Accantonando le inutili ricerche
di responsabilità; le inutili accuse alle Compagnie titolari delle licenze di
volo, in merito l’utilizzo di rotte e corridoi sconsigliati dai supervisori dei
traffici aerei; le inutili analisi sociologiche sulla ingordigia capitalistica disposta
a sacrificare vite umane pur di ridurre i costi di gestione delle proprie
società, superando quanto di superfluo e deviante avvolge la vicenda dell’aereo
Malese abbattuto sui cieli dell’Ucraina, indagando invece profondamente il
motivo che ha permesso il verificarsi un
simile evento, emerge un quadro che dipingerlo estremamente preoccupante
equivale a sottovalutarne la pericolosità.
L’abbattimento dell’aereo non è
solo un preoccupante campanello dall’allarme bensì una sirena che indica
l’avvicinarsi concreta di una pericolosa tempesta. E’ un punto di svolta negativo
nelle e delle relazioni internazionali.
La caduta dell’Unione Sovietica
ha permesso al capitalismo di acquisire la padronanza della gestione politico
economica delle quasi totalità delle risorse e delle zone strategiche del pianeta.
I pochi governi, che pur su posizione estremamente contraddittorie, hanno
tentato di ostacolare questo strategico disegno di supremazia, sono stati
spazzati vie da coalizioni militari marcatamente imperialiste, al vertice delle
quali si era posta la potenza capitalistica per eccellenza auto nominandosi
“Gendarme del mondo” forte anche del sostegno e del consenso del nascente
capitalismo sorto dalle ceneri del disfacimento dello Stato Sovietico.
Le faglie di frizione esistenti
ai confini nelle zone minerologicamente o strategicamente appetibili presidiate
da marginali potenze di settore, sommate alla bolla speculativa generata da una
scriteriata politica monetaria hanno impedito il completamento di questo
disegno di dominio facendo emergere, inoltre, quelle situazioni di contrapposti
interessi esistenti all’interno dell’innaturale coalizione nata l’ultimo
decennio del novecento. Nazioni di nuovo capitalismo, Russia e Cina,
direttamente minacciati nei loro interessi strategici, con una serie di accordi
commerciali sono riusciti a porre le basi per nascenti accordi politici e probabili
futuri accordi militari, arginando e circoscrivendo l’imperialismo americano. l’Europa,
invece, priva di visione globale, strettamente legata agli interessi atlantici
ha scelto la strada dell’allineamento alle decisioni di Washington legando più
che mai il proprio sviluppo, la propria sovranità ed il proprio futuro ai
voleri e desideri del soggetto dominante.
Oggi il mondo si trova ad un
bivio dove due sentieri paralleli e convergenti dirigono i loro interessi e le
conseguenti strategie in direzione diametralmente opposta agli interessi e
strategie del terzo escluso, il capitalismo più vecchio del pianeta, quello che
nell’immediato, dispone della migliore e più efficace operatività militare,
quantomeno convenzionale.
Oggi il pensiero analitico
mondiale delinea perfettamente in Russia e Cina la dicotomia dominante a danno
del terzo escluso l’America. Non a caso lo stesso Paolo Galimberti scriveva su
“La Repubblica” all’indomani degli
accordi di maggio -… Oggi Washington non conduce più le danze, ora i giochi si
sono invertiti, chi conduce la danza non è Washington bensì Mosca-.
Lo stesso giro di visite condotte
dal Presidente Putin nel Sud America, a cavallo della finale dei mondiali di
calcio, non è il sintomo ma la concretezza di chi oggi è il vero padrone del
vapore della storia.
Lo stravolgimento degli equilibri
successivi alla caduta dello stato Sovietico su nuove e mai sperimentate
posizioni strategiche, consolidatisi con i recenti accordi Russo-Cinesi,
sostenuti inoltre da una politica di ammodernamento ed efficienza qualitativa delle
armate cinese, ha già provocato i primi effetti sullo scacchiere geopolitico
mondiale.
La destabilizzazione dell’Ucraina
operata dall’Unione Europea a vantaggio degli Stati Uniti, il riassorbimento
nell’orbita Russa di zone strategicamente rilevanti come la Crimea, il
mantenimento di conflitti di settore come quello Israelo Palestinese o quello Siriano
sono il crogiolo di operazioni militari che interessano aree altamente estese del
continente Europeo e Medio Orientale.
In questo interno magmatico si
muove di tutto e di più, in maniera disordinata ed in tutte le direzioni, andando
dall’integralismo religioso al rinascente nazismo passando dal più becero
nazionalismo e toccando profondità di inumanità per molti versi simili a quelle
naziste, compreso anche il tentativo poco mascherato di sterminio di massa operato
in Palestina.
Questo canale incandescente che
taglia in due la vecchia Europa a partire dalle aree del Baltico per arrivare
alle rive dell’oceano indiano attraversando tutto il Medio Oriente è una
polveriera spaventosa.
Questi interessi di difficile componimento,
tra i quali il controllo e la detenzione delle fonti energetiche nonché la capacita
e facilità di trasporto e distribuzione delle risorse da esse generate
prevedibilmente possano essere la miccia di innesco di conflitti settoriali
estese su vaste aree continentali.
E’ proprio in quest’aria di
chiaro scuri che il capitalismo americano, utilizzando nuove e vecchi sistemi
di destabilizzazione e controllo sta cercando di creare quel cordone protettivo
indispensabile alla sua sopravvivenza economica e politica minata dall’enorme
debito pubblico accumulato dalla propria banca centrale e dalla perdita di
leadership politica che negli anni successivi al crollo della sua antagonista
aveva conquistato. Scaricando, inoltre, sulle spalle dei paesi satelliti, il
proprio debito come già fece negli anni 70 nel corso ed in seguito alla guerra
in Vietnam.
Passato il tempo delle desuete
guerre nazionale, la possibilità di uno scontro settoriale di grosse
proporzioni ed estremamente violento è nell’ordine delle cose e dei tempi ed il
terreno sul quale potrebbe essere sperimentata simile strategia è proprio la
vecchia Europa, ventre molle del capitalismo internazionale, soluzione questa che
eviterebbe il coinvolgimento diretto del subcontinente nord americano salvaguardando
nello stesso tempo la parte più importante del territorio russo e tutto il
territorio cinese.
In questo quadro le tensioni tra
le nazione scandinave e la Russia generate dal scontro per il controllo delle
risorse minerarie delle zone marine di confine, la destabilizzazione di paesi
come l’Ucraina ai cui vertici governativi sono stati inseriti personaggi filo
nazisti nonché il silenzioso sostegno al neo fascista governo ungherese sono il
sintomo che le tensioni tra le tre superpotenze capitalistiche sono state spostate
volutamente nel cuore dell’Europa passando dalla minacciosa dialettica politica
all’uso della forza, calibrata in funzioni alle necessità emergenti, delegando al
proprio braccio violento (nazi-fascista) la gestione della forza.
In questo quadro l’abbattimento
dell’aereo malese è il sintomo del cambiamento di strategia, è il salto
qualitativo dello scontro, che presuppone l’uso sempre più massiccio ed
indiscriminato della violenza a prescindere da chi ha premuto il tasto che ha
permesso il decollo del missile.
E su questi temi che occorre una
profonda riflessione politica e l’elaborazione di proposte capaci di scuotere
le coscienze per impedire la caduta in
baratri di novecentesca memoria.

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