”Ross@ sfilerà in silenzio”: può sembrare uno slogan
insolito per una manifestazione, ma sarà questa la contrapposizione logica,
politica, emozionale e morale, ad un rumore che ha impedito e che vuole
impedire ancora che venga fuori ciò che, con cura nel corso della storia
dell’Italia repubblicana, si è voluto tenere alla larga. Non è stata casuale, in questi anni, l’azione di desertificazione delle
parole e del loro conseguente annacquamento di senso, messa in atto dai
dispositivi di potere.
Non sono state casuali le lusinghe delle memorie
condivise e dell’ azzeramento
delle differenze, delle politiche bipartisan e dei patteggiamenti. Un’ombra funerea
grava sulla nostra storia: la cancellazione dell’identità, la nostra identità,
quell’identità fondata sui valori della Resistenza, orizzonte valoriale per ciascuno di noi, così efficacemente
suggellato dalla nostra Carta costituzionale, oggi vilipesa, in spregio al
sacrificio supremo di tante donne e di tanti uomini.
Inevitabilmente, come un mantra, torna alla
memoria l’espressione del giovane Tancredi, quando
nelle prime pagine del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa dice:“ se non ci siamo
anche noi, quelli ti combinano la Repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga
com’è, bisogna che tutto cambi ”. Sembra vitale quell’espressione, dinamica, ma
non lo è, anzi è mortifera. E’ il cono d’ombra dentro il quale si riflette un
Risorgimento morale, politico e civile, che voleva essere soluzione storica
catartica, ma non lo fu. Nel niente che cambia, nel corso della storia dell’Italia
repubblicana, si annidò il virus di un male apparentemente polimorfo: gli
autoritarismi, la mafia e le mafiosità, i fascismi ritornanti. Fin dai primi anni della Repubblica, l’orizzonte
valoriale, su cui si fonda la nostra Costituzione, fu percepito, da una certa
parte della società, come pericolosamente sovversivo dell'ordine politico e la
sua attuazione lenta (basti pensare che la Corte costituzionale venne istituita
solo nel I956, in seguito a uno scontro politico durissimo; analoghe difficoltà
conobbe il Consiglio superiore della magistratura, istituito solo nel I958) oggi più che mai disattesa, l’abbiamo
pagata con il sudore, con le lotte, con i sacrifici. Nonostante ciò la claudicante
democrazia si affermava e, più la società
si democratizzava, più, per converso, le
logiche antidemocratiche sceglievano la
via del nascondimento, della clandestinità, delle sedi segrete, degli uffici in
cui si annidavano gli arcana imperii e il virus dell’eversione, delle logge
massoniche, dei luoghi dell’opacità e del divieto di accesso alla trasparenza. E
nonostante tutto, la forza dei diritti continuava ad essere trasmessa,
nelle lotte davanti ai cancelli delle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze e, infine,
anche nelle parole. Sì, perché le parole sono storia, fanno storia, si reificano. “Antifascista”: in quel
prefisso “anti”, nella sua contrapposizione al termine “fascista”, c’è la
scelta, la dignità, la testimonianza diretta, la capacità di restituire la forza della memoria
e dell’azione. Purtroppo quel “secolo breve” non era ancora concluso: era
scoppiata una nuova guerra, una guerra non dichiarata , una guerra che avrebbe
ucciso due volte, la prima , con le bombe, spezzando la vita di persone
innocenti, la seconda, per la mancanza di verità giudiziaria. Dal 1969 al 1987 i morti sono stati 400 e1200
i feriti, in otto stragi. E non c’è stata giustizia perché è prevalsa la Ragion
di Stato, una Ragione ben tessuta, con una trama e un ordito fatti di
depistaggi e di testimonianze negate. Certo, tra le amare note, colpisce il
fatto che, a fronte di un’azione certosina di stanamento delle cellule del terrorismo rosso,
si sia affermata la regola della impunibilità nel caso dello stragismo.
Colpisce il fatto che l’Italia sia l’unico paese al mondo in cui sia stata
istituita una “ Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulle
cause della mancata individuazione di responsabili delle stragi”. Certo, non
sarebbe stato semplice giungere ad una verità giudiziaria (ad una verità
storica sì, come dimostra il processo
celebrato a Brescia per l’eccidio di Piazza della Loggia). La verità giudiziaria
avrebbe dovuto fare i conti con molteplici fattori criminali, affatto slegati
tra di loro, ma, al contrario, interrelati, fino a formare quel “sistema eversivo”
che, ahinoi, possiamo intuire nella sua natura. E oggi? Cos’è cambiato? Il
mantra ritorna, ritorna Tancredi e il nulla che cambia. Le politiche criminali
non sono, infatti, cambiate, hanno solo cambiato vestito. Sicuramente non
possiamo parlare di tentativi di colpi di Stato come quelli del 1964, del 1970
e poi del 1974. Il “sistema” si camuffa, ha compreso che quella strategia non
paga. In verità, il golpe vero è quello in atto, quello che sta alterando in
modo aberrante la competizione democratica, quello che affama, che strozza,
quello che si consuma nell’ipertrofia delle burocrazie. Se gli attentati servivano a impedire uno spostamento dell’asse di governo,
o nuovi tipi di rapporti internazionali e se erano, infine, finalizzati,
secondo la logica dell’intentona,
a destabilizzare per stabilizzare, oggi quel sistema si è pienamente affermato:
è il regime unico, il regime che non ha più bisogno del coflitto sotterraneo o
delle segrete stanze.
Bologna, 2 agosto 1980, una giornata di caldo
soffocante, la stazione, gente che viene, gente che va, il caso, la fortuità,
gli incontri mancati, quelli avvenuti.
Chi scrive in questo momento, quel 2 agosto, doveva
essere nella sala d’aspetto di seconda classe, quella della deflagrazione e,
come direbbe De André, per un capriccio del cielo, in quella lista dei morti ci
è finita, identificata, per sbaglio, dai medici e dai suoi genitori scambiata con
Catherine Helen Mitchell in quel freddo obitorio, in cui c’erano le ultime
dieci vite spezzate.
“John e Chaterine erano due giovani fidanzati inglesi, erano in viaggio per l'Europa, prima di iniziare le loro carriere. Si erano laureati poche settimane prima e avevano deciso di partire insieme per un periodo di vacanza. Avevano preparato gli zaini, i sacchi a pelo, alcuni indumenti fra cui il costume da bagno probabilmente da indossare sulle spiagge italiane, poche stoviglie e alcuni arnesi da campeggio, una sveglia e le macchine fotografiche.
Il 2 agosto la loro vacanza li aveva portati a Bologna. Anche loro, come molti altri, stavano aspettando il treno” . Quel 2 agosto, un attimo, una fila al bar , un telefono a gettoni non funzionante, potevano valere un’eternità.
“John e Chaterine erano due giovani fidanzati inglesi, erano in viaggio per l'Europa, prima di iniziare le loro carriere. Si erano laureati poche settimane prima e avevano deciso di partire insieme per un periodo di vacanza. Avevano preparato gli zaini, i sacchi a pelo, alcuni indumenti fra cui il costume da bagno probabilmente da indossare sulle spiagge italiane, poche stoviglie e alcuni arnesi da campeggio, una sveglia e le macchine fotografiche.
Il 2 agosto la loro vacanza li aveva portati a Bologna. Anche loro, come molti altri, stavano aspettando il treno” . Quel 2 agosto, un attimo, una fila al bar , un telefono a gettoni non funzionante, potevano valere un’eternità.
Ross@ sfilerà in silenzio, sabato, 2 agosto,
perché quel silenzio farà rumore, perché quel silenzio avrà la forza
dell’ascolto e della memoria, perché sarà la risposta alle politiche di
distrazione di massa, alla fascistizzazione progressiva di questo paese, al
rumore di regime, perché nel silenzio prenderà forma la dignità di quel
prefisso “anti” che precede la parola “fascismo”.
“…….E
c’è il silenzio dei morti. Se noi che
siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze,
perché
vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Quando li avremo raggiunti
il loro silenzio avrà spiegazione”. (Edgar Lee Masters)
Quando li avremo raggiunti
il loro silenzio avrà spiegazione”. (Edgar Lee Masters)
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie