Riforma, in “Neolingua” è il vocabolo che nel
“Bipensiero” sottende anche la parola controriforma. Perché sprecare fiato quando
con un unico concetto, posizionato opportunamente nell’articolazione semantica,
si può sottendere tutto ed il contrario di tutto. Questa è la sfida che oggi ci
si appresta a combattere, armati della potenza della “Neolingua” e dell’arma
infallibile del “Bipensiero” solidalmente uniti ad una consistente dose di
strafottenza, sfacciataggine e cinismo che non guastano mai.
La caduta dei principi etici che erano state
le linee guida all’indomani del secondo conflitto mondiale, la rinuncia ad una
progettualità complessiva di crescita e sviluppo, l’abdicazione di quote
consistenti di sovranità, voluti dai “Padroni del Vapore” ed attuati da chi
alla progettualità ha scelto l’opportunismo e l’indebito arricchimento, hanno
generato quello che chiamerei, parafrasando altri, il “Socita – Socialismo
italiano”.
Non è che all’Italia politica mancasse la fantasia,
non dimentichiamo il fascismo, originale invenzione delle nostre amate lande,
ma arrivare al “Socita” le meningi sono state robustamente spremute; di questo
bisogna darne e prenderne doverosamente atto.
In Italia oggi, la semplificazione semantica è
il traguardo del “Bipensiero”. Democrazia deve sottendere totalitarismo, libertà
deve diventare sinonimo di repressione, diritto deve essere il sostantivo che
individua la prevaricazione, e così via lungo la china fino ad arrivare alla
parola giustizia che maschera persecuzione. Se poi democrazia, libertà diritto,
giustizia diventano di fatto termini privi di rappresentatività non ha
importanza, l’importante è che il “Bipensiero” abbia raggiunto il suo
obbiettivo permettendo al “Partito” di dominare complessivamente la vita del
popolo oggetto delle sue fraterne attenzioni e del suo profondo amore e
permettendo ai “Padroni del Vapore” un sempre maggiore arricchimento sulle
spalle dei “Prolet”.
Dove iniziare questa monumentale opera di sfruttamento
e costruzione del potere se non dallo smantellamento di quanto di più fastidioso
esiste? Si proprio dalla Carta Costituzionale e dagli organi rappresentativi la
democrazia. Primo fra tutti il Senato della Repubblica, la cui trasformazione
in una stalla protetta, all’interno della quale poter stoccare impunemente la
feccia politica italiana mettendola al riparo da ogni attacco, principalmente
da quelli operati della Magistratura, diventa la pietra “Cantonale” del
progetto. Solo garantendo assoluta impunità si ottiene il consenso necessario
al proseguimento dell’opera.
La brutalità tecnocratica, fugacemente
chiamata sulla scena con l’incarico di decespugliamento del “tracciolino”,
doveva essere sostituita da quella legale supportata dal consenso “democratico”
da una minoranza imbelle, casa esattamente avvenuta con la farsa elettorale
celebrata utilizzando una legge incostituzionale.
Il fallimento, successivo alle elezioni, della
prima fase concretamente progettuale dovuta all’incapacità e sciatteria di
colui che avrebbe dovuto essere il coordinatore e direttore del progetto, ha convinto
i “Padroni del Vapore” ad ordinarne la sostituzione imponendo alla guida del
grande progetto innovatore, la nomina di un giovane, di bella presenza e di
gentile aspetto, esterno all’arco parlamentare. Costui completamente asservito
ai voleri ed alle richieste Imperiali, spinto da giovanile ed energico cipiglio
ha iniziato l’opera, partendo proprio dall’eliminazione e trasformazione del
Senato della Repubblica, in luogo di ritrovo e ristoro.
Con la proposta e successiva approvazione di
una nuova Legge Elettorale cerca di rendere l’altra Camera pura espressione
politica priva di rappresentatività e “libero arbitrio”, utilizzando all’uopo la
concessione di premi di maggioranza, alte soglie limiti di esclusione e, udite
udite, assicurando la non elettività dei singoli componenti ma la loro nomina;
unico modo per legare la fedeltà dei soggetti alle proprie segreterie politiche,
il tutto in barba alla recente sentenza dell’Alta Corte che ha posto dei
paletti di rappresentatività democratica e di libertà di espressione.
Il “Socita” con il varo e l’approvazione di
queste due elementari “Riforme” potrà garantirsi il completo controllo
dell’intero processo politico attraverso il quale poter soddisfare le pressanti
e continue richieste dei “Padroni del Vapore” i quali nella baldoria
dell’allegra “finanza creativa” gestiscono una bolla finanziaria di ben 630.000
volte il PIL mondiale, il cui mantenimento ha bisogno di continuo sostentamento
monetario. Proprio lo stesso sostentamento necessario al mantenimento
dell’illegale “Piramide Ponzi”.
Ecco la necessità della “Neolingua” come
strumento determinante del “Bipensiero” costruttore di quelle garanzie
“democratiche, libertarie, di diritto e giustizia” indispensabili al mantenimento
del potere da parte del “Partito”.
Noi “Prolet”, dopo i meravigliosi
stravolgimenti in corso, dovremo essere sereni e felici della concreta certezza
che da tutto questo potrà, anzi dovrà nascere una carismatica figura che avrà
l’ingrato compito di farsi carico delle nostre umane richieste, necessariamente
modiche, poco sociali e principalmente plausibili con le residue possibilità di
spesa, rimaste dopo il primario soddisfacimento delle improrogabili esigenze e
richieste dei “Padroni del Vapore”. Figura carismatica che attraverso un duro
ed ininterrotto lavoro dovrà garantire il soddisfacimento dei desideri dei
“Prolet”.
Oggi questa figura, questo “Grande Fratello”
la cui serena e pacifica immagine dovrà essere esposta in ogni angolo della
nostra bella Italia per dare concretezza al “Partito” e tranquillità ai
“Prolet”, potrebbe avere l’aspetto di un augusto vecchietto ultraottantenne con
evidenti segni di Alzaimer mascherati da il bonario sorriso da ebete di chi si
chiede cosa ci sta a fare nel posto che occupa visto che non afferra il senso
della propria presenza.
Mentre domani la stessa figura di “Grande
Fratello” potrebbe essere diversa, potrebbe essere quella di un giovane di
bella presenza e di gentile aspetto pure esso con sorriso da ebete e due occhietti
dai quali traspare da uno ingordigia ed avidità e dall’altro semichiuso ironia
e stupidità.
Similmente a quanto, per altri versi avvenne,
con quella immagine stampigliata sui muri di un tragico e buffonesco personaggio
da operetta che ha regalato all’Italia oltre quattrocentomila morti.
Oggi come allora noi “Prolet” seduti su una
panchina un po’ per stanchezza un po’ per pigrizia ammirando con compiacimento
le immagini avremo il diritto nella contentezza di esclamare: “Quanto siamo
fortunati, noi riposiamo e ci godiamo la vita sapendo che c’è sempre il nostro
Grande Fratello che lavora per noi.”
Un abbraccio Compagni e non
dimentichiamo la Palestina.
Vincenzo
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