Salgono alle labbra parole antiche che riguardano lo sfruttamento
dell’uomo sull’uomo accompagnato dallo sfruttamento del territorio, della
rapina delle minime condizioni di vita: ma non c’è modernità che tenga, né
sofisticate analisi economico – sociologiche che cercano di rilevare assetti
sociali diversi e articolati.
La procura di Savona ha negato il dissequestro degli
impianti della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure bloccati qualche
mese fa in ragione di un vero e proprio disastro ambientale e di un attacco
diretto alla salute dei cittadini in corso ormai da decenni.
Evidentemente Sorgenia del cav. De Benedetti non ha alcuna
intenzione di investire nella ristrutturazione in senso ambientale
dell’impianto come prescritto dal giudice Fiorenza Giorgi e sta programmando,
forse come da piano già elaborato, centinaia di licenziamenti.
Con l’Ilva di Taranto, Tirreno Power di Vado Ligure è, in
questo momento, la punta emergente di quel tragico conflitto tra ambiente e
lavoro sul quale da sempre il capitalismo ha esercitato colossali ricatti di
massa: nella provincia di Savona sovviene il caso dell’ACNA di Cengio e poi
salgono alla mente l’amianto di Casale, L’YPCA di Ciriè, la Farmoplant di
Massa, Seveso, Cornigliano e via via altre immagini ci vengono davanti
accompagnate da quelle delle lapidi dei cimiteri dove stanno migliaia e
migliaia di operai colpevoli soltanto di volersi guadagnare il pane.
Salgono alle labbra parole antiche che riguardano lo sfruttamento
dell’uomo sull’uomo accompagnato dallo sfruttamento del territorio, della
rapina delle minime condizioni di vita: ma non c’è modernità che tenga, né
sofisticate analisi economico – sociologiche che cercano di rilevare assetti
sociali diversi e articolati. Certo non c’è più una società laddove le classi
risultino immediatamente riconoscibili come ai tempi dei borghesi e dei
proletari, ma l’insieme delle questioni in ballo ci dicono che è sempre la
contraddizione di classe quella che agisce, nel suo insieme, prevalendo
sull’insieme delle contraddizioni e ponendosi là al cuore della materialità
delle condizioni di vita, fuori e dentro il luogo di lavoro.
La vicenda della Tirreno Power di Vado Ligure conferma
ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno questa tragica verità e
soprattutto conferma l’assoluta volontà di chi sta dalla parte del padrone di
usare del capitale per sopraffare, materialmente, sopraffare chi sta sotto,
nella condizione di subalternità.
Il tutto si inquadra nello specifico locale, nell’insipienza
delle istituzioni e dell’asservimento della politica: un asservimento che dura
da decenni e che lascia in eredità a quest’area centrale della Liguria due
pesanti eredità:
a) Quella
di una deindustrializzazione massiccia che ha fatto un deserto economico in una
provincia di anziani pensionati con 30.000 disoccupati. La dimostrazione del
fallimento (voluto) di un processo governato da pochi “padroni del vapore” capaci di grandi profitti e di nessun rapporto
con il territorio ; un territorio “sgovernato” con il concorso attivo (molto
più di complicità) di istituzioni dominati da un PD pesante e padronale, al
governo in Regione e nei Comuni assieme ad una sinistra (PdCI, SeL,
Rifondazione Comunista) capace di uscire dalle stanze quando si votano le
delibere scomode e che complessivamente può essere giudicata benevolmente, al
di là dell’espressione di bramosia di un potere piccolo e ridicolo, come
“ignava”;
b) L’assalto
al territorio sia sotto l’aspetto della cementificazione massiccia e della speculazione
edilizia intensiva sia sotto l’aspetto della tragedia ambientale come nel caso
di cui ci stiamo occupando in questa occasione.
Il capitale rimane eterno sfruttatore e predatore, le
istituzioni almeno corrive, la sinistra (almeno!!??) subalterna.
Questa la lezione che
ci arriva ancora una volta da questa martoriata Liguria, dalla storia
complicata e drammatica dallo scandalo Teardo, all’ACNA, al cemento
massicciamente gettato sulla costa, all’entroterra abbandonato.
Ma c’è una memoria da mantenere per i lavoratori: la lotta
si fa sempre contro il padrone!

3 commenti:
Cari Patrizia e Franco,
io aggiungerei ancora qualcos'altro:
1 - L'insipienza, la stupidità, l'ignoranza maliziosa e colpevole in cui il capitale si muove in situazioni quali quelle che avete citato: gli effetti di questi disastri industriali ed occupazionali non si riverberano unicamente sui lavoratori e le loro famiglie, nè unicamente sul contesto sociale immediatamente al contorno; la colpevole ostinazione a mantenere meccanismi di produzione e condizioni di lavoro deteriori non influiscono soltanto sull'economia del territorio in cui agiscono, ma vanno ben al di là, in termini di ambiente, salute, clima,costi sociali, fino a coinvolgere i detentori stessi del capitale e quanti, politici e sindacalisti, acquiescenti ed ottusi, li sostengono nel loro operare. Basti soltanto ricordare un'ovvietà: su questa nostra casa comune che è il pianeta le nanoparticelle vengono respirate da tutti, il degrado delle riserve idriche ricade su tutti, la qualità della vita investe tutti, lavoratori e padroni, ricchi e poveri, politici e sindacalisti.
2 - Pensiamo agli effetti economicamente estremamente pesanti che gravano sulla sanità delle aree influenzate da realtà industriali arretrate e contaminanti; pensiamo ai costi dei ripristini quando i mutamenti climatici, le conseguenze di dinamiche naturali di cui si sconvolgono gli equilibri e che nuovi equilibri tendono a recuperare, si scatenano e con uragani, piogge torrenziali, alluvioni, sconvolgono il territorio o, con periodi di siccità estrema, desertificano milioni di chilometri quadrati di terre un tempo fertili. Certo, vale sempre l'eterno meccanismo perverso della "privatizzazione dei profitti" e della socializzazione delle perdite", ma l'arroganza del capitale, il servilismo della politica, la miopia del sindacato non vedono più in là dell'immediato vantaggio, non programmano in termini prospettici, non tengono in conto alcuno di una serie di parametri che solo apparentemente sono disgiunti dal problema aziendale ed occupazionale, ma che, sempre più ne sono invece profondamente coinvolti.
3 - E infine: sul sito del Global Footprint Network si legge: "L’umanità ha bisogno di quello che ci fornisce la natura, ma come sappiamo quanto stiamo utilizzando e quanto abbiamo a disposizione? L’Impronta Ecologica è emersa come unità di misura di prim’ordine della domanda di risorse naturali da parte dell’umanità. Essa misura quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione umana necessita per produrre, con la tecnologia disponibile, le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti.
La nostra attuale situazione globale dice che, a partire dalla metà degli anni ‘80, l’umanità sta vivendo in overshoot, ovvero al di sopra dei propri mezzi in termini ambientali, con una domanda annuale di risorse utilizzate al di sopra di quanto la Terra riesca a generare ogni anno. Oggi, la Terra necessita di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che noi utilizziamo nell’arco di un anno." Allora, tutti questi soloni locali e nazionali, presunti competenti di industrializzazione, pianificazione, occupazione, quando impareranno una buona volta ad essere più umili e più attenti ed a pianificare le loro intraprese non solo in funzione del profitto immediato e, come spessissimo accade, a detrimento dei posti di lavoro, ma contemperando tutte le esigenze tra di loro e ad armonizzare quelle dell'uomo con quelle del territorio e dell'ambiente i quali debbono poter essere sempre in grado di rigenerarsi e di fornire risorse senza depauperarsi in termini irreversibili?.
Cari saluti.
Mimmo Filippi
Grazie dell'integrazione caro Mimmo. Franco Astengo
io aggiungerei alle gravi colpe della classe politica locale (e non solo locale), anche le responsabilità di tanti lavoratori che, pur consci delle numerose e reiterate violazioni, in cambio di lauti stipendi e progressioni di carriera (quasi mai meritate) e con la connivenza di un sindacato omertoso e filopadronale si sono tappati la bocca per moltissimi anni. In perfetto stile italiota.
Un caro saluto,
Federico Gozzi
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