L'accordo, si fa per dire, firmato dai
sindacati del sì in Fiat prevede che ai lavoratori sia elargita una "una
tantum" annuale di 260 euro. Per quest'anno un dipendente dell'azienda si
vedrà aumentare la paga di quello che Marchionne guadagna mediamente in meno di
7 minuti. Quando si sottoscrive una tale sproporzione di valori, neppure
riconducibile a misure medioevali, si definisce la propria dannosa inutilità
per i lavoratori, che sicuramente avrebbero tutto da guadagnare se sindacati
così servili non esistessero. Ma se la Fiat è un caso estremo, per altro
benedetto da Renzi e dal suo ministro del lavoro, non si deve pensare che
altrove vada molto diversamente.
Nella azienda dell'auto diventata americana e
che paga le tasse in Gran Bretagna- il suo amministratore delegato in Svizzera-
c'è un regime speciale che la FIOM ha contrastato pagando durissimi prezzi. Ma
altrove sono CGIL CISL UIL a firmare assieme la resa. La serie di contratti ed accordi che servono
solo alle imprese e che per i lavoratori sono solo un danno è oramai
lunghissima. Tra breve saranno i dipendenti del commercio a subire simili
trattamenti e senza neanche la scusa della delocalizzazione, un supermercato
non si può trasferire in Albania. Dove invece si trasferiscono senza colpo ferire
i call center, lasciando in mezzo ad una strada decine di migliaia di persone
qui da noi.
I dipendenti del comune di Roma perderanno migliaia di
euro di retribuzione, ma stiano buoni, hanno il posto sì o no? All'Alitalia il
fatto che i licenziamenti ufficiali siano meno di quelli annunciati, quelli
veri saranno di più, viene presentato come un grande successo, di chi? Solo degli
arabi che comprano in realtà.
La famiglia Merloni incassa 758 milioni vendendo la
Indesit. Un fallimento imprenditoriale che viene lautamente compensato, mentre
ai lavoratori toccheranno tutti i costi dell'affare. Ma i sindacati recentemente firmatari di accordi con la
proprietà dismessa son ammutoliti, mentre governo e politica tacciono: non si
vorrà mica mettere in dubbio la legittimità del mercato?
Secondo la Caritas in tre anni i poveri
sono raddoppiati e molti di loro vengono dal mondo del lavoro una volta
tutelato. È una catastrofe sociale senza precedenti, e le responsabilità
politiche delle imprese e dei governi sono enormi, ultima quella di vendere
fumo autoritario con le riforme istituzionali e tralasciare qualsiasi serio
intervento in economia. Ma assieme a tutte queste responsabilità stanno ęanche
quelle dei gruppi dirigenti e degli apparati di CGIL CISL UIL. Che nel momento
più difficile del lavoro hanno scelto una linea e una pratica di sottomissione, passività, resa. La vulgata della propaganda renziana è che il
sindacato s'impegni solo per gli occupati abbandonando giovani, precari,
disoccupati, ai quali abbiamo poi visto quale amore dedichi il governo. La
realtà è che in Italia il grande sindacato non esiste più, è solo un simulacro
burocratico e gli occupati stanno come
"sugli alberi le foglie in autunno", soli di fronte ad ogni tempesta
in corso o in arrivo.
Gli anni della concertazione sono stati una droga per il
potere di CGIL CISL UIL. Le confederazioni hanno conseguito un ruolo
istituzionale enorme mentre i loro rappresentati scivolavano nell'abisso. Una
volta che pensioni, articolo 18, contratti nazionali, salari posti di lavoro e
diritti son stati smantellati con la
firma di CGIL CISL UIL, la sopravvalutazione istituzionale del loro ruolo non è
servita più. Alla fine è stato proprio
il governo amico renziano a liquidare
l'immagine di un potere sindacale da tempo in crisi nei luoghi di lavoro. Se
alla fine della prima repubblica crollarono i partiti, ora tocca alle grandi
confederazioni, e Renzi e i suoi vogliono costruire il proprio potere anche trattando
CGIL CISL UIL come il Senato.
I gruppi dirigenti e la burocrazia sindacale si
autogiustificano con la crisi, la depressione e la rassegnazione delle lavoratrici e dei
lavoratori. È la gente che non vuol lottare, dicono in particolare nella CGIL.
E proprio qui sta il massimo della malafede
e della caduta di moralità politica.
Perché è ovvio che chi è precario, chi è disoccupato,
chi rischia di diventarlo ha paura. È un
diritto sacrosanto del lavoratore provare paura, ma è un dovere del sindacato non averne.
Invece oggi i gruppi dirigenti e la media burocrazia di CGIL CISL UIL
comunicano la loro paura, la loro rassegnazione a chi avrebbe bisogno di
speranza e coraggio. E non fanno neppure più finta di amministrare la propria
propaganda. Gli esecutivi CGIL CISL UIL avevano pomposamente varato una proposta sulla crisi e poi non si
é fatto più nulla. Tutto sparito, d'altra parte non si capiva neanche cosa si volesse chiedere e a chi.
Intanto l'autorità per gli scioperi ci dice che i
conflitti sono aumentati ovunque, anche se sempre più spesso si sviluppano al
di fuori del contesto sindacale ufficiale. Dai facchini della Granarolo ai
tranvieri di Genova, una ribellione cresce in tutto il mondo del lavoro, e
anche se è ancora minoritaria é destinata a estendersi , come si sta estendendo
in tutta Europa, dalla Spagna alla Francia alla Gran Bretagna.
Il mondo del lavoro e tutto il paese
devastati dalla crisi hanno dunque, oggi
più che mai, bisogno di un sindacato vero. La democrazia estenuata che marcia
rapidamente verso il regime ha bisogno di un sindacato che faccia conflitto e
non sottogoverno. La ricerca di una via alternativa alle politiche di austerità
ha bisogno di un sindacato che la sperimenti nella sua pratica quotidiana. Con
l'accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio CGIL CISL UIL si sono formalmente
impedite di essere questo sindacato. Infatti se quella intesa diventasse
operativa e, in spregio anche al recente pronunciamento della Corte Costituzionale , dovessero essere legali solo i sindacati
complici con le aziende, il modello Marchionne con i suoi "accordi"
diventerebbe obbligatorio.
Bisogna allora che tutte le forze e i
militanti sindacali che non si
rassegnano a questa stagione di saldi sindacali
si mettano assieme. E lo che facciano in fretta.
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