Alla fine la “balena bianca”, la vecchia e sempiterna DC, ha
avuto una sua sorta di rivincita postuma: le nomine europee sono state rinviate
addirittura alla fine d’agosto, dopo che sono stati espletati in quel di Bruxelles
tutti gli antichi riti di Piazza del
Gesù comprese un numero imprecisato di cene (ne riferisce ampiamente Luigi
Offeddu sulle colonne del “Corriere della Sera”).
La causa dirimente di questo pasticcio che smentisce ancora
una volta l’idea renziana della “politica di corsa” è stata una controversia
tutta interna ai democristiani italiani, la stessa controversia che aveva
causato qualche mese fa un inopinato cambio della guardia a Palazzo Chigi tra
Enrico Letta e Matteo Renzi: in ogni caso entrambi assurti al soglio con
pratiche al limite, se non extra, della Costituzione Repubblicana.
Hanno giocato a determinare questa situazione di stallo, in un’Unione
Europea che si è contrabbandato dovesse assumere una funzione “politica”
sottratta com’era in passato al peso della tecnocrazia pura, il confronto tra
il “Manuale Cencelli” e i classici “poteri forti”.
Lo scontro Renzi/Letta ha, infatti, preso le mosse da un
lato dalla pretesa dell’attuale presidente del consiglio italiano di imporre la
propria visione nella distribuzione dei pani e dei pesci assegnando il posto ad
una componente del suo “cerchio rosa”, dall’altra è invece emerso il peso degli
antichi poteri forti legati ai centri strategici e finanziari di marca più
atlantica che democristiana.
Appare evidente, infatti, che le obiezioni alla candidatura
di Federica Mogherini sollevate da alcuni paesi dell’Est Europeo e
significativamente dalle repubbliche baltiche (e non dalla Polonia) derivassero
da un input di marca USA da comprendersi come derivato interamente dalla nuova
logica bipolare che sta prendendo il posto dell’egemonia esercitata dalla sola
superpotenza americana dall’indomani dello scioglimento dell’URSS.
Naturale la saldatura con la candidatura Letta (addirittura
alla Presidenza) frutto del lavorio dei circoli più esclusivi della massoneria
finanziaria e strategica, delle varie Trilateral, Bildeberg, British Council e
chi più ne ha più ne metta, dal cui ambito originò la stessa candidatura Monti.
Due operazioni contrapposte di puro potere, senza alcun
nesso con idee in qualche modo richiamate a una qualche realtà effettiva di
differenziazione politico – strategica: prova ne è, nel frattempo, l’assoluta
inanità dell’Europa rispetto al dramma palestinese, inanità cui corrisponde
quella del governo Italiano ormai rappresentato sul piano internazionale da un
gruppo di crocerossine in forza al settore aiuti umanitari dell’ONU.
L’Italia ancora una volta, dunque, crocevia degli intrighi
più diretti dell’alta finanza collocata nell’ambito del vecchio atlantismo.
Una dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, della
vacuità parolaia del proclamato cambiamento a tutti i livelli: cambiamento che,
invece, sotto l’aspetto della svolta autoritaria sta paurosamente avanzando all’interno
ha dimostrazione, tra l’altro, della difficoltà di cessione di ruolo dell’antico
“Stato – Nazione”.
Ragioni accresciute e da vendere per portare avanti una “opposizione
sistemica” e la richiesta di rottura dell’UE. Su questo, a sinistra, non si riesce proprio a
quagliare: ma si tratta di un altro discorso.
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