Lo scoppio della prima guerra mondiale e il crollo della
seconda Internazionale verificatosi nello stesso momento rappresentano due
fatti decisivi nella storia del movimento operaio internazionale: anzi c’è chi
sostiene che la “nostra” sconfitta storica si sia verificata proprio in quel
frangente.
Questa ricostruzione intende semplicemente ripristinare una
memoria degli avvenimenti susseguitisi tumultuosamente nei giorni precedenti lo
scoppio del conflitto e gli esiti immediati di quei fatti: la rigorosità
storica è garantita dai riferimenti bibliografici che si trovano in chiusura
del testo e che rappresentano sicuramente le fonti più autorevoli e importanti
a disposizione degli studiosi.
Andando per ordine.
Un congresso dell’Internazionale socialista avrebbe dovuto
riunirsi a Vienna nell’agosto del 1914, ma il 28 giugno l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al
trono austriaco, fu assassinato a Sarajevo.
Il governo austriaco consegnò alla Serbia il 23 luglio un
ultimatum in termini molto duri e inaccettabili cui seguì, cinque giorni dopo,
la dichiarazione di guerra.
Gli austriaci non avrebbero osato tanto se non avessero
avuto l’assicurazione di un intervento tedesco nel caso i russi si fossero
mossi in aiuto della Serbia, come, in effetti, avvenne.
A quel punto Francia e Gran Bretagna furono coinvolte nel
conflitto e tra il 1 Agosto giorno della dichiarazione di guerra della Germania
alla Russia e il 26 dello stesso mese, inizio della battaglia di Tannenberg sia
il fronte occidentale, sia quello orientale, sia quello balcanico erano già in
pieno movimento.
La grande guerra era cominciata e il movimento socialista
internazionale, invece di compiere tentativi unitari per fermarla, si era
diviso irreparabilmente.
Prima dell’effettivo scoppio della guerra si era deciso di
trasferire a Parigi il congresso dell’Internazionale già convocato, come si è
visto, a Vienna, ma il progetto fu poi definitivamente abbandonato.
Il 15 e 16 Luglio si svolse a Parigi uno speciale congresso
del Partito Socialista Francese, al quale presero parte anche vari dirigenti di
altri partiti socialisti europei: i russi Plechanov e Rubanovic, i belgi
Anseele e Wauters, l’olandese Vliegen e il tedesco Karl Liebknecht.
Il partito socialista francese si divise: da una parte
Vaillant e Jaures sostennero la necessità di proclamare uno sciopero generale
contro la guerra e dall’altra Guesde e (sorprendentemente) Hervè considerarono
impossibile organizzare uno sciopero europeo in contemporanea fra i diversi
paesi e avanzarono anche l’idea della necessità di difendere la presenza del
socialismo in Francia.
Il congresso terminò con una debole maggioranza a favore di
uno “sciopero generale, organizzato simultaneamente sul piano internazionale,
nei paesi interessati”.
Pochi giorni dopo, il 29 Luglio, quando l’Austria aveva già
dichiarato guerra alla Serbia, l’Ufficio internazionale socialista tenne a
Bruxelles una riunione di emergenza alla quale parteciparono: Jaures, Guesde,
Vaillant, Sembat e Longuet per la Francia, Viktor e Friederich Adler per
l’Austria, Burian e Nemec per l’Ungheria e la Boemia, Rubanovic per la Russia,
Vandervelde per il Belgio, Oddino Morgari per l’Italia, Hardie, Glasier e
Irving per la Gran Bretagna, Haase presidente dell’SPD e del gruppo al
Reichstag per la Germania. Era presente anche Rosa Luxemburg in rappresentanza
del partito polacco.
Su mozione di Haase fu deciso di convocare per il 9 Agosto
una sessione speciale del congresso dell’Internazionale.
Ma a quella riunione austriaci e ungheresi dichiararono che
la guerra contro la Serbia era molto popolare in Austria e che i socialisti non
erano in condizione di potersi opporre, anche se avevano protestato per il tono
dell’ultimatum inviato alla Serbia il 23 luglio, cui era seguita la
dichiarazione di guerra.
L’assemblea uscì sconcertata da queste dichiarazioni ma
Haase sostenne che il partito tedesco si sarebbe opposto a un intervento della
Germania anche nel caso in cui la Russia avesse dichiarato guerra all’Austria.
Nel corso di una grande manifestazione pubblica che si tenne subito dopo la riunione, Haase
nel suo comizio ribadì la posizione fermamente contraria alla guerra da parte
dell’SPD sollevando vere e proprie ovazioni da parte della folla presente.
La risoluzione approvata dall’Internazionale invitava tutti
i movimenti operai dei paesi interessati a intensificare le dimostrazioni
contro la guerra esercitando tutta la pressione di cui potevano essere capaci
per impedirla.
Dopo un’altra riunione, tenuta la mattina del 30 Luglio, i
delegati tornarono nei rispettivi paesi.
Il giorno seguente, 1 Agosto, Jaures con una delegazione del
Partito Socialista Francese cercò, invano, di farsi ricevere dal Primo Ministro
l’ex-socialista Viviani: la sera stessa il grande dirigente socialista fu
assassinato da un giovane reazionario mentre cenava in un ristorante assieme ai
compagni della redazione dell’Humanitè.
La morte di Jaures fu un terribile colpo per i socialisti
non soltanto francesi ma d’ogni paese.
Jaures era stimato e ammirato quasi universalmente.
Anche Rosa Luxemburg che pure sul piano politico lo
avversava fieramente, era una sua grande ammiratrice e amica personale.
La sua fine improvvisa lasciò i socialisti francesi senza
guida, perché né Guesde, né Vaillant avevano una statura sufficiente per
occuparne il posto.
Ormai però il precipizio verso la guerra era spalancato: i russi avevano deciso di
intervenire contro l’Austria, e il governo tedesco di dichiarare guerra alla
Russia, come, infatti, accadde immediatamente il giorno seguente la morte di
Jaures.
Lo stesso 1 Agosto arrivò a Parigi Hermann Muller in qualità
di rappresentante dell’SPD, era accompagnato dal belga Henri De Man ma lo scopo
della sua missione non era quello di fare proposte concrete ma semplicemente di
scambiare informazioni.
Muller sostenne che il partito tedesco non avrebbe votato a
favore al riguardo dei crediti di guerra, ma che nel partito esisteva una forte
tendenza favorevole all’astensionismo.
In Germania, precisò Muller, la guerra appariva agli occhi
di molti come una crociata condotta dalla Germania contro la barbarie russa: la
colpa del conflitto avrebbe comunque dovuto essere attribuita alle classi
dominanti di tutte le potenze imperialistiche.
Il giorno dopo la Germania invadeva il Belgio e l’effetto di
ciò fu che praticamente tutti i socialisti belgi abbracciarono la causa della
difesa nazionale: due giorni dopo, il 4 Agosto, scese in guerra anche la Gran
Bretagna.
Quello stesso giorno il Reichstag votò i crediti di guerra e
i socialdemocratici votarono compatti a favore.
Ciò non significava che fossero tutti d’accordo: nella
riunione del gruppo parlamentare 14 deputati su 111 si erano dichiarati
contrari.
Ma poi la minoranza guidata da Haase si inchinò alla
disciplina di partito: anche Liebknecht, che poi avrebbe assunto posizioni
radicalmente diverse, si adeguò in questa occasione alla volontà della
maggioranza.
I tedeschi si erano impegnati contro la guerra ma mai
avevano pensato di oltrepassare i limiti costituzionali ed erano stati sempre
contrari alla proposta di reagire attraverso azioni di sciopero come pure a
ogni idea di protesta di tipo insurrezionale.
Il governo tedesco, nel valutare le possibili reazioni della
classe operaia, contò sull’intensità dei sentimenti antirussi diffusi nella
società: la grande maggioranza dei socialdemocratici si sarebbe limitata a
protestare, senza rivolte o scioperi che potessero ostacolare la mobilitazione
o bloccare i rifornimenti bellici.
In Russia c’erano stati, nel mese di luglio, grandi scioperi
e manifestazioni contro la guerra.
Ma anche in Russia i socialisti erano divisi e ci fu
un’ondata di patriottismo panslavo non appena la Germania dichiarò guerra alla
Russia.
I socialdemocratici in esilio come Lenin rimasero
tenacemente contrari alla guerra, ma soltanto una piccola minoranza concordò
con lui nell’idea che la guerra potesse essere il mezzo per scatenare la
rivoluzione in Russia e nel mondo, e si mostrò disposta ad adottare una
politica disfattista come parte del progetto rivoluzionario.
In nessuno dei cinque principali Stati che scesero in guerra
nel 1914 l’esistenza di un movimento socialista esteso e organizzato non servì
per impedire la guerra.
Le responsabilità maggiori debbono essere assegnate,
comunque, ai tedeschi e agli austriaci perché l’Austria e la Germania erano i
paesi aggressori.
Naturalmente, anche adesso a distanza di un secolo, è
necessario considerare la situazione nel suo complesso.
La guerra rappresentò la fase finale di una guerra fredda
internazionale molto complessa, che si protraeva ormai da parecchi anni: dietro
la controversia austro – serba c’era la lunga storia delle rivalità
imperialistiche nei Balcani; tra Gran Bretagna e Germania c’era la lotta per
l’influenza coloniale, nell’Europa Occidentale era ancora aperta, dal 1870, la
questione dell’Alsazia – Lorena.
Mentre la situazione andava precipitando in Francia il 26
agosto due socialisti, Guesde e Sembat, erano entrati nel governo Viviani
mentre in Belgio Vandervelde era già entrato nel governo il 4 agosto.
In Gran Bretagna l’ingresso dei laburisti nel governo
avvenne soltanto nel maggio 1915.
Negli altri paesi belligeranti (esclusa l’Italia entrata in
guerra nel maggio del 1915) l’entrata dei socialisti al governo si ebbe
soltanto dopo moti rivoluzionari: in Russia nel 1917 con la rivoluzione di
febbraio e in Germania e in Austria dopo la fine della guerra.
Dopo il convegno di Bruxelles del luglio 1914 la Seconda
Internazionale cessò di funzionare come espressione collettiva della politica
internazionale socialista.
Il segretario dell’Internazionale, il belga Camille Huysmans
trasferì il quartier generale dell’organizzazione in Olanda cercando di
mantenere rapporti con i partiti sia nei paesi belligeranti, sia in quelli
rimasti neutrali.
Nel gennaio del 1915 si riunì a Copenaghen una conferenza
dei partiti socialisti dei paesi neutrali che sollecitò l’Ufficio
internazionale a convocare una conferenza internazionale.
Il mese successivo si riunì a Londra la prima di una serie
di conferenze dei socialisti alleati, mentre una conferenza dei socialisti
delle Potenze Centrali si tenne a Vienna nel 1915.
Nel marzo del 1915 soprattutto per iniziativa di Klara
Zetkin, si tenne a Berna una conferenza internazionale delle donne socialiste
da cui uscirono risoluzioni che chiedevano la fine immediata del conflitto.
Durante questa assemblea, sotto l’influenza di Lenin, i
socialdemocratici russi si staccarono chiedendo una completa rottura col
“socialsciovinismo” e la costituzione di
una nuova Internazionale.
Nel frattempo Grimm, insieme a Morgari, del Partito
socialista italiano, persisteva nel tentativo di convincere i dirigenti della
Seconda Internazionale a convocare i partiti affiliati all’Internazionale.
Poiché essi si rifiutavano, gli italiani decisero di prendere
l’iniziativa e indissero una conferenza con lo scopo non di formare una nuova
Internazionale, ma di ristabilire i rapporti internazionali e di promuovere
un’azione comune per la pace.
Da questa iniziativa scaturì la conferenza di Zimmerwald del
settembre 1915, generalmente considerata la precorritrice della Terza Internazionale.
Lenin, che partecipò alla conferenza propose di procedere
subito alla costituzione della nuova Internazionale, ma non riuscì a imporsi né
a Zimmerwald né alla conferenza successiva che si tenne a Kienthal nell’aprile
del 1916.
Entrambe queste assemblee furono rappresentative di un
diverso ventaglio di posizioni, da chi pensava alla guerra come occasione
rivoluzionaria a chi puntava a una “pace negoziata”.
A Zimmerwald i
delegati francesi e tedeschi, Merrheim e Bourderon della CGT, George Ledebour e Adolf Hoffmann della
minoranza tedesca firmarono una comune dichiarazione di fratellanza, che
comprendeva una denuncia della violazione della neutralità belga scritta dallo
stesso delegato tedesco Ledebour.
Trockij, insieme a Grimm e alla olandese Henriette Roland –
Holst stese la dichiarazione principale di quella stessa conferenza e Lenin la
sottoscrisse dopo che la sua proposta era stata respinta con 19 voti contro 12.
Da Zimmerwald e Kienthal uscirono così, ancora in precedenza
allo scoppio della rivoluzione russa, due orientamenti diversi per la ripresa
dell’azione socialista a livello internazionale.
Il primo, sostenuto dai partiti dei paesi neutrali, in mano
ad un comitato scandinavo – olandese di cui erano i principali esponenti il
norvegese Branting e l’olandese Troelstra avrebbe tentato, vanamente, di
convocare a Stoccolma una conferenza socialista per la pace alla quale si
sperava di far partecipare i partiti socialisti di entrambi i gruppi
belligeranti.
Il secondo punto di vista, quello legato all’istanza
leninista della guerra come fattore rivoluzionario, avrebbe rappresentato l’elemento
politico sul quale si sarebbe poi fondata la Terza Internazionale, all’indomani
della vittoria dei bolscevichi.
Era maturata una vera
e propria svolta sul piano della filosofia politica: Lenin aveva introdotto con
grande forza il filone teorico anti-evoluzionista e anti – determinista che
avrebbe poi avuto, proprio in Italia un
forte sviluppo innovando fortemente la tradizione del socialismo
italiano in particolare attraverso le opere e la figura di Antonio Gramsci,
fondatore con Amadeo Bordiga del Partito Comunista.
Non è questo, però, l’oggetto di questo abbozzo di
ricostruzione storica.
Non rimane, infatti, da aggiungere che il crollo della
Seconda Internazionale nel 1914 poteva essere previsto. Senza dubbio, argomenta G.D.H Cole nella sua “Storia
del pensiero socialista”, lo avevano previsto i governi delle grandi potenze
che scesero in guerra senza preoccuparsi affatto delle minacce dei socialisti.
Fin dal congresso di Stoccarda del 1907 e poi da quello di
Copenaghen del 1910 si era visto chiaramente che l’Internazionale non aveva una
linea coerente capace d’impedire veramente la guerra.
Un’effettiva
resistenza si sarebbe potuta opporre solo se i partiti socialisti
fossero stati in grado di richiamare i propri scritti nel rifiutare la chiamata
alle armi, attraverso un grande sciopero
internazionalista.
Questo punto non fu mai preso in seria considerazione dai
gruppi dirigenti, in ispecie da quello francese e da quello tedesco.
Da lì originarono sia la rovina della Seconda Internazionale
sia, attraverso la concezione della guerra come fattore rivoluzionario, la
vittoria della rivoluzione bolscevica: la storia aveva così definitivamente
cambiato pagina.
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