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| Pawel Kuczynski: Cleaning |
Ieri si è svolta l’assemblea nazionale della Lista Tsipras nel corso della quale si è evidenziato ancora una volta quella sorta di “blocco politico” che ormai da molti anni attanaglia la sinistra italiana.
Ogni
iniziativa assunta dalla sinistra italiana appare vincolata a mosse tattiche
dipendenti da altri soggetti e alla convenienze di collocazione di un “ceto
politico” ormai disperatamente dipendente dalle scadenze elettorali.
Un “blocco
politico” che ormai coinvolge anche quei settori della sinistra che dovrebbero,
nelle intenzioni dei loro promotori, svolgere un ruolo di avanguardia come nel
caso di Ross@. All’interno di Ross@ insistono ritardi ed esitazioni che non
derivano semplicemente da fattori soggettivi derivanti dalle storie diverse e
dalla volontà di autoconservazione dei soci fondatori, ma dalla carenza di una
volontà e di una capacità di analisi effettiva dello stato di cose in atto e
dalla conseguente assunzione di adeguati livelli di responsabilità politica.
Un esempio
evidente di questa situazione lo si è avuto proprio nel corso della stessa
Assemblea della Lista Tsipras laddove il dibattito si è avvitato sulla prossima
scadenza elettorale delle Regionali, nel prossimo autunno in Calabria e in
Emilia e nella primavera del 2015 nella maggior parte delle altre Regioni e
sulle ipotesi di alleanza con il PD , al punto che è stata affermata una sorta
di “liberi tutti” allo scopo di preservare una possibile “unità” per le future
elezioni politiche, da realizzarsi
evidentemente sotto forma di “cartello” utile soltanto per scavalcare quel
“quorum” che sarà stabilito dalla versione definitiva dell’Italicum.
Addirittura l’eurodeputata
Forenza ha teorizzato l’autonomia delle “alleanze sociali” presenti sul
territorio nel determinare il “posizionamento politico”, ovviamente variabile a
seconda delle circostanze. Se questa è una linea di pensiero e non una semplice
“boutade” siamo di fronte ad una idea un rovesciamento del rapporto tra
soggettività politica e istanze sociali che suscita davvero forti dubbi per il
futuro.
Alla fine
dell’Assemblea è stata lanciata la proposta di
progettare un “New Deal” della democrazia, del lavoro, della cultura in
Italia e in Europa.
In questo
modo l’unica prospettiva concreta appare essere quella di una serie d’iniziative
comuni, con qualche bel dibattito e qualche passeggiata romana, per poi –
appunto – azzannarsi sull’osso di ogni scadenza elettorale.
Nessuna idea
di costruzione di soggettività, nemmeno un accenno alla necessità di affrontare
il tema dell’apparente obsolescenza (indotta dall’ideologia dell’avversario)
del tema del partito politico, nessuna analisi di fondo al riguardo della
situazione italiana.
Proviamo
allora a riassumerla questa situazione italiana caratterizzata dall’impoverimento
generale, dalla disoccupazione, dalla precarietà, dal disfacimento dello stato
sociale, dallo spreco della finanza pubblica, dalla corruzione in un Paese dove
intere zone geografiche e parti dell'economia sono in mano al malaffare, delle
spartizioni, dal soggiacere ai diktat europei, dall'essenza di ruolo e di
tensione anche morale rispetto ai grandi conflitti che agitano il mondo, dall'indifferenza
verso l'emigrazione dei disperati... Serve altro?
In questo
quadro drammatico il PD cerca di costruire un potere (oligarchico? personale?)
fine a se stesso, che ha come confine il potere stesso con il compito di
insabbiare la domanda sociale ed eluderla nel mare della piaggeria dei mezzi di
comunicazione di massa.
Questa è la
situazione italiana, nel quadro europeo e nella realtà della quotidianità
vissuta.
Una realtà italiana di cui il PD è
l’architrave nella costruzione di un vero e proprio regime all’interno del
quale gli altri attori politici sono comprimari o di risulta, con un sistema di
regole elaborate per oltrepassare la Costituzione Repubblicana e funzionare da
semplice supporto per la conservazione e la ri-perpetuazione della forma–data
del potere.
Dobbiamo
interrogarci allora su di un punto: l’analisi fin qui sviluppata può essere
considerata realistica? Se sì, anzi un poco al ribasso come siamo convinti, la
risposta può essere una soltanto: quella della messa in campo sul piano
politico e sociale di un’adeguata forma di opposizione, opposizione che può
essere agita soltanto attraverso l’organizzazione fornita da un partito la cui
identità, nel solco della storia e della tradizione della sinistra italiana ed
europea, non potrà che essere fornita dai necessari elementi di progetto sui
quali agire assieme l’idea di opposizione e di alternativa.
Non ci si può
limitare al pensiero che iniziativa dopo iniziativa, passeggiata dopo
passeggiata prenda forma una qualche soggettività politica: non è che
allargando il campo dei partecipanti al controsemestre europeo si ottiene,
automaticamente, una maggiore incisività sul piano generale.
La sinistra
italiana ha bisogno di guardare in faccia almeno quattro elementi che nel
recente passato ne hanno causato un rapido declino coinciso, naturalmente, con
l’intensificarsi dell’attacco dell’avversario portato avanti su tutti i
terreni, istituzionale, sociale, politico, culturale: attacco non riconosciuto
nei suoi termini, anzi introiettato nei suoi contenuti tossici da parti
consistenti della sinistra stessa, nel quadro di un processo riconoscibile come
di vera e propria “rivoluzione passiva”.
I quattro
elementi sono : l’accettazione piena e supina del concetto di personalizzazione
della politica; la “svolta” governista a livello centrale e a livello locale,
in una fraintesa “politica delle alleanze” con un esito micidiale soprattutto a
livello locale sulla qualità del personale politico; l’assunzione, del tutto
distorta e subalterna, del rapporto con i movimenti a partire dalla deleteria
“discesa” di Rifondazione Comunista all’interno del Genoa Social Forum;
l’adeguarsi della CGIL alla linea della concertazione filo-governativa che ne
ha causato un vero e proprio crollo, dal quale pare non si possa neppure
rialzarsi per pensare a un nuovo sindacato confederale di classe, come sarebbe
invece necessario.
Quale può
essere il luogo politico dove questi elementi, questi veri e propri nodi
gordiani, possono essere produttivamente affrontati ?
Non certo
all’interno di un’Assemblea che riunisce i partecipanti a un cartello
elettorale (c’è un vizio di fondo) oppure all’interno di un “club” che riunisce
elementi dalla provenienza diversa intenti a discutere con occhi e orecchi
rivolti verso la loro nicchia di provenienza, attenti soltanto a non perdere le
piccole fette di potere che derivano, appunto, da quel luogo d’origine.
Queste due vicende,
quelle di più diretta attualità, ci fanno affermare dell’esistenza di un vero e
proprio “blocco politico”,
Come può
essere superato?
Attraverso l’espressione e la compiuta definizione dei due
elementi fin qui richiamati e strettamente connessi tra di loro : l’opposizione
e il partito.
Cioè un partito per l’opposizione.
Può nascere
un progetto politico di questo tipo?
Non basterà la discussione di merito, del
resto già provvista sufficientemente di elementi progettuali di buon livello.
Servirà anche individuare il metodo giusto: e a questo obiettivo dovrebbero
essere dedicati impegno, riflessione, iniziativa ben più serrati di quanto non
stia accadendo.
Si tratta di
trovare lucidità e forza per stabilire le giuste coordinate per far crescere un
movimento politico reale.

3 commenti:
Ho seguito l' Assemblea della Lista Tsipras. I lavori delle plenarie e il gruppo che in poche ore doveva discutere di quattro enormi temi Europa-Migrazioni-Guerra e pace-Mediterraneo. Ci sono molti compagni in tutta Italia che vorrebbero lavorare a questo progetto e ci sono nodi che non vedo come possano essere superati (vedi le alleanze locali con il Pd). Nella plenaria Torelli ha illustrato i lavori di un gruppo che doveva discutere del prossimo autunno ed ha raccontato di una ottima accoglienza riservata a Cremaschi intervenuto per invitare la Lista all' assemblea di settembre per il controsemestre. C' è il ceto politico movimentistico che viene da Genova 2001, ma ci sono molti giovani ed la Lista ha avuto il voto di molti ragazzi. La sinistra nel nostro paese è estremamente frammentata, abbiamo tre mini sinistre: area Tsipras, area Controsemestre popolare, area solo movimentistica. Sono tre mini-sinistre che possono convergere su alcuni temi enormi come quello del lavoro precario o delle riforme istituzionali che restringono gli spazi democratici. poi ci possono essere moltissime lotte dove convergere, localmente o a livello nazionale. Ognuno di noi ha le sue idee, ma la situazione credo proprio che sia questa e alcune battaglie che si possono affrontare insieme sono importantissime. La più urgente ORGANIZZARE UNA CAMPAGNA NAZIONALE PER FERMARE LA DISTRUZIONE DI GAZA E DEI SUOI ABITANTI. Marco Palombo
D'accordo sulla centralità della Palestina, ma vi è una priorità da affontare subito ed è quella dell'emergenza democratica in Italia. Una situazione che meriterebbe un moto di piazza come fu Luglio'60. Grazie Franco Astengo
"Una situazione che meriterebbe un moto di piazza come fu Luglio'60". ASSOLUTAMENTE d'accordo, Franco. E l'ho anche scritto nella mia memoria "Agire politico ecc." su ROSS@.
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