venerdì 28 novembre 2025

RIASSUNTO APOCRIFO NUMERI ELEZIONI REGIONALI 2025

Caro professore Sottopongo all' attenzione in via riservata un lavoro di analisi sui recenti risultati elettorali svolto in maniera non scientifica e quindi non divulgabile che ho però ritenuto utile al fine di comprendere meglio il "trend" in atto nel sistema politico italiano. Così ho riassunto i risultati delle 6 regioni andate al voto tra settembre e novembre confrontando gli analoghi dati emersi dalle elezioni politiche 2022. Sarebbero da considerare molti fattori però permettemi di affermare che quando i voti si spostano comunque il fatto avviene e tornare alle posizioni di partenza è impossibile: questa banalità lapalissiana vale soprattutto per la crescita dell'astensione (verificherete come FdI e M5S siano stati i principali fornitori di questo aumento: in una dimensione molto rilevante) ma anche per il voto a liste civiche e del "presidente". Tenuto conto che in mezzo ci sarà il referendum sulla magistratura adesso come adesso il "campo largo" potrebbe contendere il primato al centro - destra: vedremo come si modificherà la formula elettorale (rispetto al tasso di astensionismo sarebbe bene parlare anche di "legge elettorale": penso non tanto al voto elettronico per il quale non mi pare ci sia eccessiva preparazione ma alla tessera elettorale, al numero e alla dislocazione delle sezioni e anche al criterio di nomina - e quantità - degli scrutatori) e quindi l'eventualità di premio di maggioranza, liste bloccate, ecc (tenendo sempre presente la lezione di Felice Besostri). Faccio subito presente che l'impostazione del duello rusticano Meloni/Schlein appare sicuramente perdente come qualsiasi altra formula riferita a una crescita del tasso di personalizzazione (ma questa mi pare una riflessione troppo facile da formulare). N.B. Le percentuali come al solito sono riferite al totale degli aventi diritto (questo è l'unico modo per comprendere meglio gli effettivi spostamenti e potrebbe anche rappresentare un parametro per l'eventuale assegnazione di premi di maggioranza) Grazie per l'attenzione Franco Astengo Di seguito Regionali 2025 Aventi diritto 19.018.164 Politiche 2022 Aventi diritto 16.530.622 ( la differenza è dovuta agli iscritti all'estero: un altro tema da trattare) Voti Validi Regionali 2025 7.608.941 40, 00% Politiche 2022 9.906.587 59,92% (- 19,92% pari a 2.297.646) Partito Democratico Regionali 2025 1.660.949 8,72% Politiche 2022 1.786.512 10,82 ( - 2,10% pari a 125.563) Alleanza Verdi Sinistra Regionali 2025 387.448 2,03% Politiche 2022 322.335 1,94% ( + 0,9% pari a 65.113) Movimento 5 stelle Regionali 2025 448.881 2,36% Politiche 2022 1.963.745 11,87% (- 9,51% pari a 1.514.864) Centristi (in diverse forme) Regionali 2025 424.291 2,23% Politiche 2022 675.140 4,08% ( - 1,85% pari a 250.849) + Europa Politiche 2022 264.075 1,59% Altri Campo Largo Regionali 2025 (liste del presidente, civiche, ecc) 860.272 4,52% Somma Campo Largo Regionali 2025 3.981.141 20,93% Politiche 2022 4.984.807 30,15% (-9,22% pari a 1.003.666 per informazioni rivolgersi al M5S calo non tutto riconducibile al tradizionale divario nazionale/locale) Lega Regionali 2025 994.678 5,23% Politiche 2022 570.300 2,08% (+ 3,15% pari a 424.378 : in questo caso attenzione all'illusione ottica dovuta al passaggio della Lista Zaia 2020 alla Lega.La somma tra Lista Zaia 2020 e Lega 2020 rispetto al 2025 è comunque in calo) Fratelli d'Italia Regionali 2025 1.385.553 7,28% Politiche 2022 2.506.473 15,16% (- 7,88% pari a 1.120.920) Forza Italia Regionali 2025 755.397 3,97% Politiche 2022 883.279 5,34% (- 1,37% pari a 127.882) Noi Moderati Regionali 2025 109.730 0,57% Politiche 2022 98.331 0,59% (-0,02 aumento di voti 11.339) UDC Regionali 2025 58.843 0,30% Altri centro-destra Regionali 2025 (liste del presidente, civiche, ecc) 417.131 2,19% Somma centro - destra Regionali 2025 3.721.112 19,56% Politiche 2022 4.058.393 24,55 ( - 4,99% pari a 337.281)

giovedì 27 novembre 2025

NUMERI DALLE REGIONI (seconda parte)

NUMERI DALLE REGIONI (seconda parte) di Franco Astengo Premessa I commenti ai risultati elettorali di Campania, Puglia e Veneto (elezioni del 23/24 novembre 2025)si sperticano a ricercare perdenti e vincenti mentre viene completamente sottovalutato il tema dell'astensione, arrivata ormai a coinvolgere la maggioranza assoluta di elettrici ed elettori, che rende il sistema terreno ideale per scorrerie di concentrazione (anche personalistica) del potere come dimostra la questione della modifica della formula elettorale che il centro destra sta preparando dopo che per anni la sinistra ha praticamente ignorato il problema (nonostante i tanti richiami del compianto Felice Besostri). Si considerano le elezioni quasi come una mera prova agonistica con i partiti ridotti a litigiosi comitati elettorali. In questi casi poi la semplificazione che la destra utilizza nel messaggio politico prevale. Analisi dei voti di lista del turno elettorale del 23/24 novembre 2025 (le percentuale sono tutte riferite al totale degli iscritti nelle liste) CAMPANIA Elezioni regionali 2025 Aventi Diritto 4.975.253 Voti Validi 2.009.713 40,39% Elezioni politiche 2022 Aventi Diritto 4.510.722 Voti Validi 2.301.727 51,02% Elezioni regionali 2020 Aventi diritto 4.996.921 Voti Validi 2.357.610 47,18% Tra le regionali 2020 e le regionali 2025 - 6,79% Centro-Sinistra PD 370.016 7,43% (Regionali 2020: 398.522 7,97% Politiche 2022: 277.763 6,15%) M5S 183.333 3,68% (Regionali 2020 233.975 4,68% Politiche 2022 798.013 17,69% ) Riformisti (in precedenza Italia Viva - Azione) 116.963 2,35% ( Regionali 2020 173.884 3,47% Politiche 2022 121.165 2,68%) AVS 93.596 1,88% (Regionali 2020 (Europa Verde) 42.997 0,86% Politiche 2022 62.060 1,37% ) Noi di Centro 71.260 1,43% Politiche 2022 27.730 0,61% Liste del presidente e civiche 394.754 7,93% Regionali 2020 1.001.210 (compreso Centro Democratico, PSI, PRI) 20,03% Rappresentatività complessiva del centro-sinistra compreso il M5S e i riformisti: 24,70% Centro Destra Fratelli d'Italia 239.733 4,81% (Regionali 2020: 140.916 2,82%, Politiche 2022 416.191 9,22% ) Forza Italia 215.419 4,32% (Regionali 2020 121.694 2,43% Politiche 2022 244.777 5,42% ) Lega 110.735 2,22% (Regionali 2020 133.159 2,66% Politiche 2022 90.779 2,01% ) Noi Moderati 25.559 e UDC 9.771 35.330 0,71% (Regionali 2020-UDC- 45.325 0,90% Politiche 2022 13.028 0,28% ) Lista del Presidente e Liste d'appoggio 107.333 2,15% (Regionali 2020 9.763) 0,19% Rappresentatività complessiva del centro - destra : 14,21% Rappresentatività complessiva del "profilo bipolare": 36.91% Sinistra Campania Popolare 40.743 0,81% (Regionali 2020 30.955 0,61% Politiche 2022 45.063 0,99% ) Altre Liste 30.858 0,62% PUGLIA Elezioni Regionali 2025 Aventi diritto 3.527.190 Voti Validi 1.328.628 37,66% Elezioni Politiche 2022 Aventi diritto 3.217.704 Voti validi 1.737.554 53,99% Elezioni Regionali 2020 Aventi Diritto 3.565.014 Voti Validi 1.676.515 47,02% Tra le regionali 2020 e le regionali 2025 - 9,36% Centro Sinistra PD 344.228 9,75% (Regionali 2020 289.254 4,63% Politiche 277.763 8,63% ) M5S 95.963 2,72% ( Regionali 2020 165.243 4,63% Politiche 2022 491.373 15,27% ) AVS 54.358 1,53% (Regionali 2020 Puglia solidale e verde 63.754 1,78% Politiche 2022 48.102 1,49%) Popolari 54.306 1,53% (Regionali 2020 99.5712,79%) Liste Presidente e Civiche 282.010 7,99% (Regionali 2020 303.796 8,52%) Rappresentatività complessiva del centro-sinistra 23,56% Centro Destra Fratelli d'Italia 248.904 7,05% (Regionali 2020 211.693 5,93% Politiche 2022 425.160 13,21% ) Forza Italia 121.015 3,43% (Regionali 2020 149.399 4,19% Politiche 2022 190.643 5,92%) Lega 106.853 3,02% (Regionali 2020 160.507 4,50% Politiche 2022 91.393 2,84%) Noi Moderati 10.997 0,31% (Regionali 2020 UDC 31736 0,89% Politiche 2022 12.265 0.38%) Civica 1.127 Rappresentatività complessiva del centro destra 13,86 Rappresentatività complessiva del "profilo bipolare" 37,42% Puglia Popolare (PRC-PCI- PaP) 6.734 0.19% (Regionali 2020 5.878 0,16% Politiche 2022 17.271 0,53%) Alleanza Civica 1.683 0,04 VENETO Elezioni Regionali 2025 Aventi diritto 4.294.694 Voti Validi 1.673.876 38,97% Elezioni Politiche 2022 Aventi diritto 3.728.012 Voti Validi 2.511.026 67,35% Elezioni Regionali 2020 Aventi diritto 4.126.114 Voti Validi 2.055.173 49,80% Tra le elezioni regionali 2020 e le elezioni regionali 2025 - 10,83% Centro Sinistra PD 277.495 6,46% (Regionali 2020 244.881 5,93% Politiche 2022 405.800 10,88% ) AVS 77.261 1,78% (Regionali 2020 Europa Verde 34.647 0,83% Politiche 2022 87.382 2,34%) M5S 36.866 0,85% (Regionali 2020 55.281 1,33% Politiche 2022 145.559 3,90%) Rifondazione Comunista 10.430 0,24% (Regionali 2020 Veneto Ec.Sol. 9.061 0,21% Politiche 2022 23.292 0,62%) Riformisti e Civiche 35.669 0,83% ( Regionali 2020 12.426 0,30%Politiche 2022 210.020 5,63%) Lista del Presidente e Civiche 24.296 0,56% (Regionali 2020 41.275 1,01) Volt.5.339 0.12% (Regionali 2020 14.246 0,33%) Rappresentatività del centro sinistra 10,91% Centro Destra Lega 607.220 14,13% (Regionali 2020 347.832 8,43% Politiche 366.425 9,82%) Fratelli d'Italia 312.839 7,28% (Regionali 2020 196.310 4,75% Politiche 2022 818.520 21,95%) Forza Italia 105.375 2,45% (Regionali 2020 73.244 1,77% Politiche 2022 173.609 4,65% ) Noi Moderati 18.768 0.43% (Politiche 2022 51.931 1,39%) UDC 28.109 0,65% Liga Veneta 30.703 0,71% (Regionali 2020 48.392 1,17% ) Regionali 2020: Lista Zaia Presidente 916.087 22,20% Rappresentatività complessiva del centro destra 25,68% Rappresentativà complessiva del profilo "bipolare" 36,59% Il caso Veneto fa prestare grande attenzione al fenomeno della volatilità interna alle coalizioni. In un quadro di complessiva flessione di partecipazione al voto la posizione dell'ex-Presidente della Regione Zaia ha mutato profondamente il quadro politico: sparita la lista a lui intestata nelle regionali 2020 la Lega con lo stesso Zaia capolista ha raccolto circa 240.000 voti in più rispetto alle politiche 2022 perdendo, nella somma tra la Lista Zaia e la Lega nel 2020 circa 600.000 voti mentre Fratelli d'Italia è calato tra il 2022 e il 2025 di oltre 500.000 voti con l'uscita verso l'astensione più alta fra le regioni al voto il 23/24 novembre. Resistere Veneto 83.054 1,93% Democrazia Sovrana Popolare 12.941 0,30% (Politiche 2022 26.631 0,71% ) Popolari per il Veneto 6.071 0,14% In conclusione non si può ignorare che nel momento in cui si scrive di affinamento del profilo bipolare del sistema si dovrebbe rilevare che nelle tre importanti regioni andate al voto il 23/24 novembre 2025 la somma delle due coalizioni di centro sinistra e di centro destra (presentatesi in tutti i casi in completo e nel Veneto comprendendo anche Rifondazione Comunista) non arriva al 40% dell'intero elettorato. Un grado di rappresentatività del tutto insufficiente nel momento in cui, tra l'altro, si è tornati a parlare di premierato: il rischio concreto, in un Paese politicamente articolato come l'Italia, è quello di andare ad eleggere un Primo Ministro con una quota più o meno del 20% dell'intero elettorato.Sicuramente in quel caso giocherà un forte ruolo la presonalizzazione ma adesso è necessario comunque avvertire in particolare i partiti dell'opposizione: è possibile che si avveri la possibilità che emerga una forma di governo fortemente accentrato in dimensione monocratica eletto con una percentuale molto bassa di consenso reale e probabilmente neppure l'adozione di un sistema elettorale proporzionale e il ritorno a governi di natura parlamentare potrebbero ovviare a questo stato di cose che ha profonde ragioni di carattere internazionale e soprattutto di situazione sociale che genera profonda sfiducia. Determinante dovrebbe essere il ritorno ad un ruolo dei partiti di aggregazione sociale e pedagogia politica. Di questo, ribadiamo, non sembrano occuparsi le forze politiche anche dell'opposizione ma l'analisi di questa situazione non può essere certamente approfondita in una sede di semplice esposizione di dati (si ricorda, infine, che tutte le percentuali sono riferite al totale degli aventi diritto).

martedì 25 novembre 2025

NUMERI DALLE REGIONI (parte prima)

NUMERI DALLE REGIONI (parte prima) di Franco Astengo Questo abbozzo di analisi riguardante l'esito elettorale del 23/24 novembre 2025 relativo alle regioni Campania, Puglia e Veneto rappresenta la prima parte di un lavoro più completo che mi auguro di realizzare nei prossimi giorni. In questa occasione mi sono occupato soltanto del tema della partecipazione al voto e dei dati riguardanti i raffronti circa l'elezione diretta dei presidenti della Giunta. Seguirà un tentativo di analisi sui voti delle liste e ancora un riassunto complessivo della tornata iniziata a settembre e che ha riguardato 6 regioni (Marche, Calabria, Toscana, Campania, Puglia, Veneto). Si è utilizzata la cifra dei voti validi (quindi già depurati di schede bianche e nulle) Andando per ordine PARTECIPAZIONE AL VOTO CAMPANIA Elezioni Regionali 2025 CAMPANIA Aventi diritto 4.975.223 Voti Validi Candidati Presidente 2.121.474 42,64% Liste 2.009.713 40,39% Voti validi ai candidati presidenti (6) in maggior numero rispetto ai voti di lista 111.761 Elezioni Politiche 2022 CAMPANIA Aventi diritto 4.510.722 (differenza dovuta agli iscritti all'estero) Voti Validi (regione Senato) 2.301.027 51,01% Elezioni Regionali 2020 CAMPANIA Aventi diritto 4.996.921 Voti Validi Candidati Presidente 2.774.104 55,51% Liste 2.357.610 47,18% Voti validi ai candidati presidenti (7) in maggior numero rispetto ai voti di lista 416.494 Differenze: Voti validi in meno tra i candidati presidenti 2025 e i candidati presidenti 2020 652.630 (- 12,87%) Voti validi in meno tra le liste: Regionali 2025, Politiche 2022, Regionali 2020 Tra le Regionali 2025 e le Politiche 2022 291.314 (- 8,37%) Tra le Regionali 2025 e le Regionali 2020 347.897 ( - 6,79%) PUGLIA Elezioni Regionali 2025 Aventi diritto 3.527.190 Voti Validi Candidati Presidente 1.437.609 40,75% Liste 1.328.628 37,66% Voti validi ai candidati presidenti (4) in maggior numero rispetto ai voti di lista 108.981 Elezioni Politiche 2022 Aventi diritto 3.217.704 (ricordare sempre gli iscritti all'estero) Voti Validi 1.737.554 53,99% Elezioni Regionali 2020 Aventi diritto 3.565.014 Voti validi candidati presidenti 1.862.023 52,23% Voti validi liste 1.676.515 47,02% Voti validi ai candidati presidenti (8) in maggior numero rispetto ai voti di lista 185.508 Differenze: Voti validi in meno tra i candidati presidenti Regionali 2025 - Regionali 2020 424.954 (- 11,48%) Voti validi in meno tra le liste Regionali 2025, Politiche 2022, Regionali 2020 Tra le Regionali 2025 e le Politiche 2022 408.926 (-16,33%) Tra le Regionali 2025 e le Regionali 2020 347.887 (9,36%) VENETO Regionali 2025 Aventi Diritto 4.294.694 Voti validi candidati presidente 1.881.272 43,80% Voti Validi liste 1.673.876 38,97% Voti validi ai candidati presidenti (8) in maggior numero rispetto ai voti di lista 207.396 Politiche 2022 Aventi diritto 3.728.012 (tenuto conto degli iscritti all'estero) Voti validi 2.511.026 67,35% Regionali 2020 Aventi diritto 4.126.114 Voti validi candidati presidenti 2.453.519 59,46% Voti validi liste 2.055.173 49,80% Voti validi ai candidati presidenti (8) in maggior numero rispetto ai voti di lista 398.346 (in tutte e tre le regioni si evidenzia un calo nella differenza tra i voti ai candidati presidenti e alle liste: segnale del differente peso politico tra le candidature). Differenze: Voti Validi in meno tra le liste Regionali 2025, Politiche 2022, Regionali 2020 Tra le Regionali 2025 e le Politiche 2022 836.726 (-28,38%) Tra le Regionali 2025 e le Regionali 2020 381.297 (-10,83%) Complessivamente tra le 3 regioni in cui si è votato il 23/24 novembre 2025 la dimunizione di voti validi è stata, tra le Regionali 2020 e le Regionali 2025 di 1.458.378 voti (-26,98%) Effettivo grado di rappresentatività dei presidenti eletti tra il 2020 e il 2025 (percentuali sul totale degli iscritti) CAMPANIA 2020: De Luca 1.789.017 su 4.996.921 35,80% sconfitto Caldoro 464.921 9,30% 2025: Fico 1.286.188 su 4.975.253 25,85% (-9,95%) sconfitto Cirielli 757.836 15,23% PUGLIA 2020: Emiliano 871.028 su 3.565.014 24,43% sconfitto Fitto 724.928 20,33% 2025: De Caro 919.665 su 3.527.190 26,07 ( + 2,27%) sconfitto Lo Buono 505.055 14,31% VENETO 2020: Zaia 1.883.960 su 4.126.114 45,65% sconfitto Lorenzoni 385.758 9,34% 2025: Stefani 1.211.356 su 4.294.694 28,20% (-17,45%) sconfitto Manildo 543.278 12,64% Da notare il risultato di De Caro in Puglia che migliora il grado di rappresentatività di Emiliano dell'1,36% mentre il candidato del centro destra cala del 6.02%.- La rappresentatività media dei 3 presidenti eletti è quindi fissata al 26,70% mentre nel 2020 era del 35,29% con un calo dell'8,59% Il consuntivo di questa primo - molto parziale - abbozzo di analisi può essere riassunto in una sola indicazione: prosegue un alto tasso di volatilità elettorale ma a senso unico verso l'astensione. Vedremo meglio in seguito analizzando i risultati delle singole liste: i partiti dimostrano di non riuscire a realizzare un sufficiente radicamento nella società e questo rende il sistema progressivamente sempre più fragile. All'orizzonte poi il tentativo di modificare la formula elettorale in senso di maggiore personalizzazione e di premio di maggioranza nell'esaltazione della goveranibilità: l'ennesimo taglio di rappresentanza, cioè esattamente il contrario di quello che servirebbe per cercare di consolidare una qualche credibilità del sistema. Naturalmente le ragioni dell'astensionismo sono complesse ( questa volta si è cercato anche di giustificare il fatto con il facilmente prevedibile esito nelle 3 regioni in questione) ma nel "caso italiano" si vedono quelle ragioni strutturali in parte già indicate che rendono - appunto - il sistema fragile e possibile preda di scorrerie improvvise, tanto più che ci troviamo in una fase di difficoltà del sistema liberal-democratico.

lunedì 24 novembre 2025

GOVERNO, COSCIENZA, IDEOLOGIA

GOVERNO, COSCIENZA, IDEOLOGIA di Franco Astengo Scrivo questa nota mentre sono in corso le votazioni nelle Regioni Campania, Puglia e Veneto in questa remota periferia dell'Impero che è l'Italia e la previsione della partecipazione al voto sembra indicare che sarà difficile oltrepassare la soglia del 40% dei votanti. Ci troviamo insomma in una fase di profonda trasformazione dei termini di partecipazione democratica e di questo si è occupato Eduard Albrecht un veronese vice-preside della Mercy University di Manhattan nel suo testo "Political Automation. An introdution to AI in governament and its impact on Citiziens" (Oxford University Press, 2025). Ho tratto le considerazioni che seguiranno da una intervista rilasciata dallo stesso Albrecht alla "Lettura del Corriere della Sera" del 9 novembre scorso, riservandomi una indicazione conclusiva certo schematica e insufficiente. In premessa occorre osservare come - a giudizio dell'autore - i governi si stanno spostando verso una specie di "governo anticipativo": anziché formulare politiche nel momento per il momento grazie alle tecnologie esistenti e ai dati prodotti dai cittadini, dall'ambiente e dall'economia, appare possibile anticipare gli eventi e prendere posizione in base a una elaborazione di "governabilità predittiva". Un quadro che pone precisi interrogativi: Cosa cambia nella relazione tra cittadini e governi? Che diritti stanno cambiando? Lo Stato sta prendendo sempre più potere? Sta crescendo l'affidamento dei governi sull'IA per prendere decisioni: tutti i tipi di governi locali, regionali, nazionali e anche a livello multilaterale. Ovunque si registra un cambiamento nel "luogo in cui risiede il potere": prima era esclusivamente in mano agli esseri umani, ora non più, nelle micro e nelle macro-decisioni, in parte o talvolta completamente, l'IA supporta le decisioni dei governi. Così i governi stanno interagendo con una nuova entità che l'autore definisce "doppione digitale delle persone". Il problema che si presenta però è quello che le decisioni impattano sulle persone reali e non su quelle virtuali in un quadro di evoluzione istituzionale. Ci troviamo così di fronte a un dilemma: quello di una riduzione di uso dell'IA in alcuni settori al fine di armonizzare le decisioni del Governo oppure essere aperti ad un suo utilizzo come cittadini. Nasce così la proposta di una nuova istituzione "The Third House", un terzo parlamento, una Camera virtuale basata non sulla democrazia rappresentativa ma diretta, dove ogni cittadino potrebbe influire sulle decisioni e sul modo in cui queste tecnologie vengono usate, così si inizierebbe a pensare a una relazione diretta con i governi. Attraverso l'IA i governi stanno diventando personalizzabili, non è più il partito, la classe sociale, ma l'individuo che ha una relazione con lo Stato perché l'IA prende decisioni molto chirurgiche al riguardo delle singole persone. La valutazione che Albrecht compie nel suo testo è quella dell'avvertenza di un pericolo di atomizzazione dell'individuo che poi alla fine dia più potere allo Stato aggiungendo il rischio che questa voce mediata dall'IA venga corrotta rappresentando una versione imbastardita delle preferenze. L'ipotesi che conclude questo ragionamento è quella di arrivare a un sistema ibrido, con la deliberazione pubblica attraverso queste macchine e una porzione in ambito umano senza paura di cambiare i nostri paradigmi abituali. Aggiungo a questa descrizione (per certi versi inquietante) una annotazione personale con l'intento anche di avviare una discussione tenendo presente la necessità di traguardare un futuro nel quale la nostra società attuale rappresenterà "lo spettro" come prefigura Ian McEwan nel suo ultimo "Quello che possiamo sapere" (tema dello "spettro"affrontato anche dallo stesso Mc Ewan in una lunga intervista rilasciata a Walter Veltroni per il "Corriere della Sera"). Allo scopo di rappresentare lo "spettro buono" per il futuro (il libro di Mc Ewan è ambientato nel 2119) gli intellettuali di questo scorcio di secolo debbono obbligarsi a ritenere la questione della democrazia come decisiva : è necessaria una linea di alternativa e di uscita dall’accettazione totale dell’esistente. Un'uscita dalla passività dell'eterno presente che non può che essere portata avanti, in queste condizioni, anziché dalla mera elaborazione del dar voce diretta all'orientamento dei bisogni in funzione dei consumi (perchè di questo si tratta in concreto), da una reinterpretazione del concetto e della funzione dell’ideologia. La funzione dell’ideologia, come nell’accezione gramsciana deve essere sottratta al pericolo di un’interpretazione meccanicista e volgare, nella quale la sovrastruttura è ridotta a mera conseguenza dell’effetto della struttura identificata nell'accumulazione dei dati.. L’ideologia va così restituita al suo significato positivo di componente, essa stessa strutturale e indispensabile, dell’agire storico. Perché senza la funzione strutturale dei convincimenti non si possono comprendere le relazioni e i conflitti tra i ceti e le classi, che se muovono da una causa materiale ed economica, hanno sempre una traduzione e un’elaborazione ideale / ideologica (come è accaduta, del resto, con la grande ondata liberista partita dal mondo anglosassone alla fine degli anni’70). E’ il caso di recuperare una citazione: dai “Quaderni dal carcere” (volume III dell’edizione del 1975, Editori Riuniti, curata da Valentino Gerratana): “La tesi secondo cui gli uomini acquistano coscienza dei conflitti fondamentali sul terreno delle ideologie non è di carattere psicologico o moralistico, ma ha un carattere organico gnoseologico” (ovverosia derivante da una vera e propria “teoria della conoscenza”). E’ necessario fare in modo che donne e uomini riacquistino coscienza della loro posizione sociale e dei loro compiti proprio sul terreno della sovrastruttura : l’ambito cioè delle forme di coscienza, delle visioni del mondo, del come l’esistenza può essere pensata, significata, interpretata ed elaborata all'interno di un rapporto coscienza/conoscenza e non per opera di un agente esterno semplice accumulatore dei dati dell'esistente.

domenica 23 novembre 2025

IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI

IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI di Franco Astengo 1) "E' stato firmato il contratto dei metalmeccanici che prevede 205,32 euro di aumento medio. L’intesa è stata raggiunta dopo una lunga trattativa da Federmeccanica e Assistal con Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm. Il contratto scaduto a giugno 2024 è stato rinnovato dopo 17 mesi di difficili trattative caratterizzate da ripetuti “stop and go”, con una rottura del tavolo, 40 ore di sciopero e manifestazioni in tutt’Italia, e dalla metà di luglio una ripresa del negoziato.L’aumento mensile che al livello medio (C3 ex 5°liv.) è di 205,32 euro, porterà ad un aumento di 177 euro dei minimi per i prossimi tre anni. La prima rata di 27,70 euro è stata già erogata il 1° giugno 2025, la prossima tranche di 53,17 euro sarà pagata il 1° giugno 2026, gli ulteriori 59,58 euro il 1°giugno 2027, la quarta tranche di 209; 64,87 sarà corrisposta il 1° giugno 2028. Gli aumenti contrattuali pari al 9,64%, sono superiori al tasso di inflazione Ipca previsto del 7,20%, ma spalmati su 4 anni e non più su 3. Aumentano anche i Flexible benefit completamente esentasse, dagli attuali 200 euro a 250 euro da erogare entro febbraio 2026 che nel periodo 2021-2028 raggiungono così la somma di 1.750 euro netti per ciascun addetto. Importanti novità riguardano anche le parti normative del Ccnl, con l’’ampliamento a 96 delle ore/anno per l’orario plurisettimanale per meglio bilanciare i carichi di attività e il contestuale innalzamento a 128 ore del tetto tra plurisettimanale e straordinario in quote esenti. Si prevede che i contratti a termine possano superare i 12 mesi di durata a fronte di specifiche causali, ma dal 2027 le causali per prorogare i contratti di 12 mesi potranno essere usate solo se saranno stabilizzati almeno il 20% dei precedenti contratti a tempo determinato. Sullo Staff-leasing è stato introdotto il diritto dopo 48 mesi ad essere stabilizzati a tempo indeterminato presso l’azienda oggetto della missione." 2) Il contratto dell' antica "classe generale" quella che esprimeva il sindacato "soggetto politico" nel passaggio per dirla con Bruno Trentin "da sfruttati a produttori". Abbiamo riportato integralmente i principali passaggi dell'accordo contrattuale rilevandolo dal sito del "Sole 24 ore", ovviamente non siamo in grado di fornire una valutazione di merito: questo testo è finalizzato soltanto a segnalare non solo la diversità dai tempi trascorsi quando il contratto dei metalmeccanici era il "contratto" che segnava un'intera stagione economico - sociale.E' il caso di approfondire invece il quadro generale all'interno del quale la firma del contratto si situa (per combinazione la firma dell'intesa ha coinciso con la decisione di Moody's, una delle più influenti società di ricerche finanziarie al mondo, ha migliorato la sua valutazione (il rating) dell'Italia. Tecnicamente lo ha portato da Baa3 a Baa2. Decisione intorno alla quale il governo di destra ha battuto la grancassa soprattutto al riguardo della "stabilità"). Anche per la sinistra politica il contratto dei metalmeccanici non assume più un aspetto di "centralità". Una sinistra alle prese con ormai storiche difficoltà di radicamento sociale e, nella fattispecie, con l'idea che prevalentemente gli operai dell'industria si sono spostati a destra perchè trascurati nella loro condizione di vita e di lavoro e sensibili al richiamo corporativo. Quanti sono i dipendenti nell’industria metalmeccanica in Italia? Più di 1,8 milioni (dati Istat) se contiamo anche il lavoro interamente sommerso (che avrebbe un’incidenza relativamente bassa in questi comparti) e quel po’ di occupazione metalmeccanica attiva in imprese che ufficialmente non sono metalmeccaniche: al netto di queste due componenti, gli occupati delle imprese metalmeccaniche sono circa 1,7 milioni. Alla vigilia della crisi superavano i due milioni: in un quinquennio le imprese metalmeccaniche hanno dunque bruciato circa 300 mila posti di lavoro. Un terzo di questa perdita è concentrata nei settori della fabbricazione di prodotti in metallo (come generatori, caldaie, armi, ferramenta) che - insieme all’industria meccanica - esprimono il grosso dell’occupazione metalmeccanica. 3) Sorge una domanda: Questo contratto come si colloca nel quadro complessivo della situazione industriale che appare - tra l'altro - dominata dalla vicenda ILVA e dalla concreta possibilità di secco ridimensionamento della presenza della siderurgia in Italia.Ci troviamo nella situazione dell’ennesimo passaggio nella lunga storia dell’apparentemente irreversibile declino dell’Italia dei settori fondamentali nella produzione industriale. L’Italia si trova in una situazione d’incapacità di difesa del proprio residuo patrimonio economico soprattutto perché si trova di fronte ad uno specifico intreccio perverso tra politica ed economia che ha finito con il paralizzare scelte fondamentale che sarebbero state necessarie, soprattutto dal punto di vista dell’intervento del pubblico sia sul piano degli investimenti che della gestione. Il quadro complessivo appare di grave insufficienza anche dal punto di vista della realtà finanziaria e delle infrastrutture. Il tessuto produttivo nazionale attraversa, da anni, una crisi strutturale che condiziona l'economia del Paese e non si è mai riusciti a varare una sintesi di programmazione economica, all'interno della quale potesse emergere la capacità di selezionare poche ed efficaci misure, in grado di incrociare la domanda di beni e servizi e promuovere una produzione di medio e lungo periodo.Appaiono, inoltre, in forte difficoltà anche gli strumenti di rapporto tra uso del territorio e struttura produttiva; strumenti ideati nel corso degli ultimi vent'anni allo scopo di favorire crescita e sviluppo: il caso dei distretti industriali, appare il più evidente a questo proposito.Da più parti si sottolinea, giustamente, il deficit d’innovazione e di ricerca. Abbiamo verificato il determinarsi di una vera e propria involuzione del sistema con il Paese ormai praticamente privo di capacità industriale nei settori strategici, dopo la sbornia delle privatizzazioni e l’aver adottato, fin dagli anni’80 strategie sbagliate proprio sul terreno del modello di sviluppo. Avremmo avuto bisogno invece, di programmazione e di capacità di gestione verso i soggetti capaci di generare innovazione: l'Università, in primis, l'Enea, il CNR, le grandi utilities, le infrastrutture. 4)Come può essere possibile affrontare oggi questo frangente che minaccia di far chiudere quasi completamente la storia della siderurgia in Italia e di far compiere un altro passo indietro alla presenza industriale complessiva del Paese in un quadro internazionale di grandissima difficoltà caratterizzato dai dazi di Trump. dai venti di guerra, dall’aggressività cinese in tutti i campi, dall’arresto del processo di globalizzazione, dalla crisi latente in Paesi il cui sviluppo tecnologico e industriale risulta decisivo come nel caso della Germania.Si sta delineando un processo lungo e difficile, il cui presupposto dovrebbe essere quello di non affidarsi semplicemente al mercato e ai suoi meccanismi.Deve emergere una capacità di previsione da parte dell’intervento pubblico, sia sotto l'aspetto della programmazione, che della correzione degli indirizzi generali: ed è questo che è mancato e continua a mancare da parte dei soggetti politici.Il momento è talmente drammatico che sarebbe complicato aggiungere qualche altra osservazione salvo quello della necessità e urgenza di un intervento di natura politica capace di fornire una nuova qualità d’indirizzo nella presenza industriale.Non basta la firma del contratto :Il frutto dell'assenza di una politica industriale da parte dei diversi governi succedutisi nel tempo e da scelte compiute al riguardo dello smantellamento dell'intervento pubblico in economia e relative privatizzazioni.

sabato 22 novembre 2025

DIPLOMAZIA: APPELLO AL MOVIMENTO PER LA PACE

DIPLOMAZIA: APPELLO AL MOVIMENTO PER LA PACE di Franco Astengo E' arrivato il momento in cui il movimento per la pace deve sapersi misurare con lo spinoso nodo della diplomazia. Il conflitto che si sta svolgendo da quattro anni nel cuore dell'Europa si trova ad un possibile punto di svolta: su di un crinale scivoloso. L'intesa tra USA e Russia potrebbe sortire, infatti, un esito di vera e propria trasformazione dell'insieme delle relazioni internazionali in ispecie sul piano europeo. E' necessario ed urgentissimo che il movimento per la pace (che pure ha dato in questi ultimi anni alcune prove di capacità transnazionale) si rivolga alle forze politiche della sinistra perché si giunga ad una proposta che consenta una presenza al tavolo che non consista semplicisticamente all'idea della prosecuzione del conflitto e del processo di riarmo dei singoli Paesi ("in primis" della Germania). Dovrebbe essere considerata la possibilità di proporre una conferenza di pace sul suolo europeo nella quale si riesca a discutere dell'assetto complessivo del Continente. Il tema della pace può essere declinato soltanto intervenendo attivamente sulla politica estera compiendo scelte di programma anche difficili e rovesciando anche alcune impostazioni "storiche" . La presidenza Trump ha spostato diversi punti di riferimento mandando in crisi il sistema di relazioni sovranazionali NATO inclusa: un sistema di relazioni cui la destra si è prontamente acconciata. Per la sinistra è rimasto scoperto un campo d'intervento decisivo: quello europeo. E' necessario riflettere appunto sullo spazio politico europeo. Senza farla lunga limitiamoci all’analisi del concetto teorico di “neutralità” che potrebbe essere collegato alla definizione di uno spazio politico europeo e alla presenza di una sinistra sovranazionale. In senso stretto neutralità è la situazione giuridica regolata dal diritto internazionale di estraneità e di equidistanza di uno Stato in presenza di un conflitto armato, tra gli stati. L’istituto ha una lunga storia di convenzioni e norme. Il concetto, invece, pone una serie di problemi, provocati dalla pluralità dei significati di neutralità e dei termini giuridici e politici da esso derivanti (neutralizzazione, neutralismo) ma soprattutto dalla relazione di neutralità con concetti come guerra, terzo, amicizia. Oggi l’idea di “neutralità” potrebbe essere collegata a una ripresa del discorso su di una “terza via” riferita non semplicemente alla ricerca di un equilibrio tra sistemi politici ma all’elaborazione di una strategia globale posta sul piano delle relazioni internazionali riportando al centro l’idea fondamentale del rapporto Nord/Sud in un quadro di recupero degli organismi sovranazionali nel senso di un re-orientamento nell'utilizzo delle risorse e di complessiva smilitarizzazione. Questo potrebbe essere il tema della proposta di conferenza di pace. Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune concezioni di carattere costituzionale e di ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo. La sinistra potrebbe tentare di muoversi per costituzionalizzare la neutralità in parallelo con la nascita di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale. Una sovranazionalità che ritorni ad individuare un nesso con il concetto di neutralità codificato in passato, tra gli altri, da Grozio, Wolff, Vattel e poi ripreso da più parti nel cuore della “guerra fredda” (smilitarizzazione e neutralità: pensiamo al Piano Rapacki). Una sinistra sovranazionale che recuperi la centralità del diritto pubblico europeo come proprio fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovi autonomia nella complicata, difficilissima contesa internazionale

mercoledì 19 novembre 2025

L'ANARCHIA DELLA PREVALENZA DEL PIU' FORTE

L'ANARCHIA DELLA PREVALENZA DEL PIÙ' FORTE di Franco Astengo La democrazia italiana fondata sulla Costituzione Repubblicana si trova su di un piano inclinato e può scivolare pericolosamente. Questa è la sensazione che si ricava analizzando le vicende dell'ultimo decennio. Una sensazione ancor più acuita dai fatti che stanno accadendo attorno a noi partendo dal quadro generale che vede l'establishment del nostro Paese allineato alle logiche di guerra che stanno prevalendo a livello planetario. Logiche di guerra che si situano nel pieno di una tempesta alimentata dalla spirale neo-liberista e negazionista che sembra prevalere nell'allineamento della logica dei blocchi imposta dalle Grandi Potenze impegnate a coltivare gli orti di casa propria incuranti degli evidenti rischi che stanno sorgendo a livello planetario a partire da quello nucleare e non dimenticando il possibile scoppio di una enorme bolla speculativa sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale che si sta per realizzare in un quadro di vera e propria "anarchia della prevalenza del più forte". Limitiamo, per il momento, la nostra analisi al "caso italiano" (trasformato in retroguardia dopo tanti anni di avanguardia): i fatti più recenti dimostrano come sia sbagliata la linea (che definirei "giolittiana") di inclusione della destra nel normale tessuto presuntamente democratico di una "alternanza temperata" . Alternanza come sembrerebbe suggerire il profilo sempre più marcatamente bipolare del sistema, bipolarismo tra coalizioni entrambe "spurie" dopo la stagione della "tripartizione" verificatasi con l'espressione elettorale dell'antipolitica che alla fine si è risolta in una crescita esponenziale dell'astensione al voto quale indice concreto della accentuata fragilità del sistema. Non si può pensare a un atteggiamento "inclusivo" rispetto a questa destra dall'evidente insofferenza per i meccanismi della democrazia parlamentare e della diarchia "Presidenza della Repubblica / Presidenza del Consiglio". Questa destra intende trasformare il secondo pilastro istituzionale in soggetto prevalente (appunto l'anarchia del più forte) attraverso la formazione di una maggioranza di tipo plebiscitario. Si cerca di realizzare una maggioranza plebiscitaria che nell'indicazione di investitura salti il passaggio delle aule e l'occasione propizia per far questo può essere rappresentata dal referendum sulla magistratura tanto più che il Guardasigilli oggi si è accostato platealmente all'ipotesi contenuta nel documento della "Rinascita Nazionale" elaborato nel 1975 dalla loggia P2 (mi permetto di ritenere questo passaggio ancora più pericoloso dello scontro istituzionale in corso tra FdI e il Quirinale). Si possono così trarre due provvisorie indicazioni: a) l'importanza del referendum costituzionale sull'ordinamento della magistratura che dovrebbe svolgersi nei primi mesi del 2026. I segnali di partenza sono contrastanti, almeno dal nostro punto di vista. Andrebbe svolta una operazione propedeutica di impostazione ancora in precedenza alla definizione di uno schieramento: quella di elevare il livello dello scontro al tema costituzionale (sul quale in passato vi sono state troppe esitazioni se non errori clamorosi tipo la riduzione del numero dei parlamentari) non abbassandolo a mero scontro tecnico o ancor peggio a "governo sì/governo no". Sul tema della democrazia costituzionale va analizzato a fondo e riportato in primo piano il concetto di “rappresentanza politica” vero fulcro di quella “centralità del Parlamento” della quale abbiamo tante volte discusso. Il concetto di rappresentanza politica è stato attaccato a fondo nel corso di questi anni : si è assistito a vere e proprie modificazioni di paradigma fondate tutte sul primo e fondamentale cambiamento avvenuto con l’avvento del sistema elettorale maggioritario vera anticamera del plebiscitarismo. Si coglie l'occasione per ricordare ancora una volta come la definizione del sistema elettorale non faccia parte del dettato costituzionale, anche se si fa fatica a non riconoscere che il tema ha sempre assunto un rango di quel livello, come ha riconosciuto implicitamente la stessa Alta Corte nelle due occasioni in cui, grazie all'iniziativa del compianto Felice Besostri,ha bocciato prima la formula elettorale vigente e nella seconda una formula elettorale approvata dal Parlamento, con la fiducia, ma mai ammessa alla prova delle urne (poi fu elaborata una formula ancora più negativa delle precedenti ma questo sarebbe un altro discorso). b) La costruzione di una soggettività di sinistra effettivamente alternativa da intendersi quale elemento "dirigente" dell'opposizione fondata su una chiarezza di opzioni propositive: sulla pace e sulle grandi questioni economico - sociali a partire dal considerare l'Europa e la sua autonomia come spazio politico su cui investire e il tema delle disuguaglianze a tutti i livelli come prioritario comprendendo appieno il nuovo quadro di contraddizioni imposto dal modificarsi del quadro internazionale, dell'evoluzione tecnologica e dal ritardo con cui si stanno affrontando le grandi transizioni come quella climatica e quella digitale.

sabato 15 novembre 2025

CENTRO SINISTRA E NUMERI

CENTRO SINISTRA E NUMERI di Franco Astengo E' stato presentato a Genova presso l'Associazione "Le radici e le ali" il nuovo lavoro di Renato Mannheimer (questa volta in collaborazione con Pasquale Pasquino) "Gli Italiani al Voto", un'accurata analisi sui cambiamenti nelle scelte elettorali avvenute nel corso degli ultimi anni in comparazione con un testo analogo pubblicato nel 1985 ancora ai tempi della "Repubblica dei partiti". Un lavoro che dovrebbe essere tenuto in grande considerazione dagli operatori politici che nel momento in cui hanno la pretesa di impegnarsi nella contesa elettorale, costruire alleanze, promuovere candidature dovebbero tenerlo quale vero e proprio baedeker. In questo senso i punti di maggiore interesse riguardano, nello specifico del "caso italiano", il definirsi di un profilo bipolare del sistema in un quadro di progressivo acuirsi delle contraddizioni geopolitiche e sociali. Gli elementi caratteristici della fase possono essere, infatti, riassunti in una volatilità quasi completamente interna ai blocchi, in una restrizione dello spazio politico per il "centro", e in una diversa misura di potenzialità di espansione fra le forze politiche dove Fratelli d'Italia sembra in una qualche misura aver "fatto il pieno" entrando in diretta competizione con Forza Italia ma avendo come unico bacino di riferimento l'elettorato leghista che si considera "di destra" in una misura più ampia di quella autodichiarantesi tra elettrici ed elettori dello stesso partito della signora presidente del consiglio. Attorno a queste indicazioni fondamentali è il caso di aggiungere alcuni elementi allo scopo di suggerire una conclusione riguardante il possibile schieramento di centro-sinistra. 1) Il fenomeno dell'astensione è in costante crescita almeno dal 2013 in avanti per tutti i tipi di elezione. Nessuna forza politica è stata in grado di drenare il flusso in uscita di elettrici ed elettori, tanto meno quello più dichiaratamente populiste come M5S e Lega. Da notare come l'astensione colpisca anche gli eventi elettorali riguardanti quelle istituzioni che un tempo erano ritenute le "più vicine ai cittadini" come i Comuni; 2) Sta emergendo, in particolare a livello giovanile, il fenomeno di una attivizzazione culturale, sociale e anche politica magari su tematiche non direttamente legate al quotidiano (si vedano le manifestazioni Pro-Pal) che non sembra corrispondere a scelte di tipo elettorale; 3) Attorno al punto di conseguimento della maggioranza relativa abbiamo assistito dal 2014 in avanti, tra elezioni legislative generali e per il Parlamento Europeo, ad un vero e proprio turn over con la quota di voti in costante diminuzione. Nelle elezioni europee 2014 il PD a trazione renziana ottenne poco più di 11 milioni di voti (una quota che fece scattare un meccanismo di illusione ottica avendo i media strillato del 40%. In realtà la percentuale effettiva sul totale degli aventi diritto superava di poco il 22%, era iniziata la fase della "grande diserzione"). Politiche 2018 (territorio nazionale) maggioranza relativa al M5S con circa 10 milioni di voti. Europee 2019 maggioranza relativa alla Lega con 9 milioni di voti. Politiche 2022 maggioranza relativa a Fratelli d'Italia con poco più di 7 milioni di voti. Europee 2024 la maggioranza relativa si conferma a Fratelli d'Italia con 6.713.000 voti. Nel frattempo i voti validi sul territorio nazionale sono scesi da 32.841.70 nelle politiche 2018 a 23.308.066 nelle europee 2024. Una perdita attribuibile in buona parte alla caduta del M5S sceso da 10,732.066 suffragi a 2.327.868 (primo dato Politiche 2018, secondo dato Europee 2024). Deve essere chiaro che la gran parte della volatilità elettorale registrata nel corso di questi anni si è rivolta all'esterno del sistema verso l'astensione. 4) Il grado di contendibilità della maggioranza nelle prossime elezioni politiche (e in precedenza nel referendum costituzionale sulla magistratura al riguardo dell'esito del quale avrà senz'altro un peso rilevante il pronunciamento degli schieramenti politici ben oltre il merito, del resto assai complicato da decifrare) dipende quindi da una complessità di fattori non riducibile all'ampiezza delle coalizioni; 5) Grande importanza assume la possibilità di espansione delle diverse forze politiche. In questo senso è necessario aprire un punto di riflessione molto delicato: il centro-sinistra deve poggiare su di un soggetto pivotale strutturalmente collocato attorno al 30% dei consensi sui voti validi che presumibilmente diminuiranno ancora se forse non in dimensione vertiginosa come nel recente passato. Per capirci meglio con i numeri assoluti probabilmente forse non sarebbe sufficiente neppure sommare i voti di PD e AVS alle europee 2024 rispettivamente 5.613.769 e 1.569.453 per formare una maggioranza relativa solida al punto da determinare una ipotesi di alternativa; 6) Serve una riorganizzazione a sinistra sia in senso orizzontale (nel rapporto diretto con le esigenze, i bisogni, l'articolazione sociale) sia in senso verticale (della rappresentanza politica di un partito organizzato ai diversi livelli del territorio fino a quello centrale che non sia abbandonato agli eletti nelle istituzioni eternamente in caccia della riconferma attraverso politiche di tipo corporativo o imperniate sul voto di scambio). Un tema difficile ma sul quale sarà necessario riflettere (esiste anche una questione di identità politica: ad esempio il ritorno della socialdemocrazia negli USA può rappresentare un tema non secondario di discussione su un non trascurabile elemento di identità, in un quadro oggettivamente - e necessariamente - plurale).

INIZIATIVA 26 NOVEMBRE 2025

Scusandomi del disturbo mi permetto di rivolgere questo pre-invito ai principali interlocutrici/interlocutori della nostra Associazione "Il rosso non è il nero". Da diverso tempo assieme al gruppo consiliare del comune di Savona "Sinistra per Savona" e all'assessore Gabriella Branca stiamo lavorando ad una iniziativa che si svolgerà mercoledì 26 novembre prossimo alle ore 16,30 presso la Sala Rossa dello stesso comune di Savona. Una iniziativa di confronto tra i principali protagonisti della vita economica della nostra provincia finalizzata ad uno scopo ben preciso: quello di far diventare centrale il tema dello sviluppo produttivo, del lavoro, delle infrastrutture, del recupero delle aree industriali dismesse, della difesa del territorio in una situazione geo-economica misurata ben oltre la cerchia del comune ma traguardando una post-città che comprenda l'area "centrale" in collegamento con la Val Bormida. Non saranno trascurate le questioni legate ai servizi, al turismo, all'agricoltura in un discorso che contempli l'insieme della nostra provincia, si proietti a livello regionale, costituisca la base per una progettualità misurata ai livelli necessari per affrontare (anche pragmaticamente) il futuro. Come del resto avevamo già sviluppato con il documento "Savona visione e progetto" che era servito come base per la costruzione della lista elettorale di Savona 2021 cercando di fornire un contributo al successo (avvenuto) della candidatura di Marco Russo e della coalizione democratico - progressista che lo aveva sostenuto. Il confronto cui si faceva cenno sarà presieduto dall'assessore Branca, introdotto da Donatella Ramello e avrà come protagonisti il sindaco di Savona Russo, il segretario della Camera del Lavoro Pasa, il vice-presidente della camera di commercio e rappresentante dell'Unione Industriali Berta, il presidente della fondazione De Mari Pasquale e la direttrice della stessa fondazione Anna Cossetta. Come si può evincere facilmente dall'elenco delle personalità che hanno accolto il nostro invito (che anticipatamente ringraziamo) si tratterà davvero di una occasione particolare alla quale vi prego di prestare il massimo dell'attenzione. A questa nota seguiranno nei prossimi giorni inviti redatti più puntualmente e comunicazioni esterne al fine di realizzare la massima eco pubblica a questa iniziativa, ma fin d'ora sarei a pregarvi di annotarne la scadenza, aggiungendo anche che è nostra intenzione fare in modo che siano presenti amministratori dei Comuni del comprensorio in modo da consentire che in tempi brevi si possano avviare attorno al nostro progetto sinergie e collaborazioni. Grazie per la vostra attenzione Franco Astengo ("Il Rosso non è il Nero")

lunedì 10 novembre 2025

MANOVRA E OPPOSIZIONI

MANOVRA E OPPOSIZIONI di Franco Astengo Al Gruppo Partito Democratico Camera dei Deputati - Al Gruppo Partito Democratico Senato della Repubblica - Al Gruppo Alleanza Verdi Sinistra Camera dei Deputati - Al Gruppo Alleanza Verdi Sinistra Senato della Repubblica - Al Gruppo Movimento 5 Stelle Camera dei Deputati - Al Gruppo Movimento 5 Stelle Senato della Repubblica - Al Gruppo + Europa Camera dei Deputati - Al Gruppo Italia Viva Camera dei Deputati - Al Gruppo Italia Viva Senato della Repubblica - Al Gruppo Azione Camera dei Deputati - Al Gruppo Azione Senato della Repubblica LORO SEDI Arrivano da diversi soggetti istituzionali e politicile giuste valutazioni negative sulla manovra di bilancio in atto da parte del governo Questa pluralità di interpretazione negative dovrebbe stimolare una iniziativa unitaria delle opposizioni provvista di grande spessore sia sul piano dell'impatto politico, sia della capacità di espressione alternativa. Da questo punto di vista lo scorso 23 ottobre 27 associazioni di cultura politica e organi di informazione di diverse parti d'Italia avevano rivolto un appello alle forze parlamentari di opposizione perchè si realizzasse  una proposta politica orientata a realizzare una iniziativa accrescente la tensione unitaria su quello che veniva indicato il " delicato nodo della legge di bilancio". In quell'appello si faceva riferimento anche allo strumento di comunicazione "Sbilanciamoci" composto da economisti e ricercatori che si occupano dei temi dell'economia. "Sbilanciamoci" sta per varare (come ogni anno) una "contro legge di bilancio" che sarà presentata al Senato della Repubblica il prossimo 4 dicembre. Nel testo del documento cui si sta facendo riferimento si chiedeva alle forze politiche dell'opposizione parlamentare di adottare unitariamente il documento che "Sbilanciamoci" renderà pubblico fornendo così un grande contributo alla battaglia politica che è necessario condurre contro la destra. Una adozione unitaria da presentare in entrambi i rami del Parlamento appunto come "controdocumento" evitando di confondersi con una prassi emendataria spesso stimolata da interesse corporativi e particolaristici. Nella preoccupazione per l'emergere di divisioni e di una diversità di iniziative, richiamando anche una necessità di rapporto tra le opposizioni e la CGIL che ha proclamato uno sciopero generale per il 12 dicembre (mentre le organizzazioni sindacali di base lo hanno previsto per il 28 novembre) mi permetto di richiamare quell'iniziativa sottolineandone l'importanza e la necessità. Deve essere chiaro che l'impostazione politica che le opposizioni porteranno avanti sulla manovra di bilancio 2026 risulterà fondamentale non soltanto per l'oggi ma sia nell'occasione del difficile confronto che si avrà sul referendum costituzionale sulla giustizia (primavera 2026) sia sulle elezioni politiche prossime (scadenza autunno 2027): due appuntamenti proiettati nel tempo ma di decisiva importanza per l'avvenire della democrazia repubblicana al riguardo dei quali l'unità delle opposizioni appare elemento indispensabile. L'unità delle opposizioni può già essere rinsaldata proprio nell'occasione cui stiamo facendo riferimento di questa manovra di bilancio. Si ricordano i soggetti firmatari del testo cui si è fatto riferimento in questa occasione e che fu inoltrato a tutti i gruppi parlamentari e ai partiti di opposizione: - Associazione per il rinnovamento della sinistra - Roma - Comitato per la Democrazia Costituzionale - Roma - Centro Riforma dello Stato - Roma - Associazione "Laudato Sì" - Milano - Associazione Culturale "Infiniti Mondi"- Nola (Napoli) - Associazione "Socialisti in Movimento" - Milano - Rivista di Cultura Politica "Critica Sociale" - Milano - Giornale socialista "Il Lavoro"- Salerno - Associazione "Il Rosso non è il Nero" - Savona - Circolo Pertini - Sarzana - Socialismo Italiano 1892- Lecce - Quotidiano online "La nuova Savona" - Blog culturale "Odissea"- Milano - Associazione "Noi per Savona" - Rivista online "Ancora Fischia il Vento" - Rimini - Associazione "Officine Lavagnesi" - Lavagna (GE) - Associazione "Scuola e Costituzione" Genova - Associazione Culturale "Mediterraneo" La Spezia - Biblioteca Popolare - Bubbio (Asti) - Sezione ANPI Sassello (Savona) - Circolo "Calogero - Capitini" Genova - Casa dei Circoli "Culture e Popoli" Ceriale - ATTAC Savona - No rearm europe Savona - Comitato Acqua bene comune provincia di Savona - A.R.C.I provinciale Savona - "La bottega del Barbieri" Imola Iniziativa promossa dall'Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona riferimento: astengo.franco@gmail.com

sabato 8 novembre 2025

ANGELO D'ORSIl LA CATASTROFE DEL "NEO LIBERISMO"

ANGELO D'ORSI: LA CATASTROFE DEL "NEO-LIBERISMO" di Franco Astengo Sala Rossa gremita per la presentazione dell'ultimo libro di Angelo D'Orsi"La catastrofe neo-liberista": una presenza davvero importante che ha rappresentato un segnale di attenzione per l'autore ma anche una occasione di presenza per la sinistra savonese, in particolare per quei settori che nei mesi scorsi si sono maggiormente impegnati per la causa palestinese. Con l'autore sono intervenuti il filosofo Piergiorgio Bianchi e il consigliere comunale di "Sinistra per Savona" Marco Ravera. Un testo quello elaborato da D'Orsi che può essere giudicato dal forte impianto marxista: in tempi ormai trascorsi sarebbe stato indicato come libro di testo nei corsi tenuti nella mitica scuola di partito di Frattocchie. Nella sua relazione l'autore ha riferito dell'impianto complessivo del libro: "ho unito i puntini" per ricostruire la storia di 50 anni, ma ha anche affrontato passaggi d'attualità tratteggiando i termini della crisi della politica, del ruolo dell'informazione, della necessità sempre più urgente di definizione di identità per una sinistra d'alternativa. Quando si cerca di fare storia grande importanza deve essere assegnata al concetto di periodizzazione e a quello di "ricerca delle cause". Nella maggior parte delle analisi e delle ricostruzioni storico - politiche la fase dell'ondata neo liberista, seguita al periodo dei "30 gloriosi" e all'avvento del welfare state, è fatta coincidere con l'inizio della presidenza Reagan negli USA e della presidenza Thatcher in GB. In realtà le ricette di quella che è stata poi definita come "reagonomics" erano già state sperimentate nell'occasione del golpe cileno del 1973 orchestrato da Nixon e Kissinger in nome della linea dei "Chicago-Boys" di Friedman che appunto predicavano quello che abbiamo definito "neo-liberismo". Un 1973 "fatale" con lo shock petrolifero e la fine del regime di Breton Woods. In Italia. al tempo un "caso" di avanguardia oggi di assoluta retroguardia, si può partire dal decreto di San Valentino (1984 governo Craxi) anche se non vanno dimenticati gli anni della ricostruzione dopo la guerra, la scelta liberista compiuta dai governi democristiani, l'alto prezzo pagato dalla classe operaia e dai contadini. Da quel decreto di San Valentino che attaccò direttamente il meccanismo della scala mobile il neo liberismo ha rappresentato il patrimonio ideologico e politico prima del pentapartito poi con la caduta del muro di Berlino assumendo, rispetto al sistema politico italiano, una dimensione che non si può esitare a definire egemonica. Su quella base unitamente agli effetti di Tangentopoli e del trattato di Maastricht il sistema politico italiano mutava pelle affermando la triade: personalizzazione, esasperazione comunicativa, governabilità intesa quale fine ultimo dell'agire politico (insomma tutti gli elementi che consentirono a Berlusconi di affermare il proprio potere). Non possiamo non ricordare che , in questo quadro, lo scioglimento del PCI avvenne in ragione dello "sblocco del sistema politico" e quindi all'ombra della triade che ho appena invocato. Si pervenne così alla privatizzazione del patrimonio industriale pubblico (compresi i settori strategici: dalla siderurgia, alla chimica, alle telecomunicazioni, all'agroalimentare) , ci si rese parte attiva nelle imprese di esportazione della democrazia portate avanti da USA e NATO, si impose sostanzialmente un modello di sviluppo basato sul consumismo individualistico: gravissimo il ritardo sul tema ambientale che nel libro viene esaminato con grande attenzione. Gli effetti di quella stagione sono sotto gli occhi di tutti: l'aprirsi di una vera e propria voragine nel rapporto tra la politica e la società, la trasformazione dei partiti in semplici comitati elettorali, l'affermazione di soggetti che agitando retoriche populiste hanno semplicemente svolto una scalata al potere fino all'affermazione di una destra oggi al governo al riguardo della quale dobbiamo avere il coraggio di denunciare la matrice storica e ideologica che al fascismo. Nel modificare il rapporto tra esecutivo e legislativo a vantaggio del potere del governo grazie alla decretazione d'urgenza il potere giudiziario ha rappresentato una sorta di "pietra d'inciampo" ed è questa la ragione del durissimo attacco che sta subendo il concetto di indipendenza della magistratura. Così come è sotto attacco l'informazione, con la trasformazione delle proprietà editoriali e l'asservimento delle reti televisive. Tutto questo è avvenuto mentre il neo-liberismo è riuscito a creare una sorta di senso comune e l'idea che la globalizzazione portasse a una nuova stagione di benessere si infrangeva sugli scogli della crisi finanziaria del 2008, si riposizionavano strategie a livello planetario, si spostavano gli equilibri dalla antica "centralità occidentale", ripartivano situazioni di sfruttamento coloniale: tutti gli elementi che hanno portato alla situazione odierna. Nel sistema politico italiano si sono affermati fenomeni che vanno giudicati come pericolosi per la stabilità democratica (considerato anche l'affermarsi in Europa e fuori d'Europa di fenomeni di vera e propria autocrazia): l'astensione al voto tocca ormai quasi stabilmente (di elezione in elezione) il 50%, abbiamo avuto momenti di eccessiva volatilità elettorale (esempi), è stata toccata la Costituzione Repubblicana e si minaccia di procedere in questo senso in punti molto delicati dell'assetto repubblicano sancito dalla Costituzione Antifascista. Il neoliberismo è in crisi e si sta difendendo attraverso la riproposizione del binomio guerra/capitalismo propugnata, in primis e non da solo dal governo Trump cui il governo italiano appare assolutamente subalterno. Nel frattempo è cresciuto il peso del complesso militar-industriale: un peso abnorme che addirittura era già stato denunciato dal presidente USA Eisenhower nel suo discorso d'addio nel 1961. La sola risposta possibile rimane quella di far diventare un fatto politico un progetto di uguaglianza. Ancora una volta è il discorso della visione di società in senso socialista che appare ancora deficitaria nell'articolazione ideale, politica, sociale di una proposta alternativa: i temi sono quelli delicatissimi citati all'inizio dell'innovazione tecnologica, delle migrazioni, delle grandi transizioni in atto da quella climatica a quella digitale, del rilancio della Costituzione repubblicana continuamente sotto attacco.

venerdì 7 novembre 2025

RIDUZIONE DELLE DISUGUAGLIANZE/PROGETTO DI UGUAGLIANZA

RIDUZIONE DELLE DISUGUAGLIANZE/ PROGETTO DI UGUAGLIANZA di Franco Astengo L'esito delle elezioni newyorkesi dimostra e conferma l'esistenza di un "bipolarismo radicale" costruito sulla crescita abnorme delle disuguaglianze, sulle mutate condizioni di vita complessive, sul pericolo della guerra, sul ripresentarsi della contraddizione centro/periferia alimentato dal modello di consumi, dallo stile di vita, dal presentarsi di opportunità sociali che fanno della periferia il luogo della conservazione (ricordate la cintura della ruggine trumpiana nell'interpretazione del post-industriale?). La radicalità delle contraddizioni si esprime e richiede una analoga radicalità delle espressioni politiche, fuori dal provincialismo del "centro moderato" e della crisi delle "democrazie liberali". Da New York a Roma il salto nel provincialismo è notevole ma la discussione in corso sulla manovra economica ha assunto comunque un significato pienamente politico: i rilievi sulla crescita delle disuguaglianze debbono corrispondere a un giudizio politico relativo alla dimensione "classista" delle intenzioni di governo che vanno contrastate proprio sul terreno del trasformare l'idea della riduzione delle disuguaglianze in un progetto di uguaglianza. Per riuscire a far diventare un fatto politico un progetto di uguaglianza è però necessaria la costruzione di un soggetto pienamente misurato sulla sua elaborazione come identità politica: ancora una volta è il discorso della visione di società in senso socialista che appare ancora deficitaria nell'articolazione ideale, politica, sociale di una proposta alternativa che l'attuale schieramento di opposizione dovrebbe essere capace di mettere in campo. Tenuto conto beninteso delle grandi difficoltà del sistema politico italiano che presenta evidenti segnali di difficoltà soprattutto rispetto alla complessità sociale del nostro Paese, del rapporto con l'Europa (e la sua autonomia politica), della necessità di affrontare adeguatamente i temi delicatissimi citati all'inizio dell'innovazione tecnologica, delle migrazioni, delle grandi transizioni in atto da quella climatica a quella digitale, del rilancio della Costituzione repubblicana continuamente sotto attacco. Insomma: se il quadro delle disuguaglianze necessita di essere affrontato alla radice attraverso l'espressione di una compiuta alternativa dobbiamo convincerci che la via del socialismo non è piana coma la prospettiva Nevskij ma qualcosa bisognerà pur cercare di tornare a muovere per tentare di percorrerla.

mercoledì 5 novembre 2025

NEW YORK, NEW YORK

NEW YORK, NEW YORK di Franco Astengo Verrebbe voglia di gridare: W New York socialista ! Anche se insomma un urlo del genere apparirebbe un po' strano. Mettendo da parte per un attimo la necessaria complessità dell'analisi del voto e nascondendo (sempre per un attimo) l'enorme montagna che Mamdami si troverà a dover scalare questo è il momento di respirare: qualcuno ha scritto "Ha vinto la generazione Z contro i miliardari". Si apre uno squarcio nella cupa e guerrafondaia america (scritta volutamente con la minuscola) di Trump, anche guardando ai risultati del New Yersey e della Virginia: forse la lunga traversata nel deserto di Sanders e Ocasio Martinez ha dato qualche frutto. New York però è diversa dalle altre vittorie dei democratici: non solo perchè si tratta della metropoli più importante del mondo ma soprattutto in ragione del fatto che la vittoria di oggi è una vittoria socialista. Una vittoria socialista attraverso la quale si dovrà tentare di coltivare l'intreccio tra l' idea del vecchio welfare, del socialismo nella libertà e quella della modernità delle grandi contraddizioni in um vortice di cosmopolitismo, di mescolanza di culture e di necessità sociali ed anche generazionali. Una vittoria che, adesso nel momento in cui si verifica, apre davvero uno spazio nel cielo dell'umanità. Esagerazioni? Eccesso d'enfasi ? Forse: ma come non pensare a una prospettiva diversa adesso in quella che usando un linguaggio antico potremmo definire "una civiltà affluente", molto complicata ma sicuramente avanzata. Certo è soltanto una vittoria elettorale che si verifica in una democrazia limitata ma comunque una vittoria netta e convincente che si colloca al di là della sconfitta di Trump. Non è la rivoluzione socialista ma non è cosa da poco.

martedì 4 novembre 2025

INGIUSTIZIE

INGIUSTIZIE di Franco Astengo Era venuto nel paese dalla Costituzione più bella del mondo l'operaio romeno di 66 anni morto ieri nel crollo della Torre dei Conti a Roma. Ma ha trovato l'ingiustizia: l'ingiustizia di una società e di una politica che costringono ancora un uomo di quell'età a lavorare in contesti duri e pericolosi, al limite del rischio per la vita umana (ieri in Italia sono morti quattro lavoratori mentre stavano compiendo la loro fatica quotidiana). L'Italia è un paese ingiusto divorato dalla logica del profitto e dall'individualismo del consumo dove allignano i fenomeni del subappalto, del lavoro nero, dell'evasione fiscale tutte componenti di quell'idea di sfruttamento che porta nei cantieri persone che da tempo meriterebbero di godere qualche frutto di una vita di lavoro. L'Italia è un paese dove il sindacato è costretto a mobilitare un referendum per fare in modo che questi temi risaltino alla conoscenza di tutti ma viene osteggiato e sconfitto dall'indifferenza di un agire politico che riconosce soltanto le logiche perverse che qui molto modestamente si è cercato di elencare. Oggi si volterà pagina, nello specifico della tragedia se ne troveranno le ragioni giuridiche, si andrà avanti: qualcuno però dovrebbe riflettere su queste ferite profonde inflitte al tentativo di restare umani. Sono le stesse ferite che ci richiamano alla tragedia delle guerra dove la povera gente muore e perde tutto mentre i potenti compiono i loro giochi di potere e di ricchezza. "Ribellarsi è giusto" bisognerebbe gridarlo ancora più forte.

lunedì 3 novembre 2025

TRA LA NOZIONE DI IMPERIALISMO E QUELLA PACIFISTA

TRA LA NOZIONE DI IMPERIALISMO E QUELLA PACIFISTA di Franco Astengo In tempi di "complesso tecnologico autoritario" e di post-democrazia il dipanarsi della matassa delle vicende geopolitiche a livello globale sembra costringerci a riprendere in mano vecchie nozioni della dottrina ottocento-novecentesca. L'atteggiamento che gli USA stanno tenendo verso il Venezuela rispolvera l'antica dottrina di Monroe sull'America Latina "cortile di casa": in più questa volta l'imperialismo USA sembra esprimersi in maniera diversa rispetto a quella "golpista" usata negli anni passati (rimane emblematico il caso cileno del 1973) mostrandosi piuttosto nell'espressione di una logica di superpotenza militare. Gli USA però non sono soli in questo senso e in Europa stiamo vivendo momenti di simil-1914. Sembra proprio il caso di riprendere l'antica nozione di imperialismo anche perché come vedremo meglio essa è tornata, in questo periodo, di prepotente attualità. Da ricordare in premessa due punti: 1)      La nozione di “impero” si risolve nella definizione di una forma politica che associa un comando universale al mantenimento di una varietà di realtà politiche subordinate. L’idea di impero attraversa la storia politica dell’Occidente e spesso si è presentata d'attualità quando un’organizzazione politica pare ritrovarsi in una fase particolarmente critica del proprio sviluppo, come sta succedendo adesso al complesso atlantico in fase di transizione; 2)      Ciò accadde proprio nel 1914 quando le due forme imperiali presenti sul suolo europeo: quella coloniale (Francia, Gran Bretagna) e quella fondata sull’imperio al riguardo delle nazionalità (Imperi Centrali, Impero Russo, Impero Ottomano) si trovarono proprio a fare i conti con la crisi del proprio sviluppo e cozzarono fra di loro al fine di stabilire l’indirizzo storico prevalente per il futuro. Riprendiamo però il filo della definizione di imperialismo. L’uso e la diffusione del termine risalgono agli ultimi decenni del XIX secolo, all’epoca cioè della rapida spartizione fra gli Stati Europei di buona parte dell’Asia e dell’Africa. Il dibattito sull’imperialismo si articolò attorno a diverse possibili interpretazioni del fenomeno, di tipo economico, sociologico, politico. Nell’interpretazione di un economista appartenente alla sinistra liberale inglese, J.Hobson la spinta imperialista poteva essere disinnescata attraverso una serie di interventi volti ad aumentare il potere d’acquisto delle masse. Per gli studiosi di scuola marxista il nesso tra capitalismo e imperialismo si presentava ben più profondo, se non addirittura necessario. Fu Lenin a sostenere con maggiore decisione, nel suo “Imperialismo, fase suprema del capitalismo” (1917) che gli Stati capitalisti erano stati spinti all’espansione imperiale da un’esigenza di sopravvivenza. Questo fatto aveva reso inevitabile il loro scontro come stava – appunto – avvenendo nel corso della prima guerra mondiale: i partiti socialisti francese e tedesco, votando i crediti di guerra, avevano dimostrato di non aver compreso il livello decisivo dello scontro allora in atto, anteponendo il loro nazionalismo all’analisi relativa proprio al livello “imperiale” del conflitto. Proprio come accade adesso nell'ignorare i termini veri del conflitto e si sta sviando l’attenzione da quello che è lo scontro in atto, oggi, tra le superpotenze (rispetto al 1914 si è aggiunto il peso della mediatizzazione dell'agire politico in senso "recitativo"). L’accumulo proprio di “politica di potenza” verificatosi nel corso dell’ultimo decennio nel confronto globale ha fatto nuovamente emergere, infatti, una dimensione nel rapporto tra USA e Cina di tipo assolutamente imperiale cui sta tentando di unirsi la Russia: tutto questo avviene in conclusione della fase post-caduta del muro di Berlino nella quale gli USA avevano svolto la funzione di "gendarme del mondo" e di "esportatore della democrazia" mentre il mondo islamico era stato scambiato per l'unico possibile soggetto di contrasto. Oggi nelle condizioni mutate sarà difficile che l'emergere dei BRICS possa allentare questa stretta nell'idea del multilateralismo ,mentre l'alleanza dello SCO sembra confermare la tendenza "imperiale" con la formazione di un blocco tra Asia Centrale e Impero di Mezzo molto forte militarmente e provvisto di una potenza atomica espressa da una pluralità di stati. Un altro punto di riflessione dovrebbe riguardare l'arrestarsi di quel processo di cedimento di sovranità dello "Stato - Nazione" che sembrava aspetto decisivo nella fase di globalizzazione pre-crollo del 2008. L’Unione Europea priva di una propria dimensione politica non riesce proprio a sviluppare una qualche forma di autonomia rispetto all'orbita occidentale della superpotenza USA, tanto cara alla destra italiana e al suo governo. Il ritorno alla dimensione imperiale rende quindi di pressante attualità nel pericolo di guerra globale il recupero della nozione pacifista da parte delle sinistre alternative e di opposizione a questo tipo di logica del tutto distruttiva. Nozione pacifista da recuperare attraverso proposte riguardanti prima di tutto lo spazio politico europeo tornando a pensare al disarmo e alla creazione di "zone neutrali" al centro del continente oltre alla promozione della democrazia affrontando anche il tema della concezione della riduzione della politica in una forma semplificatoria di semplice e pura determinazione del "comando".