martedì 28 settembre 2021

SOCIALDEMOCRAZIA

 

SOCIALDEMOCRAZIA di Franco Astengo


L’esito delle elezioni norvegesi e – soprattutto – di quelle tedesche ha fatto azzardare a qualche commentatore un’idea di rivolgimento di rotta fino ad affermare “Saranno i progressisti a gestire la ripresa”.

In realtà esiste un ampio varco tra questi (positivi) risultati elettorali e la prospettiva di una affermazione di egemonia, almeno a livello europeo, di forze tradizionalmente legate ai canoni classici della socialdemocrazia ma poste in condizione di definire un nuovo equilibrio posto sul piano delle emergenti esigenze di innovazione.

Per capirci meglio. Le due più importanti transizioni, a) quella ecologica, vira verso la conservazione dei rapporti sociali b) quella digitale, è in mano al macro capitalismo.

All’interno di una complessità di quadro politico che accomuna buona parte dei Paesi europei la ricollocazione della sinistra non può essere orientata semplicemente verso l’area ecologista ma deve ripensare al nuovo intreccio tra le contraddizioni sociali e il mutamento di relazione tra struttura e sovrastruttura dirigendosi verso una “socialdemocrazia della modernità” ( nell’esempio di un: “socialismo della finitudine”).

Si tratta infatti di definire un quadro di alternativa fondata su di una visione di progetto di mutamento sistemico raccolta attorno alle cinque transizioni in atto:

a) quadro geopolitico globale

b) sanitaria

c) ecologica

d) digitale e della comunicazione

e) le forme della partecipazione e dell'iniziativa politica

Quest’ultima appare assolutamente decisiva poiché si sta smarrendo il collegamento tra conflitto sociale/organizzazione politica/ rappresentanza istituzionale.

La socialdemocrazia più o meno tradizionale può servire per ricercare un nuovo grande compromesso come fu nei trenta gloriosi (dove però c’era l’Unione Sovietica e l’equilibrio geopolitico era fondato sulla logica dei blocchi).

Rimane intatto, per un lavoro di lunga lena, il tema (e lo spazio) del “mutamento dello stato delle cose presenti”.




lunedì 27 settembre 2021

PRIME CONSIDERAZIONI INTORNO AI NUMERI DELLE ELEZIONI TEDESCHE 2021

 

PRIME CONSIDERAZIONI INTORNO AI NUMERI DELLE ELEZIONI TEDESCHE 2021 di Franco Astengo


Di seguito alcune provvisorie considerazioni sul voto in Germania del 26 settembre 2021:


1) Lievissima flessione nell'espressione dei voti validi. Nella parte maggioritaria nel 2017 si ebbero 46.389.615 espressioni di suffragio valide scese a 46.339.602 nel 2021 ( meno 50.013). Nella parte proporzionale nel 2017 46.515.492 voti validi scesi a 46.419.448 nel 2021 ( meno 96.044)


2) Flessione CDU - CSU. Parte maggioritaria 2017: CDU 14.030. 751; 2021 10.445.571 (meno 3.585.180) Parte Proporzionale 2017: CDU 12.447.656; 2021 8.770.980 ( meno 3.676.676). Parte maggioritaria 2017 CSU 3.255. 487; 2021 2.787.904 (Meno 467.583); parte proporzionale CSU 2017: 2.869.688, 2021 2.402.826 (meno 466.862). Complessivamente CDU-CSU flettono nella parte maggioritaria di 4.052.763 voti; nella parte proporzionale di 4.153.538 voti. Una perdita dovuta principalmente alla CDU (-7,7 nella parter maggioritaria e - 7,9% nella parte proporzionale) mentre la CSU sostanzialmente tiene (-1,0 sia nella parte maggioritaria, sia in quella proporzionale).


3) Crescita SPD. Parte maggioritaria 2017 11.429.231, 2021 12.228.363 voti ( più 799.132) Parte proporzionale 2017 9.539.381 2021 11.949.756 (più 2.410.375). Fermo restando che la vittoria dell'SPD deriva in misura maggiore dalla sconfitta della CDU-CSU, l'incremento ottenuto nella parte proporzionale può far pensare all'avvio di un vero e proprio spostamento nell'asse politico del Paese, probabilmente non prevedibile dopo dieci anni di Grosse Koalition


4) Sotto le previsioni l'incremento dei Grunen. Non c'è stata la "valanga verde" tale da portare il partito vicino alla cancelleria, anche se l'incremento di voti è stato rilevante. 2017 Parte maggioritaria 3.717. 922, 2021 6.465.502 (più 2.474.580) Parte proporzionale 2017 4.158.400, 2021 6.848.215 ( più 2.689.815) In ogni caso, come vedremo meglio analizzando il voto della FDP, è verso i verdi che maggiormente dovrebbe indirizzarsi la diaspora che ha colpito CDU-CSU: sembra il frutto di una dinamica politica maggiormente centrista e di stampo conservatore rispetto a una dinamica "di sinistra". Insomma si potrebbe usare la definizione di "transizione ecologica conservativa".


5) Debole la crescita della FDP. 2017 Parte Maggioritaria 3.249.238, 2021 4.040.783 ( più 791.545) 2017 Parte proporzionale 4.999.449 2021 5.316.698 (più 317.249)


6) Flessione dell'AfD. 2017 Parte maggioritaria 5.317.499, 2021 4.694.017 (meno 623.482). 2017 Parte proporzionale 5.878.115, 2021 4.802.097 (meno 1.076. 018). I risultati di Sassonia e Turingia fanno pensare a una sorta di limite alla dimensione territoriale dell'AfD nei lander dell'ex DDR.


7) Crisi della Linke. 2017. Parte Maggioritaria 3.966.637 2021 2.306.755 (meno 1.659.882). Parte proporzionale 2017 4.297.270; 2021 2.269.993 (meno 2.027.277). Una perdita di metà dell'elettorato dovuta, probabilmente, come sostiene la dirigenza del partito all'assunzione - a sinistra - di un ritorno alla competitività con la CDU da parte dell'SPD nella prospettiva dell'assunzione della cancelleria. Un altro segnale della necessità di ridiscutere ruolo e presenza della sinistra sul piano europeo.


8) Da segnalare infine la crescita del movimento dei Liberi Elettori che pure non ha superato la soglia di sbarramento del 5%. Liberi Elettori (Freie Wähler, FW o FWG) è un concetto tedesco in cui un'associazione di persone partecipa in un'elezione senza avere lo status di partito politico registrato. Solitamente è un gruppo degli elettori organizzato localmente sotto forma di un'associazione registrata (eV). Nella maggior parte dei casi, i Liberi Elettori sono attivi solo al livello di governo locale, concorrendo per consigli cittadini e come sindaco. I Liberi Elettori tendono ad essere di maggior successo nelle zone rurali della Germania meridionale, facendo appello più agli elettori conservatori che preferiscono le decisioni locali alla politica di partito. I gruppi dei Liberi Elettori sono attivi in tutti gli Stati tedeschi. 2017 Parte maggioritaria 589.056 , 2021 1.334.093 (più 745.037); Parte Proporzionale 2017 463.292; 2021 1.127.171 ( più 663.779). Voti che probabilmente sono mancati alla crescita di Verdi e FPD.


In sostanza gli elementi da sottolineare sono (al momento) :


a) il calo della CDU (la CSU mantiene sostanzialmente le posizioni) si misura in direzione dei Verdi e secondariamente della FDP;

b) la crescita dell'SPD si misura con la caduta della Linke. Un andamento che assume un duplice significato: da un lato una richiesta di "radicalizzazione" nella offerta di governo dei socialdemocratici; dall'altro (se si guarda anche al risultato norvegese) una richiesta complessiva di riposizionamento a sinistra;

c) la flessione dell'Afd coincide con un arroccamento territoriale verso Est. Un fatto che assume un significato geo politico profondo rispetto alle dinamiche europee in termini di sicurezza e immigrazione.

SAVON A 2021: TRA MISTIFICAZIONI E DISAFFEZIONE

 

SAVONA 2021: TRA MISTIFICAZIONI E DISAFFEZIONE di Franco Astengo

Sarà il livello dell’astensione dal voto a far oscillare l’ago della bilancia nell’esito delle elezioni savonesi di domenica prossima.

Le regionali 2020 registrarono, infatti, 28015 partecipanti su 49941 iscritti nelle liste (56,1%) mentre alle elezioni comunali 2016, primo turno, avevano espresso il loro suffragio 31.441 aventi diritto su 50.789 per una percentuale del 61,9%.

Un calo di partecipazione molto significativo che l’andamento della campagna elettorale ha dimostrato in questa occasione come di non facile recupero considerati alcuni fattori oggettivi, primo fra tutti il progressivo innalzamento dell’età media della popolazione, l’isolamento di molte persone nei quartieri, l’ormai rarefatta presenza di presidi di utilità sociale, il declino evidente dei soggetti possibili portatori di dibattito e di relativa aggregazione.

All’interno di queste condizioni generali emergono alcuni fattori sollevati dal Centro Destra e da alcuni mezzi di comunicazione di massa (amplificati dai “social”) distorcenti la possibilità di esprimere un equilibrato giudizio elettorale per settori socialmente rilevanti in una Città nella quale appare sempre più difficile “formare” un senso comune dell’opinione pubblica.

Su alcuni di questi elementi ci siamo già soffermati ma vale la pena di ribadirli: a) il tentativo che il centro – destra sta svolgendo di “deviare” la valutazione sul fallimento della propria capacità di governo. Un fallimento perpetuatosi invece lungo i 5 anni della precedente amministrazione e giunto a sintesi con la mancata ripresentazione della Signora Sindaco; b) in un quadro prevalentemente dominato, dal punto di vista dell’orientamento popolare, dall’emergenza sanitaria si è tentata la strada del richiamo alla Giunta Regionale ed essenzialmente al suo Presidente (sempre in piano su questioni vitali come vaccini e green pass), in un contesto di forte esaltazione della personalizzazione della politica usata in chiave meramente di immagine propagandistica.

A questi due elementi ne vanno aggiunti altri:

1) L’idea di usare questioni utilizzabili con facile demagogia come vere e proprie armi di “distrazione di massa”. Attraverso la recrudescenza di temi come quelli della mancata pulizia e della “questione sicurezza” ( temi sicuramente presenti nella realtà) si è cercato di far distogliere lo sguardo dalla questioni fondamentali che dovrebbero stare al centro della contesa elettorale: quelli dell'assenza di prospettive di lavoro, dell’economia, della portualità, dell’uscita dall’isolamento infrastrutturale, delle “ricuciture” urbanistiche; della territorialità sanitaria; dell’espansione della presenza culturale verso i quartieri; della necessità di un piano regolatore delle connessioni tanto per elencare alcuni esempi che nel nostro "Savona 2021: visione e progetto" abbiamo cercato di riassumere nei due capitoli sull'Alleanza Territoriale e il Federalismo Muncipale.

2) L’ultima settimana deve allora essere dedicata prima di tutto alla ricerca di quelle persone che, per loro volontà o per difficoltà di isolamento soggettivo, si trovano nella condizione di potenziale astensione dal voto, magari pur vantando personalmente una lunga storia di partecipazione politica. Una tradizione di appartenenza politica spezzata dall'allontanamento se non dall’assenza da quei tradizionali soggetti di riferimento che sapevano svolgere una funzione (ormai tramontata) di pedagogia politica.

3) Servirà anche, come si è già cercato di indicare in precedenza, una capacità di far tornare in primo piano (nonostante l’ostilità di buona parte dei mezzi di comunicazione di massa e del senso comune espresso nei “social”) i temi veri che possono interessare la Città nel tentativo di fuoruscita dal declino: prime fra tutte le questioni di carattere economico – sociale.

Infine deve essere chiaro e sostenuto con grande forza e chiarezza: chi ha sgovernato Savona negli ultimi 5 anni è stata quella destra di cui il Presidente della Regione è il vessillifero in Liguria. Il Presidente della privatizzazione della sanità cui andrebbe impedito di usare clientelarmente e in chiave di propaganda elettorale i fondi del PNRR, mentre il suo candidato – Sindaco appare come un semplice corifeo.

venerdì 24 settembre 2021

L'UOMO DELLA NECESSITA'

 

L’UOMO DELLA NECESSITA’ di Franco Astengo

Non è facile in questo momento inquadrare la fase politica ma l'affermazione padronale circa "L’uomo della necessità " assomiglia troppo all’ "Uomo della provvidenza" per permetterci il lusso di analizzare riduttivamente la realtà.

Sta andando a compimento un disegno che “viene da lontano” nell'idea di svuotamento della centralità parlamentare nella democrazia repubblicana e di anestetizzazione del confronto sociale.

Al di fuori dello schema che prevedeva il colpo di teatro della trasformazione presidenzialista ( già presente nel testo della Bicamerale D’Alema) sta mutando la forma di governo , il senso della competizione elettorale politica , si mette a regime la perdita di ruolo del Parlamento (già gravemente compromessa da tempo e resa evidente dalla facilità con la quale si è arrivati alla riduzione nel numero dei parlamentari) , si ingloba l'intermediazione sociale in un "Patto" i cui termini di gestione del potere sono definiti in partenza e non contestabili.

Non basta allora un’opposizione da sinistra centrata sulla “riduzione dei diritti”: serve qualcosa di più ampio fondato su di un'analisi politica maggiormente approfondita al riguardo della complessità di contraddizioni in atto, in particolare di quella sanitaria che sta tagliando a fette trasversali l'opinione pubblica, in una dimensione ben diversa dai canoni usuali di lettura delle motivazioni di conflittualità

Conflitto sociale e confronto politico risultano essenziali nella dinamica democratica e non possono essere sostituiti da un "Patto" stipulato unilateralmente sulla base delle esigenze di una"parte", quella prevalente in un quadro di sostanziale "coalizione dominante".

Sta definitamente saltando per aria il (prezioso) raccordo tra Prima e Seconda Parte della nostra Carta fondamentale.

L’ovazione salita dall’assemblea di Confindustria segna con chiarezza l'idea di un nuovo confine.

E’ necessario allora pensare urgentemente a un’opposizione di “Sinistra Costituzionale” da organizzare anche in forma specificatamente soggettiva.

giovedì 23 settembre 2021

SAVONA 2021: LO SPAZIO POLITICO

 

SAVONA 2021: LO SPAZIO POLITICO di Franco Astengo

In vista dell'ultima settimana di campagna elettorale per la candidatura di Marco Russo, la coalizione democratico – progressista che lo sostiene, la lista “Sinistra per Savona” che ne fa parte si conferma l’esistenza di un ampio spazio politico a disposizione ben oltre i tradizionali confini del “bipolarismo classico” tra centro destra e centro sinistra.

Questa sintetica affermazione può essere ben sostenuta anche a margine dell’esito del dibattito tra i candidati – sindaci organizzato dai giornali locali nella serata del 22 settembre presso il Teatro Chiabrera.

Il tempo dell’ultima settimana di campagna elettorale deve quindi essere utilizzata in funzione della copertura di questo ampio spazio in modo da determinare quell’esito positivo della consultazione che rimane come unica possibilità per Savona di uscire da questa lunga fase di declino.

L’elemento chiave per realizzare questo risultato rimane quello della piena affermazione (verrebbe da richiamare il concetto di “egemonia”) del livello complessivo di progettualità che lo schieramento raccolto attorno alla candidatura di Russo è stato in grado di esprimere attorno ai contenuti dell’Agenda.

Non si tratta semplicemente di verificare il vuoto di idee che la destra presenta: muoversi soltanto su questo terreno sarebbe riduttivo.

Il punto essenziale resta quello dell’ “anima politica”.

Dal dibattito già citato è emerso, da parte del rappresentante della destra, un serio imbarazzo nel definire i contorni della continuità con l’amministrazione uscente (continuità del resto sorprendentemente evocata da un altro candidato la cui funzione del resto appare tutto secondaria nell’economia dello scontro).

La destra si trova nell’impossibilità di determinare un intreccio con il proprio ruolo di governo e la capacità di indicare gli elementi concreti di una impossibile “discontinuità”.

Il grado di innovazione che è stato portato all’interno della coalizione che sostiene la candidatura di Marco Russo dall’elaborazione proposta dal “Patto per Savona” da un lato, e da “Sinistra per Savona” (grazie al documento “Savona 2021 visione e progetto”) deve essere esaltato in questi ultimi giorni e portato come elemento di un dibattito socialmente e culturalmente in grado di “attraversare” la Città a partire dai quartieri.

Il tema della fuoriuscita dall’isolamento (e della relativa visione comprensoriale) dovrà rappresentare il punto di forza di questo discorso anche perché si tratta dell’elemento che costituisce l’essenza di quella dimostrazione dialettica che dovrà essere sostenuta nei riguardi del confronto con la Regione e il suo Presidente.

La dialettica Città/Regione dovrà continuare così ad essere impostata in maniera “forte”su alcuni temi decisivi (sanità, PNRR, infrastrutture) sui quali da destra si potrebbe puntare per chiedere un voto dall’esito omologante tra amministrazione regionale e futuro governo della Città.

I rappresentanti di”Sinistra per Savona”, nel sottolineare il dato unitario raggiunto come unico “caso nazionale”, dispongono di tutti gli strumenti utili per affermare come la lista (e la conseguente rappresentanza consiliare) debba essere considerata come l’architrave di questa forza propositiva che costituisce l’effettivo punto di riferimento per quell’esigenza di reale cambiamento su cui incontrare larga parte dell’elettorato savonese.

La lista “Sinistra per Savona” non è stata costruita per delimitare un “limes” da presidiare ma per investire un insieme di presenze sociali e culturali e le singole persone che magari avevano smarrito la fiducia, in modo da allargare non semplicemente il proprio consenso ma costruirvi attorno una stabile aggregazione sulla quale basare una duratura prospettiva di progresso.

martedì 21 settembre 2021

UN TEMPO

 

UN TEMPO di Franco Astengo


E' vero: qualche volta c'è un giudice magari a Firenze e non a Berlino ma non si può dimenticare:

1) come regolarmente avviene da molto tempo in Italia la magistratura ha supplito la politica;

2) la vicenda fiorentina non è isolata anzi, e nasce come tutte le altre da una dismissione dei diritti collettivi che deriva direttamente dalla costante negazione dei termini concreti della lotta sociale. Almeno dalle nostre parti non si avverte da tempo una costante presenza di impegno sociale capace di organizzarsi sul contrasto alla crescita delle disuguaglianze posta sul piano del potere e della condizioni materiali di vita e di lavoro ("un tempo" la si sarebbe definita "lotta di classe", quella che qualcuno ha scritto sia stata ormai vinta dai "padroni");

3) appare assente una rappresentanza soggettivamente rivolta verso quella che "un tempo" definivamo "contraddizione principale" . Una rappresentanza politica ("un tempo" lo avremmo chiamato partito) capace di legarne l'analisi della realtà a quella delle grandi transizioni in atto nella nostra epoca elaborando una strategia di mutamento politico e sociale ("un tempo" l'avremmo definito di alternativa, magari lavorando anche per individuarne i meccanismi di aggregazione e i passaggi politici)

4) In 11 righe ho scritto quattro volte "un tempo". Forse è bene fermarsi qui.

venerdì 17 settembre 2021

SAVONA 2021 TRANSIZIONE DIGITALE E PIANO REGOLATORE DELLE CONNESSIONI

 





SAVONA 2021: TRANSIZIONE DIGITALE E PIANO REGOLATORE DELLE CONNESSIONI di Franco Astengo e Vincenzo Vita

In occasione delle prossime elezioni comunali abbiamo ricevuto da Vincenzo Vita, già sottosegretario alle Comunicazioni e presidente dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, un contributo sul tema della transizione digitale, la tecnologia 5G, la legislazione in materia di inquinamento elettromagnetico e relativi compiti da parte delle Amministrazioni Comunali.

Lo trasmettiamo di seguito ai nostri interlocutori aggiungendo come l’argomento risulti per ora del tutto assente dal dibattito in corso a Savona, in vista dell’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale.

Nel documento “Savona 2021: Visione e Progetto” curato dal gruppo “Il Rosso e il Nero” è presente, invece, un capitolo dedicato all’argomento della transizione digitale.

In questa occasione si riassume brevemente:

1) Sarà necessario varare il “Piano regolatore delle Connessioni”, che sarà però obbligatorio dimensionare a livello sovracomunale. Nel nostro documento la redazione e applicazione del Piano è quindi affidata, come “missione” al tema della “comprensorialità” declinata in vera e propria “Alleanza Territoriale”

2) E’ in corso un dibattito di grande portata al riguardo dello “smart working”, del permanere di questa forma di lavoro tra pubblico e privato nel post – lockdown. Un dibattito che ormai comprende anche il tema molto delicato del green-pass con tutti i risvolti del caso in tema di contrattazione e organizzazione del lavoro. Si tratta di un punto determinante per la post-modernità impostata sull’utilizzo del digitale. L’utilizzo dello smart-working rappresenterà uno degli aspetti sui quali si misurerà maggiormente la prospettiva di mutamento delle relazioni economiche, sociali, culturali, politiche, sindacali. La Città deve trovarsi pronta a queste scadenze organizzando in conseguenza la propria vita collettiva , adeguandosi dal punto di vista delle strutture, facendo crescere competenze in grado di capire le novità che si stanno presentando sul terreno dello sviluppo tecnologico e della sua necessaria regolazione sociale e sanitaria.

Franco Astengo



Di seguito l’intervento di Vincenzo Vita.

Uno spettro si aggira per l’Europa. Si chiama 5G.

La nuova generazione dei telefoni cellulari è quella, com’è noto, classificata 5G.

La sequenza iniziò nel 1991: dal 2G (c.d.GSM), al 3G (c.d.UMTS), all’attuale 4G (LTE o Long Term Evolution). Quest’ultimo apparecchio ha aperto l’opportunità di sviluppare le app e di accedere in mobilità al World Wide Web: una vera alternativa alla postazione fissa.

Il 5G aumenta la velocità di trasmissione dei dati di 20 volte ed elimina le pause tra un impulso e l’altro, permettendo svariati accessi per singola “cella”, con esiti assai innovativi. E’ ciò che viene chiamato Internet of Things, vale a dire un’altra età della e nella rete. Siamo dentro la scalata verso la dittatura degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale.

Appare chiaro che non siamo di fronte, dunque, ad un modello solo più sofisticato dei precedenti, bensì ad una sequenza fondamentale dell’ambiente nominato infosfera. Alla parabola via via discendente dei media classici è seguita – essendone una concausa- la fortuna della rete dell’ultima generazione.

Tramontata a sua volta l’età dell’innocenza, quella dell’inno ingenuo alla purezza e alla libertà anarchica delle relazioni digitali, oggi è in corso una vera e propria lotta per accaparrarsi i principali nodi infrastrutturali del sistema. La portata e la capienza dei canali trasmissivi di una trama divenuta enorme e complessa, in cui dialogano direttamente gli oggetti e non solo gli esseri umani, e nei quali passano quantità abnormi di dati e di audiovisivi, richiedono nuove opportunità.

Non basta, soprattutto quando come in Italia c’è un ritardo storico, la polarità dialettica “fibra-wifi”, ormai insufficiente. Il 5G sembra la manna scesa dal cielo. Infatti, non è un telefono, bensì un terminale multi-piattaforma e cross-mediale. Una componente cruciale del capitalismo delle piattaforme.

Non è uno strumento che connette con modalità punto a punto, perché per natura è destinato ad essere multipoint. Fino a 64 antenne messe insieme.

Ora, di fronte ad un’importante scadenza di voto amministrativo, è essenziale chiarire che non ci si può arrendere ad una pigra assuefazione al determinismo tecnologico. Vale a dire la tendenza (una delle facce, del resto, del liberismo) a considerare sempre positivo ciò che asetticamente è possibile ottenere dalle cose scientifiche. Costi quel che costi.

Serve, dunque, valutare innanzitutto le conseguenze per la salute delle persone del celebrato 5G. Non se ne parla, forse perché – come già avvenne sugli effetti dell’amianto- un non detto tra i vari operatori impone nei fatti la strategia del segreto. Non si sa, non si deve sapere, come si intitolava una delle famose commedie di Dario Fo e Franca Rame. Neppure si osa svelare l’arcano. Sarebbe praticabile, infatti, un’altra strada meno insidiosa, se solo si investisse in misura maggiore su materiali meno nocivi e se si rivedesse l’entità della calata di antenne. Meglio meno, ma meglio, urlò il famoso bolscevico di una precedente “rivoluzione d’ottobre”. E così la pensano donne e uomini di buon senso.

Si evocano, giustamente, le smart city: le città e le aree territoriali “intelligenti”, declinate sui ritmi e sulle potenzialità delle reti. Serve, però, un piano regolatore, onde evitare che le logiche del profitto e del mercato divorino ogni ulteriore opportunità. I bisogni reali delle persone, il miglioramento dei servizi sociali e la condivisione dei beni comuni vanno collocati in cima all’agenda delle priorità. Le tecniche per la società, non il contrario. Che anatema pronuncerebbero oggi contro Over The Top e Big Tech Norbert Wiener o Alan Turing o Giulio A. Maccacaro o Marcello Cini? La salute è un sacro diritto costituzionale.

Guai a considerare il 5G un mero campo neutro. Al contrario, va indirizzato verso percorsi ad alta intensità democratica, scartando i consolidati sentieri del cinico arricchimento degli operatori.

I principi di cautela e di precauzione sono la bussola del discorso.

Abbiamo in Italia una buona legge sull’inquinamento elettromagnetico (n.36/2001) e un altrettanto ottimo decreto interministeriale (n.381/1998), che sanciscono criteri e tetti da rispettare. Sono tuttora validissimi. In particolare, il limite di 6Volt/metro per l’esposizione alle fonti radio rimane e deve rimanere.

Purtroppo, il cosiddetto decreto sviluppo (convertito con l.83/2012) varato dal governo presieduto da Mario Monti aveva già addolcito la misura, allargando lo spazio del calcolo a 24 ore rispetto ai 6 minuti previsti in precedenza. E il Codice delle comunicazioni introdusse nel 2003 la furbata degli “impianti temporanei”.

Da ultimo, vi è stato un insistito tentativo -nel corso della discussione parlamentare sul decreto 77/2021 inerente alla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza- di alzare il limite a 61Volt/metro. Si trattava di un emendamento voluto dal gruppo di Italia Viva, bocciato. Tuttavia, come dimostra il documento redatto dall’attuale ministro Vittorio Colao per il precedente esecutivo di Giuseppe Conte, la tentazione cova da tempo sotto le ceneri. Quel testo è finito presto nel dimenticatoio, ma non è escluso che l’offensiva riprenda. Magari riscrivendo il valore a 43Volt/metro. Le voci corrono.

Ecco perché le elezioni amministrative sono l’occasione per imporre scelte nette. Enti e autonomie locali sono il terminale decisionale, comunque. Tant’è che il comma 6 dell’articolo 8 della citata legge 36 prevede proprio dei regolamenti regionali e comunali, applicativi della norma generale. L’inquinamento va minimizzato, gli algoritmi evocano negoziati. Non sono editti oscuri o divinità pagane.

In sintesi. Gli studi accreditati, ancorché non inducano a certezze definitive, hanno una costante: l’esposizione ai campi elettromagnetici è correlabile a disturbi e malattie degenerative, autoimmuni, in particolare tumori.

Con il dolore e con la morte non si scherza mai.

La tragedia della pandemia ci dà una scossa definitiva: il virus ci ammonisce sui confini della nostra azione. Ed è più importante tracciare il virus rispetto a disseminare antenne.

















giovedì 16 settembre 2021

SAVONA 2021: APPELLO

 

Care compagne e cari compagni, mi permetto disturbarvi ponendo di seguito un testo riguardante la formazione di una lista unitaria a sinistra (con gli ambientalisti) per le prossime elezioni comunali di Savona. Nella coalizione è presente il PD che non è riuscito a presentare un proprio candidato sindaco mentre il quadro programmatico è stato sicuramente indicato da un documento redatto dal nostro gruppo ("Il rosso non è il nero" comprendente gli esponenti più importanti della sinistra storica). Le elezioni savonesi assumono quindi, almeno a mio giudizio, anche una valenza strategica anche perchè il confronto non si misura soltanto con il centrodestra cittadino ma essenzialmente con il modello dettato da Toti, presente in forze in questa competizione attraverso - addirittura - una lista "Toti per Savona" che mira ad egemonizzare anche la Lega. Vi invio dunque questo testo per chiedere una vostra adesione: la possibilità di presentare un documento sottoscritto dai più importanti (per la loro storia e il loro impegno) esponenti della sinistra italiana sul piano politico e culturale potrebbe sembrare, da parte mia, il coltivare un'ambizione troppo grande ma mi permetto di rivolgervi questo invito considerata l'importanza della posta in palio seppure in una piccola cittadina di provincia (un tempo di sarebbe detto "alla periferia dell'Impero".

Grazie per vostra attenzione, attendo eventuali riscontri

(Franco Astengo)




Questo il testo che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione:


Per le elezioni comunali di Savona del 3/4 ottobre prossimi è stata realizzata la presentazione unitaria di una lista che, sotto lo stesso simbolo, comprende soggetti politici e associativi della sinistra e le formazioni ambientaliste.

Per raggiungere questo risultato si è partiti da una forte connotazione progettuale incentrata sulle concrete discriminanti di carattere economico e sociale presenti sul territorio, evitando il metodo della spartizione e facendo in modo di misurarsi con le reali contraddizioni che aspettano di essere risolte dal futuro governo della Città.

Ciò è avvenuto in una Liguria dove, a partire dalla gestione della sanità fino alla previsione dell'utilizzo dei fondi europei tutto sembra destinato a favore il modello iper liberista della "feudalizzazione" imposta dal governo della Regione e del Comune di Genova.

"Sinistra per Savona" concorrerà così all'interno di un largo schieramento contrassegnato dalla presenza di un Candidato Sindaco fortemente caratterizzato da un dato di civismo progressista attorno alla cui figura si è formata una coalizione senz'altro competitiva al fine di strappare alla destra il governo dell'amministrazione comunale.

Considerato il persistere della frammentazione a sinistra in tutte le altre situazioni nelle quali si andrà al voto il "caso savonese" assume senz'altro una valenza nazionale : un risultato positivo della lista "Sinistra per Savona" risulterebbe così di forte incoraggiamento in una dimensione di ricerca e di costruzione per una sinistra della quale vanno ricercate ragioni, personale politico, capacità organizzative al fine di aprire spazio a una visione alternativa della società che dobbiamo tenacemente continuare a progettare e costruire

venerdì 10 settembre 2021

11 settembre 1973: CILE LIBERO, CILE ROSSO

 

11 SETTEMBRE 1973: CILE LIBERO, CILE ROSSO di Franco Astengo


In queste ore l'attenzione dei media è completamente rivolta a ricordare i 20 anni dall'attentato alle Torri Gemelle e i successivi risvolti sul piano delle dinamiche geopolitiche globali fino al recentissimo esito dell'avventura in Afghanistan.

E' il caso però di ricordare l’11 settembre 1973, il giorno della “macelleria americana” : una data fondamentale nella storia.

In poche ore fu stroncato un passaggio fondamentale nella storia del socialismo e contemporaneamente fu lanciata la prima applicazione concreta delle dottrine dei "Chicago Boys" e di quella che sarebbe stata la "Reaganomics": serviva, per farlo, una dittatura fascista.

Quel giorno, quell'11 settembre, resta intatto nella nostra mente e nel nostro cuore accanto ai grandi passaggi avvenuti nella storia dell’internazionalismo: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre, dalla guerra di Spagna alla vittoriosa resistenza al nazi-fascismo, dalle rivoluzioni cinese, cubana, vietnamita, alla liberazione dei popoli dell’Africa e dell’Asia dal giogo coloniale, alla fine dell’apartheid in Sud Africa.


L’11 settembre 1973, il giorno della caduta della speranza cilena avvenuta a mano armata con l’assassinio del “Compagno Presidente” ricorda il momento di una sconfitta.


Per noi che continuiamo a credere nell’ideale, è uno dei giorni di quell’“Assalto al Cielo” verso il quale dobbiamo continuare a tendere con la nostra volontà, il nostro impegno, il nostro coraggio.


Finché i popoli continueranno a lottare, là ci sarà un’idea di riscatto sociale, di rivoluzione politica, di uguaglianza, di solidarietà, di riconoscimento della condizione di classe.


Un’idea quella del riscatto sociale che non deve essere mai smarrita.


Per questo non dimenticheremo mai il sacrificio dei compagni cileni

mercoledì 8 settembre 2021

IL RICORDO DELL'8 SETTEMBRE 1943 COME MONITO PER LE SCELTE DELL'OGGI

 

IL RICORDO DELL’8 SETTEMBRE 1943 COME MONITO PER LE SCELTE DELL’OGGI di Franco Astengo


Eventi grandi, eccezionali, pongono i popoli e le donne e gli uomini che ne fanno parte davanti alla necessità di scelte drastiche e decisive per l’avvenire della loro nazione, della loro entità collettiva e per loro stessi.

Si verificano passaggi storici che quasi “costringono” a prendere coscienza di verità che, in precedenza, apparivano come latenti o la cui piena consapevolezza sembrava riservata a pochi.

Uno di questi avvenimenti, forse quello davvero decisivo nella storia d’Italia (almeno per la sua parte più recente) fu rappresentato dal vuoto istituzionale creatosi con l’armistizio dell’8 settembre 1943.

In quel contesto emerse la necessità, per i singoli, di compiere scelte cui la gran parte non aveva mai pensato di dover essere chiamata.

In quel drammatico frangente emerse la necessità di esplicitamente consentire o dissentire: il sistema stava crollando e gli obblighi verso lo Stato non costituivano più un sicuro punto di riferimento per i comportamenti individuali.

Lo Stato non era più in grado di pretendere quei “sacrifici per amore” di cui parla Jean Paul Sartre nell’intervista rilasciata nel 1969 a Rossana Rossanda, a proposito della guerra in Vietnam.

A questo proposito Claudio Pavone, nel suo fondamentale “Una guerra civile, saggio storico sulla moralità della Resistenza” cita opportunamente Hobbes, riferendolo direttamente all’Italia del 1943: “ L’obbligo dei sudditi verso il sovrano s’intende che dura fino a che dura il potere, per il quale esso è in grado di proteggerli, e non più a lungo, poiché il diritto che gli uomini hanno per natura di proteggere se stessi, quando nessun altro può proteggerli, non può essere abbandonato a nessun patto.”

La scomparsa della presenza statale, come si verificò d’improvviso l’8 settembre 1943, poteva essere avvertita con un senso di smarrimento o come un’occasione di libertà.

Però quando le truppe tedesche di occupazione cominciarono a dare un minimo di formalizzazione alla loro violenza e quando, subito dopo, i fascisti crearono la Repubblica Sociale, quando cioè nell’Italia occupata il vuoto istituzionale fu in un qualche modo riempito da un diverso sistema di autorità, la scelta da compiere divenne più dura e drammatica, perché la spontanea, umana solidarietà “tra scampati” dei primi giorni non poteva essere più sufficiente.

La scelta doveva, infatti, esercitarsi fra una disobbedienza per la quale apparivano altissimi i prezzi da pagare e le lusinghe della, pur tetra, “normalizzazione” nazifascista.

Il primo significato di libertà che assunse la scelta resistenziale fu implicita nel suo rappresentare un atto di disobbedienza.

Non si trattò tanto di ribellione a un governo legale, perché su chi detenesse la legalità non c’erano dubbi, ma di ribellione verso chi disponeva, in quel momento, della forza per farsi obbedire.

Era, cioè (come precisò poi, nel 1986, Franco Venturi nel corso di un seminario tenuto alla Scuola Normale di Pisa) “una rivolta contro il potere dell’uomo sull’uomo, una riaffermazione dell’antico principio che il potere non deve averla vinta sulla virtù”.

Per la prima volta nella storia dell’Italia Unita le italiane e gli italiani vissero, in forme diverse anche rispetto alle realtà territoriali nelle quali si trovarono a dover vivere e operare, un’esperienza di disobbedienza di massa.

Il fatto va ricordato come di particolare rilevanza proprio per quella generazione che, nella scuola, era stata educata a una sorta di “culto dell’obbedienza”.

Un secondo elemento da analizzare attentamente è rappresentato dal fatto che, davanti a scelte prima di tutto individuali, si presentò il nesso “necessità – libertà”, che  proprio nella scelta resistenziale assunse, insieme, problematicità e limpidezza nello stesso tempo.

Una scelta da compiere ,citando ancora Sartre (“La repubblica del silenzio”) “nella responsabilità totale e nella solitudine totale, cercando la rivelazione stessa della nostra libertà”.

La solitudine, cioè la piena responsabilità individuale della decisione è come esaltata e insieme riscattata dalla percezione dell’ineliminabile necessità di scegliere tra comportamenti che recavano iscritti valori che come ha scritto Massimo Mila portavano a una “rivelazione a se stessi di una nuova possibilità di vita”.

Questo senso della vita che “ricomincia da capo” (come scrisse “Risorgimento Liberale” il 23 Novembre 1943) sebbene avesse assunto sotto tanti aspetti la veste della politica, andava ben oltre quel “correre il rischio del politico” che Carl Schimtt indica quale conseguenza ineluttabile del fatto che “tutti i cittadini vengono obbligati a prendere posizione nella guerra civile”.

Si trattò piuttosto , come scrive Hirschman, “della percezione improvvisa (o dell’illusione”) che posso agire per cambiare in meglio la società e che, inoltre, posso unirmi ad altre persone della stessa opinione”.

La politica irruppe così nella vita partigiana, allorquando la “banda” nata da un’iniziale spinta di rivolta antistituzionale, o almeno di supplenza all’eclisse delle istituzioni, evolvette rapidamente e in modi originali, secondo una linea che la portò a diventare, in termini weberiani, da una semplice “comunità” o “associazione”, vero e proprio “gruppo sociale” retto da un ordinamento in cui l’agire era orientato in vista di dotarsi di regole vincolanti ed esemplari.

Il tramite di quella che, sempre Claudio Pavone, indica come “la via di una nuova istituzionalizzazione” fu rappresentato dalla presenza dei partiti che, attraverso il CLN, avevano assunto il ruolo di punto di riferimento, di vera e propria “guida politica” dell’intero movimento resistenziale.

L’organizzazione di tipo militare non sarebbe stata da sola sufficiente a tenere unito un esercito partigiano, tanto variegato e geloso della propria autonomia.

I legami con i partiti fecero da contrappeso alle spinte autonomistiche e ribellistiche che pure erano ben presenti, come del resto a quelle localistiche.

Questi legami resero più omogenee al loro interno le singole formazioni, differenziandole dalle altre di diverso colore, ma nello stesso tempo operarono come fattore di unità perché non solo trasmisero alla base la politica unitaria del CLN, ma alimentarono la convinzione che fosse l’impegno politico in quanto tale a costituire il cemento sostanziale tra i partigiani.

La scelta individuale compiuta al momento del “prendere o lasciare” del momento dell’invasione tedesca e della subalternità fascista era così maturata nella prefigurazione di un futuro diverso dove l’anelito alla libertà trovava sostanza nei principi fondativi di un’appartenenza politica.

Il radicamento dei partiti nella società italiana del dopoguerra ebbe certo uno dei suoi presupposti in questa loro presenza resistenziale e si può affermare ancora adesso, con sicurezza e con orgoglio, che su queste basi fu possibile poi, nel corso di frangenti quanto mai difficili, scrivere la Costituzione Repubblicana.

Fu , però nelle scelte difficili e solitarie compiute all’inizio della lotta di Resistenza che si realizzò la saldatura tra chi aveva combattuto il fascismo nel Ventennio e chi era salito in montagna dopo l’8 Settembre: una saldatura che avrebbe formato una nuova classe dirigente, una “generazione lunga” che avrebbe, tra fatiche, contraddizioni, conflitti ricostruito una convivenza civile e una coscienza collettiva: ciascheduno per la propria parte, con le proprie convinzioni ma nell’idea di fondo che attraversò i resistenti italiani: non ci si poteva limitare alla disfatta tedesca, bisognava ricostruire prima di tutto un senso comune. Come scrisse Silvio Trentin “Vincere la guerra per vincere la pace”.


domenica 5 settembre 2021

SAVONA 2021: ANALISI PER UNA POSSIBILE CAMPAGNA ELETTORALE

 

SAVONA 2021: ANALISI PER UNA POSSIBILE CAMPAGNA ELETTORALE di Franco Astengo


L'analisi di quanto osservato nelle prime battute della campagna elettorale in vista del voto del 3-4 ottobre consente l'espressione di alcuni spunti di un qualche interesse.

Collocandoci dal punto di vista del centro - sinistra e della candidatura a Sindaco di Marco Russo, sicuramente è necessario predisporsi a una maggiore capacità di elaborazione collettiva.

L'obiettivo deve essere rappresentato dalla necessità di comprendere meglio dove si possono reperire le motivazioni utili per ottenere alla fine il miglior risultato possibile.

Sta emergendo un dato che appare incontrovertibile: si rileva infatti un vera e propria "diversità" nell'impianto cognitivo, dal punto di vista della capacità dei diversi candidati e schieramenti di interpretare i problemi di fondo della situazione savonese.

Un elemento, questo della capacità cognitiva che potrebbe virare a vantaggio del centro sinistra.

Centro sinistra che fin qui ha dimostrato di andare oltre al piano di banalità che durante una campagna elettorale tutti gli schieramenti e di conseguenza i candidati si trovano comunque a dover esprimere.

Il centro - sinistra nell'insieme della sua articolazioni sta rivelando, infatti, il retroterra di una profondità di elaborazione sul piano della visione progettuale.

Una qualità che consente interventi molto chiari e coerenti sui temi che via via si stanno presentando come urgenti nell'attualità.

Ad esempio questa misura di diversità nell'elaborazione si è notata proprio in queste ore a proposito della drammatica situazione che si sta verificando per le Funivie, ma più in generale per tutte le questioni afferenti il piano economico, del lavoro, delle attività produttive.

Il centro - destra si muove su di un piano diverso.

Il piano di intervento del centro destra potrebbe essere definito come segnato da un limite di populismo e di "dipendenza esterna".

Lo schieramento di centro destra appare come costretto in una scelta dettata dalla necessità di soggiacere a input provenienti dall'esterno e da convenienze diverse (politiche e corporative)che lo portano a muoversi più agevolmente sul terreno delle tradizionali "promesse",assestandosi così sul piano di quelle "banalità" cui si accennava poc'anzi.

Ciò non significa però che questo stato di cose di differenza nell'impostazione oggettivamente adottata dai due schieramenti rappresenti per il centro sinistra un vantaggio acquisito.

L'egemonia sulla " visione" che il centro sinistra rivendica non lo mette certo al riparo dall'impatto di parole d'ordine "facili" e dal richiamo del potere (ad esempio quello della Regione), fattori che eserciteranno sicuramente una pressione su parte dell'elettorato in forma "trasversale" e di conseguenza sulla determinazione dell'esito elettorale.

Una difficoltà per il centro-sinistra specialmente se si fatica ad individuare il fattore "Savona fuori di Savona" come quello centrale nel prosieguo della campagna.

Alla capacità d'analisi e di proposta il centro - sinistra deve quindi accompagnare una forte tensione di presenza militante sul territorio sfruttando al meglio l'ampiezza dello spettro coalizionale che si è aggregato.

Esistono questioni come ad esempio quella riguardante il rapporto centro/periferia e quella riguardante la necessità di lanciare con grande visibilità la proposta comprensoriale ( due temi da declinati come : "Federalismo Municipale" e "Alleanza Territoriale") da portare avanti in maniera diffusa attraverso una capacità della coalizione e delle singole liste di essere particolarmente attive, con le loro candidate e i loro candidati, in ogni parte e angolo della Città.

A questo proposito è fondamentale che le liste presentino una loro forza di coesione evitando una costruzione del loro intervento elaborata sulla base di semplice somma di individualismi (rischio che la preferenza unica o quella dell'accoppiata di genere rende ancora maggiore).

Risulterà così fondamentale la connessione tra coalizione e candidato Sindaco raggiungibile attraverso alcune espressioni il più coerentemente univoche essenzialmente al riguardo di due priorità:

a) regia pubblica

b) interesse generale

Su queste basi dovrebbe essere costruito un gruppo dirigente della coalizione riconosciuto come plurale e posto in condizione di affermare un "collettivo" in luogo di un "isolamento di vertice".

Riuscire a realizzare questo proposito consentirebbe anche di prefigurare una forte capacità di rappresentanza collegiale destinata alla guida della Città fornendo già, fin da adesso, immagine e sostanza del tipo di governabilità che si intende realizzare (senza commettere l'errore di annunciare in anticipo la formazione della Giunta).

L'obiettivo dev'essere quello di far vivere alla Città la campagna elettorale come il momento dell'apertura di una pagina nuova anche sul piano delle dinamiche istituzionali e del rapporto tra l'amministrazione e la Città : il vantaggio che sicuramente il centro sinistra può accreditarsi sul piano dell'espressione plurale dell' alleanza deve rappresentare il punto di forza su cui costruire un risultato positivo.



sabato 4 settembre 2021

FORMA DI GOVERNO

 

FORMA DI GOVERNO di Franco Astengo

Nell'editoriale firmato da Massimo Franco apparso il 4 settembre sul "Corriere della Sera" si affronta ,in una rara occasione almeno dall'avvento dell'attuale esecutivo, l'analisi del processo in corso di ridefinizione della forma di governo.

Nell'articolo si descrive come si possa pensare a un "rimodellamento delle gerarchie istituzionali, con Palazzo Chigi in un ruolo quasi "tolemaico" e il sistema politico parlamentare impegnato in un dibattito animato ma anche separato dalle sorti dell'esecutivo".

In questo modo si eviterebbero "invasioni di campo" tra diversi poteri e si arriverebbe a una sorta di "fusione" ( o perlomeno di interdipendenza diretta) tra Presidenza della Repubblica e Presidenza del Consiglio da realizzarsi ,probabilmente, attraverso l'adozione di un sistema elettorale esclusivamente maggioritario dal cui esito sgorgherebbe come quasi naturale una designazione quasi diretta del Capo dell'Esecutivo.

I due rami del Parlamento risulterebbero così finalmente ridotti ad una funzione di mera approvazione dell'indirizzo governativo:un discorso che arriva da lontano se pensiamo all'invadenza, fin dagli anni '80, della decretazione d'urgenza, poi ai dpcm e via raccontando.

Appare evidente la volontà di conseguire il superamento dell'equilibrio costituzionale tra i poteri e la "deviazione" dalla centralità parlamentare: una tentazione "salazarista" che abbiamo già attraversato nel passato più o meno recente.

Una struttura del potere che rimarrebbe, nell'ipotesi delineata nell'articolo del Corriere (che pure ne definisce complicata la concretizzazione) centrata su due figure monocratiche in modo da rispondere direttamente ai nuovi livelli di dominio sovranazionali e sovrastatuali: probabilmente i veri centri dove governo e potere si sono intrecciati.

La democrazia “classica”, quella che abbiamo sempre intesa appunto per via parlamentare, sembra ormai ridotta a simulacro e gli interpreti ristretti nella sua estrema forma “recitativa” .

La nostra riflessione deve allora passare attraverso una rielaborazione del concetto di rappresentanza partendo dalla formulazione di un interrogativo: il concetto di rappresentanza rimane quello fondamentale di espressione della democrazia?

Servirà ancora una rappresentanza politica da destinarsi a costruire una dimensione “visibilmente distinta" tra i diversi livelli dell’agire politico?

Se riteniamo che la rappresentanza politica rimanga fattore fondamentale della democrazia (il togliattiano "Parlamento specchio del Paese")la nostra ricerca di una nuova soggettività dovrebbe allora partire dal riconoscere la necessità di una “distinzione della visibilità" sul piano istituzionale e dall'idea di un recupero di ruolo per soggetti che si misurano con una articolazione in senso orizzontale della dimensione del potere.

La rappresentanza politica, infatti, deve trovare (com’è stato del resto, pur tra contraddizioni evidenti, in Italia nel periodo dei grandi partiti di massa) nel riferimento costituzionale e nell’idea giuridica della personalità dello Stato (in cui si rappresenta la “totalità” del corpo politico”) il cardine dell’unità politica del popolo.


Fuori da questo non c’è popolo ma soltanto una disgregata moltitudine ,come abbiamo avuto occasione di osservare nel corso del recente esperimento sulla democrazia diretta e dell’uno vale uno che ha appunto dato luogo alla situazione attuale.


L’emarginazione della rappresentanza dal contesto costituzionale, come si sta cercando di completare in Italia in questa fase, coinciderebbe con un forte arretramento sul terreno della piena espressione della democrazia.




venerdì 3 settembre 2021

SINISTRA E SAVONA 2021

 

SINISTRA E SAVONA 2021 di Franco Astengo (Coordinamento “Il Rosso Non è il Nero”)


Oggi, 3 settembre, si è verificato l’adempimento formale delle incombenze di legge per la presentazione della lista “Sinistra per Savona” alle elezioni comunali del prossimo 3-4 ottobre.

Non si è certo trattato di un mero passaggio burocratico ma il completamento di un processo politico complesso che ha visto protagonisti attori diversi.

E’ stato grazie a una molteplicità di contributi che si è riusciti a compiere un atto politico di particolare importanza come quello di aver raggiunto la possibilità di una presentazione unitaria, coinvolgendo anche ambientalisti e animalisti.

La lettura dell’articolata storia della sinistra savonese ci indicava tutte le difficoltà che avremmo incontrato.

Difficoltà che come è stato fatto rilevare più volte originavano essenzialmente nella necessità di convergere attorno ad una idea fortemente innovativa rispetto al passato al riguardo della prospettiva di assunzione di una “funzione di governo”.

In questo momento che non è altro che quello di un punto di partenza per una difficilissima campagna elettorale mi permetto allora di sottolineare il ruolo che in questo frangente ha avuto il nostro gruppo “ QDR – Il Rosso non è il Nero”.

Naturalmente nel ricordare alcuni passaggi non può essere dimenticato l’impegno e la capacità di presenza politica dimostrata dal partito della Sinistra Italiana e da quello della Rifondazione Comunista oltre ad Europa Verde e al Partito animalista.

“ QDR -Il rosso non è il nero” rappresenta un gruppo spontaneo, sorto circa un paio d’anni fa sulla scorta di iniziative di riflessione e di ricostruzione storica svolte attorno alla memoria del PCI: ad un certo punto i suoi promotori hanno ritenuto di dover intervenire sullo scenario politico locale, proprio in vista delle elezioni amministrative che in un primo tempo avrebbero dovuto svolgersi nella primavera del 2021 e poi rinviate a causa dell’emergenza sanitaria.

In partenza si erano posti tre obiettivi:

a) contribuire ad individuare un candidato Sindaco delineando l’ipotesi di una figura in grado di aggregare un vasto schieramento che a suo tempo definimmo come “democratico – progressista”;

b) costituire una componente di una vasta coalizione composta da soggetti politici, sociali, culturali in grado di interpretare il senso di una elevata qualità nell’insieme della definizione progettuale;

c) rappresentare un soggetto promotore per una lista unitaria della sinistra e del mondo ambientalista decisiva all’interno di uno schieramento capace di raccogliere un consenso tale da strappare alla destra l’amministrazione comunale di Savona.

Questi obiettivi sono stati raggiunti (e la presentazione ufficiale della lista avvenuta proprio oggi suffraga l’esito positivo del nostro lavoro) grazie anche ad alcune iniziative che il gruppo “Il Rosso non è il Nero” ha saputo mettere in atto nel corso di questi mesi:

1) sostenere da subito l’indicazione della candidatura a sindaco di Marco Russo;

2) avanzare la proposta di una presenza unitaria della sinistra non tanto e non solo alle forze politiche ma ad una “sinistra diffusa” i cui esponenti da tempo risultavano estranei a certe forme dirette di intervento nella vita pubblica. Un documento incentrato su questa proposta è stato pubblicato il 1 dicembre 2020 raccogliendo significative adesioni;

3) avviare un’interlocuzione fattiva con diversi settori sociali, culturali, economici rappresentativi di soggetti di grande significato nella vita della Città.

4) Al fine di rendere operativa questa interlocuzione è stato così redatto il documento “Savona 2021: Visione e Progetto” alla cui stesura sono stati coinvolti esponenti di associazioni e singole personalità operanti in vari campi (ambiente, urbanistica, sanità, ecc). Il documento, apparso in una prima versione il 27 marzo 2021 e via via aggiornato, è stato oggetto di diverse occasioni di confronto pubblico tra le quali da segnalare, per importanza e partecipazione, quella svolta presso la SMS Fornaci il 14 maggio 2021.

5) Valutato di poter contare su di una elaborazione progettuale passato al vaglio di un serrato confronto pubblico e su di una positiva aggregazione il gruppo “QDR – Il rosso non è il nero” aveva già lanciato l’8 febbraio 2021 una proposta di lista unitaria posta nell’ambito della coalizione democratico – progressista in appoggio alla candidatura di Marco Russo. Alla proposta è stata fornita piena adesione in un primo tempo dal Partito della Sinistra Italiana e da Europa Verde e, in un secondo tempo, dal partito della Rifondazione Comunista;

6) Per passaggi successivi si è così’ arrivati al risultato della presentazione elettorale unitaria, cui il gruppo “QDR- Il Rosso non è il Nero” ha fornito anche l’apporto di personalità in grado di sostenere candidature di sicuro rilievo nell’ambito della lista unitaria.

Deve allora essere segnalata con grande forza l’importanza del consenso da attribuire alla lista unitaria “Sinistra per Savona”.

“Sinistra per Savona appare soggetto capace di rappresentare assieme la tradizione migliore della capacità di governo della nostra Città e, insieme, una prospettiva di svolta per il futuro.

Si può così concludere affermando come il gruppo “QDR – Il Rosso non è il nero” abbia sicuramente fornito un grande contributo: è importante che si mantenga per il futuro quell’impostazione di confronto aperto su temi politico – culturali nell’intento di fornire un contributo al futuro di Savona e nell’insieme della sinistra italiana.

giovedì 2 settembre 2021

SOMMA E SOTTRAZIONE NELLA COSTRUZIONE POLITICA

 

SOMMA E SOTTRAZIONE NELLA COSTRUZIONE POLITICA di Franco Astengo

In questi giorni di preparazione elettorale mi è capitato, sia pure nel limitato ambito di una piccola cittadina di provincia, di osservare da vicino le diverse dinamiche messe in moto per formare una lista unitaria della sinistra comprensiva degli ambientalisti ed inclusa in una coalizione comprendente anche PD, "civici", Italia Viva e Azione (escluso il movimento 5 stelle) nell'appoggio al candidato Sindaco .

Uno schieramento credo assolutamente originale nel panorama che si sta presentando in vista delle elezioni amministrative del 3-4 ottobre ,anche perché questa lista comprende Rifondazione Comunista.

Di questi tempi occuparsi di costruzione politica sia pure appunto semplicemente osservando la formazione di una lista elettorale significa ricevere una lezione intorno ai mutamenti registrati nel tempo dai comportamenti politici, sia all'interno del collettivo dei soggetti organizzati sia nel muoversi dei singoli.

I singoli che, nel quadro della dispersione sociale e culturale in atto, si rendono disponibili ad una aggregazione sia pure parziale e temporanea come nel caso di una scadenza elettorale, appaiono mossi, nella gran parte dei casi, da quel moto di "individualismo competitivo" che rimane l’elemento più importante che si riscontra analizzando il mutamento in atto sul piano delle relazioni sociali, culturali e anche umane.

Nella fattispecie la costruzione nella condizione data di una presenza elettorale (con la pretesa di mettere assieme soggetti diversi in un contesto di provincia, quindi senza nessuna possibilità di efficace richiamo al quadro generale e abbastanza al di fuori dai riflettori accesi dai media) si è potuta realizzare soltanto attraverso l’espressione di due fattori (una novità per chi era abituato a muoversi per linee collettive verticali):

a) per sottrazione: nella difficoltà delle forze politiche nell' esprimere aggregazione, radicamento sociale, capacità organizzativa;

b) per somma: di aspirazioni individuali (anche di richiamo morale o a riferimento a tradizioni passate, riferite però al vissuto del singolo) e di piccolo gruppo. In questo senso appaiono molto presenti logiche da “clan” e l’utilizzo di tecniche di tipo lobbistico ( usate magari casualmente).

Alla fine anche se il risultato politico di facciata potrà essere considerato positivo perché offrirà comunque all'elettorato un immaginario di unità finirà con il prevalere come "anima" del complesso il secondo fattore, quello delle aspirazioni individuali o di clan.

Le motivazioni politiche generali ( prima fra tutte quella del "richiamo unitario") risulteranno senz'altro in secondo piano rispetto a una visione utilitaristica riguardante il singolo o il suo minuscolo ambito di riferimento.

Sarà interessante verificare su andamento ed esito della campagna elettorale quanto inciderà questo doppio registro, quello unitario nella facciata e quello delle più o meno larvate motivazioni personalistiche.

Nello sviluppo dell'analisi rimangono da considerare altri due elementi:



1) La difficoltà di far valere un’idea di egemonia della progettualità. Il livello di confronto possibile sui contenuti appare ormai molto ridotto a temi di piccolo cabotaggio rispecchiando infatti la mediocrità del contesto (e l’assenza, già segnalata, di possibilità di richiamo a livelli più complessivi di riflessione e di iniziativa politica);

2) Il confronto con un avversario che, nello specifico, sta puntando sul tema della personalizzazione non tanto della politica ma del potere in un ritorno a una sorta di concezione feudale.

L’incertezza al momento è quella tra far valere come prevalente l’idea del contrasto diretto con l'avversario oppure tentare la strada di una espressione di egemonia della progettualità misurata anche (e soprattutto) al di fuori dal riferimento agonistico imposto dalla scadenza elettorale.

Alla fine abbiamo di fronte l’antico dilemma gramsciano : “Pessimismo della ragione, Ottimismo della volontà” cercando di riflettere anche sulla “classica” indicazione che ci veniva da Alessandro Natta attorno “all’illuminismo giacobino”.