venerdì 24 gennaio 2014

SCELTE ELETTORALI “SINISTRE” di G.Angelo BIllia

 La riforma elettorale di Renzusconi elimina di fatto ogni possibilità tecnica di accesso delle forze d’alternativa al Parlamento. 
 
Mai dire mai. Se è vero che questa frase è sbagliata quando si riferisce alle questioni che attengono alle scelte di fondo, ha certamente una sua validità se la si usa riferita ad argomenti afferenti alla tattica come la questione elettorale.
La partecipazione o meno alle elezioni, per le forze autenticamente d’alternativa è legata a fattori soggettivi ed oggettivi strettamente interconnessi. Fra i fattori soggettivi spicca, prima di ogni altro la coscienza dell’assoluta impossibilità della scalata al potere per le masse lavoratrici attraverso uno strumento costruito per dar corpo alle scelte polico amministrative della classe egemone, la borghesia. Ciò porta all’inevitabile conclusione che quand’anche le condizioni obiettive fossero ideali, l’unico “ritorno” possibile, realisticamente perseguibile,dell’utilizzo del momento elettorale e dell’eventuale successo conseguito, sia far prendere coscienza di questa realtà alle masse stesse.
Il tutto è facilmente comprensibile e si può tradurre in una definizione semplice: prima le masse comprenderanno che gli spazi offerti dalla borghesia sono specchietti per le allodole, prima si creeranno soggettivamente le condizioni per la loro ascesa al potere.
Una riflessione su questo punto, in questo particolare frangente è vitale, soprattutto per non continuare a pestare l’acqua nel mortaio, per giunta bucato, fatto delle infinite ambiguità, ad essere benevoli, che si sono accompagnate in questi anni alle scelte della sinistra sull’argomento.
La riforma elettorale di Renzusconi elimina di fatto ogni possibilità tecnica di accesso delle forze d’alternativa al Parlamento.
Nell’agitarsi battagliero dello schieramento di sinistra sulla questione, non c’è traccia di ripensamenti legati alle scelte del passato , eppure sarebbero la risposta più pertinente alla domanda: quando l’accesso è stato possibile che uso ne è stato fatto? E’ servito a portare i chiarimenti ricordati sopra o piuttosto ha contribuito a dare legittimità alle istituzioni attraverso le quali la borghesia esercita il suo potere assoluto?
La risposta è nelle cose ed è evidentemente negativa. Nessuna meraviglia, quindi, se i partiti di sinistra che hanno percorso queste esperienze, nel sentire collettivo sono accomunati ai partiti della borghesia, è lo “stipendio” che hanno meritato con il loro lavoro.
Chi vuole rendersi portavoce ed interprete delle esigenze delle masse non può e non deve  considerarsi un amministratore, confidando nel fatto che, in quanto di sinistra è più “giusto” degli altri, questo perché, stante la sua permanenza in organismi creati per gestire gli interessi della borghesia non potrà mai fare concretamente qualcosa contro questi interessi.
Quello appena affrontato è un nervo scoperta in tanta parte dello schieramento alternativo, suscettibile di polemiche e di arroccamenti difensivi degni di miglior causa.
Se lo schematismo di per sè è negativo perché preclude ogni capacità di affrontare gli elementi nuovi, a volte schematizzare può essere utile, soprattutto per individuare i punti fermi, talmente connaturati con le cose da comportare lo snaturamento delle stesse se vengono a mancare.
In materia elettorale il punto fermo, variamente misconosciuto in questi anni, è il fatto che, stante in potere assoluto della borghesia, qualsiasi tentativo di farlo coesistere con altri poteri ( quello delle masse lavoratrici) è destinato a fallire in partenza.
L’ignoranza su questo punto ha significato per la sinistra, in particolare quella che si richiama ai principi comunisti, una concezione del tutto supposta e velleitaria della realtà obiettiva. Il risultato principale è stato quello di considerare normale e strategicamente confacente alle esigenze quello di appoggiarsi su formazioni politiche borghesi condividendone sul piano operativo le scelte politico amministrative. In questo modo si è creato l’appiattimento fra le opposizioni espressione della dialettica interna della borghesia e quelle che al contrario ne sono l’alternativa. Il danno che ne è derivato ha semplicemente distrutto la consapevolezza, fra le masse, che la borghesia non cederà mai, volontariamente, a prescindere dalla volontà popolare, il potere.
Ne è conseguita una deriva culturale che ha posto sull’altare delle “verità incontestabili” questioni come il rifiuto della violenza e non solo. Pochi ormai sono consapevoli del fatto che la violenza non è un principio esecrabile degli “estremisti”, ma è sempre concepita come strumento necessario da contrapporre alla violenza di cui sono compenetrate le scelte della borghesia. Non c’è una violenza buona e una cattiva, c’è solo la violenza dell'apparato borghese ed è vano contrapporle una non violenza di principio, perché obiettivamente non fa che rafforzare la violenza del sistema disarmando culturalmente le sue vittime e trasformandole in agnelli sacrificali.
In ultima analisi, la modalità di partecipazione elettorale del passato è la causa prima della situazione sostanziale di abbrutimento, anche culturale, in cui oggi si dibattono i lavoratori e le masse popolari in generale. E’ il risultato concreto a cui ha portato l’ideologia borghese trasfusa attraverso mille canali e della robusta mano che in questo processo è stata data da chi, al contrario doveva contrastarla.
Per questo, accanto all’opera di denuncia dell’operazione renzusconiana inserita a pieno titolo nel processo autoritario, che vede la sua massima espressione in Napolitano, è necessario prendere atto del fatto che a sinistra una ricollocazione politico ideologica sarà inevitabile.
Non c’è più lo spazio per supposte cogestioni di “sinistra” con lo Stato borghese, non c’è più per chi ha coperto con quest’illusione le proprie mire carrieristiche personali, non c’è più per chi in buona fede ha alimentato il tutto scegliendo il meno peggio. Al contrario, si chiudono gli spazi delle ambiguità, chi ha scelto di mascherare dietro fraseologie di “sinistra” la sua scelta del campo avverso dovrà uscire allo scoperto, e qualcosa a questo proposito già si sta delineando.
L’elemento di complessità residuo è  costituito da coloro che, pur avendo effettuato ideologicamente la scelta di campo, non hanno la possibilità concreta di essere assorbiti nel “nuovo corso”. La cupola borghese, nella sua opera di rifinitura nel settore della  sua rappresentanza ha meno spazio e tende ad occuparlo con i suoi rappresentanti più organici lasciando gli altri fuori dai giochi.
I pericoli reali di reiterazione del “reato” vengono proprio da costoro, da gente che ha imparato come si sta al riparo del potere e dal loro codazzo di servi sciocchi sedicenti “comunisti libertari”.
Questa è la ragione del perché, a dispetto delle considerazioni basate sulla realtà appena espresse, persisterà lo sgomitamento di personaggi in cerca di tribune adatte al loro ego smisurato e sempre per questo continuerà ancora la loro azione deleteria nella sinistra e fra le masse.
Per fortuna non tutto e non sempre il male viene per nuocere. Se la borghesia ha scelto di esercitare il suo potere senza finzioni, ciò non può che contribuire a gettare nella spazzatura l’idea, di per sè sbagliata, che stante il suo dominio, sia possibile usarne le istituzioni per “mitigare” la sua ferocia.
Se le modalità politiche utilizzate dalla sinistra in materia elettorale sono state la tomba della valorizzazione dello scontro di classe, lo scontro di classe sarà quello che permetterà di rendere maggioranza anche elettorale il popolo lavoratore, senza per questo, è importante ribadirlo, poter accedere pacificamente al governo del paese. 

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