venerdì 29 ottobre 2021

LAVORO E CONFLITTO

 

LAVORO E CONFLITTO di Franco Astengo


Carlo Galli in un suo articolo (Repubblica 29 ottobre) dopo aver analizzato le diverse sfaccettature del livello di conflitto che sta dividendo la società italiana sui temi del fu-DDL Zan e accennato al livello desolante del confronto ideologico sul no-vax, no-pass si interroga sul come mai al riguardo del tema del lavoro, fondamento costituzionale della Repubblica, tarda invece ad aprirsi un confronto politico e ideale e ribadisce : “un confronto, s’intende, che sia nuovo, all’altezza dei tempi, ma che renda alla politica il suo antico spessore, la qualità di cui ha bisogno”.

La risposta a questo interrogativo può essere assieme assai complessa e al tempo stesso semplice e provo a racchiuderla in poche righe.

In tempi di disintermediazione (in una fase di pieno esercizio della pratica del rinvio) il tema del lavoro richiama oggi una complessità di contraddizioni che vanno connesse all’interno di una proposta complessiva tale da richiedere un dato specifico di rappresentatività politica. Rappresentanza politica oggi assente a sinistra (la parte che da sempre si è caricata sulle spalle il tema del lavoro): il PD sposa l’agenda Draghi, alla sua sinistra sembra assente una capacità e una volontà di realizzazione di una adeguata massa critica.

Una questione che vale per chi pensa di stare nel rinnovato e già ammaccato “Nuovo Ulivo” e chi ritiene di doverne starne fuori.

Ci sarebbero da sciogliere molti nodi ma c’è chi pensa semplicemente ad un particolare ruolo circoscritto nell’ambito di una concezione direi tradizionale dell’autonomia del politico e fa fatica a definire una propria autonomia di pensiero e di pratica anche organizzativa.

mercoledì 27 ottobre 2021

SAVONA 2021:PERIFERIE

 

SAVONA 2021: PERIFERIE

L’esito della recente tornata elettorale amministrativa ha fatto improvvisamente saltare alla ribalta il tema delle periferie.

Erano impegnate nel voto le metropoli italiane e proprio i quartieri si sono rivelati il “punctum dolens” della disaffezione montante non tanto e non solo nell’espressione del suffragio ma complessivamente rispetto ai temi dell’impegno sociale, politico, culturale.

Periferie all'interno delle quali hanno trovato anche l'humus più adatto quelle forme di ribellismo e anti-scientismo che abbiamo visto espresse in tante piazze e che destano sicuramente forte preoccupazione anche sotto l'aspetto dello stato di salute della nostra già infragilita democrazia, la cui consistenza politica e sociale è stata erosa nella stagione dell'antipolitica e del populismo.

L’isolamento delle periferie e l’assenza in esse di luoghi di aggregazione (con il carico di disperazione e di disgregazione che ciò comporta) è così balzato alla ribalta dell’osservatorio dei mezzi di comunicazione di massa come una delle questioni fondamentali da affrontare sul piano della convivenza civica.

Pur nelle dimensioni ridotte rispetto ad altre città Savona non è sfuggita al determinarsi di questa specifica situazione di difficoltà: già nel corso della campagna elettorale ci si era resi conto di questo complesso stato di cose e si era anche cercato di avanzare qualche proposta rivolta soprattutto ad una sorta di “ricostruzione istituzionale”.

“Ricostruzione istituzionale” resasi necessaria dopo che il meccanismo di intreccio tra funzione amministrativa e partecipazione popolare attuato con le circoscrizioni era stato frantumato attraverso un davvero inopportuno provvedimento legislativo e il conseguente fallimento dei flebili tentativi di porvi rimedio in loco.

Oggi però un’idea di “ricostruzione istituzionale” deve essere rilanciata e portata avanti dalla nuova amministrazione di ispirazione democratico – progressista.

Contemporaneamente servono progetti che riempano l’ipotesi di recupero sul territorio di energie e presenze di impegno civico e solidale.

E’ necessario per le periferie determinare spazi di vera e propria reinvenzione urbana, superando anche alcuni schemi definiti dal lessico urbanistico tra “città diffusa” e “territori a bassa intensità”.

Savona ha dimensioni tali per cui il problema dei quartieri può star dentro alla necessaria valutazione delle difficili condizioni sociali che in molti casi interessano gli abitanti delle periferie e il rispetto della singolarità concettuale che ogni zona della Città presenta.

Una singolarità concettuale che in alcuni casi si presenta di dimensione spiccata ,tra “quartieri che furono operai”, altri che presentano la potenzialità di trovarsi di fronte al mare, altri ancora con caratteristiche già di vero e proprio entroterra.

Tra gli anni ‘60 - ‘70 anche la nostra Città ha sofferto di un’espansione urbana nella cui attuazione sono venuti meno i principi dell’urbanistica razionalista e – almeno in alcuni casi – l’interesse pubblico si è dovuto misurare con quello privato e la tendenza ad accrescere la rendita.

Adesso ci ritroviamo con una Città che ha bisogno di ricucire “strappi” evidenti sul suo territorio e di recuperare presenze di socialità.

Si è ceduto molto nel corso degli anni ai limiti disciplinari delle teorie della modernità (quelle che prevedevano l’edilizia contrattata in luogo della regia pubblica) e contestualmente all’arretrarsi di una visione universalistica del welfare.

L’estensione del welfare, a Savona, si era tradotta in una rete di edifici pubblici capaci di ospitare asili (ormai quasi tutti privatizzati) sedi di cura, momenti di ospitalità e aggregazione urbana e diffusione culturale (si pensi soltanto alla rete delle biblioteche di quartiere).

Diventa urgente (dopo tentativi davvero di poco conto) la progettazione della sutura dei diversi “vulnus” inferti al territorio e l’idea di un nuovo “rovesciamento” strutturale di sanità , sociale, cultura (questioni queste rese ancor più acute dall’emergenza sanitaria).

In un quadro di ritardo di una seria riforma urbanistica risaltano i temi dell’insicurezza e del disagio abitativo che dovranno essere oggetto di adeguati programmi di investimento (si giocherà anche su questo la partita del PNRR).

Regia e interesse pubblico rappresenteranno sicuramente i due punti di riferimento nella progettazione e nel compimento di questa difficile operazione: invertire la tendenza all’abbandono e al conseguente isolamento è il compito più urgente fra i tanti e non più rimandabile.

martedì 26 ottobre 2021

A SINISTRA

 

A SINISTRA di Franco Astengo

L'esito del congresso di Rifondazione Comunista (almeno per quel che si può intuire dalle scarne cronache) e il quadro tracciato da Nicola Fratoianni in un articolo pubblicato dal "Manifesto" nel merito dei temi sollevati dal quotidiano in materia di "discorso a sinistra" costituiscono elementi sui quali fondare un giudizio di complessiva insufficienza di analisi e di volontà (non pienamente giustificata) - da parte di entrambi i soggetti - di mantenimento di una tensione identitaria non sorretta da adeguata consistenza di radicamento sociale e di massa critica.

Nella prospettiva di un possibile recupero di un ruolo di presenza politico – istituzionale e parlamentare per una sinistra d'alternativa si pongono alcuni interrogativi irrisolti:

1) Collocazione dell'Italia nel nuovo quadro internazionale (neo-atlantismo di Biden; questione energetica e scontro con la Cina; ruolo dell'Europa)

2) Si può stare dentro al quadro di mutamento della forma di governo perfezionata dal governo Draghi (completamento della dipendenza europea sintetizzata dalla frase “il governo non segue l’agenda elettorale) ? Oppure è necessario ridefinire i termini dell’opposizione a sinistra non lasciandone termini esclusivi alla destra?

3) Sembrerebbe opportuna un'analisi compiuta del significato di minoritarismo oggi e di conseguente ruolo in una "alleanza per battere la destra";

4) Nell’ambito della forte disgregazione sociale in atto derivante da una inedita complessità di contraddizioni (pensiamo al peso della questione sanitaria nei suoi diversi risvolti) può essere possibile proporre un’offerta politica fondata sui riferimenti alla tradizione della sinistra con la riproposta di una democrazia di tipo rappresentativo (Parlamento, proporzionale) e i termini complessivi della socialdemocrazia (ruolo dell’Europa nel nuovo quadro geopolitico, Costituzione come base portante, rapporto intervento pubblico /iniziativa privata, welfare, centralità del lavoro) ?

5) Può essere considerata esistente una base di partenza già consolidata per cercare di avviare un percorso di aggregazione dell’esistente pur nella coscienza della difficile ricuperabilità del “pulviscolo”?

Servirebbe una sede, un luogo politico, in cui realizzare una discussione franca e approfondita su queste domande di fondo: soltanto rispondendovi adeguatamente potrà essere possibile capire dove rivolgerci per una assunzione di concreto indirizzo politico.


sabato 23 ottobre 2021

SAVONA DOPO IL SUCCESSO ELETTORALE DELLE FORZE PROGRESSISTE

 

SAVONA: DOPO IL SUCCESSO ELETTORALE DELLE FORZE PROGRESSISTE di Franco Astengo


Il successo elettorale realizzato dalle forze progressiste savonesi con l’elezione di Marco Russo a Sindaco della Città necessita di un’analisi maggiormente approfondita rispetto a quella (pur necessaria e urgente) attorno ai temi sui quali imprimere una svolta alla conduzione amministrativa del Comune dopo 5 anni di soffocante gestione di destra.

Il quadro generale uscito da questa tornata elettorale amministrativa ci ha indicato un dato di ripresa delle forze di centro-sinistra, di arresto di quella che appariva una marea “sovranista”, di minor peso (rispetto ad analoghe occasioni) di soggetti tipicamente localistici: tutto ciò però va valutato oggettivamente considerando in primo luogo la crescita esponenziale della disaffezione al voto.

Il fenomeno dell’assenza dalle urne di milioni di cittadine e cittadini ha riguardato l’intero complesso della Città chiamate al voto, in particolare le metropoli, e ha avuto come riferimento negativo essenzialmente i quartieri periferici, le zone dove più forte è il disagio sociale.

Sono assai complesse le cause del disagio sociale che emerge nel nostro Paese nel perdurare dell’emergenza sanitaria e della crisi economica in quadro di crescita delle disuguaglianze sociali e territoriali e di fronte a fenomeni di preoccupante ribellismo.

Appaiono in ritardo i tentativi di analisi e di risposta all’insieme (anche contraddittorio) delle fratture sociali che alimentano questa situazione.

La nostra Città, Savona, non è sfuggita a questo andamento complessivo: la percentuale dei votanti si è abbassata (anche se, ad esempio, nell’occasione del ballottaggio era lecito attendersi una disaffezione maggiore rispetto a quanto si è verificato) e nei quartieri che fanno corona al Centro Cittadino si è votato di meno ( ciò richiama come primo punto dell’agenda della nuova amministrazione la costruzione di meccanismo di coinvolgimento diretto delle periferie nella vita politica e culturale della Città).

In questo senso non possiamo sfuggire all’apertura di una riflessione che si collochi dentro il quadro nazionale.

A Savona si sono verificati alcuni segnali controcorrente rispetto al declino complessivo.

Segnali che vanno evidenziati e analizzati anche come base per una prospettiva futura di impegno politico e culturale.

La candidatura di Marco Russo ha ottenuto, è bene sottolinearlo, un notevole successo personale superando alla fine, nel secondo turno, la quota di consenso riservata al Sindaco precedentemente eletto nel 2016, nonostante che il numero di voti validi a disposizione fosse inferiore.

Ciò ha assunto il significato di una capacità di coagulo realizzata sia dalla natura e della proposta portata avanti dal Candidato, sia da parte della coalizione civico – politica che si era raccolta nell’occasione stipulando l’alleanza vincente.

Riferiamoci allora almeno per un momento ad alcune caratteristiche della proposta e della coalizione.

La proposta ha avuto come base essenziale quella di una “chiamata a raccolta” (se si può dire) partendo da contenuti molto precisi e specifici espressi attorno ai temi di maggiore urgenza e necessità; contenuti che contenevano in sé anche elementi fortemente innovativi nella previsione della gestione amministrativa.

L’elemento dell’espressione di contenuti inizialmente compresa in una “dimensione civica” ha avuto l’effetto di modificare il metodo dell’offerta politica ponendo le forze politiche organizzate, i partiti, nella condizione di considerarsi “interni” al perimetro civico che era stato loro offerto.

Questa scelta dei partiti ha consentito (pur in una comprensibile articolazione di espressioni e di presenze) di esaltare il meccanismo di aggregazione tra i soggetti realizzando due dimensioni unitarie inedite (rappresentate da Riformiamo e Sinistra per Savona) alle quali il PD ha corrisposto con una (inconsueta?) capacità di relazione coalizionale e di interlocuzione.

Questo fatto ha consentito così a una larga parte della Città, sia quella normalmente schierata con le forze del centro – sinistra ma ben oltre di esse, di raccogliere i dati di consenso che alla fine hanno portato al successo finale.

Due soggetti hanno avuto, in particolare, una funzione fondamentale in questa operazione, oltre ovviamente alla caratura della candidatura a Sindaco.

Da un lato il “Patto per Savona” emanazione, ma non solo, del Laboratorio che lo stesso Marco Russo ha portato avanti per molti anni dedicandosi proprio all’analisi della situazione savonese e alla ricerca di una adeguata propositività: è stato proprio dal “Patto” che è scaturita una parte sicuramente decisiva di quell’elaborazione progettuale cui si faceva già cenno.

Dall’altra parte una funzione fondamentale è stata realizzata dal gruppo “Il Rosso non è il Nero” cui si devono due importanti elementi emersi, anche in questo caso, nel corso di anni di lavoro e di ricerca di interlocuzioni “esterne”: a) la capacità di federare tutte le forze della sinistra; b) esprimere, anche in questo caso, una qualità di proposta circa l’intervento sui problemi. Una qualità di proposta riconosciuta anche da settori economici, culturali, sociali, dell’ambientalismo spesso lontani dall’impostazione data dal centro-sinistra savonese.

La lista “Sinistra per Savona” alla fine ha compreso, particolare non trascurabile, anche soggetti come quelli ambientalisti che hanno trovato nella sua proposta una possibilità di positiva espressione.

A questi soggetti adesso spetta il compito di inoltrarsi dentro il clima positivo che in Città si è creato, facendo nascere da lì una possibilità di crescita di confronto e di coesione sociale e culturale.

Il peso di fronteggiare la disaffezione e il distacco non può essere lasciato soltanto all’Amministrazione Comunale: in totale autonomia da essa e in rapporto con i soggetti politici che debbono mantenere una loro funzione fondamentale a partire dal PD ma anche dalle forze che hanno composto la lista riformista e quelle che hanno fatto parte della lista di sinistra le espressioni del civismo progressista dovranno trovare le strade più opportune per costruire sedi di dibattito e di espressioni operative svolgendo un lavoro di proposta, intermediazione, promozione.

Bisognerà studiare le forme migliori per realizzare tutto ciò partendo (e mantenendo come elemento di ricchezza) da indubbie diversità poste sul piano dei riferimenti complessivi e dalle origini culturali ma trovando la capacità di convergere sulla finalità di fondo.

Una finalità di fondo che, nell’espressione di una originale capacità di coesione, dovrà essere quella di recuperare all’impegno civile il maggior numero possibile di cittadine e cittadini, aggregandoli anche in forme anche inedite di soggettività , rivolgendosi primo di tutto alle giovani generazioni.

mercoledì 20 ottobre 2021

SAVONA 2021: SCHEMA DI GOVERNO

 

SAVONA 2021: SCHEMA DI GOVERNO di Franco Astengo (”Il rosso non è il Nero”)

Per la prima volta dall’entrata in vigore della legge sull’elezione diretta del Sindaco (1994) Savona ha la possibilità di invertire la curva del declino in cui l’hanno costretta le precedenti amministrazioni.

Tocca alle forze progressiste e al neo-Sindaco impegnarsi in questa direzione, suffragati da un consistente voto popolare e appoggiati su di una rilevante qualità programmatica e capacità di ascolto verso i cittadini come è stato dimostrato ben in precedenza della campagna elettorale.

Una campagna elettorale sviluppata attraverso un difficile ma prezioso lavoro di cucitura rivolta al piano civico come a quello politico.

I prossimi giorni risulteranno decisivi per realizzare un buon avvio come punto di premessa per una duratura stagione di efficace governo della cosa pubblica: non si tratta però di inseguire la logorata retorica dei “cento giorni”.

Sarà invece il caso di riflettere su come potrà essere possibile impostare una definizione dello schema di governo della Città tale da risultare funzionale alla prospettiva che si è cercato di delineare con la progettualità già messa in campo.

Prima ancora della la scelta delle persone cui affidare i diversi incarichi sarà importante verificare come sarà compiuta la suddivisione delle deleghe assessorili e il modello che sarà indicato per i rapporti giunta/consiglio .

Risulterà fondamentale inoltre la concretezza con la quale sarà affrontato sul terreno istituzionale il tema del decentramento sul quale si sono già esercitati attraverso una proposta di dettaglio Elio Ferraris, Sergio Tortarolo, Carlo Varaldo, Angelo Maneschi e chi scrive queste note.

Circa lo schema delle deleghe assessorili, primo punto di vera innovazione nella capacità di governo da parte della nuova amministrazione, il documento “Savona 2021: Visione e Progetto” redatto a suo tempo dal nostro gruppo (”Il rosso non è il nero”)aveva previsto un’accurata pianificazione.

Un documento, è bene ricordarlo, presentato in diverse occasioni, in tempi ancora lontani da quelli della campagna elettorale, con il contributo fattivo di rappresentanti dei più importanti soggetti presenti in città in campo economico, urbanistico, sanitario, del marketing turistico, del sociale, dell’ambientalismo.

Le novità fondamentali che risiedono in quel progetto stanno nell’idea della comprensorialità ( considerata istituzionalmente in un’apposita delega definita dell’Alleanza Territoriale), in quella del già citato decentramento ( Federalismo Municipale) con due aggiunte: è necessaria una delega assessorile per l’attuazione del programma; e un’altra delega per il rapporto con il consiglio comunale che potrebbe essere assegnata a un componente del Consiglio appositamente delegato.

Al proposito del rapporto giunta/consiglio appare infatti insufficiente il solo ufficio di presidenza del Consiglio stesso perché l’esperienza ci dice che in quel modo può sorgere una sorta di diaframma tra i due soggetti (Giunta e Consiglio) con la nascita e la crescita di equivoci, spinte divaricanti a quant’altro di negativo per l'attività di governo.

Ecco di seguito uno schema possibile di deleghe assessorili redatto seguendo l’intento innovativo posto nel documento già citato e redatto dal nostro gruppo:

1) Sindaco: Savona Capoluogo, relazioni istituzionali e internazionali, Affari legali, organizzazione della struttura comunale e risorse umane, come già dichiarato dal neo-eletto anche pulizia della Città e portualità;

2)Alleanza Territoriale e Comprensorialità Digitale, infrastrutture,piano regolatore delle connessioni e condizioni di esercizio del lavoro da remoto,pianificazione strategica , viabilità e mobilità urbana, protezione civile, regolazione territoriale di tempi e orari ;

3) Attuazione del Programma,Federalismo Municipale ( dotato di apposite strutture istituzionali di volontariato presenti sul territorio con possibilità di gestione) Territorialità Socio - Sanitaria, sicurezza e inclusione sociale;

4) Governo del Territorio,lavori pubblici, arredo e riqualificazione urbana, problematiche abitative ed edilizia residenziale pubblica, edilizia privata, gestione impianti sportivi, cimiteri ed edilizia cimiteriale ;

5) Intervento pubblico e beni comuni (previsto dal neo-sindaco un tavolo apposito per la partecipazione) : rifiuti, acqua, energia, assetto idrogeologico , verde e ambiente urbano e suburbano, tutela degli animali (prevista la nomina di un apposito garante);

6) Risorse Finanziarie, bilancio e provveditorato, patrimonio immobiliare, gestione partecipate

7) Attività Produttive e Lavoro , commercio, sviluppo economico, industria, artigianato, turismo

8) Attività , istituzioni e associazionismo culturale, politiche giovanili, pari opportunità, manifestazioni

9) Educazione e formazione, università e ricerca, edilizia scolastica, servizi demografici, statistica

Inoltre un consigliere delegato ai rapporti tra Giunta e Consiglio

E' evidente come a una riorganizzazione della struttura di Giunta debba corrispondere un altrettanto incisivo adeguamento di funzionalità e qualità operativa da parte della struttura interna del Comune: un discorso molto complesso che il neo-Sindaco ha già posto all'attenzione, anche per via di contingenze che hanno contribuito a rendere difficile la praticabilità di lavoro dell'Ente ma che rimane fondamentale da affrontare proprio perché la progettualità più raffinata non rischi, alla fine, di rimanere un semplice "libro dei sogni".






martedì 19 ottobre 2021

ESITI ELETTORALI

 

ESITI ELETTORALI di Franco Astengo

Sarà bene cercare di discernere tra le diverse motivazioni che hanno giustificato il senso di sollievo prodotto dall’esito dei ballottaggi di domenica e lunedì 17-18 ottobre.

Dal punto di vista di una possibile articolazione d’analisi sembrano essere 4 le questioni emergenti:

1) la ripresa nella capacità di imporsi da parte di un centro-sinistra allargato che vince quando è capace di produrre una sintesi efficace anche sul piano delle posizioni politiche producendo così un “effetto coalizione”;

2) l’effetto negativo prodotto sul centro destra dalla divisione corrente sul tema del governo;

3) l’ulteriore arretramento del Movimento 5 stelle;

4) La secca diminuzione registrata nella partecipazione al voto: fenomeno evidenziatosi già nel primo turno e poi accentuatosi nei ballottaggi che hanno impegnato elettrici ed elettori in 10 comuni capoluogo.

Dovendo scegliere quale fra questi temi può essere il caso di trattare prioritariamente il punto 4 che sembra essere quello che indica più precisamente lo snodo di una fase caratterizzata da una grande difficoltà nel sistema delle relazioni politiche basate sul modello classico della democrazia liberale.

La disaffezione al voto, fenomeno che ormai a fasi alterne interessa l’elettorato italiano fin dal lontano 1978, ha assunto in questo ultimo periodo un aspetto particolare perché connesso a quella esasperata volatilità elettorale che ha caratterizzato gli ultimi turni tra Europee e Politiche facendo oscillare vorticosamente il pendolo tra PD (R), M5S e Lega.

Per questo motivo non siamo d’accordo con la teoria (che ebbe come primo sostenitore il prof. D’Alimonte) di un calo fisiologico della partecipazione dovuto a un trend di allineamento con i sistemi politici occidentali.

La crisi della partecipazione elettorale in Italia è frutto di cause specifiche che stanno provocando una vera e propria “fragilità di sistema” .

Una “fragilità di sistema” che si sta acuendo mentre mutano sostanziali passaggi di natura costituzionale, in particolare sul terreno della forma di governo:

1) L’astensionismo verificatosi in questa tornata elettorale amministrativa è sicuramente in buona parte generato dal riflusso dal sembiante populista della cosiddetta “antipolitica” che aveva caratterizzato le tornate elettorali precedenti causando lo spostamento della scelta di voto da parte di milioni di persone;

2) Più in generale ci troviamo di fronte a una debolezza dell’offerta politica causata dall’incapacità di mediazione e dal deficit di radicamento sociale da parte dei partiti e dei movimenti: naturalmente sotto questo aspetto vanno considerate le fondamentali novità intercorse sul piano del rapporto tra tecnologia e comunicazione politica. Il fenomeno però appare più profondo dal poter essere valutato semplicemente quale elemento derivante dello strapotere dei social. Pesano infatti una incompresa trasformazione nel passaggio dal collettivo all’individuale, i mutamenti di paradigma nella definizione delle priorità sociali (in particolare in tempi di emergenza sanitaria), la trasformazione della composizione della società (dovuta anche dall’immigrazione) in ispecie in un luogo nevralgico della costruzione d’identità di massa qual’è la grande città.

3) Nello specifico di questo turno elettorale e del passaggio tra primo e secondo turno ci sarebbe poi da aprire un ragionamento sul logorarsi del meccanismo dell’elezione diretta ( elemento strettamente connesso alla andata in crisi, fortemente voluta da alcune parti politiche, della capacità di intermediazione istituzionale).

In sostanza il combinato disposto tra mutamento della forma di governo e insufficienza dei livelli dei rappresentanza determinati dalla crisi dei partiti e dell'astensionismo elettorale rischia di far scivolare il sistema in una dimensione di "democrazia autoritaria" alla costruzione della quale risponderebbero soltanto pericolosi ribellismi del tipo di quelli alimentati dal movimento no-pass (ai quali da sinistra non dovrebbe essere fornita, anche da parte di soggetti minoritari, alcuna copertura ideologica, anche perché non esistono ragioni teoriche per farlo).

Esaminiamo allora i dati complessivi delle 10 città capoluogo ( Torino, Varese, Savona, Benevento, Isernia, Roma, Trieste, Latina, Caserta, Cosenza) coinvolte nel secondo turno:

Riferimento ai numeri delle Europee 2019: chiamati al voto 3.561.291, voti validi espressi 1.789.112 pari al 50,23%.

Primo Turno elezioni amministrative 3-4 ottobre 2021: chiamati al voto 3.645.715 voti validi espressi 1.759.751 pari al 48,26%.

Secondo turno elezioni amministrative 17-18 ottobre 2021: chiamati al voto 3.645.715 voti validi espressi 1.505.754 pari al 41,20%.

Subito si può pensare all’astensione di elettrici ed elettori che nel primo turno avevano sostenuto i candidati 5 stelle; una spiegazione sufficientemente valida ma che non coglie interamente il segno.

Una quota (rilevante e in crescita) di astensionismo nasce anche e soprattutto da una domanda urgente di ristrutturazione dell’offerta politica (struttura dei partiti, presenza delle istituzioni specialmente nelle periferie, legge elettorale).

Necessita un’operazione di profondo cambiamento cui la sinistra non può più sottrarsi prima di tutto imparando a non adagiarsi sui modelli altrui.


lunedì 18 ottobre 2021

SAVONA 2021: LA VITTORIA DI MARCO RUSSO E' LA VITTORIA DELLA CITTA'

 

SAVONA 2021: LA VITTORIA DI MARCO RUSSO E' LA VITTORIA DELLA CITTA' di Franco Astengo


Savona volta pagina e dopo il soffocante quinquennio di governo della destra vota un nuovo Sindaco, Marco Russo appoggiato da una coalizione democratico - progressista che ha saputo fornire una prova importante di espressione progettuale e di coerenza politica.

Nel ballottaggio la vittoria di Marco Russo ha assunto dimensioni di sicuro rilievo ottenendo alla fine 13.883 suffragi rispetto agli 11.971 del primo turno con un incremento di 1.912 unità,

Il candidato della destra Angelo Schirru, invece, è arretrato dai 9.346 voti ottenuti al primo turno agli 8.419 del ballottaggio.

Russo ha ampiamente superato anche la quota di suffragi che la Signora Sindaco uscente e non ripresentasi aveva ottenuto cinque anni 5 fa in analoga occasione di ballottaggio.

Un calo quello di Schirru dovuto non soltanto al decremento nella partecipazione al voto (che pure c'è stato) ma ad una evidente reazione della Città all'ultima provocazione avanzata dal Presidente della Regione Toti con l'offerta della presidenza del Consiglio Comunale al candidato sconfitto del Movimento 5 stelle e più in generale dal clima di vera e popria "imposizione alla Città" determinatasi nel corso della campagna elettorale per la continua presenza dello stesso Presidente Regionale Toti che aveva addirittura presentato una lista intestata a sé stesso.

La vittoria di Marco Russo è davvero la vittoria di tutta la Città perché la sua affermazione si è sviluppata in tutti i quartieri e in tutte le 60 sezioni elettorali.

Altrettanto costante all'inverso il calo della candidatura Schirru.

Di seguito i dati quartiere per quartiere al ballottaggio (tra i parentesi i dati del primo turno)


CENTRO CITTA' Russo 2845 (primo turno 2478), Schirru 2045 (primo turno 2192); altri candidati al primo turno 688

VILLETTA - VALLORIA: Russo 1351 (primo turno 1185) Schirru 812 (primo turno 900) altri candidati al primo turno 329

VILLAPIANA: Russo 2303 (primo turno 1995) Schirru 1352 (primo turno 1539) altri candidati al primo turno 625

LAVAGNOLA: Russo 1.312 (primo turno 1.084) Schirru 663 (primo turno 704) altri candidati al primo turno 352

OLTRELETIMBRO : Russo 1.103 (primo turno 1.230) Schirru 650 (primo turno 947) altri candidati al primo turno 400

SANTA RITA: Russo 1.026 (primo turno 911) Schirru 625 (primo turno 711) altri candidati al primo turno 254

FORNACI: Russo 918 (primo turno 779) Schirru 615 (primo turno 638) altri candidati al primo turno 249

LEGINO: Russo 1.235 (primo turno 1.055) Schirru 712 (primo turno 814) altri candidati al primo turno 331

PIAZZALE MORONI: Russo 917 (primo turno 768) Schirru 546 (primo turno 637) altri candidati al primo turno 290

ZINOLA: Russo 535 (primo turno 494) Schirru 242 (primo turno 342) altri candidati al primo turno 127


Come appare evidente il successo di Marco Russo è stato un successo "in salita" realizzato in crescita sull'intero territorio e non soltanto, come accade spesso nel turni di ballottaggio, approfittando del calo dell'avversario che pure c'è stato ed evidente.

Questa analisi però non risulterebbe completa senza un accenno al tema della disaffezione dal voto: un aspetto dell'analisi elettorale di questa tornata amministrativa che ha riguardato tutte le Città (e la Regione Calabria) dove si è votato.

Il fenomeno dell'astensione a Savona è risultato molto evidente in una Città storicamente abituata a ben altri livelli di partecipazione elettorale, politica e sociale.

L'affluenza si è fermata nel ballottaggio al 46,3% con una perdita di 6,2 punti rispetto al primo turno quando i votanti avevano toccato il 52,4%.

Nel turno di ballottaggio in nessun quartiere si è superato il 50%

CENTRO CITTA' 47,76%, VILLETTA-VALLORIA 44,35%, VILLAPIANA 42,01%,LAVAGNOLA 41,83%, OLTRELETIMBRO 45,76%, SANTA RITA 48,87%, FORNACI 37,96%, LEGINO 49,21%, PIAZZALE MORONI 42,94%, ZINOLA 47.84%


Il primo compito del nuovo Sindaco e della sua amministrazione dovrà essere allora quello di adoperarsi sul piano istituzionale e dei rapporti sociali per recuperare un dato di partecipazione attiva, in particolare nei quartieri: un elemento fondamentale per affrontare sul serio quel declino e quello smarrimento d'identità che affliggono da troppo tempo Savona.


sabato 16 ottobre 2021

LA ROZZEZZA DEL POTERE

  LA ROZZEZZA DEL POTERE di Franco Astengo (riflessione riservata)


Toti che promette il posto di presidente del consiglio comunale di Savona al candidato dei movimento 5 stelle strabattuto al primo turno e il candidato stesso che non replica ufficialmente (ma dicono abbia risposto ambiguamente sui social) dopo aver rilasciato criptiche interviste all'insegna di un apparente né di qua nè di la, da grillismo delle origini, sono due facce della stessa medaglia di un'idea del potere che attraversa settori della società politica in Italia e che a Savona.

Un'idea del potere che nel corso di questa campagna elettorale che sta per concludersi con il ballottaggio è stata ben presente a Savona come altrove.

Il Presidente della Regione Liguria, constatata da subito la debolezza del candidato scelto e dell'insieme della coalizione di destra, è intervenuto pesantemente fin dall'inizio tentando di far apparire il confronto elettorale tra l'idea di Città che stava esprimendosi attraverso la candidatura di Marco Russo e la logica del potere che lui stesso sa bene esprimere: con me, il ragionamento di Toti, stanno i finanziamenti regionali, le nomine, le privatizzazioni, i flussi di relazioni a diversi livelli; con gli "altri" sarà vita grama.

Savona per sopravvivere, nell'idea di Toti (che ha presentato nell'occasione anche una lista intestata a sé stesso) avrebbe bisogno di essere "feudalizzata", indovinando - per così dire - la "politica estera".

Non si è trattato beninteso di una riproposizione mera e semplice dell'antico dominio genovese: in Liguria il tema di "Genova - Città Regione" rimane comunque sul tappeto, ma si è trattato di un qualcosa di più profondo nel suo significato.

La volontà che si è espressa da parte del Presidente della Regione è stata quella di stabilire a priori lo schema di collocazione di una Città sullo scacchiere regionale.

Per realizzare questo disegno è necessario alla destra di impadronirsi di tutte le leve attraverso "proprie" (di pura proprietà) espressioni presenti nelle diverse amministrazioni.

Un disegno di "politica proprietaria" da realizzarsi o grazie al risultato elettorale o grazie al trasformismo dei singoli, come è avvenuto a pochi chilometri di distanza dalla nostra Città.

Il risultato del primo turno ha detto chiaramente che le savonesi e i savonesi hanno rifiutato questa "avances" respingendola al mittente.

Allora si è espressa da parte del clan che si crede il "padrone del vapore" una sorta di "furia contraria" esercitando la "rozzezza del potere".

Perché è un'idea rozza, semplificatoria, aggressiva del proprio potere andare a proporre a una delle parti che aveva apparentemente rifiutato lo schema proposto addirittura uno scambio politico per far sì che, nel caso di un successo nel ballotaggio, anche questa parte potesse assaggiare il miele dell'entrare nella sua logica del comando.

La preoccupazione del Presidente della Regione Liguria è quella di avere di fronte, in una città che rimane importante come Savona, un'amministrazione "diversa" nata sulla base di un aggregato di contenuti maturati nel tempo e che hanno determinato la costruzione di un fronte civico, politico, sociale nel quale si esprime la forte volontà di girare pagina.

La candidatura di Marco Russo è pienamente funzionale a questa volontà di cambiamento e sarà necessario, in queste ultime ore che mancano dal voto, sostenerla fino in fondo.

Rimane il fatto che noi savonesi abbiamo toccato la pesantezza di questo attacco alla nostra autonomia, abbiamo sentito questo rozzo "fiato sul collo" delle logiche di scambio, dell'affermarsi di una volontà di sopraffazione.

In una situazione internazionale e nazionale di grande difficoltà democratica il risultato del ballottaggio in una piccola, lontana, provincia dell'Impero come Savona potrà fornire un segno di inversione di tendenza, di ritorno alla politica, di rifiuto di una concezione strumentalmente bieca di voler disporre a piacimento delle volontà e delle aspirazioni di un'intera Città.

venerdì 15 ottobre 2021

ATTENZIONE AL BALLOTTAGGIO

 


Attenzione al ballottaggio (lettera aperta agli esponenti della coalizione che sostiene Marco Russo)


In vista del ballottaggio di domenica prossima è in atto un tentativo ( anche con qualche margine di ambiguità) di spostare l’attenzione dei potenziali elettori sulla destinazione che prenderanno i voti che, nel primo turno, sono stati appannaggio dei candidati sconfitti: in particolare, nel nostro caso, al riguardo dei suffragi raccolti dal candidato presentato dal Movimento 5 Stelle cui viene concessa un’indebita parte da “ago della bilancia”.

Premesso che è necessario rivolgersi a tutta la Città e non semplicemente a una sua parte, considerando anche che il livello di partecipazione al voto è stato molto basso, sarà bene avviare – pur nell’urgenza del momento – un minimo di riflessione.

Sono due i punti da affrontare:

1) Far valere con grande forza la bontà dell’impianto programmatico proposto, prescindendo da riferimenti politici diretti. L’elettrice e l’elettore che si sono rivolti altrove rispetto ai candidati che stanno per prendere parte al ballottaggio lo hanno fatto per una diversità di motivazioni che adesso non compaiono più nel novero delle possibilità di scelta: un forte richiamo alla progettualità, in particolare attorno ai temi di maggior rilievo nella prospettiva futura della Città, costituisce l’elemento sui cui prioritariamente fondare l’iniziativa in queste ultime ore di campagna elettorale;

2) Di maggiore importanza rispetto al primo punto risulta però essere la capacità delle forze della coalizione di riportare al voto la maggior parte di coloro che al primo turno si sono espressi, magari – in alcuni casi – soltanto per la lista o per esprimere una preferenza personale e dai quali il Candidato – Sindaco ha ricevuto un sostegno “indiretto” che adesso deve trasformarsi in voto in una scelta tra persone.

Le forze politiche sono chiamate a ribadire anche in queste ore con dichiarazioni pubbliche il loro forte sostegno al Candidato e le persone che sono state presenti nelle liste, sia quelle che presumibilmente siederanno in consiglio comunale sia quante/i risultano esclusi, dovranno muoversi in modo di far sì che non si smarrisca alcun voto di utilizzare la rete di relazioni personali che sicuramente avranno costruito nel corso del primo turno.

La capacità di aggregazione politica dimostrata all’interno della coalizione di riferimento a Marco Russo dovrebbe facilitare questo lavoro anche per via di un numero medio di preferenze acquisite dai singoli di sicuro rilievo.

Nel caso del ballottaggio deve essere chiaro che la chiave di volta dell’elezione risiede prioritariamente nel dato di conferma del voto assegnato nel primo turno.

Un tema del tutto decisivo in particolare per chi, come Marco Russo parte in chiaro vantaggio.

Non deve essere coltivata l’idea di un meccanismo automatico di ritorno al voto: è necessario lavorare anche su sollecitazioni poste sul piano soggettivo, seguendo con grande attenzione e partecipazione l’approccio al voto di elettrici ed elettori.

Franco Astengo

mercoledì 13 ottobre 2021

DEMOCRAZIA NEL POST - MODERNO

 

DEMOCRAZIA NEL POST – MODERNO di Franco Astengo


Dalla “Democrazia del Pubblico” (Manin) alla “Democrazia Recitativa” (Crouch) fino alla “Democrazia delle Emozioni” teorizzata da Pierre Rosanvallon: mutano in tempi rapidi gli assi di riferimento dell’agire politico.

Il quadro generale è quello della crisi della democrazia liberale , di esasperata volatilità elettorale, di formulazione di tesi intorno all’idea del distacco tra governo e rappresentanza, di latitanza della mediazione.

Negli ultimi anni i grandi movimenti di piazza, dai gilet gialli ai no green-pass hanno sconvolto il tessuto sociale.

Il prevalere dell’individualismo competitivo sull’idea novecentesca dell’aggregazione collettiva ha portato, secondo il sociologo francese, alla determinazione delle nostre azioni politiche da parte delle emozioni.

I populisti hanno saputo sfruttarle, mentre i “politici della ragione” le hanno negate.

Rosanvallon si esercita su di una sorte di “terza via” fondata sulle “prove”, ovvero sulle difficoltà vissute individualmente dai cittadini e non vi è dubbio che questo risulti un tema decisivo, soprattutto nella complessità della fase di emergenza imposta dall’epidemia.

Ognuno è richiamato a riconoscere la propria sorte e diventa sempre più difficile muoversi sul terreno dell’orizzonte comune e della trasformazione democratica.

Non possiamo però fermarci su questo limite perché da quel punto del ripiegamento dalla democrazia costituzionale potrebbero aprirsi varchi per infiltrazioni pericolose.

E’ possibile allora approfondire l’analisi e convenire su di una definizione del pericolo più evidente che il ripensamento individualista comporta : quello di sostanziale omologazione al sistema che avviene attraverso l’esercizio del primato dell’io all’interno della nostra coscienza.

Un nichilismo alla cui affermazione  potrebbe bastare il dominio dell’ “io” sugli altri.

Gli spazi interiori sarebbero sottratti alla potenza ordinativa del Leviatano e la strategia decisionistica uscirebbe dallo schema del paradigma della modernità, quello che aveva dato origine alla democrazia nel suo significato più originario: fosse questa democrazia “liberale” o “democrazia “socialista”.

A quel punto si segnalerebbe l’inesistenza della mediazione politica.

Si sovrapporrebbero, nella forma di esercizio del comando l’assenza di riconoscimento della condizione comune e l’idea dell’impossibilità di apertura di una forma di libertà politica capace di limitare, attraverso l’esercizio della rappresentanza, la reciproca licenza tra benessere del singolo e interesse collettivo.

L’idea di libertà che si esprime nelle manifestazioni no- pass (beninteso poste al di fuori nella loro espressione di obiettivi dalla concretezza necessaria a risolvere un problema reale di forte contraddizione) ci fa tornare alle origini, allo Stirner di “L’unico e la sua proprietà” (1844): “ogni concetto ideale astratto che si contrapponga alla concretezza irriducibile del singolo va destituito secondo una prospettiva individualistica”.

L’individualismo come punto di fondo del riconoscimento dell’azione politica.

L’individualismo come fonte di un nichilismo basato sul “bel gesto” dell’ egoismo nella ricerca del dominio sulle masse.

Il nichilismo inteso come svilimento complessivo al riguardo del quale tutti saremo chiamati a pagare un prezzo prima di tutto sul piano della possibilità di esercizio della politica considerata fattore essenziale dello sviluppo umano.

Quanto tempo dovremo aspettare perché emerga un qualche segnale di consapevolezza e di messa in opera di una riflessione e di un’azione assolutamente controtendenza a questo quadro di vera e propria distruzione della democrazia repubblicana?



mercoledì 6 ottobre 2021

ASTENSIONE E DECLINO DEL POPULISMO

 

ASTENSIONE E DECLINO DEL POPULISMO di Franco Astengo

Questa volta ha colpito verso l’astensionismo quell’alto tasso di volatilità che ormai caratterizza almeno da un decennio l’esito delle diverse tornate elettorali che si sono svolte in Italia .

Uno "scambio" nel voto di tale portata al punto da rendere difficoltosa una qualche accurata analisi del voto.

Si preoccupano gli analisti : tra il complesso dei voti validi espressi alle Europee 2019 e il totale dei voti validi espressi nelle comunali 2021 in17 capoluoghi di provincia si rileva un calo di quasi il 4% (dal 51,63% al 47,90%) e ci si colloca al di sotto della soglia psicologica del 50%.

Minore preoccupazione era emersa quando milioni di voti trasmigravano tranquillamente da un’elezione e l’altra dal populismo renziano a quello del M5S e poi alla Lega soltanto in ragione di proclami urlati più forte da magici interpreti della democrazia “recitativa”.

Intendiamoci bene: non è possibile effettuare comparazioni organiche fra diversi livelli di elezione, passando tra politiche, europee e amministrative.

Purtuttavia quando il flusso assume dimensioni così all’ingrosso una qualche ragione comune nell’esprimersi del fenomeno ci deve pur essere ed è il caso di indagare, anche se con i mezzi di disposizione lo si può fare soltanto superficialmente.

Succede, tanto per fare qualche esempio, che la Lega nel suo sbarco al Sud perda evidenti colpi a Napoli scendendo (tra il 2019 e il 2021) da 36.657 voti a 9.175 e, sempre sotto il Vesuvio, il M5S fletta tra le europee (dove già aveva accusato un secco calo rispetto alle politiche 2018) e le comunali (dove si è presentato in alleanza con il PD) da 118.221 voti a 31.805.

A Roma situazione analoga anche se la “tenuta” del M5S appare maggiore che altrove: da 194.545 voti (2019) a 111.624 (2021). Più evidente la frana della Lega calata da 285.318 a 60.143 voti.

A Bologna il M5S perde tra un’elezione e l’altra più di 15.000 voti (da 20.008 a 4938) e la Lega scende da 40.282 a 11.346.

Rimini: Lega da 23.058 a 8293; M5S da 10.219 a 1.509.

A Milano dove si registra una caduta complessiva di più di 90.000 voti validi il M5S scende da 48.958 voti a 12.517 e la Lega (nella sua culla, dove Formentini vinse nel 1993) da 157.227 suffragi a 48.283.

Varese: la Lega perde 10.000 voti e il M5S 3.000.

Infine Torino: il M5S dimezza (con il Sindaco uscente) da 52.803 a 24.058 e la Lega perde più o meno 70.000 voti (da 106.657 a 29.593).

Spiace per chi coltiva l’idea dell’alleanza strutturale tra PD e Cinque Stelle quale embrione del “Nuovo Ulivo” o qualcosa del genere: ma la caduta del Movimento appare strutturale e figlia dell’esito di una stagione. Ci sarebbe da pensare a formare un connubio organico con un soggetto in così evidente declino, rispetto ad un passato che può proprio essere definito di pretto stampo populistico.

Un fenomeno quello della caduta del M5S che può essere accomunato a quello che riguarda la caduta della Lega che, difatti, ha al suo interno chi pensa a un ritorno alla cura degli interessi della “Fortezza Nord”.

Questa prima tornata delle Comunali 2021 ci dice allora, prima ancora del successo di alcuni candidati del centro – sinistra, che la volatilità elettorale che ha caratterizzato il decennio ‘10 del XXI secolo (2014, 2018, 2019) sembra arrestarsi sulla soglia della crisi del populismo riprendendo la strada dall’astensione mentre si affacciano da qualche parte i NO-VAX e sembrano spariti i soggetti dell’ultradestra.

In sostanza esiste una questione urgente di ristrutturazione dell’offerta politica a fronte del permanere di una “inquietudine della domanda”.

Di fronte a problemi sociali enormi le elezioni, massima liturgia della democrazia liberale, non hanno incrociato le grandi mobilitazioni sociali in atto, da quelle sull’emergenza ambientale a quelle per la difesa del lavoro dal ritorno della tracotanza padronale.

Ha vinto l’astensione e una sinistra “riflessiva” dovrebbe cominciare a farsi sentire (e ascoltare).


martedì 5 ottobre 2021

SAVONA 2021: VERSO IL BALLOTTAGGIO

 

SAVONA 2021: VERSO IL BALLOTTAGGIO di Franco Astengo

Le elezioni, massima liturgia della democrazia liberale, non hanno incrociato le grandi mobilitazioni sociali in atto, da quelle sull’emergenza ambientale a quelle per la difesa del lavoro dal ritorno della tracotanza padronale.

L’astensione ha vinto questa tornata elettorale sviluppatasi tra oltre 1.000 comuni, una regione, due collegi per la Camera dei Deputati e Savona non è sfuggita alla regola.

Non è valso il richiamo all’interesse diretto per l’attività del Municipio al riguardo dei bisogni immediati e concreti della quotidianità e alla necessità di imprimere una svolta dopo cinque anni di deprimente governo di destra.

Alle fine i candidati Sindaci si sono spartiti 25.049 voti validi, 5.000 in meno rispetto ai 30.204 registrati nel primo turno del 2016 e ancora una cifra inferiore ai 26.606 voti validi deposti nelle urne per i candidati presidenti nelle Regionali 2020, occasione nella quale ci si era già allarmati per lo scarso appeal della contesa.

Sarà necessario analizzare al meglio questo fenomeno di disaffezione perché l’evidenza dei dati registra la conferma di un abbandono delle periferie, che pure era stato segnalato con forza nell’elaborazione progettuale portata avanti dalla sinistra.

Solitudine, isolamento, sparizione dei minimi presidi sociali e culturali hanno rappresentato il mix che ha causato il fenomeno del distacco di quartieri come Zinola, Legino, Lavagnola un tempo centri attivi di vita collettiva.

Del resto non vale la giustificazione del maltempo: già domenica sera la rilevazione delle 23 aveva segnalato il calo evidente di partecipazione e un minimo incremento nel recupero del voto del lunedì non avrebbe risollevato il quadro generale.

In questo quadro di difficoltà la candidatura di Marco Russo si è affermata nettamente, ben oltre le previsioni di un banale “testa a testa”: i quasi 12.000 voti del candidato della coalizione democratico – progressista hanno un significato di crescita non soltanto rispetto al precedente primo turno del 2016 quando Cristina Battaglia raccolse 9.601 voti ( e poi rimase al di sotto della quota raggiunta oggi da Russo anche nel ballottaggio perduto) ma soprattutto rispetto all’estensione del voto in tutte le zone della città: Angelo Schirru prevale, infatti, soltanto in 6 sezioni su 60.

In realtà all’analisi non può sfuggire che la candidatura Schirru non ha mosso alcun sentimento nell’animo profondo dei savonesi: è passata indifferente, non proponendo moti evidenti di aggregazione o di ricerca di consenso realizzato per vie non ancora frequentate dal centro – destra. Sicuramente la candidatura Schirru non è apparsa un’operazione di trasversalità: una difficoltà resa ben evidente dalla costante presenza sulla scena savonese di un personaggio come il Presidente della Regione, vera e propria incarnazione dell’autonomia del politico in tempi di “democrazia recitativa”.

Non è riuscita al centro – destra l’operazione “maquillage” tentata in tutta fretta accantonando la Signora Sindaco prima cittadina uscente e gran parte dei suoi assessori.

Inoltre il centro destra si è presentato priva di una lista di preciso riferimento non riuscendo a fornire una sufficiente idea di coesione coalizionale e sicuramente ha pesato la riduzione ai minimi termini di Forza Italia, non compensata dal mediocre risultato ottenuto dalla lista intestata al candidato Sindaco.

La candidatura Russo peraltro si è rivelata funzionale ad una riaggregazione e ricomposizione del quadro politico savonese sia a sinistra sia al centro, realizzata attraverso il metodo tradizionale della ricerca progettuale e programmatica e del confronto tra i diversi livelli di rappresentanza. Anche l’impronta “civica” sulla quale il candidato ha molto insistito è apparsa comunque emergere all’interno di una definizione di “soggettività politica”.

La “soggettività politica” rimane quindi l’imprinting fondamentale dello schieramento di centro sinistra e ad essa va addebitato il maggior peso nella composizione del risultato.

L’ostacolo vero verso la vittoria al primo turno per Marco Russo si è rivelato essere il dato di “tenuta” della candidatura proposta dal Movimento 5 stelle.

Pur perdendo 5.000 voti nell’arco di cinque anni il candidato del Movimento 5 stelle ha dimostrato di mantenere una rilevante (si sarebbe detto un tempo) “massa critica”: incrementando tra l’altro di oltre 200 voti personali il risultato delle sue due liste, con la formazione furbescamente intitolata a “Conte” risultata nettamente minoritaria.

Il fulcro del risultato è quindi rimasto al vecchio simbolo del Movimento nel nome di battaglie condotte nel recente passato con punte di consenso elevato in periferia e – probabilmente – anche di qualche suffragio raccolto dall’interno del disciolto movimento “Noi per Savona” con parti di quell’elettorato che potrebbero non aver gradito l’inserimento di candidature all’interno del centro – sinistra, in nome di una coerenza dell’opposizione che il gruppo rappresentato in consiglio prima dal compianto Domenico Buscaglia e poi da Daniela Pongiglione e Mauro Dell’Amico aveva coerentemente mantenuto nel corso di vent’anni.

Russo si avvicina al ballottaggio in chiara posizione di preminenza.

E’ banale affermare che il risultato non può essere dato per scontato e non è secondario ricordare che, oltre alla necessità assoluta di riportare al voto quanti si sono già espressi a suo favore nel primo turno, occorra rivolgersi a tutta la Città rivendicando l’assoluta bontà dell’impostazione progettuale portata avanti dalla sua candidatura e dalla coalizione : l'eventualità di stipula di accordi di vertice(oltre a trovare scarso seguito nell'elettorato) potrebbe rappresentare un limite a un'impostazione che nel primo turno si è rivelata vincente grazie ad una presenza civica ben supportata da una importante coesione politica.


sabato 2 ottobre 2021

SAVONA 2021: CONSIDERAZIONI PREVENTIVE

 

CONSIDERAZIONI PREVENTIVE di Franco Astengo


Rivolgo a pochissime/i interlocutrici/interlocutori queste osservazioni a bocce ferme, per cercare di avviare un confronto che poi dovrà essere meglio articolato nell’analisi del voto.

Il tutto in via assolutamente confidenziale e riservata.


Chiusa la campagna elettorale e in attesa che si aprano i seggi può valere la pena cercare di avanzare una riflessione sulla realtà che, osservando attentamente le vicende di questi ultimi mesi, si è profilata nel piccolo del sistema politico savonese.

Senza avanzare alcuna previsione rispetto a ciò che potrà accadere nel pomeriggio di lunedì 4 ottobre e cercando anche di mantenere (per quanto possibile) un quadro di avalutabilità si possono indicare quattro livelli di riflessione:

1) come si rifletterà il dato generale di indifferenza alla politica sulla situazione savonese? Le elezioni regionali 2020 fecero registrare un sensibile abbassamento nella partecipazione al voto che, per quel che riguarda la nostra Città, si era da qualche tempo assestata attorno al 60%. Sicuramente l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale sembrererebbe riguardare più da vicino il potenziale elettorato che non quella del Presidente della Regione e di un Consiglio Regionale i cui compiti sfuggono ai più (un’elezione, quella dell’anno scorso, per di più dall’esito scontato). A questo punto l’incognita della presenza al voto rimane l’ipoteca più pesante sul suo esito;

2) Il bipolarismo si è ripreso la scena dopo che le elezioni 2016 avevano presentato un quadro abbastanza frastagliato, non soltanto per opera del Movimento 5 stelle in quel momento in forte ascesa. Difatti ebbero accesso al consiglio comunale altre due formazioni poste al di fuori dagli schieramenti tradizionali: Noi per Savona e Rete a Sinistra, oggi rientrate nel quadro del centro sinistra non avendo realizzato, dall’opposizione, una sufficiente massa critica tale da aprire lo spazio per un ritorno di presentazione autonoma. L’evidente declino del M5S risulta poi l’altra componente di questo recupero di competizione diretta tra i due tradizionali maggiori schieramenti;

3) la candidatura Schirru non ha mosso alcun sentimento nell’animo profondo dei savonesi: è passata indifferente, non proponendo moti evidenti di aggregazione o di ricerca di consenso realizzato per vie non ancora frequentate dal centro – destra. Sicuramente non è apparsa un’operazione di trasversalità: una difficoltà resa ben evidente dalla costante presenza sulla scena savonese di un personaggio come il Presidente della Regione, vera e propria incarnazione dell’autonomia del politico in tempi di “democrazia recitativa”.A questo punto il centro – destra sarà costretto a fare affidamento sulla conferma dei suffragi ricevuti in passato che comunque hanno sempre rappresentato la maggioranza (Comunali 2016, Regionali 2020) per il candidato che rappresentava lo schieramento. Questo elemento ha di fatto affidato al giudizio sull’amministrazione uscente(che pure si tendeva ad obliare) la sorte della candidatura Schirru;

4) la candidatura Russo si è rivelata funzionale ad una riaggregazione e ricomposizione del quadro politico savonese realizzata attraverso il metodo tradizionale della ricerca progettuale e programmatica e del confronto tra i diversi livelli di rappresentanza. Anche l’impronta “civica” sulla quale il candidato ha molto insistito è apparsa comunque emergere all’interno di una definizione di “soggettività politica”. La “soggettività politica” rimane quindi l’imprinting fondamentale dello schieramento di centro sinistra e ad essa andrà addebitato il maggior peso nella composizione del risultato.

Il punto adesso è quanto potrà ricadere sul voto questo tenace lavoro di ricomposizione e di recupero di soggettività. Un successo di questa opzione significherebbe probabilmente un certo “ritorno alla politica” di pezzi di Città che nel frattempo, esaurita la stagione dell’egemonia dei partiti e di una forte sindacalizzazione, se ne erano allontanati.