mercoledì 30 aprile 2025

PRIMO MAGGIO 2025: TRA SFRUTTAMENTO, ALIENAZIONE E REFERENDUM

PRIMO MAGGIO 2025: TRA SFRUTTAMENTO, ALIENAZIONE E REFERENDUM di Franco Astengo Il primo maggio 2025 rappresenterà un momento particolare nella storia del sindacato italiano: la CGIL, infatti, si troverà a celebrare la Festa del Lavoro aprendo la campagna elettorale per i 4 referendum sulla materia del lavoro (oltre al quinto sulla cittadinanza) promossi dalla sua organizzazione. Da tempo l'unità sindacale "classica" appare in forte difficoltà: alla CGIL si affianca sempre più spesso la UIL mentre la CISL sta firmando accordi separati (come quello del pubblico impiego) in una dimensione di "diversità" tra le tre storiche centrali anche rispetto al governo di destra. Intanto crescono i sindacati di base, in particolare in alcune categorie strategiche, a dimostrazione del necessario persistere di una visione alternativa proprio nella concezione del rapporto sfruttamento /lavoro. La CGIL si trova così di fronte a un passaggio difficile :diverso da quello compiuto nel 1985, allorquando la rottura investì anche le componenti storiche all'interno del sindacato: ma in quella contesa referendaria, si trattò della scala mobile e nel referendum la forza promotrice era stata quella del PCI appena post-Berlinguer. Quella contesa fu perduta nonostante il 46% di voti a favore in tempi in cui a votare si recava ancora l'80% del corpo elettorale. Oggi la giustezza dei quesiti referendari, l'attacco in corso al mondo del lavoro, la situazione politica generale fanno sì che la posizione della CGIL nel referendum venga sostenuta da un ampio schieramento politico e sociale che si sta impegnando per arrivare a conseguire il risultato del 50% più uno dei partecipanti al voto. 50% più uno utile per rendere valida la consultazione. Si debbono così ribadire alcuni elementi di fondo che vanno essere presi in considerazione proprio attorno al tema della concezione del lavoro. Nel tempo trascorso senso e concezione del lavoro sono stati sottoposti a troppi fraintendimenti e sovrapposizioni al punto da far smarrire, per gran parte dell'opinione pubblica, la nozione di sfruttamento. Si tratta di prendere in considerazione un dato di fondo : l’uomo non è più il prodotto del suo lavoro, come si pensava cinquant'anni fa, e neppure la dimensione umana si trova ancora al centro della subalternità al comando del profitto. Oggi l’uomo (nel senso di genere umano, senza distinzioni) non è null'altro che l’espressione del suo consumo, della sua capacità di corrispondere in ogni momento della sua vita e non soltanto in fabbrica all’egemonia del comando del profitto. Dentro lo stridore sociale dominante è il comando del profitto che ormai si è esteso sull’insieme di contraddizioni che la modernità presenta, assumendo l'egemonia di tutte le innovazioni che via via si stanno presentando sulla scena sia sul piano tecnologico, sia economico, sia politico. Ogni nostro atto, ogni nostra possibilità di visione, è compiuto in funzione dell’apparire quasi sempre pubblicitario del combinato disposto tra reale e virtuale sul quale la logica del profitto si espande e si afferma. Così si è arrivati più ancora che alla negazione al considerare superfluo il conflitto, sia nel sociale sia nel politico. Il conflitto è considerato ormai marginale, momento di turbamento dell’ordine costituito. E' giusto lottare per una possibilità di migliore remunerazione del lavoro ma la condizione per ottenere ciò non può essere quella di continuare ad esercitare una funzione di mera riproduzione del consumo come fattore egemonico, pagando il prezzo dello smisurato allargamento delle disuguaglianze su tutte le basi: individuali, collettive, planetarie con la guerra tornata sovrana a regolare la storia. Ricordarsi le condizioni di allargamento del concetto di sfruttamento alienante a categorie diverse da quelle del lavoro subordinato (ambiente, genere, tecnologia) potrebbe rappresentare la possibilità di compiere dopo tanto tempo un nuovo passo in avanti almeno dal punto di vista della nostra capacità di riflessione. Quale occasione migliore del Primo Maggio e del voto per i 5 sì l'8-9 giugno per ricordare questa possibilità e renderla concreta ?

martedì 29 aprile 2025

BLACKOUT

BLACKOUT Naturalmente sulle cause del grande blackout elettrico che ha coinvolto Spagna, Portogallo, parte della Francia e del Marocco saranno necessari rigorosi accertamenti tecnici circa cause ed effetti. Un'affermazione di principio però può già essere sostenuta: il sistema energivoro è fragile, anche il nucleare non offre comunque soluzioni adeguate e va ripensato nel senso della riduzione dei consumi, della sobrietà, del senso del limite. Il modello corrente - appunto dell'ipercapitalismo energivoro - va ripensato e la sinistra ha l'obbligo di offrire una rielaborazione posta proprio sul piano della visione dei rapporti industriali, economici, del consumo: un'occasione che va colta e non sprecata. Franco Astengo

lunedì 28 aprile 2025

IDENTITA'/DIVISIONE

IDENTITA'/DIVISIONE di Franco Astengo Mi permetto di ritornare sul grave episodio avvenuto ieri nel Cimitero degli Inglesi a Roma con il divieto di esporre le bandiere rosse alla commemorazione per la morte di Antonio Gramsci (27 aprile 1937) con l'accusa che quel colore risulterebbe "divisivo". Ritorno sull'argomento per una questione di riconoscimento dell'identità che quel colore (come del resto altri in diversi campi ) rappresenta: questione che mi pare risulti di grande importanza soprattutto sul piano della simbologia politica che, soprattutto in tempi di uso vorticoso della comunicazione di massa, mi pare tema di fondamentale importanza. La definizione di un’identità è il presupposto fondante di un soggetto politico, per lo sviluppo della sua iniziativa sul piano della produzione intellettuale e su quello dell’azione esterna. Un’identità che deve comporsi di diversi elementi capaci di costruire una coscienza collettiva tale da consentire a quanti partecipano - in varie forme -  alla vita del soggetto di riconoscersi tra loro e di permettere anche una riconoscibilità complessiva. Il linguaggio usato e i simboli esposti rappresentano elementi fondamentali per la costruzione dell'identità. Ma per evitare che ci si risolva in una semplice distinzione nominalistica è necessaria una visione critica del mondo nell’attesa dell’oggi e del futuro. Tutta la critica marxiana dell’economia politica è fondata su questo principio, interpretando così la dottrina del materialismo storico–dialettico. Ne consegue che il rapporto tra identità e ideologia non potrà che essere quello di una costante “critica” alla realtà esistente, per evitare di scivolare in una visione deteriore del pragmatismo. In questo modo si realizza una concretezza delle proprie azioni, attraverso le quali si possono raggiungere risultati (o sconfitte) da considerare sempre come parziali. Non serve, in sostanza, limitarsi alla “critica delle idee” ma occorre una “critica della realtà” per evitare immagini e giustificazioni illusorie utilizzate allo scopo di evitare il confronto con la materialità delle cose. La “capacità critica” rappresenta il difficile passaggio per arrivare a costruire una prospettiva che raccolga in sé sia l’utopia di una società futura perfetta che la materialità della lotta sociale interpretata nella logica dei tempi presenti. Potrà essere così possibile fornire gli elementi di un’identificazione collettiva che non sia una semplice adesione all’immaginario, magari estemporaneo, un “credo” nelle virtù di un qualche "Ente Superiore" (sia questo il “partito” o un “Capo”, o tutti e due assieme com’è accaduto e accade anche con una certa frequenza), una passivizzazione nel rapporto di massa. L’identità di un soggetto politico dunque rappresenta la base per la realizzazione di un’autonomia sostanziale sul piano delle idee: il solo presupposto indispensabile per realizzare il rapporto con gli altri, sia in termini di confronto che di scontro. Sarebbero tanti gli esempi da portare in rilievo per sottolineare la validità di queste affermazioni nella contingenza dello scontro sociale e politico che stiamo vivendo: ci si può limitare, però, a quello dell’opposizione che è necessario realizzare concretamente a partire dall’attualità della situazione europea e italiana, contrassegnata dal formarsi di un vero e proprio “regime autoritario”. Notiamo, tutti i giorni, l’insufficienza del contrasto che viene avanzato, politicamente e socialmente, a questo fenomeno politico così pericoloso: un’insufficienza che deriva, prima di tutto, dall’assenza d’identità dalla quale consegue l’incapacità di offrire sintesi politica e proposta compiuta da parte di chi intenderebbe opporsi ma non riesce a oltrepassare il “nominalismo” nella presunta affermazione di un proprio ruolo. Identità e critica: binomio inscindibile per la definizione di una visione del mondo da sottoporre sempre al Tribunale della Ragione. Ciò di cui, insomma, dovrebbe nutrirsi la politica nel suo quotidiano svolgersi e divenire. Nello specifico del "caso italiano" deve essere ricordato come il "rosso" rappresentò fattore identitario della maggior parte delle espressioni della Resistenza al nazi-fascismo e ancora le componenti "rosse" risultarono decisive per la formulazione e l'approvazione della Costituzione Repubblicana, di cui fu firmatario - tra gli altri - Umberto Terracini: ciòavvenne nonostante fosse già in atto il tentativo di emarginazione dei soggetti politici che ne interpretavano l'identità e risultasse, proprio "il rosso", il colore identificativo di quella classe operaia che dopo aver fornito sacrifici immensi nella lotta antifascista fu poi sottoposta, nel dopo guerra, a una dura repressione padronale e poliziesca con episodi di sangue versato che non possono essere dimenticati in una visione forzatamente edulcorata della storia dell'Italia repubblicana.

domenica 27 aprile 2025

BANDIERE ROSSE /GRAMSCI

Vietate le bandiere rosse alla commemorazione per Gramsci al cimitero acattolico di Roma La direzione del cimitero "acattolico" di Roma dove riposa dal 1937 Antonio Gramsci ha giudicato "divisivo" il rosso delle bandiere portate oggi dai militanti che intendevano ricordare la morte del segretario del PCd'I avvenuta il 27 aprile del 1937 dopo oltre 10 anni di incarcerazione e confino subite dal regime fascista. Si tratta di un episodio che si commenta da solo e che si allinea a tante altre, grandi e piccole, manifestazioni di intolleranza verso l'antifascisimo e le ricorrenze di questi giorni tra il 25 aprile e il 1 maggio tra le quali si inseriva anche la commemorazione gramsciana. Appare del tutto superfluo in questa sede ricordare Antonio Gramsci come gigante della cultura italiana del '900 e come esponente politico della sinistra a lungo perseguitato fino alla morte. Soprattutto ci preme sottolineare la motivazione della "divisività" del colore rosso:il colore delle nostre bandiere, il colore delle organizzazioni del movimento operaio, il colore che contraddistinse le brigate Garibaldi durante la Resistenza. Un ulteriore sfregio alla storia che non dovrebbe essere sopportato. Franco Astengo

venerdì 25 aprile 2025

25 APRILE 2025: UN PRIMO BILANCIO

25 APRILE 2025: UN PRIMO BILANCIO di Franco Astengo Un possibile bilancio storico - politico del dibattito sviluppatosi in questi giorni attorno alla ricorrenza del 25 aprile ci indica che nello scorrere del tempo la posizione della forza politica di maggioranza relativa (elezioni 2022) che ha indicato la presidente del consiglio e sostiene la maggior parte della struttura governativa si allontana sempre di più dalla matrice costituzionale così come questa si era formata nel dibattito dell'Assemblea Costituente sorta all'indomani della vittoriosa Resistenza al nazi-fascismo. Il nodo di fondo rimane quello della continuità tra Fratelli d'Italia e il MSI nel segno della traccia comune (permanente) tra la formazione neo-fascista degli Almirante e Romualdi da cui deriva FdI (la cui fondazione era avvenuta saltando anche il passaggio di AN) e la Repubblica Sociale. In allora, tra il 1943-45, si era tracciato un punto di rottura nella storia d'Italia. Un punto che appare evidente non può essere colmato da dichiarazioni spurie e ambigue o - addirittura - da proclamazioni di anti-antifascismo. Vi fu cesura epocale e Fratelli d'Italia è rimasto dalla parte sbagliata di quella frattura storica. Permangono motivi molto validi per sostenere questa tesi: L’appoggio all’invasione tedesca è la ragione per la quale la Repubblica di Salò non può essere considerata parte della continuità dello Stato, anche di quello liberale e della diarchia monarchico - fascista: aver intuito questo elemento contribuendo al riconoscimento del governo Badoglio come governo legittimo nella linea di prosecuzione dell’identità statuale è stato il grande merito del CLN (o almeno della maggioranza dei suoi componenti) e della “svolta” togliattiana. La scelta del riconoscimento del governo Badoglio e la formazione della Resistenza consentirono una rilegittimazione dello Stato assolutamente decisiva per l’avvenire, anche se la legittimazione della Patria fu conquistata soltanto al momento della Liberazione delle grandi città del Nord da parte dei partigiani Non si tratta di una distinzione capziosa: il 25 aprile Stato e Patria si ricongiunsero ponendo le basi per la formazione di una democrazia posta al di fuori da un binario di mera prosecuzione con quello che era stato l’antico Stato liberale frutto dell’incompleto Risorgimento (come ben intuito da Gramsci nei “Quaderni”). L’esito del 25 aprile consentì di costruire la democrazia e arrivare nel giro di pochi mesi a libere elezioni nel marzo – aprile 1946 quelle amministrative, il 2 giugno elezioni per l’assemblea costituente e referendum istituzionale. Il MSI rappresentò il soggetto "contro" questa costruzione democratica e l'evidente continuità con Fratelli d'Italia rimane il punto sul quale si infrange una sua possibile "ammissione costituzionale". La sparizione dei partiti che avevano realizzato, essenzialmente attraverso il lavoro della Costituente, quel momento di costruzione democratica non ha lasciato comunque nessuna nuova possibilità di legittimazione per un’eventuale “Seconda Repubblica” e il dibattito cui abbiamo assistito in questi giorni (compreso l'invito a "manifestare sobriamente") ha dimostrato che lo iato si sta allargando anzichè restringersi. Le forze politiche dell'opposizione sono chiamate a tener conto di questo dato e di conseguenza a valutare appieno l'atteggiamento da tenere soprattutto rispetto all'eventualità (come sta avvenendo) di passaggi a modifiche costituzionali.

giovedì 24 aprile 2025

PER UN 25 APRILE SOBRIO E PATRIOTTICO

PER UN 25 APRILE SOBRIO E PATRIOTTICO di Franco Astengo PREMESSA "Quello che inquieta è pretendere di alterare la storia modificando la genetica delle origini, il lasciato della Resistenza". La destra italiana post (?) - fascista ci invita a ricordare in forma "sobria" e "patriottica". In effetti quei 19 messi passati sotto il tallone nazista non furono un pranzo di gala. Nell'elenco che segue sono riportate le stragi nazifasciste con più di 100 morti censite nell'Atlante delle stragi naziste compiute in Italia tra il 1943 e il 1945. N Strage Data Morti 1 Strage di Marzabotto / Monte Sole 29 settembre-5 ottobre 1944 775 2 Eccidio di Sant'Anna di Stazzema 12 agosto 1944 560 3 Eccidio delle Fosse Ardeatine 24 marzo 1944 335 4 Eccidio di Lippa di Elsane 30 aprile 1944 269 5 Eccidio del Padule di Fucecchio 23 agosto 1944 174 6 Strage di Cavriglia 4 luglio 1944 173 7 Eccidio di Vinca 24 agosto 1944 162 8 Eccidio di San Terenzo Monti 17-19 agosto 1944 159 9 Eccidio di Pisino 4 ottobre 1943 157 10 Strage delle Fosse del Frigido 16 settembre 1944 149 11 Eccidio di Civitella 29 giugno 1944 146 12 Eccidio di Castello di Godego 29 aprile 1945 135 13 Strage di Monchio, Susano e Costrignano 18 marzo 1944 130 14 Eccidio di Pietransieri 12 novembre 1943 125 15 Strage di Monte di Nese 13 aprile 1945 118 16 Eccidio di Vallucciole 13 aprile 1944 107 Seguono lunghissimi elenchi di stragi con un numero di vittime inferiori a 100. SVOLGIMENTO: Oggi  cadono le bombe su Gaza e su tanti altri popoli innocenti compresi quello russo e quello ucraino mentre quelli che un tempo erano definiti "i grandi del mondo" stanno progettando una ulteriore spartizione dei nostri pani e dei nostri pesci, i pani e i pesci della povera gente. Nonostante tutto ciò che accade nel disordine del mondo anche in quest’anno 2025 è spuntata l’alba radiosa del 25 Aprile. Il giorno delle Liberazione dal nazi-fascismo. Il 25 aprile è stato il giorno dell’esito vittorioso della lotta di popolo, sostenuta dalla nostra gente per diciotto lunghi mesi tra l’ignominia dell’8 settembre 1943 fino al 25 aprile 1945. Non ci si dovrà stancare mai di considerare il 25 Aprile il giorno più importante nella storia d’Italia. Così come non ci si dovrà mai stancare di ricordarlo, indicando questa data alla memoria delle generazioni passate ma soprattutto verso il domani di quelle future. Dalla Resistenza nacque la nostra Costituzione. Una Costituzione che disegna un modello di democrazia repubblicana fondato sulla centralità del Parlamento, che i padri fondatori consideravano come “lo specchio del Paese”. Un impianto, questo della democrazia parlamentare che è stato fortemente messo in discussione nel corso degli ultimi anni, contrapponendovi un’idea di Costituzione materiale fondata sul presidenzialismo personalistico e la centralità della "goveranbilità" intesa quale punto esaustivo dell'agire politico. Così si scivola pericolosamente all’indietro verso forme di plebiscitarismo populista e di vera e propria torsione autoritaria. Un modello quello autoritario che, nella storia, ha già fornito pessime prove e che adesso si alimenta di tragici esempi: dalla Tunisia all'Egitto, alla Turchia, al'Ungheria paesi considerati "sicuri" per una garanzia di repressione e di tortura per chiunque osi opporsi al regime dominante. La Costituzione  italiana e il modello di democrazia repubblicana non sono nate per caso o dalla testa di qualche professore di diritto costituzionale o di filosofia politica. L’origine della nostra Costituzione deve essere ricercata, in maniera netta e precisa, all’interno dei contenuti morali, politici, sociali che si espressero proprio durante la lotta di Liberazione dal nazi-fascismo. Non è retorica ricordare questo fatto. Si tratta semplicemente di ricordare la verità storica, per difenderla e affermarla pienamente ancora una volta. La svolta verso una democrazia di massa di tipo sociale, molto diversa da quella di tipo meramente liberale che aveva caratterizzato la fase di costruzione dell’Unità d’Italia, avvenne proprio oltre 80 anni fa, nel corso di quel 1944 durante il quale si delinearono con precisione le sorti della guerra mondiale: lo sbarco in Normandia, la liberazione delle due grandi capitali Parigi e Roma, lo spostamento del fronte da Oriente verso Occidente per opera dell’Armata Rossa in esito della battaglia di Stalingrado furono i fatti fondamentali, decisivi, che segnarono l’esito di quel grande scontro. Nello stesso tempo, nel 1944 più di ottanta anni fa in Italia si segnò il carattere stesso della lotta all’invasione nazi-fascista, facendole assumere decisamente il carattere di una vera lotta di popolo. Cosa accadde allora? Andando per ordine: 1) Nell'Italia divisa in due con il nord sotto il tallone tedesco si verificò l’ingresso diretto nella lotta della classe operaia, quella delle grandi fabbriche del triangolo industriale. Dal 1 marzo 1944 e per tutta la settimana seguente uno sciopero generale, approvato dal CLN, scosse tutte le ragioni occupate dall’invasore tedesco, coinvolgendo soprattutto nel triangolo Torino – Milano – Genova centinaia di migliaia di lavoratori. L’eco di questo fatto si ripercosse in tutta Europa. I tedeschi arrestarono centinaia di scioperanti, la maggior parte dei quali fu deportata in Germania, sia nei campi di sterminio, sia in quelli di lavoro. La repressione non fiaccò la resistenza della classe operaia: anzi il 15 Giugno successivo, un altro sciopero proclamato ala Fiat Mirafiori ebbe un grande successo: 2)All’indomani della Liberazione di Roma, l’11 Giugno, il governo “militare” del maresciallo Badoglio (al quale comunque avevano già aderito i comunisti, al momento del rientro di Togliatti in Italia) fu sostituto da un governo formato da esponenti dei partiti del CLN e presieduto da Ivanoe Bonomi. Questo fatto deve essere considerato come un punto di svolta fondamentale rispetto alla qualità stessa del progetto democratico che s’intendeva proporre al Paese nel momento della fine del conflitto e della Liberazione rifiutando, come invece sosteneva Benedetto Croce, sia di considerare il fascismo come una semplice parentesi, sia una soluzione intrecciata tra monarchia e fascismo “non compromesso” come sosteneva, invece, sir Winston Churchill; 3)Nell’estate di quell’anno 1944 i nazisti perpetrarono le grandi stragi della loro feroce repressione: Fosse Ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Benedicta. La risposta della Resistenza non fu quella di un ripiegamento ma quella della formazione delle repubbliche libere: Ossola, Carnia, Montefiorino, Torriglia, Alba. Quelle repubbliche libere durarono, è vero, il tempo dell’estate: poi cui ci fu la controffensiva nazista, ma il seme di una diversa concezione della democrazia fu gettato e praticato proprio in quelle occasioni storiche che non possono assolutamente essere dimenticate; 4)L’esperienza delle repubbliche libere risultò, poi, determinante anche nella riposta che il CLN riuscì a fornire al “proclama Alexander”, allorquando il generale inglese invitò le forze partigiane a ripiegare e a cessare sostanzialmente l’attività di guerriglia per attendere la liberazione da parte degli eserciti alleati. Quell’invito fu rifiutato e fu evitato lo smantellamento delle formazioni partigiane. 5) L'esito di quella scelta coraggiosa, che sarebbe risultata impossibile senza il pieno appoggio delle popolazioni ai combattenti, risultò determinante il 25 Aprile del 1945, quando le grandi città del Nord furono liberate dai partigiani e non dagli eserciti alleati. A Genova, caso unico in tutta Europa, i tedeschi si arresero davanti agli esponenti del CLN, deponendo le armi e consegnandosi prigionieri. A Villa Migone l’orgoglioso Junker prussiano generale Mainhold depose la sua spada nelle mani di Remo Scappini, un operaio dell’Ansaldo. Fu quello il momento più alto nel quale anche nell’Italia del Risorgimento incompiuto , come aveva scritto Antonio Gramsci, le masse erano finalmente entrate nella storia. Sono state queste le basi,che si è edificata la democrazia ed è stata scelta la Repubblica. rese solide dal sacrificio di migliaia di combattenti, donne, uomini, ragazzi, gente comune come il cavatore Apolloni morto quasi per caso mentre i partigiani arrestavano Mussolini sulle sponde del Lago di Como. Una repubblica che ha vissuto, dal 2 Giugno 1946 dalla sua fondazione attraverso il voto popolare, processi sociali, politici, economici, culturali, sicuramente difficili e complicati: non sono mancati i ritardi e le vere e proprie battute d’arresto. Ma la Repubblica fondata sulla Costituzione ha garantito il suo essere fattore di miglioramento nella qualità di espressione della democrazia e della materialità delle condizioni di vita per la maggior parte dei ceti sociali, pur rimanendo forti diseguaglianze tra i diversi settori sociali, sia tra il Nord e il Sud del Paese. Non possiamo arretrare dalle condizioni democratiche poste dalla Costituzione Repubblicana come oggi il governo di una destra retriva e populista vorrebbe provare ad imporre. Non possiamo cedere il passo a una politica nella quale l’estetica prenda il posto dell’etica, come vorrebbero alla Casa Bianca allo scopo di alimentare i loro affari. Dobbiamo reagire all’individualismo, alla ricerca dell’interesse personale in luogo di quello generale e collettivo. Si tratta di un impegno che ci chiede la nostra storia: quella storia scritta sui monti, nelle campagne, nelle città da coloro che combatterono per realizzare la Liberazione, ma anche dal popolo tutto, quel popolo, quelle donne e quegli uomini che sfamarono i combattenti, li nascosero, lo accompagnarono nei rifugi, diffusero la stampa clandestina, colmarono i partigiani di affetto e di riconoscenza. Fu, quella della Resistenza una vera lotta di popolo. E’ necessario ricordarlo ancora una volta: fu quell’afflato di popolo che permise, attraverso il voto cui parteciparono per la prima volta anche le donne, alla Repubblica di vincere nel giorno del Referendum. La democrazia repubblicana fondata sul libero voto è il punto dal quale non è possibile tornare indietro. "Quello che inquieta è pretendere di alterare la storia modificando la genetica delle origini, il lasciato della Resistenza".

martedì 22 aprile 2025

PROVINCIA DI SAVONA: AREE INDUSTRIALI

PROVINCIA DI SAVONA: AREE INDUSTRIALI di Franco Astengo (Associazione "Il Rosso non è il Nero") Si va verso una proroga della pratica di liquidazione delle aree Ferrania: sfumata l'ipotesi del termovalorizzatore la possibilità di vendita delle aree ( 20/30 mila mq) si sta allontanando. Questa la notizia compare oggi sui quotidiani locali: così torna in primo piano (se mai ce ne fosse ancora bisogno) il tema della precaria situazione economica della nostra Provincia. La questione delle aree industriali dismesse che ha come epicentro la Val Bormida rappresenta, infatti, il punto di fondo di un necessario discorso di re-industrializzazione dell'area centrale della nostra provincia. Un discorso di re-industrializzazione necessario da portare avanti con grande impegno perché è soltanto per questa strada che sarà possibile invertire la tendenza al declino, al lavoro povero e al precariato : situazione denunciata a gran voce dalla Camera del lavoro e sicuramente non affrontata a dovere dall'operazione "area industriale di crisi complessa" gestita da Invitalia fin dal 2016 con diversi livelli di investimento anche da parte della Regione Liguria. La provincia di Savona ha bisogno di affrontare tre questioni, almeno dal punto di vista della sua prospettiva economica (tralasciando il tema della portualità): 1) Un progetto di recupero delle aree industriali dismesse con particolare riferimento a quelle di Ferrania e ACNA. Un progetto di recupero che deve essere destinato ad attività produttive ad alta intensità tecnologica. Per questo motivo sorprende il rammarico del liquidatore circa la mancata acquisizione delle aree Ferrania per la costruzione di un termovalorizzatore Tenendo fuori dalla nostra analisi il tema ambientale (che resta comunque cruciale) quello di cui si ha bisogno è una crescita di valore aggiunto che l'eventuale attività di un termovalorizzatore non poteva certo garantire; 2) La capacità di affrontamento della questione infrastrutturale: pensiamo alla situazione delle funivie e a quella delle autostrade e delle ferrovie. In questo senso siamo di fronte ad uno stato di cose in atto che rappresenta un vero e proprio handicap per una prospettiva di sviluppo economico adeguato; 3) L'aggiornamento tecnologico delle industrie esistenti: è questo un nodo strategico al quale prestare particolarmente attenzione, anche sotto l'aspetto che stanno assumendo processi di ristrutturazione industriale in corso come nel caso della Piaggio con l'acquisizione da parte di Baykar e la conseguente torsione tecnologica verso il settore militare. La ridotta capacità di intervento da parte dell'Amministrazione Provinciale pone anche un altro tema che andrebbe approfondito : quello dei riferimenti istituzionali. Da questo punto di vista il ruolo del Comune di Savona (escluso dal perimetro dell' area industriale di crisi complessa e - in un primo tempo - anche dal contesto riguardante la vicenda del rigassificatore che non si è ancora conclusa) dovrebbe essere decisivo in un'ottica di assunzione del criterio di comprensorialità riferita a tutta l'area centrale, quella della ex-PRIS da collegarsi con quella assolutamente strategica della Val Bormida.

sabato 19 aprile 2025

OCCIDENTE: NAZIONALISMO/SUPREMATISMO

OCCIDENTE: NAZIONALISMO/SUPREMATISMO di Franco Astengo Nel corso dell'incontro con il Presidente USA la presidente del consiglio italiano ha ripreso il termine di "nazionalismo occidentale" coniato a suo tempo dal "guru" conservatore Anthony J. Costantini in un articolo apparso sul sito "Politico" il 4 settembre 2023. Il tema è stato ripreso in un articolo di Mauro Ricciardi pubblicato il 19 aprile 2025 sul "Manifesto". Giustamente Ricciardi giudica l'utilizzo di questa frase come momento di superamento del "nazionalismo classico" (interpretazione adottata anche dai quotidiani mainstream) aggiungendo che non si tratta semplicemente di "spazio geografico" ma della supremazia di una "civilization" che in nome di un primato - appunto - di un "suprematismo" punta ad un disegno egemonico. Almeno a giudizio di chi scrive questa nota il modello modello ispiratore di questo disegno egemonico sarebbe rappresentato prima ancora che dalla logica mercantilistica dei dazi o dalle idee di deportazione dei migranti dall'iniziativa di Trump che sta puntando a ridurre l'insegnamento universitario nel canale del suo "pensiero unico": un disegno molto più ampio -ad esempio - del nazionalismo da cortile di Orban cui guarda la Lega italiana (o almeno una sua parte). Questo progetto di "nuova egemonia" è ben inserito nella crisi delle democrazie liberali e si concretizza attaccando direttamente: 1)le organizzazioni sovranazionali attraverso la propugnazione di rapporti diretti fra il centro dell'Impero e i singoli Stati; 2) la logica dei diritti così come è stata portata avanti nel secondo dopoguerra, pur tra avanzate e scarti e magari con qualche abbaglio storico come quello seguito alla caduta del muro di Berlino con relativa proclamazione della "fine della storia". La proposta neo-imperiale degli USA (che vagheggia anche il superamento definitivo della globalizzazione prevedendo una conformazione dell'assetto globale tra "imperi" concorrenti) si insinua nelle pieghe del vero fallimento : quello delle Organizzazioni sovranazionali (ONU in primis) incapaci di garantire quel nesso inscindibile tra pace e diritti che forse si dovrebbe considerare quale principio etico prima ancora che come fatto giuridico. Il tema della guerra ha sempre accompagnato la storia ed oggi emergono situazioni che sembrano spostare i termini di riferimento su cui si era mosso il pensiero prevalente dopo la conclusione della seconda guerra mondiale e sulla base del quale, pace e universalismo dei diritti, si era pensato comunque di impiantare un nuovo ordine mondiale. Un nuovo ordine mondiale all'interno del quale si palesavano contraddizioni che pure si era pensato di poter comunque affrontare pur dovendo fare i conti con ritardi storici su temi come quelli fondamentali della discriminazione sessuale e del razzismo che da più parti anche nelle democrazie giudicate piùà avanzate e mature erano ancora considerati dentro logiche di suprematismo difficili da scardinare (logiche di suprematismo evidentemente non scardinate dalla globalizzazione post-caduta del Muro). Dalla situazione attuale emerge un quadro che sembra essere quello che ci fa pensare a un "ritorno all'indietro" proprio sul terreno della violazione dei basilari (un tempo giudicati "non contrattabili") diritti umani: l'idea di un "suprematismo di civiltà" a partire da un imprecisato "Occidente" significa proprio questo, elevare il proprio egoismo a dominio sugli altri considerati inferiori. Un ritorno all'indietro che vediamo nell'indiscriminato utilizzo della forza verso gli inermi ,nel ritorno ad una concezione della "distruzione totale" del presunto "altro", nel ritorno al pieno riconoscimento della logica "amico/nemico" della quale si era vanamente cercato di proclamare l'inattualità. Forse si potrebbe ripartire superando il peso del passato e riflettendo sul nesso "pace/diritti, etico/giuridico" per una ridefinizione dei principi dell'universalità opponendoci a una vera e propria "restaurazione del primato dei colonizzatori". Una restaurazione attuata nel senso radicale di affermazione di un primato che si basa un dominio tecnocratico figlio di una visione assolutamente assolutistica. La visione assolutistica del "primato della politica" rimane il pericolo maggiore che sta correndo l'umanesimo in questa fase così tormentata.

giovedì 17 aprile 2025

REFERENDUM: SENSO E CONCEZIONE DEL LAVORO

REFERENDUM: SENSO E CONCEZIONE DEL LAVORO di Franco Astengo L'analisi dei quesiti sul tema del lavoro che saranno sottoposti al giudizio di elettrici ed elettori il prossimo 8 giugno sta riaprendo sia pure con fatica il confronto sul tema del senso e della concezione del lavoro . Nel tempo trascorso senso e concezione del lavoro sono stati sottoposti a troppi fraintendimenti e sovrapposizioni al punto da far smarrire, per gran parte dell'opinione pubblica, la nozione di sfruttamento. Sembrava così definitivamente acclarato che le classi sociali fossero un retaggio del passato, spazzate via dalla massificazione e poi dall'emergere di moltitudini indistinte: "la società liquida" così definita da Zygmund Bauman. In Italia come altrove la classe operaia, segmentata al di fuori dalle grandi concentrazioni industriali, ha modificato nel frattempo stili di vita e scelte politiche seguendo input diversi da quelli derivanti dalla propria condizione materiale magari seguendo istanze localistiche oppure legate a bisogni indotti da nuove esigenze di consumo non solo immediatamente materiali. A questa interpretazione di una società dove tutto si mescola e ognuno si misura con le proprie forze nell'apocalisse dell'individualismo competitivo si è opposta Lea Ypi (docente di filosofia politica alla London School of Economics) autrice di un testo "Confini di classe. Disuguaglianze, migrazioni e cittadinanza nello Stato Capitalista"):un lavoro di forte richiamo rivolto alla sinistra perché torni ad adoperarsi per riorganizzare la solidarietà di classe, anche attraverso il recupero della cognizione di cittadinanza. Cittadinanza ( questione che nell'attualità della vicenda italiana sarà oggetto di un altro quesito referendario) e lavoro sono da considerare come punto di intreccio di un reciproco riconoscimento per una identità sociale. Così, non certo per pedanteria o per la ricerca di un’astratta prospettiva di carattere teorico, si è pensato come anche in questa occasione del referendum ci possa far riflettere il recupero di un significato di fondo del concetto di lavoro in Marx. C'è un punto dell'analisi marxiana che si lega perfettamente all'attualità e alle scadenze che ci attendono: superando la teoria del valore degli economisti classici, Marx afferma che alla radice della determinazione del valore c’è non una quantità fisica – in termini di orario – di lavoro, ma una quantità storica e sociale di valore. Non è il lavoro concreto, quello che realizza il valore d’uso della merce, a determinare il lavoro produttivo, bensì la sua determinazione formale, puramente quantitativa:è la sussunzione formale del lavoro, la sottomissione della forza lavoro al capitale . La sottomissione del lavoro al capitale rappresenta l' elemento che continua a caratterizzare l’appartenenza di classe e si lega perfettamente al concetto di "dignità del lavoro" nella lotta al dilagante precariato e al peso della "povertà nel lavoro". La collocazione del rapporto sociale di produzione determina la condizione oggettiva di appartenenza alla classe subalterna:questo elemento va fatto intendere al mondo del lavoro dipendente come fatto concreto e non meramente ideologico anche di fronte alle grandi novità emergenti sul piano dell'intreccio tra scienza, tecnologia, capitale attraverso cui pochi protagonisti pretenderebbero di dominare l'economia e la politica trasformando in senso autoritario lo stesso retaggio storico delle democrazie liberali. Questo elemento della condizione oggettiva della classe subalterna va analizzato soprattutto perché è necessario far comprendere i termini reali nei quali si misura proprio lo sfruttamento : fenomeno oggi formato in maniera molto più complessa rispetto ai decenni precedenti ma persistente e non svanito nelle nebbie dell'individualismo consumistico. Oggi è andato definitivamente in crisi il tentativo che ha segnato i decenni centrali del XX secolo di attenuare la contraddizione di classe attraverso uno sviluppo delle politiche sociale rivolte all’estensione dei diritti (welfare state) e dello sviluppo del “pieno impiego” attraverso politiche attive del lavoro sostenute dall’intervento statale. Da questa crisi (dovuta a una molteplicità di fattori, compreso quello del rapporto tra scienza, tecnica, politica) è scaturita l'adesione della sinistra al neo-liberismo e alla conseguente indeterminatezza del riconoscimento delle categorie sociali (questione ben diversa dall'interclassismo di vecchio stampo). Adesione della sinistra al neo-liberismo che, nel nostro specifico, ha dato origine anche ai provvedimenti di legge che si sta cercando di cancellare con il voto. Cittadinanza e lavoro si sono separati all'interno di una concezione privatistica dell'identità sociale : così si è aperta la strada alle vellicazioni populiste rivolte verso l'egoismo proprietario. E' arrivato il momento di invertire la tendenza.

martedì 15 aprile 2025

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

DEMOCRAZIA PARLAMENTARE di Franco Astengo Mi permetto di intervenire sul tema del dibattito aperto dal cosiddetto "Decreto Sicurezza" esaminandone l'aspetto della qualità di procedura democratica seguita dal governo nell'occasione su di un tema di così estrema delicatezza. Prendo anche a prestito alcune frasi che l'ex-ministro della Sanità Renato Balduzzi, oggi presidente dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti, ha scritto nella lettera mensile pubblicata dalla stessa Associazione. Balduzzi ha esaminato il quadro complessivo dell'iter legislativo in questione rilevando la forza della polarizzazione del conflitto giuridico e istituzionale la cui versione oggi prevalente appare tornata a tratti quasi primitivi. Di conseguenza proprio la radicalità del conflitto e della relativa polarizzazione consiglierebbe ai giuristi e, in particolare, ai costituzionalisti di ritornare a interrogarsi sulle questioni fondamentali e sulle ragioni che fondano la forma e la sostanza di una comunità politica, della nostra comunità politica. L’occasione per questo tipo di riflessione è appunto rappresentata da parte del governo dall'adozione ( e l’emanazione da parte del Presidente della Repubblica) del decreto-legge n. 48 del 2025, recante «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario». Nel caso emerge una constatazione evidente: siamo di fronte- anche a giudizio del presidente dell'AIC - a una torsione della forma di governo parlamentare in senso maggioritario e della forma di Stato democratica in senso decidente. Questa evidenza dovrebbe da un lato, renderci avvertiti di quali e quante siano le conseguenze che possono derivare da mutamenti, impliciti e a maggior ragione espressi, della forma di governo, dall’altro, indurci a riproporre, con coraggio, la questione, da tempo avanzata in dottrina e della quale non si è sempre percepita l’importanza, se il decreto con “forza” di legge del Governo sia davvero atto “equi-valente” alla legge parlamentare, e ciò pur nella piena consapevolezza che, in un Parlamento inteso come comitato esecutivo del Governo, sia contestualmente mutato anche il senso della legge (sia detto per inciso, una tale questione è stata posta in questi corretti termini dalla sentenza n. 146 del 2024 della Corte costituzionale). Ho lasciato intatta la formulazione usata da Balduzzi per porre un interrogativo fondamentale per l'indirizzo che sta assumendo la trasformazione della democrazia repubblicana. Una formulazione ancorché di lettura abbastanza complessa perché sembra proprio arrivato il momento di avviare un confronto di merito sullo spostamento istituzionale in atto verso una forma di governo diversa da quella parlamentare. Non ci troviamo di fronte soltanto ad un fatto di natura procedurale ma ad un "evento" di piena natura politica. Può discutersi di tutto questo, ma ciò che appare fuori discussione, che è indiscutibile, è che la forza di legge nella Costituzione vigente è la negazione della legge della forza, anche ove questa sia la forza dei numeri. Occorre far notare, inoltre, che l’attuale legge elettorale in vigore in Italia riduce fortemente la capacità rappresentativa delle Camere, per una molteplicità di ragioni: dal premio di maggioranza, alle liste bloccate. Inoltre la riduzione nel numero dei parlamentari ha sottratto sia rappresentanza territoriale sia equilibrio nella rappresentanza politica. A futura memoria si ricordano le cinque principali funzioni parlamentari seguendo la sostanza del dettato costituzionale: 1)La funzione d’indirizzo politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione dell’attualizzazione e dell’opposizione – dai diversi punti di vista – del programma di governo; 2)La funzione legislativa, comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di potestà normativa; 3)La funzione di controllo, definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di attivare una possibile attività sanzionatoria; 4La funzione di garanzia costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese; 5) La funzione di coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi. In conclusione si può affermare che nell'utilizzo specifico dello strumento della decretazione è stata chiamata in causa l’attività del Parlamento come organo dello Stato – ordinamento: cioè la Repubblica e di conseguenza la priorità dell’assolvimento del compito della più elevata capacità rappresentativa della molteplicità di articolazioni politiche, sociali, culturali, esistenti nella realtà nazionale. Ne consegue,come ricorda la "Lettera" dell'AIC una minor forza del provvedimento legislativo: passaggio delicato verso una forma dell'esercizio di governo fondata sulla priorità del "comando" rispetto all'esercizio democratico della sovranità parlamentare.

sabato 12 aprile 2025

SAVONA:5 SI' NEL REFERENDUM DELL'8 GIUGNO, APERTA LA CAMPAGNA ELETTORALE

SAVONA: 5 SI' NEL REFERENDUM DELL' 8 GIUGNO, APERTA LA CAMPAGNA ELETTORALE di Franco Astengo "Il rosso non è il nero" Nel pomeriggio di sabato 12 aprile sala gremita con posti in piedi quella della società di mutuo soccorso "La Generale" di via San Lorenzo per l'apertura della campagna referendaria per i 5 sì nei referendum per il lavoro e la cittadinanza: prova referendaria che si svolgerà nei prossimi 8-9 giugno. Obiettivo del referendum :raggiungere la maggioranza di elettrici ed elettori per farli partecipare al voto allo scopo di abolire punti di una legislazione che su licenziamenti illegittimi, lavoro nelle piccole imprese, contratti a termine, sicurezza e tempi necessari per l'acquisizione della cittadinanza tornino a rispettare l'articolo 1 della Costituzione (L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro) e l'articolo 3 della stessa carta fondamentale (eguaglianza davanti alla legge) e forniscano un nuovo orizzonte democratico in una situazione internazionale, europea, nazionale di grande difficoltà. Gli interventi dei rappresentati di CGIL, PD, AVS, ARCI, ANPI, "Il rosso non è il Nero" sono stati intrecciati da un filo comune: quello dell'esito del referendum come momento di rottura rispetto al tentativo in atto di spostamento della democrazia repubblicana nata dalla Resistenza nella forma della "democrazia illiberale" cara alle tecnocrazie capitalistiche fondate sulla guerra, le disuguaglianze, le privazioni dei diritti fondamentali. Egualmente nel dibattito si è rimarcato il fatto che nel confronto referendario dovranno trovare posto i temi che uniscono la situazione generale con quella locale. Una situazione locale nella quale i dati economici dimostrano come si presenti una situazione di grande difficoltà proprio nelle prospettive di sviluppo del territorio, nella eccessiva parcellizzazione del tessuto delle imprese, nel quale emergono punti drammatici di lavoro povero e precario. I 5 sì nel referendum rappresenteranno una spinta importante per modificare profondamente lo stato di cose in atto elevando la dignità del lavoro e facendo in modo che una acquisizione in tempi più rapidi della cittadinanza italiana consenta quegli inserimenti necessari nella scuola e nel mondo del lavoro a persone che hanno cercato e cercano anche nel nostro Paese una opportunità di crescita personale e di possibilità di fornire a noi tutti un contributo sul terreno della convivenza civile e della solidarietà sociale.

giovedì 10 aprile 2025

DA SAVONA A GENOVA: LE ELEZIONI COMUNALI PER UN LABORATORIO POLITICO LIGURE ?

DA SAVONA A GENOVA: LE ELEZIONI COMUNALI PER UN LABORATORIO POLITICO LIGURE? di Franco Astengo Le prossime elezioni genovesi per l'elezione del Sindaco e il rinnovo del consiglio comunale potrebbero rappresentare una ulteriore tappa per la costruzione di un vero e proprio "laboratorio politico ligure" attraverso il quale contribuire ad una alternativa concreta al governo della destra sul piano nazionale. Una riflessione in questo senso potrebbe partire da due esperienze precedenti: quella dell'elezione comunale di Savona dell'autunno 2021 che registrò l'affermazione di Marco Russo alla guida di una coalizione democratico-progressista e delle elezioni regionali del 2024 quando la candidatura di Andrea Orlando realizzò un risultato comunque importante affermandosi nettamente nella realtà genovese. Nelle due occasioni appena citate la nostra associazione savonese "Il Rosso non è il Nero" aveva fornito un apporto sul piano dell'elaborazione programmatica e anche dell'aggregazione elettorale (nel caso di Savona) e, soprattutto per iniziativa di "Le Radici e le Ali" partecipato (nell'occasione delle elezioni regionali) ad una importante elaborazione comune dei soggetti promotori di cultura politica in tutte le province liguri. Su queste basi e soprattutto riflettendo sull'esperienza di governo in corso a Savona può essere possibile fornire alcune indicazioni relative alla scadenza genovese. Ovviamente queste poche note sono state elaborate senza alcuna pretesa di mostrare una sorta di "modello" da seguire, ma semplicemente come elemento di confronto e di stimolo in una contesa comunque particolarmente difficile sia per il contesto specifico in cui si svolgerà e per il quadro generale drammaticamente segnato da aspre contraddizioni sui temi decisivi della pace e dell'economia nella dimensione sovranazionale. Andando per ordine: 1) il primo elemento che mi pare debba essere ripreso è - appunto - quello del quadro generale. La dimensione della progettualità, in ispecie in una situazione di dimensione così importante sul piano economico come quella di Genova, dovrà necessariamente essere adeguata allo sviluppo di una situazione in atto di grandissima difficoltà. Il ruolo dell'amministrazione comunale alle esigenze di mantenere e far crescere un riferimento di piena partecipazione della Città alle possibilità di internazionalizzazione su diversi terreni (dal porto al turismo) dovrà rimanere centrale. Le elezioni comunali di una grande città come Genova tutto debbono rappresentare meno che un fattore di tipo localistico/autarchico; 2) Un elemento comune che mi permetto di richiamare con l'esperienza savonese riguarda la candidatura a Sindaco. Nel caso di Genova 2025 a Sindaca (come giustamente ho visto scritto nei manifesti di lancio della proposta). Tra Marco Russo e Silvia Salis esistono, dal punto di vista dell'esperienza politica, diversità radicali (anche se, nel caso di Silvia Salis, l'aver percorso al suo livello la politica sportiva denota sicuramente la presenza di capacità personali di rilievo) ma entrambe possono essere accomunate da un punto: l'esperienza di carattere civico messa a disposizione dell'impegno politico. Esperienza civica considerata quale elemento di rottura di uno schema usuale di designazione. Non tanto e non solo quindi di una "novità" ma qualcosa di più importante e profondo nella capacità di proposizione all'intero elettorato e non soltanto verso la "porzione" già riconosciuta di partenza dallo schieramento politico; 3) Un altro fattore che può essere considerato quasi come di "collegamento" tra le due esperienze (e che potrebbe stare alla base dell'idea di "laboratorio politico") è quello della relazione da mantenere con la coalizione e la forma da far assumere alla maggioranza (nel caso di Genova auspicabile; in quella di Savona che si sta ricercando nel corso dell'esperienza di governo): il tema è quello della reciproca "autonomia" tra l'assunzione di ruolo nell'incarico di tipo monocratico e la funzione dei partiti che compongono la coalizione di governo. Un punto di estrema delicatezza perchè la coesione che deve crescere nell'autonomia non deve semplicemente derivare dall'applicazione meccanica del programma ( e dal suo semplice richiamo nel corso della campagna elettorale) ma dalla consapevolezza reciproca dei due soggetti (carica monocratica e coalizione) di lavorare per costruire una articolazione di riferimento sociale sulla quale basare una ipotesi di governo della Città di lunga durata fondata sulla trasformazione dell'assetto cittadino in urbanistica, infrastrutture, trasporti, sanità, servizi sociali. Sarà l'idea della trasformazione ( e la sua relativa concretizzazione) a determinare questa visione "storica" della vita cittadina e a segnarne cammino e identità; 4) L'ultimo punto riguarda appunto l'identità che non può e non potrà che essere affidata al fattore culturale. Da questo punto di vista non si può non rimarcare come Regione Liguria e Comune di Genova nel periodo di governo della destra non abbiano mai registrato nell'organigramma di governo la presenza dell'assessorato alla Cultura (che pure in entrambe le esperienze di Regione e Comune vantava in passato passaggi di grande rilievo anche sul piano delle personalità cui l'incarico era stato via via affidato). La prospettiva culturale di una città non può essere semplicemente identificata come quella dell'Ufficio del Turismo promotore di spettacoli ed eventi buoni per attirare il pubblico. L'esperienza della partecipazione di Savona alla gara per la nomina a capitale italiana della Cultura del 2027 (tralasciando gli aspetti geopolitici che hanno determinato un diverso risultato) ci ha indicato proprio questo fattore che potrebbe essere indicato quale elemento di collegamento nella prospettiva futura della due città: la cultura intesa quale elemento di una identità che andrà rinnovata passo dopo passo anche nei suoi contenitori materiali ma soprattutto seguendo l'evoluzione di una tecnologia culturale che investe tutti i campi (la ricerca come lo spettacolo). Da questo punto di vista non si può non rimarcare l'esigenza di una forte valorizzazione del ruolo dell'Università quale sede di un continuo richiamo e rinnovamento dell'identità culturale, specialmente in una situazione complessa come quella genovese.

A SAVONA RICORDATO IL SACRIFICIO DI ENNIO CARANDO

A SAVONA RICORDATO IL SACRIFICIO DI ENNIO CARANDO di Franco Astengo La conclusione tragica del viaggio nell'antifascismo italiano di Ennio Carando, "educatore" (come lo definì Ludovico Geymonat) è stata ricordata a Savona nel cui Liceo Carando insegnò nella seconda metà degli anni'30 lasciando, pur nel breve periodo di permanenza, una traccia profondissima in allievi e insegnanti. Torturato e fucilato dai nazisti nel febbraio 1945 assieme al fratello Ettore e all'operaio Lanfranco Carando (insignito nel dopoguerra della medaglia d'oro al V.M) era salito in montagna nonostante il parere negativo espresso soprattutto da Giuseppe Noberasco suo ex-discepolo comandante partigiano e futuro deputato comunista che lo aveva esortato a rimanere al suo posto a scuola, dove sarebbe stato utile per indirizzare il pensiero delle giovani generazioni. In quel momento Carando insegnava al Liceo "Costa" di La Spezia. Non tenendo in conto le indicazioni del suo discepolo Carando invece aveva risposto al "dovere della coscienza"; quella "coscienza pura" invocata dal suo grande maestro Pietro Martinetti in un congresso della società di filosofia italiana svolto nel 1926 immediatamente dopo la promulgazione delle "leggi fascistissime". L'intreccio tra "coscienza pura" e "coscienza di classe" con l'adesione di Carando al Partito Comunista ha rappresentato il "fil rouge" della serata di ricordo. Un ricordo voluto fortemente dal presidente dell'associazione musicale Rossini Sergio Tortarolo che ha organizzato la serata in collaborazione con le associazioni partigiane e resistenziali, la fondazione Centofiori, l'associazione degli ex-alunni del Liceo Chiabrera e altri soggetti. Un ricordo che ha idealmente inaugurato a Savona le celebrazioni per l'80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Alcuni brillanti interventi hanno seguito questa traccia del "dovere della coscienza", a partire dall'introduzione svolta da Pino Raimondo seguito dall'ex-preside dello stesso liceo Chiabrera, Franca Ferrando che nel suo intervento si è misurata soprattutto con la realtà degli allievi di Carando alcuni dei quali destinati a prestigiose carriere nella politica, nell'insegnamento, nella cultura mentre Jacopo Marchisio ha sottolineato il "metodo socratico" usato da Carando (con venature pitagoriche di docenza peripatetica. n.d.r.) che privilegiava la lettura diretta dei testi e l'interlocuzione verbale nella trasmissione della conoscenza. Nella sua introduzione Raimondo si è soffermato sulla figura di Piero Martinetti, il maestro di Carando, uno dei rari intellettuali italiani critico della intervento nella prima guerra mondiale, promotore a Milano della Società di studi scientifici e religiosi e direttore - a partire del 1927, della "Rivista di Filosofia" cui lo stesso Carando collaborava assieme ad altri nomi prestigiosi di una scuola filosofica posta da Martinetti sulla linea del razionalismo trascendente che si avvicinava ad Africano Spir sull'opera del quale lo stesso Martinetti aveva lavorato a lungo. "Rivista di Filosofia" aperta comunque ai più diversi contributi anche sotto l'aspetto della prospettiva politica. Il ricordo di Carando svolto nella sede savonese del convegno che stiamo riassumendo troppo sbrigativamente ha quindi avuto il merito, grazie all'impegno dei relatori, di non rimanere rinchiuso semplicemente nell'epica resistenziale (pur doverosamente annotata) e nella dimensione di partito (cui Carando era comunque legato in dimensione militante, al punto da presiedere il CLN di La Spezia) ma di sviluppare un discorso di approfondimento di espressioni di pensiero critico che avevano fornito un impulso sia alla riflessione filosofica di quella fase (dominata dall'attualismo di Croce e Gentile) sia ad un tipo di metodologia pedagogica ancor oggi di grande attualità.

lunedì 7 aprile 2025

SAVONA LABORATORIO POLITICO: TRA "AUDIENCE" E "PERFORMANCE"

SAVONA LABORATORIO POLITICO: TRA "AUDIENCE" E "PERFORMANCE" di Franco Astengo Le elezioni amministrative svoltesi a Savona nell'ottobre 2021 diedero un risultato che pose la Città in una dimensione di tale interesse politico a livello nazionale da far parlare (anche a sproposito) di "modello Savona": infatti era risultato eletto un sindaco, Marco Russo, capace di presentare e far vincere un progetto elaborato da soggetti intellettuali e di rappresentanza sociale che si erano aggregati in autonomia dalle forze politiche, ricevendone il consenso in una seconda battuta (quasi per accettazione). In quel frangente era emersa la forza di candidato sindaco e progetto assieme di realizzare il massimo di unità delle forze progressiste, democratiche costituzionali, sconfiggendo nettamente la destra arrivata alla competizione come maggioranza uscente (senza ricandidare il sindaco in carica). Da quelle elezioni è scaturita una amministrazione che fin qui ha avuto al centro della sua attività la prospettiva di un mutamento di fondo nell'assetto cittadino non tanto e non solo sotto l'aspetto urbanistico (ponendo prioritario il tema del recupero dei contenitori storici) ma di un cambiamento nell'identità stessa della Città . Identità perduta e non ritrovata nella fase post-industriale e dello scambio con la speculazione edilizia e lo spostamento d'asse di riferimento del porto, non soltanto dal punto di vista dei riferimenti commerciali e di traffico ma anche dal punto di vista della dislocazione geografica : un cambiamento quello della nuova amministrazione che puntava anche alle stesse consolidate modalità di vita cittadina nelle esigenze quotidiane. Avviati alcuni cantieri e presi primi provvedimenti (molto discussi) di pedonalizzazione del centro cittadino l'attenzione dell'attività amministrativa si è progressivamente spostata su di un obiettivo molto ambizioso: la corsa alla nomina di capitale italiana della cultura per il 2027. Una nomina che avrebbe potuto intendersi quale fattore importante almeno sotto due aspetti: fornire un orizzonte concreto alle operazioni urbanistiche in corso con il recupero dei contenitori storici, presentare un elemento di nuova fisionomia consentendo di superare - appunto - la fase post-industriale segnata dall'incertezza. Sull'obiettivo della nomina a capitale italiana della cultura l'amministrazione ha impegnato, per oltre un anno, risorse imponenti di capitale sociale organizzando incontri, manifestazioni, consultazioni con ampio coinvolgimento delle risorse disponibili sul piano intellettuale e delle relazioni proprie e altrui (disponibili) all'interno e all'esterno della città. Contemporaneamente è bene non dimenticare che si è svolto un confronto sociale molto ampio di opposizione al trasferimento di una nave-rigassificatrice da Piombino alla rada di Savona - Vado: una operazione svolta dal centro-destra regionale in chiave puramente clientelare dalla cui competenza addirittura il comune di Savona era stato inizialmente escluso. Elaborazione del progetto di capitale della cultura e opposizione verso l'installazione della nave-rigassificatore hanno proceduto per un certo periodo in parallelo consentendo all'amministrazione di svolgere una efficace funzione di "intelligenza collettiva" e di acquisire livelli elevati di "audience" positiva. Abbiamo usato il termine "audience" perché la connessione istituzione/partecipazione diretta non poteva in ogni caso arrivare a determinare il risultato complessivo di entrambe le operazioni: infatti la nomina a capitale della cultura è toccata ad un'altra città e la questione del "rigassificatore" è ancora adesso probabilmente "sub judice". "Audience" definizione da utilizzare anche per il motivo che in entrambi i casi (città della cultura, rigassificatore) è risultata molto ridotta la forza di intermediazione esercitata dalle forze politiche: segnale molto importante della difficoltà da parte dei soggetti politico-partitici a crescere sotto l'aspetto della soggettività operativa e della possibilità di svolgere una funzione di effettivo radicamento sociale. Un radicamento sociale che si dovrebbe realizzare non semplicemente cercando di cavalcare "l'onda dei fatti" ma svolgendo essenziali funzioni di indirizzo e di pedagogia politica. Questo elemento definibile come di deficit di intermediazione politica sta emergendo anche nella seconda fase di attività dell'amministrazione avviata proprio in queste settimane e caratterizzata da una situazione molto diversa dalla precedente: ci si trova difatti a un vero e proprio tentativo di mutamento nel consolidato della vita cittadina. Oggetto del contendere il passaggio alla raccolta differenziata dei rifiuti, sulla quale si è avviata un fenomeno di vera e propria mobilitazione che non affrontato adeguatamente rischia di coagulare tensioni ed umori in dimensione rovesciata rispetto alla fase "capitale della cultura/no rigassificatore". In questa sede non si dispongono delle risorse intellettuali e di conoscenza per misurare luci e ombre del progetto fin qui presentato dall'azienda incaricata: salvo registrare la difficoltà emergente di praticare una educazione permanente e diffusa verso i temi ambientali. Una difficoltà che è caratteristica complessiva a dimensione nazionale (e sovranazionale). Assenza di cultura scientifica e civica che pesa su tutto il complesso di questo comparto che, in ogni caso, risulta assolutamente decisivo per imporre una svolta nei temi dello sviluppo e della convivenza genere umano/natura. Nel limitarci ad una- sia pure schematica - analisi di sociologia politica si può dire che (analogamente ma in misura maggiore rispetto alla problematica della pedonalizzazione) il tema della raccolta differenziata dei rifiuti stia facendo transitare una parte dell'opinione pubblica cittadina da una posizione di "audience" a una posizione di "performance" grazie ad un attivismo (nelle occasioni assembleari, con raccolte di firme) teso - prima di tutto -ad aggregare il dissenso. Una situazione molto diversa tra la produzione di progettualità dal basso (audience: capitale della cultura) e tentativo di incidere sulla realtà amministrativa (performance: no alla raccolta differenziata o almeno alle modalità scelte per attuarla). Si può schematizzare: abbiamo avuto una fase di "audience" rivolta al positivo, adesso il rischio è che la fase di "performance" si misuri con il negativo. Ritorna qui il tema del ritardo culturale nella prospettiva di radicamento dell'intermediazione politica, che probabilmente rappresenta il punto di maggior riflessione necessario da portare avanti nel completare il disegno del "laboratorio Savona" come presentato in quelle elezioni del 2021 già ricordate all'inizio. Infine: un passaggio importante sarà rappresentato dalle prossime elezioni dei comitati di quartiere, vera novità dopo l'abolizione delle circoscrizioni avvenuta nel 2013. E' stata scelta la via partecipativa (anche grazie al lavoro dei dipartimenti di scienza politica dell'Università di Genova e di Siena) piuttosto che di quella rappresentativa: si tratterà di una prova del fuoco soprattutto per le forze politiche che saranno chiamate ad un impegno di natura ben diversa dalla semplice costruzione di posizioni istituzionali. L' esito delle elezioni dei comitati di quartiere potrà consentirci di valutare quanti passi in avanti sono stati compiuti attorno al nodo "partecipazione/rappresentanza" e i soggetti politici dovranno fornire una risposta in questo senso. Non può essere sprecata l'opportunità di aprire una prospettiva questa volta sì di "performance" ma rivolta verso il "positivo".

domenica 6 aprile 2025

MANIFESTAZIONE 5 APRILE 2025

La manifestazione di ieri, 5 aprile, convocata dal M5S per esprimere la contrarietà al piano di riarmo europeo come concepito dal progetto Von Der Layen e affermare la necessità della pace dall'Europa al Medio Oriente e in tutto il mondo ha dimostrato la straordinaria opportunità che il movimento pacifista sta offrendo sul terreno dell'unità delle forze di sinistra, progressiste, costituzionali. Punto di partenza per una alternativa non semplicemente elettorale ma proiettata verso quell'idea di società diversa che è necessario mettere in campo in una dimensione unitariamente sovranazionale. A questo punto è necessaria una capacità di visione politica che non sempre la dirigenza della sinistra italiana è in grado di esprimere. La pace come riferimento di un salto di qualità nel pensiero e nell'azione politica. Franco Astengo

venerdì 4 aprile 2025

E' MANCATO TINO PESCE

E' MANCATO TINO PESCE E' con profondo dolore che mi permetto di annunciare la scomparsa di Tino Pesce a compagne e compagni della nostra comunità politico. Tino Pesce nato nel 1939 ad Albisola Superiore da famiglia proletaria come si diceva un tempo si era diplomato geometra aprendo una propria attività nel campo dell'edilizia che ha portato avanti per molti anni. Impegnato da subito nel PCI aveva ricoperto l'incarico di segretario provinciale della Federazione Giovanile nel cuore degli anni'60: era stato poi eletto consigliere comunale del suo paese e aveva fatto parte del gruppo dirigente della federazione savonese fino al 1969-70 quando fu radiato dal partito avendo aderito al gruppo del "Manifesto" assieme a Stelio Rescio, Mario Zanella, Fulvio De Lucis. Tino Pesce era stato attivo anche in quella fucina dell'intellettualità democratica savonese rappresentata dal "Circolo Calamandrei". Con il "Manifesto" Tino aveva trascorso gli anni migliori della sua vivace attività politica fornendo un contributo sia sul piano della riflessione di carattere generale sia rispetto a una concretezza operativa che è sempre stata caratteristica del suo agire politico. Dopo aver aderito al Pdup per il Comunismo Tino era stato candidato alle elezioni politiche del 20 giugno 1976 con la lista di Democrazia Proletaria che, in quel momento, rappresentava il cartello unitario dei gruppi di sinistra. A Democrazia Proletaria aveva poi aderito quando questa sigla da cartello elettorale si era trasformata in partito politico. In quel periodo Tino si era particolarmente impegnato nella ricerca sui temi ambientali, con particolare riferimento al dramma dell'ACNA di Cengio che aveva rappresentato un punto di riferimento del suo impegno politico - culturale collaborando per lungo al periodico "Valle Bormida Pulita". L'impegno ambientalista lo aveva portato quasi naturalmente all'adesione verso le nascenti Liste Verdi che hanno rappresentato la tappa poù recente del suo impegno politico diretto. In seguito Tino ha sviluppato una forte iniziativa sul piano culturale attraverso l'associazione "Asso di Cuori" molto attiva in particolare sul territorio albisolese. Ne ricordiamo qui la coerenza e la tenacia politica: doti rare di questi tempi ma che lo avevano portato ad esercitare una naturale empatia in diversi settori della sinistra savonese. Definire Tino, come sarebbe facile, un "pezzo di storia" sarebbe riduttivo rispetto al suo impegno militante mai venuto meno nel corso degli anni. Franco Astengo

giovedì 3 aprile 2025

RIARMO, TRANSIZIONE ECOLOGICA, TRANSIZIONE DIGITALE

RIARMO, TRANSIZIONE ECOLOGICA, TRANSIZIONE DIGITALE di Franco Astengo Dove ci porterà il combinato disposto tra guerra dei dazi e riarmo in quella che nella situazione internazionale appare la frontiera bellicista più prossima? Quanto la prospettiva di guerra commerciale e di guerra "guerreggiata" inciderà sullo sviluppo delle due grandi transizioni che risulterebbe necessario compiere per approdare ad una idea di equilibrio nella crescita e nello sviluppo: la transizione ecologica e quella digitale? Questo interrogativo vale di più in particolare nel momento in cui enormi risorse e fattori fondamentali di know-how (penso all'utilizzo di IA, al ritorno al nucleare ecc,ecc) saranno destinati all'armamento. Domande difficili e risposte ancor più problematiche mentre continuano a cadere le bombe su tanti scenari a livello mondiale: un cader delle bombe che non si arresta neppure di fronte a enormi tragedie naturali quale quella accaduta in Birmania (Myanmar). All'interno di questo quadro complessivo la posizione dell'Italia appare difficile anche rispetto agli altri paesi UE (Francia, Germania, Spagna) soprattutto sotto l'aspetto del posizionamento tecnologico. Ci riferiamo alla tecnologia necessaria per fronteggiare lo stato di cose in atto. Secondo i dati dell'Epo (European Patent Office), cioè l'ufficio brevetti europeo, nei principali settori di brevettazione tecnologica ( informatica, macchinari elettrici, comunicazione digitale,prodotti farmaceutici, chimica fine organica, ecc) il posizionamento dell'Italia appare nettamente inferiore al livello medio europeo anche considerando i dati al netto di trasporti e macchinari dove comunque non eccelle. I settori - chiave della transizione ecologica e di quella digitale appaiono completamente trascurati sotto l'aspetto dei tassi di crescita in termini di valore aggiunto (comprensivi di salari, profitti e livelli di conoscenza incorporati). Nel settore della produzione di macchinari industriali l'Italia è presente con pochi grandi player che esprimono un impatto limitato sull'industria nazionale. A conferma di questa tendenza l'EPO conferma come la Germania detenga il 60% dei brevetti europei, la Francia il 6,9%, l'Olanda il 5,6% e l'Italia il 5,3%: questi dati indicano con chiarezza dove si rivolge il ReArm inteso quale fattore di promozione della riconversione industriale anche rispetto alla conclamata "guerra dei dazi" . Una promozione di riconversione industriale non soltanto semplicemente rivolta alle vicende belliche in corso o futuribili sul terreno del Vecchio Continente. L'Italia sta vivendo da molti anni un fenomeno di de-specializzazione che influisce negativamente sulla dinamica economica e presenta conseguenze dirette sul posizionamento internazionale e sulle condizioni economiche interne (stagnazione salariale, povertà). Così sarà difficile se non impossibile affrontare il futuro e contribuire, eventualmente, a una risposta adeguata alla situazione in corso da parte di un' Italia in declino e orientata quasi esclusivamente verso la tecnologia militare (che include l'idea del ritorno al nucleare). Servirebbe una proposta di radicale trasformazione della struttura economica derivante dal lanciare una vera e propria sfida sistemica da elaborare portando al centro l'antica domanda sul cosa produrre e sul senso della crescita : soltanto così potrebbe scaturire una risposta europea unitaria. Risposta europea per la quale però sembrano proprio mancare le condizioni politiche e anche istituzionali. La sinistra avrebbe il dovere di muoversi sul terreno che si è cercato fin qui di indicare promuovendo un'elaborazione di dimensione sovranazionale: per adesso però sembrano prevalere incertezza e confusione.

martedì 1 aprile 2025

APRILE 2025: OTTANTESIMO DELLA LIBERAZIONE, DEMOCRAZIA, REFERENDUM

APRILE 2025: OTTANTESIMO DALLA LIBERAZIONE, DEMOCRAZIA, REFERENDUM Associazione "Il rosso non è il nero" Savona In questo mese di aprile 2025 si apre la campagna referendaria posta in coincidenza con le celebrazioni dell'ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo. L'anniversario del 25 aprile capita in un momento oscuro dove la realtà della guerra minaccia di deflagrare nella dimensione di un conflitto globale, la democrazia appare a rischio in molte parti del mondo mentre si allargano le disuguaglianze e si accentuano vessazioni e ingiustizie,. Lo stesso rapporto tra scienza, tecnica e politica non sembra più muoversi nel senso della liberazione dell'umanità ma piuttosto evocando pericoli oscuri di espropriazione delle coscienze. Limitiamo il nostro raggio di riferimento all'Europa e all'Italia: tante cose, in questi giorni, sono state dette e scritte a proposito e a sproposito della realtà storica che rimane comunque il solo parametro utile per stabilire criteri effettivi di verità e di giustizia. E' necessario ricordare che per l'Europa la liberazione dal nazifascismo (che avvenne in tempi diversi e con esiti diversi senza dimenticare che gli eserciti di tutto il mondo marciavano sul suolo del continente) rappresentò comunque un momento fondamentale di svolta della storia della quale non vanno assunti i retaggi in maniera unilaterale: occorre continuare a studiarne le sfaccettature e le contraddizioni se si intende cercare di capire cosa accadde allora e interrogarsi su quanto ciò che si verificò ottant'anni fa pesi ancora sulla complessa realtà dell'oggi. Per l'Italia la valutazione di ciò che accadde deve mantenersi chiara: dalla Liberazione, dalla lotta al nazifascismo, dalla capacità dei partigiani di liberare in autonomie le grandi città industriali del Nord, nasce la Costituzione e -di conseguenza - la democrazia con tutte le sue difficoltà passate e presenti . Una democrazia repubblicana da intendersi sempre come bene prezioso non semplicemente da conservare ma da arricchire giorno per giorno con il pensiero e l'azione della parte migliore del nostro popolo. Alla qualità della democrazia repubblicana va agganciato il momento politico: un momento politico così difficile contrassegnato da un governo della destra che intende rovesciare i criteri di fondo del nostro agire democratico muovendosi nel solco di quelle che paradossalmente sono definite "democrazie illiberali" oggi ben presenti in tutti gli scacchieri geo politici, ad Est come ad Ovest. Il tema dei referendum sui temi del lavoro e della cittadinanza che si svolgeranno l'8-9 giugno prossimi non risultano alieni rispetto a questa necessità di esaltare la democrazia repubblicana: anzi vanno considerati parte integrante di un disegno che è necessario porre all'ordine del giorno allo scopo di invertire una tendenza retrograda e oscurantista che sembra prevalere nel nostro dibattito politico avanzando addirittura pretese di egemonia. Non si tratta semplicemente di contrastare il disegno della destra ma di esprimere la capacità di un progetto alternativo di dimensione sistemica riferito sia all'interno delle dinamiche nazionali sia a un quadro sovranazionale. Appaiono indispensabili riferimenti unitari tra le forze che intendono richiamarsi alla democrazia pluralista e al progresso dell'uguaglianza e della solidarietà. L'avvio di questo mese di aprile così intenso nelle scadenze riguardanti l'oggi e il passato ci richiama ad un impegno straordinario su diversi fronti: appuntamenti da non mancare pena il compimento di quell'arretramento storico di cui già stiamo individuando i segni pesanti e pericolosi.