La riforma elettorale di Renzusconi elimina di fatto ogni
possibilità tecnica di accesso delle forze d’alternativa al Parlamento.
Mai dire mai. Se è vero che questa frase è sbagliata
quando si riferisce alle questioni che attengono alle scelte di fondo, ha
certamente una sua validità se la si usa riferita ad argomenti afferenti alla
tattica come la questione elettorale.
La partecipazione o meno alle elezioni, per le forze
autenticamente d’alternativa è legata a fattori soggettivi ed oggettivi
strettamente interconnessi. Fra i fattori soggettivi spicca, prima di ogni altro
la coscienza dell’assoluta impossibilità della scalata al potere per le masse
lavoratrici attraverso uno strumento costruito per dar corpo alle scelte polico
amministrative della classe egemone, la borghesia. Ciò porta all’inevitabile
conclusione che quand’anche le condizioni obiettive fossero ideali, l’unico
“ritorno” possibile, realisticamente perseguibile,dell’utilizzo del momento
elettorale e dell’eventuale successo conseguito, sia far prendere coscienza di
questa realtà alle masse stesse.
Il tutto è facilmente comprensibile e si può tradurre in
una definizione semplice: prima le masse comprenderanno che gli spazi offerti
dalla borghesia sono specchietti per le allodole, prima si creeranno
soggettivamente le condizioni per la loro ascesa al
potere.
Una riflessione su questo punto, in questo particolare
frangente è vitale, soprattutto per non continuare a pestare l’acqua nel
mortaio, per giunta bucato, fatto delle infinite ambiguità, ad essere benevoli,
che si sono accompagnate in questi anni alle scelte della sinistra
sull’argomento.
La riforma elettorale di Renzusconi elimina di fatto ogni
possibilità tecnica di accesso delle forze d’alternativa al Parlamento.
Nell’agitarsi battagliero dello schieramento di sinistra
sulla questione, non c’è traccia di ripensamenti legati alle scelte del passato
, eppure sarebbero la risposta più pertinente alla domanda: quando l’accesso è
stato possibile che uso ne è stato fatto? E’ servito a portare i chiarimenti
ricordati sopra o piuttosto ha contribuito a dare legittimità alle istituzioni
attraverso le quali la borghesia esercita il suo potere
assoluto?
La risposta è nelle cose ed è evidentemente negativa.
Nessuna meraviglia, quindi, se i partiti di sinistra che hanno percorso queste
esperienze, nel sentire collettivo sono accomunati ai partiti della borghesia, è
lo “stipendio” che hanno meritato con il loro
lavoro.
Chi vuole rendersi portavoce ed interprete delle esigenze
delle masse non può e non deve
considerarsi un amministratore, confidando nel fatto che, in quanto di
sinistra è più “giusto” degli altri, questo perché, stante la sua permanenza in
organismi creati per gestire gli interessi della borghesia non potrà mai fare
concretamente qualcosa contro questi interessi.
Quello appena affrontato è un nervo scoperta in tanta
parte dello schieramento alternativo, suscettibile di polemiche e di
arroccamenti difensivi degni di miglior causa.
Se lo schematismo di per sè è negativo perché preclude
ogni capacità di affrontare gli elementi nuovi, a volte schematizzare può essere
utile, soprattutto per individuare i punti fermi, talmente connaturati con le
cose da comportare lo snaturamento delle stesse se vengono a
mancare.
In materia elettorale il punto fermo, variamente
misconosciuto in questi anni, è il fatto che, stante in potere assoluto della
borghesia, qualsiasi tentativo di farlo coesistere con altri poteri ( quello
delle masse lavoratrici) è destinato a fallire in
partenza.
L’ignoranza su questo punto ha significato per la
sinistra, in particolare quella che si richiama ai principi comunisti, una
concezione del tutto supposta e velleitaria della realtà obiettiva. Il risultato
principale è stato quello di considerare normale e strategicamente confacente
alle esigenze quello di appoggiarsi su formazioni politiche borghesi
condividendone sul piano operativo le scelte politico amministrative. In questo
modo si è creato l’appiattimento fra le opposizioni espressione della dialettica
interna della borghesia e quelle che al contrario ne sono l’alternativa. Il
danno che ne è derivato ha semplicemente distrutto la consapevolezza, fra le
masse, che la borghesia non cederà mai, volontariamente, a prescindere dalla
volontà popolare, il potere.
Ne è conseguita una deriva culturale che ha posto
sull’altare delle “verità incontestabili” questioni come il rifiuto della
violenza e non solo. Pochi ormai sono consapevoli del fatto che la violenza non
è un principio esecrabile degli “estremisti”, ma è sempre concepita come
strumento necessario da contrapporre alla violenza di cui sono compenetrate le
scelte della borghesia. Non c’è una violenza buona e una cattiva, c’è solo la
violenza dell'apparato borghese ed è vano contrapporle una non violenza di
principio, perché obiettivamente non fa che rafforzare la violenza del sistema
disarmando culturalmente le sue vittime e trasformandole in agnelli sacrificali.
In ultima analisi, la modalità di partecipazione
elettorale del passato è la causa prima della situazione sostanziale di
abbrutimento, anche culturale, in cui oggi si dibattono i lavoratori e le masse
popolari in generale. E’ il risultato concreto a cui ha portato l’ideologia
borghese trasfusa attraverso mille canali e della robusta mano che in questo
processo è stata data da chi, al contrario doveva contrastarla.
Per questo, accanto all’opera di denuncia dell’operazione
renzusconiana inserita a pieno titolo nel processo autoritario, che vede la sua
massima espressione in Napolitano, è necessario prendere atto del fatto che a
sinistra una ricollocazione politico ideologica sarà
inevitabile.
Non c’è più lo spazio per supposte cogestioni di
“sinistra” con lo Stato borghese, non c’è più per chi ha coperto con
quest’illusione le proprie mire carrieristiche personali, non c’è più per chi in
buona fede ha alimentato il tutto scegliendo il meno peggio. Al contrario, si
chiudono gli spazi delle ambiguità, chi ha scelto di mascherare dietro
fraseologie di “sinistra” la sua scelta del campo avverso dovrà uscire allo
scoperto, e qualcosa a questo proposito già si sta delineando.
L’elemento di complessità residuo è costituito da coloro che, pur avendo
effettuato ideologicamente la scelta di campo, non hanno la possibilità concreta
di essere assorbiti nel “nuovo corso”. La cupola borghese, nella sua opera di
rifinitura nel settore della sua
rappresentanza ha meno spazio e tende ad occuparlo con i suoi rappresentanti più
organici lasciando gli altri fuori dai giochi.
I pericoli reali di reiterazione del “reato” vengono
proprio da costoro, da gente che ha imparato come si sta al riparo del potere e
dal loro codazzo di servi sciocchi sedicenti “comunisti
libertari”.
Questa è la ragione del perché, a dispetto delle
considerazioni basate sulla realtà appena espresse, persisterà lo sgomitamento
di personaggi in cerca di tribune adatte al loro ego smisurato e sempre per
questo continuerà ancora la loro azione deleteria nella sinistra e fra le masse.
Per fortuna non tutto e non sempre il male viene per
nuocere. Se la borghesia ha scelto di esercitare il suo potere senza finzioni,
ciò non può che contribuire a gettare nella spazzatura l’idea, di per sè
sbagliata, che stante il suo dominio, sia possibile usarne le istituzioni per
“mitigare” la sua ferocia.
Se le modalità politiche utilizzate dalla sinistra in
materia elettorale sono state la tomba della valorizzazione dello scontro di
classe, lo scontro di classe sarà quello che permetterà di rendere maggioranza
anche elettorale il popolo lavoratore, senza per questo, è importante ribadirlo,
poter accedere pacificamente al governo del paese.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie