lunedì 30 giugno 2025

QUARTIERI 28/29 GIUGNO 2025

NUMERO QUARTIERI 28 GIUGNO 2025 (le percentuali si riferiscono al totale degli iscritti/e nelle liste, senza comprendere i 16 anni: del resto la percentuale di votanti all'elezione dei comitati di quartiere di questa categoria non ha spostato alla fine il risultato complessivo): Di seguito alcuni dati utili per una possibile analisi del voto per i comitati di quartiere del 28/29 giugno 2025. E' stata eseguitaanche una comparazione con il voto referendario svoltosi circa venti giorni fa ,il cui dato fondamentale risiedeva appunto nella partecipazione al voto piuttosto che nell'espressione stessa di voto. Il superamento del 10% di partercipazione al voto nei quartieri (assolutamente volontaria e anzi richiesta di iscrizione) può essere considerata un segnale di consolidamento nell'aggregazione sociale rappresentata da quel voto (largamente maggioritario a Savona rispetto alla quota di elettrici/elettori che hanno partecipato alle ultime consultazioni: esempio rispetto al 46,46% delle regionali 2024. Dal punto di vista dell'espressione di suffragio per i quartieri si è potuto notare un andamento lineare nella distribuzione geografica del voto con le maggiori espressioni in Villetta - Valloria e nelle periferie di ponente che hanno sopravanzato Villapiana e Centro Città rimasti al di sotto della media cittadina. Diversamente valutabile invece la differenza tra iscrizioni ai comitati e partecipazione al voto (tra l'altro viene segnalata una ulteriore piccola crescita rispetto ai dati a nostra disposizione). Le motivazioni di questa diversità (all'incirca 500 unità a livello cittadino) andranno verificate e analizzate. Questi i dati che oggi possono essere posti all'attenzione degli interessati: CITTA' Aventi diritto al voto 45.534 Votanti referendum giugno 2025: 18.071 Iscritti comitato 1.949 4,28% sul totale aventi diritto, 10, 78% sui votanti referendum 2025 Votanti comitati 1.463 3,21% sul totale degli aventi diritto, 8,09% sui votanti referendum 2025 CENTRO CITTA' Aventi diritto al voto 9.528 Votanti referendum giugno 2025: 3750 Iscritti comitato 331 3,64% sul totale degli aventi diritto, 8,82% sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 243 2,55% sul totale degli aventi diritto, 6,48% sui votanti referendum 2025 VILLETTA - VALLORIA Aventi diritto al voto 4.197 Votanti referendum giugno 2025 1.931 Iscritti comitato 316 7,52% sul totale degli aventi diritto, 16,36% sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 241 5,74% sul totale degli aventi diritto, 12,48% sui votanti referendum 2025 VILLAPIANA Aventi diritto al voto 7712 Votanti referendum giugno 2025 3076 Iscritti comitato 290 3,76% sul totale degli aventi diritto, 9,42% sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 225 2,91% sul totale degli avanti diritto, 7,31% sui votanti referendum 2025 LAVAGNOLA - SANTUARIO Aventi diritto al voto 4.316 Votanti referendum giugno 2025 1.686 Iscritti comitato 253 5,86% sul totale degli avanti diritto, 15,00 sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 196 4,54% sul totale degli aventi diritto, 11,62% sui votanti referendum 2025 OLTRELETIMBRO Aventi diritto al voto 10.674 Votanti referendum giugno 2025 4.151 Iscritti comitato 278 2,28% sul totale degli aventi diritto, 6,69% sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 212 1,98% sul totale degli aventi diritto, 5,10% sui votanti referendum 2025 FORNACI - ZINOLA Aventi diritto al voto 4.579 Votanti referendum giugno 2025 1.900 Iscritti al comitato 223 4,87% sul totale degli aventi diritto, 11,73% sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 184 4,01 sul totale degli aventi diritto, 9,68% sui votanti referendum 2025 LEGINO Aventi diritto al voto 4.538 Votanti referendum giugno 2025 1,718 Iscritti al comitato 258 5,68% sul totale degli aventi diritto, 15,01 % sui votanti referendum 2025 Votanti comitato 162 3,56% sul totale degli aventi diritto, 9,42% sui votanti referendum 2025 GRADUATORIA PERCENTUALE ISCRITTI COMITATO SUL TOTALE AVENTI DIRITTO AL VOTO IN CITTA' (45.534) Villetta Valloria 7,52% Lavagnola - Santuario 5,86% Legino 5,68% Fornaci - Zinola 4,87% Città 4,28% Villapiana 3,76% Centro Città 3,64% Oltreletimbro 2,28% GRADUATORIA PERCENTUALE VOTI COMITATI SUL TOTALE DEGLI AVENTI DIRITTO AL VOTO IN CITTA' (45.534) Villetta - Valloria 5,74% Lavagnola - Santuario 4,54% Fornaci - Zinola 4,01% Legino 3,56% Città 3,21% Villapiana 2,91% Centro Città 2,55% Oltreletimbro 1.98% GRADUATORIA PERCENTUALE ISCRITTI COMITATO PERCENTUALE SU VOTANTI REFERENDUM (18.071) Villetta - Valloria 16,36% Legino 15,01% Lavagnola - Santuario 15,00% Fornaci - Zinola 11,73% Città 10,78% Villapiana 9,42% Centro Città 8,82% Oltreletimbro 6,69% GRADUATORIA VOTANTI COMITATO PERCENTUALE SU VOTANTI REFERENDUM Villetta -Valloria 12,48% Lavagnola - Santuario 11,62% Fornaci - Zinola 9,68% Legino 9,42% Città 8.09% Villapiana 7,31% Centro Città 6,48% Oltreletimbro 5,10% DIFFERENZA PERCENTUALE TRA ISCRITTI E VOTANTI COMITATI SU TOTALE AVANTI DIRITTO Oltreletimbro -0,30% Villapiana -0,85% Fornaci -0,86% Città - 1,07% Centro Città -1, 09% Lavagnola -1,32% Villetta - Valloria -1,78% Legino -2,12% Franco Astengo

venerdì 27 giugno 2025

RIPARTIAMO DA MARX: OLTRE UN CONVEGNO

RIPARTIAMO DA MARX: OLTRE UN CONVEGNO di Franco Astengo "Ripartiamo da Marx: il pensiero critico di Karl Marx come strumento per leggere le contraddizioni del nostro tempo e orientare l'azione del presente" : questo l'impegnativo titolo di un convegno che la FLAI - CGIL e la fondazione Metes hanno organizzato per lunedì 30 giugno presso la storica sede del centro Congresso di via dei Frentani a Roma. Un convegno sul pensiero marxiano che segue quello svolto il 26 gennaio 2024 organizzato dall'associazione "Futuro Umanità2 e dalla Sapienza, a dimostrazione dell'esistenza e dalla persistenza di un filone di studi che oggi la CGIL tenta di "mettere a terra" in una ipotesi di studio più direttamente (se può essere concesso il termine "politico"). Attraverso il breve testo che seguirà nello sviluppo di questa nota non si ha certo la pretesa di fornire un contributo ad un dibattito così impegnativo ma più semplicemente di sollevare - come si diceva un tempo - delle "questioni" o ancor meglio di sollevare quella che un tempo poteva essere definita la "questione" (senza alcuna pretesa di fornire in anticipo risposte più o meno definitorie). La domanda può essere formulata più o meno così:Quale può essere in tempi di globalizzazione e di formidabile innovazione tecnologica l’espressione teorica più coerente proprio del concetto di “lotta di classe”? Si è così pensato di ripercorrere su questo terreno il cammino dei “classici”: non tanto per rinnovare un’idea di attualità di questi concetti (che pure non apparirebbe forzata) ma per proporre un effettivo termine di paragone con ciò che oggi accade e consentire, partendo appunto dai fondamentali, un’indispensabile rielaborazione teorica da parte di chi intende promuovere una sinistra del futuro. Per “classe” s’intende, prima di tutto, un raggruppamento umano omogeneo dal punto di vista sociale e degli interessi, la cui differenziazione non è dovuta a fattori naturali ma a elementi sociali. L’uso del significato di “classe sociale” è senza dubbio precedente a quello di Marx. Si trova, infatti, il termine “classe” nell’anatomia della società civile rappresentata dalla scuola storica scozzese (Ferguson, Millar), in Adamo Smith e nella “Fenomenologia dello Spirito” di Hegel. Ma è Karl Marx che introduce il concetto di “classe” come quello determinante ai fini di stabilire come siano esclusivamente i rapporti sociali di produzione quelli che costituiscono la base di ogni formazione sociale. La “classe” è per Marx definita dalla divisione del lavoro e dalla proprietà dei mezzi di produzione: è questo il primo punto da tenere ancora a mente adesso quando si cerca di elaborare una teoria della complessità delle contraddizioni sociali, sulla base della quale tentare di estendere surrettiziamente una dimensione politica che, invece, può essere realizzata soltanto attraverso espressione di alleanza tra soggettività “diverse”. Nei rapporti sociali di produzione capitalistici, la tendenza è a una polarizzazione delle due grandi classi: la borghesia proprietaria dei mezzi di produzione e la classe operaia, proprietaria soltanto della propria forza lavoro, della capacità di valorizzare, nel processo di produzione, il capitale impiegato e scambiato con il salario. E’ evidente come i processi di opacizzazione di questo rapporto diretto tra borghesia e classe operaia verificatisi nel tempo attraverso un processo di mutamento nel rapporto tra struttura e sovrastruttura (pensiamo al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nella capacità di modificazione dell’immaginario collettivo) abbiano portato a una sorta di “smarrimento” di questo fondamentale concetto provocando quello che Gramsci ha definito “rivoluzione passiva”. Per fronteggiare questa situazione non c’è altra strada, ancora adesso, che quella di un recupero di “organicità” degli intellettuali alla “classe” e di espressione di un’autonomia del politico in grado di costruire una élite (intesa nel senso collettivo del partito politico) capace di spostare il conflitto proprio sul terreno politico contendendo l’egemonia dell’avversario nel campo aperto della sovrastruttura (un punto strettamente collegato, per restare all'identità del comunismo italiano alla "doppiezza togliattiana" come ricorda anche Beppe Vacca nel suo recentissimo "Astratti furori e senso della storia" uscito per Viella nel 2025). L’indispensabile ritorno alla rappresentazione di un modello dicotomico indica la necessità di comportare una dimensione politica, oltre che quella economica e sociale rappresentando il conflitto quale tendenziale antagonismo tra le classi. Per affrontare il confronto politico non è insomma sufficiente la mera esistenza e la successiva rappresentanza degli interessi di quella che Marx chiama “classe in sé”: occorre una chiara consapevolezza di sé e di tali interessi e della loro portata generale. E’ proprio questo, della portata generale degli interessi della “classe”, il punto che contesta oggettivamente Max Weber nel momento in cui sul piano teorico ne sposta la collocazione dalla proprietà dei rapporti di produzione al mercato, e indicando lo sviluppo di una particolare nozione di “classe” legata all’obiettivo del possesso del monopolio delle funzioni politiche e dell’esercizio del potere. Si verifica così, secondo Weber, il fenomeno (del tutto attuale) della formazione di una “classe politica” posta al di fuori dell’espressione dicotomica individuata da Marx, che presiede ai diversi livelli di governo e delle rappresentanze parlamentari, sia di maggioranza, sia di minoranza (quella “classe politica” che si esprime attraverso il “partito di cartello” analizzato da Katz e Mair nel 1995). Appare fin troppo evidente come, pur nell’espressione di queste brevissime note, come la ricostruzione di una sinistra (compresa quella socialdemocratica di Bernstein e della seconda internazionale) non possa passare che da una ripresa piena del concetto marxiano di “classe” al quale collegare gli elementi fondamentali dell’analisi gramsciana del rapporto tra struttura e sovrastruttura ribaltando così, attraverso l’espressione politica della conflittualità sociale, i termini della “rivoluzione passiva” che stiamo subendo. L’organicità degli intellettuali e l’esercizio dell’autonomia del politico debbono essere indirizzati in questo senso: ma ciò non potrà essere possibile senza la ripresa piena dell’esercizio dell’azione politica in forma collettiva, attraverso la funzione “storica” del partito politico. Sono stati toccati “tasti dolenti” in una situazione della sinistra italiana appare così difficile riportare il dibattito a questi elementi: purtuttavia abbiamo il dovere di provarci e il convegno organizzato da FLAI-CGIL e "Metes" può apparire come una meritoria tappa di avvicinamento.

mercoledì 25 giugno 2025

VACCA ASTRATTI FURORI E SENSO DELLA STORIA

"Astratti furori e senso della storia" è il titolo di un libro appena uscito per Viella, scritto da Giuseppe Vacca con sottotitolo "Politica e cultura nella sinistra italiana". Il titolare dell'ecole barisienne ha rielaborato suoi testi pubblicati tra il 1966 e il 1978 da "Studi Storici", Il "Contemporaneo" o come parte di atti di convegni come quello - fondamentale - "Gli intellettuali di sinistra e la crisi del 1956" (Rinascita - Editori Riuniti 1978). Ovviamente non ho ancora letto il testo (che si avvale anche di un saggio di Marcello Mustè) ma soltanto l'introduzione del cui contenuto ho pensato fosse il caso di farvi parte almeno sotto l'aspetto dell'impostazione generale. La ragione di questa mia volontà di disturbarvi risiede, infatti, nel recupero che Vacca compie (ripeto: nell'introduzione ma credo che questo sarà il filo rosso dell'intera lettura) delle ragioni "classiche" dell'operazione Togliatti - Gramsci sulla base della quale Togliatti riuscì nella triplice operazione sulla base della quale tutti noi siamo politicamente cresciuti (magari non nati ma politicamente cresciuti): 1) la partecipazione delle classi popolari , prima alla Resistenza e alla Liberazione poi alla nascita della Repubblica e alla formulazione della Costituzione (cui Vacca aggiunge l'aggettivo "antifascista"); 2) il PCi fu l'unico partito comunista europeo capace di inserirsi da protagonista nella costruzione di una Repubblica fondata sui principi del costituzionalismo moderno; 3) la promozione di una "via italiana" al marxismo (scusandomi per l'autocitazione mi era capitato tempo addietro di scrivere di "messa in ombra del marxismo dialettico sovietico")radicata nella cultura filosofica europea dell'età moderna e contemporanea (sotto questo aspetto Vacca riprende anche i temi presenti nelle tesi per il III congresso e ricorda la proposta di alleanza con i gruppi intellettuali influenzati dalla "Rivoluzione Liberale" di Piero Gobetti, rimarcando ancora una volta la lettura gramsciana del Risorgimento come rivoluzione incompiuta e il distacco tra intellettuali e popolo). Si fanno presenti, in questa introduzione, le tensioni che Togliatti dovette affrontare nel corso di questa operazione: dal tema della Resistenza tradita, al caso Vittorini da cui l'autore prende a prestito "gli astratti furori" richiamati in Conversazione in Sicilia. L'introduzione si conclude con un richiamo all'equiparazione fra antifascismo e anticomunismo rifusi nell'89 come antitotalitarismo inteso come unico fondamento dell'Unione Europea: in quel modo la sola idea di democrazia legittimata in Occidente diventava la lotta per la spartizione delle spoglie in una singolare contesa dove l'egemonia culturale ormai viene comunemente declinata nell'occupazione degli apparati della riproduzione sociale. Infine l'introduzione si occupa anche del ricorso della destra neofascista (appellata in questo modo senza mezzi termini) a Gramsci per riscrivere le storia del Novecento e riconfigurare in senso autoritario le istituzioni liberaldemocratiche. Ho così sentito l'urgenza di farvi parte di queste argomentazioni che si inseriscono perfettamente, a mio giudizio, in quel comune filone di ragionamento che fu espresso nel convegno su Memoria e identità del PCI che organizzammo nel settembre 2019, dimostrando come lo scioglimento di quel partito avesse lasciato aperti interrogativi e vuoti che pesano ancora sulla crisi del sistema politico italiano scivolato, nel frattempo, a destra in un quadro di sostanziale qualunquismo ed egemonia dell'individualismo competitivo. Sicuramente a sinistra c'è da mutare paradigma nell'incalzare dell'intreccio tra tecnocrazia e riduzione dell'agire politico a mera governabilità, ma quel metodo di ricerca, quella ricerca di assonanza pedagogica tra intellettuali e popolo dimostrano la necessità di scavare ancora a fondo. Non so se riusciremo a trovare un momento di confronto valido su questi temi ma intanto ho cercato di farvi partecipi di un tema di dibattito che non mi pare proprio da trascurare e relegare nell'oblio più completo. Un caro saluto Franco Astengo

LA COMMEDIA DELLA GUERRA

 LA COMMEDIA DELLA GUERRA di Franco Astengo Laguerra e di conseguenza le armi come contraddizione della modernità:è questo il passo avanti della storia nell'intreccio dominante tratecnocrazia e autoritarismo?L'intelligenzaartificiale (senza intelligenza come scrive oggi 25 giugno VincenzoVita sul "Manifesto") quale strumento di questo nuovopassaggio nella riduzione hobbesiana del rapporto tra politica evivere civile che sta avvenendo nel segno del dominio identificatonella guerra?Saràfacile riconoscere l'altalena di questi giorni come "La commediadella guerra" con unici perdenti i popoli vessati e bastonatidal gioco a scacchi dei potenti.Peròè emersa chiara la contesa che è quella del riarmo,dell'inseguimento a bombe sempre più potenti, missili ultrasonici,droni guidati da remoto per bombardare la povera gente nella consuetalogica dei "danni collaterali" ecc, ecc..Ilriarmo va finanziato per favorire i profitti e per tenere alta latensione in un quadro di militarizzazione complessiva di unadimensione globale che non garantisce neppure l'equilibrio delterrore di antica memoria della guerra fredda.Militarizzazionedestinata a ridurre ancora di più la complessità della politica aschema binario, con il gran ritorno della diarchia (almeno apparente)amico/nemico.E'tornato di moda Le Bon e la sua psicologia delle masse (del restoindispensabile per esaltare il nazionalismo, la difesa della propria"civiltà" e far accettare come indispensabile laregressione democratica) e torna di moda Carl Schimtt attraversol'estensione del cui pensiero si pensa di militarizzare lo scontropolitico.Obiettivo:non corrispondere più alle esigenze e ai bisogni di massa in terminidi welfare e di equilibrio economico per favorire al massimodisuguaglianza e povertà intese come nuove frontiere sulle qualireggere regimi della paura.Unfuturo difficile da interpretare che sembra riduttivo far star dentroa un sistema di incognite in una prospettiva che appare regressiva inassenza di una indispensabile "cultura del limite" cherappresenterebbe, per la sinistra, il necessario vero salto diparadigma.

martedì 24 giugno 2025

SAVONA/QUARTIERI: UN'INIEZIONE DI DEMOCRAZIA

SAVONA/QUARTIERI: UN'INIEZIONE DI DEMOCRAZIA di Franco Astengo ("Il rosso non è il nero") 2) Decentramento La riflessione sul tema del decentramento deve partire dalla constatazione del fallimento fatto registrare dai tentativi fin qui svolti di ripristinare una qualche funzione dopo l’inopinata chiusura delle Circoscrizioni. Chiusura delle Circoscrizioni avvenuta in una fase di vera e propria “furia iconoclasta” rispetto a soggetti istituzionali utili e non certamente costosi o fonte di spreco. Debbono essere definite alcune caratteristiche riguardanti un’ipotesi di decentramento cittadino: a) si è riparlato dell’antica proposizione dei “quartieri”. In questo senso dev’essere tenuto conto della diversa configurazione sociale avanzata nel corso degli anni e della necessità di tenere assieme sia i livelli di partecipazione popolare (assolutamente indispensabili da valorizzare nelle diverse forme associative) sia l’insieme delle capacità amministrative che debbono servire a determinare realizzazioni molto concrete rispetto alle esigenze del territorio; b) in questo senso, definito che l’obiettivo complessivo non può essere che quello di un raccordo tra centro e periferia e la migliore vivibilità della periferia stessa, si tratta di rinvenire alcune vere e proprie “vocazioni” sulle quali far marciare un progetto di riqualificazione del decentramento cittadino; Con viva soddisfazione rileviamo come sia diventato realtà il progetto di decentramento che era contenuto come secondo punto prioritario (dopo quello riguardante la comprensorialità) nel documento "Savona: visione e progetto" elaborato dall'associazione "Il Rosso non è il Nero" per le elezioni comunali 2021. Domenica prossima 29 giugno, infatti, si svolgeranno in tutti i quartieri della Città le elezioni per i direttivi dei comitati territoriali: un ritorno alla democrazia di base di cui si sentiva la mancanza dopo l'ingiustificata chiusura delle Circoscrizioni avvenuta nel 2011. L'occasione è utile per ringraziare l'assessore Maria Gabriella Branca esponente di quella lista "Sinistra per Savona" che rappresentò il punto di proiezione politica del nostro documento e che ha profuso il massimo impegno per arrivare a questo tangibile risultato. Altresì è il caso per invitare la popolazione a recarsi alle urne: in tempi di grande difficoltà per l'esercizio del diritto di voto un'ampia partecipazione a questa dimostrazione di sovranità dal basso rappresenterà un tangibile segnale di inversione di tendenza anche e soprattutto sul piano generale ma farà anche bene all'esercizio democratico nella nostra comunità savonese.

domenica 22 giugno 2025

COMUNICATO "IL ROSSO NON E' IL NERO"

COMUNICATO (con preghiera di diffusione e pubblicazione) L'Associazione savonese di cultura politica "Il Rosso non è il Nero" si rivolge alle forze politiche dell'opposizione al fine di promuovere una consapevole presa d'atto circa la gravità della situazione internazionale ormai interna a una dinamica tale da condurre ad un conflitto globale tra le grandi potenze. L'attacco americano all'Iran ha mutato la situazione così come questa si presentava già gravissima soltanto 24 ore fa. Va costituito un comitato parlamentare per la pace che deve sedere permanentemente sia alla Camera sia al Senato chiedendo l'immediata convocazione dell'aula. La posizione italiana rispetti l'articolo 11 della Costituzione,: va rimarcato con grande forza il pericolo immanente per la presenza di basi USA sul nostro territorio. Va fatta crescere la consapevolezza che lo stato di cose in atto travalica ormai il teatro medio orientale e investe l'insieme degli equilibri a livello globale. Eguale atteggiamento va tenuto al Parlamento Europeo.

ATTACCO USA ALL'IRAN

ATTACCO USA ALL'IRAN Appare evidente come l'attacco USA all'Iran sposti ancora più pericolosamente il quadro delle relazioni internazionali in un momento di grande difficoltà: oggi scrivere di scontro a livello planetario è molto più realistico che non rispetto (addirittura) a qualche giorno fa. Premessa la necessità di un riferimento ad quadro di dimensione europea vanno ricordati alcuni punti relativi al teatro e alla situazione politica italiana: 1) siamo in prima linea considerata la presenza di basi USA in Italia 2) in frangenti di questa dimensione è necessario reclamare che la politica estera sia restituita in prima istanza al Parlamento e non delegata al Governo (lo esige il combinato disposto tra l'art.1 e l'art.11 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo e l'Italia ripudia la guerra). E' assolutamente necessaria un'azione immediata a tutti i livelli perchè i due rami del Parlamento siano immediatamente convocati ponendo all'ordine del giorno la posizione dell'Italia in un contesto di tale drammaticità, così come va portata avanti analoga iniziativa al livello del Parlamento Europeo. Questa sembra essere la priorità assoluta in questa fase immediata (tra l'Italia vanta una solida tradizione di oscuramento parlamentare nel caso di conflitto) da unire a una fortissima mobilitazione dal basso di cui il movimento dei lavoratori dovrebbe farsi interprete attraverso opportune iniziative. Le associazioni di cultura politica possono svolgere un'efficace opera di sensibilizzazione e di presenza elaborando posizioni comuni, così come un grande contributo può venire dai livelli locali di governo e di rappresentanza politica dai Comuni alle Regioni.

sabato 21 giugno 2025

REPRESSIONE E LOTTA DI CLASSE

REPRESSIONE E LOTTA DI CLASSE di Franco Astengo L'episodio di Bologna con la tangenziale bloccata dallo sciopero dei metalmeccanici sfidando il DL Sicurezza e i camionisti che suonano il clacson in segno di solidarietà con gli operai, rappresenta un segnale che non può essere trascurato in questa Italia dove sembrerebbe tutto egemonizzata dall'individualismo proprietario e dal qualunquismo menefreghista che rappresentano la cifra etica e la collocazione sociale di questo governo. L'applicazione del "DL sicurezza" ha riportato alla nostra memoria il cupo scenario degli anni’50,  ai tempi di feroce repressione poliziesca.   Gli anni ’50: quelli della polizia di Scelba davanti alle fabbriche o ai campi occupati dai contadini, quando il proletariato contava i suoi morti e lottava per affermare una diversa condizione di vita da Modena a Melissa, da Montescaglioso a Battipaglia. Chi ha attraversato quel periodo, ad esempio abitando in una città operaia, ha ancora nelle orecchie il suono lacerante delle sirene, lo stridore delle gomme delle camionette che salivano sui marciapiedi dove i manifestanti (magari donne e bambini) cercavano di ritirarsi, il Natale trascorso sotto le ampie volte di una fredda fabbrica occupata oppure in piazza attorno a falò improvvisati, il commissario con la fascia tricolore che ordina la carica, la miseria nelle case dove ci si radunava per cercare di dare sostegno a chi proprio non riusciva più a cucire il pranzo con la cena ma anche la solidarietà dei commercianti che facevano credito e tiravano giù le saracinesche quando c’era lo sciopero. L’Italia del boom nacque in quel modo, attraverso i sacrifici immensi delle lavoratrici e dei lavoratori passati attraverso una temperie straordinariamente pesante, nel periodo – è bene ricordarlo – immediatamente seguente alla guerra, all’invasione nazista, alle deportazioni, alle fucilazioni, alla Resistenza. Chi ha vissuto sulla propria pelle quei tremendi anni’50 oggi sta provando la sensazione del ritorno all’indietro, ma anche di un peggioramento secco della capacità collettiva di capire la condizione nella quale ci si sta trovando alle prese con il ritorno incontrastato dall'arroganza del potere. Ma i clacson di solidarietà suonati dai camionisti di Bologna ci riportano anche al senso della solidarietà di classe: l'unica strada possibile da seguire per i lavoratori, per l'affermazione dei loro diritti, per lottare verso un futuro migliore. Quando si analizzano i risultati del referendum in chiave di sconfitta, magari per trarne vantaggi politici addirittura in chiave personale, si dovrebbero considerare questi elementi partendo con un discorso di ricostruzione di elementi di solidarietà sociale che potrebbero (con tutte le contraddizioni del caso) ripartire anche da 13 milioni di voti.

venerdì 20 giugno 2025

1975-1976-1978: APOGEO E DECLINO DEL SISTEMA DEI PARTITI

1975 - 1976 - 1978: APOGEO E DECLINO DEL SISTEMA DEI PARTITI di Franco Astengo Nel momento in cui l'esito referendario dello scorso 8-9 giugno ha riaperto la discussione sulla partecipazione elettorale intesa quale elemento non secondario della periclitante qualità della democrazia mi permetto un ricordo, a 49 anni di distanza dal 20 giugno 1976 quando "il bipartitismo imperfetto" raggiunse il suo culmine (DC e PCI assommarono all'incirca il 73% dei voti validi) e si avviò il declino di quella che Pietro Scoppola definì "Repubblica dei Partiti": In diverse occasioni per il sistema politico italiano il mese di giugno ha rappresentato momenti di appuntamento elettorale dall'esito "critico" , come nel caso del 7 giugno 1953 quando fu respinto il progetto democristiano di legge elettorale con premio di maggioranza o il 10 giugno 1979 allorquando si votò per la prima volta per i rappresentanti dell'Italia al Parlamento Europeo facendo registrare una evidente incrinatura nella partecipazione al voto (già segnalata nei referendum del giugno 1978) che fino ad allora aveva registrato in ogni pur diverso frangente elettorale lo stesso intensissimo dato di presenza alle urne. E' stato nell'arco di dodici mesi tra il giugno 1975 e il giugno 1976 che si consumò il momento storico della massima espansione del sistema dei partiti nella versione egemone del "partito a integrazione di massa" e dell'inizio dell'irreversibile declino dello stesso modello: declino che poi, concomitanti diverse cause, avrebbe portato nel giro di un quindicennio ad un drastico mutamento nella struttura politica del nostro paese: mutamento poi suffragato dalla trasformazione della formula elettorale sia al riguardo delle elezioni amministrative (con l'elezione diretta del Sindaco) sia rispetto le elezioni politiche con l'adozione di un sistema misto a liste bloccate (per il 75% fondato su collegi uninominali e per il 25% in quota proporzionale). 15 giugno 1975 - 20 giugno 1976: due date da segnare con un circolo rosso nella nostra memoria. 15 giugno 1975: si svolgono le elezioni nelle 15 regioni a statuto ordinario, nelle province e nella gran parte dei comuni (allora le "sfasature" nelle date di scadenza dei diversi Consigli erano molto rare). Elettrici ed elettori erano chiamati per la seconda volta alle urne per le elezioni regionali (la prima occasione era stata quella del 7 giugno 1970). Si trattò di un vero e proprio terremoto: non a caso l'Unità titolò (e a ragione) "L'Italia è cambiata davvero". Il PCI fece registrare un'avanzata impetuosa : con una partecipazione al voto superiore al 90% i comunisti conquistarono la maggioranza in Piemonte (33,91%), Liguria (38.70%), Emilia Romagna (48,39%), Toscana (46.47%), Umbria (46.13%), Marche (36,88%), Lazio (33,52%), oltre a risultati eclatanti in tutte le principali città sia del centro - nord sia al Sud (mancavano all'appello Genova e Roma dove le elezioni comunali si sarebbero svolte nel 1976). Vale la pena ricordare, almeno sommariamente, il quadro dell'epoca: il PCI aveva avanzato, tramite l'elaborazione del suo segretario Enrico Berlinguer, la proposta di "compromesso storico" che partiva dalla constatazione che, nel quadro della rigida divisione in blocchi attorno alle due superpotenze, le sinistre non potessero governare con il 51% ma servisse una base di consenso molto più ampia realizzabile appunto soltanto attraverso un'operazione di compromesso realizzata dalle grandi forze di natura popolare. La DC, principale interlocutrice della proposta, aveva risposto nella vaghezza morotea della "terza fase" mentre, proprio all'indomani del voto del 15 giugno 1975, la borghesia italiana ne aveva invece riaffermato in maniera molto pesante, da destra, la funzione "pivotale". In quel 15 giugno il PCI aveva raccolto i frutti non tanto della proposta di compromesso storico ma soprattutto di un lungo processo di modernizzazione della società italiana, avviato con il "boom economico" e la formazione dei governi di centro - sinistra: processo di modernizzazione che aveva suscitato pesanti reazioni esplicitatesi con l'affermazione del terrorismo stragista e golpista di matrice fascista e alimentato dai servizi segreti e contrastato, da sinistra, da impazienze rivoluzionarie che avevano anche dato origine a fenomeni di lotta armata coinvolgenti anche settori legati a una visione pauperistica dell'impegno sociale cattolico. Quel processo di avanzamento politico e sociale delle grandi masse aveva trovato due punti di saldatura: quello dell'esponenziale crescita del peso sindacale confederale all'interno di una struttura economica ancora imperniata sulle grandi concentrazioni industriali in particolare a Partecipazione Statale e nel settore manifatturiero di beni di consumo (con l'egemonia dell'auto) con un grande peso della speculazione edilizia e quello della nuova stagione dei diritti sociali che aveva trovato un vero e proprio "momento magico" il 13 maggio 1974 con l'esito del referendum che approvava la legge sul divorzio, passata qualche anno prima in Parlamento. L'esito elettorale del 13 maggio 1974 era stato ottenuto principalmente per il distacco di parte delle masse cattoliche affrancate dalle indicazioni della Chiesa e, di conseguenza, della DC. L'esito del 15 giugno 1975 fornì però un'altra indicazione che risultò in allora considerata secondaria: nelle grandi città, allo scopo di arrivare a formare giunte di sinistra per le quali il PSI (che alle elezioni regionali e comunali aveva conservato una quota rilevante di voti) manteneva un'opzione privilegiata superando il cosiddetto "preambolo Forlani", si verificarono spostamenti verso sinistra da parte di settori dell'area socialdemocratica e perfino liberale: accadde a Torino e a Milano oltre in altri comuni di grande importanza e sarebbe poi accaduto a Genova l'anno successivo. Anche a Napoli si formò, per la prima volta, una giunta di sinistra. Questi due elementi: lo smottamento dell'area cattolica con la crescita di un forte movimento di dissenso e i fermenti nell'area laica non causarono alcuna flessione dall'impostazione egemonica portata da avanti dal PCI con il compromesso storico e dalla DC sulla base dell'unità politica dei cattolici e della diga anticomunista (anzi, dal punto di vista della diga anticomunista, ampi settori del padronato e della rendita rafforzarono, come vedremo, la loro convinzione di sostegno al partito democristiano). L'esito, inevitabile, del risultato elettorale del 15 giugno 1975 fu rappresentato dalle elezioni legislative generali anticipate: "il casus belli" fu dovuto ad un articolo del segretario socialista De Martino pubblicato sull'Avanti il 31 dicembre 1975, con il quale si dichiarava il rifiuto dei socialisti a partecipare, in futuro, ad un governo che non comprendesse il PCI (in quel momento era in carica il governo Moro - La Malfa imperniato sull'alleanza tra DC e PRI poi sostituito a febbraio 1976 da un altro governo Moro ma composto da un monocolore democristiano in una fase di vuoto del centro - sinistra organico). L'articolo di De Martino aveva però rappresentato soltanto una sorta di "escamotage": in realtà era evidente come fosse dominante il tema del deficit di rappresentanza del Parlamento rispetto al Paese ben evidenziato, appunto, dall'esito delle elezioni regionali amministrative. Si arrivò così al voto anticipato, fissato al 20 giugno 1976 senza che nessuna delle principali forze politiche delineasse un'alternativa al quadro fissato, da un lato dal "compromesso storico" e dall'altro delle necessità di far fronte attorno alla DC come "diga anticomunista" (una posizione questa emblematizzata dalla frase di un intellettuale inorganico come Indro Montanelli che, dalle colonne del "Giornale" proclamò: "Turatevi il naso e votate DC"). Il risultato di quella tornata elettorale rappresentò il massimo dell'estensione del sistema dei partiti nella storia repubblicana e l'esaltazione dello schema del "bipolarismo imperfetto" coniato a suo tempo da Giorgio Galli. Rileggere i dati, a distanza di tanti anni e nella situazione attuale, fa ancora impressione: la partecipazione al voto raggiunse il 93,39%, su di un totale di 36.707.578 voti validi la DC ne totalizzò 14.209.519 e il PCI 12.614.650 per un totale di 26.824.159 ( con una percentuale del 66,35% sul totale degli aventi diritto che assommava a 40.426.658 unità e del 73,07% sul totale dei voti validi). Il PSI si fermò a 3.540. 309 mentre i partiti laici risultarono prosciugati dall'appello montanelliano (2.700.000 voti circa tra PSDI, PRI, PLI con quest'ultimo ridotto ai limiti del quorum). Unico segnale in controtendenza rispetto al blocco della situazione il superamento della soglia minima per la presenza in Parlamento del cartello di Democrazia Proletaria (comprendente i principali gruppi residui della ventata sessantottesca e del dissenso comunista: Pdup, AO, MLS, Lotta Continua) e del Partito Radicale arrivato per un soffio alla meta dei 4 seggi. Nelle settimane successive il dibattito risultò soffocato dalla prospettiva dell'incontro tra DC e PCI. A differenza del 1975 non si raccolsero segnali d'alternativa, anzi dall'area laico - socialista partì in allora un movimento verso quel terzaforzismo che alla fine sarebbe sfociato nel pentapartito: fu allora che il sistema dei partiti a integrazione di massa cominciò ad incrinarsi mentre l'idea del "governo della sinistra" presentata (con forti differenziazioni interne) dal Pdup all'interno del cartello di DP risultò elaborata in misura del tutto insufficiente. L'esito di quella stagione fu un monocolore democristiano guidato da Andreotti con alle spalle l'ombra pesante della massoneria segreta e con l'astensione di tutti gli altri partiti, tranne il MSI (che aveva mantenuto una quota superiore ai 2 milioni di voti e che sarebbe stato poi sottoposto a una duplice pressione: golpista e stragista da destra e andreottiana per un ingresso nell'area di governo che avrebbe poi provocato l'effimera scissione di Democrazia Nazionale), DP e PR. Ben prima del rapimento e dell'uccisione di Moro il "compromesso storico" era stato così declinato in una forma spuria di "solidarietà nazionale" al di là della quale non si intravedeva alcuna ipotesi alternativa: si inaugurò la politica economica dei "due tempi" adottata dal sindacato con la cosiddetta "Linea dell'EUR" e anche verso il fermento portato avanti dagli Enti Locali il governo rispose con un decreto di austerità firmato dal ministro Stammati (iscritto alla P2). Sicuramente furono realizzati alcuni importanti punti di riforma: equo canone, servizio sanitario nazionale, legge 285 sulla disoccupazione, la legge 194 sull'aborto che registrò il formarsi di una maggioranza di sinistra e laica convergendo PSI, PLI, PSDI, PCI, PRI, PR e Pdup ma si trattò di un episodio isolato, pur molto importante senza che si prefigurasse una possibile ipotesi di governo alternativo. E' nota a tutti la situazione che si verificò al momento del rapimento Moro, avvenuto in un momento di particolare irrigidimento della situazione internazionale: il PCI e il PSI si apprestavano a entrare nella maggioranza che sosteneva il monocolore Andreotti superando il quadro delle "astensioni" ma la DC aveva già replicato conservando intatto il quadro dei ministri in carica senza fornire alcun segnale di apertura; al momento della strage di via Fani il PCI stava per dichiarare il proprio distacco dalla maggioranza ma il precipitare della situazione costrinse i dirigenti comunisti e quelli socialisti a votare la fiducia. Il sistema imperniato sui grandi partiti di massa si era però già incrinato al di là dell'esito drammatico dei 55 giorni che seguirono , nel corso dei quali si determinò una "faglia" politica di grande importanza per gli anni a venire: quella tra "fermezza" e "trattativa" attraverso la quale il nuovo segretario del PSI Craxi introdusse una dinamica sistemica affatto diversa da quella precedente. A ricostruire un disegno di equilibrio non servì neppure l'elezione di Pertini, principale riferimento morale del "partito della fermezza", a Presidente della Repubblica. Concludo con alcune cifre che dimostrarono subito che quella crisi verticale era iniziata e procedeva spedita. L'11 giugno 1978 si svolsero due referendum abrogativi, promossi dal PR, riguardanti le leggi speciali di ordine pubblico varate a suo tempo dal ministro repubblicano della giustizia Oronzo Reale e la legge sul finanziamento pubblico dei partiti approvata nel 1974 per fronteggiare lo scandalo dei petroli scoperto dai "pretori d'assalto" di Genova (Sansa, Almerighi, Brusco) e voluta soprattutto dal segretario repubblicano La Malfa. Per entrambi i quesiti la stragrande maggioranza delle forze politiche aveva chiesto a elettrici ed elettori di votare NO allo scopo di mantenere inalterato il quadro legislativo esistente. Prima di tutto si registrò un forte calo nell'afflusso alle urne : andarono al voto poco meno di 33.500.000 unità, con una flessione di circa 7.000.000 di elettrici ed elettori rispetto al 20 giugno 1976 con una percentuale complessiva dell'81,19%. Si tenga conto che nell'occasione del referendum sul divorzio del 1974 la percentuale dei votanti era stata dell'87,72%. In secondo luogo si registrò una fortissima disaffezione rispetto all'indicazione del voto data dai maggiori partiti. Nel computo dei voti riguardanti il referendum sulle leggi di ordine pubblico ben 7.400.619 votanti si pronunciarono per l'abrogazione della legge mentre soltanto il cartello di DP e il PR si erano pronunciati in quella direzione (cioè più o meno 1.000.000 di voti raccolti il 20 giugno 1976). Ancor più netto il presentarsi di una vasta area contraria al finanziamento pubblico per il quale era favorevole l'intera area della maggioranza salvo il PLI: la legge si salvò a stento perché ben 13,691.900 elettrici ed elettori si pronunciarono per la sua abolizione. Segnali di crisi del sistema si erano già avuti nel corso di alcune tornate amministrative svolte tra il 1977 e il 1978 (celebre quella di Castellamare di Stabia: l'esito di quelle elezioni amministrative determinò il coniarsi del termine giornalistico "sindrome di Castellamare" per indicare, con preciso riferimento al PCI, l'espandersi nel partito di una quasi rassegnata convinzione negativa circa l'esito elettorale della fase di solidarietà nazionale: nel caso, infatti, sembrava essersi davvero esaurita una "spinta propulsiva"). Si era avviata così la fase del disincanto che presto si sarebbe trasformata in "antipolitica" nel corso della cui fase di espansione si svilupparono via via i fenomeni della personalizzazione, della crescita esponenziale della volatilità elettorale, della perdita di peso del voto di appartenenza, della crisi dei partiti a integrazione di massa trasformati dapprima in "partiti pigliatutto" poi in partiti "azienda" o "personali" fino all'approdo alla democrazia recitativa all'interno delle cui coordinate ci stiamo trovando in una fase di superamento del concetto di rappresentanza politica e di costante slittamento del potere istituzionale dal Parlamento (inopinatamente ridotto anche nel numero dei suoi componenti) all'esecutivo e al condizionamento del peso delle lobbies mentre si è radicalmente modificato il fenomeno della cessione di sovranità dello "Stato - Nazione". Al frantumarsi della società in isole corporative e nell'egemonia assunta dal fenomeno dell'individualismo competitivo i nuovi partiti usciti dallo scioglimento delle vecchie soggettività politiche hanno risposto con un adeguamento di tipo populista esaltando operazioni pericolose per la democrazia come quelle rappresentate dalla riforma costituzionale per fortuna bocciata dal corpo elettorale il 4 dicembre 2016 e quelle delle vere e proprie "avventure dell'effimero" rappresentate dalla meteore M5S e Lega nella versione Salvini . Il fenomeno del populismo senza principi ha attraversato e sta ancora attraversando l'intero arco istituzionale causando danni all'apparenza irreversibili. Naturalmente al formarsi di questo stato di cose hanno concorso una molteplicità di fattori che in questa sede l'economia del discorso non ci consente di analizzare in profondità e che, comunque, sono stati e sono oggetto di studi approfonditi espressi in una quantità di pubblicazioni cui si può utilmente rimandare. Lo scopo di questa nota era soltanto quella di ricordare la ricorrenza ciclica di quei mesi di giugno: quello del 1975, del 1976 e anche quello del 1978. Un arco di tempo in cui si consumò la storia dell'egemonia dei grandi partiti di massa che in Italia aveva avviato il suo percorso con la fase post-resistenziale (durante la quale era stata stritolata, con la sconfitta del Partito d'Azione, l'idea di una forma politica "d'opinione" che avrebbe potuto essere espressa da quella che poi sarebbe stata definita "borghesia riflessiva" e che in quel momento fu risucchiata a destra dalla retorica anticomunista) e l'esito delle elezioni per l'Assemblea costituente del 2 giugno 1946, quando i tre grandi partiti (DC, PSIUP, PCI) avevano raggiunto oltre il 70% dei voti validi, mentre la partecipazione aveva sfiorato il 90% (89,08%) dimostrando un fortissimo radicamento sociale che poi il PCI avrebbe condotto a suo vantaggio nel riequilibrio tra i due partiti PCI e PSI verificatosi con la formazione del Fronte Popolare sconfitto dalla DC il 18 aprile 1948.

PER UN AVVIO DI DISCUSSIONE SU "SINISTRA SAVONA 2027"

PER UN AVVIO DI DISCUSSIONE SU "SINISTRA SAVONA 2027" “La politica consiste in un lento superamento di dure difficoltà da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso. E’ certo del tutto esatto, e confermato da ogni esperienza storica, che non si realizzerebbe ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse all’impossibile”. 1) Come premessa a un breve ragionamento di merito ho posto questa massima di Max Weber pronunciata in una conferenza tenuta a Monaco di Baviera nel 1919 perché mi pare sintetizzi al massimo una situazione che si è cercato di portare avanti in questa prima parte di governo dell'amministrazione di Savona avviata nell'autunno del 2021; 2) Non è ancora tempo di bilanci perché diverse scadenze debbono ancora essere adempiute ma alcuni passaggi che ci troviamo alle spalle debbono essere analizzati e considerati anche come concorrenti a determinare una prospettiva futura; 3) Tralasciando quindi il tema del rinnovamento strutturale della Città da svilupparsi attraverso il recupero dei contenitori storici, il fronte - mare levante e ponente, la variante urbanistica che faranno parte dell'analisi conclusiva, si ravvisano almeno quattro elementi che hanno costituito fin qui l'asse portante dell'attività amministrativa: 1) la partecipazione alla nomina a Capitale della Cultura 2027; 2) il confronto sul tema del rigassificatore; 3) l'avvio della raccolta differenziata dei rifiuti; 4) l'elezione dei comitati di quartiere 4) Si tratta di passaggi molto diversi tra di loro : i primi 2 punti hanno necessitato di una forte proiezione "esterna"; gli altri, invece, hanno abbisognato (e abbisognano) di un rapporto "interno" con i cittadini; 5) Sul piano della "proiezione esterna" si è rilevato un duplice intento:a) nel primo caso, quella della nomina a Capitale della Cultura, è stata richiesta una forte capacità di definire un "immaginario" costruito in modo da produrre aggregazione su di un piano di trasversalità superiore a quella raggiunta con l'elezione del Sindaco, questo obiettivo era stato sicuramente raggiunto nella fase preparatoria ma finora è mancata - a mio giudizio - una piena valutazione riguardante i riflessi prodottisi con l'esito: b) al riguardo del confronto sul rigassificatore si è svolta una positiva funzione di "presa in carico" della problematica proprio nel momento in cui l'opposizione popolare stava raggiungendo il suo massimo d'espansione e si stava tendendo ad escludere il comune di Savona dal partecipare alla contesa. Su questo punto rimane da valutare quanto dell'aggregazione sedimentata (essendo ancora incerto l'esito ma giudicandolo potenzialmente positivo) può rimanere trattandosi di un episodio che può essere giudicato sbilanciato sul piano localistico; in entrambi i casi, capitale della Cultura e rigassificatore, appare determinante la capacità da esprimere in una sorta di "flessibilità d'uscita" che sarà necessario esercitare; 6) Le questioni appaiono più complesse al riguardo delle partite rivolte al "piano interno". Sul tema delicato al limite del scivoloso della raccolta differenziata dei rifiuti il Sindaco ha utilizzato il metodo della reciprocità dell'etica della responsabilità, richiamando in questi termini i cittadini e ponendosi anche fisicamente (vedi incontri per le strade e i giardini) quale diaframma tra le criticità operative e l'altrettanto immediato (e facile) coagularsi di un'opposizione basata sulla denuncia di utilizzo di criteri di disparità tra le varie zone cittadine, quindi un'opposizione destinata sul piano teorico a solidificarsi (può crearsi una sorta di "partito del malumore" facilmente gestibile anche sul terreno elettorale e mi pare che le parti politicamente più accorte del centro destra lo stiano già facendo). L'elezione dei comitati di quartiere si verificherà (occorre sempre prestare attenzione ai tempi) in una fase ancora presumibilmente caratterizzata dall'aggregarsi di questo malumore. Il risultato dell'elezione dei comitati di quartiere potrebbe rappresentare elemento di diversificazione del diaframma oltre a quello fin qui rappresentato dalla figura del Sindaco che ha agito (giustamente) sulla spinta del meccanismo dell'elezione diretta che lo ha oggettivamente posto in una dimensione di immediata responsabilità (anche rispetto alla Giunta) nel quadro di una situazione di sostanziale disintermediazione tra gestione politica, amministrativa, istanze dei cittadini; 7) Il maggior punto di ritardo dell'amministrazione uscente riguarda il discorso su comprensorialità e situazione economica e infrastrutturale. La scelta della rappresentanza del Comune di Savona nell'Authority portuale Genova- Savona - Vado appare emblematica della collocazione dell'amministrazione e in particolare del Sindaco sicuramente allineata alle posizioni prevalenti nel primo scorcio del XXI secolo a proposito dello sviluppo del porto e del complesso dell'iniziativa sui temi richiamati in questo punto. La dichiarazione del Sindaco circa la questione "contenitori storici" intesa quale "completamento identitario della fase post-industriale" appare altrettanto significativa di una volontà di delimitazione storico-geografica dell'attività amministrativa che deve trovare forti elementi di dibattito; 9) Inoltre il tema del rapporto Città/Università non può essere considerato esaurito con il pur importante trasferimento del CIMA al Priamar: operazione che contemporaneamente apre il tema complessivo dell'utiizzo del Pramar stesso in una dimensione multifunzionale e quello dell'allocazione dei Musei Pertini e Cuneo; 10) Si evidenzia tra l'altro una questione di "governance" che riguarderà innanzi tutto Palazzo Santa Chiara e di esternalizzazione di struttura ad uso culturale prima di tutto il teatro Chiabrera: il tutto in un quadro che riguarda l'insieme della capacità direzionale, d'indirizzo e gestionale dell'amministrazione comunale vista anche sotto l'aspetto delle scelte relative agli enti di secondo grado; 8) L'analisi di questi punti si riflettono direttamente sulla prospettiva di questa ultima parte di consiliatura, nella considerazione che la campagna elettorale è già praticamente iniziata, che dovrebbe terminare nella primavera 2027 (quindi con tempi allungati rispetto alla scadenza canonica dei 5 anni). Un'analisi che dovrebbe comportare anche un'indicazione di prospettiva circa lo schieramento da far competere nella prossima tornata elettorale. Si tratta, in prima istanza, di valutare se l'intreccio tra etica della responsabilità e affermazione del meccanismo di elezione diretta possa rappresentare il supporto centrale dell'alleanza da costruire per il 2027 oppure se si considererà fondamentalmente prioritaria l'alleanza tra i soggetti politici. 9) Dal nostro punto di vista si tratta di considerare se il dato unitario raggiunto a sinistra nel 2021 possa ancora considerato un punto fermo di partenza o se si debbano considerare soluzioni diverse. Sicuramente la funzione di un soggetto come "Il Rosso non è il Nero" (probabilmente da definire più come un "think-thank" che come un'associazione politica direttamente operativa sul piano elettorale) non dovrebbe essere ristretta dentro a un perimetro dall'alleanza direttamente partitica. Questi mi sembrano i punti sui quali avviare una discussione di merito posta sul piano dell'analisi politica e non semplicemente sul conto costi/benefici di quanto realizzato o non realizzato (lasciando fuori dalla porta risentimenti di altra natura che pure potrebbero incidere). Franco Astengo

mercoledì 18 giugno 2025

CESSIONE CONTINENTAL: CHI E' MUTARES

CESSIONE CONTINENTAL: CHI E' MUTARES di Franco Astengo Cessione Continental: altra grossa incognita sul futuro dell'industria savonese. Tutte le quote di Continental Brakes Italy di Cairo Montenotte sono state cedute al fondo d'investimento tedesco Mutares: il "closing" è previsto per settembre/ottobre 2025. Mentre i sindacati si stanno attivando per monitarare la situazione forniamo semplicemente notizie di questo fondo d'investimento notando soltanto che, comunque vada, il centro direzionale e il "cervello" dell'azienda saranno allocati ben lontano dal luogo di produzione e, in ogni caso ci troveremo di fronte a un fenomeno di impoverimento delle capacità tecnologiche del nostro territorio. Il primo nodo da sciogliere considerata la molteplicità di interessi e presenze di questo fondo rimane quello del rapporto tra finanziarizzazione e piano industriale, che presenterà sicuramente in relazione alla complessità del gruppo elementi di ristrutturazione tecnologica e del personale. Si tratterà poi di stabilire di quali agevolazioni e finanziamenti il fondo usufruirà per compiere questa delicata operazione finanziario - industriale Comunque andando per ordine: Mutares AG è una holding con sede in Germania che mira ad acquisire imprese di medie dimensioni in situazioni di turnaround e a facilitare il loro processo di ristrutturazione. Le attività di Mutares non si limitano al mero possesso e gestione delle partecipazioni, ma anche al loro sviluppo . Dalla sua fondazione nel 2008, Mutares ha acquisito 25 società o gruppi e ha venduto numerose imprese. Le acquisizioni iniziali riguardavano imprese con fatturati annui minori di 10 milioni di euro . Oggi Mutares tende ad acquisire società con un fatturato annuo che oscilla tra i 50 e i 300 milioni di euro e detiene 12 società indipendenti in Europa con siti in Asia, Africa e America Centrale. Il portafoglio della società è costituito da due settori: industria e beni di consumo . Partecipazioni nel settore industriale Elastomer Solutions La Elastomer Solutions Group produce parti di gomma per l'industria automobilistica, in particolare passacavi progettati per la protezione di cablaggi. Il gruppo impiega 300 dipendenti in 5 siti ubicati in Germania, Marocco, Messico, Portogallo e Slovacchia. Diehl Group ha venduto Elastomer Solutions Group a Mutares ad agosto 2009. Fertigungstechnik Weißenfelds Fertigungstechnik Weißenfelds progetta e produce sistemi per tavole rotanti e subassemblaggi per macchine utensili. L'impresa impiega circa 100 dipendenti nella sede a Weißenfeld nei pressi di Lipsia, in Germania. Eupec Eupec è un fornitore europeo di rivestimenti condutture di petrolio, gas ed acqua. EUPEC fornisce rivestimenti per varie applicazioni nel settore on-shore e off-shore, tra cui la fornitura di rivestimenti in cemento per condotte del progetto Nord Stream dal 2009 al 2011. L'impresa impiega attualmente 120 dipendenti in Francia ed in Germania. GeesinkNorba GeesinkNorba si occupa di fornire soluzioni per lo smaltimento di rifiuti, in particolare carrozzerie per veicoli battipista e cassonetti stazionari. L'impresa impiega circa 390 dipendenti in Olanda, Germania, Inghilterra, Francia, Polonia, Romania, Svezia e Spagna. STS Acoustics STS Acoustics è un fornitore di soluzioni fono-assorbenti e di assorbimento di calore per i compartimenti motore e gli interni dei veicoli. L'impresa impiega circa 730 dipendenti, al momento tutti in Italia A+F Automation + Fördertechnik A+F Automation + Fördertechnik GmbH è un'impresa, nota a livello mondiale, produttrice di macchine per l'imballaggio finale con una rilevante esperienza nel design di soluzioni di confezionamento integrate. Con sito a Kirchelengern, Germania, l'impresa impiega circa 175 dipendenti. BSL Pipes and Fitting BSL Pipes and Fittings SAS è un produttore francese di tubi di acciaio inossidabile saldati e raccordi lunghi fino a 12 metri. L'impresa impiega circa 100 dipendenti nella sede di Billy-sur-Aisne in Francia. Esistono poi partecipazioni in settori di produzione di beni di consumo : dagli imballaggi, alla commercializzazione di prodotti per la casa, carta speciale, distribuzione prodotti IT ed elettronica di consumo, prodotti in legno anche destinati all'hobbistica.

GUERRA

GUERRA La super-escalation in atto sul teatro di guerra dell'aggressione di Israele all'Iran, con la minaccia di intervento diretto degli USA, sta facendo compiere un salto di qualità anche al dato di pericolosità della situazione in atto sul piano globale. Questo elemento, incontrovertibile, muta di segno anche alla manifestazione del 21 giugno prossimo nata sulla base dell'opposizione al riarmo europeo: manifestazione sulla quale si erano addensati "distinguo" dettati soprattutto da questioni di natura di posizionamento sul piano della politica interna. Adesso tutto questo deve cadere: è necessario che la manifestazione riesca e rappresenti un ulteriore tassello dell'opposizione alla guerra: perchè tutto questo travalica il piccolo quadro politico italiano ma si misura direttamente con la contraddizione più evidente del sistema planetario. E' necessario avere anche piena consapevolezza nell'urgenza della trasposizione sul piano internazionale di questa identità di opposizione alla guerra. Appare evidente come si sta ricercando un nuovo assoluto dominio la cui instaurazione deve essere assolutamente impedita. L'opposizione alla guerra va portata avanti con una forte determinazione unitaria anche se tutti noi abbiamo ben presenti le tante contraddizioni agenti nell'attualità di una sinistra debole soprattutto sul piano teorico e della prospettiva culturale. Senza interrogarsi più di tanto (magari un po' ipocritamente) sull'utilità dell'iniziativa. Franco Astengo

venerdì 13 giugno 2025

INTERNAZIONALISMO E PACE

INTERNAZIONALISMO E PACE Proposta per un appello rivolto alle forze politiche del centro-sinistra italiano. La sinistra italiana è chiamata ad esprimere subito la propria tensione internazionalista al fine di promuovere un'iniziativa immediata di pace. L'attacco portato da Israele all'Iran sta segnando un momento di insopportabilità di uno stato di cose che, sul terreno dell'ipotesi di apertura di un conflitto globale di dimensione nucleare, appare ormai sull'orlo di una crisi irreversibile. La manifestazione per Gaza di sabato 7 giugno ha avuto un esito straordinario per qualità di partecipazione e di interventi ma non può rimanere evento isolato e circoscritto ad una grande piazza romana: serve subito l'iniziativa politica portata anche al livello istituzionale. Un'iniziativa politica che deve avere per tema la politica estera dell'Italia e dell'Europa restituendo in questo senso potestà agli organismi eletti: parlamento, parlamento europeo, consessi elettivi a livello locale sia regionale sia comunale. Dobbiamo appellarci alle forze politiche perché assumano l'iniziativa sia dal punto di vista della chiamata verso la mobilitazione popolare, sia sotto l'aspetto della capacità presenza sul terreno istituzionale: egualmente sono chiamate a ricoprire una funzione decisiva i soggetti rappresentanti il mondo del lavoro, i sindacati, le associazioni della solidarietà e della cultura. Sono da superare stereotipi e timidezze: senza alcun timore va affermato che Israele ha passato il segno già con lo sterminio dei palestinesi e che questa mossa - disperata - verso l'Iran rappresenta un punto di rottura di qualsiasi schema di reciprocità nel dialogo internazionale. Una mossa che va non semplicemente deprecata ma fatta oggetto di risposta sul piano diplomatico ed economico, come è stato del resto nel caso dell'aggressione russa all'Ucraina. Sospendere la fabbricazione di armi per Israele ( ed anche per conto di chi potrebbe facilmente aggirare una parvenza di blocco come la Turchia) appare il minimo da proporsi (e da farsi) ma occorre maggior forza nel sanzionare questo pericolosissimo atto bellico anche richiedendo l'intervento degli organismi sovranazionali e (pur nella coscienza degli enormi limiti accumulati nel tempo) restituendo all'ONU il suo ruolo di supremo garante della pace nel mondo. La convocazione del Parlamento Europeo, del Parlamento Italiano, dei consigli regionali e comunali con all'ordine del giorno il tema della pace e della necessaria conseguente azione politica appare improcrastinabile e per questo obiettivo chiediamo una immediata mobilitazione e una espressione di effettiva influenza sulla politica estera italiana ed europea. Franco Astengo (mi auguro che qualcuna/qualcuno anche dalla nostra piccola realtà alla periferia dell'Impero possa unirsi a questo testo in modo da renderlo pubblico al più presto)

mercoledì 11 giugno 2025

ESITO DEL REFERENDUM: ANCHE IN PROVINCIA E NEL COMUNE DI SAVONA IL "CASO" DEL QUESITO SULLA CITTADINANZA

ESITO DEL REFERENDUM: ANCHE IN PROVINCIA E NEL COMUNE DI SAVONA IL "CASO" DEL QUESITO SULLA CITTADINANZA di Franco Astengo Nel quadro generale di ulteriore disaffezione al voto che ha causato il mancato quorum nei referendum su lavoro e cittadinanza posti all'esame di elettrici ed elettori lo scorso 8-9 giugno è esploso il "caso" della difformità di voto "NO" proprio tra i quesiti riguardanti il lavoro e quello relativo all'accorciamento dei tempi per richiedere la cittadinanza italiana da parte di stranieri residenti da anni sul nostro territorio (oltre ad una altra serie di requisiti richiesti). Sul piano nazionale si è aperta una disputa tra i partiti che hanno sostenuto il "SI" assieme alla CGIL e ad altri soggetti dell'associazionismo e della cultura: la prima tendenza espressa è stata quella di assegnare parte rilevante di questa difformità ad elettrici ed elettori già votanti il M5S che sul tema delle migrazioni aveva espresso opinioni diverse da quelli appartenenti allo stesso "canpo" (largo o stretto?) di opposizione al governo di destra. Si stanno però dimostrando analisi meno schematiche e a queste aggiungiamo la nostra riguardante la provincia di Savona e il comune capoluogo: per i dati raccolti possiamo tranquillamente sostenere la tesi della "trasversalità" nell'aumento del "NO" tra i quesiti sul lavoro e quello sulla cittadinanza. Trasversalità che diventa omogeneità nel momento in cui si analizzano i dati sul territorio e sfumano le tradizionali divisioni di tipo politico-sociale che caratterizzano il voto nella nostra provincia da Ponente e Levante che pure si sono fortemente riflesse nella partecipazione al voto. La questione della cittadinanza agli stranieri, il trattamento dell'estraneo è fatto di precipua natura culturale che può essere affrontato per intero soltanto con una visione "universalistica" che la sinistra non possiede più come sostiene oggi in una splendida intervista il filosofo già ministro della cultura in Germania Julian Nida Rumelin. Questo il riassunto dei numeri a sostegno della nostra tesi: PROVINCIA DI SAVONA E' stato preso a riferimento il quesito n.1 riguardante i licenziamenti illegittimi che ha raccolto il maggior numero di consensi, messo a confronto con il quesito n.5 riguardante i termini per la presentazione della domanda di cittadinanza italiana. Nell'intera provincia di Savona l'espressione dei"NO" al quesito numero 1 è stata del 12,29% ; "NO" che è salito al 37,36% al quesito n.5 sulla cittadinanza. Un incremento del 25,07% da 8.451 voti a 25.717 con uno scarto a favore di oltre 17.000 unità (si ricorda che in Provincia di Savona rispetto al quesito n.1 i votanti sono stati 70.587 e al quesito n.5 70.540). La zona della nostra provincia dove l'incremento del "NO" tra il quesito n.1 e il quesito n.5 è stata la Valbormida : da 1.273 "NO" a 3.890% , 2.617 voti in più pari a un incremento del 27,90% Sostanzialmente in linea nella crescita del "NO" due zone affatto diverse dal punto di vista dell'economia, della struttura sociale e del prevalente orientamento politico come il Savonese e l'Albenganese - Alassino. Nel comprensorio savonese il NO è cresciuto da 2.835 unità sul quesito n.1 a 9.919 sul quesito n.5, percentuale in crescita del 24,58%; nella zona albenganese -alassina la crescita del "NO" tra quesito n.1 e quesito n.5 è stata di 2.894 unità (da 1726 a 4620) pari al 24,43%. Omogeneità nella crescita del "NO" tra Loanese e Levante: nella zona di Loano il "NO" è passato da 863 espressioni di voto a 2.286 con una differenza di crescita di 1.423 unità pari a un più 21,81%; a Levante (con l'entroterra sassellese) il "NO è passato da 904 voti (quesito 1) a 2.437 (quesito 5) per una crescita percentuale del 21,68%. Più contenuta la crescita del "NO" nella zona del Finalese: da 960 "NO" al quesito n.1 si è passati ai 2.535 "NO" al quesito n.5 con una crescita percentuale del 18,54% COMUNE DI SAVONA La partecipazione al voto nel Comune di Savona aveva segnalato una certa compattezza dell'elettorato ormai residuo che al 77% rispetto a quanti si erano recati alle urne nelle regionali 2024 era tornato al voto facendo registrare anche una certa omogeneità tra quartiere e quartiere. Omogeneità che si è mantenuta anche nel divario tra le espressioni favorevoli relative ai quesiti sul lavoro e alle espressioni negative in forte crescita al quesito riguardante l'accorciamento dei tempi necessari per presentare la richiesta di cittadinanza italiana da parte degli stranieri già residenti. Sul totale cittadino, ricordato che i votanti sono stati 18.071 (39,69% ben oltre la media nazionale del 30,58%), i "NO" tra quelli espressi sul quesito n.1 e quelli espressi sul quesito n.5 sono cresciuti del 22,80% (da 1.686 a 6.082). Una crescita del "NO" avvenuta in tutti i quartieri. Il maggior divario tra le risposte fornite ai 2 quesiti presi in esame è stato nel quartiere di Legino -167, con un incremento di voti di 480 unità (da 144 a 624) con una crescita percentuale del 29,76%. Nel quartiere di Villapiana, dove - per inciso - il sì al quesito n.1 ha superato il 90% il "NO" sul quesito n.5 è passato da 251 unità a 835 con un incremento percentuale del 28,80%. L'altro quartiere dove il "SI al quesito n.1 ha superato il 90% dei consensi è stato il quartiere di Lavagnola. In questo caso il "NO" al quesito n.5 è salito da 236 unità (quesito n.1) a 592, crescita percentuale del 25,22%. Forte incremento del "NO" al quesito n.5 anche nel quartiere di Oltreletimbro dove tra quesito n.1 e quesito n.5 le espressioni di voto sono salite da 383 a 1.479 con una crescita percentuale del 27,10%. Oltre il 20% la crescita del "NO" anche nei quartieri di Villetta- Valloria (che pure aveva registrare un'alta partecipazione al voto) e Fornaci - Zinola. Villetta- Valloria ha visto il "NO" tra quesito n.1 e quesito n.5 passare da 182 voti a 555, percentuale di crescita del 20,39%. Fornaci - Zinola i "NO" tra quesito n.1 e quesito n.5 da 175 a 601, con percentuale in crescita del 21,84% Al di sotto del 20% di crescita delle espressioni di "NO" sul quesito n.5 soltanto nel quartiere Centro dove la posizione negativa è passata da 441 voti sul quesito n.1 a 1.186 sul quesito n.5 con una percentuale di crescita del 18,84%.

martedì 10 giugno 2025

ESITO E ALTERNATIVA

ESITO E ALTERNATIVA di Franco Astengo Si ascoltano dichiarazioni più o meno strampalate attorno all'esito (negativo) del referendum. In realtà in un Paese sostanzialmente e tradizionalmente di destra (non rifaccio la storia) scivolato pericolosamente in un qualunquismo che lo ha governato (e lo sta governando) . Ci troviamo in un quadro generale la cui cifra portante sembra proprio essere la guerra e allora è stato un grande azzardo cercare di affrontare temi di tale delicatezza come quelli del lavoro e della cittadinanza attraverso l'accetta del "si" o del "no" (il referendum presentare anche la comoda via di fuga dell'astensione nella cui niccha si è già rifugiato da tempo il 50% di un corpo elettorale fortemente rappresentativo della famosa "zona grigia"). Si è trattato di un azzardo ma anche di un atto di coraggio rivelatore di cui va dato atto ai promotori: rivelatore perchè questo esito ci ha indicato con chiarezza che la via della costruzione di un'alternativa passa attraverso il ritorno ad una affermazione del concetto di pedagogia politica: proprio di quell'esercizio della pedagogia politica che rappresentava uno dei tratti distintivi (forse il migliore) dell'antico PCI che dell'educazione di massa aveva fatto parte rilevante del suo lavoro di radicamento sociale nelle fabbriche e sul territorio. E non era soltanto pedagogia in funzione dell'ideologia. Sicuramente oggi ci sono da fare i conti con il modello dei social - network e con la conoscenza calata dall'alto attraverso l'AI e ancora con tanti altri fenomeni della modernità che provocano contraddizioni per noi inedite ed anche difficilmente comprensibili. Tutto questo però parla di noi che siamo ancora qui : l'alternativa non sta nella larghezza o meno del campo (che pure rappresenta un fattore politico da non trascurare). Oggi l'alternativa sta nel delineare un progetto di società :quel progetto di cui si è sentita tanto la mancanza proprio in questa campagna referendaria. Un progetto di alternativa che risulti parte integrante quale elemento fondativo della realtà quotidiana del singolo come del collettivo che dovrebbe essere chiamato a proporla, portarla avanti, farne oggetto dello scontro sociale . Scontro sociale e cognizione del presente e dell'avvenire quali prodromi necessari dell'agire politico e quindi della costruzione del cambiamento

ANCORA SULLA PARTECIPAZIONE AL VOTO NEL REFERENDUM: PROVINCIA E COMUNE DI SAVONA

ANCORA SULLA PARTECIPAZIONE AL VOTO NEL REFERENDUM: PROVINCIA E COMUNE DI SAVONA di Franco Astengo E' stato dominante il tema della partecipazione al voto nei referendum sul lavoro e la cittadinanza tenutosi l'8-9 giugno: tanto è vero che il mancato quorum del 50% più uno dei votanti nei ha invalidato l'esito. Siamo così tornati sul tema per analizzare la partecipazione nella Provincia e nel Comune di Savona cercando di approfondire i dati dal punto di vista territoriale. PROVINCIA DI SAVONA Gli elettori iscritti nella provincia di Savona erano 213.817. Alle urne se ne sono recati 70.587 pari al 33,01% (un media leggermente superiore a quella nazionale del 30,58%) ma con profonde difformità tra zona e zona. La zona del savonese composta dai comuni delle due Albisole, Bergeggi, Quiliano, Vado Ligure e Savona risulta quella maggiormente frequentata dai votanti con il 40,62%. Erano iscritti 71.072 elettrici ed elettori e i votanti sono stati 28.874. La nostra provincia si è dimostrata (come del resto nelle occasioni elettorali sia politiche sia regionali) profondamente divisa: le altre due zone con maggiore affluenza sono state, infatti, la Valbormida (Altare, Bardineto, Bormida, Cairo M., Calizzano, Carcare, Cengio, Cosseria, Dego, Giusvalla, Mallare, Massimino, Millesimo, Murialdo, Osiglia, Pallare, Piana Crixia, Plodio, Roccavignale) dove erano iscritti 29.145 elettrici ed elettori e i votanti sono stati 9.737 pari al 33,40% e il Levante (Celle, Mioglia, Pontinvrea, Sassello, Stella, Urbe, Varazze) con 20.151 aventi diritto e 7.104 votanti pari al 35,25%. Si potrebbe definire intermedia la zona del Finalese (Borgio Verezzi, Calice, Finale, Giustenice, Magliolo, Noli, Orco Feglino, Rialto, Spotorno, Tovo SG, Vezzi Portio) con 22.719 aventi diritto e 7350 votanti per il 32,35%. Brusco abbassamento nella partecipazione nel Loanese (Balestrino, Boissano, Borghetto SS, Loano, Pietra Ligure, Toirano): 23952 aventi diritto con 6.497 votanti pari al 27,12% mentre il livello più ridotto nella partecipazione risultato quello della zona Albenga - Alassio ( Albenga, Alassio, Andora, Arnasco, Casanova lerone, Castelbianco, Castelvecchio RB, Ceriale, Cisano, Erli, Garlenda, Laigueglia, Nasino, Onzo, Ortovero, Stellanello, Testico, Villanova d'Albenga, Vendone, Zuccarello) con 44.748 iscritte e iscritti e 11.604 votanti pari al 25,93%. Si confermano quindi le divisioni, quasi vere e proprie "camere stagne", nelle preferenze politiche tra l'area centrale della provincia e il ponente: separazioni che derivano ovviamente anche da elementi di carattere economico - sociale di grande rilievo accentuatisi nel corso del tempo, indipendentemente anche dall'esito di consultazioni locali che, come nel caso più recente di Albenga possono fornire esiti diversi che non coincidono però con spostamenti radicati sui temi di carattere politico generale (così come non incidono exploit personalistici nella raccolta di preferenze che non trovano poi corrispondenza in occasioni come quella referendaria o di elezioni politiche generali). L'andamento referendario in provincia di Savona conferma anche l'indirizzo fortemente "politico" assunto dalla consultazione al di là del carattere "tecnico" che si voleva far assumere soprattutto al riguardo dei quesiti riguardanti il tema del lavoro. COMUNE DI SAVONA Nel comune di Savona la partecipazione al voto nel referendum dell'8-9 giugno è stata molto superiore alla media nazionale con il 39,69%: 18071 votanti su 45.534 iscritti. Risultato comunque anch'esso molto lontano dal quorum del 50 più uno degli aventi diritto. Osservando il voto nei quartieri (seguendo la geografia che è stata disegnata per l'elezione dei direttivi dei comitati degli stessi quartieri che avrà luogo il 28 e 29 giugno prossimi) si nota come siano 2 i quartieri dove la partecipazione dei votanti è stata superiore al 40%: Fornaci - Zinola (sezioni 44-45-46-47-56-57-58) con 1.900 votanti su 4.579 iscritti pari al 41,49% e Villetta - Valloria (sezioni 11-12-13-14-15-16) con 1.731 votanti su 4.197 iscritti pari al 41,24%. La partecipazione al voto in Città è apparsa percentualmente molto compatta, attorno al 39%: così è stato nel quartiere del Centro (sezioni dalla 1 alla 10 più la sezione 17) con 3.750 votanti su 9.528 iscritti (39,35%) Villapiana (sezioni dalla 18 alla 27) con 3.076 votanti su 7.712 iscritti (39,88%), Lavagnola e Santuario (sezioni dalla 28 alla 33) con 1.686 votanti e 4.316 iscritti (39,06%). A un dipresso dal 39,00% con il 38,88% il quartiere di Oltreletimbro - Santa Rita 4.151 votanti su 10.674 iscritti. Al di sotto del 38% il quartiere di Legino - 167 con la percentuale del 37,85% pari a 1.718 votanti su 4.538 iscritti. Savona si conferma quindi una città che assegna ancora, in settori rilevanti della sua mediamente anziana popolazione, valore al voto e alla partecipazione politica. Come dato di pura curiosità privo di alcun valore statistico si può ricordare come nell'ultima consultazione elettorale svolta nell'ottobre 2024 per le elezioni regionali i votanti furono il 46,72%, nel numero di 23.173, di conseguenza il 77,98% di questi si è recato alle urne nel referendum travalicando di molto i confini tra centro destra e centro sinistra, senza però riuscire a sfondare (come del resto a livello nazionale) il muro ormai consolidato dell'astensionismo.

lunedì 9 giugno 2025

VALUTAZIONI (IMPROVVISATE) SULL'ESITO DEL REFERENDUM

VALUTAZIONE (IMPROVVISATE) SULL'ESITO DEL REFERENDUM di Franco Astengo Di seguito si troveranno alcuni dati riguardanti la partecipazione al referendu: un'analisi che probabilmente farà storcere il naso a molti perchè fondata su di una comparazione con i dati delle europee 2024: operazione che potrebbe non essere intesa come corretta. Ci sono due ragioni per le quali a spoglio ancora in corso è stato deciso di procedere a questo modo: 1) fornire subito a caldo alcuni materiali che consentano l'avvio di una riflessione che sarà necessario approfondire al massimo disponendo anche delle cifre assolute dei partecipanti al voto; 2) la parametrazione sui dati relativi alle Europee 2024 è motivata prima di tutto dal fatto che si tratta dell'ultima elezione generale svoltasi in Italia in ordine di tempo e in secondo luogo che si trattò dell'elezione di una sorta di "consolidamento" dell'astensionismo dopo che per molti anni la crescita della non partecipazione al voto si era accompagnata con una forte volatilità elettorale che, tra il 2013 e il 2022, aveva dato anche ad un "cambio" nell'indicazione del partito di maggioranza relativa accompagnato da una forte instabilità (in discesa) delle espressioni di voto. Le elezioni del 2022 avevano anche avviato un disegno di ritorno al bipolarismo che successivamente in una serie di elezioni regionali e locali (non utilizzabili per questo tipo di lavoro perchè svoltesi in epoche diverse) si era ulteriormente radicato. Alcune prime schematiche considerazioni di carattere generale possono essere così riassunte 1) Il blocco astensionista non è stato smosso dalla campagna elettorale in alcuna delle sue componenti dalla disaffezione al deficit di offerta politica all'assenza - specialmente - al sud di valide motivazioni al "voto di scambio" (sul piano generale non per via dell'assenza di candidature) 2) Sul piano strettamente riferito alla qualità dei quesiti si è dimostrata l'asimmetria tra domande forzatamente "tecniche" e un'idea generale di teoria politica che aveva consentito l'introiezione del liberismo a sinistra. Un tema da seminario che dovrà però essere affrontato considerato l'emergere di una accusa di ideologismo che è necessario ribaltare. Da affrontare però nel segno di una riconnessione e di un nuovo riconoscimento sociale del mondo del lavoro; 3) Sul piano politico la precisa presa di posizione dei partiti costringe a una valutazione che sicuramente non è da manuale di scienza politica: il voto non definisce una possibilità di blocco di riferimento e ricalca più o meno la geografia del voto politico, con tutti i limiti che ben conosciamo dal punto di vista dell'opposizione alla destra. Partendo dai dati con riferimento - appunto - alle elezioni europee 2024 la saldatura tra astenuti (50,31%) e somma delle percentuali dei partiti di centro-destra riferita alla totalità degli aventi diritto (Italia, escluso estero) toccava la percentuale del 72,60%. Lo spazio effettivo della partecipazione al voto - in partenza - assommava quindi al 27,40%. Da notare come il referendum sulla cittadinanza pure promosso da soggetti diversi da quelli proponenti i quesiti sul lavoro non abbia prodotto un qualche livello di propria partecipazione autonoma (sul piano del conteggio dei voti invece la situazione appare affatto diversa). Si resta sulle percentuali perchè le cifre assolute si potranno avere soltanto ultimati gli scrutini. Mentre non sono ancora ufficiali i dati dei votanti all'estero. ITALIA (referendum 2025. iscritti escluso estero: 45.997.941) Europee 2024: astenuti più centro destra 72,60% "spazio di voto" 27,40% votanti 30,58% più 3,18% Dati Regione per Regione Piemonte: Europee 2024: astenuti più centro-destra 70,05% "spazio di voto" 29,95% votanti 35,20% più 5,25% Liguria: Europee 2024: astenuti più centro destra 70,52% "spazio di voto" 29,48% votanti 35,07% più 5,69% Lombardia: Europee 2024: astenuti più centro destra 78,33% "spazio di voto" 22,67% votanti 30,69% più 8,02% Veneto: Europee 2024: astenuti più centro destra 77,15% "spazio di voto" 22,85% votanti 26,21% più 3,36% Friuli - Venezia Giulia: Europee 2024: astenuti più centro destra 77,52% "spazio di voto" 22,48% votanti 27,59% più 5,11% Emilia - Romagna: Europee 2024: astenuti più centro destra 63,99% "spazio di voto" 36,11% votanti 38,09% più 1,98% Toscana: Europee 2024 astenuti più centro destra 63,35 "spazio di voto" 36, 65% votanti 39,10% più 2,45% Umbria: Europee 2024 astenuti più centro destra 66,66% "spazio di voto" 33,34% votanti 31,21% meno 2,13% Marche: Europee 2024 astenuti più centro destra 70,12% "spazio di voto" 30,88% votanti 32,70% più 1,82% Lazio: Europee 2024 astenuti più centro destra 74,45% "spazio di voto" 26,55% votanti 31,87% più 5,32% Abruzzo: Europee 2024: astenuti più centro destra 75,75% "spazio di voto" 24,25% votanti 29,75% più 5,50% Molise: Europee 2024 astenuti più centro destra 73,92% "spazio di voto" 26,18% votanti 27,70% più 1,52% Campania: Europee 2024: astenuti più centro destra 70,80% "spazio di voto"; 29,20% votanti 29,86% più 0,86% Puglia: Europee 2024: astenuti più centro destra 73,07% "spazio di voto": 27,93% votanti 28,62% più 0,69% Basilicata: Europee 2024: astenuti più centro destra 72,35% "spazio di voto" 27,65% votanti 31,27% più 3,62% Calabria: Europee 2024: astenuti più centro destra: 77,22% spazio di voto 23,28% votanti 23,81% più 0,53% Sicilia: Europee 2024 astenuti più centro destra 72,29% "spazio di voto" 27, 71% votanti 23,10% meno 4,61% Sardegna: Europee 2024: astenuti più centro destra 75,06% "spazio di voto" 25,94% votanti 27,74% più 1,80% Valle d'Aosta: Europee 2024 astenuti più centro destra 73,55% "spazio di voto" 27,45% votanti 29,04% più 6,34% Trentino Alto Adige: Europee 2024: astenuti più centro destra 66,89% "spazio di voto" 33,11% votanti 22,70% meno 10,41% Graduatoria delle regioni dove si è votato maggiormente rispetto allo "spazio di voto" di partenza: incremento nazionale 3,18% 8.02% Lombardia 6,34% Valle d'Aosta 5,69% Liguria 5,50% Abruzzo 5,32% Lazio 5,25% Piemonte 5,11% Friuli Venezia Giulia 3,62% Basilicata 3,36% Veneto 2,45% Toscana 1,98% Emilia Romagna 1,82% Marche 1,80% Sardegna 1,52% Molise 0,86% Campania 0,69% Puglia 0,53% Calabria

sabato 7 giugno 2025

GAZA, REFERENDUM, DEMOCRAZIA

GAZA, REFERENDUM. DEMOCRAZIA di Franco Astengo La grande manifestazione per Gaza e la Pace che oggi ha riempito Roma di una nuova speranza si è svolta nel giorno del silenzio elettorale che precede il voto nel referendum su lavoro e cittadinanza che domani 8 e lunedì 9 giugno vedrà impegnato l'elettorato italiano in un indispensabile esercizio di democrazia. Esiste un nesso ben preciso che lega questi due elementi, Gaza e il voto, che pure a molti potranno apparire sproporzionati dal punto di vista del loro valore morale. Il punto che li lega, li rende ciascheduno l'altra faccia della stessa medaglia è il valore della democrazia quale fattore determinante della convivenza civile. La democrazia è una fabbrica composita, composta di elementi diversi: libertà (in particolare, libertà di stampa e di associazione), eguaglianza (in particolare, eguaglianza di genere), diritti delle minoranze, rispetto del diritto, separazione dei poteri, controllo reciproco tra i poteri, periodiche e libere elezioni, decentramento dei poteri. L’universalità del diritto non è un mito e non lo è il diritto dei popoli alla democrazia. A prescindere dalla nostra visione del mondo, dall’aderire a questa o a quella tendenza storica, l'insieme della vicenda democratica che lega assieme la solidarietà per le vittime dei massacri di Gaza, l'affermazione del diritto di cittadinanza e quello del diritto alla dignità del lavoro meriterebbe maggior attenzione e rispetto, non tanto per assolvere alle legittime e pur importanti esigenze di affermazione morale e politica che la piazza romana di oggi ha saputo sollevare come del resto si registrerà anche domani dall'esito delle urne, ma per meglio comprendere le origini  della nostra democrazia repubblicana e il travaglio umano che la generò, dunque, mi permetto di aggiungere, anche per difenderla con più convinzione e cognizione di causa da ogni attacco o tentazione di involuzione autoritaria.

giovedì 5 giugno 2025

5 SI' NEI REFERENDUM E "VERTENZA SAVONA"

5 SI' NEI REFERENDUM E "VERTENZA SAVONA" di Franco Astengo ("Il Rosso non è il Nero") L'esito dei referendum su lavoro e cittadinanza dovrà essere verificato sia sotto l'aspetto della partecipazione al voto, sia al riguardo dell'affermazione del "SI'" nei cinque quesiti. Un risultato che avrà un impatto signficativo anche sui temi economici, infrastrutturali, della produzione industriale nella nostra provincia. Il concreto evidenziarsi di una ripresa di protagonismo da parte del movimento dei lavoratori dovrà, infatti, corrispondere ad una forte incidenza progettuale anche nel riguardo delle istituzioni e delle forze politiche sui temi essenziali del lavoro affrontando gli elementi di debolezza strutturale del nostro impianto economico sotto l'aspetto demografico, della condizione dei comparti produttivi, dei fenomeni di lavoro povero legati all'adozione di modelli di sfruttamento anche del territorio profondamente sbagliati anche sul piano dell'utilizzo delle risorse e della stessa accumulazione di capitale. Questa occasione va colta per avanzare nuovamente una proposta di "Vertenza Savona" che funzioni anche da stimolo, in questo preciso momento di vigilia della scadenza referendaria, alla partecipazione al voto: abbiamo bisogno di una forte presenza alle urne e di una chiara affermazione del "SI'" anche per portare avanti sul nostro territorio istanze di lavoro nuovo, tecnologicamente avanzato, produttivo. Il rafforzamento della capacità infrastrutturale, tecnologica, produttiva del nostro territorio rappresenterebbe anche un punto di avanzamento per attività terziarie, commerciali, turistiche che non possono essere rinchiuse in un recinto di arretrata difesa corporativa di accumulazione da egoismo di categoria. Non basta reclamare una "libertà d'impresa" che sconfini nella licenza fiscale e in quella del trattamento iniquo dei lavoratori: ci si deve rendere conto della fondamentale necessità di programmazione economica, rispetto all'uso del territorio,regolamentazione delle forme di lavoro quali fattori di progresso ordinato e costante dell'economia e delle condizioni materiali di vita della popolazione. Anticipiamo allora alcuni tratti progettuali sui quali potrebbe fondarsi una "Vertenza Savona": 1) E' necessaria una ridefinizione delle aree in cui è suddivisa la provincia e sulle diverse necessità d'intervento. Soprattutto sarebbe indispensabile analizzare forme economiche che mantengono strutture di tipo corporativo ormai anacronistiche rispetto alla dinamicità richiesta da nuovi processi di possibile crescita e riflettere sulle caratteristiche strutturali di un calo demografico da intendersi come grave sintomo della crisi savonese per essere così accentuato e di lunga durata. 2) Questione vitale è quella del recupero a un flusso di interventi produttivi per l'area del savonese e della Valle Bormida che, vista gli esiti concreti della dichiarazione di area industriale di crisi complessa, necessitano di una specifica pianificazione che affronti tre nodi fondamentali. Non ci deve essere "completamento della transizione post-industriale" ma la transizione in atto deve essere considerata punto di partenza per una ricerca di identità nel campo di un rilancio e rinnovamento di una attività produttiva fondata sull'innovazione tecnologica e l'accumulazione di nuovi livelli di "know -how"; I punti da concretizzare possono essere cos' riassunti: a) quello infrastrutturale sia in sede ferroviaria, sia in sede stradale: l'uscita dall'isolamento e la "conditio sine qua non" per una ripresa della crescita; b) la bonifica delle aree colpite dalla de-industrializzazione sia nel Vadese, sia nella Valle Bormida, come nel Ponente (pensiamo alle aree ex-Piaggio di Finale); c) un ruolo attivo delle forze politiche , delle istituzioni, del sindacato nel costruire incisivi rapporti nei riguardi della Regione e dello Stato . d) l'apertura di una riflessione che porti ad avanzare una progettualità "strategica" sui grandi temi delle nuove forme di lavoro, della sostenibilità ambientale, di una moderna offerta di vivibilità. 3) è necessario inoltre un forte riferimento al ruolo della cultura , della scuola e dell'Università. Non basta un "tavolo" di compensazione e il ruolo della Provincia, amministrazione ormai ridotta a luogo di scambio pre-ordinato tra le forze politiche. Si richiama allora la necessità di una nuova strutturazione stabile da realizzarsi, proprio nell'ambito di un coordinamento provinciale, a livello comprensoriale. 4) Infine appare indispensabile una mobilitazione e attivizzazione delle forze sociali e politiche destinata alla delicata (ed in apparenza abbandonata) questione della presenza sanitaria sul territorio. Tutto questo complesso di questioni sta per intero nell'espressione di voto dell'8-9 giugno e non può esserne considerata una semplice appendice: qualità e dignità del lavoro debbono essere affermate quale elemento portante di una nuova progettualità del movimento dei lavoratori.