LA QUESTIONE DEL POTERE di Franco Astengo
Questa la notizia delle ultime ore:
Da Repubblica“Diciotti, Salvini ci ripensa: "No al mio
processo". M5s si divide, Di Maio convoca i senatori della Giunta La retromarcia del ministro imbarazza gli alleati di
governo. Carelli: "Ora le condizioni sono cambiate". Il ministro
Toninelli: "Decisione collettiva, processino anche me". Ma la
frattura interna costringe il vicepremier cinquestelle a riunire il gruppo in
vista del voto in giunta per le autorizzazioni. Fdi e Fi voteranno no”
Dall’ Huffington Post: M5S: "PROCESSATECI TUTTI", FIORAMONTI:
"NON ESCLUDO COLPI DI SCENA" "Credo
che Conte e Di Maio debbano essere parte del processo perché
sono scelte collegiali di tutto il governo". Le dichiarazioni del
sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano sono in linea con quelle del
Movimento. Da Toninelli che aveva parlato di decisioni condivise, e quindi
"se processano Salvini devono processare tutto il governo".
La vicenda
riguardante l’incriminazione del ministro Salvini per la questione legate alle
traversie della nave “Diciotti” si presenta di grande complessità sul piano
politica mentre si prospetta per il M5S un passaggio probabilmente decisivo.
Un punto di premessa
iniziale deve però essere espresso: ancora una volta, come accade con grande
frequenza, il mondo politico italiano si trova alle prese con un’operazione di
supplenza da parte della Magistratura: questa volta la discussione riguarda
strettamente l’operato del governo.
Nel suo insieme, sia
quando si trattò di assumere la decisione riguardante la nave “Diciotti”, sia
adesso che la scelta riguarderà la linea da tenere rispetto all’eventualità di
processare Salvini si tratta di stabilire se, all’interno dell’Esecutivo, prevarranno
le ragioni del potere o quelle della legalità.
Il tema di fondo di
tutta la questione infatti riguarda il potere, la sua concezione, la volontà di
tradurre la gestione del potere in un fatto privato di puro mantenimento della
propria condizione dominante, in disprezzo delle leggi e della ragione.
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L’attuale governo si regge
sul voto di 16.430.753 elettrici ed elettori su 32.841.025
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che hanno espresso
voti validi lo scorso 4 marzo 2018. La percentuale della maggioranza nel Paese
era dunque del 50,03% dei voti validi e del 35,33% su 46.505.350 iscritte e
iscritti nelle liste elettorali sul territorio nazionale.
Suddividendo questi
dati all’ingrosso all’interno delle componenti della maggioranza si può
affermare che l’azionista di maggioranza 5 stelle ha raccolto 10.700.00 voti in
nome di due interessi prevalenti: la promessa del reddito di cittadinanza e la
parola d’ordine dell’antipolitica, della lotta alla casta, dell’uno vale uno
oltre al rifiuto delle cosiddette “grandi opere”.
La Lega ha raccolto
5.600.000 voti oltrepassando la dotazione dello storico bacino del Nord essenzialmente
proclamando la lotta senza quartiere ai migranti, oltre ad altre questioni non
secondarie come quella della libertà di far fuoco nella logica del Far West.
Nel frattempo,
saliti al governo assieme, la parte più dura è toccata proprio al M5S: da un
lato i sondaggi evidenziano un rovesciamento di posizioni a vantaggio della
Lega; dall’altra la rinuncia ad alcuni capisaldi del proprio programma con il
ridimensionamento delle risorse a disposizione per il reddito di cittadinanza
(provvedimento elaborato progettando un complicato meccanismo burocratico d’accesso)
e l’accettazione, sulla spinta dell’alleato, dell’effettuazione di alcune opere
che in partenza erano state rifiutate oltre all’espressione di assoluta incertezza,
al riguardo, di quella che può essere considerata l’opera – simbolo dell’opposizione:
la TAV sulla linea Torino – Lione hanno complicato i rapporti tra i vertici del
movimento e la base elettorale.
Intanto entrambi i
firmatari del “contratto di governo” hanno molto sfumato, per evidente mero
opportunismo, la linea anti – Euro e anti – UE che li aveva accomunati in
campagna elettorale.
Adesso la storia
che, per semplificazione, può ben essere definita come “processo Salvini”, si
presenta come di estrema delicatezza e il suo esito potrà ben essere
considerato come paradigmatico della concezione del potere che il M5S esprimerà
dopo il corrompimento oggettivo subito nell’assunzione delle responsabilità di
governo.
Si può ben parlare
di “corrompimento oggettivo” considerate le posizioni di partenza che il
movimento ha tenuto nel riguardo delle istituzioni fin dai suoi esordi e nel
suo tumultuoso progredire di consenso : comportamento ben avvalorato dai
resoconti stenografici di Camera e Senato nella precedente legislatura.
In sostanza: se
passa la linea della corresponsabilità di tutto il governo sarà difficile
distinguere questa posizione da quella tenuta dalla DC nel caso di Antelope
Cobbler (scandalo Lockheed) spiegata nel famoso discorso di Aldo Moro tenuto
alla Camera nel 1977.
Se, invece, il M5S
voterà contro il passaggio processuale di Salvini andrà in discussione
definitivamente la concezione del potere espressa dal Movimento significando il
definitivo e senza ritorno passaggio all’interno della tanto deprecata “casta”
(termine orribile che si usa in questa sede soltanto in chiave meramente
giornalistica, senza affidargli alcuna valenza di identificazione sul piano
politico).
Intanto, sempre
riferendoci ai sondaggi, sembra proprio che il tema della “damnatio” verso i
migranti non solo rappresenti uno dei punti – cardine sui quali si sta
sviluppando la battaglia politica in Italia ma anche tema di forte aggregazione
di consenso.
Insomma:per il
Movimento 5 stelle pare si sta palesando il passaggio più stretto dalla nascita
del soggetto politico, stretto tra una presunta “etica della responsabilità” e
un’altrettanto presunta “etica dei principi”.
In realtà potrebbe denudarsi
il Re di un pauroso abbassamento di livello nella qualità etica dell’agire
politico nel sistema italiano: un mix di opportunismo e di demagogia che grazie
a una crisi complessiva a livello sistemico ha determinato questo tracollo.
Una crisi sistemica,
è bene ricordarlo, alimentata da scelte profondamente sbagliate anche sul piano
istituzionale (funzione della governabilità, personalizzazione, subalternità ai
processi liberisti, attacco alla Costituzione) con le quali centrodestra e
centrosinistra hanno aperto la strada a questo disastro.
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