BASILICATA : NUMERO ELETTORALI
Le elezioni regionali in Basilicata, svoltesi il 24 marzo,
rappresentavano la terza tappa di avvicinamento alle elezioni europee del 26
maggio, da tutti giudicate ormai come il momento di “redde rationem” per il
governo Lega – 5 Stelle.
Naturalmente in Basilicata erano presenti, al giudizio di
elettrici ed elettori, singoli punti specifici riguardanti la realtà locale, in
particolare al riguardo della sospensione dall’incarico e delle successiva
dimissioni del presidente uscente Pittella, esponente del PD, a causa di
un’inchiesta riguardante le gestione della sanità.
L’attenzione degli osservatori era però rivolta
principalmente a verificare se sarebbe proseguito il “trend” favorevole al
centro destra, e in particolare alla Lega,
già osservato in Abruzzo e in Sardegna.
Da questo punto di vista abbiamo avuto sicuramente una
conferma.
Andiamo però per ordine cercando si sviluppare un’analisi il
più possibile approfondita del voto lucano utilizzando,come al solito, le cifre assolute in luogo delle percentuali che
sempre ingannano rispetto alle effettive performance delle forze politiche.
Al fine di comprendere al meglio quanto è avvenuto sul piano
della crescita e/o della diminuzione del consenso rispetto ai diversi soggetti
sarà necessario anche provvedere ad una comparazione riguardante le elezioni politiche
2018 e quelle regionali e non soltanto fra le omologhe elezioni regionali
2013/2019.
Questo elemento è richiesto dal proseguire di una dato molto
elevato sul piano delle volatilità elettorale, di turno in turno, con l’entrata
in scena di soggetti diversi tra un’elezione e l’altra.
Prima di tutto è il caso di soffermarci sulla partecipazione
al voto.
Registriamo così un incremento nel totale dei voti validi
tra le elezioni regionali 2013 e quelle 2019 e una forte flessione tra le
elezioni politiche e – appunto – le regionali 2019.
Il 24 marzo 2019, infatti, hanno espresso voto valido per i
candidati presidenti 293.128 elettrici ed elettori su 573.970 aventi diritto:
le liste hanno ottenuto 286.937 voti validi. Da notare, sotto questo aspetto,
la differenza minima che si riscontra tra i voti per i candidati presidenti e i
voti per le liste: soltanto 6.191 di scarto a dimostrazione di un possibile
giudizio di forza espressa da parte delle liste, tra le quali figuravano (in
particolare sul versante del centro sinistra )diverse liste civiche locali.
Le elezioni regionali 2013 avevano visto 575.160 aventi
diritto, con 249. 483 voti validi per i candidati presidenti (nell’occasione 8
rispetto ai 4 del 2019) e 236.470 per le liste.
Si è registrato quindi un incremento di 43.645 suffragi a
favore dei candidati Presidenti e di 50.467 in favore delle liste.
In percentuale si è passati dal 51,07% del 2019 dal 43,37%
del 2013 per i presidenti (più 7,70%) e dal 49,99% per liste nel 2019 dal 41,11
(più 8,88%).
Il raffronto con le elezioni politiche 2018 conferma invece
la maggiore attrattività per elettrici ed elettori del turno elettorale
legislativo: il 4 marzo 2018 si erano avuti, in Basilicata per la Camera dei
Deputati, 313.719 voti validi ( 67.80%). Sotto questo aspetto le regionali 2019
hanno fatto registrare un calo percentuale nei voti validi del 16,73% rispetto
ai candidati presidenti e del 17,81% rispetto alle liste.
Il successo della candidatura Bardi per il centro destra è
stata sicuramente frutto di un incremento reale.
Il presidente eletto ha infatti avuto 123.339 voti rispetto
ai 48.370 voti ottenuti dalla candidatura Di Maggio nel 2013. Un incremento
quindi di 74.969 suffragi: un risultato giudicabile sicuramente di grande
rilievo in particolare se lo misuriamo anche in percentuale sul totale degli
aventi diritto: da questo punto di vista il centrodestra nel 2013 aveva toccato
la percentuale dell’8,39% salito al 21,48% nel 2019 (più 13,09%).
Esaminiamo allora l’andamento delle singole forze politiche
appartenenti al centro destra nei passaggi tra le regionali 2013, le politiche
2018, le regionali 2019.
Le Lega si è affermata come il partito di maggioranza
relativa: assente nella competizione del 2013, la Lega aveva ottenuto 19.704
voti alle politiche del 2018 salendo nel 2019 a 54.749 voti: un incremento di 35.045
suffragi.
Logico chiedersi una valutazione circa un possibile
passaggio di voti tra la Lega e Forza Italia .
Nelle regionali 2013 era presente però il PDL che ottenne
29.022 voti, Forza Italia nelle politiche 2018 da sola era salita a 38.906
suffragi e ne ha avuto 26.145 nelle regionali 2019. Il solo dato comparabile
con quello della Lega è quindi quello del calo di 12.761 voti fatto registrare
da Forza Italia. Un incremento parziale rispetto quindi a quello complessivo
fatto registrare dalla Lega tra il 2018 e il 2019.
Tanto più che appare in crescita anche Fratelli d’Italia
salita dai 12.033 voti delle regionali 2013 ai 17.076 delle regionali 2018
passando da un lieve calo che era stato fatto registrare nelle politiche 2018
(11.587 voti).
Erano presenti nello schieramento di centro destra anche due
liste civiche, quella emanazione diretta del candidato presidente e una liste
“Idea”: hanno assommato ben 23.217 voti, assolutamente decisivi per il successo
di Bardi.
Sul versante del centrosinistra il calo fatto registrare tra
la candidatura Pittella (2013) e quella Trerotola (2019) appare sicuramente
molto sensibile: da 148.696 voti a 97.206, con un meno 51.490 suffragi.
Sul totale degli aventi diritto Pittella aveva ottenuto il
25,82% mentre Trerotola si è fermato al 16,93% con un calo del 8,89% (questo dato però rafforza la valutazione di
un incremento reale fatto registrare dalla candidatura Bardi per la quale non
si può certo parlare, come in altre occasioni analoghe, di “vittoria in
discesa”: il centro destra incrementa sul serio e con il centro destra
incrementa la lista di maggior riferimento, in questo caso la Lega).
Il giudizio sulle liste che componevano l’alleanza di
centrosinistra appare molto complesso da sviluppare causa della presenza di molte liste civiche
locali che hanno funzionato da vero e proprio traino della coalizione.
Compresa la lista del presidente erano, infatti, presenti 4
liste locali che hanno ottenuto complessivamente 56.704 voti. Lo stesso PD si
era presentato accomunato dalla dizione: “Comunità democratiche”. Il PD ha così
ottenuto 22.316 voti, rispetto ai 58.730 voti realizzati nelle regionali 2013
poi scesi a 50.663 nelle politiche 2018. Nel 2013 era presente una lista del
presidente e un’altra lista civica per un totale di 51.873 voti.
La somma tra la lista del PD e quelle civiche nel 2013 aveva
totalizzato 110.243 voti. La somma tra la lista del PD e quelle civiche nel
2018 ha avuto 79.020 voti, con una flessione complessiva di 31.223 voti.
In entrambe le elezioni regionali, 2013 e 2019, era presenta
una lista del PSI che sei anni fa aveva avuto 17.680 voti calando,
nell’occasione di domenica scorsa a 10.871 con un significativo meno 6.809 voti.
Irrilevante, nel 2019, la presenza dei Verdi (nonostante che
ad esempio in Basilicata fosse stata molto forte la battaglia contro le
trivelle) fermi a 5.467 voti.
La maggiore curiosità di analisti e osservatori si
concentrava però sul risultato del Movimento 5 stelle che alle politiche 2018
avevano ottenuto 139.158 voti, un exploit del tutto eccezionale.
E’ necessario far rilevare come il M5S fosse già stato
presente nella competizione regionale del 2013 con la candidatura Pedicini: in
quell’occasione il candidato presidente ebbe 32.919 voti e la lista del
Movimento 21.219.
In effetti la candidatura Mattia presentata nel 2019 e la
relativa lista del movimento (senza alcun’altra lista collegata) hanno fatto
registrare un incremento rispetto al 2013 ottenendo 59.713 voti il candidato
presidente e 58.309 voti la lista (quasi una coincidenza numerica tra
candidatura a Presidente e lista).
Non si può però certo parlare di un successo considerata la
necessaria comparazione con le politiche 2018:
in questo caso il calo del Movimento è di 79.445 voti rispetto al
candidato presidente e di 80.849 rispetto alla lista.
Al fine di verificare al meglio il dato di volatilità
elettorale riguardante il Movimento 5 stelle nell’occasione delle elezioni
regionali 2019 in Basilicata, si può osservare la percentuale riferita al
totale degli iscritti nelle liste: alle politiche 2018 il Movimento 5 stelle ha
fatto registrare un 30,07% sceso nel 2019 al 10,40%. In effetti in 12 mesi il
suffragio rivolto al M5S si è ridotto dei 2/3.
Considerato il calo nel numero dei voti validi tra le
elezioni del 2018 e quelle del 2019 si può affermare che buona parte della
volatilità elettorale che ha interessato il M5S prima in entrata e successivamente
in uscita si rivolga ormai verso l’astensione, pur conservando il Movimento
stesso – se osserviamo invece – l’andamento tra le due elezioni regionali 2013
e 2019 una qual consolidata base elettorale.
Da valutare infine la quarta candidatura espressa dalla
sinistra.
In occasione delle regionali 2013 era presente una
candidatura Murante espressa da SeL: 12.888 voti per la candidatura a
presidente e 12.204 voti per la lista.
Registrato che LeU nelle politiche del 2018 aveva
incrementato il dato di Sel portandolo a 20.219 voti si registra, in sostanza,
un ritorno al 2013 in quanto nelle regionali 2019 la candidatura Tremutoli ha
avuto 12.870 voti e la lista di appoggio 12.083: quasi una identità perfetta
sul piano numerico tra 2013 e 2019.
In conclusione quali prime affrettate indicazioni possiamo
trarre dall’esito del voto in Basilicata:
1) Dal
punto di vista della partecipazione al voto le elezioni politiche continuano ad
attrarre elettrici ed elettori in numero maggiore rispetto alle altre
competizioni, e la flessione – da questo punto di vista- tra i 2018 e il 2019 è
stata netta;
2) Si
è notato un ravvicinamento tra i voti espressi per i candidati presidenti e
quelli per le liste: fenomeno frutto probabilmente dovuto alla presenza di
molte liste civiche (6 tra centro destra e centro sinistra, comprese quelle
intestate ai rispettivi candidati presidenti):
3) Il
successo del centro destra è stato dovuto ad un incremento reale di voti
ottenuto, in particolare, in misura rilevante dalla Lega che passa, in
percentuale sul totale degli aventi diritto, dal 4,25% del 2018 al 9,53% del
2019. Un raddoppio effettivo, quindi;
4) La
valutazione riguardante il centro sinistra, comunque in calo, e del risultato
che in questo ambito ha avuto il PD appare molto complessa per via della massiccia presenza di liste
d’appoggio ma si può ben intravedere che l’effetto – primarie ed elezione del
nuovo segretario non si è ancora consolidato;
5) La
volatilità elettorale continua ad interessare il movimento 5 stelle in una
misura molto rilevante, al punto da ridurne in 12 mesi la forza ad un terzo
effettivo rispetto al dato delle politiche 2018.
L
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