La compiutezza e l’autonomia d’analisi, la conseguente proposta e l'attuazione di una strutturazione politica coerente stanno sempre alla base di ogni proposta politica che abbia la pretesa di raggiungere un qualche risultato tangibile.
E’ questo il caso di Ross@ ?
È necessario porsi questa domanda la cui risposta oggi appare con maggiore chiarezza e che è contenuta nel suo originario spirito associativo: non a caso i componenti stipulanti il patto originario appartengono a settori diversi che si sono incontrati al di fuori da qualsiasi idea di messa in connessione sul piano organizzativo che non fosse, appunto, quella di una aggregazione su alcuni terreni fortemente riconoscibili e su temi che facessero da “minimo comune denominatore” con l’intento di influire sul piano del dibattito senza per questo avventurarsi in un’ipotesi di riflessione attorno al nodo dell’identità politica.
Ma non va dimenticato che il percorso comune - avviato al maggio del 2013 - all'interno del quale ci siamo incontrati come appartenenti a Ross@ è andato di pari passo con uno stravolgimento letterale del contesto sociale, politico ed istituzionale nel nostro Paese.
Siamo di fronte ad una riduzione progressiva degli spazi democratici e dell'agibilità dei corpi intermedi (quando non coerenti col progetto governativo). L'andamento assolutamente autoritario (fummo noi, anzi Astengo a scrivere di “uomo solo al comando” ben prima che commentatori dei media tanto autorevoli quanto organici al “sistema” lo utilizzarono -per altro santificandolo) incarnato da Renzi, preannuncia una fase molto buia dove le uniche certezze appaiono quelle dell'aumento della disoccupazione e del contestuale abbassamento vertiginoso delle condizioni minime di vita di milioni di persone.
Questo scenario artatamente rinfocolato in termini massmediatici, sorretto e guidato inopinatamente e spudoratamente dal Capo dello Stato rischia di consegnarci mani e piedi verso un sistema di riforme istituzionali e costituzionali corrispondenti ad un vero e proprio regime, nonostante alcuni lai cerchiobottisti e spesso utili solo a lavarsi la coscienza.
In questo contesto, qui sommariamente ricordato, si è evidenziato un filone in una qualche misura aggiuntivo ed inaspettato all’interno del percorso associativo di Ross@: si sono imposte esigenze di risposte compiute nate da esperienze specifiche derivanti dall’impegno militante operativo in molti territori e da strutture storicamente impegnate. Queste esigenze hanno evidenziato una gravissima assenza: la mancanza di una espressione di soggettività politica della sinistra d’opposizione, d’alternativa, anticapitalista e strutturata.
Soggettività che non esiste in Italia laddove le forze di quella che fu l’antica sinistra radicale (riassumibile nella forma dell’Arcobaleno sino alla lista italiana di Tsipras) non riescono a muoversi in autonomia e reale opposizione rispetto al complesso del quadro politico e alla fine, nello specifico in particolare sul piano locale, non riescono a oltrepassare la soglia della ricerca di una messa in connessione con l’area “larga” del PD e la sua vocazione governativista.
Forze verso le quali risulta evidente l'impegno di Ross@ ad agire forme di influenzamento (si pensi alla assemblea per il Controsemestre), derivanti proprio dalla sua forma associativa che - per suo imprinting e per evidente vocazione – si colloca su di un versante (come ben esplicitano le parole di Giorgio Cremaschi) dove “saranno i processi reali a cui partecipiamo e che organizziamo a definire la nostra forma definitiva. Nulla oggi impedisce iniziativa e iniziative politiche a tutti i livelli. Quindi conviene discutere sulle tante cose di fondo da impostare e fare, piuttosto che sulla forma politico statutaria che dobbiamo avere. Questo ci dà forza e credibilità rispetto ad una crisi di forza e credibilità dei partiti della sinistra radicale che non si é certo conclusa”.
Se questa è la vocazione è bene che l'associazione Ross@ non sia distolta da questo compito primitivo e, con i componenti originali, persegua il suo obiettivo attraverso l'itinerario in qualche modo indicato in questi mesi: questo - oltre a non rompere equilibri interni - avrebbe l'indubbio vantaggio di non misurarsi col limite (molto prossimo) del minoritarismo culturale e politico.
Ma è anche vero che quelle esigenze richiedenti una struttura politica organizzata, alternativa e autonoma, sganciata da esperienze politiche risultate perlomeno inefficaci, sono ormai presenti e necessitano di una realizzazione che Ross@, in qualità di mera associazione o aggregato rispondente al gruppo originale, non può svolgere.
La presenza alle commissioni che non saranno chiamate a elaborare proposte utili ad una natura costituente, come era stato indicato all'unanimità nell'OdG del 29 giugno di quest'anno (richiamiamo ancora il report molto chiaro di Cremaschi e il suo successivo aggiornamento a seguito dell'assemblea della lista italiana di Tsipras) risulterà così del tutto utile solo al progetto del gruppo originario di Ross@.
Ecco allora che come compagni e compagne aderenti all'associazione Ross@ saremo a Bologna il 5 Ottobre, e in precedenza alla riunione del 6 Settembre del coordinamento nazionale, per evidenziare le ragioni della nostra analisi e per disegnare una proposta compiuta rivolta alle compagne e ai compagni che condividono la nostra stessa visione: avviarsi verso la strada ardua e difficile della costituzione di un “Movimento per Rossa soggetto politico”.
.
La nostra sarà la strada dell’autonomia, insieme organizzativa e politica, in piena rispondenza con le esigenze di costruzione di soggettività strutturata così come emersa, analiticamente e materialmente, dalla presenza nei territori e dalle riflessioni e importanti contributi di alcuni dei soggetti promotori.
Chiediamo così a tutte le compagne e ai compagni che hanno fin qui condiviso con noi questa importante battaglia politica di riflettere su questo percorso.
6 TESI DA DISCUTERE PER LA SINISTRA COMUNISTA, ANTICAPITALISTA, D’ALTERNATIVA E
D’OPPOSIZIONE
Premessa:
Un testo per contribuire alla declinazione al presente dei
tre principi fondativi dell’internazionalismo, della lotta di classe, della
democrazia
La situazione internazionale
1) La
situazione internazionale si sta modificando sensibilmente, nel corso degli ultimi mesi, nei suoi punti
di riferimento fondamentali. La globalizzazione, così come l’avevamo conosciuta
a partire dal G8 di Seattle in avanti appare essersi fermata e verifichiamo un ritorno della
geo-politica. La determinazione dei processi in corso nelle relazioni
internazionali appare segnata dal ritorno del bipolarismo tra le due
superpotenze, USA e Russia con l’abbandono da parte degli americani del ruolo di
solo “gendarme del mondo”. A questo modo riemergono pericoli di guerra, ed è
questo il primo allarme da lanciare. E’ in atto anche una progressiva
marginalizzazione dei BRICS con un loro ruolo, pur rilevante, di tipo
regionale. Nella realtà odierna , nel modello bipolare, lo scontro è in atto
tra opposti imperialismi che recuperano lo stesso concetto di “spazio vitale”
come sta nel disegno di ricostituzione dei margini “imperiali” della Russia.
Rispetto alla storia degli ultimi anni si presenta quindi uno scenario inedito,
che va tenuto in conto per non replicare analisi che appaiono, almeno
parzialmente, superate. Si tratta, a questo proposito. Di recuperare appieno proprio la nozione di
internazionalismo;
La questione europea
2) La
“questione europea” deve essere riconsiderata alla luce di ciò che sta
accadendo sullo scacchiere planetario proprio rispetto alla riproposizione del
confronto bipolare. L’Unione Europea, al di là delle schermaglie di facciata,
si trova costretta al riallineamento rispetto agli USA in una rinnovata relazione di subalternità
“atlantica”. Questo dato di fatto deve essere ben considerato alla luce del
contrapporsi delle logiche imperiali e dei rischi di guerra che si evidenziano
come ben diversi da quelli della fase della “esportazione della
democrazia”. Nel contempo, mentre
debbono essere rianalizzati a fondo gli elementi fondativi della strategia
economico – finanziaria dell’Europa della tecnocrazia e dei banchieri
rinnovando la parola d’ordine della “Rottura dell’Unione Europea”, deve essere
tenuto in conto come si stia evidenziando, da parte dei vertici di Bruxelles e
Francoforte una strategia di
“esperimenti politici”. L’esito di questi esperimenti dovrebbe essere quello di
una riduzione sostanziale della democrazia politica e economica, cui si
attribuisce la responsabilità dell’eccesso di domanda sociale;
Il “caso italiano”
come sperimentazione europea
3) Al
centro di questi test si colloca un rinnovato “caso italiano” (gli altri due
riguardano la Grecia e l’Ungheria). Un “caso italiano” rovesciato rispetto a
ciò che intendevamo negli anni’60 – ’70, all’interno del quale si sta
sviluppando una vera e propria stretta autoritaria. Un progetto che, esaurita
la fase dei governi tecnocratici Monti e Letta, ha avuto una forte accelerazione
con l’avvento del governo Renzi e della messa in discussione del progetto di
riforma costituzionale (in particolare rispetto al ruolo del Senato) e della legge elettorale. Il punto d’arrivo
di questo esperimento su vasta scala ( si ricorda, a questo proposito,
l’esperimento iperliberista attuato da Chicago – Boys in Cile abbattendo
Allende nel 1973 con un golpe fatto
partire da agenti della CIA a Vina del Mar) dovrebbe essere quello di una
strutturazione di un sistema politico raccolto attorno ad un “partito
dominante” con la legittimazione istituzionale riservata soltanto
a partiti satelliti di “non opposizione”. In questo modo si sta tentando
di cancellare i residui del dibattito politico, già andato fortemente in crisi
negli ultimi vent’anni perché sostituito
dalla pratica della personalizzazione, delle primarie e del presidenzialismo a tutti i livelli (a
partire dagli Enti Locali e dalle Regioni). Soprattutto si tratta di cancellare
il concetto stesso di “rappresentatività politica”. La rappresentanza politica
plurale è stata ritenuta la causa principale, se non esaustiva della crescita della domanda sociale che,
invece, deve essere assolutamente soffocata in una logica che oltrepassa lo
stesso dettato schimittiano – luhmanniano della riduzione della superficie di
contatto tra società e politica. L’obiettivo è quello di favorire – appunto –
una gestione autoritaria del potere. Tutto ciò sta avvenendo mentre crescono la
povertà, la disoccupazione, la precarietà, l’emarginazione sociale, la devastazione
ambientale, le diseguaglianze territoriali, il razzismo in una situazione di
vera e propria emergenza. Un paese l’Italia privo di politica industriale, con
le infrastrutture del tutto insufficienti e con una condizione di vero e
proprio tracollo dello stato sociale;
Il regime
4) Il “caso italiano” appare contraddistinto nei suoi tratti più
caratteristici di sperimentazione dell’annullamento della realtà democratica e
di intensificazione dei termini complessivi dallo sfruttamento intensivo di ciò
che rimane di “lavoro vivo”, dalla creazione di veri e propri punti di
difficoltà nella convivenza civile e sociale (intere parti del Paese sono in
mano alla criminalità organizzata, che ha ben infiltrato le sue attività di
riciclaggio finanziario in altre parti), da una ormai insopportabile devastazione del territorio, che mette a
rischio le stesse possibilità di vita in molte zone. Questa tragica condizione,
del resto qui descritta in maniera del tutto oggettiva, reclama da subito, con
grande forza, il pieno recupero del concetto di “lotta di classe”. Un concetto
di “lotta di classe” da aggiornare pienamente utilizzandolo quale strumento
teorico e politico della riaggregazione sociale puntando alla formazione di un
vero e proprio “blocco storico” chiamato ad affrontare quell’insieme di
elementi di attacco da parte dell’avversario cui ci si è già abbondantemente
richiamati e che formano il complesso di una vera e propria gigantesca
“rivoluzione passiva”. Una espressione attuale di “lotta di classe” nel cui
sviluppo di iniziativa progettuale è necessario si intreccino sia gli elementi
collocati sulla frattura derivante dall’antica “contraddizione principale”
dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sia di quelli collocati sulle fratture
definite “post-materialiste”, in primis quella delle condizioni di disastro
ambientale e delle prospettive che esso pone rispetto alla stessa vivibilità
del pianeta. Un concetto di “lotta di classe” il cui esercizio non potrà che
avere l’obiettivo di un “nuovo comunismo” come ha scritto Lucio Magri,
raccogliendo in sintesi la realtà delle contraddizioni sociali in un progetto
di sintesi superiore.
Un’opposizione
“sistemica”
5) Lo
stato di cose fin qui descritto reclama
l’immediata messa in campo di una opposizione in grado di connettere sociale e
politico in una visione “sistemica” del suo concreto modo d’essere. Una
opposizione che, proprio per la sua natura sistemica, non consente defezioni da
realizzarsi anche attraverso parziali concessioni magari poste sul terreno
della rappresentanza istituzionale, a tutti i livelli, al centro come in
periferia. Sarà soltanto a partire dall’affermata autonomia della pratica
politica dell’opposizione che potrà essere possibile guardare al quadro
politico verificandone le possibili contraddizioni interne. Altrimenti, com’è
nel caso della Lista Tsipras e del tentativo di costruire a partire da essa la
Syriza Italiana le contraddizioni derivanti dall’esercizio dell’autonomia del
politico faranno cadere tutto l’impianto alternativo. Componente fondamentale del
progetto politico di “opposizione sistemica” dovrà essere rappresentato anche
dal processo di costruzione di un sindacato confederale di classe, la cui
formazione non può più essere rimandata considerata l’acclarata perdita di
ruolo della CGIL, all’interno della quale la FIOM agisce ormai come fattore di
copertura in una quadro complessivo di esaltazione del sindacato dei servizi e
di perdita di rappresentatività reale, ben oltre al fatto che anche la
rappresentanza sindacale fa parte di quel progetto di cancellazione già
descritto parlando della rappresentatività politica;
Un nuovo soggetto politico della sinistra comunista e la “via consiliare”
6) Al
centro di questo progetto di “opposizione sistemica” deve collocarsi quello
della costruzione di un soggetto politico anticapitalista, d’alternativa e di
opposizione che oggi manca del tutto nell’arena politica italiana. Un soggetto
che dobbiamo definire come rappresentativo della storia e del portato politico
della sinistra comunista, sia al riguardo dei riferimenti sia italiani
sia internazionali. Un soggetto politico compiuto, una forma – partito
vera che si ponga l’obiettivo di superare i limiti di neocorporativismo e di
movimentismo che si presentano ancora
nella realtà di una sinistra italiana che ha subito fortemente i colpi di un
vero e proprio assedio culturale condotto, fin dalla uscita del documento di
“Rinascita Nazionale” della P2 di Licio Gelli nel 1975, sulla base dei concetti
di “morte delle ideologie” e di “fine della storia”. Concetti attraverso cui si
è introdotta una sorta di “sindrome della sconfitta” ormai mortalmente
introiettata dai soggetti ancora esistenti. Tutti soggetti pervasi ormai da una
sorta di “paura della politica”. La sinistra italiana ha adottato una logica di
mimesi e di mistificazione nascondendosi dal confitto sociale e politico e
limitandosi a perseguire scorciatoie per percorrere le vie di presenze
istituzionali buone per distribuire “incentivi selettivi” al proprio ceto
politico. Una realtà perdente del tutto inadeguata alla qualità dello scontro
in atto. Deve essere proposto invece un soggetto politico rappresentativo
dell’anticapitalismo antagonista in Italia che, però, non potrò formarsi e
crescere se non innovando fortemente i suoi percorsi formativi. In questo senso
vanno analizzati due possibili elementi sui quali far procedere questa vera e
propria “innovazione di struttura politica”. Il primo è quello rappresentato
dall’autoconvocazione, senza la quale sarà impossibile superare quella logica
pervicacemente negativa di una formazione basata su anacronistici
“intergruppi”. Il secondo rappresentato dalla “via consiliare”, intesa quale riferimento del tutto interno
alla storia del movimento comunista e
operaio, da Rosa Luxemburg ad Antonio Gramsci, considerata quale
riferimento possibile per una effettiva democratizzazione del processo di
interscambio politico sia a livello orizzontale, sia a livello verticale nella
logica di recupero di un compito del
partito come “intellettuale collettivo” promotore di una rivoluzione
intellettuale e morale, fondata sull’integrità rivoluzionaria dei suoi
militanti.
In chiusura una citazione di Marx dalle tesi su Feurbach:
non basta interpretare il mondo, occorre cambiarlo.
Noi siamo ancora qui per questo e non certo per altro.
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