martedì 31 marzo 2026

ARS POST-REFERENDUM

Care compagne e cari compagni mi auguro consentirete una domanda: l'ARS ha intenzione di intervenire nel dibattito politico post-referendum ? Dibattito che mi pare stia rapidamente scivolando nella campagna elettorale per le elezioni legislative generali, indipendentemente dalla data in cui queste si svolgeranno. Mi permetto anche di segnalare la gestione confusa di questa fase da parte delle forze politiche che alla fine si sono trovate dalla parte vincente: nessuna analisi del voto, nessuna proposta che misuri la prospettiva se non quella di affannarsi sullo stop and go circa la primarie, inopportune interviste di autocandidatura oppure di ricerca non richiesta di un qualche "federatore". Eppure gli elementi per fornire un quadro diverso esistono: 1) la Costituzione quale elemento "federativo": questo dato fu già trascurato ampiamente nel dopo - referendum 2016; 2) l'evidente giustezza dell'analisi sulla "radicalità" delle contraddizioni (in particolare sul piano internazionale) che "stringe" su di una "oggettività" bipolare per la quale è assente, in Italia, una forza pivotale. Elemento che dovrebbe far riflettere su di una ricerca attorno al tema della strutturazione politica; 3) in un quadro di partecipazione elettorale ancora bassa (il referendum alla fine ha visto meno del 60%) e fragile (pensiamo alle giovani generazioni che si sono recate alle urne: ma potrebbe trattarsi anche di una "una tantum") il tema del consolidamento del voto è tema di grande urgenza; 4) Sotto l'aspetto richiamato al punto 3 esiste un elemento che mi permetto di richiamare nuovamente e che mi è parso fortemente sottovalutato. Il "NO" nel referendum di marzo può rappresentare una base politica perché è costituito in buona parte da una base sociale piuttosto precisa rappresentata dai 12 milioni di voti raccolti dal referendum CGIL del giugno 2025. Quei 12 milioni di voti hanno rappresentato - per così dire- il piedistallo su cui ci si è potuti elevare verso la vittoria referendaria. Quei 12 milioni di voti (sicuramente con dentro elementi contraddittori) risposero ad un appello su un tema (quello del lavoro) che rappresentava appunto un elemento fondamentale di quella radicalità delle contraddizioni cui accennavo all'inizio e che non può che rappresentare il punto di riferimento per la costruzione di un progetto. 5) Ritengo siamo tutti consapevoli dell'esigenza che si impone di risultare all'altezza della complessità della fase fornendo un contributo di idee e di proposta, anche immediatamente politica. Così, presuntuosamente, mi aspetto qualche risposta all'interrogativo iniziale. Grazie per la vostra attenzione Franco Astengo

lunedì 30 marzo 2026

POSTE-TIM: IL RISCHIO DI UNA OPERAZIONE SOLTANTO COMMERCIALE

POSTE - TIM: IL RISCHIO DI UNA OPERAZIONE SOLTANTO COMMERCIALE di Franco Astengo Trent'anni dopo la sciagurata privatizzazione (ricordate i "Capitani Coraggiosi" così appellati da Massimo D'Alema?) lo Stato torna azionista di Tim. Si tratterà di una operazione di "sovranità digitale" fondamentale per l'innovazione tecnologica del Paese favorendo lo sviluppo delle comunicazioni e della piattaforma italiana dell'AI oppure semplicemente della messa in comune di grandi clientele e quindi di una semplice operazione commerciale? Come scrive il "Corriere della Sera Economia": la sovranità digitale non si decreta soltanto con le partecipazioni azionarie e le integrazioni di business. Su tutta l'operazione grava infatti la spada di Damocle delle infrastrutture. Attualmente l 'Italia infatti ha due reti in fibra ottica in costruzione: 1) Open Fibra: controllata al 60% da Cassa Depositi e Prestiti e al 40% Macquarie Asset Management (Fiber Network Holdings) gruppo finanziario con sede a Sidney in Australia. Open Fibra sta costruendo la rete FTTH; 2) FiberCop: al 37,8% in capo al fondi di investimenti globale KKR con sede a New York, il 17,5% al fondo pensioni canadese CPP, al 17,5 al fondo sovrano di Abu Dhabi, il 16% al MEF e l'11,2% al fondo infrastrutturale italiano F2i. Da anni si discute di come realizzare una rete unica per colmare il ritardo accumulato: la copertura in fibra dell'Italia resta al di sotto della media europea e le scelte strategiche, come abbiamo visto, restano ad un livello di decisionalità molto articolata (per descriverla attraverso un eufemismo). Così si dimostra ancora una volta tutta la fragilità del contorto processo di privatizzazioni avvenuto in Italia nel settore decisivo delle infrastrutture tecnologica Da allora si è creata una situazione di evidente scalabilità e debolezza proprio sul terreno delle strategie di fondo, a dimostrazione di una ormai storica incapacità di programmazione dell'intervento pubblico in economia e di assenza di politica industriale (che coinvolge anche l'Europa). L'opposizione e il sindacato non possono rimanere ingabbiati in questa dimensione strategicamente inesistente , tutta rivolta all’autoconservazione del politico, schiacciata dall’emergenza dell’apparire. Serve un colpo d’ala nella progettualità e nell’intervento del pubblico sui nodi di fondo. Serve affermare la forza del movimento dei lavoratori (che pure nel settore ha subito colpi durissimi) da proiettare in avanti. Non basta evocare un indefinito “green” e un imperscrutabile “digitale” in un Paese al centro della contesa europea e che accusa da tempo limiti enormi dal punto di vista della strategia industriale accompagnati da una politica estera assolutamente sbagliata. Politica estera e strategia industriale rappresentano i veri punti d'attacco sui quale la destra italiana si è dimostrata del tutto inefficace e che possono costituire gli elementi fondanti di una concreta alternativa se si risulterà in grado di definire una adeguata progettualità. Restando dentro alle condizioni date il ritorno dello Stato nel settore rischia di costruire (per dirla con una frase fatta) un "gigante dai piedi d'argilla" con esiti imprevedibili nel contesto della situazione internazionale.

mercoledì 25 marzo 2026

IL VOTO REFERENDARIO NEI QUARTIERI DI SAVONA

IL VOTO REFERENDARIO NEI QUARTIERI DI SAVONA di Franco Astengo Il Comune di Savona si è dotato di comitati di quartiere regolarmente eletti stando dentro a una scia di valorizzazione della democrazia partecipata che sta nella storia della nostra Città fin dalla fine degli anni '60 e che deve essere valorizzata e accresciuta nei suoi elementi di volontariato, di capacità amministrativa, di cittadinanza attiva. Anche per questo motivo abbiamo sviluppato una analisi del voto referendario suddiviso per quartieri che alla fine ci ha fornito due indicazioni tra loro contraddittorie: 1) Il NO sostenuto dalle forze democratiche progressiste che dal 2021 amministrano il nostro Comune è risultato egemone in tutta la Città (una sola sezione in controtendenza) ricalcando sostanzialmente l'esito del ballottaggio che quattro anni fa vide Marco Russo eletto Sindaco. Ovviamente non possiamo considerare il dato referendario come un fatto direttamente politico ma come indicatore di tendenza credo che possa essere considerato; 2) La contrazione netta nel numero di persone aventi diritto al voto: nel 2021 erano 49.658 adesso 45.418 (quindi più di 4.000 in meno). Il dato della popolazione residente è diverso perché comprende le persone immigrate e questo elemento rende ancora più urgente quel processo di integrazione che pure è stato avviato, magari attraverso la concessione di una cittadinanza simbolica ai bambini di immigrati nati a Savona. RISULTATO CITTADINO Aventi diritto 45.418 Voto sì 10.876 38,24% sul totale dei voti validi Voto No 17.560 61,76% sul totale dei voti validi Totale voti validi 28.436 (62,60% sul totale aventi diritto) Ecco i dati quartiere per quartiere. CENTRO CITTA' (sezioni: 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10- 17) Aventi diritto 9.538 voti sì 2.724 42,83% sul totale dei voti validi voti no 3.635 57,17% sul totale dei voti validi totale voti validi 6.359 (66,67% sul totale degli aventi diritto) VILLETTA - VALLORIA (sezioni 11-12-13-14-15-16) Aventi diritto 4.815 voti sì 948 34,64% sul totale dei voti validi voti no 1.788 65,36% sul totale dei voti validi totale voti validi 2.736 (56,82% sul totale degli aventi diritto) VILLAPIANA (sezioni 18-19-20-21-22-23-24-25-26-27) Aventi diritto 8.460 voto sì 1.616 35,79% sul totale dei voti validi voto no 2.898 64,21 sul totale dei voti validi totale voti validi 4.514 53,35% sul totale degli aventi diritto LAVAGNOLA (sezioni 28-29-30-31-32-33) Aventi diritto 4.201 voti sì 880 35,10% sul totale dei voti validi voti no1.627 64,90% sul totale dei voti validi totale voti validi 2.507 59,67% sul totale degli aventi diritto OLTRELETIMBRO - S.RITA (sezioni 34-35-36-37-38-39-40-41-42-43) Aventi diritto 8.679 voti sì 1.839 38,72% sul totale dei voti validi voti no 2.910 61,28% sul totale dei voti validi totale voti validi 4.749 (54,71% sul totale degli aventi diritto) FORNACI-ZINOLA (sezioni 44-45-46-47-56-57-58) Aventi diritto 4.529 voti sì 1.064 36,35% sul totale dei voti validi voti no 1.863 63,65% sul totale dei voti validi totale voti validi 2.927 64,62% sul totale degli aventi diritto LEGINO-167-PIAZZALE MORONI Aventi diritto 7.206 voto sì 1.634 38,26% sul totale dei voti validi voto no 2.636 61,74% sul totale dei voti validi totale voti validi 4.270 59,25% sul totale degli aventi diritto GRADUATORIA PERCENTUALE VOTI VALIDI SUL TOTALE DEGLI AVENTI DIRITTO Centro Città 66,67% Fornaci-Zinola 64,62% Città 62,60% Lavagnola 59,67% Legino-167-Piazzale Moroni 59,25% sul totale degli aventi diritto Villetta Valloria 56.62% Oltreletimbro.- Santa Rita 54,71% Villapiana 53,35% GRADUATORIA PERCENTUALE VOTI PER IL "SI" SUL TOTALE DEI VOTI VALIDI Centro Città 42,83% Oltreletimbro-S.Rita 38,72% Legino-167-Piazzale Moroni 38,26% Città 38,24% Fornaci-Zinola 36,35% Villapiana 35,79% Lavagnola 35,10% Villetta - Valloria 34,64% GRADUATORIA PERCENTUALE VOTI PER IL "NO" SUL TOTALE DEI VOTI VALIDI Villetta - Valloria 65,36% Lavagnola 64,90% Villapiana 64,21% Fornaci - Zinola 63.65% Città 61,76% Legino - 167 - Piazzale Moroni 61,74% Oltreletimbro Santa Rita 61,28% Centro Città 57,17% Il Centro-Città ha fornito il maggior numero di voti validi e contestualmente il maggior apporto al "SI" tenendo il "NO al di sotto del 60%, unico quartiere della Città. Rilevante l'exploit del "NO" in un quartiere tradizionalmente "misto" come Villetta- Valloria. Villapiana si conferma, come avvenute nelle ultime consultazioni, in difficoltà dal punto di vista della partecipazione (53,35% dei voti validi) pur fornendo com'è tradizione un notevole apporto al "NO" sostenuto dal centro-sinistra (64,21%). Oltreletimbro-S.Rita si dimostra il più vicino politicamente al Centro (non però nella partecipazione) con il 61,28% al "NO" al di sotto della media cittadina.

martedì 24 marzo 2026

ANALISI DEL VOTO IN PROVINCIA DI SAVONA

ANALISI DEL VOTO IN PROVINCIA DI SAVONA di Franco Astengo ("Il rosso non è il nero") Il voto referendario del 22/23 marzo scorsi ha confermato le tendenze "storiche" della provincia di Savona. A Ponente predominio del "SI" istanza portata avanti dal governo di centro-destra, nel Savonese netta egemonia del "NO" condotto dall'opposizione di centro-sinistra con un grande risultato nel capoluogo amministrato appunto da una amministrazione democratico-progressista. Il vantaggio del "si" si è confermato anche se con numeri ridotti nella zona del loanese - finalese. Al no, invece, è andato il Levante con l'entroterra e la Valbormida però di stretta misura con una netta contrapposizione tra i centri principali e le aggregazioni minori nelle quali ha prevalso il sì. Una conferma quindi delle divisioni esistenti non solo tra costa e entroterra ma fra la "zona centrale" (Val Bormida compresa) già a vocazione industriale e dove sono insediate le attività portuali e il Ponente a vocazione turistica e agricola. Un tema annoso che si accompagna a quello delle infrastrtture mancanti sia per via ferroviaria (con particolare attenzione alle relazioni con il Nord-Ovest del Paese) e stradali. L'isolamento come punto comune delle due diverse realtà della nostra provincia. Questo il dato complessivo a livello provinciale: Voti per il NO 69.218 52,53% Voti per il SI 62.560 47.47% Andando per ordine: Albenganese - Alassino (comuni di Alassio, Albenga, Andora, Arnasco, Casanova, Castelbianco, Castelvecchio, Ceriale, Cisano, Erli, Garlenda, Laigueglia, Nasino, Onzo, Ortovero, Stellanello, Testico, Vendone, Villanlva, Zuccarello) Voti per il NO 11.893 43,15% Voti per il SI 15.674 56,85% Loanese - Finalese (comuni di Balestrino, Boissano, Borghetto, Borgio Verezzi, Calice, Finale, Giustenice, Loano, Magliolo, Noli, Orco Feglino, Pietra, Rialto, Spotorno, Toirano, Tovo, Vezzi) Voti per il NO 13.292 47,48% Voti per il SI 14.705 52,52% Levante -Entroterra (comuni di Celle, Mioglia, Pontinvrea, Sassello, Stella, Urbe, Varazze) Voti per il NO 6.905 52,67% Voti per il SI 6.205 47,33% Savonese (Comuni di Albisola Sup, Albissola Marina, Bergeggi, Quiliano, Savona, Vado L.) Voti per il NO 28.098 61,89% Voti per il SI 17,308 38,11% Valle Bormida ( Comuni di Altare, Bormida, Bardineto, Cairo, Calizzano, Carcare, Cengio, Cosseria, Dego, Giusvalla, Mallare, Massimino, Millesimo, Murialdo, Osiglia, Pallare, Piana, Plodio, Roccavignale) Voti per il NO 8.991 50,67% Voti per il SI 8.668 49,33%

UNA PRIMA ANALISI SUI NUMERI DEL REFERENDUM DEL 22/23 MARZO

UNA PRIMA ANALISI SUI NUMERI DEL REFERENDUM DEL 22/23 MARZO di Franco Astengo In tempi che rimangono comunque di forte disaffezione il tema costituzionale rimane comunque il "magnete" più importante per attirare all'impegno la parte democratica e progressista del nostro Paese. Accadde nel 2006, si ripeté nel 2016 e ancora 10 anni dopo, oggi: un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico respinti dal voto popolare e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. Questo è il primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato ;Il tema della partecipazione al voto rimane comunque all'ordine del giorno. Sicuramente la quota di presenza ai seggi nell'occasione referendaria è risultata più alta del prevedibile e di quanto pronosticato dai sondaggi. Però alla fine tra territorio nazionale ed estero (c'è da modificare qualcosa nel voto all'estero rivedendo i criteri di ammissione al voto) la vittoria del NO si colloca di poco al di sopra del 30% degli aventi diritto e questo rimane un preoccupante segnale di fragilità del sistema. Si è molto discussa la questione della spaccatura territoriale rispetto alla partecipazione al voto tra Centro - Nord e Sud. Da notare sotto questo punto di vista il riproporsi del tema centro/periferia, con il voto delle città favorevole al NO e quello dei centri periferici favorevoli al Sì anche nelle regioni del Nord dove il Sì ha prevalso complessivamente (un punto che potrebbe anche far pensare di un voto per il Sì "meno moderno" ma si tratta di un elemento che dovrebbe essere discusso più a fondo). In questo caso offriamo un quadro riferito alle percentuali ottenute dai due schieramenti rispetto al totale degli aventi diritto dividendo Sì e No ed elencandoli in ordine decrescente. SI' (totale nazionale 13.251.887 pari al 27,06% del totale degli aventi diritto) VENETO iscritti 3.750.551 voti Sì 1.382.701 pari al 36,86% LOMBARDIA iscritti 7.573.433 voti Sì 2.572.803 pari al 33,97% FRIULI VENEZIA GIULIA iscritti 931.761 voti Sì 310.743 pari al 33,35% MARCHE iscritti 1.157.824 voti Sì 339.091 pari al 32,74% UMBRIA iscritti 658.041 voti Sì 205.479 pari al 31,22% ABRUZZO iscritti 1.015.499 voti Sì 293.887 pari al 28,94% PIEMONTE iscritti 3.303.313 voti Sì 955.168 pari al 28,91% EMILIA ROMAGNA iscritti 3.365.900 voti Sì 954.053 pari al 28,34% VALLE D'AOSTA iscritti 97.949 voti Sì 27.395 pari al 27,96% LAZIO iscritti 4.350.049 voti Sì 1.212.443 pari al 27,87% TOSCANA iscritti 2.797.696 voti Sì 771.094 pari al 27,77% LIGURIA iscritti 1.180.907 voti Sì 313.935 pari al 26,58% TRENTINO ALTO ADIGE iscritti 819.907 voti Sì 210.916 pari al 25,72% MOLISE iscritti 237.348 voti Sì 57.566 pari al 24,25% SARDEGNA iscritti 1.220.821 voti Sì 281.766 pari al 23,08% PUGLIA iscritti 3.171.631 voti Sì 702.639 pari al 22,15% BASILICATA iscritti 432.862 voti Sì 91.205 pari al 21,07% CALABRIA iscritti 1.467.969 voti Sì 301.133 pari al 20,51% SICILIA iscritti 3.860.565 voti Sì 689.506 pari al 17,86% CAMPANIA iscritti 4.450.547 voti Sì 774.772 pari al 17,40% Regioni dove il Sì ha superato la media nazionale: Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia (le 31 regioni dove il Sì ha prevalso) con Marche. Umbria, Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Valle D'Aosta, Toscana regioni dove ha prevalso il No con alta partecipazione. Risulta evidente da questa analisi un forte disaffezione da parte di potenziali sostenitori del "Sì" (votanti di partiti di governo) in regioni.-chiave come la Sicilia e la Campania. NO (totale nazionale 14.461.573 pari al 31,47% sul totale degli aventi diritto) TOSCANA iscritti 2.797.496 voti No 1.071.763 pari al 38,31% EMILIA ROMAGNA iscritti 3.365.900 voti No 1.277.512 pari al 37,95% LIGURIA iscritti 1.180.907 voti No 416.683 pari al 35,28% MARCHE iscritti 1.157.824 voti No 393.928 pari al 34,02% LAZIO iscritti 4.350.049 voti No 1.457.352 pari al 33,50% UMBRIA iscritti 658.041 voti No 219.751 pari al 33,39% PIEMONTE iscritti 3.303.313 voti No 1.099.038 pari al 33,27% CAMPANIA iscritti 4.450.547 voti No 1.453.050 pari al 32,64% BASILICATA iscritti 432.862 voti No 136.997 pari al 31,64% SARDEGNA iscritti 1.320.821 voti No 412.866 pari al 31,25% ABRUZZO iscritti 1.015.499 Voti No 315.401 pari al 31,05% VALLE D'AOSTA iscritti 97.949 voti No 29.456 pari al 30,07% PUGLIA iscritti 3.171.611 Voti No 936.589 pari al 29,53% LOMBARDIA iscritti 7.573.433 Voti No 2.230.349 pari al 29,43% MOLISE iscritti 237.348 voti No 57.566 pari al 29,28% SICILIA iscritti 3.860.565 voti No 1.077.512 pari al 27,91% FRIULI VENEZIA GIULIA iscrutti 931.761 voti No 259.721 pari al 27,87% CALABRIA Iscritti 1.467.969 voti No 403.513 pari al 27,48% TRENTINO ALTO ADIGE iscritti 819.907 voti No 215.945 pari al 26,28% VENETO iscritti 3.750.551 voti No 984.383 pari al 26,24% Il No rimane al di sotto della media nazionale nel Molise , Sicilia, Friuli - Venezia Giulia, Calabria, Trentino Alto AdigemSardegna, Abruzzo, Valle d'Aosta,Puglia, Lombardia, Veneto fanalino di coda. L'analisi approfondita del voto per il "NO" rapportato al totale degli iscritti conferma comunque una importante spalmatura su tutto il territorio nazionale: un elemento da considerare quindi con grande attenzione dal punto di vista della capacità di aggregazione sul momento e sulla ulteriore necessità di "solidificazione". UNA COMPARAZIONE FORSE IMPROPRIA (ma che può aiutare a capire) Una delle tesi sostenute compilando questo lavoro è quella dell'importanza del voto al riguardo del referendum sul lavoro indetto dalla CGIL e svolto nel giugno 2025. Non si raggiunse il quorum ma il voto favorevole ai quesiti superò i 12 milioni di voti: non lontano quindi da quei 14 milioni di voti che hanno consentito di sconfiggere l'ennesimo attacco alla Costituzione. Un risultato accantonato frettolosamente come una sconfitta da dimenticare invece punto di raccolta di una aggregazione che ha funzionato da piattaforma per il risultato odierno. Come si vedrà le percentuali sul totale degli aventi diritto non risultano poi così tragicamente minoritarie. Abbiamo così provato a comparare il voto del "NO" nel referendum costituzionale con il voto favorevole ai quesiti CGIL, regione per regione (percentuali sempre rigorosamente sul totale degli aventi diritto). Preso in esame come base il quesito numero 1. Italia. Elettori 45.997.941 voti favorevoli 12.249. 614 pari al 26,63% (-4,84% rispetto al 2026) VOTO 2026 VOTO 2025 TOSCANA iscritti 2.797.496 voti No 1.071.763 pari al 38,31% 2025: iscritti 2.803.442 voti favorevoli 960.994 pari al 34,27% (-4,04) EMILIA ROMAGNA iscritti 3.365.900 voti No 1.277.512 pari al 37,95% 2025: iscritti 3.370.704 favorevoli 1.108.127 pari al 32,87% (-5,08%) LIGURIA iscritti 1.180.907 voti No 416.683 pari al 35,28% 2025: iscritti 1.183.114 voti favrevoli 364.952 pari al 30,90% (-4,38%) MARCHE iscritti 1.157.824 voti No 393.928 pari al 34,02% 2025 iscritti 1.158.517 voti favorevoli 325.928 pari al 28,13% (- 5,89%) LAZIO iscritti 4.350.049 voti No 1.457.352 pari al 33,50% 2025 iscritti 4.356.034 voti favorevoli 1.242.699 pari al 28,52% ( -4,98%) UMBRIA iscritti 658.041 voti No 219.751 pari al 33,39% 2025 iscritti 659.165 voti favorevoli 180.861 pari al 27,43% (-5,96%) PIEMONTE iscritti 3.303.313 voti No 1.099.038 pari al 33,27% 2025 iscritti 3.317,443 voti favorevoli 989.988 pari al 29,84% (-3,43%) CAMPANIA iscritti 4.450.547 voti No 1.453.050 pari al 32,64% 2025 iscritti 4.454.667 voti favorevoli 1.225.412 pari al 27,50% (-5,14) BASILICATA iscritti 432.862 voti No 136.997 pari al 31,64% 2025 iscritti 433.874 voti favorevoli 119.386 pari al 27,51% (- 4,13%) SARDEGNA iscritti 1.320.821 voti No 412.866 pari al 31,25% 2025 iscritti 1.322.744 voti favorevoli 334.027 pari al 25,25% (-6,00%) ABRUZZO iscritti 1.015.499 Voti No 315.401 pari al 31,05% 2025 iscritti 1.015.799 voti favorevoli 264.748 pari al 26,06% (-4,99) VALLE D'AOSTA iscritti 97.949 voti No 29.456 pari al 30,07% 2025 iscritti 97.805 voti favorevoli 23.185 pari al 23,70 (- 6,37%) PUGLIA iscritti 3.171.611 Voti No 936.589 pari al 29,53% 2025 iscritti 3.171.757 voti favorevoli 811.722 pari al 25,59% ( -3,94%) LOMBARDIA iscritti 7.573.433 Voti No 2.230.349 pari al 29,43% iscritti 7.577.346 voti favorevoli 1.945.474 pari al 25,67% (- 3,76%) MOLISE iscritti 237.348 voti No 57.566 pari al 29,28% 2025 iscritti 238.268 voti favorevoli 58.751 pari al 24,65% (-4,63%) SICILIA iscritti 3.860.565 voti No 1.071.763 pari al 27,91% 2025 iscritti 3.865.466 voti favorevoli 803.908 pari al 20,79% (- 7,12%) FRIULI VENEZIA GIULIA iscrutti 931.761 voti No 259.721 pari al 27,87% 2025 iscritti 932.597 voti favorevoli 212.611 pari al 22,79% (- 5,08%) CALABRIA Iscritti 1.467.969 voti No 403.513 pari al 27,48% 2025 iscritti 1.469.405 voti favorevoli 316.465 pari al 21,53% (-5,95%) TRENTINO ALTO ADIGE iscritti 819.907 voti No 215.945 pari al 26,28% 2025 iscritti 819.159 voti favorevoli 151.040 pari al 18,43% (-7,85%) VENETO iscritti 3.750.551 voti No 984.383 pari al 26,24% 2025 iscritti 3.750.825 voti favorevoli 809.436 pari al 21,58% ( - 4,66%) Le distanze percentuali minori tra il "NO" 2026 e il voto favorevole ai quesiti CGIL 2025 si sono verificati in Piemonte e Lombardia rispettivamente con un meno 3,43% e un meno 3,76%: dimostrazione dell'esistenza di un problema operaio al Nord al di fuori da una più complessa "questione settentrionale". Appare evidente che in Piemonte e in Lombardia siano emersi settori (presumibilmente impegnati nell'industria) che hanno votato per i quesiti proposti dalla CGIL confermando soltanto parzialmente l'indicazione del sindacato nel referendum confermativo. Da notare ancora che il voto 2025 nelle due regioni ha avvicinato molto quello di Toscana ed Emilia tradizionali capofila delle cosiddette "regioni rosse" dove può essere permesso affermare che il voto segue in grandi dimensioni l'indicazione politica generale. In conclusione emergono alcune questioni di grande rilievo che dovrebbero impegnare da subito il fronte uscito vittorioso da questa contesa: 1) il considerare questo risultato del "NO" nel referendum confermativo (considerata appieno la valenza politica) come punto d'appoggio fondamentale per la costruzione di una alleanza stabile e strutturata capace di proporre un'alternativa; 2) L'esistenza di un divario rilevante tra Centro Nord e Sud, accompagnato dell'acuirsi della diversità tra i centri urbani e le piccole città, gli entroterra, le periferie anche quale esito della crescita complessiva delle disuguaglianze; 3) La necessità di approntare una risposta alle problemtiche giovanili. Il voto della generazione Z può essere stato originato, in questo occasione, da un moto per certi versi spontaneo di anelito democratico ma ha ora bisogno di consolidarsi attorno a una concreta capacità di proposta; 4) esiste una questione di "condizione materiale" (aggravata dalla crisi internazionale e dalle incertezze del governo prima di tutto intorno alla vicenda europea e della relazione con gli USA) che si riflette in particolare nelle aree più avanzate e suoi settori maggiormente coinvolti nella fase della post-globalizzazione e dell'innovazione tecnologica: il tema molto sentito dell'assenza di programmazione industriale ne fa parte appieno. UNA PRIMA ANALISI

lunedì 23 marzo 2026

IL NO NEL REFERENDUM

IL NO NEL REFERENDUM di Franco Astengo Espressa la massima soddisfazione per l'esito referendario e in attesa di poter analizzare a fondo i numeri definitivi vale forse la pena porre alcuni immediati elementi di riflessione posti sul piano dell'analisi politica: 1) In tempi che rimangono comunque di forte disaffezione il tema costituzionale rimane comunque il "magnete" più importante per attirare all'impegno la parte democratica e progressista del nostro Paese. Accadde nel 2006, si ripeté nel 2016 e ancora 10 anni dopo, oggi: un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico respinti dal voto popolare e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. Questo è il primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato ; 2) la correlazione tra voto politico e voto referendario è apparsa evidente fin da subito: una correlazione che era già insita, infatti, nel metodo seguito per arrivare all'approvazione della riforma. Proposta di riforma costituzionale da parte del governo, nessuna possibilità emendataria da parte del Parlamento. Il modello della "decisionalità" espresso in forma autoritaria. Cosa ci poteva essere di più politico da proporre all'elettorato ? (ben oltre il tema specifico): stare o non stare con l'idea di una vera e propria trasformazione autoritaria. Era quello il merito dell'oggetto del contendere referendario; 3) non è stato notato anche da parte dello schieramento del "NO" il valore del referendum perduto nel 2025 sul tema del lavoro. In quell'occasione si aggregarono oltre 12 milioni di voti che, a mio giudizio, hanno costituito la base, quasi il piedistallo su cui si è realizzato il risultato di oggi. Analogo fenomeno si verificò nel 2016 con il referendum sulle trivelle: anche in quel caso non si raggiunse il quorum ma si fornì comunque una identità a un nucleo molto vasto (anche in quel caso al di là del tema specifico si giocò molto sulla questione democratica). Il punto rimane quello di riuscire a fornire occasioni di una identità ad un preciso settore sociale e culturale ("la nostra parte") che poi, in occasioni di ancor più ampia portata può riuscire a svilupparsi fino a formare aggregazioni potenzialmente vincenti. Una operazione di radicamento che i partiti in quanto tali nella loro conformazione attuale non riescono più a compiere fino in fondo; 4) Si conferma la spaccatura tra il Nord-Ovest lombardo-veneto- friulano e il resto del Paese dove il "NO" è sicuramente trainato dalle antiche zone rosse Emilia e Toscana ma dove anche Liguria e Piemonte forniscono un rilevante apporto mentre il Sud, con una bassa partecipazione, conferma la sua tradizionale ostilità referendaria (come nel caso del referendum del 2016). Il tema territoriale appare questione di grande delicatezza da affrontare soprattutto perchè mentre si sta applicando l'autonomia differenziata la possibilità di recrudescenza della problematica secessionista potrebbe rappresentare una eventualità non remota per l'agenda del sistema politico; 5) Un altro punto sul quale si dovrà appuntare l'attenzione sarà quello del peso delle grandi questioni internazionali e della guerra sull'orientamento politico complessivo. Argomento sul quale ci fermiamo per evidenti ragioni di economia del discorso; 6) Rimane intero il problema del "come e con chi" si dovrà avviare lo schieramento democratico - progressista verso la prossima scadenza delle elezioni politiche: su questo elemento andrebbe aperto un confronto molto largo non semplicemente ristretto all'interno delle forze politiche e comprendente anche il tema propriamente "politico" della configurazione dell'alleanza e non soltanto limitandoci alla pur fondamentale proposta programmatica.

martedì 17 marzo 2026

SAVONA: ANCORA SU ISOLAMENTO E INFRASTRUTTURE

SAVONA: ANCORA SU ISOLAMENTO E INFRASTRUTTURE di Franco Astengo ("Il rosso non è il Nero") L'attualità ci costringe a tornare sul tema dell'isolamento infrastrutturale di Savona e della sua area comprensoriale inclusa la Val Bormida. L'allarme questa volta è lanciato dal presidente dell'Autorità Portuale Paroli che denuncia la diminuzione del 14% della movimentazione su ferro del traffico portuale con conseguente aumento del trasporto su gomma. In premessa di questo discorso deve essere ricordata (anche in questo caso ancora una volta) la brutta vicenda riguardante la Funivia Savona - San Giuseppe e la scelta della società del Terminal Rinfuse con il passaggio della maggioranza azionaria a FHP e l'acquisizione di un ramo d'azienda della Dotta Autotrasporti: una scelta che sa di una vera e propria "scelta di campo". Lasciati cadere gli avvertimenti costanti del sindaco di Quiliano Nico Isetta circa la viabilità della Strada del Colle di Cadibona sono i TIR in sostanza a farla da padroni nell'uscita delle merci dal vecchio porto di Savona, rimasto residuale rispetto alle Crociere. Da questo punto di vista però non sta neppure meglio Vado dove ogni tanto sulla vecchia linea ferroviaria che parte dell'antica stazione di Vado si intravede qualche treno merci targato Maersk (ma l'avvenimento è piuttosto rarefatto nel tempo). Paroli però annuncia una operazione importante ma non decisiva, anzi per qualche verso anche sbagliata: quella di un investimento di 167 milioni sulla linea Savona - Genova. Deve essere chiaro che il rafforzamento della linea Savona - Genova non fa uscire dall'isolamento Savona, il suo comprensorio e la Valle Bormida: anzi rischia di rendere i traffici in uscita (e/o in entrata) dai porti di Savona e Vado dipendenti dal passaggio genovese e dal completamento del cosiddetto terzo valico. Questo giudizio è formulato in base ad una ragione che può ben essere giudicata come strategica: il flusso di traffico in partenza da Savona deve essere orientato a Nord in due direzioni, verso Torino e verso Alessandria - Milano cioè verso le filiere più importanti della logistica del nord Italia e di conseguenza del centro-europa (Francia, Germania, porti del nord, Mitteleuropa nel suo complesso). Ad esempio: pensare alla Val Bormida (come sembrerebbe orientamento a livello regionale) come retroporto è un'idea profondamente sbagliata che rischia di accentuare il fenomeno di isolamento/intasamento. Praticamente si tratterebbe di confondere il retroporto con l'accosto portuale. Esiste un progetto elaborato dagli esperti ferroviari Ajassa e Zucchelli e vagliato da anni da sindacati, istituzioni, varie autorità più o meno competenti (assente la Regione Liguria) che prevede e insiste su due fondamentali nodi ferroviari: quello Savona - Torino e quello Savona - Alessandria e relative diramazioni verso Nord-Nord Ovest. Le istituzioni del savonese e della Val Bormida dovrebbero essere chiamate a trovare, prima di tutto, la strada per un loro collegamento anche formale considerato la scarsissima incidenza avuta sulla nostra situazione economico-produttiva dal decreto di area industriale complessa (emanato nel 2016 escludendo il capoluogo): decreto gestito dal carrozzone ministeriale Invitalia e la connessione stretta tra la crisi industriale e tema del tutto irrisolto dell'area dismesse, in particolare nella Val Bormida dove spiccano quelle ex-Acna (ferme da oltre 30 anni) e quelle di Ferrania. Il recupero delle aree industriali dismesse e i mutamenti urbanistici (recupero contenitori storici, nuovo fronte mare,ecc) in atto a Savona debbono essere considerati quali elementi propedeutici per l'apertura di un nuovo ciclo economico fondato sull'innovazione, su forme moderne di lavoro, sull'accrescimento tecnologico per le attività più tradizionali compreso l'artigianato, su nuove forme di installazione stabile per sedi di ricerca e Università. In particolare la città capoluogo deve uscire definitivamente dalla spirale perversa dello scambio deindustrializzazione/speculazione edilizia che ne ha segnato il destino attorno agli anni'90 e primo decennio del XXI secolo. Tutta la nostra zona deve affidarsi al tema della qualità del lavoro produttivo da considerare lo strumento fondamentale anche per uscire dall'inverno demografico nel quale ci troviamo da decenni. Acclarata l'assoluta inconsistenza dell'amministrazione provinciale, accorpata la Camera di Commercio con Imperia e Spezia in una forma del tutto innaturale che genera oggettivamente immobilismo (oltre all'accorpamento dell'Autorità portuale con Genova e la sparizione di un sistema bancario locale ma non localistico), accentuata la divisione dell'area provinciale in zone di influenza economica ben diversa incidente anche sulle suddivisioni di orientamento politico sono almeno tre gli elementi di suddivisione strategica: l'area Savonese - Valbormida a vocazione traffico portuale e possibile soggetto di nuova produzione industriale; il Ponente a vocazione terziaria fortemente caratterizzata dal corporativismo delle categorie turistiche e balneari; la fascia agricola che interessa non soltanto l'albenganese ma anche porzioni rilevanti di entroterra. Sulla citata suddivisione strategica incombe poi la spada di Damocle di un'altra scelta francamente sbagliata che riguarda il tracciato ferroviario riguardante il ventilato raddoppio Finale - Andora. Questi punti riassunti frettolosamente rappresentano soltanto il sommario di una agenda che ha bisogno urgentemente di essere aperta e scritta: pena una ulteriore fase di declino, di divisione del territorio, di esaltazione di egoismi frutto di un provincialismo che fa molto sentire il suo peso in questa difficile situazione. Si dovrebbe poi aprire un altro elemento di dibattito riguardante l'attualità della presenza industriale: con la proprietà turca di Piaggio avvenuta proprio nel momento di guerra, la situazione di Alstom dal punto di vista dell'effettiva capacità tecnologica, il ruolo di SANAC nell'insieme del complicato processo che riguarda l'intero ciclo siderurgico in Italia, le cessioni di Continental e Noberasco. Soltanto per fare qualche esempio.

sabato 14 marzo 2026

UN RICORDO DI JURGEN HABERMAS: IL LIBERALISMO PRAGMATICO

UN RICORDO DI JURGEN HABERMAS: IL LIBERALISMO PRAGMATICO di Franco Astengo E' scomparso Jurgen Habermas, ultimo epigono della Scuola di Francoforte: forse l'intellettuale europeo di maggior spicco della nostra generazione. Non dispongo soggettivamente delle capacità intellettuali per cercare di entrare nel merito della complessità del suo lavoro filosofico e politico: basterà ricordare il suo impegno conclusivo nella promozione di un progetto federale europeo unico rimedio -a suo giudizio - dal risorgere dei nazionalismi. Desidererei soltanto ricordare un suo saggio uscito nel 2014 dal titolo "Nella spirale tecnocratica" nel quale Habermas affrontava il tema tipicamente novecentesco del rapporto tra la solidarietà e i diritti intesi quale "pretesa giuridica" nell'ambito dello Stato Sociale. Habermas sosteneva come fosse questione di “solidarietà” e non di “diritti” il livello di disuguaglianza tra i cittadini e, ancora, come non fosse lo Stato di diritto capace di frenare il numero crescente di giovani senza lavoro, di disoccupati, di sotto-occupati, di anziani con una pensione da fame, di mamme che allevano da sole i propri bambini e dipendono dalla pubblica assistenza. Da questo quadro che appariva tratto dalla penna di Dickens eppure molto realistico rispetto all’attualità, Habermas traeva la conclusione che solo la politica di un legislatore che fosse sensibile alle pretese normative di una cittadinanza democratica potesse trasformare le richieste di solidarietà dei marginalizzati in veri e propri diritti sociali. In un commento a questo lavoro ci era capitato di sostenere una tesi che potrebbe essere riproposta ancora adesso nonostante quanto nel frattempo sia cambiato nel contesto complessivo. Un commento che partiva dal riconoscimento che nella conclusione di Habermas ci fosse del condivisibile a patto del mantenerci alla superficie della questione. Appariva però già necessario, anche allora, andare al cuore della questione delle disuguaglianze facendo in modo che, anche all’interno di una riprogettazione dello Stato Sociale universalistico emergesse la questione dell’eguaglianza. Solidificando la solidarietà in un “corpus” di diritti stabiliti e codificati dalla legge si correva e si corre, infatti, il rischio del riproporsi del principio di sussidiarietà verticale: lasciando cioè che determinati livelli di affrontamento dei bisogni diventi “affare privato” purché si rimanga all’interno di quanto stabilito dal dettato legislativo. Se l’idea era quella di uscire dalla “spirale tecnocratica” il rischio era (e rimane) quello di rientrare dalla finestra della logica di privatizzazione nella capacità di affrontare il tema dei diritti lasciando così, di conseguenza, intatto proprio il livello codificato di disuguaglianza. Non si trattava (e non si tratta) di un discorso complicato, anzi: il tema è quello “storico” del rapporto tra eguaglianza e diritti che può essere risolto soltanto modificando nel profondo la struttura dello Stato in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche. Non si poteva (e non si può) pensare ad una nuova dimensione della competitività quanto piuttosto da un’idea dell’eguaglianza sociale che rifiutasse quella semplicisticamente definibile dei “punti di partenza” affermando, invece, l’eguaglianza nei fatti e non nell’astratto con un’idea di redistribuzione delle risorse governata da strutture pubbliche inserite in un contesto concreto di “democrazia politica”. Un tema che ci permettiamo di giudicare decisivo nella costruzione di una idea alternativa alla crisi profonda delle democrazie liberali e della crescita di tensioni belliciste e autocratiche che automaticamente confluirebbero nell'idea di costruire nuovi e profondi fossati sociali. L’eguaglianza dovrebbe ricercarsi nella profondità del profilo etico dell’azione politica e dei fondamenti dell’identità dell’agire da parte del “pubblico”. Nel suo essere legato ad un liberalismo pragmatico forse Habermas non era arrivato al punto:  la condizione reale nella quale si trovavano (e si trovano) le grandi masse rispetto alla possibilità e capacità d’espressione delle proprie istanze di fondo, dell’apertura di un processo rivendicativo e di proposta politica.

mercoledì 11 marzo 2026

SAVONA: LA FUGA DEI CERVELLI

SAVONA: LA FUGA DEI CERVELLI di Franco Astengo Un quotidiano locale riprende oggi, 11 febbraio 2026, un tema nuovo e antico al riguardo della situazione economico - sociale della nostra Città e della nostra Provincia: quella dell'abbandono del territorio da parte delle giovani generazioni. Giovani generazioni che trovano difficoltà a costruire la propria vita e la propria condizione nelle difficoltà di trovare sbocchi prima di tutto lavorativi e, in secondo luogo, di vera e propria "agibilità sociale". Un fenomeno negativo che risale a molti decenni or sono e che rimane la causa principale del depauperamento demografico, causa primaria del declino che sta vivendo Savona e la sua provincia. I fattori di questo declino sono noti da tempo e i rimedi tentati non sono risultati fin qui particolarmente efficaci (pensiamo al decreto sull'area di crisi industriale complessa emanato nell'ormai lontano 2016): inoltre, a livello provinciale, si è allargata la "spaccatura" tra l'area del Ponente e quella "centrale" dell'ex- PRIS con la Val Bormida. Una "spaccatura" evidente in termini di modello di sviluppo, sfruttamento del territorio, prospettive economiche. Può valere la pena tornare sulle cause primarie di questo declino: in questo caso aiuterà una citazione dal volume "La miccia ritrovata" redatto, a suo tempo, da Luciano Angelini e da chi firma questo articolo. Occorre tornare indietro addirittura gli anni'60 del secolo scorso . Azzardiamo anche una data precisa : Autunno 1960, vertenza degli elettromeccanici con il "Natale in Piazza": cessione della "Scarpa&Magnano", in quel momento gruppo Edison, alla "Magrini - Galileo" di Bergamo con lo spostamento in Lombardia del nucleo "pensante" dell'azienda più innovativa di Savona (brevetti e quadri tecnici) Un fatto ben diverso, soprattutto sotto l'aspetto dell'accumulazione di know-how rispetto alla vicenda ILVA, settore siderurgico, avviata nel 1949 per due cause concomitanti: insediamento "SCI-Sinigaglia" a Cornigliano, riconversione dell'industria bellica" con il licenziamento e il trasferimento di oltre 1.000 tra tecnici e operai e che rappresentò un momento fondamentale di impoverimento della Città e del circondario. Perchè tornare così indietro? E' da quel punto che si verifica il fatto decisivo: quello del mancato aggancio dell'industria savonese all'evoluzione tecnologica che in quel momento stava interessando con grande dirompenza l'Italia del boom con il passaggio dell'industria a manifatturiera in una fase diversa da quella dell'immediato dopoguerra. Il fenomeno interessò anche la Val Bormida e in particolare un gigante come Ferrania (la vicenda ACNA fu legata ad altri fattori) che, nel giro di pochi anni, si trovò in difficoltà proprio sotto l'aspetto tecnologico. Si avviò così la vicenda della "fuga dei cervelli". A Savona funzionavano all'epoca istituti tecnici di grande prestigio e in grado di formare forti capacità nel campo della ricerca e dell'applicazione; ebbene gran parte di quei diplomati (vera ossatura dei quadri tecnici necessari ad una industria moderna) , proprio a partire da quel periodo, si trovarono costretti a cercare lavoro fuori dalla Città e della Provincia: un esodo che ebbe meta in un primo tempo a Genova e successivamente Milano e Lombardia. Adesso ovviamente le destinazioni sono più frequentemente all'estero fin dal periodo di completamento del ciclo di studi (in un quadro ovviamente completamente trasformato da tutti i punti di vista). Non possono sussistere dubbi: si verificò il mancato appuntamento della nostra industria con i punti più avanzati del processo di riconversione industriale già in atto in altre parti del Paese. Fu quella la causa di un declino che è arrivato ai nostri giorni affrontato senza il dovuto respiro di complessità che sarebbe stato necessario: altro elemento decisivo il declassamento del porto di Savona e della sua attigua zona industriale a terra di scorrimento per la speculazione edilizia. Non proseguiamo in questa disamina per evidenti ragioni di economia del discorso: il tema di fondo dell'innovazione tecnologica e dell'adeguamento strategico rimane centrale ancora oggi, in tempo di crisi della globalizzazione e di forte tensione verso un ulteriore riconversione verso l'industria bellica (vedi Piaggio). Se si pensa a una prospettiva futura di una qualche serietà per Savona e per la zona centrale della nostra Provincia (sull'asse Vadese - Valbormida) il tema della qualità di un progetto di nuova presenza industriale dovrebbe trovarsi al centro della riflessione (assieme a quello del recupero delle aree industriali dismesse, delle infrastrutture stradali e ferroviarie, della movimentazione della merci attraverso lo sviluppo della portualità). Ci troviamo in tempi di guerra e può sembrare utopico occuparsi di queste questioni: eppure restiamo convinti che questo rimane il tema decisivo del futuro. Ricercare le cause in ciò che avvenne in un tempo che potrebbe sembrare lontano non rappresenta una semplice ricerca nostalgica ma una possibile lezione per il presente.

lunedì 9 marzo 2026

REFERENDUM 22/23 MARZO: IL SENSO PROFONDO DELLA GIUSTIZIA

REFERENDUM 22/23 MARZO 2026 Un gruppi di associazioni di cultura politica, associazioni rappresentative di istanze di movimento e di intermediazione sociale,strumenti di informazione e dibattito online hanno sottoscritto il documento che si trova in calce. Il documento è stato inviato ai gruppi parlamentari e alle segreterie dei partiti di opposizione (compresi Rifondazione Comunista e Potere al Popolo non presenti nelle aule parlamentari) e alle segreterie di CGIL, ANPI, ARCI. L'obiettivo di questa iniziativa è quella di fornire un contributo di contenuti alla parte finale della campagna referendaria sollevando il tema del "senso profondo della giustizia" anche in senso teorico-filosofico e non semplicemente collegato (come del resto è importante) alle questioni di struttura istituzionale e relativi risvolti amministrativi. Ringrazio i responsabili di tutti i soggetti aderenti per la sollecitudine nella risposta all'invito e per l'impegno che hanno fin qui profuso e continueranno a profondere nell'iniziativa in essere perché questa deforma costituzionale sia respinta. IL SENSO PROFONDO DELLA GIUSTIZIA Attorno a noi si stanno sviluppando, sul piano internazionale e su quello interno, avvenimenti che hanno modificato e stanno modificando il senso stesso della campagna referendaria in corso rispetto ai punti di partenza stabiliti al tempo dell'approvazione della deforma costituzionale e dello stesso avvio della campagna di qualche settimana fa. Ci eravamo già premurati di tentare di sollevare la questione costituzionale, ma adesso pare necessario avviare una iniziativa che porti l'elettorato democratico a considerare con grande attenzione (e possibilmente con partecipazione e impegno) un punto che deve risultare assolutamente decisivo nella determinazione della scelta di voto: Di fronte, infatti, ci troviamo la questione della giustizia (come del resto quella della libertà che vi è storicamente strettamente connessa) nella sua entità più profonda, ben oltre il tema - pur importante - della sua amministrazione di cui - appunto - si è occupata la deformazione costituzionale voluta dalla destra. Il tema della giustizia è connesso a quello della libertà e confluisce nell'idea della politica: politica che non può essere intesa come "dominio". Atti compiuti in queste settimane, quali ad esempio il progetto di un disegno di legge sulla formula elettorale il cui testo oltrepassa i già evidenti segni di incostituzionalità per addentrarsi - appunto - nella selva di una trasformazione della democrazia repubblicana in una sorta di autocrazia dominata dal concetto di "dominio" affidato direttamente dal popolo: dalle elezioni al plebiscito si è scritto. Si tralasciano in questa sede considerazioni sul quadro internazionale, i pericoli di guerra e quant'altro sta accadendo: si annota soltanto come mai in questi momenti c'è bisogno della centralità e della vitalità dei consessi elettivi a tutti i livelli : parlamentari e locali. Il nostro appello riguarda questa fase conclusiva della campagna elettorale perchè i soggetti rappresentativi sul piano politico e su quello sociale del rifiuto di questa deformazione costituzionale alzino la loro voce con grande chiarezza e precisione: non siamo di fronte a una semplice modifica tecnica dell'amministrazione della giustizia ma di un attacco sferrato a fondo e su più piani il concetto stesso di giustizia che - ripetiamo - non può essere disgiunto da quello di libertà confluendo poi nell'idea dell'agire politico inteso quale valore più alto del pensiero e dell'azione. Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona per riscontro: astengo.franco@gmail.com Hanno aderito: ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA - Roma ASSOCIAZIONE "ARTICOLO 21" - Roma COMITATO SOCIALISTA PER IL "NO" - Roma FONDAZIONE GIACOMO MATTEOTTI- Roma "LA CRITICA SOCIALE" Rivista socialista - Milano "ODISSEA" blog di cultura, informazione, dibattito Milano SOCIALISTI IN MOVIMENTO - Milano SEGRETERIA CAMERA DEL LAVORO - Savona FEDERAZIONE PROVINCIALE A.R.C.I - Savona "SOCIALISMO 1892" - Taranto "LA BOTTEGA DEL BARBIERI" blog di cultura politica - Imola "ANCORA FISCHIA IL VENTO" blog di cultura politica - Rimini CIRCOLO "ALDO MORO" - Genova COMITATO LIGURE "LA SCUOLA PER IL NO"- Genova COORDINAMENTO LIGURE "LA RETE" - Genova ASSOCIAZIONE PER L'UMANESIMO SOCIALISTA - Genova CIRCOLO CULTURALE CALOGERO - CAPITINI - Genova ASSOCIAZIONE "OFFICINE LAVAGNESI" - Lavagna (Genova) CASA DEI CIRCOLI "CULTURA E POPOLI" - Ceriale (Savona) ATTAC Savona COMITATO PROVINCIALE ACQUA BENE COMUNE - Savona IL LAVORO - Giornale Socialista - Salerno SEZIONE ANPI Sassello (Savona) LA NUOVA SAVONA Giornale online ASSOCIAZIONE CULTURALE "MEDITERRANEA" La Spezia ASSOCIAZIONE "IL ROSSO NON E' IL NERO" Savona

venerdì 6 marzo 2026

APPELLO: IL SENSO PROFONDO DELLA GIUSTIZIA

Mi rivolgo alle associazioni e agli organi informativi di cultura politica con i quali intratteniamo da tempo rapporti di collaborazione per una proposta di appello per il referendum del 22/23 marzo. Si tratta di un invito ad alzare il livello delle argomentazioni e della capacità di coinvolgimento anche attraverso l'intensificazione delle iniziative. Mi auguro di poter ricevere le vostre adesioni prevedendo di inoltrare il testo ai destinatari nei primi giorni della prossima settimana. Mi scuso per il disturbo e ringrazio per l'attenzione Franco Astengo REFERENDUM 22/23 MARZO 2026 ai Gruppi parlamentari e alle Segreterie Nazionali: Partito Democratico Alleanza Verdi - Sinistra M5S Italia Viva Più Europa Alla Segreteria Nazionale Rifondazione Comunista Potere al Popolo Alle Segreterie Nazionali CGIL ANPI ARCI APPELLO PER LA PARTE CONCLUSIVA DELLA CAMPAGNA REFERENDARIA IL SENSO PROFONDO DELLA GIUSTIZIA Attorno a noi si stanno sviluppando, sul piano internazionale e su quello interno, avvenimenti che hanno modificato e stanno modificando il senso stesso della campagna referendaria in corso rispetto ai punti di partenza stabiliti al tempo dell'approvazione della deforma costituzionale e dello stesso avvio della campagna di qualche settimana fa. Ci eravamo già premurati di tentare di sollevare la questione costituzionale, ma adesso pare necessario avviare una iniziativa che porti l'elettorato democratico a considerare con grande attenzione (e possibilmente con partecipazione e impegno) un punto che deve risultare assolutamente decisivo nella determinazione della scelta di voto: Di fronte, infatti, ci troviamo la questione della giustizia (come del resto quella della libertà che vi è storicamente strettamente connessa) nella sua entità più profonda, ben oltre il tema - pur importante - della sua amministrazione di cui - appunto - si è occupata la deformazione costituzionale voluta dalla destra. Il tema della giustizia è connesso a quello della libertà e confluisce nell'idea della politica: politica che non può essere intesa come "dominio". Atti compiuti in queste settimane, quali ad esempio il progetto di un disegno di legge sulla formula elettorale il cui testo oltrepassa i già evidenti segni di incostituzionalità per addentrarsi - appunto - nella selva di una trasformazione della democrazia repubblicana in una sorta di autocrazia dominata dal concetto di "dominio" affidato direttamente dal popolo: dalle elezioni al plebiscito si è scritto. Si tralasciano in questa sede considerazioni sul quadro internazionale, i pericoli di guerra e quant'altro sta accadendo: si annota soltanto come mai in questi momenti c'è bisogno della centralità e della vitalità dei consessi elettivi a tutti i livelli : parlamentari e locali. Il nostro appello riguarda questa fase conclusiva della campagna elettorale perchè i soggetti rappresentativi sul piano politico e su quello sociale del rifiuto di questa deformazione costituzionale alzino la loro voce con grande chiarezza e precisione: non siamo di fronte a una semplice modifica tecnica dell'amministrazione della giustizia ma di un attacco sferrato a fondo e su più piani il concetto stesso di giustizia che - ripetiamo - non può essere disgiunto da quello di libertà confluendo poi nell'idea dell'agire politico inteso quale valore più alto del pensiero e dell'azione. Associazione "Il Rosso non è il Nero" Savona per riscontro: astengo.franco@gmail.com

giovedì 5 marzo 2026

PER L'OPPOSIZIONE

PER L'OPPOSIZIONE (analisi per punti) di Franco Astengo 1) Obiettivo di una possibile iniziativa quello del rafforzamento dell'opposizione in Parlamento e nel Paese (nel Paese livello di contrasto basso alla condizione derivante dal pericolo di guerra e dall'evidente restringimento dei margini di agibilità democratica all'interno anche nella prospettiva (pensiamo allo scenario che potrebbe delineare un'eventuale applicazione della formula elettorale contenuta nel ddl presentato dalla destra); 3) Potrebbe sembrare pleonastico segnalare i punti di crisi più evidenti. Eppure due temi vanno comunque sottolineati: a) la questione delle basi militari USA e delle forniture di armi alle petromonarchie del Golfo; b) la situazione economica che sta aggravando le condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie in un quadro di crescita delle disuguaglianze, di lavoro sempre più povero, di ulteriore abbandono dei settori strategici nell'industria, di riduzione ai minimi termini del welfare nei campi decisivi della sanità e della scuola. Occuparsi di questi temi considerandoli prioritari significherebbe tornare a intervenire sulla materialità delle condizioni popolari dopo fasi di assenza oppure (penso al M5S) di mera agitazione populistica. Ruolo fondamentale sotto questo aspetto tocca al Sindacato laddove non può essere sottovalutata la gravità della crisi e l'inasprimento che se ne profila nel breve periodo. Quanto al punto sulle basi e sulle forniture di armi inutile aggiungere che i relativi provvedimenti che dovessero arrivare in Parlamento sarebbero meritevoli di un serio ostruzionismo; 4) Riassumo quella che sbrigativamente riassumo come "questione democratica e costituzionale". Una questione democratica e costituzionale analizzando la quale ci si trova costretti a misurarsi con un tema assolutamente decisivo: quello della "politica come comando". Beninteso non "governo come comando" (in dispregio di una concezione di raccordo tra verticalità e orizzontalità del potere in un discorso di equilibrio). L'equilibrio del potere viene accantonato quasi come un orpello del passato e sostituito da una concezione "comando" che arriva ormai a concepirlo come "dominio". Sta in questo punto tra l'altro la diversità tra gli USA (o almeno tra la presidenza Trump e vedremo l'esito elettorale del midterm) e le declinanti democrazie liberali europee e sta quindi anche la diversità con la Spagna nella quale il PSOE sta affermando, dopo tanto tempo, una "diversità socialista". "Diversità socialista" che ci si dovrebbe augurare trovasse spazio anche nel sistema politico italiano. 5) Proprio sul tema del "comando" sta il nucleo di senso della scadenza più ravvicinata e importante che ci troviamo di fronte, quella relativa al referendum del 22/23 marzo. Chi si illudeva di una "spoliticizzazione" della contesa si trova di fronte l'amara riprova del "totus politicus" dell'esito di questa scadenza. Le ultime settimane di campagna referendaria dovranno vedere il massimo impegno delle forze parlamentari attorno al punto "politico" inteso nel senso più alto e quindi non riferito semplicemente al tema degli equilibri elettorali: il senso più alto lo si ritrova però andando oltre la stessa difesa costituzionale (che pure va portata avanti con forza). Si tratta proprio del senso dell'agire politico e dell'agibilità dell'azione politica (in tempi di articolazione nell'uso dei mezzi di comunicazione di massa, la gran parte ormai in sintonia con la visione individualistica che percorre questa società nella cui realtà appare difficile individuare criteri adeguati per realizzare aggregazioni culturali e politiche di una qualche consistenza. 6) Emergono tanti altri spunti di intervento e di riflessione ma mi fermo a questo punto ritenendo di essermi impegnato sull'essenzialità della fase. L'acutezza delle contraddizioni impedisce la formazione di opinioni "mediane" e, nello specifico della situazione italiana e del tipo di destra attualmente al governo del Paese, non consente altra collocazione che quella di una opposizione di tipo nettamente bipolare . 7) Non ci sono margini per una eventuale "temperanza" di uno scontro che non può essere ridotto nel quadro di una semplice prospettiva di alternanza di governo. Un eventuale esito positivo del referendum ci chiamerà ad aprire un confronto in termini diversi da quello ipotizzabile fino a qualche mese fa in vista delle politiche 2027. L'eventuale "campo largo" dovrà essere costruito sicuramente in funzione difensiva, ma nell'eventualità di un successo elettorale dovrà aprirsi un discorso su "fase di transizione" e "alternativa". Sempre che il precipitare della situazione internazionale non azzeri tutto il discorso e si rendano necessarie azioni finalizzate prioritariamente al pericolo (o alla realtà') di guerra.

lunedì 2 marzo 2026

PACE E SINISTRA EUROPEA

PACE E SINISTRA EUROPEA di Franco Astengo Questo è un semplice appello rivolto alle forze politiche e culturali della sinistra italiana al fine di sollecitare una iniziativa urgente a livello europeo in una situazione di crisi internazionale mai attraversata dalla seconda guerra mondiale in poi. In questa crisi appaiono completamente assenti i soggetti transanzionali "in primis" quelli di tradizione internazionalista. Ancora una volta il richiamo storico, per i partiti della sinistra, socialisti , comunisti è alle conferenze di Zimmerwald e Kienthal svolte durante la prima guerra mondiale. Il richiamo a quegli avveninento è ovviamente da intendersi quale semplice esempio di una iniziativa da condurre sul piano politico e da portare avanti offrendo anche ai movimenti pacifisti piattaforma politica come occasione di forte mobilitazione. In Italia esiste la necessità di presenza di una forza politica che assuma la dimensione della pace e dello spazio politico europeo come punto di identità della propria azione politica cercando di raccogliere, attorno ad esso, aggregazione sociale e consenso. La guerra deflagra come mai accaduto anche in questi ultimi anni drammatici e la risposta politica a livello internazionale da parte della residua sinistra euopea appare del tutto al di sotto del tragico frangente che stiamo attraversando: non c'è traccia di alcuna iniziativa comune a livello europeo, nessuna mobilitazione da parte dei movimenti, nessuna manifestazione convocata nelle grandi capitali europee un tempo sedi dell'epicentro pacifista. Siamo al dispregio delle norme fondamentali del diritto internazionale e alla totale ignoranza dei soggetti rappresentativi del multipolarismo politico ed anche militare (non solo dell'ONU ma nella stretta attualità anche della stessa NATO). Lo spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha demonizzato come fonte di totale acquescenza ai meccanismi capitalistici di finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra. Potrebbe essere possibile allora avanzare una proposta di struttura politica europea fondata sulla ripresa di alcune concezioni di carattere costituzionale e di ruolo degli organismi elettivi in un disegno di raccordo tra il lavoro dei Parlamenti Nazionali e di quello Europeo. La sinistra potrebbe tentare di muoversi riprendendo una idea di costituzionalizzazione di uno spazio politico europeo nel quale agire in una dimensione di potestà sovranazionale. Una sinistra sovranazionale che recuperi la centralità del diritto pubblico europeo e si rivolga alle Organizzazioni Internazionali reclamandone una nuova qualità di assunzione di ruolo come fondamento nel determinare l’indirizzo della propria politica e ritrovare autonomia nella contesa internazionale dominata dalle logiche di contrapposizione delle grandi potenze cui è necessario sottrarsi pena essere travolti da una spirale distruttiva.