1944: L’ANNUS HORRIBILIS DELLA GUERRA IN TALIA di Franco
Astengo
1944: Settantacinque anni fa. Nel corso di questo 2019 ci saranno molte
occasioni di ricordo per quei terribili 12 mesi che squassarono l’Italia in un
crescendo di avvenimenti drammatici.
L’occasione di memoria che si offre in quest’occasione rappresenta semplicemente un tentativo di riassunto per
ristabilire la verità profondo di quei fatti in una fase come quella attuale
dove si arriva a mettere in discussione la necessità di mantenere l’antifascismo
quale fondamento della nostra Repubblica confondendo colpevolmente i ruoli dei
soggetti che furono protagonisti del nostro riscatto nazionale.
Un testo quello che segue che intende semplicemente ristabilire la
verità di quella vicenda storica: nel corso di quest’anno ci saranno poi
occasioni per ricordare specificatamente i singoli episodi.
Il 1944 può essere considerato probabilmente l’anno più
drammatico nella storia del ‘900 per il nostro Paese.
L’Italia si trovò stretta tra la morsa della guerra e quella
dell’occupazione nazista.
Il fascismo di Mussolini, tornato dopo la liberazione dal
Gran Sasso, cerca di legittimarsi e risorgere con la Repubblica Sociale
Italiana.
In realtà il Duce è prigioniero in casa sua, vorrebbe armare
le sue truppe ma decide ben poco, mentre gli alleati germanici occupano il
Paese trattandolo alla stregua di una provincia del terzo Reich.
Vengono letteralmente annessi il Trentino e la Venezia
Giulia, mentre nelle altre regioni viene applicata la legge marziale.
“Italiani traditori” è il monito che giustifica tanta
durezza nei confronti degli ex-alleati di guerra, ma in realtà il governo
nazista, con l’armistizio dell’8 settembre 1943 ha ottenuto un duplice
risultato: messo in schiavitù 700.000 soldati italiani che hanno rifiutato di
aderire alla RSI (altri sono stati sterminati a Cefalonia con il sacrificio della
Divisione Acqui) e trasferire ingentissime risorse dall’Italia alla Germania,
dal tesoro della Banca d’Italia ai beni degli ebrei, di cui inizia una
massiccia deportazione, fino alle proprietà dei cittadini soggetti a sequestri
e violenze.
Senza più il peso dell’ingerenza militare dei comandi
italiani, le operazioni contro gli angloamericani che avanzano dal Sud possono
essere condotte nella totale discrezione del comando tedesco e le vie di
rifornimento sono tenute sgombre con rastrellamenti e massacri di partigiani e
della popolazione civile, come già accaduto in tutti i paesi occupati dai
nazisti.
L’obiettivo è d usare il nostro territorio per tenere il
nemico lontano dai confini tedeschi.
Le montagne della penisola sono una formidabile difesa
naturale e permettono ai meno numerosi, ma agguerriti reparti germanici di
tenere in scacco e le armate alleate da Montecassino alla Linea Gotica.
Ma Hitler e i suoi generali sanno anche che non basta
bloccare le montagne per strangolare il flusso di uomini, mezzi, materiali e
risorse e così le bande partigiane che fin dal 1943 si sono date alla
guerriglia, insieme alle popolazioni che li riforniscono e li appoggiano, sono
un nemico da distruggere.
Per questo si applicano leggi di guerra spietate contro chi
resiste.
In un Paese ormai spezzato in due, massacrato dai
bombardamenti e dalle violenze degli occupanti, cresce giorno per giorno la
sofferenza, ma anche l’ostilità verso i nuovi padroni.
Gli arresti e le rappresaglie non fanno che ingrossare il
numero degli italiani che invece di presentarsi ai distretti militari per
indossare la divisa della RSI, fuggono in montagna per fare la guerra ai
nazifascisti.
Nella città operaie nascono piccoli gruppi di resistenza che
cercano di portare all’insurrezione le grandi città anche attraverso grandi
scioperi operai come quello del 1° marzo: Savona, come le altre città del Nord
industriale, si trovò in prima linea in quel frangente e molti operai furono
rastrellati e portati nel campo di sterminio di Mauthausen.
E’ questo degli scioperi operai un passaggio fondamentale
mai sufficientemente ricordato, anzi quello che maggiormente le tendenze revisioniste
cercano di obliare e che va, invece, portato in primissimo piano nella memoria
e nella proiezione tra questa e l’attualità dell’antifascismo che dobbiamo far
vivere nella cultura e nella società italiana del XXI secolo.
I giovani italiani che, convinti di dover lavare l’onta del
tradimento di Badoglio, si arruolano nelle truppe della RSI si trovano a dover
combattere contro i partigiani: Mussolini mette gli italiani contro gli
italiani.
Le SS e la Gestapo, le milizie fasciste e i corpi di polizia autonomi (le famigerate Banda Koch, Banda Carità, Battaglioni delle Camicie Nere “Muti”) danno la caccia ai Partigiani attuando rappresaglie terribili e inumane.
Le SS e la Gestapo, le milizie fasciste e i corpi di polizia autonomi (le famigerate Banda Koch, Banda Carità, Battaglioni delle Camicie Nere “Muti”) danno la caccia ai Partigiani attuando rappresaglie terribili e inumane.
Mentre vengono liberate dagli Alleati le città di Roma e di
Firenze i nazisti uccidono centinaia di persone, tra fucilazioni giornaliere e
stragi, e sugli Appennini una lunga scia di sangue e distruzione segue il passo
del truppe tedesche e italiane impegnate nella lotta ai cosiddetti “ribelli”.
Le Fosse Ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, sono
solo alcuni dei luoghi martiri in cui gli italiani, spesso anche donne e
bambini muoiono per mano dei carnefici di Hitler.
Nella tragica estate del 1944 con lo sbarco in Provenza,
seguito a quello in Normandia del 6 giugno, gli Alleati commettono un grave
errore distogliendo forze dal fronte italiano e permettendo alle armate di
Kesserling di trincerarsi su nuove linee.
Dopo l a grande offensiva che ha portato gli americani a
Roma e la successiva avanzata, i piani alleati per la liberazione dell’Italia
subiscono un forte rallentamento.
Le armate americane e inglesi non riescono a chiudere le forze naziste in Italia in una sacca per annientarle definitivamente.
Le armate americane e inglesi non riescono a chiudere le forze naziste in Italia in una sacca per annientarle definitivamente.
La Wermacht è ancora forte, ben inquadrata ed equipaggiata,
nonostante le perdite subite nei combattimenti attorno a Roma e lungo il fronte
Adriatico.
Il comando germanico può permettersi di combattere la guerra
ai partigiani con le armi più potenti di cui dispone.
L’avanzata dei partigiani che ha segnato i mesi di Luglio e
Agosto con la formazione di una serie di Repubbliche indipendenti e auto
amministrate in diverse parti del territorio in Piemonte, Liguria, Emilia, Veneto, Friuli.
Le repubbliche cadono tra la fine dell’estate e l’inizio
dell’autunno sotto il peso di un grande dispiegamento di forze. Nel rastrellare
il comando tedesco con l’intento di evitare le imboscate, impartisce l’ordine di
aprire il fuoco a vista anche se s’incontrano civili, donne, bambini.
Anche la politica internazionale inizia a mostrare le sue
contraddizioni.
Non si capisce bene se gli americani preferiscano evitare il
totale annientamento dei tedeschi, mentre i sovietici avanzano in Europa e
Churchill inizia ad avere chiaro il futuro ruolo di contrapposizione con i
partiti comunisti dei paesi liberati.
In questo modo il coordinamento tra i partigiani e gli
Alleati, temuto dal comando germanico, non si realizza, facendo perdere ai
liberatori una fondamentale opportunità.
In settembre scatta l’offensiva contro il Monte Grappa, poi
il 9 ottobre un’imponente forza di attacco composta da 13.000 soldati di Salò
affiancati dai reparti tedeschi, attacca la val d’Ossola e respinge i
resistenti fino al confine con la Svizzera.
Anche la Repubblica di Alba viene attaccata ma riesce a
difendersi per 55 giorni, grazie agli aviolanci alleati.
Si combatte nelle Langhe e nell’Alto Monferrato dove molti
partigiani riescono a sganciarsi e a sfuggire ai plotoni d’esecuzione.
In Carnia 40.000 tedeschi rinforzati da volontari ucraini
sferrano l’offensiva contro le brigate Osoppo e Natisone.
Sulle Alpi e sugli Appennini liguri – piemontesi la RSI
schiera due divisioni “San Marco” e “Monterosa” con esclusivi compiti di rastrellamento
dei partigiani.
L’opera della due divisioni però risulta fiaccata da moltissime diserzioni che
rimpinguano le forze partigiane.
Il 13 novembre 1944, un comunicato del generale Alexander
invita i partigiani a sospendere le ostilità nell’imminente inverno.
Anche questo è un passaggio fondamentale nella storia della
Resistenza, troppo spesso ignorato.
L’invito del comandante britannico è respinto: le formazioni
partigiane, ormai coordinate dal Corpo Volontari della Libertà con sede a
Milano e nel quale sono rappresentati tutti i partiti politici del CLN, viene
respinto.
Le operazioni continuarono in montagna come in città.
Si inizia così il duro inverno del 1944.
Per vincere la guerra occorrerà attendere ancora l’alba
radiosa del 25 aprile e saranno ancora gli operai i protagonisti della Liberazione
con le formazioni partigiane capaci di
liberare, in precedenza all’arrivo degli Alleati, Genova, Milano, Torino.
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