sabato 26 luglio 2014

1984 - 2014 di Vincenzo Facciolo




Riforma, in “Neolingua” è il vocabolo che nel “Bipensiero” sottende anche la parola controriforma. Perché sprecare fiato quando con un unico concetto, posizionato opportunamente nell’articolazione semantica, si può sottendere tutto ed il contrario di tutto. Questa è la sfida che oggi ci si appresta a combattere, armati della potenza della “Neolingua” e dell’arma infallibile del “Bipensiero” solidalmente uniti ad una consistente dose di strafottenza, sfacciataggine e cinismo che non guastano mai.

La caduta dei principi etici che erano state le linee guida all’indomani del secondo conflitto mondiale, la rinuncia ad una progettualità complessiva di crescita e sviluppo, l’abdicazione di quote consistenti di sovranità, voluti dai “Padroni del Vapore” ed attuati da chi alla progettualità ha scelto l’opportunismo e l’indebito arricchimento, hanno generato quello che chiamerei, parafrasando altri, il “Socita – Socialismo italiano”.
Non è che all’Italia politica mancasse la fantasia, non dimentichiamo il fascismo, originale invenzione delle nostre amate lande, ma arrivare al “Socita” le meningi sono state robustamente spremute; di questo bisogna darne e prenderne doverosamente atto.

In Italia oggi, la semplificazione semantica è il traguardo del “Bipensiero”. Democrazia deve sottendere totalitarismo, libertà deve diventare sinonimo di repressione, diritto deve essere il sostantivo che individua la prevaricazione, e così via lungo la china fino ad arrivare alla parola giustizia che maschera persecuzione. Se poi democrazia, libertà diritto, giustizia diventano di fatto termini privi di rappresentatività non ha importanza, l’importante è che il “Bipensiero” abbia raggiunto il suo obbiettivo permettendo al “Partito” di dominare complessivamente la vita del popolo oggetto delle sue fraterne attenzioni e del suo profondo amore e permettendo ai “Padroni del Vapore” un sempre maggiore arricchimento sulle spalle dei “Prolet”.

Dove iniziare questa monumentale opera di sfruttamento e costruzione del potere se non dallo smantellamento di quanto di più fastidioso esiste? Si proprio dalla Carta Costituzionale e dagli organi rappresentativi la democrazia. Primo fra tutti il Senato della Repubblica, la cui trasformazione in una stalla protetta, all’interno della quale poter stoccare impunemente la feccia politica italiana mettendola al riparo da ogni attacco, principalmente da quelli operati della Magistratura, diventa la pietra “Cantonale” del progetto. Solo garantendo assoluta impunità si ottiene il consenso necessario al proseguimento dell’opera.

La brutalità tecnocratica, fugacemente chiamata sulla scena con l’incarico di decespugliamento del “tracciolino”, doveva essere sostituita da quella legale supportata dal consenso “democratico” da una minoranza imbelle, casa esattamente avvenuta con la farsa elettorale celebrata utilizzando una legge incostituzionale.
Il fallimento, successivo alle elezioni, della prima fase concretamente progettuale dovuta all’incapacità e sciatteria di colui che avrebbe dovuto essere il coordinatore e direttore del progetto, ha convinto i “Padroni del Vapore” ad ordinarne la sostituzione imponendo alla guida del grande progetto innovatore, la nomina di un giovane, di bella presenza e di gentile aspetto, esterno all’arco parlamentare. Costui completamente asservito ai voleri ed alle richieste Imperiali, spinto da giovanile ed energico cipiglio ha iniziato l’opera, partendo proprio dall’eliminazione e trasformazione del Senato della Repubblica, in luogo di ritrovo e ristoro.
Con la proposta e successiva approvazione di una nuova Legge Elettorale cerca di rendere l’altra Camera pura espressione politica priva di rappresentatività e “libero arbitrio”, utilizzando all’uopo la concessione di premi di maggioranza, alte soglie limiti di esclusione e, udite udite, assicurando la non elettività dei singoli componenti ma la loro nomina; unico modo per legare la fedeltà dei soggetti alle proprie segreterie politiche, il tutto in barba alla recente sentenza dell’Alta Corte che ha posto dei paletti di rappresentatività democratica e di libertà di espressione.
Il “Socita” con il varo e l’approvazione di queste due elementari “Riforme” potrà garantirsi il completo controllo dell’intero processo politico attraverso il quale poter soddisfare le pressanti e continue richieste dei “Padroni del Vapore” i quali nella baldoria dell’allegra “finanza creativa” gestiscono una bolla finanziaria di ben 630.000 volte il PIL mondiale, il cui mantenimento ha bisogno di continuo sostentamento monetario. Proprio lo stesso sostentamento necessario al mantenimento dell’illegale “Piramide Ponzi”.
Ecco la necessità della “Neolingua” come strumento determinante del “Bipensiero” costruttore di quelle garanzie “democratiche, libertarie, di diritto e giustizia” indispensabili al mantenimento del potere da parte del “Partito”.
Noi “Prolet”, dopo i meravigliosi stravolgimenti in corso, dovremo essere sereni e felici della concreta certezza che da tutto questo potrà, anzi dovrà nascere una carismatica figura che avrà l’ingrato compito di farsi carico delle nostre umane richieste, necessariamente modiche, poco sociali e principalmente plausibili con le residue possibilità di spesa, rimaste dopo il primario soddisfacimento delle improrogabili esigenze e richieste dei “Padroni del Vapore”. Figura carismatica che attraverso un duro ed ininterrotto lavoro dovrà garantire il soddisfacimento dei desideri dei “Prolet”.
Oggi questa figura, questo “Grande Fratello” la cui serena e pacifica immagine dovrà essere esposta in ogni angolo della nostra bella Italia per dare concretezza al “Partito” e tranquillità ai “Prolet”, potrebbe avere l’aspetto di un augusto vecchietto ultraottantenne con evidenti segni di Alzaimer mascherati da il bonario sorriso da ebete di chi si chiede cosa ci sta a fare nel posto che occupa visto che non afferra il senso della propria presenza.
Mentre domani la stessa figura di “Grande Fratello” potrebbe essere diversa, potrebbe essere quella di un giovane di bella presenza e di gentile aspetto pure esso con sorriso da ebete e due occhietti dai quali traspare da uno ingordigia ed avidità e dall’altro semichiuso ironia e stupidità.
Similmente a quanto, per altri versi avvenne, con quella immagine stampigliata sui muri di un tragico e buffonesco personaggio da operetta che ha regalato all’Italia oltre quattrocentomila morti.
Oggi come allora noi “Prolet” seduti su una panchina un po’ per stanchezza un po’ per pigrizia ammirando con compiacimento le immagini avremo il diritto nella contentezza di esclamare: “Quanto siamo fortunati, noi riposiamo e ci godiamo la vita sapendo che c’è sempre il nostro Grande Fratello che lavora per noi.”

Un abbraccio Compagni e non dimentichiamo la Palestina.
Vincenzo

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