua capacità di tradurre i voti in seggi.

Ne esce un sistema politico abbastanza frammentato soprattutto sul versante della faglia localistica pur apparendo i partiti che la rappresentano in sostanziale stallo con una accentuazione del carattere nazionale della competizione.

Ed è questo un dato su cui riflettere quando si esaminano le formule elettorali nei diversi Paesi, seguendo le particolari conformazioni geografiche, etniche, sociali e politiche.

Nel "caso spagnolo" comunque nelle 24 ore seguenti il voto la sottolineatura non può che essere rivolta allo stop subito dell'estrema destra: una indicazione per le prossime elezioni europee e per la vicenda italiana, nella quale - rispetto alla Spagna - rimane da discutere il tema unitario (e sempre in riferimento alle prossime europee) la necessità di sviluppare una campagna elettorale in forma e dimensione tali da mettere in discussione il conseguimento della maggioranza relativa.





venerdì 21 luglio 2023

RIGASSIFICATORE BIS

 

RIGASSIFICATORE BIS di Franco Astengo


Premesso che la pubblicazione del "memorandum Piombino" rispetto all'installazione a Vado Ligure della nave-rigassificatore non rappresenta alcun invito a stabilire una piattaforma di contrattazione e premesso ancora che è necessario stabilire un meccanismo di coinvolgimento democratico da e con le istituzioni , le organizzazioni del territorio, le cittadine e i cittadini nel pieno rispetto di itinerari di partecipazione e condivisione democratica ecco di seguito:

Il memorandum di Piombino

"Dei dieci punti del memorandum, il primo riguarda un finanziamento di almeno 145 milioni di euro per completare l’infrastruttura portuale, in base alle previsioni del Piano regolatore portuale, nonché sia per “compensare” l’occupazione della nuova banchina della darsena nord da parte della nave Golar Tundra, sia per non penalizzare le attività di itticoltura e turismo. In questo capitolo, le indicazioni prevedono 50 milioni di euro per l’adeguamento della banchina ovest, altrettanti per rigenerazione, sistemazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree Sin demaniali marittime portuali e retroportuali, e altri 50 milioni per le banchine pubbliche Area Variante II/Pontile Acciaierie, al fine di consentire le attività logistiche portuali altrimenti compromesse dal rigassificatore.

Altro punto rilevante è la richiesta di agevolazioni per almeno il 50% sulle bollette energetiche per imprese e famiglie residenti nei Comuni compresi nell’area di crisi industriale complessa (dunque Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo e Suvereto). A tale scopo, nel memorandum si ravvisa la necessità di un intervento normativo/autorizzativo per praticare delle agevolazioni in termini di ricadute territoriali derivanti dalla presenza del rigassificatore.

Fra gli altri punti del memorandum figurano la messa in sicurezza pubblica della falda nel Sin di Piombino, la rimozione e gestione dei cosiddetti cumuli ex siderurgici, 100 milioni di euro per un parco delle energie rinnovabili, il completamento dei due lotti di collegamento del porto alla SS 398, l’approvazione definitiva della proposta di Zona logistica semplificata (Zls) e contestuale riconoscimento Zes, rifinanziamento di un fondo nazionale di 30 milioni per agevolazioni ad investimenti di imprese locali e politiche attive del lavoro."

Il tutto ancora fatto salvo il ragionamento minimale riguardante il fatto che se si apre un discorso di compensazioni è evidente che si presumano dei danni da compensre.


Analisi e proposte

Esaminiamo allora un solo punto del memorandum: quello relativo alle agevolazioni al riguardo delle bollette energetiche.

Anche in questo caso con un punto di premessa: anche Piombino si trova in una situazione di area di crisi industriale complessa (come Vado Ligure e alcuni comuni della Val Bormida e non Savona).


In linea teorica le agevolazioni per almeno 50% sulle bollette energetiche per imprese dovrebbero rappresentare un forte incentivo per attirare imprese ad alta tecnologia con vocazione di voracità energivora.


Ricordato che l'agevolazione dovrebbe eventualmente riguardare tutti i comuni del comprensorio savonese e della Val Bormida le aziende eventualmente impegnate in questo tipo di iniziative si troverebbero di fronte punti di ostacolo non rimossi:

1) l'isolamento di cui soffre il nostro comprensorio sul piano infrastrutturale: strade e ferrovie, in particolare sotto questo secondo aspetto verso il Nord-Ovest: Torino e Milano via Alessandria;

2) la disponibilità di aree attrezzate e bonificate (sempre per restare a Piombino sono emersi problemi enormi riguardanti la presenza di amianto) emerse dal processo di de-industrializzazione;

3) Le questioni di assetto idro-geologico , di difesa ambientale e dell'ambiente marino,


Ancora una volta risalta e pesa l'improvvisazione complessiva nelle scelte sempre dettate da esigenze di potere e di accordi elettorali, l'assenza di una pianificazione, la debolezza dei rapporti istituzionali correnti tra la Regione e il territorio, mancante la capacità di intermediazione dell'Ente di governo d'area vasta, come si è reso ben evidente nei giorni scorsi toccando, grazie all'iniziativa della CGIL, il tema della sanità pubblica che in questa sede non si affronta per ragioni di pura economia del discorso.

giovedì 20 luglio 2023

RIGASSIFICATORI: PERICOLI AMBIENTALI E SCAMBI POLITICI

 

RIGASSIFICATORE: PERICOLI AMBIENTALI E SCAMBI POLITICI di Franco Astengo


Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha annunciato che il rigassificatore attualmente in funzione a Piombino sarà spostato al largo della costa dei comuni di Vado Ligure, Quiliano e Savona. Sarà offshore, cioè installato a quattro chilometri di distanza dalla costa, e collegato alla rete di distribuzione del gas con una condotta. Secondo le previsioni, potrà continuare a trattare circa 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, più o meno il 7 per cento del fabbisogno nazionale.

Una questione complessa che qui si cercherà di analizzare anche attraverso elementi di conoscenza ma che prima di tutto va affrontata sul piano politico:

1) Il trasferimento dell'impianto avviene al di fuori da un qualsiasi discorso di programmazione economica e industriale riguardante l'area e sembra corrispondere soltanto a esigenze immediate, anche di propaganda, da parte della Presidenza della Regione;

2) Per la seconda volta in pochi mesi la zona della rada di Savona - Vado viene indicata come sede di "scarico" quasi di "pedina di scambio" per situazioni di complicata gestione ambientale e industriale: è già accaduta con la vicenda dei "cassonetti" per la diga di Genova che avrebbero dovuto essere costruiti a Prà e poi spostati al solo scopo di contenere la protesta di quel territorio. Pedina di scambio sulla base di iniziative a bassissima intensità di know-how e sicuramente non adeguate alla perdita della SANAC, sia dal punto di vista occupazionale sia della qualità del rapporto esistente con il ciclo siderurgico;

3) Come già evidenziato nel frangente dell'indicazione sulla sistemazione dei migranti la politica dell'amministrazione provinciale di Savona appare del tutto succube alle esigenze elettorali della presidenza e della maggioranza regionale . Questo dato deve essere indicato con chiarezza fuori da ogni remora tattica;

4) Invece di trattare di compensazioni (se si parla di compensazioni è naturale pensare che si cerchi di riparare a danni) serve mettere in piedi subito una politica comprensoriale che riguardi anche la Val Bormida imperniata sul recupero delle aree industriali dismesse al fine di promuovere una ricollocazione di attività ad alto tasso di tecnologia per promuovere attività produttive ad alto tasso di occupazione (come non è avvenuto nel caso dell'area industriale di crisi complessa dove servirebbe un rendiconto preciso del rapporto costi/benefici e dello stato complessivo dell'arte).

Rigassificatore: di che cosa si tratta

I rigassificatori trattano gas naturale liquefatto (in sigla GNL o LNG) trasportato via nave: una volta arrivato negli impianti di rigassificazione, il GNL è ritrasformato in gas e successivamente immesso nei gasdotti del territorio, da cui arriva a centrali termoelettriche a gas, aziende e case.

La nave rigassificatrice Golar Tundra che dovrebbe essere spostata da Piombino a Vado Ligure è stata acquistata da Snam per 330 milioni di euro. Lunga 293 metri e larga 47, è una Fsru (Floating Storage and Regasification Unit), utilizzabile sia come metaniera adibita al trasporto di gas liquefatto sia come impianto di rigassificazione da collocare in un porto per la sua trasformazione  Ha una capacità di stoccaggio di 170mila metri cubi di Gnl. La sua capacità di rigassificazione viene invece stimata intorno ai cinque miliardi di metri cubi all'anno, cifra che corrisponde a circa il 6,5% del fabbisogno nazionale di gas. 

 La rigassificazione è un processo che permette di riscaldare il Gnl fino al punto in cui ritorna allo stato gassoso e può quindi essere utilizzato per i consumi. Il Gnl trasportato dalle navi metaniere, arrivato all’impianto di rigassificazione, viene stoccato alla temperatura di -162°C in appositi serbatoi.

Al termine della fase di riscaldamento controllato, che provoca una naturale espansione del suo volume, il gas viene trasferito dalla nave nella rete nazionale. La Golar Tundra, dotata di un sistema a ciclo aperto, utilizzerà l'acqua marina per riscaldare il gas e successivamente la riscaricherà, con l'aggiunta di 50 chilogrammi di cloro, nel mare.

La situazione italiana

Oltre a quello di Piombino i rigassificatori attualmente attivi in Italia sono tre: uno a terra a Panigaglia (La Spezia) e due in mare, a Livorno e a Porto Viro (Rovigo); quello di Livorno è una FSRU, mentre quello di Porto Viro è un’isola artificiale. Snam possiede il terminale di Panigaglia, oltre ad avere una quota del 49 per cento di OLT Offshore LNG Toscana: è la società proprietaria della FSRU di Livorno, partecipata anche da First Sentier Investors e da Golar LNG.Snam, infine, possiede il 7,3 per cento di Adriatic LNG, la società che gestisce il rigassificatore di Porto Viro: è partecipata da ExxonMobil al 71 per cento e da QatarEnergy al 22 per cento.

Le controindicazioni ambientaliste

Gli aspetti che destano maggior diffidenza sono tre:

1) Gli scarichi idrici. Avendo la necessità di raggiungere bassissime temperature l'acqua rischierebbe di raffreddarsi in maniera eccessiva. Proprio per questo i rigassificatori continuano a farla circolare e a reintrodurla nel mare aggiungendo la quantità di cloro che è servita al raffreddamento;

2) Le emissioni, considerato che le caldaie sono alimentate da gas naturale;

3) L'inquinamento acustico

Sul piano globale

Sul piano globale il metano liquefatto proveniente da varie parti del mondo, prevedendo uno smisurato traffico di navi metaniere nei nostri mari, incremento dell’inquinamento dell’aria e dell’ acqua, rischio di incidenti gravi e ulteriore dipendenza dal sistema delle fonti fossili.  

Esistono inoltre Paesi fornitori, come gli Stati Uniti, che producono questo combustibile attraverso processi di estrazione estremamente inquinanti come il fracking, e nessuno ancora parla di monitoraggio delle dispersioni di gas in atmosfera: se non iniziamo a contabilizzare questi impatti negativi all’interno dell’impronta ambientale complessiva del nostro territorio, stiamo semplicemente nascondendo la polvere sotto il tappeto. 

Il metano è infatti uno degli elementi maggiormente responsabili del surriscaldamento climatico, e le sue emissioni devono essere progressivamente ridotte fino ad azzerarle, non incrementate realizzando un’infinità di nuove strutture metaniere.





lunedì 17 luglio 2023

DAL 25 LUGLIO ALLA COSTITUZIONE

 

DAL 25 LUGLIO ALLA COSTITUZIONE di Franco Astengo 


Il "Corriere della Sera" (16 luglio 2023) ha pubblicato una lunga intervista allo storico Emilio Gentile che presenta un suo testo "1943" che sarà allegato al quotidiano proprio nel giorno della caduta del fascismo di cui ricorrono gli 80 anni.

Gentile, sollecitato dalle domande di Walter Veltroni, analizza compiutamente i fatti di quei giorni e conclude che Mussolini "si rese conto che l'unica soluzione, per lui, era scendere dal treno della storia".

Le cose poi andarono diversamente fino all'epilogo del 25 aprile e di Piazzale Loreto con in mezzo quasi due tragici anni di completa distruzione del Paese.

Un ricordo del 25 Luglio 1943 non può però essere riservato semplicemente alla narrazione dei fatti che portarono alla caduta del fascismo, attraverso quella che generalmente viene ricordata come “una congiura di palazzo”.

In questa fase di ascesa al potere di un governo di destra la cui forza principale si richiama ancora al MSI e di conseguenza alla Repubblica di Salò, è il caso di analizzare sul piano storico - politico quanto accaduto nei successivi fondamentali passaggi dell’8 Settembre 1943 e del 25 Aprile 1945.

Una valutazione che deve riguardare l'analisi delle scelte che si svilupparono e furono adottate in funzione della costruzione/ricostruzione della democrazia in Italia.

Processo di costruzione/ricostruzione della democrazia in Italia che trovò poi nell’Assemblea Costituente la sua sede d’espressione fino al varo del testo costituzionale.

In Italia dopo il fascismo le difficoltà della ricostruzione democratica si innestarono di su un processo storico che, già, prima del fascismo appariva fragile e incerto.

Non si deve perciò immaginare la rinascita democratica in Italia, nel secondo dopoguerra, come liberazione di un corpo estraneo o come ritorno a una scontata fisiologia democratica.

Per entrare in questa prospettiva critica è necessario accennare ad alcuni fra i tanti elementi della eredità del passato che condizionarono la rinascita democratica: un’incertezza, anzitutto, nella classe politica antifascista, sulla stessa idea di democrazia legata alle diverse premesse ideologiche e alla diverse letture della storia del Paese; una ancor più profonda incertezza su quello che potremmo definire uno statuto democratico dei partiti politici; infine il complesso e contraddittorio vissuto degli italiani nel corso del ventennio.

Rientrarono in scena i partiti politici che, fino a quel momento, avevano vissuto tra esilio e lotta interna le vicende di una difficile sopravvivenza, ma non erano disposti a ripartire dal passato, al di là delle polemiche sulla consistenza del fascismo, dell’antifascismo e dell’afascismo.

La fase di riorganizzazione impedì ai partiti di avere influenza sugli avvenimenti che portarono al colpo di Stato del 25 Luglio.

La trasformazione del comitato dei partiti antifascisti in Comitato di Liberazione Nazionale, avvenuta fin dal 9 Settembre a Roma,invece pose subito l'interrogativo di fondo: la democrazia italiana che rinasceva dopo il fascismo riprendeva un cammino interrotto proprio dallo stesso fascismo e si presentava, quindi, in linea di continuità con lo Stato Liberale o ci si sarebbe dovuti avviare verso una strada del tutto nuova? Il fascismo aveva segnato una totale rottura rispetto alla storia precedente o non aveva nella storia dello stato liberale le sue radici?

Si svilupparono, nel corso della fase storica cui ci stiamo riferendo, risposte diverse: la posizione liberale, rappresentata da Benedetto Croce e quella azionista, che si opposero tra di loro ma, per certi aspetti, finirono entrambe con il rimanere interne a una stessa concezione della politica che era quella degli eredi del Risorgimento nelle sue due componenti: la moderata e la democratica.

Si manifestò così un doppio cleavage fra le forze politiche italiane; vi si trovava, certo, una discriminante sul tema della libertà e del suo rapporto con la democrazia e sui contenuti della democrazia stessa, se solo formali o anche sostanziali; ma vi trovava anche un’altra e più profonda  contrapposizione che riguardava, per così, dire i “protagonisti” della democrazia e il ruolo, rispettivamente, dei gruppi di élite legati alla tradizione del Risorgimento e dei partiti che rappresentavano le realtà popolari.

Il problema della democrazia si intrecciava, subito all’indomani del 25 Luglio, con quello dei soggetti politici della democrazia e sul ruolo dei partiti.

I partiti si sarebbero affermati in ragione di una necessità storica più forte di qualsiasi consapevolezza critica, attraverso la stagione delle grandi formazioni di massa, capaci di condurre ,attraverso un forte radicamento sociale, un lavoro capillare di insediamento della democrazia nel Paese: la scelta del “Partito Nuovo” compiuta da Togliatti fu, in questo senso, del tutto fondamentale per la conformazione dell’intero sistema.

Si tratta di un altro elemento dell’eredità del passato sul quale giova riflettere.

Nell’assoluta centralità della Resistenza assunta nella costruzione del nuovo processo democratico italiano, soprattutto sul piano morale, non si può dimenticare quanto le radici della democrazia, non solo a livello di idee e di cultura politica della classi dirigenti, ma anche della sensibilità popolare fossero fragili e incerte.

Il problema per l’Italia, al momento della rinascita democratica era dunque quello di saldare antifascismo e democrazia.

Era un problema culturale ma anche e soprattutto un problema politico, che investiva in profondità come si è visto tutte le forze rappresentative delle realtà popolari e che non poteva essere risolto se non nel quadro della collaborazione nata dalla lotta stessa contro il fascismo.

Nessuna comprensione e valutazione storica del processo di ricostruzione democratica è possibile se non si tiene conto del punto di partenza e dell’ eredità del passato : la valutazione dell'eredità dei fatti avvenuti e del dibattito svolto tra il 25 luglio 1943 e il 22 dicembre 1947 (giorno della definitiva approvazione del testo costituzionale) deve ancora stare alla base della volontà di affermazione del dettato della nostra Carta fondamentale.



giovedì 13 luglio 2023

L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO

 

L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO di Franco Astengo

" I sindacati confermano lo sciopero dei treni di 24 ore proclamato per oggi e Salvini li precetta, dimezzandone la durata: l’astensione, che comincia alle 3, dovrà concludersi alle 15."

Questa la notizia di oggi al riguardo dell'annunciato sciopero dei ferrovieri.

La replica del sindacato:

"«La precettazione è un’iniziativa vergognosa, sbagliata e illegittima», protesta il segretario generale Stefano Malorgio, che non nasconde i timori di una iniziativa analoga del ministero dei Trasporti per lo sciopero del settore aereo di sabato: «Ci aspettiamo la riduzione o persino un annullamento», spiega, aggiungendo che il sindacato valuta il ricorso al Tar, anche per evitare che lo stesso trattamento venga adottato a fronte di altri scioperi. "

Di fatto ci troviamo di fronte a un nuovo attacco al diritto di sciopero sferrato nell'ambito dell'azione di un governo di destra che riprende un antico tema di limitazione della libertà dei lavoratori e dell'espressione di dissenso.

E' necessario ricordare come la prima fase della ricostruzione del Paese nel periodo post-bellico (dopo che il fascismo aveva vietato lo sciopero e che il primo vero segnale della sua caduta fosse arrivato il 1° marzo del 1944 con lo sciopero contro la guerra delle grandi fabbriche del Nord) fosse stato segnato da una fortissima conflittualità sociale con il costante intervento repressivo da parte dei governi centristi: operaie e operai, contadine e contadini in quel periodo lasciarono una lunga striscia di sangue nella lotta per il salario, l'orario, i diritti fondamentali, la difesa del posto del lavoro e della democrazia (in quel periodo sono da ricordare anche grandi scioperi politici: in occasione dell'attentato a Togliatti, contro la NATO, la legge elettorale maggioritaria definita "Legge Truffa", fino al tragico luglio '60).

Il lungo '68- '69 italiano registrò ancora sia l'innalzamento di livello della conflittualità sociale e la repressione governativa: un punto fu segnato con l'approvazione nel 1970 dello Statuto dei Lavoratori su iniziativa del Partito Socialista arrivato al governo con il centro-sinistra e particolarmente del ministro Brodolini e del giurista Gino Giugni.

La regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi essenziali, in applicazione dell'articolo 40 della Costituzione, avvenne nel 1990 come punto di mediazione di un'altra lunga fase di scontro nel corso della quale i governi succedutisi nel tempo avevano impostato la loro azione per limitare al massimo il diritto di sciopero : un'azione frutto dell'iniziativa neo-liberista degli anni'80 coincidente con l'avvento della presidenza Reagan negli USA e della presidenza Thatcher in Gran Bretagna (con relativa repressione dello sciopero dei minatori).

In Italia si sono così verificati tre interventi legislativi: quello della legge 146/90, 83/2000, D.L. 146/2015.

Nei servizi essenziali l’esercizio del diritto di sciopero è consentito unicamente (art. 2, co. 1) nel rispetto delle seguenti condizioni:

a) organizzazione e adozione di misure dirette a consentire l'erogazione delle prestazioni indispensabili per garantire le finalità della legge 146/90.

b) osservanza di un preavviso minimo non inferiore a 10 giorni, al fine di predisporre l’erogazione di prestazioni indispensabili e per attivare tentativi di composizione dei conflitti.

c) obbligo di fornire informazioni alle utenze circa lo sciopero da parte delle amministrazioni o aziende erogatrici di servizi pubblici essenziali, almeno 5 giorni prima dell’inizio dello sciopero

d) esperimento di un tentativo di conciliazione, vincolante e obbligatorio per le parti

Tutte clausole già fortemente vincolanti e nell'occasione largamente esperite da parte delle organizzazioni sindacali ; non tenute in conto dall'ordinanza di precettazione che in questo modo rappresenta un punto di rottura pericoloso nell'ambito del quadro più generale di attacco alla Costituzione che sembra proprio significare il punto distintivo dell'operato di questo governo.





mercoledì 12 luglio 2023

SAVONA/INFRASTRUTTURE

 

SAVONA/INFRASTRUTTURE (Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona)

Rispetto all'appello lanciato questa mattina dalle organizzazioni sindacali al riguardo del potenziamento della rete ferroviaria ligure condividendone l'impostazione generale non si può però non rimarcare l'assenza (almeno dal testo che si è potuto leggere) dalle opere indispensabili per far uscire dall'isolamento il comprensorio savonese:

raddoppio della Savona - Torino, potenziamento della linea Savona - Alessandria con proiezione Milano.

Si tratta di opere assolutamente fondamentali per il collegamento tra l'area savonese e il nord - ovest e di conseguenza con l'Europa: opere per le quali esistono tutte le condizioni di progettualità e di operatività tecnica che non solo la nostra Associazione ma in diverse sedi in Liguria e in Piemonte sono già state ampiamente dibattute anche sulla base di elaborazioni portate avanti da Giorgio Ajassa e Dario Zucchelli che vanno sostenuti in questa loro importantissima opera di elaborazione e divulgazione.

Chiediamo alle amministrazioni locali, agli enti economici, ai sindacati di porre questo tema all'ordine del giorno considerando l'isolamento ferroviario, stradale, infrastrutturale nel suo complesso il punto principale di partenza di una nuova progettualità a dimensione comprensoriale e provinciale da portare avanti con la bonifica e il recupero delle aree industriali in Val Bormida.


VOTO EUROPEO

 

VOTO EUROPEO di Franco Astengo


In previsione della necessità di organizzare momenti di approfondimento attorno ai diversi temi proposti dal voto europeo 2024 mi permetto di sintetizzare in alcuni punti-chiave un possibile elenco di questioni che dovranno essere affrontate:


1) Mutamento di senso dell'elezione di rappresentanti dei diversi paesi (nello specifico la dizione originaria a partire dal 1979 è quella di "Rappresentanti dell'Italia al Parlamento Europeo") in una fase di transizione come quella che stiamo attraversando dominata dal tema della coincidenza NATO/UE e dal rapporto tra Governi e Commissione sul PNRR. Tutto questo all'interno di un quadro generale caratterizzato dalla crisi della globalizzazione , dal rallentamento del processo di cessione di sovranità dello "Stato - Nazione", dell'emergere di rinnovati nazionalismi con la guerra presente nel teatro europeo;

2) Incidenza del parlamento europeo nella formazione della complessiva "governance" dell' Unione. A questo proposito mi concentro su di un solo aspetto: Il Parlamento europeo elegge il Presidente della Commissione. Dopo le elezioni, uno dei primi compiti del nuovo Parlamento è quello di eleggere il Presidente della Commissione l'organo esecutivo dell'UE. Gli Stati membri designano un candidato, tenendo però conto dei risultati delle elezioni europee. Il Parlamento deve poi eleggere il nuovo Presidente della Commissione a maggioranza assoluta (la metà dei deputati più uno). Se il candidato non ottiene la maggioranza necessaria, gli Stati membri hanno un mese di tempo per proporne un altro (il Consiglio europeo delibera a maggioranza qualificata). In occasione delle elezioni del 2014 il Parlamento ha introdotto il sistema dei candidati capilista: ciascun partito politico europeo presenta un candidato alla carica di Presidente della Commissione e il partito che ottiene il maggior numero di voti può proporre il candidato del Parlamento per tale carica.

3) Dal punto 2 deriva essenzialmente il dibattito in corso sulla formazione di una nuova maggioranza a Strasburgo e sulla "formula Ursula" che presiedette all'elezione di Ursula Von dee Layen (avvenuta con il voto del M5S a sostegno dell'alleanza PPE-Socialisti & Democratici). Appare evidente che saranno i risultati elettorali a determinare il quadro di alleanze: nel concreto non esistono possibilità di prefigurare convergenze che soltanto possibilità numeriche potranno concretizzare vista la conformazione dei gruppi nel nuovo Europarlamento;

4) Risiede nel punto relativo all'elezione del Presidente della Commissione il valore effettivamente sovranazionale del voto espresso nazionalmente (salvo gli inevitabili riflessi sul quadro politico nazionale) perchè sarà soltanto l'esito del voto che ci fornirà l'indicazione per la costruzione delle alleanze: i fondamentali della politica europea, infatti, ci indicano un quadro diverso da quello presentato nel sistema politico italiano da un sistema che esige alleanze preventive e punisce chi non riesce a realizzarle;

5) Questo quadro ci indica come uno spunto di discussione da svolgere sarà quello riguardante la presentazione in campagna elettorale, di una proposta di diversità di compiti del Parlamento Europeo sui gangli decisivi della politica comunitaria (economica, militare, estera, ambientale) e sul rilancio di una ipotesi di costituzionalizzazione dell'UE dopo il fallimento degli anni 2003-2007. Ipotesi da presentare intendendola posta almeno sul piano della formazione di una dialettica intesa come bilanciamento della ferocia sovranista e militarista che contrassegnerà i prossimi mesi di scontro politico. Si tratterà così di indicare ancora con grande precisione l'assoluta proiezione sovranazionale del valore del voto.

6) La qualità della rappresentanza istituzionale che, a sinistra, si intenderà realizzare risulterà assolutamente collegata alla capacità delle diverse forze politiche di esprimere una effettiva rappresentatività dell'intreccio tra le grandi contraddizioni della modernità e della post - modernità, inclusa quella riguardante la crisi della democrazia liberale. Anche l'opzione pacifista avrà bisogno di essere inclusa in un progetto complessivo e non presentata semplicemente come una (pur sacrosanta) esigenzialità immediata.

martedì 11 luglio 2023

LUGLIO 1960 LE TENSIONI DEL CAMBIAMENTO

 

Luglio 1960. Le tensioni del cambiamento


Appuntamento mercoledì 19 luglio alle 18,30 presso la libreria Feltrinelli di via Astengo a Savona

Luglio 1960. Le tensioni del cambiamento

L'associazione "Il rosso non è il nero" di Savona contribuisce ad organizzare questa iniziativa nella convinzione che un dibattito sui fatti di 63 anni fa - che si sono conclusi con la vittoria della democrazia - possa risultare utile anche adesso in un momento in cui appaiono sotto attacco i valori fondanti della democrazia repubblicana.

Così - dichiarano dall'associazione - attribuiamo grande importanza alla partecipazione all'iniziativa sollecitando tutti i soggetti democratici in questa direzione.

L'appuntamento è per

MERCOLEDI' 19 LUGLIO ORE 18,30

FELTRINELLI POINT

via Astengo 11/r

Presentazione del libro:

Luglio 1960

Le tensioni del cambiamento

a cura di Franco Amatori e Guido Melis (edizioni Rubbettino)

Introduzione

Sergio Tortarolo

Intervento

Marco Doria co-autore del testo

Università di Genova

 

Testimonianze

Mario Margini

Franco Astengo

 

 

Questo volume racconta e analizza il duro scontro politico avvenuto in Italia fra gli ultimi giorni di giugno e il 19 luglio 1960, con la fine della breve e controversa esperienza del governo Tambroni.

Nel nostro panorama storiografico manca ancora una considerazione approfondita della pluralità di osservatori, della varietà e unicità degli eventi declinati a livello locale, nonché della diversità di voci, percezioni e interpretazioni politiche allora espressi.

I numerosi studiosi coinvolti danno vita in questo volume a un panorama complesso e variegato che valorizza diverse fonti storiche, a partire da una “cornice” che colloca gli episodi nel contesto della “grande trasformazione” della società italiana e nello scenario internazionale.

Seguono gli interventi dedicati al maggior protagonista politico, il democristiano Fernando Tambroni, mentre un’ampia sezione ricostruisce i quattro grandi episodi del drammatico scontro – politico e di piazza – che portò l’Italia a un passo dalla guerra civile. L’ultima parte analizza la risposta che le forze politiche diedero agli avvenimenti di quei giorni, testimoniando la sostanziale incomprensione delle “tensioni del cambiamento” che agitavano la società e la politica italiane alle soglie del boom economico.

domenica 9 luglio 2023

GIUSTIZIA E FASCISMO TRASVERSALE

 

GIUSTIZIA E FASCISMO TRASVERSALE di Franco Astengo

Nel momento in cui per la destra pareva esistere soltanto il potere da esercitarsi per il potere, senza opposizione politica e confronto con corpi intermedi (sia pure di ispirazione corporativa): per far questo, tra l’altro, si escogitavano anche operazioni di puro svuotamento delle istituzioni, di ricentralizzazione autoritaria dello Stato (del cui significato si è persa conoscenza ed esistenza) nel contemporaneo dissolvimento della dialettica centro/periferia.

Fuori da questo quadro di fascismo trasversale sembrava muoversi poco o nulla.

Invece riemerge il ruolo sostitutivo della Magistratura rispetto alla "politica": quel ruolo sostitutivo che ha tenuto in piedi una forma spuria di dialettica da almeno 30 anni.

Una funzione sostitutiva della magistratura agita all’interno del quadro complessivo di profonda sfiducia che esiste nel rapporto complessivo tra i diversi settori della società italiana, le possibilità di rappresentanza politica e le sempre più labili (dal punto di vista della raccolta del consenso) rappresentanza istituzionali.

Si è sottovalutato e si continua a sottovalutare il “fascismo trasversale” che non nasce dal nulla come un fungo, bensì dallo sfrangiamento sociale, dall’individualismo consumistico, dallo smarrimento culturale, dalla perdita di memoria, dalla resa all’ineluttabile modernità che brucia tutto sull’altare dell’”adesso”, senza prima e senza dopo.

Ed è dalla diffusione, prima di tutto culturale, di questo “fascismo trasversale” che sorge direttamente il rilancio dell’assuefazione di massa dei suoi concetti portanti primi fra tutti quelli della sopraffazione e del razzismo.

 La constatazione più amara in questo frangente, riguarda l’assenza di volontà politica verso la costruzione di una possibilità di contrasto posto all’altezza delle contraddizioni che questo “fascismo trasversale” pone.

Un contrasto che deve principiare da una diffusione di valori portanti contrari e opposti ai disvalori dominanti come diffusi dal “circo Barnum” della comunicazione di massa.

Così si determina il corto circuito tra legge e giustizia, tra disvalori e deficit culturale.

Intanto:Dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur (cfr. Livio, XXI, 7, 1).