Due giorni di risse verbali e fisiche alla Camera dei
Deputati: da una parte i parlamentari del Movimento 5 Stelle impegnati
nell’ostruzionismo contro l’incredibile decreto che teneva assieme la
ricapitalizzazione della Banca d’Italia e la seconda rata dell’IMU (una vera e
propria provocazione, nemmeno tanto sottile!) e nella contestazione al progetto
di legge elettorale, dall’altra – in particolare – quelli del PD impegnati,
invece, nel far approvare il decreto e a portare avanti il tema della riforma
della legge elettorale.
Fin qui la cronaca degli schieramenti, aggiungendo ancora il
comportamento della presidente della Camera Boldrini che invece di chiedere al
governo, data la situazione, lo “spacchettamento” del decreto ha usato, per la
prima volta nella storia dell’Assemblea, la cosiddetta “ghigliottina”
(prevista, tra l’altro, soltanto dal regolamento del Senato) per far approvare
il decreto in discussione.
Non è questo però il punto della discussione: a nostro
giudizio, infatti, vengono a galla i nodi di una democrazia ridotta davvero al
lumicino, il cui esercizio appare limitato dalla pervicace volontà di una
maggioranza anomala di imporre le proprie posizioni.
Una volontà diventata ancor più pressante dal momento in cui
l’incontro Renzi/Berlusconi ha concordato l’idea di rendere il Parlamento,
attraverso il varo di una legge elettorale liberticida, davvero un’aula “sorda
e grigia”, proprio quella dei manipoli citati dal “segretario fiorentino”.
Il movimento 5 Stelle ha reagito nelle forme di cui dispone
data la natura di quel soggetto politico, e fin qui nulla da commentare.
In realtà l’avvento di Renzi attraverso un plebiscito e la
trasformazione del PD in partito personale, in una forma ancor più esasperata
di quella assunta da tempo da Forza Italia attorno alla figura del “padrone”
Berlusconi, hanno fatto compiere un passo deciso verso l’autoritarismo anche
oltre lo stesso presidenzialismo già esercitato da Napolitano.
Un paese in difficilissime condizioni economiche e sociali,
diviso, con una società “sfrangiata”, dove l’esercizio della politica è
considerato l’esercizio di un privilegio da utilizzare per i propri fini
personali, dove è crescita esponenzialmente l’astensione e al quale si
propongono davvero formule da “democrazia dimezzata” come quelle contenute
nella proposta di riforma di legge elettorale, può benissimo pensare di
affidarsi, alla fine, all’“uomo forte” (la pensano già così il 67% de
cittadini) che riordini le cose attorno ad un potere personalistico e
autocratico.
Non temiamo di passare per Cassandre inascoltate: forse,
però, una forma di fascismo di tipo nuovo ma comunque fascismo è a un passo.
1 commento:
Tutto vero, però non si può non rilevare la stretta relazione che c'è tra svolta autoritaria e diktat europei.
E' l'assetto UE che non è compatibile con la democrazia negli stati nazionali, non potrà esserci una svolta democratica senza una lotta di liberazione nei confronti di questa Europa.
E' orami chiaro che il volersi muovere nell'ambito UE come se fosse un dato di fatto a cui conformarsi equivale ad issare la bandiera bianca ne confronti delle oligarchie capitalistiche-finanziarie, è come se durante l'occupazione nazista si fosse detto che ormai l'impero tedesco era una realtà ineliminabile.
Fortunatamente i partigiani non la pensarono così.
Ancora una volta si deve lottare, oggi come ieri , per una rinnovata sovranità delle popolazioni.
Ci vuole una sinistra sovranista, altrimenti tanto vale starcene a casa.
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