mercoledì 8 gennaio 2014

La ricetta di Keynes ed i Piani del lavoro Nota a cura di Nicola Cacace per il tramite di Gianni Marchetto


In Italia tutti parlano di lavoro con poche idee nuove ed alcune vecchie, come l´Art.18 sì o no. Soprattutto pochi studiano i casi esteri di successo. Piano del lavoro e Job Act sono tra i titoli più gettonati, anche dal nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, invero con pochi contenuti e alcune significative differenze con quanto si fa in altri paesi.
 
Mentre nell´Europa del Nord, tra gli strumenti anti disoccupazione primeggiano, formazione continua, orientamento professionale, dual rule cioè alternanza scuola lavoro, sostituzione dello straordinario con la banca delle ore, Kurzarbeit e Short Term Working, in Italia tutti invocano la crescita come gli indiani invocavano la pioggia, crescita che è importante ma che, come è noto, sarà debole e quindi senza lavoro, se non la si accompagna con altre misure straordinarie, di cui nessuno parla, come la cancellazione della legge Sacconi sulla defiscalizzazione dello straordinario, il finanziamento dei contratti di solidarietà, etc..
La realtà è che non c´è lavoro per tutti, si distruggono più posti di lavoro di quanti se ne creano, dalle banche alle poste, dal commercio ai Call center, Bancomat, banking on line, Mail, e-commerce, cancellano più posti di lavoro di quanti ne creano, mentre la crescita del Pil dei paesi industriali non sarà mai più come prima per la semplice ragione che crescerà di più nei paesi emergenti. Perciò molti paesi industriali utilizzano l´orario in chiave anti disoccupazione.
In Europa, tra 2000 e 2010 l´orario settimanale di lavoro medio si è ridotto di 3 ore, da 40,5 a 37,5, con grandi differenze tra paesi del Nord e del Sud. Nel 2010 si va dalle 35,6 della Germania alle 31,5 ore dei Paesi Bassi, dalle 35,3 ore della G. B. alle 40,9 della Grecia, alle 38,1 ore del Portogallo ed alle 37,3 dell´Italia. Confrontando gli orari col tasso di occupazione si vede che i paesi con più alto tasso di occupazione (occupati su popolazione in età da lavoro) hanno orari più corti, mentre quelli con bassi tassi di occupazione hanno gli orari più lunghi. Nella tabella sono riportati i dati del 2010 del tasso di occupazione e delle ore medie settimanali lavorate.
I paesi con orari più lunghi, Italia, Grecia, Spagna, Polonia, Ungheria, sono quelli con bassa occupazione, mentre i paesi con orari più corti, Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Svezia ed Austria sono quelli ad alta occupazione. Francia e Belgio hanno orari e tassi di occupazione praticamente coincidenti con la media U.E.
La Commissione europea ha studiato gli effetti del STW (Short Term Working) nei 27 paesi europei tra il 1991 e il 2009 dimostrando la capacità delle politiche di flessibilizzazione e riduzione degli orari di difendere i livelli occupazionali, soprattutto in periodi di bassa crescita economica come gli attuali e come sarà quella che i paesi industriali sperimenteranno negli anni a venire. Anni dove, come quest´anno, la crescita del Pil mondiale stimata dal FMI nel 2,3% sarà composta dall´1%-2% dei paesi industriali e dal 4%-6% dei paesi emergenti, mentre la produttività da progresso tecnico sarà intorno al 2%.
Ergo, mentre nei paesi emergenti la crescita della produzione sarà maggiore di quella della produttività e quindi produrrà aumenti di occupazione, nei paesi industriali accadrà l´inverso, la produttività crescerà più della produzione e l´unica possibilità di mantenere alti livelli di occupazione sarà quella di assecondare la previsione che il grande filosofo-economista J. M. Keynes fece a Madrid nel 1930: "Grazie al continuo aumento della produttività, superiore all´aumento della produzione, i miei nipoti (che siamo noi) dovranno adoperarsi per fare parte accurata del "pane" affinché il poco lavoro che rimane sia distribuito fra quanta più gente è possibile. A tali fini turni di 3 ore e settimana lavorativa di 15 ore possono tenere a bada il problema (disoccupazione) per un buon periodo di tempo".
Senza l´ambizione di inverare la previsione di John Maynard dovremmo al meno avere l´accortezza di non navigare in senso contrario, come l´Italia fa da anni.

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