SAVONA 2021: TRA MISTIFICAZIONI E DISAFFEZIONE di Franco Astengo
Sarà il livello dell’astensione dal voto a far oscillare l’ago della bilancia nell’esito delle elezioni savonesi di domenica prossima.
Le regionali 2020 registrarono, infatti, 28015 partecipanti su 49941 iscritti nelle liste (56,1%) mentre alle elezioni comunali 2016, primo turno, avevano espresso il loro suffragio 31.441 aventi diritto su 50.789 per una percentuale del 61,9%.
Un calo di partecipazione molto significativo che l’andamento della campagna elettorale ha dimostrato in questa occasione come di non facile recupero considerati alcuni fattori oggettivi, primo fra tutti il progressivo innalzamento dell’età media della popolazione, l’isolamento di molte persone nei quartieri, l’ormai rarefatta presenza di presidi di utilità sociale, il declino evidente dei soggetti possibili portatori di dibattito e di relativa aggregazione.
All’interno di queste condizioni generali emergono alcuni fattori sollevati dal Centro Destra e da alcuni mezzi di comunicazione di massa (amplificati dai “social”) distorcenti la possibilità di esprimere un equilibrato giudizio elettorale per settori socialmente rilevanti in una Città nella quale appare sempre più difficile “formare” un senso comune dell’opinione pubblica.
Su alcuni di questi elementi ci siamo già soffermati ma vale la pena di ribadirli: a) il tentativo che il centro – destra sta svolgendo di “deviare” la valutazione sul fallimento della propria capacità di governo. Un fallimento perpetuatosi invece lungo i 5 anni della precedente amministrazione e giunto a sintesi con la mancata ripresentazione della Signora Sindaco; b) in un quadro prevalentemente dominato, dal punto di vista dell’orientamento popolare, dall’emergenza sanitaria si è tentata la strada del richiamo alla Giunta Regionale ed essenzialmente al suo Presidente (sempre in piano su questioni vitali come vaccini e green pass), in un contesto di forte esaltazione della personalizzazione della politica usata in chiave meramente di immagine propagandistica.
A questi due elementi ne vanno aggiunti altri:
1) L’idea di usare questioni utilizzabili con facile demagogia come vere e proprie armi di “distrazione di massa”. Attraverso la recrudescenza di temi come quelli della mancata pulizia e della “questione sicurezza” ( temi sicuramente presenti nella realtà) si è cercato di far distogliere lo sguardo dalla questioni fondamentali che dovrebbero stare al centro della contesa elettorale: quelli dell'assenza di prospettive di lavoro, dell’economia, della portualità, dell’uscita dall’isolamento infrastrutturale, delle “ricuciture” urbanistiche; della territorialità sanitaria; dell’espansione della presenza culturale verso i quartieri; della necessità di un piano regolatore delle connessioni tanto per elencare alcuni esempi che nel nostro "Savona 2021: visione e progetto" abbiamo cercato di riassumere nei due capitoli sull'Alleanza Territoriale e il Federalismo Muncipale.
2) L’ultima settimana deve allora essere dedicata prima di tutto alla ricerca di quelle persone che, per loro volontà o per difficoltà di isolamento soggettivo, si trovano nella condizione di potenziale astensione dal voto, magari pur vantando personalmente una lunga storia di partecipazione politica. Una tradizione di appartenenza politica spezzata dall'allontanamento se non dall’assenza da quei tradizionali soggetti di riferimento che sapevano svolgere una funzione (ormai tramontata) di pedagogia politica.
3) Servirà anche, come si è già cercato di indicare in precedenza, una capacità di far tornare in primo piano (nonostante l’ostilità di buona parte dei mezzi di comunicazione di massa e del senso comune espresso nei “social”) i temi veri che possono interessare la Città nel tentativo di fuoruscita dal declino: prime fra tutte le questioni di carattere economico – sociale.
Infine deve essere chiaro e sostenuto con grande forza e chiarezza: chi ha sgovernato Savona negli ultimi 5 anni è stata quella destra di cui il Presidente della Regione è il vessillifero in Liguria. Il Presidente della privatizzazione della sanità cui andrebbe impedito di usare clientelarmente e in chiave di propaganda elettorale i fondi del PNRR, mentre il suo candidato – Sindaco appare come un semplice corifeo.
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