mercoledì 30 settembre 2020

"IL ROSSO NON E' IL NERO" : PROSEGUE L'IMPEGNO CULTURALE E POLITICO INDICAZIONI PROGRAMMATICHE PER LE COMUNALI 2021

"IL ROSSO NON E' IL NERO": PROSEGUE L'IMPEGNO CULTURALE E POLITICO. INDICAZIONI PROGRAMMATICHE PER LE COMUNALI 2021

Si è riunito il comitato promotore del gruppo “Quelli della Rebagliati – Il rosso non è il nero” per esaminare la situazione politica all’indomani del voto referendario e di quello regionale e tracciare così alcune linee di indirizzo utili per il prosieguo dell’attività.

E’ parsa evidente la necessità di rafforzare l’impegno sul piano politico – culturale in una fase nella quale assumerà sempre più importanza offrire strumenti di conoscenza e di riflessione complessiva.

Nello stesso tempo deve essere anche portata avanti una iniziativa più direttamente propositiva sul piano politico, in particolare al riguardo della prossima scadenza elettorale per il Comune di Savona prevista per la primavera del 2021.

L’esito del referendum, con un risultato savonese espresso per il “NO” con un dato molto più elevato rispetto alla media nazionale, chiama inoltre il nostro gruppo assieme a tutti gli altri soggetti democratici a proseguire in una forte iniziativa di difesa e affermazione della Costituzione Repubblicana e questo punto rappresenterà sicuramente un aspetto prevalente nell’insieme della nostra attività.

In vista delle elezioni comunali savonesi il gruppo proverà ad impostare una riflessione posta su diversi livelli al fine di aprire, attraverso un'adeguata impostazione programmatica, un ampio spazio politico nel quale trovare la possibilità di presenza per una larga aggregazione a sinistra.

Aggregazione a sinistra che dovrà trovare posto all’interno di uno schieramento più articolato in grado di risultare competitivo rispetto al centro destra: come del resto è avvenuto nell’occasione delle elezioni regionali.

In Città, infatti, l'articolazione presente nella coalizione facente capo a Ferruccio Sansa di cui era componente la lista di Linea Condivisa- Sinistra per Sansa nella quale risultava candidato Dilvo Vannoni, fondatore del nostro gruppo, ha sostanzialmente equivalso i voti con la coalizione di centro destra .

Un dato sulla base del quale aprire la strada ad una riflessione particolarmente significativa anche sul terreno elettorale relativo alle elezioni comunali 2021.

Il livello sul quale si misurerà essenzialmente il nostro impegno dovrà comunque riguardare l’impianto programmatico.

Dovranno essere attentamente valutati alcuni punti fondamentali: In un quadro complessivo definito dalla comprensorialità e da un'idea di decentramento, ripartendo dai quartieri con l'obiettivo di recuperare un alto livello di vivibilità cittadina dovranno essere progettati quali punti principali di programma: infrastrutture , lavoro, servizi, con spiccata attenzione a sanità , rifiuti, decoro urbano e sicurezza, modernizzazione e riqualificazione del centro urbano (disponibilità della rete per favorire lo smart working, pedonalizzazione del centro, qualità del commercio, cultura) gestione pubblica del ciclo delle acque.

Gli incontri organizzati dal nostro gruppo il 30 luglio sulla rottura dell’isolamento di Savona, il 1° settembre nel merito delle elezioni regionali e il 12 settembre a sostegno del “No” nel referendum hanno dimostrato una capacità di aggregazione e di confronto sulla cui base è nostra intenzione sviluppare da subito una forte iniziativa per allargare l’adesione e strutturare così al meglio la nostra capacità organizzativa, in vista dei futuri difficili impegni che ci attendono in una fase resa particolarmente difficile dall’emergenza sanitaria.

Il Comitato Promotore: Dilvo Vannoni, Franca Ferrando, Sergio Acquilino, Sergio Tortarolo, Bruno Marengo, Maria Rita Zanella, Antonio Vallarino, Dario Zucchelli, Claudio Tagliavini, Maria Teresa Carbone, Franco Astengo

DEFICIT DIGITALE E DEFICIT COGNITIVO: C'ERA UNA VOLTA LA "CONTRADDIZIONE PRINCIPALE"

DEFICIT DIGITALE E DEFICIT COGNITIVO: C'ERA UNA VOLTA LA "CONTRADDIZIONE PRINCIPALE" di Franco Astengo

Mi permetto di cogliere soltanto una frase estrapolata dall’importante intervento di Vincenzo Vita apparso oggi, 30 settembre, sul “Manifesto”, sotto il titolo “Editoria il buio oltre la siepe”.

Riporto allora questo passaggio: “Come se il sistema cross-mediatico non fosse una componente cruciale del capitalismo cognitivo e delle piattaforme”.

Rilevo questo punto per affermare come, nel tentativo di ridefinire la centralità delle grandi contraddizioni sociali nell’intreccio tra moderno e post-moderno, il deficit digitale corrisponda ormai per intero al deficit cognitivo.

L’avvio di un principio di colmatura di quella soglia deve diventare centrale nell’elaborazione di un progetto di alternativa.

Nell’articolo in questione ci si limita a scrivere di editoria ma da lì, dal punto rilevato delle componenti del "capitalismo cognitivo" è obbligatorio partire per sviluppare un ragionamento sull’insieme dell’ attualità nell'approccio alla conoscenza.

Il tema della conoscenza digitale va affrontato allo stesso livello della contraddizione relativa al rapporto tra consumo del pianeta in termini complessivi di suolo e di risorse naturali e la stessa prospettiva di vivibilità del genere umano.

Un tema che deve essere affrontato attraverso l’elaborazione di un modello che mi sono permesso di definire ,pur nelle critiche, di una “società sobria”.

Proprio la coda della globalizzazione ripiegatasi in emergenza sanitaria ci impone di pensare per l'elaborazione di un nuovo “socialismo della finitudine" in cui il tema della capacità cognitiva, intesa in termini di formazione, informazione, capacità di trasmissione di notizie e cultura e quindi di educazione globale ha assunto una funzione centrale nell'elaborazione di una progettualità alternativa.

Non possiamo limitarci ad assistere allo scontro tra le grandi potenze che sulla base della lotta per il dominio in questo campo stanno rimodulando termini che richiamano direttamente alla "guerra fredda".

In uno dei momenti più terribili mai attraversati nel corso della modernità la ricerca dell’uguaglianza nel “conoscere” e nel “sapere”attraverso lo sviluppo della tecnologia digitale diventa fattore centrale di un progetto di cambiamento a livello sistemico.

Il gap tecnologico tende ad allargarsi e a rendere strutturali le disuguaglianze: una grande questione politica , che equivale a quella della guerra, del clima, dello sfruttamento,al riguardo della quale non sono più ammessi ritardi sul piano della progettualità e dell’impegno diretto.

lunedì 28 settembre 2020

SAVONA, IL RITORNO DEI CERVELLI

SAVONA, IL RITORNO DEI CERVELLI di Franco Astengo


Nella vita di Savona, la nostra piccola amata Città, il XXI secolo è stato fin qui contrassegnato da mediocri gestioni politico – amministrative condotte da un potere miope legato allo scambio di basso livello.

Scambio di basso livello che l’ha ridotta da città industriale e portuale a sede di transito per croceristi senza determinare alcun tipo di sviluppo e depauperando il patrimonio economico e commerciale: città invecchiata, ingrigita, che ha perso la propria banca, ha visto fagocitata da Genova l’Autorità Portuale, inglobata la Camera di Commercio in un assurdo accorpamento territoriale , vista sparita persino la squadra di calcio che pure aveva conosciuto epoche di splendore, la via principale ridotta ad una specie di sede di esibizione da suq di mediocre livello.

Viviamo un’epoca molto difficile affrontando situazioni del tutto inedite in frangenti drammatici anche per la stessa tenuta emotiva di ciascuno di noi.

Si avanzano novità rilevanti per l’economia e lo stile di vita: l’emergenza virus, il lockdown, il lavoro da remoto stanno modificando gli equilibri tra il centro e la periferia.

E’ necessario pensare comunque al futuro.

Il grande lockdown vissuto tra marzo e maggio 2020 e la situazione successiva ha alterato la percezione dello spazio per milioni di persone.

Per settimane le interazioni sociali e professionali tipiche della nostra quotidianità sono state mediate da tecnologie digitali che hanno compresso la distanza fisica, offuscando i confini tra mondo virtuale e mondo reale.

Dobbiamo valutare quanto quel periodo di così vasta portata resterà impresso nell’organizzazione economica e sociale contribuendo a trasformare diversi aspetti della vita, inducendo molte persone non solo come vivere, ma anche dove, magari lavorando lontano dal proprio posto di lavoro in luoghi con una qualità della vita più alta.

La diffusione su vasta scala del lavoro da remoto comporterà un ripensamento di carattere generale proprio al riguardo delle modalità stesse nell’insieme dei rapporti di lavoro, anche se il virtuale non sarà ancora un perfetto sostituto del reale.

Una città delle dimensioni di Savona però deve cominciare a meditare sulle potenzialità che un graduale passaggio del genere, di nuova ricerca di vivibilità da parte di coloro che via,via, saranno chiamati a svolgere la loro opera attraverso quello che impropriamente è stato definito “smart working”.

Una città media, delle dimensioni di Savona, potrebbe risultare appetibile per un ritorno stabile di “cervelli” dei quali lamentiamo la fuga almeno da più di 50 anni.

Le condizioni però sono quelle del recupero del centro cittadino in modo da offrire il tipo di condizioni ideali.

Occorre un piano di riqualificazione edilizia, il recupero dei contenitori storici, un alto livello di vita culturale e sociale, una buona presenza commerciale, collegamenti adeguati con le metropoli in particolare verso il Nord in una situazione di prevedibile modificazione nelle modalità di trasferimento delle persone.

Tutto questo naturalmente all’interno di un quadro tecnologicamente all’altezza dei tempi.

Non entro in dettagli che mi auguro diventeranno oggetto di impegno programmatico da parte di quanti intenderanno,ad esempio, cimentarsi con la competizione elettorale amministrativa prevista per la prossima primavera 2021 .

Una competizione elettorale dalla quale ci si augura possa uscire un quadro di gestione amministrativa della Città affatto diversa da quella che ha gestito, al di là della colorazione politica, il primo ventennio del secolo.

In questa situazione di spostamento epocale nelle modalità di lavoro e di vita ci sarà da combattere per affermare una adeguata presenza della nostra Città nel contesto regionale e dell’intera area del Nord-Ovest del paese che rimane comunque la più avanzata soprattutto sul piano tecnologico.

E’ necessario non assistere passivamente a fenomeni di vero e proprio asservimento in una dimensione neo-coloniale che pure stanno avanzando.

Savona non deve restare tagliata fuori da un processo che sia insieme di riqualificazione tecnologica e urbana.

Il prezzo da pagare sarebbe quello del proseguire nella china di un apparentemente inevitabile declino cui l’hanno costretta la mediocrità di conduzione politica , economica, culturale che ha segnato questi ultimi anni.

E’ necessario uno scatto in avanti nel recupero del centro cittadino, della comprensorialità soprattutto al riguardo delle infrastrutture e dei servizi, del decentramento per la cura di tutto il territorio.



sabato 26 settembre 2020

I PARTITI NEI QUARTIERI E IPOTESI PER IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE

I PARTITI NEI QUARTIERI E IPOTESI PER IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE di Franco Astengo

Proseguendo nel dettaglio dell'analisi relativa ai risultati elettorali della Liguria e in previsione delle elezioni comunali di Savona previste per la primavera 2021 offriamo agli interessati la suddivisione dei voti per singola lista politica nei quartieri della Città. I dati non sono stati raggruppati per coalizioni perché in questo momento sarebbe azzardato ipotizzare soluzioni in quel senso. Per chi intende valutare il voto proiettandolo al riguardo del futuro rimane l'avvertenza relativa alle Liste fiancheggiatrici dei candidati Presidenti i cui voti naturalmente non saranno riprodotti nell'occasione delle comunali assumendo le destinazioni suggerite dalla diversità delle forze in campo che saranno presenti in quell'occasione. Del resto appare poco realistico un raffronto con l'analogo quadro relativo alle elezioni del 2015 (e conseguente proiezione sul 2016) essendo mutato profondamente l'assetto del sistema politico in tempi di turbo-velocizzazione nella volatilità elettorale.

Di conseguenza questi dati possono essere considerati come di puro valore statistico nell'attualità.

Così come di puro valore statistico riveste l'ipotesi di composizione del consiglio comunale sulla base dei risultati del 20- 21 settembre prendendo a riferimento gli schieramenti così come questi si sono presentati nell'occasione.

Il centro destra infatti (ipotizzato un ballottaggio dall'esito ricalcato sui dati in questione) avrebbe 18 seggi: il Sindaco eletto, 8 consiglieri per la Lega, 6 per la Lista Toti e 3 per Fratelli d'Italia.

Il centro sinistra comprendente i 5 stelle (esclusa la Lista Massardo) avrebbe 14 seggi: 9 per il PD, 3 per il M5S, 1 per la Lista Sansa e 1 per la lista di Sinistra. La lista Massardo presentatasi fuori dalle coalizioni resterebbe esclusa per lo 0,4% vigente lo sbarramento del 3%.

L'ultimo quoziente per il centro destra è di 694,5; per il centro sinistra di 779,25.


PD 6234 26,14%

Zinola 306 33,88%

Legino 615 29,56%

Lavagnola - Santuario 623 28,03%

Santa Rita - Oltreletimbro 895 27,43%

Fornaci 662 26.57%

Villapiana 1139 26,29%

Villetta Valloria 571 25,00%

Piazzale Moroni 430 24,78%

Centro Città 993 20,31%


LEGA 4625 (19,39%)

Piazzale Moroni 383 22,07%

Legino 446 21,44%

Lavagnola - Santuario 443 19,93%

Santa Rita - Oltreletimbro 642 19,68

Villapiana 850 19,62%

Villetta - Valloria 422 18,47%

Centro Città 895 18,30%

Fornaci 440 17,66%

Zinola 156 17,27%


LISTA TOTI 3675 (15,41%)

Villetta Valloria 387 16,94%

Centro Città 807 16,50%

Piazzale Moroni 285 16,42%

Fornaci 390 15,65%

Villapiana 649 14,98%

Santa Rita Oltreletimbro 481 14,74%

Zinola 125 13,84%

Legino 281 13,50%

Lavagnola Santuario 290 13,05%


MOVIMENTO 5 STELLE 2288 (9,59%)

Centro 571 11,67%

Lavagnola Santuario 256 11,52%

Villapiana 497 11,47%

Piazzale Moroni 189 10,89%

Legino 206 9,90%

Fornaci 243 9,75%

Santa Rita Oltreletimbro 271 8,30%

Villetta Valloria 185 8,09%

Zinola 70 7,75%


FRATELLI D'ITALIA 2261 (9,48%)

Villetta Valloria 243 10,63%

Santa Rita Oltreletimbro 326 9,99%

Piazzale Moroni 171 9,85%

Centro 475 9,71%

Lavagnola Santuario 215 9,67%

Fornaci 233 9,35%

Legino 180 8,65%

Villapiana 370 8,54%

Zinola 61 6,75%


LISTA SANSA 1199 (5,03%)

Santa Rita Oltreletimbro 182 5,57%

Fornaci 132 5,29%

Villetta Valloria 109 4,77%

Villapiana 201 4,63%

Lavagnola Santuario 103 4,63%

Centro 222 4,54%

Piazzale Moroni 71 4,09%

Legino 81 3,89%

Zinola 32 3,54%


SINISTRA PER SANSA 1038 (4,35%)

Centro 272 5,56%

Santa Rita Oltreletimbro 150 4,59%

Villapiana 191 4,40%

Fornaci 109 4,37%

Legino 86 4,13%

Villetta Valloria 89 3,89%

Zinola 31 3,43%

Lavagnola Santuario 71 3,19%

Piazzale Moroni 38 2,19%


LISTA MASSARDO (Italia Viva) 705 2,96

Centro 183 3,74%

Villetta Valloria 84 3,67
Fornaci 83 3,33%

Zinola 27 2,99%

Lavagnola 61 2,74%

Piazzale Moroni 46 2,65%

Santa Rita Oltreletimbro 85 2,60%

Legino 51 2,45%

Villapiana 86 1,98


FORZA ITALIA 550 (2,43%)

Villetta Valloria 86 3,76%

Fornaci 76 3,05%

Santa Rita Oltreletimbro 74 2,26%

Villapiana 87 2,08%

Lavagnola Santuario 42 1,89%

Zinola 17 1,88%

Legino 36 1,73%

Piazzale Moroni 29 1,67%

Centro 143 1,43%


VERDI 418 1,75%

Verdi 51 2,32

Centro 91 1,86%

Villapiana 76 1,75

Fornaci 43 1,72%

Santa Rita Oltreletimbro 56 1,71%

Lavagnola Santuario 36 1,62%
Legino 30 1,44%

Verdi 24 1,38%

Zinola 11 1,21%


UDC 200 (0,84%)

VILLAPIANA 49 1,13%

FORNACI 26 1.04%

VILLETTA VALLORIA 0,91%

LEGINO 17 0,81%

LAVAGNOLA SANTUARIO 17 0,76%

PIAZZALE MORONI 12 0,69%

SANTA RITA OLTRELETIMBRO 22 0,67%

CENTRO 33 0,67%

ZINOLA 4 0,44%








venerdì 25 settembre 2020

UNA PROPOSTA PER I COLLEGI E LA FORMULA ELETTORALE

UNA PROPOSTA PER I COLLEGI E LA FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo


Consummatum est: il voto popolare ha confermato la riduzione del numero di deputati e senatori riducendo la Camera a 400 rappresentanti e il Senato a 200.

La partita della formula elettorale da adottare e il disegno dei nuovi collegi appare ancora tutta da giocare: oggi il Presidente della Repubblica è stato molto chiaro indicando in due mesi da adesso la data entro la quale presentare una proposta di suddivisione geografica del meccanismo di traduzione dei voti in seggi.

Rimangono da sciogliere tutti i nodi proposti da questa improvvisata pseudo - riforma: rappresentanza territoriale, rappresentanza politica, governabilità.

Premesso che sicuramente qualsiasi formula presenta limiti e difetti e non può garantire nessuno al 100% mi azzardo a presentare una proposta che mi permetto di ritenere sufficientemente organica.

1) Il territorio nazionale è suddiviso in 380 collegi uninominali per la Camera e 190 per il Senato , con 8 e 4 rispettivamente eletti all'estero;

2) I collegi dovrebbero comprendere mediamente poco più di 150.000 cittadini per la Camera e di 300.000 per il Senato;

3) Le circoscrizioni per comprendere i collegi dovrebbero essere segnate dai confini regionali (la Val d'Aosta mantiene il collegio uninominale con l'elezione di tipo plurality)

4) I candidati si presentano nei collegi collegati a livello regionale dallo stesso simbolo. In questo modo si può realizzare il massimo possibile di vicinanza con il territorio (certo c'è la controindicazione dei paracadutati ma questo è affare dei partiti, perché in questo modo non ci sono collegi "assolutamente" sicuri);

5) Eseguito il collegamento a livello regionale i voti ottenuti con lo stesso simbolo a livello regionale vengono suddivisi con il metodo d'Hondt assegnando così il numero dei seggi per ogni lista: gli eletti sono scelti attraverso le percentuali più alte ottenute nei collegi (il metodo seguito nelle ultime elezioni dirette per le Province)

6) Non serve soglia di sbarramento perché il metodo d'Hondt favorisce comunque le forze maggioritarie ma permette anche l'espressione delle minoranze

7) Controindicazioni: è possibile che un collegio rimanga senza rappresentanti e un altro collegio ne abbia più d'uno, ma il limite regionale garantisce comunque una rappresentanza territoriale e sarà sufficiente disegnare un numero di collegi inferiore a quello dei seggi; è evidente che in certe situazioni saranno favorite anche liste locali (vedi sistema spagnolo ma in quel caso sono molto forti le rappresentanze delle minoranza etniche) : questo fatto dovrebbe spingere le forze politiche nazionali a radicarsi maggiormente sul territorio.

Si potrebbe provare qualche simulazione.

Grazie per l'attenzione.


L'ANTICONFORMISMO DEL '900

L’ANTICONFORMISMO DEL’900 di Franco Astengo


Rossana Rossanda, Juliette Gréco: in una settimana abbiamo subito la perdita di due persone arrivate a noi da quel secolo lungo e breve che così si chiude (quasi) definitivamente.

Se ne va l’anticonformismo del ‘900.

Ci resta la memoria di quella diversità e quel “ essere contro” che non rappresentavano mode o atteggiamenti ma stavano pienamente dentro al flusso intellettuale dell’avanguardia.

Si rappresentava una prefigurazione dei tempi nella politica, nel costume, nel modo di intendere la vita.

Non fu dovuto al caso che Rossana tentasse di mettere in contatto Sartre con Togliatti.

Togliatti le aveva affidato il compito di rendere la cultura del PCI adeguata a ciò che stava accadendo nel profondo delle viscere dell’epoca.

Bisognava tenere assieme avanguardia e tradizione avendo sempre davanti il domani.

Togliatti agiva con la prudenza della “langue russe”, Sartre cercava impaziente le ragioni dell’impegno che superasse “la nausea del vivere”.

Rossana e Juliette si trovavano ai confini di quella temperie proponendo la realtà e muovendosi rispetto ad essa in direzione ostinata e contraria cercando, ciascuna a suo modo, di rivoluzionarla.

La loro vita è stata segnata da quell’idea e per una strana combinazione se ne sono andate assieme lontane dal loro tempo.

Ci troviamo così in questo stupido “nuovo” dell’omologazione culturale, del peso dei modelli imposti dall’alto accettati perché è ormai subito senza combattere lo spavento della disuguaglianza.

Siamo diseguali prima di tutto nell’espressione del pensiero ormai quasi posto ai limiti dell’umano.

Restiamo attoniti al ritorno spaventoso del demone di una richiamo a quella differenza negativa che pensavamo di essere capaci di estirpare dalla storia.

Aver lottato contro quel demone con il pensiero e la poesia ha accomunato la storia di due persone come Rossana e Juliette così diverse dallo stare dalla stessa parte (verrebbe da aggiungere “della barricata” ma non è proprio il caso).

giovedì 24 settembre 2020

SAVONA: IL VOTO PER SANSA NON E' STATO UN VOTO DA ZTL

SAVONA: IL VOTO PER SANSA NON E’ STATO UN VOTO DA ZTL di Franco Astengo


Savona in controtendenza (anche in vista delle elezioni del 2021): in città, infatti, tra Toti e Sansa si è trattato rispetto al resto della regione, di un inusitato testa a testa.

Il presidente uscente l’ha spuntata alla fine soltanto per 157 voti: 12.630 contro i 12.473 ottenuti da Ferruccio Sansa.

Una prima analisi del voto ci dice anche che quello savonese non è stato un voto da “sinistra da ZTL”: quella sinistra borghese – intellettuale, chiusa nelle sue belle case a leggere saggi tirati giù da meravigliose biblioteche.

Nei prossimi giorni sarà necessaria anche un’analisi attenta riguardanti le singole forze politiche ma per adesso accontentiamoci di una radiografia del voto cittadino riservata ai suffragi espressi a favore dei candidati presidenti ( e non governatori, brutta definizione giornalistica a modello USA).

Il successo di stretta misura di Toti, infatti, è stato costruito tra Centro Città e Villetta: in tutti quelli che furono gli antichi quartieri storici insediamenti operai, è prevalsa la candidatura di Ferruccio Sansa, anche in quelle zone sociologicamente indicate come “miste”.

In una Città profondamente cambiata la conservazione di un animo profondamente popolare nelle sue radici di tradizione democratica si è espressa, a differenza di quanto accadde nel 2016 in occasione delle elezioni comunali: non sta a noi riflettere, almeno in questo momento, su temi riguardanti presenza e radicamento dei partiti, valore delle candidature, ecc,ecc.

Ci basta offrire alla riflessione della Città questi dati a nostro giudizio molto significativi.

Allora andando per ordine:


Centro – Città (sezioni dalla 1 alla 10)


Sansa 2.220 voti Toti 2.568 con un vantaggio per Toti di 348 voti


Villetta – Valloria (sezioni dalla 11 alla 16 più la sezione ospedaliera n.61)


Sansa 1.157 voti Toti 1.269 con un vantaggio per Toti di 112 voti


Villapiana (sezioni dalla 17 alla 27)

Sansa 2.387 voti Toti 2.239 voti con un vantaggio per Sansa di 148 voti


Lavagnola – Santuario (sezioni dalla 28 alla 33)

Sansa 1.203 voti Toti 1.124 voti con un vantaggio per Sansa di 79 voti


Santa Rita- Mongrifone-Oltreletimbro(sezioni dalla 35 alla 41) Sansa 1.732 voti Toti 1.729 con un vantaggio per Sansa di 3 voti


Fornaci con Valletta e San Michele (sezioni dalla 42 alla 47) Sansa 1.312 voti Toti 1.282 voti con un vantaggio per Sansa di 30 voti


Legino e 167 (sezioni 48,49,55,59,60)

Sansa 1.123 voti Toti 1.067 voti con un vantaggio per Sansa di 56 voti


Piazzale Moroni – Chiavella – Rocca di Legino (sezioni dalla 50 alla 54) Sansa 854 voti Toti 937 voti con un vantaggio per Toti di 83 voti


Zinola ( sezioni 56,57,58)

Sansa 485 voti Toti 415 voti con un vantaggio per Sansa di 70 voti

martedì 22 settembre 2020

REFERENDUM: NUMERI ASSOLUTI

ATTENZIONE: QUESTA E' LA VERSIONE GIUSTA DELL'ANALISI. LA PRECEDENTE CONTENEVA UN ERRORE DI BATTUTA CHE GIUSTAMENTE MI E' STATO FATTO RILEVARE DAL COMPAGNO ALFONSO GIANNI CHE RINGRAZIO. SCUSATEMI MA MI TROVO COSTRETTO A RINNOVARE L'INVIO

REFERENDUM: NUMERI ASSOLUTI di Franco Astengo


Un "NO" nordico, metropolitano, da regioni "rosse" e d 'opinione: questa la sintesi dell'analisi che è stata possibile sviluppare attorno al voto referendario del 20-21 settembre.

Un voto sul quale ha inciso, come vedremo, il traino delle elezioni regionali.

Se mi può essere consentito ribadirlo ancora una volta: in questo "NO" ci sono milioni di voti d'opinione (e qualcuno anche di appartenenza) espressi da elettrici ed elettori che sicuramente anelano a ritrovare una rappresentanza politica: la sinistra che si è battuta per questo "NO" avrebbe il dovere di rifletterci sopra ma in termini completamente inediti rispetto al passato, anche se ben sappiamo come non siano inediti gli intrecci tra le complesse contraddizioni che, in questa modernità, ci troviamo a dover affrontare.

Andando per ordine, ricordo due cose:

1) Non credo proprio possano essere eseguite improprie comparazioni con altre consultazioni, politiche e/o referendarie. Il voto in questi casi è sempre trasversale e gli schieramenti mobili, tanto più in tempo di forte volatilità elettorale;

2) Le percentuali che troverete di seguito sono sempre riferite al totale delle elettrici e degli elettori iscritti nelle liste aventi diritto.

Un'ultima annotazione: considerato il livello di astensione al Sud, l'elevata quota per il SI, l'insediamento realizzato dal M5S in quella parte del Paese è il caso di interrogarsi su quale tipo di apparato media il radicamento di questo soggetto e quanto stia perdurando, sul piano dell'aggregazione del consenso, l'effetto del "voto di scambio" dovuto all'elargizione del reddito di cittadinanza.


Dunque:

Sul piano nazionale abbiamo avuto

Iscritti 46.418.642 unità.

Voti validi 24.653.435 pari al 53,11%

Il SI ha ottenuto 17.168.494 voti pari al 36,98% dell'intero corpo elettorale. Quindi la riduzione del numero dei parlamentari è stata approvata da poco più di un terzo degli aventi diritto.

Sia consentita anche una comparazione impropria: in Parlamento l'approvazione ottenne l'88,7% dei voti. In conseguenza applicata questa percentuale al totale dei voti validi espressi nel referendum il SI avrebbe dovuto ottenere 21.867.597 voti: un calo di 4.699.103 suffragi, assommati alla crescita dell'astensione (comprensiva del voto nulla e bianco) salita a 21.765.20t unità. Un segnale ulteriore di fragilità del sistema.

Ricordo la cifra assoluta del "NO": 7.484.941 voti pari al 16,12% dell'intero corpo elettorale.


QUESTI I DATI REGIONE PER REGIONE

PIEMONTE

Iscritti 3.352.137

Voti Validi 1.713.521 51,11%

SI 1.172.234 34,96%

NO 541.287 16,14% (più 0,2 sulla media nazionale)

VALLE D'AOSTA(si votava anche per le regionali)

Iscritti 99.010

Voti Validi 70.873 71,58%

SI 48.165 48,64%

NO 22.708 22,93% (più 6,81 sulla media nazionale)

LIGURIA (si votava anche per le regionali)

Iscritti 1.211.053

Voti Validi 706.158 58,30%

SI 450.354 37,18%

NO 255.804 21,12% (più 5% sulla media nazionale)

LOMBARDIA

Iscritti 7.509.264

Voti validi 3.830.754 51,01%

SI 2.609.444 34,74%

NO 1.221.310 16,26 (più 0,14 sulla media nazionale)

VENETO (si votava anche per le regionali)

Iscritti 3.734.565

Voti Validi 2.487.531 66,60%

SI 1.553.218 41,59%

NO 934.313 25,01 (più 8,89% sulla media nazionale)

TRENTINO ALTO ADIGE
Iscritti 806.051

Voti Validi 550.878 68,34%

SI 390.490 48,44%

NO 160.388 19,89% (più 3,77 sulla media nazionale)

FRIULI VENEZIA GIULIA

Iscritti 946.487

Voti Validi 471.785 49,84%

SI 281.042 29,69%

NO 190.743 20,15% ( più 4,03 sulla media nazionale)

EMILIA ROMAGNA

Iscritti 3.328.708

Voti Validi 1.831.301 55,01%

SI 1.273.585 38,26%

NO 557.716 16,75 (più 0,63% sulla media nazionale)

TOSCANA (si votava anche per le regionali)

Iscritti 2.838.553

Voti Validi 1.844.901 64,99%

SI 1.216.953 42,87%

NO 627.948 22,12% (più 6% sulla media nazionale)

MARCHE (si votava anche per le regionali)

Iscritti 1.179.263

Voti Validi 771.048 65,38%

SI 533.479 45,23%

NO 237.569 20.14% ( più 4,02% sulla media nazionale)

UMBRIA

Iscritti 667.254

Viti Validi 323.051 48,41%

SI 221.989 33,26%

NO 101.062 15,14 (meno 0,98% sulla media nazionale)

LAZIO

Iscritti 4.375.924

Voti Validi 1.984.997 45,36%

SI 1.307.304 29,87%

NO 677.693 15,48 (meno 0,64% sulla media nazionale)

ABRUZZO

Iscritti 1.039.305

Voti Validi 521.370 50,16%

SI 384.565 37,00%

NO 136.805 13,16(meno 2,96 sulla media nazionale)

MOLISE

Iscritti 248.617

Voti Validi 116.634 46,91%

SI 93.178 37,47%

NO 23.456 9,43% (meno 3,18 sulla media nazionale)

CAMPANIA (si votava anche per le regionali)

Iscritti 4.544.826

Voti Validi 2.696.601 59,32%

SI 2.087.311 45,92%

NO 609.290 13,40% (meno 2,72% sulla media nazionale)

BASILICATA

Iscritti 455.019

Voti Validi 222.880 48,98%

SI 169.024 37,14%

NO 53.856 11,84% (meno 4,28% rispetto alla media nazionale)

PUGLIA

Iscritti 3.247.854

Voti Validi: 1.963778 ( 60,46%)

SI 1.477.164 45,48

NO 486.614 14,98% (meno 1,14% sulla media nazionale)

CALABRIA

Iscritti 1.518.789

Voti Validi 672.582 44,28%

SI 521.444 34,33%

NO 151.138 9,95% (meno 6,17 sulla media nazionale)

SICILIA

Iscritti 3.957.819

Voti Validi 1.390.748 35,13%

SI 1.055.351 26,66%

NO 335.397 8,47% (meno 7,74% sulla media nazionale)

SARDEGNA

Iscritti 1.357.144

Voti Validi 482.043 (35,51%)

SI 322.200 23,74%

NO 11,77% (meno 4,35% sulla media nazionale)


RIEPILOGO:

REGIONI NELLE QUALI LA PERCENTUALE DEI VOTI VALIDI E' STATA SUPERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE (53,11)

Valle d'Aosta, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Marche,Campania, Puglia (ci sono tutte le regioni dove si votava anche per le regionali)


REGIONI NELLA QUALI LA PERCENTUALE DEI VOTI VALIDI E' STATA INFERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE

Piemonte (-2,00%), Lombardia (-2,10%), Umbria (-4,70%) , Lazio (-7,75%), Abruzzo(-2,95), Molise( -6,20), Basilicata (-4,13%), Calabria (-8,83%), Sicilia (-17,98), Sardegna ( -17,60%).


REGIONI NELLA QUALI LA PERCENTUALE DEL NO E' STATA SUPERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE (16,12% ricordando che il calcolo è sul totale degli aventi diritto)

Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche

REGIONI NELLE QUALI LA PERCENTUALE DEL NO E' STATA INFERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE (16,12%)

Lazio (salvo Roma al 17,57%), Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna.

In conclusione:

1) Nonostante le difficoltà della campagna elettorale il NO ha sicuramente incrementato le posizioni di partenza dimostrando, ancora una volta, come esista un voto d'opinione fondato su di una capacità collettiva di riflessione politica (una posizione minoritaria che dispone però di una sua presenza sul territorio e che merita di essere considerata sul piano della prospettiva politica)

2) Il Paese , su questo punto, è apparso assolutamente spaccato in due tra Nord e Sud: non si tratta di una spaccatura di secondaria importanza. In questa spaccatura emerge un'altra differenziazione territoriale, quella riguardante le Città metropolitane del Centro - Nord nelle quali il "NO" ha superato largamente la media nazioonale:Torino 18,92%, Milano 19,55%,Genova22,03%, Venezia22,98, Bologna 23,07%, Firenze 30,42 .

3) L'election day ha sicuramente giocato a favore del SI trainando significativamente la partecipazione nelle regioni dove si votava con due schede.

lunedì 21 settembre 2020

UN VOTO URBANO (E NORDICO)

UN VOTO URBANO ( E NORDICO) di Franco Astengo


Da una prima limitata ricognizione sulla dislocazione geografica del voto referendario del 20-21 settembre si può tranquillamente affermare che si presentano caratteristiche di approfondimento del divario sul piano elettorale tra il Nord e il Sud del Paese.

Al Sud diminuisce la partecipazione (in alcuni casi verticalmente come in Sicilia e in Calabria) e si afferma il SI alla riduzione della democrazia in maniera molto larga; al Nord la presenza ai seggi "tiene" e si registrano percentuali per il NO molto elevate.

In sostanza in altri tempi si sarebbe detto che stanno per riacutizzarsi vecchie fratture denominate "centro-periferia" e "città-campagna".

Un "NO" che deve essere analizzato con grande attenzione soprattutto perché si riferisce ad un tema come quello costituzionale al riguardo del quale è in atto un attacco molto pesante.

Si tratta anche di cercare di stabilire la tipologia prevalente tra voto tra voto d'opinione, voto d'appartenenza (su questo piano il voto nelle grandi città dove non si è votato per le regionali potrebbe rappresentare un problema per PD e Lega) e voto di scambio (la cui presenza al Sud si è sempre registrata come acuta).

Un altro punto d'analisi da sviluppare rimane quello riguardante i mezzi di informazione e di comunicazione, in ispecie la televisione (servizio pessimo svolto dalla RAI) e i social network mentre i giornali hanno ormai sotto questo aspetto una funzione secondaria.

A fronte di una media nazionale del 30, 37% registriamo, per quel che riguarda i capoluoghi di regione, queste percentuali: Torino 39,26%, Milano 43,46%, Genova 38,47%, Venezia 36,99%, Trieste 46,54%, Bologna 42,76%, Firenze 44,82%, Ancona 35,14%, Perugia 36,63%, Roma 39,96%, L'Aquila 35,03%, Campobasso 23,77%, Napoli 25,61%, Potenza 29,98%, Bari 29,58%, Reggio Calabria 31,62%, Palermo 28,72% e a sorpresa Cagliari 44,96%




REFERENDUM E SINISTRA COSTITUZIONALE

REFERENDUM E SINISTRA COSTITUZIONALE di Franco Astengo


Scrivo in anticipo sull’esito complessivo del referendum, al riguardo del quale andranno affinate analisi soprattutto rivolte allo stabilire quanto si è mosso al riguardo del punto di partenza che era stato fissato dall’88,7% dei voti favorevoli nell’ultimo passaggio parlamentare.

A quest’ora emerge una tendenza consolidata che ci dice prima di tutto che quella quota dell’88,7% si è notevolmente abbassata di circa 20 punti in un quadro generale, da tener presente, di forte riduzione della partecipazione al voto scesa al 54% rispetto al 66% circa del 2016, quando si votò per il referendum sulle riforme proposte dal PD(R).

E’ evidente che esistono elementi di trasversalità nell’espressione di voto che non possono essere trascurate, ma emergono elementi importanti non solo sul piano quantitativo che dimostrano ancora una volta che il terreno costituzionale richiama sicuramente un atteggiamento diverso e maturo rispetto aa quello che possono indicare i maggiori partiti politici.

Ciò è avvenuto in particolare in questa occasione resa ancor più complessa dal combinato disposto di emergenza sanitaria ed election day.

Possiamo quindi sicuramente affermare come l'idea di una sinistra costituzionale possa essere offerta a uno spazio non occupato organizzativamente e che ha bisogno di disporre di riferimenti anche nel senso della struttura politica.

In questa fase della vicenda politica italiana l’idea di costruire un diretto riferimento costituzionale come punto di vera e propria ricostruzione della presenza politica della sinistra è quella che può far superare non soltanto divisioni antiche e ormai antistoriche ma anche porsi come punto di saldatura rispetto ad altre iniziative in corso.

I principi costituzionali necessitano di essere declinati politicamente per evitare di arrestare su sterili contrapposizioni la ricerca in corso nella sinistra italiana.

In questo senso diventa inesistente una ricerca di gerarchia tra contraddizioni moderne o post – moderne.

Le stridenti contraddizioni dell’oggi debbono essere racchiuse in un nuovo progetto di raccordo sociale e politico e di adeguata presenza istituzionale del quale la difesa e l’affermazione della Costituzione deve costituire il collante più sicuro e affidabile.

domenica 20 settembre 2020

ROSSANA

ROSSANA di Franco Astengo


E’ scomparsa Rossana Rossanda: superfluo per chi osa scrivere da un angolo di lontana periferia dell'impero testimoniare della sua figura di lucida anticipatrice nel panorama “storico” della sinistra comunista in Italia e in campo internazionale.

Vale però la pena di riflettere sugli straordinari passaggi via via verificatisi nel corso della sua vita politica e culturale: dalle responsabilità assunte ai vertici del PCI con le segreterie di Togliatti e Longo, alla radiazione del “Manifesto”, alla trasformazione della rivista in quotidiano come vero e proprio “miracolo” in equilibrio tra editoria e politica nel corso dei decenni più travagliati della vicenda italiana. Senza alcuna volontà di esternazione retorica ritengo però che, ancora, il momento più alto di questa storia sia stato rappresentato dalla vicenda del “Manifesto” gruppo politico, o tendenza o sensibilità, all’interno del PCI fino alla radiazione.

Questo giudizio mi pare avvalorato da almeno tre ragioni: la prima quella della straordinarietà di livello culturale e politico di quel gruppo, la seconda quella della forza della capacità di analisi in essere nelle argomentazioni poste nel corso dello scontro con la direzione del PCI, la terza perché quel gruppo ha rappresentato l’espressione politica più importante nell’originalità della presenza della sinistra comunista in Italia.

Rossana Rossanda è stata, con grande coraggio e livello di dimensione intellettuale, capace di rappresentare la presenza di una sinistra comunista caratterizzata all’interno del “caso italiano” fin dall’elaborazione gramsciana a partire dall'articolo profetico "la Rivoluzione contro il Capitale" e dal congresso di Lione '26 e poi ,a discendere, fino alle analisi riguardanti lo sviluppo del capitalismo italiano , alle analisi relative alle dinamiche internazionali, alle riflessioni sul mutamento nelle forme della politica e sul rapporto tra questa e i vorticosi mutamenti delle categorie sociali.

Il gruppo del Manifesto è stato semplicemente (ma radicalmente) portatore di un dato di modernità nella prospettiva dello sviluppo individuandone i motivi profondi della crisi ed egualmente era stato capace di reclamare una forte innovazione nella possibilità di espressione dei propri fini politici.

Ci trovavamo all’epoca dentro a un quadro molto complicato segnato dal modificarsi nell’insieme delle relazioni internazionali (guerra del Vietnam, decolonizzazione in Africa, nuova fase del bipolarismo dopo la stagione kruscioviana) e dalla ripresa delle lotte (il '68 era trascorso, ma in Italia resisteva la contestazione con la saldatura operai/studenti, la stagione dei consigli, la spinta verso la democratizzazione del Paese). L’origine del confronto tra PCI e le diverse espressioni di sinistra comunista e no (pensiamo a Panzieri, ai Quaderni Rossi, all’operaismo, a parti di CGIL e PSIUP ) si era però sviluppata nel tempo ed era maturata con gradualità: almeno dal ’62 dal convegno del Gramsci sulle tendenze del capitalismo italiano, poi con la morte di Togliatti, l’XI congresso, l’invasione di Praga. L’invasione di Praga rappresentò, come molti ricorderanno, lo snodo decisivo. Per tutti gli attori in campo, Manifesto compreso c’era da segnalare il permanere di un pesante bagaglio ideologico, anche con una qualche espressione di ingenuità nella ricerca di riferimenti diversi. Però l’oggetto del contendere era chiaro: quello della ricerca intorno a quali valori della modernità si poteva fondare un progetto alternativo. Un progetto alternativo che indicasse un orizzonte in quel momento giudicato “maturo” rispetto ad un modello di fraintendimento dell’inveramento statuale della rivoluzione avvenuta, giudicato già con grande anticipo come irriformabile.

Cercando di usare categorie gramsciane si può affermare che il PCI, nell’occasione della radiazione del Manifesto, finì con il rinunciare a una possibilità originale di esercizio della guerra di posizione collocandosi invece, nei suoi i tratti essenziali, dentro a un processo di “rivoluzione passiva”.

Un processo di “rivoluzione passiva” introiettato drammaticamente come prologo alla caduta degli anni’80 e alla sostanziale incapacità di resistere alla controffensiva dell’avversario.

Rossana invece ha resistito da allora fino alla fine ostinatamente in direzione uguale e contraria e sta in questo punto, a mio giudizio, il grande valore della sua presenza politica, culturale, morale.

sabato 19 settembre 2020

IL VOTO AL TEMPO DEL COVID

IL VOTO AL TEMPO DEL COVID di Franco Astengo


Premesso che il NO nel referendum risulta il voto decisivo per l'equilibrio democratico del Paese, da domani il fragile sistema politico italiano sarà sottoposto ad una prova piuttosto complicata: quella dell'election day, ostinatamente voluto dai fautori dell'antipolitica, tenendo assieme il referendum sul taglio della democrazia per il quale si vota su tutto il territorio nazionale, le elezioni per i Presidenti e i Consigli regionali che si svolgeranno in 7 regioni oltre a un migliaio di elezioni comunali.

Un guazzabuglio con situazioni nelle quali l'elettrice o l'elettore si troveranno davanti tre schede; altre due; altre ancora (la maggior parte) una sola, quella relativa al referendum.

Mescolati assieme diversi livelli di destinazione del suffragio: quello costituzionale nel caso del referendum; quello legislativo regionale e quello meramente amministrativo.

L'augurio è che qualcuno riesca ancora, nel post - elezioni, a proporre alla Corte Costituzionale di dipanare una matassa che, ad occhio e croce, sembra presentare più che sufficienti elementi di invalidità rispetto al dettato della nostra Carta fondamentale.

Votare però si deve o meglio votare lo richiede la nostra coscienza civica ( in Italia il voto è un diritto/dovere) e allora entra in scena l'emergenza sanitaria.

I grandi mezzi di comunicazione di massa scoprono questa mattina l'acqua calda: forti difficoltà nella composizione dei seggi tra presidenti e scrutatori rinunciatari; previsioni pessime per l'affluenza al voto resa molto complicata dal rispetto delle norme di sicurezza.

L'organizzazione elettorale e la campagna dei candidati si è svolta da questo punto di vista in assoluta leggerezza : ad esempio la composizione dei seggi non è stata preventivamente verificata e adesso siamo agli appelli "facebook" per cercare di riempire i molti vuoti.

L'autoreferenzialità l'ha fatta da padrona.

Dal punto di vista dei candidati la questione dei contenuti è stata assai trascurata: poca roba oltre al derby di moda sanità pubblica/sanità privata , qualche accenno all'utilizzo del Recovery fund, un po' di propaganda su green e digitale e tanti riferimenti alle modalità di schieramento, 5 stelle sì, 5 stelle no, unità del centro destra, peso dell'esito del voto sulla tenuta del governo.

Questi sono stati gli argomenti che si è cercato di far passare come dominanti nell'immaginario collettivo, laddove alcuni elementi di analisi derivanti dall'eccezionalità sono risultati completamente trascurati.

Ci si sta accorgendo che sull'esito del referendum risulterà assolutamente decisivo il differenziale nella partecipazione al voto tra le Regioni con due schede e quelle con una scheda unica.

Nelle Regioni con due schede risulterebbe fondamentale la capacità organizzativa dei partiti, se questa ci fosse e non fosse in buona parte basata sul richiamo al voto di scambio.

All'epoca dei grandi partiti di massa era questo della mobilitazione partitica come fatto d'appartenenza il fattore determinante per arrivare a superare il 90% dei partecipanti al voto. Un fatto che vogliamo continuare a considerare come risultasse fortemente positivo per l'intero sistema.

In questo quadro è prevedibile che sarà fortemente penalizzato quel voto d'opinione che in questi anni ha rappresentato il fondamento per una fortissima volatilità elettorale :alle Europee 2014 il PD(R) conseguì la maggioranza relativa con 11 milioni di voti, scesi a 10 nelle politiche 2018 a favore dei 5 stelle e a 9 nel 2019 in vantaggio della Lega; milioni di elettrici ed elettori risultati incapaci di votare la stessa lista per due tornate di seguito.

Resteranno sul campo in misura consistente il residuo del voto di appartenenza (che sicuramente non potrà essere richiamato efficacemente soltanto attraverso il web) e, probabilmente, una quota rilevante di "voto di scambio".

Risalta a questo punto la vera debolezza del sistema che è quella dell'assenza o quasi di soggetti organizzati e strutturati: quelli che un tempo si chiamavano partiti e ai quali gli attuali simulacri di organizzazione politica non possono certo essere richiamati.

Un tempo la sinistra era particolarmente misurata sul voto di appartenenza, in un contesto nel quale la volatilità elettorale non superava i 300 - 400 mila voti su 41-42 milioni di voti validi.

Un invito rivolto ai pretesi attuali epigoni della sinistra: in queste ore si tratta di cercare di utilizzare ancora ciò che rimane di quella che fu l'appartenenza, magari con il passa parola e il porta a porta.

Potrebbe trattarsi del metodo più efficace rendendo anche tutti consapevoli delle difficoltà logistiche ma cercando di far tornare vivo il ricordo di quando consideravamo il voto una conquista della libertà: me lo ha ricordato ieri una signora di 98 anni, antica compagna del PSIUP, unica possibile votante in una RSA che conta 80 ospiti.


giovedì 17 settembre 2020

SINISTRA, CORIANDOLI E SENSO

SINISTRA, CORIANDOLI E SENSO di Franco Astengo

Paolo Favilli, in un suo articolo “Coriandoli di storia privi di senso” (Il Manifesto 17 settembre) coglie un punto cruciale, un vero e proprio “snodo”, nel complessivo smarrimento d’identità e di funzione della sinistra italiana.

Nell’articolo si definisce “il lancio di una manciata di coriandoli in direzione opposta” sia lo svolgimento di una “Festa dell’Unità” senza il giornale, sia la presentazione di una lista con falce e martello alle regionali toscane e si valuta come questi fatti risultino dentro a “una logica del tutto incompatibile con quella storia di cui si intende essere gli eredi. Sotto lo stesso brand le differenze magari enormi finiscono con il confondersi. Lo specchio della miseria della politica in cui siamo immersi”.

Appunto: lo specchio della miseria della politica in cui siamo immersi.

La responsabilità di questa vera e propria “deprivazione di senso”non risale però a quelle vere e proprie “ricerche di nostalgia” rappresentate da entrambi i fatti citati.

Tralascio la comparazione che nel testo indicato è puntualmente eseguita tra la sorte dell’Unità e quella dell’Avanti e mi soffermo su di un punto che ritengo cruciale: quello relativo allo scioglimento del PCI ( cui la storia del quotidiano è strettamente connessa).

Lo scioglimento del PCI rappresentò un punto di vero squilibrio per l’intero sistema politico, cui seguirono altri momenti di sconvolgimento determinati dall’implosione dei grandi partiti di massa avvenuta poco tempo dopo.

Risultò determinante l'auto-dispersione dell’area rappresentativa del 30% del partito che si era opposta e che avrebbe potuto costruirsi soggettivamente (in diverse forme non necessariamente scissioniste) nel solco di una identità ancora possibile da mantenere in maniera innovativa e politicamente fruttuosa senza lasciare il campo ad un improvvisato "movimentismo governativo"

Il PCI non ha avuto eredi: mutate diverse denominazioni da PDS, a DS e PD e collegandosi con alcuni dei residui del vecchio apparato del partito cattolico, i suoi dirigenti superstiti hanno accettato“in toto” i meccanismi fondamentali di quell’eterna “transizione italiana” apertasi con lo scioglimento del partito: dal maggioritario, al presidenzialismo esercitato attraverso l'uso di una fittizia "Costituzione materiale", all’accettazione delle formule liberiste che sono state e stanno all’origine della grande crisi che stiamo vivendo.

Il PD, usando addirittura ed incredibilmente la struttura delle “primarie” per la selezione del gruppo dirigente, inteso come gruppo “elettorale” si è reso “scalabile” da soggetti pienamente inseriti nella logica della personalizzazione e della concezione della politica come “apparenza del comando” e “individualismo competitivo”.

Così il Partito democratico si è reso pienamente interno sul terreno di quella concezione esaustiva della “governabilità” come fine ultimo dell'azione politica.

Questa forma specifica di ricerca della governabilità ha soffocato l’idea della necessità di un partito capace insieme di sviluppare pedagogia, radicamento sociale, rappresentatività politica delle contraddizioni sociali.

E' questo il vuoto nel quale ci troviamo e non potrà essere sufficiente raccogliere da terra i coriandoli e cercare di incollarli di nuovo così come li abbiamo trovati.


mercoledì 16 settembre 2020

APPELLO 20 SETTEMBRE

“QUELLI DELLA REBAGLIATI – IL ROSSO NON E’ IL NERO”

REFERENDUM: UN NO PER IL FUTURO

ELEZIONI REGIONALI LIGURIA: UN VOTO PER FERRUCCIO SANSA PRESIDENTE

UN VOTO PER DILVO VANNONI, CANDIDATO NELLA LISTA “LINEA CONDIVISA-SINISTRA PER SANSA”

In conclusione di una impegnata partecipazione nella doppia campagna elettorale, nel referendum sul taglio della democrazia e nelle elezioni regionali liguri, i promotori del nostro gruppo “Il rosso non è il nero” hanno ritenuto importante sottolineare una presa di posizione collettiva come indicazione di voto.

Con il nostro “NO” nel referendum che propone la riduzione nel numero dei parlamentari intendiamo prima di tutto esprimere la nostra contrarietà, in particolare in questo momento di estrema delicatezza per la tenuta della democrazia, a qualsiasi attacco alla Costituzione tanto più che in questo caso si punta ad una negativa riduzione nella capacità di rappresentanza politica e territoriale delle istituzioni.
Si tratta però anche di un “NO” per il futuro: perché sarà soltanto fermando questo pericoloso tentativo di applicazione dell’antipolitica che potrà essere ancora possibile aprire una nuova stagione. All’Italia serve una nuova fase nella quale operare per un recupero di credibilità, forza, rapporto sociale di quell’azione politica che è necessario riprendere nella pienezza della democrazia costituzionale e della forma repubblicana.

Per quel che riguarda le elezioni regionali il nostro voto a Ferruccio Sansa presidente assume essenzialmente il significato di offrire un’alternativa provvista di una visione collettiva e pubblica, anziché egoistica e corporativa, per una Regione che ha soprattutto necessità, sul piano politico e istituzionale, di un recupero della propria antica identità fondata sul lavoro, l’equilibrio nell’uso del territorio, la coesione sociale.
Per il Consiglio regionale l’indicazione di voto è per Dilvo Vannoni, fondatore, oltre un anno fa, del nostro gruppo e infaticabile organizzatore di tante iniziative.
La presenza di Dilvo Vannoni nella lista “Linea Condivisa – Sinistra per Sansa” (l’unica lista di sinistra presente nella competizione) ha assunto un significato particolare avendo rappresentato un lavoro collettivo che stiamo portando avanti da tempo. Lavoro e impegno collettivo destinato a significare prima di tutto una idea di rappresentanza del territorio savonese in una dimensione comprensoriale (inclusa la Val Bormida) da declinarsi su quattro punti:
1) la realizzazione di infrastrutture fondamentali per la nostra economia, in ispecie al riguardo del lavoro portuale e della logistica;
2) Il recupero delle aree industriali dismesse, all’interno di un quadro generale di progettualità finalizzata verso una ripresa di presenza per attività produttive ad alta intensità tecnologica e in un quadro di sostenibilità ambientale. Obiettivo: la realizzazione di nuovi posti di lavoro;
3) La difesa della sanità pubblica con il rilancio dell’Ospedale San Paolo di Savona, il no alla privatizzazione di quello di Cairo Montenotte, la messa all’ordine del giorno della territorialità della presenza sanitaria sia al riguardo della cura, sia rispetto al tema (ormai abbandonato da anni) della prevenzione.
4) Una presenza, quella di Dilvo Vannoni, segnata anche dalla sua personale lunga militanza nelle forze di sinistra e nell'antifascismo savonese: un elemento che vale ancora la pena di rimarcare come segno di una identità che non può essere perduta.

martedì 15 settembre 2020

REFERENDUM: QUALCHE NUMERO DI PARTENZA

REFERENDUM: QUALCHE NUMERO DI PARTENZA di Franco Astengo

Alla vigilia del referendum sul taglio della democrazia proposto dal M5S e accettato dagli altri partiti supinamente, per diverse ragioni di opportunismo, proviamo a districarci nella complessità dei numeri di partenza che ci costringe ad esplorare l'incrocio offerto dall'election day.
Per fornire un'idea di precedenti sui quali poter poi eseguire un qualche plausibile raffronto è necessario dividere in due il campo di partenza: da una parte quello delle Regioni dove si voterà anche per l'elezione del Presidente e del Consiglio Regionale; dall'altro le Regioni nelle quali, nella maggior parte dei casi, elettrice ed elettore riceveranno soltanto la scheda per segnare il SI o il NO referendario (si vota anche in 1184 comuni, 265 dei quali compresi in Regioni dove si vota anche per le Regionali).
Andando quindi per ordine esaminando i precedenti risultati con riferimento alle elezioni politiche 2018 e a quelle regionali 2019.
ELEZIONI POLITICHE 2018
Iscritti nelle liste aventi diritto: 46.505.350
Totale dei voti espressi validamente 32.841.105 pari al 70,61%
Somma dei voti ottenuti dal M5S e dal PD: 16.893.962 pari al 36,32% sull'intero corpo elettorale e al 51,44% sul totale dei voti validi.
Voti ottenuti dal centro-destra 12.152.345 pari al 26,13% sull'intero corpo elettorale e al 37,00% sul totale dei voti validi.
In sostanza se si guarda alle espressioni parlamentari il SI, in base alle elezioni del 2018, avrebbe disposto di 29.046.307 pari al 62,45 dell'intero corpo elettorale e all'88,44% dei voti validi
ELEZIONI POLITICHE 2018 REGIONI DOVE NEL 2020 SI VOTA ANCHE PER LE ELEZIONI REGIONALI.
Iscritti nelle liste aventi diritto nelle 7 regioni dove si vota per le elezioni regionali: 16.908.949 pari al 36,35% del totale. Totale dei voti validi 12.602.532 pari al 74,53%.
Voti ottenuti dalla somma PD più M5S 5.766.876 pari al 34,10% dell'intero corpo elettorale e al 45,75% del totale dei voti validi.
Voti ottenuti dal centro-destra 4.266.449 pari al 24,99% dell'intero corpo elettorale e al 33,53% del totale dei voti validi.
Nel complesso il SI' in occasione delle elezioni 2018 nelle 7 regioni dove nel 2020 si vota anche per le elezioni regionali avrebbe disposto di 10.033.325 voti pari al 59,33% del totale degli aventi diritto e al 79,61% del totale dei voti validi
ELEZIONI POLITICHE 2018 REGIONI DOVE NEL 2020 NON SI VOTA PER LE ELEZIONI REGIONALI
Iscritti nelle liste per le elezioni 2018 nelle regioni dove non si vota nel 2020 per le elezioni regionali: 29.596.401 pari al 63,65% del totale degli aventi diritto. Voti espressi validamente 20.238.493 ( 61,62% del totale).
Voti ottenuti dalla somma PD più M5S 11.127.086 pari al 37,59% del totale degli aventi diritto e il 54,97% del totale dei voti validi.
Voti ottenuto dal centro - destra 7.925.896 pari al 26,77% del totale degli aventi diritto e il 39,16% del totale dei voti validi.
Nel complesso il SI' in occasione delle elezioni 2018 nelle regioni dove nel 2020 non si vota per le elezioni regionali avrebbe disposto di 19.052.982 voti pari al 64,36% dell'intero corpo elettorale e del 94,13% del totale dei voti validi.


ELEZIONI EUROPEE 2019 RIEPILOGO NAZIONALE.
In occasione delle elezioni europee del 2019 il totale degli iscritti aventi diritto è stato di 49.301.157 unità. I voti validi espressi sono stati 26.662.962 pari al 54,08% del totale degli iscritti aventi diritto.
La somma dei voti ottenuti da PD e M5S è stato di 10.602.878 pari al 21,50% del totale degli iscritti aventi diritto e del 39,76% del totale dei voti validi:
I voti ottenuti dal centro- destra nelle elezioni europee del 2019 sono stati 13.221.335 pari al 26,81% del totale degli iscritti aventi diritto e del 49,58% del totale dei voti validi.
Nel complesso con le elezioni europee del 2019 il SI' così come espresso dal voto parlamentare avrebbe disposto di 23.824. 213 voti pari al 48,31% sul totale degli iscritti aventi diritto e all'89,34% sul totale dei voti validi:


ELEZIONI EUROPEE 2019 REGIONI DOVE NEL 2020 SI VOTA ANCHE PER LE ELEZIONI REGIONALI
Totale degli iscritti aventi diritto 17.774.364 (nelle europee, come nelle regionale e nel referendum le liste comprendono anche i votanti all'estero che nell'occasione delle politiche sono a parte inseriti nelle apposite circoscrizioni).
Voti validi espressi in occasione delle elezioni europee 2019 nelle 7 regioni dove nel 2020 si vota anche per le elezioni regionali 9.684.578 pari al 54,48%.
Somma dei voti ottenuti da M5S e PD 4.023.499 pari al 22,63% sul totale degli iscritti e del 41,54% sul totale dei voti validi
Somma dei voti ottenuti dal centro-destra 4.961.156 pari al 27,91% sul totale degli iscritti e del 51,22% sul totale dei voti validi.
Nel complesso il SI' come espresso dai partiti in Parlamento, in occasione delle elezioni europee 2019 nella regioni dove nel 2020 si vota anche per le elezioni regionali ha ottenuto 8.984.655 voti pari al 50,54% del totale degli aventi diritto e del 92,76% del totale dei voti validi

ELEZIONI EUROPEE DEL 2019 REGIONI DOVE NEL 2020 NON SI VOTA PER LE ELEZIONI REGIONALI
Totale degli iscritti aventi diritto 31.526.793 pari al 63,94% del totale.
Totale dei voti validi espressi nelle elezioni europee 2019 nelle regioni dove nel 2020 non si vota per le elezioni regionali: 16.978.384 pari al 53,85%.
Somma dei voti ottenuti da M5S e PD alle elezioni europee 2019 nelle regioni dove nel 2020 non si vota per le elezioni regionali: 6.579.379 voti pari al 20,86% sul totale degli iscritti aventi diritto e del 38,75% sul totale dei voti validi.
Somma dei voti ottenuti dal centro destra alle elezioni europee 2019 nelle regioni dove nel 2020 non si vota per le elezioni regionali: 8.260.179 pari al 26,20% sul totale degli iscritti aventi diritto e del 48,65 sul totale dei voti validi.
Nel complesso il SI' come espresso dai partiti presenti in Parlamento, in occasione delle elezioni europee 2019 nelle regioni dove nel 2020 non si vota anche per le elezioni regionali avrebbe disposto di 14.839.558 voti pari al 47,06% del totale degli iscritti aventi diritto e dell'87,40% sul totale dei voti validi


RAFFRONTI
E' evidente come i numeri sovraesposti risulteranno utili per tentare di comprendere gli spostamenti di voto tra il 2018, il 2019, il 2020 in una situazione resa complicata dalla diversità nella situazione di voti Regione per Regione.
Il raffronto principale riguarderà però quello tra i voti presi dalla liste nelle regioni dove si vota anche per le regionali e gli esiti referendari.
Esiti referendari sui quali peserà moltissimo il raffronto nella partecipazione al voto tra Regioni dove si vota anche per le Regionali e quelle dove, invece, non si vota.
Conterà molto l'interesse per la consultazione regionale che normalmente, come nel caso delle elezioni europee, risulta la più disertata: un esempio, da questo punto di vista, è fornito proprio dai dati fin qui esposti . Nel 2018,elezioni politiche, la percentuale dei voti validi fu del 70,61 scesa, in occasione delle europee al 54,08 con un calo del 16,53%.
Da notare che il SI' quasi unanime pronunciato dal Parlamento per il taglio nel numero dei componenti di Camera e Senato rappresentava, nelle urne, il 62,54% dell'intero corpo elettorale e l'88,44 dei voti validi espressi in occasione delle politiche 2018.
Nel 2019 registriamo un secco calo della percentuale del SI' potenziale (effetto della diminuzione nel numero dei votati) sceso al di sotto del 50% , al 48,31%,sul totale degli aventi diritto con un aumento - invece, al riguardo della percentuale sul totale dei voti validi salita all'89,34%.
Tra le politiche 2018 e le europee 2019 si registra anche uno spostamento di voti a favore del centro destra (in particolare della Lega) rispetto alla somma Pd più Movimento 5 stelle.
PD più movimento 5 stelle: 2018 (regioni dove nel 2020 si vota per le regionali) 5.766.876 (regioni dove non si vota per le regionali) 11. 127.086. 2019: (regioni dove si vota per le regionali 4.023.499 quindi un meno 1.744.377) (regioni dove non si vota per le regionali 6.579.379 quindi meno 4.547.707) . Nel complesso del territorio nazionale 10.602.878 voti (quindi meno 6.291.084)
Centro Destra: 2018 : regioni dove si vota nel 2020 per le regionali 4.226.449; regioni dove non si vota per le regionali 7.925.896. 2019 : regioni dove si vota per le regionali 2020 4.961.156 (un incremento di 737.707 voti); regioni dove non si vota per le regionali 2020 8.260.179 (un incremento di 334.823 voti).
Attenzione però: lo spostamento di voti dalla somma PD più M5S verso il centro destra non risulta frutto di un reale sommovimento di volatilità elettorale. E' frutto invece di un"risultato in discesa" causato dalla crescita dell'astensionismo che, nell'occasione delle Europee 2019, aveva fortemente penalizzato il M5S.
Quel che è certo che nel pomeriggio del 21 settembre per capire cosa è veramente accaduto ci aspettano una serie di calcoli abbastanza complicati e occhio sempre ai numeri assoluti, le percentuali falsano la prospettiva.

lunedì 14 settembre 2020

INDUSTRIA

INDUSTRIA di Franco Astengo
Un articolo dell’ex-segretario della FIM-CISL Marco Bentivogli (Repubblica 14 settembre) pone finalmente in rilievo un tema praticamente abbandonato nelle more della crisi e nella confusione che regna sovrana a livello di governo.
Nel frangente Bentivogli solleva la questione dell’ILVA, denunciandone la sparizione del tema dal dibattito pubblico e allarga il tiro sollevando alcuni punti di grande interesse:
1) Questo paese sta accettando come "normale" 5 anni di cassa integrazione e il totale silenzio sulla vicenda non solo della siderurgia ma dell'intero comparto industriale per non disturbare le elezioni regionali;
2) In queste condizioni importare acciaio e tenere i lavoratori in cassa integrazione è una vergogna;
3) L’Italia ha il 52% dell’export dal settore metalmeccanico, di cui il pezzo più grosso è fatto di meccanica strumentale, e subordina le politiche industriali alle elezioni regionali. In questo modo non si comprende bene come il tema dello sviluppo industriale sia obliato nel quadro dei presunti progetti di rilancio dedicati al programma europeo relativo all’emergenza sanitaria
4) Va bene mettere assieme tutti i progetti su green e digitale ma non si può mettere in secondo piano l’idea del rilancio sostenibile della siderurgia, così come l’elaborazione di un piano complessivo di rilancio industriale
5) I progetti riguardanti le infrastrutture, proprio in relazione al già citato discorso europeo, debbono essere legati prioritariamente alla prospettiva di sviluppo industriale e non far parte di progetti gonfiati semplicemente da propositi di gigantismo propagandistico.
C’è un virus che non abbandona il corpo cronicamente debilitato dell’economia italiana: l’Italia è un paese senza progetto.
Vale allora la pena ritornare su questi (decisivi) argomenti con alcune osservazioni.
La situazione italiana può essere, ancora una volta schematizzata in relazione alla nostra storia industriale dal dopoguerra in avanti.
Si tratta di argomentazioni già sostenute in varie sedi ma mai come in questo caso “repetita juvant”.
Il punto di partenza non può che essere quello degli anni’70:la fase di avvio dello “scambio politico”, attraverso l’operazione “privatizzazioni” realizzate in funzione clientelare rispetto alla politica.
Negli anni’80 le compensazioni delle perdite avvennero a spese dei contribuenti (ricordate i BOT a 3 mesi?) con la relativa esplosione del debito pubblico e all’inizio degli anni’90, finiti i soldi dello Stato, dichiarati incostituzionali i prestiti,l’IRI trasformata in s.p.a.
L’esito più grave della fase dello “scambio politico” infatti, si realizzò in una condizione di totale dismissione del sistema delle partecipazioni statali (IRI messa in liquidazione il 27 giugno 2000), mentre stavano verificandosi almeno quattro fenomeni concomitanti:
1) L’imporsi di uno squilibrio nel rapporto tra finanza ed economia verificatosi al di fuori di qualsiasi regola e sfuggendo a qualsiasi ipotesi di programmazione;
2) La perdita da parte dell’Italia dei settori nevralgici dal punto di vista della produzione industriale: siderurgia, chimica, elettromeccanica, elettronica. Quei settori dei quali a Genova si diceva con orgoglio “ produciamo cose che l’indomani non si trovano al supermercato”;
3) A fianco della crescita esponenziale del debito pubblico si collocava nel tempo il mancato aggancio dell’industria italiana ai processi più avanzati d’innovazione tecnologica. Anzi si sono persi settori nevralgici in quella dimensione dove pure, si pensi all’elettronica, ci si era collocati all’avanguardia. Determinante sotto quest’aspetto la defaillance progressiva dell’Università con la conseguente “fuga dei cervelli” a livello strategico. Un fattore questo della progressiva incapacità dell’Università italiana di fornire un contributo all’evoluzione tecnologica del Paese assolutamente decisivo per leggere correttamente la crisi;
4) Si segnalano infine due elementi tra loro intrecciati: la progressiva obsolescenza delle principali infrastrutture, ferrovie autostrade e porti e un utilizzo del suolo avvenuto soltanto in funzione speculativa, in molti casi scambiando la deindustrializzazione con la speculazione edilizia e incidendo moltissimo sulla fragilità strutturale del territorio.
Sono questi riassunti in una dimensione molto schematica i punti che dovrebbero essere affrontati all’interno di quell’idea di riprogrammazione e intervento pubblico in economia completamente abbandonata dai tempi della “Milano da Bere” fino ad oggi.
Concetti di programmazione e intervento pubblico affrontati in maniera assolutamente confusa da questo governo in un’ottica che lo stesso articolo di Bentivogli definisce felicemente come “keynesisimo a fumetti”..
Nel quadro di una resa ai meccanismi perversi di quella che è stata definita “globalizzazione” e dei processi dirompenti di finanziarizzazione dell’economia, “scambio politico” e assenza di una visione industriale hanno pesato ed evidentemente continuano a pesare in maniera esiziale sulle prospettive dell’economia italiana.