venerdì 24 gennaio 2014

L’attuale Parlamento italiano è delegittimato politicamente e moralmente! da Giovanni Lamagna "Comitato napoletano difesa e attuazione della Costituzione"

Se i leader di tutte forze politiche oggi  presenti in Parlamento avessero un minimo di decenza, dovrebbero - dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale agli inizi di dicembre dello scorso anno ha bocciato il cosiddetto “Porcellum” - immediatamente chiedere al Capo dello Stato lo scioglimento di entrambe le Camere, elette con una legge incostituzionale, e portare il Paese  a nuove elezioni.
 
Se e’ vero, infatti, che la Consulta, nelle motivazioni della sentenza n.1/2014, ha precisato che:
<<Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono,in definitiva,e con ogni evidenza,un fatto concluso,posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti.
Del pari non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali.>>
riaffermando  in tal modo  l'antico  principio della “continuità dello Stato”( e quindi  la piena legittimazione istituzionale dell'attuale Parlamento), è  altrettanto  vero che le Camere elette nel febbraio 2013, legittime non lo sono più dal punto di vista politico e, forse, ancora di più da un punto di vista morale.
Bisogna chiedersi, infatti,con quale legittimazione etica prima ancora che politica, gli attuali legislatori potrebbero accingersi a varare nuove leggi, alcune addirittura di portata costituzionale, ed a mandare in porto  la stessa riforma elettorale.
Un Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, che si azzardasse ad approvare riforme di natura costituzionale si renderebbe colpevole di un atto gravemente lesivo della pubblica moralità, prima che politicamente scorretto.
Ma, a nostro avviso, le attuali Camere  non sono “legittimate politicamente” neanche a discutere (ed approvare) una nuova legge elettorale. Perché la varerebbero obbedendo al loro  istinto di autoconservazione  e, quindi, secondo criteri quantomeno “sospetti”, visto che esse  sono  state  elette con meccanismi incostituzionali.
La cosa politicamente e moralmente più corretta sarebbe, pertanto, andare a votare con la legge elettorale, prodotta dagli effetti  della sentenza della Corte.  La normativa risultante dal Porcellum emendato, infatti, (si fa carico di scriverlo espressamente la Consulta nelle sue motivazioni) “è complessivamente idonea a garantire il rinnovamento, in ogni momento, dell’organo costituzionale elettivo”.
Se si andasse alle urne domani, si voterebbe, quindi, con un legge di impianto proporzionale (ma non con la proporzionale pura perché continuerebbero a sussistere  sbarramenti diversi per le  liste coalizzate e per quelle non coalizzate). E' bene precisare,infatti, che anche il Porcellum  emendato dalla Corte (senza premio di maggioranza, e senza liste bloccate) non consentirebbe la rappresentanza di tutte le forze politiche presenti nel Paese,in quanto escluderebbe comunque  dal Parlamento quei partiti e quelle liste che,al di fuori delle alleanze, ottengano una percentuale inferiore al 4% alla Camera dei deputati ed all'8% su base regionale al Senato.
Le  tre ipotesi di riforma presentate da Renzi per l' elezione della Camera dei deputati  ( Sindaco d'Italia con doppio turno di coalizione; legge Mattarella rivisitata; modello spagnolo) sono tutte imperniate,sebbene in forma diversa, sul maggioritario. Nel caso,ad esempio, si intendesse procedere nella direzione  della rivisitazione della legge Mattarella, si produrrebbe addirittura un effetto ultramaggioritario. Infatti, qualora,come sostiene il segretario del PD, si attribuisse alla coalizione che ha conquistato la maggioranza relativa nei 475 collegi uninominali (dove,come è noto, si vince anche con un solo voto di scarto) un premio pari al 15% dei  restanti 155 seggi, non si terrebbero in alcun conto le osservazioni della Consulta,per la quale la previsione di un eventuale premio di maggioranza deve essere temperata, al fine di non alterare oltre misura i rapporti di forza  determinati dall'esito delle elezioni.
Gli italiani hanno votato con il Mattarellum per tre consultazioni politiche generali (1994-1996-2001) e con il Porcellum per altre tre (2006-2008-2013); eppure per un ventennio il Paese non ha avuto alcuna reale governabilità. La legislatura 94-96 ha visto,nel giro di appena sei mesi, avvicendarsi due governi (Berlusconi I e Dini). Nella successiva 96-2001, gli esecutivi sono stati quattro (Prodi I,D'Alema I,D'Alema II e Amato II). Soltanto nel quinquennio 2001-2006 la stabilità è stata maggiore, anche se i governi sono stati due (Berlusconi II e Berlusconi III). La legislatura 2006-2008,una delle più tormentate e difficili della storia repubblicana, è stata particolarmente breve, anche perché la coalizione di centro sinistra aveva numeri molto ballerini al Senato. Nel 2008,gli italiani diedero un'ampia maggioranza al centro destra sia a  Montecitorio (344 seggi), sia a Palazzo Madama(172). Ma i contrasti  politici nel PDL portarono, verso la fine del  secondo anno della legislatura, alla nascita di Futuro e Libertà ed alle vicissitudini del IV Governo Berlusconi, costretto  per sopravvivere alla  continua ricerca di voti tra  deputati e senatori dello schieramento avversario. La massima forza numerica del PDL e dei suoi alleati minori, si tradusse,nel volgere di poco più due anni, nel massimo di impotenza politica. Poi, con la benedizione della BCE, auspice Napolitano, arrivò Monti e cominciò la storia delle larghe (poi strette) intese, storia che arriva sino ad oggi.
Quel che appare abbastanza chiaro ed evidente è che il maggioritario (nelle sue diverse versioni del "Mattarellum" e del "Porcellum") non ha garantito quella stabilità di cui erano e sono alla ricerca gli avversari del proporzionale. Un Parlamento eletto con il maggioritario, nel 2005 ha dato al Paese una pessima legge elettorale (il Porcellum) ed ha tentato di cambiare la Carta del '48. Ed inoltre, deputati e senatori  eletti nei collegi uninominali ('94,'96 e 2001) e nelle liste bloccate (2006 e 2008) sono stati indagati per malaffare e rapporti con la criminalità organizzata. Questa amara e concreta  realtà ha smentito tutta la retorica a buon mercato sul voto di preferenza fonte di inquinamento delle assemblee parlamentari.
Si dà il caso,invece, che il nuovo segretario del PD (del tutto sordo e indifferente ai ragionamenti di opportunità politica e di natura etica di cui sopra) prosegua spregiudicatamente  sulla strada da lui avviata di riforma della legge elettorale, cercando,in primis, l'accordo con il capo di  Forza Italia, purché  questi gli assicuri l'abolizione del Senato e la cancellazione del titolo V della Costituzione (riforme costituzionali).
E tutto ciò avviene senza che  il Presidente della Repubblica (garante della Costituzione) intervenga  energicamente per difendere la Carta del '48  e l'uguaglianza del voto  dei cittadini.
Di fronte a tali atti politici e istituzionali noi leviamo alta e forte la nostra protesta e chiediamo al Capo dello Stato di farsi davvero garante della Costituzione e rappresentante dell’unità nazionale, come il suo ruolo prevede.

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