domenica 31 marzo 2019

AREA DI CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA: DA TRE MESI NON PAGATI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI


AREA DI CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA: DA TRE MESI NON PAGATI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI di Franco Astengo
Gli operai delle 18 aree e 13 regioni di “crisi industriale complessa”, aspettano ancora il rinnovo degli ammortizzatori sociali garantito, a suo tempo, dal governo.
L’esecutivo ha stanziato i fondi (117 milioni di euro) nella legge di Bilancio approvato a dicembre scorso, ma a tutt’oggi non c’è traccia del decreto interministeriale necessario per sbloccare quei soldi.
Il che significa che da gennaio più di 60.000 operai sopravvivono senza ricevere un euro.
Per l’esattezza la stragrande maggioranza di loro perché in alcuni regioni è stato possibile utilizzare ancora fondi residui delle Regioni.
Se scorriamo l’elenco troviamo tutte le zone “storiche” dell’industria italiana, in particolare quelle ancora legate alla siderurgia oppure soggette a massicci processi di deindustrializzazione.
Siti industriali storici, intere comunità messe in ginocchio dopo aver costruito le più importanti realtà produttive: dalle acciaierie di Pombino e Taranto, all’alluminio ex-Alcoa nel Sulcis, la ex- Fiati di Termini Imerese, i petrolchimici di Gela e Porto Marghera.
Non ripercorriamo qui, per averne scritto troppe volte, la storia delle perdite industriali della nostra terra: di quest’area centrale ligure da Savona a Vado alla Valbormida se non per ricordare che le uniche due aziende di un qualche significato rimaste, Bombardier e Piaggio, si trovano entrambe in enorme difficoltà e che esiste il rischio concreto della cancellazione dell’industria in provincia di Savona.
Ancora una volta lanciamo un appello alla mobilitazione e all’impegno sul tema della realtà industriale di questo martoriato Paese: tema fondamentale per ogni possibile ipotesi di sviluppo assieme a quello delle infrastrutture.
Una situazione frutto del colpevole dispregio del lavoro a favore della corruzione e della speculazione che ha contraddistinto la storia recente di questo Paese a partire almeno dalle privatizzazioni degli anni’80: Savona vi è stata pienamente coinvolta e non si avvertono minimi segnali di inversione di tendenza.
Ci si dedica invece all’assistenzialismo, come nel caso del reddito di cittadinanza, oppure s’insiste su modelli rivelatisi insufficienti a produrre il livello di know – how e di occupazione necessaria in una situazione come quella Italiana.
Il frutto del colpevole dispregio del lavoro a favore della speculazione.
Questo l’elenco delle aree di crisi industriale complessa:
CAMPANIA: Aberra, Marcianise, Aiola, Torre Annunziata, Castellamare di Staia, Battipaglia, Solofra
FRIULI VENEZIA GIULIA: Trieste
LIGURIA: Savona
MARCHE – ABRUZZO: Val Vibrata, Valle del Trento, Piceno, Distretto Fermano - Maceratese
MOLISE: Campobasso, Bojano, Venafro
PUGLIA: Taranto
SARDEGNA: Porto Torres, Porto Vesme
SICILIA: Termini Imerese, Gela
TOSCANA: Piombino, Livorno
UMBRIA: Terni, Narni
VENETO: Venezia, Porto Marghera

sabato 30 marzo 2019

L'EGEMONIA SULL'AGENDA


L’EGEMONIA SULL’AGENDA di Franco Astengo
Una rapida riflessione sui temi di maggiore attualità che l’informazione mainstream sta mettendo in evidenza ci indica come la destra più estrema abbia ormai imposto i propri temi sull’agenda politica e del dibattito pubblico presentando i termini di una vera e propria egemonia.
La più stretta attualità ci presenta come temi urgenti quelli riguardanti il ritorno al sovranismo, il recupero della centralità di opzioni da medioevo sui temi dei diritti civili, la libertà di difendere la proprietà anche a danno della vita altrui in maniera del tutto indiscriminata. Una proprietà intesa proprio come “egoismo del possesso”.
L’humus culturale su cui poggia questa destra retriva nasce naturalmente da una serie di combinazioni che non hanno in Italia la loro origine: è una questione di “clima”  che nasce da un vero e proprio spostamento d’asse sul piano planetario.
L’Italia però ne è stata investita in una dimensione molto specifica anche perché, è bene non dimenticarlo, la nostra è stata la terra della nascita e della crescita del fascismo come ideologia: ritroviamo, infatti, tratti di vera e propria cultura fascista in molte delle argomentazioni che oggi ci vengono presentate all’ordine del giorno del dibattito pubblico.
Non c’è scampo sotto quest’aspetto e non sono possibili “distinguo” più o meno sottili.
Bisogna saper riconoscere la radicalità del livello di scontro in atto, la forza della contrapposizione, il fatto che, dalla parte della sinistra e dei democratici, è sfuggita completamente la capacità di far valere le proprie idee.
Non sembrano avere più spazio, da un lato, idee espresse attraverso il filtro culturale della dimensione sociale (forse un tempo si sarebbe detto “di classe”) e, dall’altro, più blandamente attraverso l’espressione del cosiddetto “politically correct” pur usato abbondantemente nella fase di transizione dentro la quale si sono trovate espressioni culturali e sistema politico nel corso degli ultimi 30 anni.
La destra, pur in una logica complessità di espressione, si è impadronita dell’agenda ed esercita una sua egemonia superando di slancio qualsiasi possibilità di contradditorio.
Si è così determinato un effetto paradossale: le istanze che un tempo sarebbero state definite come “progressiste” appaiono ormai conservatrici e frutto del passato.
La “modernità” invece sembra stare dalla parte di chi vuol riportarci all’indietro nel quadrante della storia, a partire dal nazionalismo e dalla rivendicazione di supremazie culturali, antropologiche, addirittura biologiche che sembravano proprio dimenticate nei cassetti di una storia tragica che mai avremmo pensato di veder riesumata con questa baldanza.
C’è materia per riflettere con urgenza.

venerdì 29 marzo 2019

STATISTICHE: SI ALLARGARNO LE DISUGUAGLIANZE, LIGURIA BRUSCO ARRETRAMENTO

STATISTICHE: SI ALLARGANO LE DISUGUAGLIANZE. LIGURIA BRUSCO ARRETRAMENTO di Franco Astengo
La statistica che segue conferma due dati:
1)    L’allargamento del divario tra Nord e Sud;
2)    L’arretramento secco delle condizioni di vita in Liguria.
Sono questi i dati che contano nella ridda di contraddizioni in cui sembra essere immerso il nostro sistema politico ed economico.
Soltanto affrontando questi nodi dal punto di vista della realtà potrà essere possibile fronteggiare una situazione così grave.
Certo che i provvedimenti dei vari governi, dagli 80 euro al reddito di cittadinanza non paiono proprio essersi occupati di questa realtà.
I governi hanno preferito  navigare a vista seguendo semplicisticamente e in maniera miope presunti flussi elettorali.
Per quel che riguarda la Liguria si confermano tutte le condizioni negative di un processo di deindustrializzazione e cementificazione selvaggia tante volte denunciate in un quadro complessivo di assenza di programmazione e di visione ristretta, oltre alla crisi verticale del sistema bancario ligure , l’abbassamento complessivo delle condizioni di vita, la crescita della disoccupazione, l’innalzamento dell’età media che fanno della nostra Regione la più anziana d’Italia, il ritardo delle infrastrutture.
Intanto ci si balocca con le crociere e si aspetta la colonizzazione “cinese” dei porti.
“Italia divisa in due, il Nord che viaggia a passo doppio del Sud. Ieri il Mef ha pubblicato le tabelle sui redditi Irpef in Italia e l'analisi di Twig di Aldo Cristadoro, sulla base dei dati Mef, fa venire alla mente qualche contraddizione sociale: i comuni ricchi sono tutti nel Nord. Basiglio, con 47.808 euro di reddito imponibile pro capite, riconquista la testa della classifica, seguito a ruota da Cusago ( 37.580 euro): entrambi centri vicini a Milano, residenze di prestigio, siglate Silvio Berlusconi. Indietreggia invece Lajatico, la Bocelli-town, che grazie al solo reddito del celebre cantante lirico era riuscita a conquistare il primato. Si affaccia al quarto posto Pieve Ligure, soave luogo di vacanze, con uno scatto di 12 posizioni anche dovuto all'incremento demografico di pensionati di lusso. Le città dorate del Nord occupano i comodi posti di centro classifica: Pino Torinese, casa di molti top manager della Ferrero, e Torre d'Isola nei pressi di Pavia immersa nel parco del Ticino.
In coda ci sono altrettanti comuni del Nord, ma sono quelli vicini alle aree di confine con la Svizzera, zeppi di lavoratori frontalieri e quindi la questione fiscale è tutta diversa. Se si allarga infatti lo sguardo un po' oltre l'orizzonte del sindaco, passando quindi alla classifica delle province, il triangolo Milano-Bergamo-Monza emerge come il più ricco. Dinamica Bologna, che dalla settima posizione supera Padova e si attesta al sesto posto.
In generale, l'analisi del reddito pro capite evidenzia un Nord sempre piu ricco e un Sud sempre più povero. Si confermano le posizioni delle tre regioni 'più ricche' (Lombardia, Emilia Romagna e Lazio) e le tre al fondo della classifica (Basilicata, Molise, Calabria). Ai piedi del podio la regione Trentino Alto Adige supera il Piemonte
, mentre da segnalare l'importante balzo indietro della regione Liguria che in un anno perde 3 posizioni a favore di Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e Veneto. Come lo scorso anno, la regione che registra la maggior crescita del reddito medio risulta essere Trentino Alto Adige (+407) seguito dalla Lombardia (+104). Solo altre 3 regioni hanno migliorato il reddito medio - Valle d'Aosta (+44), Emilia Romagna (+14) e Veneto (+6) -, mentre le restanti 15 hanno visto peggiorare il loro dato. Fanalino di coda risultano essere Liguria (-192), Basilicata (-183) e Sardegna (-176).”

SI APRE UN NUOVO CICLO? RICONSDIERARE LE CONTRADDIZIONI


SI APRE UN NUOVO CICLO ? RICONSIDERARE LE CONTRADDIZIONI di Franco Astengo
Si sta concludendo il ciclo del “dominio atlantico” e della “globalizzazione”?
I segnali, da tempo, ci stanno tutti: prima la crisi del 2008, poi il crescendo protezionista e le tensioni di potenza tra Stati Uniti, Cina e Russia.
Le vicende legate alla “via della seta” appaiono paradigmatiche di un nuovo quadro.
Alziamo lo sguardo dal provincialismo di casa nostra dove temi come questo sembrano essere oggetto soltanto di misere dispute intorno a un pugno di voti.
La guerra, s’intuisce, potrebbe non rappresentare più un’eventualità futuribile.
L’Europa è presa in mezzo in un gioco ambivalente ma nel quale l’Unione fa valere comunque i suoi poteri, la sua moneta, i suoi capitali: tutti fattori che non possono essere ignorati.
Quale eredità lascia, allora, l’ultimo ventennio?
La prima questione è quella del cosiddetto “ritorno alla Geografia”: l’idea dell’inesorabile dismissione del concetto di “Stato- Nazione” ha subito, almeno a mio giudizio, un fiero colpo
Questo primo punto richiama la necessità di rialzare la bandiera internazionalista nel rifiuto, secco e immediato, di qualsiasi tensione nazionalista. E’ questo un punto sul quale “indietro non si torna”!
La seconda questione è quella di una difficoltà evidente, nell’insieme delle relazioni economiche internazionali, del cosiddetto “multilateralismo” (cioè la stipula di accordi generali aperti a tutti i paesi su basi paritarie): una difficoltà che , nell’insieme di una complessità di altri fattori, ha certamente agevolato la vittoria di Trump, come segnale evidente di un mutamento del quadro.
Si evidenzia una nuova qualità nella contesa sui mercati: la Cina, ad esempio, si fa avanti in molti settori delle alte tecnologie e i segnali di contrasto su questo sono evidenti.
Si fa aspra la battaglia per sbarrare il passo ai nuovi campioni industriali e per ottenere l’apertura di nuovi mercati.
Tutto questo avviene nelle telecomunicazioni (esemplare il caso Huawei) e nel settore dell’auto dove si stanno realizzando colossali investimenti nell’elettrico, settore nel quale anche la Germania sta tentando un’offensiva.
Si potrebbe dire con una frase fatta che la Storia è al bivio.
Chi avrebbe detto che negli USA oggetto del contendere delle presidenziali sarebbe stato un muro da tirar su ai confini con il Messico?
Oppure che la Gran Bretagna si sarebbe impantanata senza soluzione nella Brexit?
Oppure che in Italia la segregazione degli immigrati regolari sarebbe stata esibita come pezzo pregiato della campagna elettorale?
E ancora, nello smarrimento di senso che sembra pervaderci il fatto che Twitter, Facebook, Instagram combinati coi salotti televisivi sarebbero divenute le piazze e le tribune della lotta politica imponendo i passaggi prima verso la “democrazia del pubblico” e successivamente verso la “democrazia recitativa”?
Chissà per quanto tempo resisterà la storia per far nascere un nuovo ordine durante una fase nella quale possono prevedersi crisi e tensioni micidiali.
Non si può assistere soltanto a tutto questo: occorre intervenire, organizzare la politica, in nome della nostra autonomia di soggetti colpiti dall’inasprirsi dei meccanismi di sfruttamento.
E’ l’inasprirsi delle condizioni di sfruttamento e il loro allargarsi al quadro complessivo delle contraddizione sociali il vero fenomeno emergente che indica come restino in piedi i fondamentali della lotta per l’uguaglianza e insieme per l’affermazione di una nuova qualità della rappresentanza democratica.
Il livello di scontro sociale sta facendosi molto più intenso e radicale: sfuggono i termini di possibili mediazioni.
 La contrapposizione sul piano sociale, politico e culturale appare molto più netta, posta proprio sull’esposizione del sistema di valori.
La destra ha capito questo e sta interpretando i tempi: la sinistra appare in ritardo ferma a elucubrare formule vuote.
In Italia, nel ristretto ambito del nostro sistema politico, stiamo vivendo una fase di questo tipo.
 Da parte nostra di quante/i si sento eredi e parte di quella che è stata la sinistra nelle sue diverse articolazioni storiche, sembra mancare una strategia di contrasto fondata sui valori dell’uguaglianza e della lotta allo sfruttamento.
 Sembra perpetuarsi una sorta di sudditanza culturale al “politicismo”, come accaduto nel corso degli ultimi trent’anni alla parte politica autodefinitasi come “progressista”.
Si tratta di allora di tornare semplicemente a riconoscere i nostri fondamentali, le nostre insuperate basi teoriche come riferimento nella radicalità dello scontro in atto in quella che proprio si può considerare come una fase drammaticamente aperta.

mercoledì 27 marzo 2019

ENNESIMO RINVIO PER LA PIAGGIO


ENNESIMO RINVIO PER LA PIAGGIO  di Franco Astengo
“ Ancora un rinvio, l’ennesimo, per Piaggio Aerospace: l’incontro in Commissione Difesa già più volte
posticipato e fissatore oggi è stato nuovamente spostato. Un continuo rinvio che ha fatto letteralmente infuriare la Cgil savonese.”
Questa è la notizia di oggi.
Gli esponenti della CGIL si arrabbieranno di nuovo se un “privato cittadino”  (del resto informato) fa notare ancora una volta
1)      come questa drammatica situazione che riguarda la Piaggio interessi una  provincia nella quale, più o meno, siamo attorno ai 10.000 tra disoccupati, cassintegrati e soggetti ad ammortizzatori sociali di vario tipo;
2)      Come egualmente in difficoltà risulti l’altra azienda di una qualche importanza strategica presente sul nostro territorio: la Bombardier di Vado Ligure;
3)      Come forse si rilevi un problema di inadeguatezza tecnologica almeno nel secondo caso (mancato accordo con Hitachi);
4)      Come da quasi tre anni si stia girando attorno a lume della dichiarazione di area industriale di crisi complessa, dalla quale finora non è arrivato risultato tangibile se non la formulazione di domande e la compilazione di graduatorie;
5)      Come sia assente un piano industriale riguardante la nostra provincia comprensivo di due punti molto delicati e complessi: bonifica aree industriali dismesse e infrastrutture stradali e ferroviarie;
6)      Pesantissime risultano le responsabilità delle istituzioni da quelle centrali a quelle periferiche ma non si può non ricordare come sia assente del tutto una mobilitazione di carattere generale per tutta la Provincia, lasciando il carico della protesta soltanto ai lavoratori interessati;
7)      Certo è difficile una mobilitazione generale se non sono chiari gli obiettivi: al centro dev’esserci l’idea di fondo della reindustrializzazione, ad alto tasso di qualità tecnologica, della provincia di Savona in particolare nelle sue zone storicamente dotate di questo tipo di vocazione.
8)      Cosa stanno facendo, al proposito, i molti parlamentari savonesi di maggioranza e di opposizione?