A
Savona città medaglia d’oro della Resistenza c’è chi osa ricordare il
centenario dalla fondazione dei fasci di combattimento, punto d’origine del
regime di Franco Astengo.
E’
il caso, allora, di rammentare non semplicemente cosa è stato il fascismo ma di
sottolineare quanto persiste: veri e propri rigurgiti fascisti si avvertono
anche a livello di schemi culturali, di comportamenti a livello di massa, di
opzioni politiche concrete portate avanti da soggetti che si collocano al
governo del Paese e appaiono incontrare apparenti irresistibili fortune
elettorali e di consenso da parte dell’opinione pubblica, senza ricevere quel
contrasto che meriterebbero.
Ricordando
che il fascismo salì al potere pur rappresentando un’esigua minoranza
parlamentare sulla base proprio di una mancata opposizione e di un
accompagnamento “furbesco” attuato da chi pensava di addomesticarlo
anestetizzandolo nella gabbia del potere.
L’attuale
situazione, nella quale si stanno riproducendo soprattutto i temi più deteriori
del razzismo deve essere affrontata attraverso l’espressione costante della
negatività dei principi che il fascismo ha rappresentato realizzandone la
costante comparazione con ciò che sta concretamente accadendo.
Il
fascismo tese a presentarsi come squisitamente “italiano” e “romano”: torna qui
il tema ricorrente del nazionalismo – bellicista.
L’alleanza
con la Germania hitleriana e l’intervento nella seconda guerra mondiale,
accentuarono i caratteri ideologici propri del fascismo degli esordi, come il
bellicismo e, di converso, fecero emergere tratti ideologici propri di quella
successiva fase rimasti in ombra quali il razzismo e l’antisemitismo.
Alcuni
di questi caratteri, ma soprattutto il rifiuto della democrazia consentì di
identificare un ruolo internazionale del fascismo, attivo in Europa, e
felicemente definito da Palmiro Togliatti come “regime reazionario di massa”.
Una
definizione che ha consentito, anche dopo la caduta del regime, di leggere il
fenomeno del fascismo in senso transpolitico, come una sorta di cesarismo
tipico del XX secolo basato su di un capo carismatico.
Un
capo carismatico che portava avanti la ricerca del consenso delle masse
attraverso una strumentazione di tipo propagandistico attraverso l’adozione di
slogan rivoluzionari (intesi per lo più in una direzione aggressivamente nazionalistica)
con la democrazia come nemico esclusivo, nella logica schmttiana.
Il fascismo impose un modello autoritario sulla base
di un rapporto gerarchico di sfruttamento tendendo a tradursi in un
atteggiamento orientato verso il potere e di dipendenza portandolo a un
attaccamento disperato a tutto ciò che appare “forte” (il gruppo, il partito,
la legge, lo stato, la razza ecc.).
Quali contro-misure posso essere adottate per uscire
dell’atteggiamento del pregiudizio? Un tema di grande attualità se osserviamo
attentamente ciò che accade.
Il nazionalismo che rimane la matrice diretta del
fascismo di allora e di oggi, rimane prodotto dell’organizzazione totale della
società, che può essere mutato soltanto trasformando la società.
Il maieutico della democrazia e delle riforme sociali
rimane quello dell’aumento nella capacità culturale complessiva.
Una capacità di espressione culturale fondata
soprattutto sulla memoria e rivolta alla complessiva articolazione sociale.
E’ necessario contrastare prima di tutto sul piano
della conoscenza, attraverso la scuola, l’Università e la ripresa di una
funzione pedagogica dell’organizzazione politica, l’idea oggi, purtroppo
ricorrente, che il fascismo ritorni come “autobiografia della nazione”, ineludibile
destino di appagamento degli egoismi più retrivi.
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