giovedì 31 gennaio 2019

LE IMPRESE LIGURI NEL 2018


LE IMPRESE LIGURI NEL 2018  : SAVONA SI CONFERMA IN NEGATIVO, LE CHIUSURE SUPERANO LE APERTURE  con commento di Franco Astengo

Unioncamere presenta i dati riguardanti l’andamento delle imprese liguri nel 2018.
Nonostante una flessione delle iscrizioni, il saldo resta ancora positivo. La Spezia e Imperia registrano il trend migliore.
Savona si conferma come la sola provincia in flessione dal punto di vista dell’attivo/passivo nella creazione e nella dismissione di imprese.
Appare ripetitivo e probabilmente inutile rammentare come la situazione savonese: si sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno il persistere di una bassa qualità della maggioranza delle imprese presenti nel tessuto economico almeno dal punto di vista produttivo e di figure portatrici di innovazione, Savona  esaurita la fase del flop della dichiarazione di area di crisi complessa e persistendo le difficoltà di Piaggio e Bombardier avrebbe necessità di L’elaborazione di un piano straordinario per il lavoro incentrato sull’idea della reindustrializzazione delle aree nevralgiche della nostra provincia.
Questi i dati di Unioncamere:
Il 2018 si chiude ancora in attivo per le imprese liguri: le iscrizioni di nuove attività economiche, pur se in contrazione del 2,9%, superano le chiusure di imprese esistenti, anch’esse in flessione del 2,1%, determinando un saldo positivo di 92 imprese.
 Le Camere di Commercio liguri hanno ricevuto 8.866 domande di iscrizione d’impresa (268 in meno rispetto al 2017) a fronte di 8.774 richieste di cancellazione (191 in meno). Queste due dinamiche hanno prodotto un tasso di natalità e mortalità pari al 5,4% e un tasso di crescita dello 0,3% (era 0,2% nel 2017), in linea con quello nazionale (0,5%). 
E’ doveroso specificare che il bilancio imprenditoriale, in termini assoluti, risulta attivo solo per 14 delle 20 regioni italiane e che, in termini relativi, migliorano la propria performance rispetto al 2017 soltanto Liguria, Trentino, Abruzzo e Molise. Certamente questo dato ci conforta ma solo in parte, in quanto tutto il sistema Paese risulta indebolito e bisognoso di sostegno per affrontare e superare questo periodo particolarmente incerto e riattivare la crescita occupazionale.
Lo stock delle imprese è leggermente aumentato (+135 unità), attestandosi  a fine dicembre a 163.084 unità, mentre le imprese attive risultano in calo di 136 unità scendendo a 136.553. 
A livello provinciale è La Spezia a “crescere” di più (tasso di sviluppo pari all’1,13%), con 1.332 iscrizioni a fronte di 1.120 cessazioni e con un saldo positivo pari a 212 imprese; segue Imperia con 1.457 aperture e 1.348 chiusure (saldo pari a +109 imprese e tasso di crescita allo 0,43%). Genova con 4.376 iscrizioni e 4.406 cessazioni chiude il 2018 con una perdita di 30 imprese ma un tasso di sviluppo ancora positivo (+0,15%) e infine Savona registra  1.701 aperture e 1.900 chiusure, con un saldo negativo pari a 199 unità e un tasso di crescita del -0,19%.


DICIANNOVISMO E AUTOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE


DICIANNOVISMO E AUTOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE di Franco Astengo
In un paese socialmente lacerato, privo di credibili riferimenti politici , dove oltre il 60% desidererebbe l’uomo forte “che mette le cose a posto” ricorrono i 100 anni dalla fondazione dei Fasci di Combattimento e c’è chi, nell’occasione, richiama il “diciannovismo”.
Sulle colonne del “Manifesto” (30 gennaio) il sociologo De Masi, un pentito tra i molti che hanno tirato – in certi casi per pura vanagloria – la volata al M5S, si sofferma sul tema del ritorno al fascismo e dichiara:
“..Umberto Eco elenca 14 elementi per riconoscere la propensione all’autoritarismo, all’Ur- fascismo, al fascismo eterno”. Salvini li ha tutti. E così gli elementi che Adorno individua nella personalità autoritaria. E quelli di Talcott Parsons..”
“..Il decreto sicurezza vieta gli assembramenti e punisce i mendicanti: altri fascismi lo hanno fatto dopo la presa del potere. Qui prima”.
Tornando al centenario dei fasci di combattimento e al “diciannovismo” è interessante, proprio nella situazione di oggi, rievocare un passaggio assolutamente fondamentale per comprendere come si arrivò,da quel momento di fondazione nel giro di tre anni all’avvento del fascismo(la fondazione dei Fasci avvenne mentre era già in atto il biennio rosso e in Germania erano stati appena stroncati i moti spartachisti).
Decisivo  dunque sotto quest’aspetto fu il passaggio dall’interventismo al fascismo.
Un passaggio che avvenne lungo tre direttrici:
1)    La critica al sistema giolittiano che si trasformò in critica alla democrazia rappresentativa tout court;
2)    Alla democrazia come mediazione venne contrapposto il ruolo rivoluzionario della violenza;
3)    La contrapposizione di classe sul piano interno di radicali di sinistra confluì nella contrapposizione indiscriminatamente frontale portata avanti dai radicali di destra sul piano europeo.
Antidemocrazia più nazionalismo e imperialismo di ritorno furono le convergenti premesse culturali di un processo politico ed anche partitico che determinò l’esito di quella fase.
In precedenza alla guerra mondiale l’alternativa nazionalista era priva di veri e propri canali di partito che la portassero avanti:le giuste intuizioni del fatto che si era entrati nell’età delle masse e che si potevano conquistare le masse anche da destra non erano sorrette, in quel momento, da un’adeguata strumentazione organizzativa in termini di partito.
Infatti grande industria, Chiesa,, esercito servono a inquadrare le masse in uno stato autoritario, dopo l’eventuale conquista del potere da parte di una forza politica omogenea.
Il fascismo rappresentò appunto il “partito nazionale” capace di inquadrare le masse, dopo averne distrutto i partiti tradizionali con la violenza delle squadre.
Nacque così il “diciannovismo”.
Allo scopo di rammentare al meglio quel tragico passaggio storico e, nello stesso tempo, lanciare un segnale d’allarme per l’oggi, si è pensato di ripubblicare di seguito la prima parte del  celebre articolo scritto da Piero Gobetti sul “Fascismo autobiografia della Nazionale” e comparso sulla rivista “Rivoluzione Liberale” del 23 novembre 1922, meno di un mese dopo la Marcia su Roma.
Per non dimenticare e per riflettere.

 Tratto da “IL FASCISMO COME AUTOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE” di Piero Gobetti
Il fascismo vuole guarire gli Italiani dalla lotta politica, giungere a un punto in cui, fatto l'appello nominale, tutti i cittadini abbiano dichiarato di credere nella patria, come se col professare delle convinzioni si esaurisse tutta la praxis sociale. Insegnare a costoro la superiorità dell'anarchia sulle dottrine democratiche sarebbe un troppo lungo discorso, e poi, per certi elogi, nessun migliore panegirista della pratica.
 L'attualismo, il garibaldinismo, il fascismo sono espedienti attraverso cui l'inguaribile fiducia ottimistica dell'infanzia ama contemplare il mondo semplificato secondo le proprie misure.
La nostra polemica contro gli italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere; né da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti.
 Il nostro antifascismo prima che un'ideologia, è un istinto.
Se il nuovo si può riportare utilmente a schemi e ad approssimazioni antichi, il nostro vorrebbe essere un pessimismo sul serio, un pessimismo da Vecchio Testamento senza palingenesi, non il pessimismo letterario dei cristiani delusione di ottimisti.
La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio.
 Bisogna diffidare delle conversioni, e credere più alla storia che al progresso, concepire il nostro lavoro come un esercizio spirituale, che ha la sua necessità in sé, non nel suo divulgarsi.
 C'è un valore incrollabile al mondo: l'intransigenza e noi ne saremmo, per un certo senso, in questo momento, i disperati sacerdoti.
Temiamo che pochi siano così coraggiosamente radicali da sospettare che con queste metafisiche ci si possa incontrare nel problema politico.
 Ma la nostra ingenuità è più esperta di talune corruzioni e in certe teorie autobiografiche ha già sottinteso un insolente realismo obbiettivo.
Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell'imprevisto che seguiteremo a indicare come provinciale per non ricorrere a più allarmanti definizioni.
 Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo "nipote" di Machiavelli non sapremmo capacitarci, se venisse l'ora dei conti.
Il fascismo in Italia è un'indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell'entusiasmo.
 Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d'ordinaria amministrazione.
 Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l'autobiografia della nazione.


martedì 29 gennaio 2019

LA QUESTIONE DEL POTERE


LA QUESTIONE DEL POTERE di Franco Astengo
Questa la notizia delle ultime ore:
Da Repubblica“Diciotti, Salvini ci ripensa: "No al mio processo". M5s si divide, Di Maio convoca i senatori della Giunta La retromarcia del ministro imbarazza gli alleati di governo. Carelli: "Ora le condizioni sono cambiate". Il ministro Toninelli: "Decisione collettiva, processino anche me". Ma la frattura interna costringe il vicepremier cinquestelle a riunire il gruppo in vista del voto in giunta per le autorizzazioni. Fdi e Fi voteranno no”
Dall’ Huffington Post: M5S: "PROCESSATECI TUTTI", FIORAMONTI: "NON ESCLUDO COLPI DI SCENA" "Credo che Conte e Di Maio debbano essere parte del processo perché sono scelte collegiali di tutto il governo". Le dichiarazioni del sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano sono in linea con quelle del Movimento. Da Toninelli che aveva parlato di decisioni condivise, e quindi "se processano Salvini devono processare tutto il governo".
La vicenda riguardante l’incriminazione del ministro Salvini per la questione legate alle traversie della nave “Diciotti” si presenta di grande complessità sul piano politica mentre si prospetta per il M5S un passaggio probabilmente decisivo.
Un punto di premessa iniziale deve però essere espresso: ancora una volta, come accade con grande frequenza, il mondo politico italiano si trova alle prese con un’operazione di supplenza da parte della Magistratura: questa volta la discussione riguarda strettamente l’operato del governo.
Nel suo insieme, sia quando si trattò di assumere la decisione riguardante la nave “Diciotti”, sia adesso che la scelta riguarderà la linea da tenere rispetto all’eventualità di processare Salvini si tratta di stabilire se, all’interno dell’Esecutivo, prevarranno le ragioni del potere o quelle della legalità.
Il tema di fondo di tutta la questione infatti riguarda il potere, la sua concezione, la volontà di tradurre la gestione del potere in un fatto privato di puro mantenimento della propria condizione dominante, in disprezzo delle leggi e della ragione.
L’attuale governo si regge sul voto di 16.430.753 elettrici ed elettori su 32.841.025

che hanno espresso voti validi lo scorso 4 marzo 2018. La percentuale della maggioranza nel Paese era dunque del 50,03% dei voti validi e del 35,33% su 46.505.350 iscritte e iscritti nelle liste elettorali sul territorio nazionale.
Suddividendo questi dati all’ingrosso all’interno delle componenti della maggioranza si può affermare che l’azionista di maggioranza 5 stelle ha raccolto 10.700.00 voti in nome di due interessi prevalenti: la promessa del reddito di cittadinanza e la parola d’ordine dell’antipolitica, della lotta alla casta, dell’uno vale uno oltre al rifiuto delle cosiddette “grandi opere”.
La Lega ha raccolto 5.600.000 voti oltrepassando la dotazione dello storico bacino del Nord essenzialmente proclamando la lotta senza quartiere ai migranti, oltre ad altre questioni non secondarie come quella della libertà di far fuoco nella logica del Far West.
Nel frattempo, saliti al governo assieme, la parte più dura è toccata proprio al M5S: da un lato i sondaggi evidenziano un rovesciamento di posizioni a vantaggio della Lega; dall’altra la rinuncia ad alcuni capisaldi del proprio programma con il ridimensionamento delle risorse a disposizione per il reddito di cittadinanza (provvedimento elaborato progettando un complicato meccanismo burocratico d’accesso) e l’accettazione, sulla spinta dell’alleato, dell’effettuazione di alcune opere che in partenza erano state rifiutate oltre all’espressione di assoluta incertezza, al riguardo, di quella che può essere considerata l’opera – simbolo dell’opposizione: la TAV sulla linea Torino – Lione hanno complicato i rapporti tra i vertici del movimento e la base elettorale.
Intanto entrambi i firmatari del “contratto di governo” hanno molto sfumato, per evidente mero opportunismo, la linea anti – Euro e anti – UE che li aveva accomunati in campagna elettorale.
Adesso la storia che, per semplificazione, può ben essere definita come “processo Salvini”, si presenta come di estrema delicatezza e il suo esito potrà ben essere considerato come paradigmatico della concezione del potere che il M5S esprimerà dopo il corrompimento oggettivo subito nell’assunzione delle responsabilità di governo.
Si può ben parlare di “corrompimento oggettivo” considerate le posizioni di partenza che il movimento ha tenuto nel riguardo delle istituzioni fin dai suoi esordi e nel suo tumultuoso progredire di consenso : comportamento ben avvalorato dai resoconti stenografici di Camera e Senato nella precedente legislatura.
In sostanza: se passa la linea della corresponsabilità di tutto il governo sarà difficile distinguere questa posizione da quella tenuta dalla DC nel caso di Antelope Cobbler (scandalo Lockheed) spiegata nel famoso discorso di Aldo Moro tenuto alla Camera nel 1977.
Se, invece, il M5S voterà contro il passaggio processuale di Salvini andrà in discussione definitivamente la concezione del potere espressa dal Movimento significando il definitivo e senza ritorno passaggio all’interno della tanto deprecata “casta” (termine orribile che si usa in questa sede soltanto in chiave meramente giornalistica, senza affidargli alcuna valenza di identificazione sul piano politico).
Intanto, sempre riferendoci ai sondaggi, sembra proprio che il tema della “damnatio” verso i migranti non solo rappresenti uno dei punti – cardine sui quali si sta sviluppando la battaglia politica in Italia ma anche tema di forte aggregazione di consenso.
Insomma:per il Movimento 5 stelle pare si sta palesando il passaggio più stretto dalla nascita del soggetto politico, stretto tra una presunta “etica della responsabilità” e un’altrettanto presunta “etica dei principi”.
In realtà potrebbe denudarsi il Re di un pauroso abbassamento di livello nella qualità etica dell’agire politico nel sistema italiano: un mix di opportunismo e di demagogia che grazie a una crisi complessiva a livello sistemico ha determinato questo tracollo.
Una crisi sistemica, è bene ricordarlo, alimentata da scelte profondamente sbagliate anche sul piano istituzionale (funzione della governabilità, personalizzazione, subalternità ai processi liberisti, attacco alla Costituzione) con le quali centrodestra e centrosinistra hanno aperto la strada a questo disastro.



UNA PROPOSTA PER LA SINISTRA D'OPPOSIZIONE E D'ALTERNATIVA


UNA PROPOSTA PER LA SINISTRA D’OPPOSIZIONE E DI ALTERNATIVA di Franco Astengo
Momento delicato per la sinistra italiana d’alternativa e d’opposizione impegnata nelle scelte in vista delle elezioni europee del 26 maggio prossimo.
L’esito della consultazione interna agli aderenti a Potere al Popolo riguardante le modalità di presentazione alle prossime elezioni europee va affrontato e declinato in un quadro scevro da politicismi e considerato come il presentarsi di una possibilità di utilizzare l’appuntamento elettorale (di cui conosciamo bene limiti e pericoli) per lanciare una proposta a tutta la sinistra d’opposizione e d’alternativa anche sul terreno sovranazionale:
1)      L’occasione deve essere utilizzata al fine di promuovere una presentazione elettorale nella quale ci si presenti come portatori di una rinnovata centralità della contraddizione di classe in una società segnata da pesanti tratti di “rivoluzione passiva” in un quadro di guerra di posizione;
2)      E’ necessario togliere di mezzo tutte le scorie di personalismo e di sovranismo rosso bruno che allignano all’interno di una presunta sinistra inquinandone la presenza politica in termini di opportunismo e di acquiescenza alla ventata neo-futurista e diciannovista presente nel quadro politico e di cui determinati settori si collocano addirittura al governo del Paese;
3)      Appare evidente come non si possa considerare la presentazione elettorale come fine a se stessa ma punto di partenza per un’aggregazione e raccolta di militanza e di consenso orientata verso l’elaborazione di un’ipotesi di nuova soggettività politica.
4)      Non deve essere svolta alcuna trattativa ma soltanto l’elaborazione di alcuni punti comuni di carattere generale sui quali realizzare l’impegno di tutti.
Si presentano però questioni di fondo che si collocano ben oltre il semplice appuntamento elettorale.
a)      La situazione internazionale presenti elementi di forte e inedita complessità. Appare evidente il proporsi di una dinamica di confronto tra le grandi potenze che misura nuove vocazioni imperiali verso le quali sarebbe deleterio compiere una scelta e livelli altrettanto inediti di guerra commerciale. Appare evidente l’arretramento di quello che era stato definito il ciclo della globalizzazione e il ritorno in campo a tutto tondo della geopolitica. Tema da affrontare evitando ogni visione semplificatoria di schieramento considerato il fronteggiarsi, a livello globale, di diversi soggetti imperialisti e a “vocazione imperiale”.
b)      La “questione europea” sulla quale si è molto puntato dal punto di vista dell’opposizione all’UE va rovesciata rispetto all’impostazione fin qui seguita. Discutere tra “disobbedienza immediata” e “proposte realizzabili già ora” è fuorviante e subalterno. Il punto da sostenere, fuori e dentro la campagna elettorale è come si pone al centro il tema della perpetuazione delle disuguaglianze e di tutte le storture accumulatesi nel tempo sul piano dei rapporti sociali. Del come, cioè, si porta la complessità delle contraddizioni articolate attorno al quella storicamente “principale” quale oggetto del contendere dello scontro politico a livello europeo
c)       Sotto quest’aspetto il primo punto è di evitare surrettizi accostamenti con la destra (in Italia Lega e M5S) che governa all’insegna di una sorta di “partitocrazia qualunquista”. Si stanno presentando, in queste condizioni, rischi concreti di pericolosa e perdente confusione alimentati anche da organi di stampa tradizionalmente schierati a sinistra. Naturalmente va aperta una riflessione sul ruolo del Parlamento Europeo nell’ottica della rivendicazione riguardante il superamento dei Trattati vigenti.  Altrimenti non ci sarebbe ragione di candidarsi e non vale l’asserzione relativa a una “tribuna di testimonianza”. Il Parlamento rimane il luogo della rappresentanza politica nel nostro caso dell’opposizione non ridotta semplicisticamente ai soli trattati vigenti e futuri.
d)      Sul piano della situazione interna appare evidente la necessità di impostare un’opposizione coerente all’attuale governo, mantenendo al contempo una rigorosa autonomia rispetto alle proposte per un’ampia coalizione che si cerca di mascherare come genericamente“antifascista”. Autonomia non semplicemente tattica. Il tema della politica interna sicuramente il più delicato considerato che pare ormai smarrita, anche da parte della sinistra d’alternativa e d’opposizione, la capacità di esprimere l’allargamento della “contraddizione principale” nel senso della modificazione profonda nel rapporto tra struttura e sovrastruttura. Allargamento della condizione di classe che si sta verificando in una fase di rivoluzione passiva mentre si combatte una guerra di posizione (termini desueti ma usati in quest’occasione per cercare di sintetizzare il discorso). E’ attraverso l’espressione delle molteplicità delle contraddizioni e la loro rappresentazione di lotta che si può combattere dialetticamente lo sfrangiamento sociale in atto che si esprime attraverso un passaggio dall’individualismo competitivo a una sorta di “individualismo della paura” (rientrano in questa categoria temi come quello dei migranti che naturalmente assumono una fortissima valenza anche sul piano etico). Deve essere chiaro, ad esempio, come i provvedimenti in materia di lavoro adottati sia dal centro sinistra sia dal governo attuale rechino il segno dell’intensificazione dello sfruttamento e del precariato. Non debbono esserci esitazioni o timidezze nel giudicare il provvedimento riguardante il cosiddetto “reddito di cittadinanza” come propedeutico allo “scambio politico” e a un regime di passivizzazione clientelare. Il dato da rivendicare a questo proposito è quello del lavoro legato a forti investimenti del “pubblico” con un piano per l’industria e le infrastrutture. Così come si pone la questione di un recupero del concetto “universalistico” del welfare.
e)      Sul tema delle contraddizioni riguardanti il piano interno, va sottolineato come emerga il tema che potrebbe essere riassunto schematicamente come “dell’unità nazionale”. E’ il tema del rapporto tra centralismo e autonomie locali che, dopo gli errori compiuto dal centrosinistra con la modifica del titolo V della Costituzione, sta degenerando in un tentativo di frazionismo localistico espressione dell’egoismo dei ricchi che deve essere affrontato maturando una strategia di nuovo equilibrio territoriale avendo presente come appaia ormai in ritardo un’idea regionalistica nel quadro europeo.
f)       Schematizzate in questo modo le questioni fondamentali che ci troviamo di fronte e che portano il peso di contraddizioni assolutamente stridenti resta da affrontare il tema della soggettività politica. Sotto quest’aspetto è bene partire dalla “pars destruens” rifiutando movimentismo e personalizzazione. Serve una strutturazione politica in forma di partito a integrazione di massa in grado di compiere un’operazione culturale di riconoscimento della condizione sociale della classe e di rappresentanza politica a tutti i livelli compresi quelli istituzionali.
g)       Riassumendo: sotto l’aspetto della strutturazione politica vanno segnalati due elementi. Il primo porre al primo posto le condizioni materiali nel senso dello sfruttamento (e della sua estensione verso un’articolazione molto ampia e complessa nei soggetti sociali di riferimento); in secondo luogo l’aggancio alla storia e alla tradizione della storia del movimento operaio compresa la capacità di sottolineare la propria autonomia e identità e la capacità di sviluppare politiche di alleanza. Storia e tradizione del movimento operaio debbono essere espresse e trovare spazio anche nella stessa simbologia (particolare non trascurabile). Torna il tema della presenza di una soggettività comunista: tema fino a questo punto obliato nella sua essenza di costruzione progettuale sul terreno dell’attualità più stringente. Questo punto però va considerato nella prospettiva come elemento di battaglia politica, aprendo anche un altro canale di riflessione sulla forma – partito che, ripetendo, non può essere ridotta al personalismo movimentista oppure delegata completamente al web.