.....In Italia la proposta di
candidatura di Tsipras, raccoglie il favore ad esempio di entità
politiche in rovina (si pensi al PRC), informi/informali (come ALBA)
o sostanzialmente inesistenti oltre ad un gruppo di intellettuali
(variamente collocati nel panorama politico) che si appellano ad un
concetto di anti-liberismo.
La scorsa estate abbiamo lanciato,
attraverso un documento (che riportiamo più sotto e che fu
pubblicato in varie lingue) una proposta di presentazione unitaria,
di respiro internazionalista e di livello sovranazionale, della
sinistra d'alternativa per le elezioni europee che si terranno nel
maggio del 2014, che aveva il pregio, non banale, di offrire
l'opportunità di una discussione sui temi europei andando ben oltre
a sterili diatribe nominalistiche che rischiano -tra l'altro- di
presentare progetti posti quasi in similitudine a quelli della destra
populista e nazionalista.
A dicembre 2013, a Madrid, il congresso
della sinistra europea ha deciso di candidare il segretario di Syriza
(formazione politica greca), Alex Tsipras, alla carica di presidente
della Commissione europea, con l'idea di raccogliere attorno alla sua
figura le forze anticapitaliste e antiliberiste presenti nei diversi
Paesi dell'unione europea.
Va fatta chiarezza, sempre dal nostro
punto di vista, in merito.
Non siamo in presenza di un “progetto
internazionalista” che avrebbe un carattere complessivamente
diverso, nel merito della proposta e nel metodo, ma di una generica
raccolta di forze e/o di movimenti che ad oggi risultano frammentati
e specifici e le cui rivendicazioni sono modellate maggiormente sul
piano nazionale, con proiezioni e soluzioni diversificate sul piano
europeo.
In Italia questa proposta di
candidatura di Tsipras, raccoglie il favore ad esempio di entità
politiche in rovina (si pensi al PRC), informi/informali (come ALBA)
o sostanzialmente inesistenti oltre ad un gruppo di intellettuali
(variamente collocati nel panorama politico) che si appellano ad un
concetto di anti-liberismo.
Questi ultimi, in un documento pubblicato oggi sul Manifesto (ma i prodromi erano già ampiamente comparsi
nelle scorse settimane), propongono la formazione di una lista di
appoggio alla candidatura del segretario greco, definendola di
“cittadinanza” e di “terza via” tra chi intende distruggere
l'Europa e chi intende conservala così com'è.
Il documento si
spinge nel dettaglio, non banale ma di sostanza: la lista NON deve
comprendere esponenti dei partiti della sinistra che abbiano
ricoperto incarichi istituzionali e di direzione politica.
Apertura piena e sollecitata invece ai
movimenti dei “Beni Comuni”, a singole personalità, ad una non
meglio identificata “Società civile”, sul modello girotondino
(modello che viene riproposto ad ogni più sospinto senza alcuna
valutazione del pregresso).
Dunque un piano di proposta elettorale
che, per la natura dei soggetti chiamati e per gli obiettivi dati,
nulla ha a che vedere ovviamente con una di tipo internazionalista,
che invece richiamerebbe al conflitto capitale/lavoro, e alla lotta
di classe, come invece la ferocia capitalistica espressasi nella
gestione del ciclo richiederebbe.
Anzi, collocandosi esattamente al
margine del sistema capitalistico, e non in sua alternativa, per un
obiettivo di modulazione “democratica”, di “riduzione del
danno”.
Ma non solo: vi è da chiedersi che
tipo di rapporti politici una lista di appoggio siffatta potrebbe
intessere con formazioni politiche, identitarie e storiche come
l'unione de la gauche francese, la Linke tedesca o l'Izquierda unita
spagnola.
Il procedere verso il passaggio
elettivo europeo continua a rappresentare la totale disfatta italiana
della sinistra: nessuna forza coerentemente anti-capitalista oggi è
in grado di egemonizzare il vasto campo lasciato scoperto dalla
sedicente sinistra radicale (sempre pronta a salire sui carri altrui,
mietendo risultati che ancora oggi attendono un giudizio politico,
come fu l'esperienza brillantemente negativa della Sinistra
Arcobaleno o ancor meglio rappresentata dall'avventura
Ingroia-Rivoluzione civile).
Ma non solo: la scelta della lista di
“cittadinanza” della cosiddetta “terza via” si contrappone
- negandone nel profondo le ragioni politiche e di classe –
all'ipotesi di costruzione di una nuova soggettività della
sinistra comunista e d'alternativa, che invece è necessario porre in
campo da subito, senza ulteriori ritardi.
Registriamo da una parte ancora una
volta l'ennesima dimostrazione dell'assenza di autonomia di pensiero
e di iniziativa politica, sorta di contrappasso all'estremismo di
leniniama memoria?, e dall'altra un silenzio assordante da parte di
chi può e deve entrare nel merito con titolo e proposte.
EUROPA: NON BASTANO LE SOLE FORZE NAZIONALI DELLA SINISTRA D’OPPOSIZIONE
Le elezioni per
il Parlamento Europeo, previste per la primavera del 2014, devono
rappresentare l’occasione per stabilire un nuovo livello di iniziativa
politica autonoma e alternativa, a carattere internazionalista, di
dimensione sovranazionale, che connetta tutte le forze anticapitaliste,
comuniste, socialiste, ambientaliste e libertarie rappresentative del
pensiero critico e dei movimenti di lotta sviluppatisi, nel corso di
questi anni, in opposizione alla gestione criminale della crisi portata
avanti dalle centrali dominanti della finanza e della politica che
detengono il potere nell’Unione Europea.
Un potere nel quale è impossibile riconoscersi.
La nostra
proposta chiede a tutti un atto di orgoglio e generosità: nei ventisette
Paesi dell’Unione si presentino liste contraddistinte (almeno
parzialmente) dallo stesso simbolo, con lo stesso capolista.
Per il ruolo di capolista, in ragione della sua storia, della sua riconoscibilità, della sua limpida collocazione politica Ken Loach appare come il compagno più adatto.
Elaboriamo un
programma comune (certamente articolato anche al riguardo delle diverse
situazioni nazionali) caratterizzato da un ideale di alternativa di
società in termini anticapitalistici, di autonomia culturale e
ideologica e di opposizione all’Europa dei banchieri e della finanza con
l’obiettivo di fare in modo che, ovunque siano eletti i nostri
rappresentanti siano l’espressione di quel concetto internazionalista
che sta nello spirito della nostra proposta: facciamo in modo che al
Parlamento di Strasburgo sia presente l’Europa anticapitalista
rappresentativa delle masse popolari.
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