I particolari dell’accordo Berlusconi/Renzi sulla legge
elettorale sono stati svelati dal segretario del PD nel corso della riunione
della Direzione Nazionale del suo partito, confermando tutti i timori e le
preoccupazioni che erano già state espresse subito alla conclusione dell’accordo
tra i due contraenti.
Intendiamoci bene: la questione principale non è quella
della persistenza di profili di evidente incostituzionalità pur presenti nella
bozza presentata alla direzione democratica, sia al riguardo di uno smodato
premio di maggioranza (il 20% a fronte del 35% dei voti), sia al riguardo delle
liste bloccate.
Elementi peraltro fondamentali che contrastano con quanto disposto
con la recentissima sentenza della Corte Costituzionale, pronunziata in
occasione della dichiarazione di illegittimità della legge elettorale vigente.
Una decisione quella della suprema Corte che è bene
ricordarlo ha disegnato una legge elettorale proporzionale già pronta per l’uso
di eventuali elezioni anticipate.
Il punto fondamentale è quello che siamo di fronte ad una
vera e propria “coercizione della democrazia”, di una clamorosa forzatura del
sistema, perché il progetto prevede anche che, nel caso di non superamento del
35% da parte di alcuno dei contendenti, si andrebbe a un doppio turno fra le
prime due coalizioni, indipendentemente dalla percentuale raggiunta, per
attribuire il premio che a questo punto raggiungerebbe una percentuale smodata
e, soprattutto, forzerebbe il quadro politico a una riduzione “bipolare” che
evidentemente non esisterebbe nel Paese, così come non esiste in questo
momento.
Da rilevare ancora l’enormità delle percentuali richieste
per il superamento della soglia di sbarramento: il 5% per le forze coalizzate e
l’8% per quelle non coalizzate. Tanto per dare una cifra assoluta: con 30
milioni di voti validi per una forza non coalizzata servirebbero quasi 2
milioni e mezzo di voti per entrare in Parlamento.
Non è il caso di dilungarci in commenti, che potrebbero
apparire anche ripetitivi, ma il fatto è che ci troviamo di fronte ad un tentativo
di annullare il concetto fondamentale di rappresentatività politica: uno dei
pilastri teorici dell’idea di democrazia liberale, acquisita compiutamente nel
testo della Costituzione Repubblicana.
Da segnalare ancora la forma con la quale Renzi si è rivolto
alla Direzione del PD, sbandierando i due milioni di voti raccolti alle
primarie (perché e bene ricordare i partecipanti furono 2.800.000 e 800.000
voti andarono agli altri candidati).
L’espressione usata da Renzi in conclusione del suo discorso
contiene un’idea plebiscitaria nella conduzione della vita politica, che ignora
partiti e corpi intermedi: del suffragio diretto di una minoranza (perché in
questo caso siamo di fronte ad una minoranza, ed anche esigua) verso un “uomo
solo al comando”.
L’accordo Berlusconi / Renzi non soltanto limita l’esercizio
della democrazia così come concepita dalla Costituzione, ma prefigura un indiscriminato autoritarismo che ci ricorda tempi bui e mai sufficientemente lontani.
Occorre, da subito, mobilitarsi per contrastare questa
deriva.
Ci permettiamo, in questo senso, di lanciare un vero e
proprio monito che ci auguriamo non sia lasciato cadere delle forze della
sinistra, dell’alternativa, di una forte opposizione che è necessario costruire
da subito, senza esitazioni.
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