Alla fine è stato annullato il previsto incontro tra il
razzista Borghezio e il rappresentante del PD Brando Benifei che doveva
svolgersi nel corso della Festa dell’Unità di Nova Milanese: si sono verificate
prese di distanza da varie parti e, forse, ha vinto un po’ di sano senso di
vergogna. Ma che nel programma l’incontro fosse previsto e, quindi, che
qualcuno nel PD avesse avuto l’idea rimane come fatto non semplicemente di
cronaca ma politico a tutto tondo.
E come tale necessitante di un’attenta riflessione.
Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Violante e
dei “figli di Salò” ma la lunga marcia verso la dismissione dei valori dell’antifascismo
è proseguita senza soste e senza eccessivi contrasti, nel quadro del degrado
etico – culturale evidenziatosi in larghi settori del ceto politico: all’insegna
della criminalizzazione delle ideologie è così passata l’ideologia del disimpegno
e del trasformismo.
Tutto questo insieme di negative vicende ha trovato il suo
apice qualche giorno fa con il ricordo che il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano ha voluto dedicare all’ex-segretario del neo-fascista MSI,
Giorgio Almirante nell’anniversario della morte.
Deve essere ricordato sempre come Giorgio Napolitano già in
parlamento dal 1953, sia stato protagonista di una “tranquilla” ascesa ai vertici
del PCI e, inopinatamente, del processo di presidenzialismo autoritario che
contraddistingue la fase che stiamo vivendo dopo aver tentato, a suo tempo, di
trasportare lo stesso Partito Comunista nel Psi craxiano.
Nel suo messaggio dedicato ad Almirante Napolitano parla di
ricordo di “uomo di Stato”: ebbene è il caso di ricordare che Almirante fu uomo
di Stato, ma soltanto nella Repubblica di Salò come capo di gabinetto del
ministro della Cultura popolare Mezzasoma, già insegnante all’Istituto di
Mistica Fascista, poi appeso per i piedi a Piazzale Loreto.
Nella sua lunga milizia all’interno del Parlamento italiano,
Almirante non è mai stato “uomo di stato”: il suo partito non collaborò alla
stesura della Carta Costituzionale, anzi ne fu feroce “nemico” proclamando
sempre il ritorno a regimi di tipo autoritario. Il MSI, nel corso dei 50 anni
della sua esistenza, ha appoggiato un solo governo quello di Tambroni, fatto
cadere in piazza dall’opposizione popolare dopo aver lasciato sulle piazze d’Italia
una lunga striscia di sangue: a Genova, a Reggio Emilia con cinque morti, a
Roma con l’assalto dei carabinieri a cavallo verso di deputati comunisti e
socialisti, a Palermo con un morto e a Catania con un altro operaio ucciso
della polizia.
Il punto che s’intendeva toccare, in quest’occasione, non
era però quello del ricordare queste (del resto sempre attuali) vicende ma di analizzare cosa significa, in questo
momento, la dismissione completa del concetto di antifascismo che il ricordo di
Almirante e la stessa idea del dibattito di Nova Milanese evocano con grande
concretezza.
Tutto si tiene, in questo senso, nel quadro del progetto di
riforma costituzionale ed elettorale che sta portando avanti il governo Renzi:
un progetto che prefigura, occorre sempre affermarlo senza mezzi termini, la
costruzione di un regime autoritario.
Non è retorica allora, come qualcuno tende sempre a fari rilevare,
definire l’antifascismo come “valore costituente” della Repubblica Italiana ed
elemento di riferimento fondativo della sua Costituzione.
Appare allora evidente come, per cambiare l’assetto dello
Stato nel senso inteso da Napolitano e da Renzi, sia necessario sbarazzarci
della vecchia anticaglia antifascista, nel nome di una nuova identità dello
Stato repubblicano fondato sull’idea presidenzialista, sul partito unico
(magari con qualche satellite poco fastidioso intorno..) sulla sopraffazione di
classe (l’articolo 1 e l’articolo 3 della Carta Fondamentale sono da tempo nel
mirino..) sul neo-liberismo, sull’acquiescenza ai diktat delle tecnocrazie di
Bruxelles e Francoforte (facendo finta di discutere dell’austerità come falso
problema), sull’indiscriminato allineamento atlantico.
Per opporci a tutto questo, per continuare a opporci concretamente
a tutto questo l’antifascismo rimane assolutamente un valore portante,
costituivo di qualsiasi ipotesi di opposizione sociale e politica.
Non sarà sufficiente ricordarlo ma, piuttosto, proclamarlo
con grande forza in ogni occasione.
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