Se
i leader di tutte forze politiche oggi
presenti in Parlamento avessero un minimo di decenza, dovrebbero - dopo
la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte
Costituzionale agli inizi di dicembre dello scorso anno ha bocciato il
cosiddetto “Porcellum” - immediatamente chiedere al Capo dello Stato lo
scioglimento di entrambe le Camere, elette con una legge incostituzionale, e
portare il Paese a nuove
elezioni.
Se
e’ vero, infatti, che la Consulta, nelle motivazioni della sentenza n.1/2014, ha
precisato che:
<<Le elezioni che si sono svolte in
applicazione anche delle norme dichiarate costituzionalmente illegittime
costituiscono,in definitiva,e con ogni evidenza,un fatto concluso,posto che il
processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli
eletti.
Del
pari non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si
svolgano nuove consultazioni elettorali.>>
riaffermando in tal modo
l'antico principio della
“continuità dello Stato”( e quindi la
piena legittimazione istituzionale dell'attuale Parlamento), è altrettanto
vero che le Camere elette nel febbraio 2013, legittime non lo sono più
dal punto di vista politico e, forse, ancora di più da un punto di vista
morale.
Bisogna
chiedersi, infatti,con quale legittimazione etica prima ancora che politica, gli
attuali legislatori potrebbero accingersi a varare nuove leggi, alcune
addirittura di portata costituzionale, ed a mandare in porto la stessa riforma elettorale.
Un
Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, che si azzardasse ad
approvare riforme di natura costituzionale si renderebbe colpevole di un atto
gravemente lesivo della pubblica moralità, prima che politicamente
scorretto.
Ma,
a nostro avviso, le attuali Camere non
sono “legittimate politicamente” neanche a discutere (ed approvare) una nuova
legge elettorale. Perché la varerebbero obbedendo al loro istinto di autoconservazione e, quindi, secondo criteri quantomeno
“sospetti”, visto che esse sono state
elette con meccanismi incostituzionali.
La
cosa politicamente e moralmente più corretta sarebbe, pertanto, andare a votare
con la legge elettorale, prodotta dagli effetti
della sentenza della Corte. La
normativa risultante dal Porcellum emendato, infatti, (si fa carico di scriverlo
espressamente la Consulta nelle sue motivazioni) “è complessivamente idonea a
garantire il rinnovamento, in ogni momento, dell’organo costituzionale
elettivo”.
Se
si andasse alle urne domani, si voterebbe, quindi, con un legge di impianto
proporzionale (ma non con la
proporzionale pura perché continuerebbero a sussistere sbarramenti diversi per le liste coalizzate e per quelle non
coalizzate). E' bene precisare,infatti, che anche il Porcellum emendato dalla Corte (senza premio di
maggioranza, e senza liste bloccate) non consentirebbe la rappresentanza di
tutte le forze politiche presenti nel Paese,in quanto escluderebbe comunque dal Parlamento quei partiti e quelle liste
che,al di fuori delle alleanze, ottengano una percentuale inferiore al 4% alla
Camera dei deputati ed all'8% su base regionale al Senato.
Le tre ipotesi di riforma presentate da Renzi
per l' elezione della Camera dei deputati
( Sindaco d'Italia con doppio turno di coalizione; legge Mattarella
rivisitata; modello spagnolo) sono tutte imperniate,sebbene in forma diversa,
sul maggioritario. Nel caso,ad esempio, si intendesse procedere nella
direzione della rivisitazione della
legge Mattarella, si produrrebbe addirittura un effetto ultramaggioritario.
Infatti, qualora,come sostiene il segretario del PD, si attribuisse alla
coalizione che ha conquistato la maggioranza relativa nei 475 collegi
uninominali (dove,come è noto, si vince anche con un solo voto di scarto) un
premio pari al 15% dei restanti 155
seggi, non si terrebbero in alcun conto le osservazioni della Consulta,per la
quale la previsione di un eventuale premio di maggioranza deve essere temperata,
al fine di non alterare oltre misura i rapporti di forza determinati dall'esito delle
elezioni.
Gli
italiani hanno votato con il Mattarellum per tre consultazioni politiche
generali (1994-1996-2001) e con il Porcellum per altre tre (2006-2008-2013);
eppure per un ventennio il Paese non ha avuto alcuna reale governabilità. La
legislatura 94-96 ha visto,nel giro di appena sei mesi, avvicendarsi due governi
(Berlusconi I e Dini). Nella successiva 96-2001, gli esecutivi sono stati
quattro (Prodi I,D'Alema I,D'Alema II e Amato II). Soltanto nel quinquennio
2001-2006 la stabilità è stata maggiore, anche se i governi sono stati due
(Berlusconi II e Berlusconi III). La legislatura 2006-2008,una delle più
tormentate e difficili della storia repubblicana, è stata particolarmente breve,
anche perché la coalizione di centro sinistra aveva numeri molto ballerini al
Senato. Nel 2008,gli italiani diedero un'ampia maggioranza al centro destra sia
a Montecitorio (344 seggi), sia a
Palazzo Madama(172). Ma i contrasti
politici nel PDL portarono, verso la fine del secondo anno della legislatura, alla nascita
di Futuro e Libertà ed alle vicissitudini del IV Governo Berlusconi,
costretto per sopravvivere alla continua ricerca di voti tra deputati e senatori dello schieramento
avversario. La massima forza numerica del PDL e dei suoi alleati minori, si
tradusse,nel volgere di poco più due anni, nel massimo di impotenza politica.
Poi, con la benedizione della BCE, auspice Napolitano, arrivò Monti e cominciò
la storia delle larghe (poi strette) intese, storia che arriva sino ad
oggi.
Quel
che appare abbastanza chiaro ed evidente è che il maggioritario (nelle sue
diverse versioni del "Mattarellum" e del "Porcellum") non ha garantito quella
stabilità di cui erano e sono alla ricerca gli avversari del proporzionale. Un
Parlamento eletto con il maggioritario, nel 2005 ha dato al Paese una pessima
legge elettorale (il Porcellum) ed ha tentato di cambiare la Carta del '48. Ed
inoltre, deputati e senatori eletti nei
collegi uninominali ('94,'96 e 2001) e nelle liste bloccate (2006 e 2008) sono
stati indagati per malaffare e rapporti con la criminalità organizzata. Questa
amara e concreta realtà ha smentito
tutta la retorica a buon mercato sul voto di preferenza fonte di inquinamento
delle assemblee parlamentari.
Si
dà il caso,invece, che il nuovo segretario del PD (del tutto sordo e
indifferente ai ragionamenti di opportunità politica e di natura etica di cui
sopra) prosegua spregiudicatamente sulla
strada da lui avviata di riforma della legge elettorale, cercando,in primis,
l'accordo con il capo di Forza Italia,
purché questi gli assicuri l'abolizione
del Senato e la cancellazione del titolo V della Costituzione (riforme
costituzionali).
E
tutto ciò avviene senza che il
Presidente della Repubblica (garante della Costituzione) intervenga energicamente per difendere la Carta del
'48 e l'uguaglianza del voto dei cittadini.
Di
fronte a tali atti politici e istituzionali noi leviamo alta e forte la nostra
protesta e chiediamo al Capo dello Stato di farsi davvero garante della
Costituzione e rappresentante dell’unità nazionale, come il suo ruolo
prevede.
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