La complessa vicenda legata alla centrale Tirreno Power di
Vado Ligure, che ha vissuto ieri un’altra delle sue tappe più drammatiche con
la conferma da parte della Procura della Repubblica del sequestro dell’impianto,
richiama sul piano più generale due temi che vorremmo ricordare molto
brevemente.
Regionalizzazione e privatizzazioni: davvero rappresentano
il buco nero dell’economia, dello sviluppo, della risposta ai bisogni dei
cittadini.
L’impianto di Vado Ligure, così come l’Ilva di Taranto
rappresenta sicuramente l’emblema del contrasto drammatico tra ambiente e
lavoro, ma mentre per lo stabilimento pugliese si può parlare di effetto
riguardante la privatizzazione sciagurata dell’industria siderurgica italiana,
per la centrale di Vado siamo di fronte all’effetto di entrambi i fattori.
L’energia come materia concorrente tra Stato e Regioni, così
come la regionalizzazione di trasporti e sanità hanno rappresentato il vero e
punto nevralgico di svolta nella realtà istituzionale dell’Ente Regione,
trasformatosi per questa via in un formidabile crocevia di denaro e d’interessi
privati volti alla finalità proprio di volgere sul versante privatistico la
risposta ai principali bisogni della popolazione appunto in materia di energia,
mobilità, salute.
Su questi “piatti ricchi” è poi planata, come dimostrano le
cronache, una classe politica che definire famelica è usare un eufemismo che ha
fatto diventare le Regioni lo snodo fondamentale per soddisfare i propri
appetiti sia sul piano di una sfrenata ambizione politica di tipo
personalistico, sia proprio al riguardo del proprio soggettivo tenore di vita
(l’Italia è piena di inchieste giudiziarie in questo senso).
Il tutto avvenuto, tra l’altro, sulla base di un’assurda spinta
ideologica a imitazione e paura dei commercianti di diamanti della Lega Nord
sulla base di una presunta idea federalista pasticciata, mai applicata, sulla
base della quale oggi il governo Renzi facendo finta di effettuare una
spending-rewiew taglia ulteriormente i margini di democrazia: perché questo è l’intento
del governo Renzi, fare a meno il più possibile della democrazia.
Lo scenario inquietante nel quale ci muoviamo è proprio
questo, e Vado Ligure sta a dimostrarlo.
E non pare esserci alternativa se non verso il peggio.
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